«Negramaro, ma che bravi!»

Quando la band salentina era già il futuro del nostro rock

Presentarono il loro primo singolo, “Solo”, al Candle di Monteroni. Da quel momento esplose l’affetto per quei cinque ragazzi nati e cresciuti fra Copertino e Veglie. Emozioni nel ripercorrere quella strada, loro che non hanno mai dimenticato le origini. Partiamo dal primo articolo pubblicato su quei nostri ragazzi…

Foto Ufficiale Negramaro

Foto Ufficiale Negramaro

Quando i salentini Negramaro erano il futuro del nostro rock. Mi è stato chiesto di ripercorrere quel momento. Non c’è nulla di meglio che tornare su quel debutto che profumava già di successo. Era un po’ come avere assistito su un campo di calcio al debutto di Paolo Rossi. Facile dire “Questo è un campione, l’ho scoperto io…”: ma quando mai? Chiunque si fosse trovato a passare da quella masseria di Copertino, al solo vedere come quei ragazzi accordavano gli strumenti e provavano a diventare un unico suono, avrebbe pronosticato per i Negramaro un grande successo. Giuliano, Emanuele, Ermanno, Andrea, Danilo e “Pupillo” a San Siro? Proprio lì, uno stadio strapieno tutto per loro, dopo appena cinque anni dall’esordio. Tutti che si stupivano e io, hai voglia a dire, «ve lo avevo detto, questi spaccano!». Andò come avevo pronosticato, dai microfoni della mia radio, Studio 100, e dalle colonne del mio giornale, il Nuovo Quotidiano di Puglia.

«Lo scorso 7 febbraio al Candle, sulla strada per Monteroni, hanno presentato il singolo “Solo”, uscito lo stesso giorno nel quale hanno tenuto il live. E subito i Negramaro, salentini di Copertino, debuttano nelle classifiche radiofoniche e, quel che più conta, nei rilievi di “Music control”, società che mediante un complicato meccanismo di impronte via etere riesce a dire quante volte una canzone passa in radio, fra private e circuiti nazionali». Questo l’attacco di un mio articolo pubblicato giovedì 20 febbraio 2003, appunto, dal Nuovo Quotidiano di Puglia.

Foto Ufficiale Negramaro

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«A ME SEMBRANO FORTI!»

Mi aveva contattato Teo Pepe, caposervizio del giornale salentino che godeva e gode grande appeal in tutta la Puglia. «Prova a sentire il pezzo, a me non sembra male – mi disse – poi tu hai esperienza, fai radio già da diciotto anni…». Lo ascoltai, è vero, mi fece subito effetto. Stavo per commettere una ingenuità, una di quelle che si compiono quando non si vuole essere parziali. «Dovesse leggere qualcuno con senso critico il mio articolo – pensai – direbbe che ne ho scritto bene perché sono ragazzi, vanno incoraggiati e, poi, perché sono salentini». Non stavo scrivendo per “Ciao 2001”, settimanale con il quale avevo collaborato ai tempi dell’indimenticato Beppe Caporale, grande giornalista, grande amico. Scrivevo per il Nuovo Quotidiano e il mio compito doveva essere quello di valorizzare i ragazzi di talento della nostra terra. Loro abbondavano di talento e, allora, a farsi benedire tutto il resto, a partire da quelli che fanno il capello in quattro. Sciolsi le ultime riserve.

Foto Ufficiale Negramaro

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QUEL SUCCESSO CERTIFICATO

«Il successo di questi sei ragazzi – attaccai – a scanso equivoci, non è virtuale ma certificato; piacciono, e tanto, ai radiofonici, quelli che fanno e disfano come Penelope, la tela del successo: Giuliano Sangiorgi (voce e chitarra solista), Emanuele Spedicato (chitarra ritmica), Ermanno Carlà (basso), Danilo Tasco (batteria), Andrea Mariano (tastiere e synth) e Andrea de Rocco (campionatore)». Proseguivo. «In questi giorni stanno vivendo un meritato momento di popolarità, che proveranno a sostenere con la pubblicazione dell’album prevista per fine febbraio».

La storia dei Negramaro comincia in un’antica masseria. Qui provano canzoni inedite, fino a quando non comincia a prendere forma il primo album, la prima canzone che si stacca da quella produzione è, appunto, “Solo”, che diventa anche un video diretto da Karl Barman. «L’avventura – scrissi quel giorno – comincia da una formazione a tre: Sangiorgi, leader, autore delle canzoni, Spedicato e Carlà, (vegliesi, come puntualizza il sito “Veglie news” che per primo pubblica, integrale, quell’articolo); tre anni addietro, dunque nel 2000, a loro si uniscono Tasco, Mariano e de Rocco». Da allora ci siamo sentiti, per telefono, poi con il cellulare, che intanto cominciava ad incombere nelle nostra abitudini quotidiane. Con Giuliano cominciamo a mandarci una fitta serie di messaggi, mi informa sulle attività dei Negramaro che esploderanno definitivamente, fra Premio Sala stampa al Festival di Sanremo e Rivelazione al Festivalbar, rassegna che vinceranno meritatamente più avanti, fino a una serata indimenticabile a Lisbona, lo stadio di San Siro con “live” da brividi. Ci sarebbero anche gli Mtv Awards di Lisbona, i ragazzi ritirano il “Best Italian Act”, il racconto di Giuliano, una serata nella quale calpestano lo stesso palco con Green Day, Alicia Keys, Shakira, Robbie Williams e Madonna. Ma questa è un’altra storia, che magari racconteremo più avanti se avrete voglia di rileggerla.

Foto Ufficiale Negramaro

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«SIAMO UNA BAND!»

Una cosa mi piace sottolineare, la costanza di Giuliano nel parlare al plurale. Non c’è un solo momento, nemmeno per distrazione, in cui non parli dei Negramaro. «E’ il nostro progetto, io sono uno dei sei…», e via così. Il successo sta proprio lì, il non aver dimenticato mai un attimo le comuni radici, anche in un momento in cui si sono persi di vista, allontanati e poi riavvicinati, come nelle più belle storie d’amore e di amicizia.

Torniamo a quel febbraio di quasi vent’anni fa. «Il progetto, senza tanti giri di parole – scrivo – è farsi in quattro, provare, provare, provare’; detta così può sembrare una parola d’ordine, ma non ci sono alternative, se non quelle di fare i bagagli ogni volta che in giro per l’Italia c’è una rassegna “live” che possa dar modo di farsi vedere, ascoltare, notare. Passano da Arezzo Wave, festival nazionale del rock, sono fra i dieci finalisti di Brend New Talent, concorso promosso da Mtv. I nostri ragazzi non si fermano un attimo. Fanno i pendolari da Copertino a Roma, Milano se il caso lo richiede. E anche da spalla ad Afterhours, Negrita, Verdena, 24 Grana e Meganoidi. Dal nord al “profondo sud”, Palermo. C’è un motivo, la finale nazionale del Tim Tour, vinta davanti a qualcosa come centodiecimila spettatori. Uno, mille brividi, tutto in una notte magica».

Ancora dal Nuovo Quotidiano. «Fioccano i complimenti, ma non è consentito distrarsi. Fra radio e tv partecipano a “Bande sonore” su Italia 1, “Made in Italy” (“Zanzare” il singolo, li porta al quinto posto davanti a formazioni ad oggi più titolate della scena rock). Nuovamente “Tim Tour”, ma stavolta da ospiti, da big, come si conviene a chi ha già fatto vedere di che pasta è fatto.

Un singolo per tre canzoni, fra queste “000577”. Fine anno scorso (2002), contratto con la Sugar, etichetta di Caterina Caselli, produttrice discografica che ha grande fiuto. I ragazzi hanno stoffa e una prima canzone giusta: “Solo”, fa al caso dell’ex Casco d’oro e altri brani per realizzare un album. La Caselli ha già al suo attivo numerose scoperte, fra queste Bocelli, Elisa, Avion Travel e Gazosa. Tutti nomi che hanno già frequentato i piani alti nelle classifiche italiane e internazionali. Ai nostri interessa farsi conoscere, le classifiche arriveranno. Anzi, sono già le benvenute…”. E la storia dei Negramaro, cominciata prima di quel febbraio del 2003 continua, senza sosta.

«Per non dimenticare»

Giorno della Memoria, abbiamo raccolto numerose dichiarazioni

«Dobbiamo combattere ogni germe di razzismo, antisemitismo, discriminazione e intolleranza», ha dichiarato Sergio Mattarella, presidente della Repubblica. Papa Francesco ha avuto una lunga e affettuosa conversazione, di circa un’ora, con la scrittrice Edith Bruck. Gli interventi di presidente del Consiglio, Senato e Camera, della senatrice Liliana Segre, lei stessa vittima dell’olocausto, dei rappresentanti della politica italiana.

Foto tratta da internet

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In occasione della Giornata della Memoria il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un suo intervento ha dichiarato che «questa ricorrenza non ci impone solamente di ricordare i milioni di morti, i lutti e le sofferenze di tante vittime innocenti, tra cui molti italiane, ma ci invita a prevenire e combattere, oggi e nel futuro, ogni germe di razzismo, antisemitismo, discriminazione e intolleranza. A partire dai banchi di scuola. Perché la conoscenza, l’informazione e l’educazione rivestono un ruolo fondamentale nel promuovere una società giusta e solidale. E, come recenti episodi di cronaca attestano, mai deve essere abbassata la guardia».

«Nel pomeriggio della Giornata della Memoria, a Casa Santa Marta, Papa Francesco ha avuto una lunga e affettuosa conversazione, di circa un’ora, con la signora Edith Bruck, a poco meno di un anno dalla sua visita nell’abitazione della scrittrice a Roma», rende noto la Sala stampa vaticana. «Entrambi – prosegue la nota – hanno sottolineato il valore inestimabile della trasmissione ai più giovani della memoria del passato, anche nei suoi aspetti più dolorosi, per non ricadere nelle stesse tragedie».

Non solo Papa Francesco o il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La Giornata della Memoria, come ogni anno, si celebra per non dimenticare le vittime dell’olocausto (dai 15 milioni ai 17 milioni di vittime, dal 1933 al 1945, fra queste sei milioni di ebrei). Fra dichiarazioni agli organi di stampa, a radio e tv, note e comunicati resi alle agenzie, fra queste, l’Agenzia Ansa, la Cooperativa Costruiamo Insieme ha raccolto le testimonianze di alcuni rappresentanti la politica italiana.

Foto tratta da internet

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DAL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO…

«Oggi ricordiamo l’orrore dell’antisemitismo – lo ha asserito il presidente del Consiglio, Mario Draghi – e rinnoviamo il nostro impegno collettivo a contrastare ogni tentativo di cancellare la memoria. Ricordare è impegno per il presente, fondazione per il futuro».

«Il Giorno della Memoria è l’occasione per rinnovare con forza il comune impegno a combattere l’indifferenza – ricorda Liliana Segre, senatrice della Repubblica e superstite lei stessa dell’olocausto – è stato il vero complice dei misfatti della Shoah (lo sterminio degli ebrei, vittime del genocidio nazista, ndc)».

«Solo attraverso il ricordo delle atrocità subite da milioni di ebrei, di bambini, donne e uomini senza colpa, possiamo tenere viva la consapevolezza degli errori del passato e delle devastanti conseguenze che hanno prodotto», ha dichiarato il Presidente del Senato, Elisabetta Casellati.

«Il valore e il senso della Giornata che celebriamo – data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz – risiede nella conservazione e nella trasmissione, soprattutto alle generazioni più giovani, della memoria, che è qualcosa di tanto prezioso e allo stesso tempo fragile», scrive in una nota il Presidente della Camera, Roberto Fico.

«Roma è stata segnata dalla guerra e dagli stermini del nazismo e non dimentica. Anche per questo è oggi una città orgogliosamente universale, che fa della libertà, della democrazia, della fraternità, del contrasto al razzismo e all’antisemitismo i suoi valori fondamentali», ha dichiarato Roberto Gualtieri, sindaco della capitale.

Foto tratta da internet

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…AI PARTITI

«Senza memoria l’umanità è condannata a ripetere gli errori e gli orrori della storia. Ma la memoria non accompagnata dall’impegno quotidiano contro tutte le forme di antisemitismo e intolleranza rischia di essere un monumento fragile». Questo il pensiero di Renato Brunetta, ministro per la Pubblica amministrazione.

«Presidiare ogni spazio della società, comprese le piazze virtuali – consegna attraverso i social il suo pensiero Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio – e riempirlo con la sostanza umana, il dolore, il vuoto insopportabile lasciato da tutte le donne, gli uomini, le bambine e i bambini portati via dalla Shoah. Per questo, la Regione Lazio lancia un nuovo portale e un podcast, destinato in particolare alle nuove generazioni».

«È nostro dovere ricordare affinché gli orrori del passato non si ripetano mai più. Trasmettiamo alle nuove generazioni l’importanza della libertà e del rispetto. La memoria va coltivata ogni giorno», ha riportato su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

«Un omaggio a tutte le vittime della Shoah. Un momento di condivisione nazionale contro ogni tipo di violenza, odio e discriminazione. Una tragedia umana che ha scavato un solco della memoria, da non oltrepassare mai più». Lo scrive su Twitter Antonio Tajani, Coordinatore nazionale di Forza Italia. «Perché l’atroce follia assassina non si ripeta mai più. #giornatadellamemoria». Lo scrive il leader della Lega, Matteo Salvini.

«Sono distrutto!»

Fabrizio Miccoli, idolo delle folle recluso con pesanti accuse

Scrivono di lui Corriere della sera, Gazzetta dello sport, LeccePrima. «Fabrizio non si ritiene responsabile per quei fatti che gli sono stati imputati e per i quali è stato condannato», dice il suo legale. «Mio figlio ha sempre fatto del bene, ha tolto tanti ragazzi dalla strada: hanno voluto dargli una lezione», dice papà Enrico.

Foto Pagina Facebook di Fabrizio Miccoli

Foto Pagina Facebook di Fabrizio Miccoli

“Estorsione aggravata dal metodo mafioso”. E’ questa la sentenza definitiva di condanna in Cassazione per il Fabrizio Miccoli, calciatore amatissimo dalle platee nazionali, da quelle pugliesi con la maglia del Lecce, a quelle di Palermo, ma anche di Juventus e Fiorentina, per non parlare della maglia azzurra vestita da quell’ala così sgusciante sulla fascia come in area avversaria, ben dieci volte. Un vanto sportivo per il Salento.

Purtroppo, oggi, l’ex calciatore è rinchiuso nel carcere di Rovigo. Dovrà scontare la pena di tre anni e mezzo per aver chiesto – questo il capo d’accusa – a Mauro Lauricella, figlio di un boss siciliano, di intervenire per far “restituire” da Andrea Graffagnini a Giorgio Gasparini, ex fisioterapista del Palermo, la somma di dodicimila euro.

«Ha scelto lui la detenzione in Veneto – ha dichiarato l’avvocato di Miccoli, Antonio Savoia, alla Gazzetta dello Sport – Fabrizio è un uomo distrutto e, soprattutto, non si ritiene responsabile per quei fatti che gli sono stati imputati e per i quali è stato condannato».

Foto Pagina Facebook di Fabrizio Miccoli

Foto Pagina Facebook di Fabrizio Miccoli

«HA AIUTATO MOLTI RAGAZZI»

Nella vicenda che ha colpito migliaia di tifosi che amano Fabrizio, generoso in campo quanto fuori dal perimetro di gioco, assicurano amici e conoscenti del calciatore, è intervenuto Enrico Miccoli, padre dell’ex calciatore oggi quarantaduenne. «Fabrizio – ha dichiarato il papà al Corriere della sera – sta pagando per qualcosa che non ha fatto: lui che ha sempre fatto del bene, ha tolto tanti ragazzi dalla strada: hanno voluto dargli una lezione». Nei confronti di Fabrizio era come se fosse già tutto scritto. «La Cassazione – ipotizza alla Gazzetta dello sport Enrico, il papà, distrutto quanto lo stesso figlio Fabrizio – forse non ha prestato attenzione alle carte: c’è un’altra telefonata in cui Fabrizio qualche giorno dopo chiese a Lauricella di “lasciarlo perdere”, ma non è stata presa in considerazione dai giudici».

In questi giorni riprende la vicenda “LeccePrima”, in un articolo puntuale di Veronica Valente, nel quale la collega traccia la cronaca degli eventi dando voce al legale di Fabrizio. «Certamente Fabrizio – dice l’avvocato Antonio Savoia – non è contento, non si trova in albergo, ma sta cercando di affrontare nel migliore dei modi la situazione: pur non condividendola, rispetta la sentenza; nonostante viva questa condizione, però sta resistendo, grazie al conforto dei suoi familiari. Ma non solo. E’ venuto a conoscenza del supporto di molte persone che stanno dalla sua parte, ritenendo eccessivo sia il reato per il quale è stato condannato sia il fatto che debba scontare la pena in cella. Insomma, sente che in tanti continuano a fare il tifo per lui e questo non può che fargli piacere». Insieme con Miccoli, il legale starebbe valutando una serie di istanze da indicare al Tribunale di sorveglianza una misura alternativa al carcere.

Foto Pagina Facebook di Fabrizio Miccoli

Foto Pagina Facebook di Fabrizio Miccoli

«TANTI TIFANO ANCORA PER LUI»

L’ex calciatore rosanero, conclude LeccePrima, «ha sempre dichiarato di essere all’oscuro delle parentele mafiose di Lauricella e di esserne venuto a conoscenza solo quando furono travolti dall’inchiesta. Questi, in primo grado, fu condannato a un anno per violenza privata, ma in appello la pena diventò di sette anni perché fu riconosciuto responsabile anche del reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso».

Abbiamo ancora negli occhi il pianto a dirotto di un ex ragazzo, trovatosi in una vicenda più grande di lui. Non vogliamo nemmeno un attimo sostituirci ai giudici, che hanno interpretato secondo gli atti, quanto “intercettato”, ma ci domandiamo se non esista una strada, la stessa compiuta da quanti per reati sicuramente molto, ma molto più gravi, hanno goduto di una pena alternativa meno severa. Non è un pianto di ravvedimento a salvare un essere umano, ma non sottovaluteremmo il fatto che non appena la condanna è stata definitiva, Fabrizio sia andato a costituirsi. Non sottovaluteremmo nemmeno la condanna che l’ex attaccante della Juventus e della Nazionale sta scontando senza sollevare clamori. Come se volesse farsi dimenticare, farsi scivolare addosso quanto lo ha travolto, qualcosa di molto più grande di lui.

«Taranto sotto controllo»

Dopo l’episodio criminoso in città, summit in Prefettura

Alla riunione presieduta dal prefetto Demetrio Martino, sono intervenuti il questore Massimo Gambino, i Comandanti provinciali Gaspare Giardelli (Carabinieri) e Massimo Dell’Anno (Guardia di Finanza). Nota di merito e Attestato ufficiale da Palazzo di Città per i due agenti feriti nel conflitto a fuoco

Foto Francesco Manfuso

Foto Francesco Manfuso

Seduta del Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica nella Prefettura di Taranto. A presiederla, il prefetto Demetrio Martino. L’incontro si è svolto all’indomani del violento episodio nel corso del quale sono stati feriti due agenti della Polizia di Stato. L’uomo che aveva esploso una decina di colpi di pistola contro dei rappresentanti le Forze dell’Ordine, è stato tratto in arresto. Prefetto e componenti il Tavolo convocato, hanno espresso solidarietà al Questore di Taranto manifestando enorme apprezzamento agli agenti della Polizia di Stato, per impegno, professionalità e generosità a garanzia della sicurezza di tutti i cittadini, nonché per avere con sollecitudine individuato ed arrestato il responsabile dell’episodio criminoso. Nell’occasione il Prefetto ha rivolto personalmente espressioni di stima e gratitudine nei confronti degli agenti di Polizia rimasti feriti inseguito alla violenza manifestata dal soggetto che avrebbe agito sotto l’effetto di stupefacenti.

Foto Francesco Manfuso

Foto Francesco Manfuso

Quanto accaduto ha posto in evidenza la necessità all’impegno massimo di due dei fenomeni di rilievo che si manifestano nell’ambito del controllo del territorio: spaccio e uso di stupefacenti, e la disponibilità di armi da fuoco. Dall’approfondimento della situazione di contesto e nel prendere atto dell’intensa e continua attività messa in campo dalle Forze dell’Ordine, nel Tarantino come dimostrano i ripetuti e lusinghieri risultati conseguiti nelle iniziative di prevenzione e repressione, si è condivisa l’esigenza di rafforzare ulteriormente le azioni di prevenzione generale per contrastare con maggior forza le attività criminali in argomento.

Foto Francesco Manfuso

Foto Francesco Manfuso

CONTRASTO A TRAFFICO E SPACCIO

In conseguenza, si è valutata positivamente l’utilità operativa di interventi di “alto impatto”, in aggiunta ai servizi di prevenzione già in atto, anche mediante il potenziamento delle attività info-investigative, e l’ausilio delle componenti di specialità delle Forze dell’Ordine, per realizzare azioni mirate al contrasto del traffico e spaccio di sostanze stupefacenti e con particolare attenzione al sequestro delle armi illegali detenute nel territorio provinciale.

Foto Francesco Manfuso

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Alla riunione svoltasi in Prefettura sono intervenuti il Questore Massimo Gambino, i Comandanti Provinciali Gaspare Giardelli (Carabinieri) e Massimo Dell’Anno (Guardia di Finanza).

Il commissario straordinario del Comune di Taranto, prefetto Vincenzo Cardellicchio, dopo poche ore dall’evento di una gravità inaudita e che solo per una pura fatalità non si è concluso in modo ancor più tragico, si è subito messo in contatto con il questore Massimo Gambino per avere maggiori informazioni sul grave episodio e sullo stato di salute dei due Aaenti coinvolti, esprimendo loro la solidarietà dell’intera città.

«L’episodio delittuoso nella sua dinamica – riporta la nota di Palazzo di Città – è testimonianza della protervia e della ferocia con cui agiscono i criminali, ma anche della rapidità di risposta della Questura e della altre Forze di Polizia, tutte immediatamente allertate ed intervenute, dello sprezzo del pericolo con cui gli Agenti della Polizia di Stato hanno assolto ai loro compiti e soprattutto della pericolosità dell’impegno quotidiano richiesto a tutti gli Operatori della Sicurezza e che vede centinaia di donne e uomini in divisa impegnati di giorno e di notte ed ancor più in tutte le giornate e le occasioni per noi è le nostre famiglie più liete e festose».

Foto Francesco Manfuso

Foto Francesco Manfuso

«EPISODIO ISOLATO»

Il prefetto Cardellicchio ha inoltre disposto che con delibera immediatamente esecutiva, su conforme avviso del prefetto Demetrio Martino, che ai due agenti feriti venga tributato un “Attestato di Gratitudine” a nome loro ed idealmente per questa occasione esteso a tutti i colleghi di tutte le Forze di Polizia anche della Polizia Locale impegnati sul territorio comunale. Non appena gli agenti feriti riprenderanno sevizio il riconoscimento in questione verrà loro personalmente consegnato dal Commissario straordinario del Comune di Taranto.

Foto Francesco Manfuso

Foto Francesco Manfuso

Infine, una dichiarazione del questore di Taranto, Massimo Gambino, che ha reso dopo l’incontro con la stampa ad Enzo Ferrari, direttore di TarantoBuonasera. «Si è trattato di un episodio isolato – ha dichiarato il questore – che poteva capitare ovunque, quindi non ascrivibile a situazioni più complesse. La riposta della Polizia è stata immediata, è inevitabile però che tra i cittadini si sia diffuso il timore che questa non sia una città sicura. Proprio l’episodio di sabato scorso è sintomatico della capacità di controllo del ter-ritorio da parte delle forze dell’ordine. La nostra pattuglia era lì perché aveva ricevuto una segnalazione e aveva prontamente individuato la persona che era stata segnalata. Così come i Falchi sono prontamente intervenuti dopo la sparatoria catturando il responsabile. Taranto – ha assicurato il questore – è sottoposta al quotidiano controllo del territorio da parte di tutte le forze di polizia. Ovviamente ognuno preferirebbe avere un poliziotto sotto casa, ma il nostro impegno è massimo».

Cinquant’anni in più!

Jeff Bezos investe tre miliardi per un farmaco allunga-vita

L’ultima scommessa su qualcosa che somiglia all’“energia dell’universo”. Porterebbe beneficio agli uomini, quasi come nel film “Cocoon”, ma anche nelle tasche del proprietario di Amazon. Assunto l’ex supermanager farmaceutico Hal Barron. Il centimiliardario fa sul serio, Draghi non ancora, ma potrebbe far “scaldare” l’ex ministro Fornero (hai visto mai, si va in pensione ai novanta…)

Fonte Libero Quotidiano

Fonte Libero Quotidiano

E se esistesse davvero qualcosa di simile all’“energia dell’universo” della quale romanza lo straordinario David Saperstein in “Cocoon”? Quel librone trovò produttori illuminati, come Richard e Lili Fini Zanuck e un regista da Oscar come Ron Howard, una vita fra tv e cinema, dal Richie Cunningham di “Happy days” e Steve Bolander di “American graffiti”, poi regista con due statuette portate a casa.

Il caso-Cocoon, non i film o il romanzo, si riapre in questi giorni con l’investimento dalle mille e una notte, tre miliardi di dollari, tanto per cominciare di Jeff Bezos che crede ciecamente nella “start up” che arriverebbe ad allungare la vita media di altri cinquant’anni. E’ questa la sfida del fondatore di Amazon a proposito dello studio, avanzato pare, sulle tecniche di rigenerazione cellulare che promettono mezzo secolo di vita in più. E’ una scommessa, ma per uno che non ha problemi di danaro, anche questo tipo di investimento può essere una scommessa. Lo scrive il Corriere della sera. Sulle pagine del quotidiano italiano più autorevole, l’ottima Irene Soave, attacca a proposito dell’idea per certi versi bizzarra di Bezos: volare nello spazio come in vacanza, creare e abitare mondi paralleli come Zuckerberg con il suo «metaverso», comperarsi la giovinezza eterna e l’eterna salute.

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MR. AMAZON, CENTIMILIARDARIO

In buona sostanza, a proposito dell’analisi del Corriere, i grandi miliardari, “dopo averne messo a reddito quasi ogni caratteristica, sembrano voler scavalcare la condizione umana”. E’, appunto, questa l’ultima scommessa lanciata da Mr. Amazon, a proposito dell’eterna giovinezza. Fondatore e presidente dell’azienda di commercio elettronico con sede a Seattle, il secondo uomo più ricco del mondo, è stato il primo “centimiliardario” entrato nella classifica di Forbes e il primo Paperone a volare in orbita. Bene, fatta la debita premessa, torniamo all’annuncio del “salto di qualità” nel gestire la sua ricca startup “Altos Labs”, che ha fra le sue principali mission la “lotta contro l’invecchiamento” e la “rigenerazione cellulare”.

“Altos”, scrive Irene Soave, appartiene a Bezos dallo scorso settembre, anche se solo l’altro giorno il proprietario di Amazon ha annunciato di avere assunto come direttore esecutivo l’ex supermanager farmaceutico Hal Barron, fino a qualche tempo fa nell’organico della multinazionale britannica GlaxoSmithKline.

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Questo passaggio si commenta da solo, secondo il “Corriere”. Tanto che sarebbe un segnale più che significativo proprio in virtù dell’investimento di tre miliardi di dollari nei futuri piani di ricerca e sviluppo. Questi, ricerca e sviluppo, si svolgeranno in particolare sulla riprogrammazione cellulare, una tecnica già usata in laboratorio finora solo su cellule singole e che effettivamente “ringiovanisce”. Per alcuni dei più autorevoli studiosi proprio qui starebbe la chiave del possibile prolungamento della vita attraverso la sconfitta di mali provocati dall’invecchiamento. Ma, attenzione, parliamo solo di studio avanzato, non di risultati. Ci vuole poco, infatti, che Draghi inviti l’ex ministro Fornero a svolgere uno studio che consenta di alzare ulteriormente l’asticella dell’età pensionabile, diciamo così, a novant’anni.