Dieci piccole eccellenze

Piccoli comuni pugliesi crescono (e inorgogliscono)

Nel volume “100 Mete d’Italia”, il più piccolo paese pugliese, Celle di San Vito, e altri nove comuni: Peschici, Ceglie Messapica, Leverano, Minervino di Lecce, Matino, Mesagne, Specchia, Giovinazzo e San Vito dei Normanni. Intanto venerdì prossimo al “Boomerang Club di Torre Colimena”, nel Tarantino, l’Associazione Verapuglia nel Mondo conferirà un altro riconoscimento

san-vitoNon importa la grandezza, il fattore che fa la differenza resta la qualità. Ed ecco che al comune di Celle di San Vito, in provincia di Foggia, centoquarantré abitanti in tutto (il più piccolo della nostra regione), è stato assegnato uno dei dieci riconoscimenti “Eccellenza di Puglia”. A giorni, precisamente venerdì 9 settembre, al “Boomerang Club di Torre Colimena”, nel Tarantino, l’Associazione Verapuglia nel Mondo conferirà l’importante riconoscimento all’interno dell’evento “Nuovi Scenari e opportunità per una Italia icona di bellezza nel mondo”.

L’evento che avrà anche il supporto dell’Associazione Liber e della casa editrice RDE, sarà aperto dall’intervento della giornalista e conduttrice televisiva, Alda D’Eusanio. Sono stati invitati all’incontro, fra gli altri, Maurizio Vallone, direttore generale della DIA (Direzione Investigativa Antimafia), Diana Agosti, capo dipartimento per le Politiche europee della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Laura D’Aprile, capo dipartimento del Ministero della Transizione Ecologica, Barbara Lusi, vice segretario generale del Ministero dello Sviluppo Economico e Massimo Sessa, presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici.

THE WINNER IS…

Il riconoscimento di “Eccellenza di Puglia” fa seguito al premio, già assegnato al comune di Celle di San Vito, di “Mete d’Italia” con il conseguente inserimento del comune cellese nel volume, a diffusione nazionale, “100 Mete d’Italia”, presentato in una delle sale del Senato della Repubblica a Roma.

Nel volume “100 Mete d’Italia” sono presenti altri 9 comuni: Peschici, Ceglie Messapica, Leverano, Minervino di Lecce, Matino, Mesagne, Specchia, Giovinazzo e San Vito dei Normanni.

Il testo ha avuto il patrocinio del Senato della Repubblica, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, di Federturismo Confindustria, dell’Anci e dell’Istituto per il Credito Sportivo oltre a 6 Ministeri della Repubblica (Interno, Sviluppo Economico, Politiche agricole ed alimentari, Ambiente, Lavoro e Politiche sociali e Beni e Attività Culturali). Presidente del Comitato d’onore dell’iniziativa Franco Frattini, presidente di sezione presso il Consiglio di Stato. I membri del comitato promotore, sono, fra gli altri, Francesco Saverio Abate, direttore generale presso il Ministero delle Politiche Agricole, Mariano Grillo, direttore generale del Ministero dell’Ambiente e Peppe Vessicchio, direttore d’orchestra.

Foto_2_Una_delle_vie_pi_belle_del_borgoCENTO METE D’ITALIA

“100 Mete D’Italia ha la mission di creare uno scambio esperenziale tra 100 comuni di eccellenza e di aziende che operano sul territorio – ha dichiarato Riccardo D’Anna, editore del volume – bisogna avere visione e fare sistema, essere uniti in una grande famiglia per il bene ed il progresso della nostra nazione, collegando pubblico e privato, nord e sud Italia”.

A proposito di Celle di San Vito, il comune più piccolo della Puglia. “Siamo orgogliosi di questo riconoscimento che premia l’eccellenza del lavoro che abbiamo fatto per il rispetto delle tradizioni popolari ed enogastronomiche – ha dichiarato la sindaca, Palma Maria Giannini – siamo impegnati in prima linea per far conoscere e tramandare il folclore, i colori e i sapori del nostro territorio”.

Il gruppo Enel, primo fornitore di elettricità in Italia, venerdì prossimo sarà il main partner dell’evento.

«Duecento euro al mese!»

Yuri, ventitré anni, chef a pochi soldi

«Fino a giugno scorso ho faticato anche ottanta ore a settimana, oggi finalmente ho un altro contratto. Al mio ex datore di lavoro non è andata giù che mi “licenziassi”: mi ha dato del “traditore”, come se lo avessi ferito. Sogno un ristorante tutto mio, ma adesso sotto con antipasti, primi e secondi piatti»

bonus 200 euro foto ansa2-2Ha ventitré anni, ora un contratto decoroso, ma prima di arrivare a tirare un sospiro di sollievo, ha dovuto soffrire. E tanto, perfino a duecento euro al mese, cifra alla quale non vogliamo nemmeno pensare, considerando che alcuni nostri ventenni vantano sui social serate sfrenate a duecento, trecento euro. Fra le sofferenze, oltre ad incassare una mensilità che non sta in cielo, né in terra, ha dovuto sentirsi dare del «traditore». Pensateci bene, il titolare o chi per lui, che lo ha liquidato con l’ultimo “stipendio”, mentre gli consegna quel pugno di euro a fare pure il risentito. Ci vuole coraggio. Certo, mai quanto quello di Yuri.

Ventitré anni, scrive Fanpage.it in una notizia scovata da Gabriella Mazzeo, Yuri sarebbe «uno dei giovani che non vogliono lavorare» secondo imprenditori accorsati che non perdono occasione di dare addosso ai ragazzi, dicendo loro che non sanno sacrificarsi.

Al netto dei suoi annetti, chef in un ristorante di lusso, in Veneto, Yuri pare che qualche sacrificio lo abbia fatto. Sui social ha raccontato la sua pessima esperienza nelle cucine di un locale rinomato nel quale si pagano “coperti” e conti salati .

«MI SONO FATTO FORZA…»

«Per i primi quattro mesi – ha spiegato Yuri su un social – ho deciso di accettare un contratto ridicolo: 16 ore part-time, nonostante il mio monte ore settimanale si aggirasse intorno alle 80». Imbarazzante.

«Ho stretto i denti, mi sono fatto prendere dalla novità: il posto mi piaceva e, alla fine, ho acconsentito anche alle condizioni del titolare». Condizioni che, evidentemente, non sono migliorate in seguito. Da gennaio a giugno di quest’anno, a Yuri il titolare riconosce 100, 200 euro al mese. Da non crederci. E invece.

«Una situazione inaccettabile – scrive Fanpage.it – nel frattempo la stessa passione che mi ha accecato per sei mesi senza una busta paga, mi ha portato a cercare lavoro altrove. Provate a immaginare la faccia del titolare quando gli ho detto che me ne sarei andato via: mi ha risposto che “si sentiva tradito, preso per i fondelli e che i giovani sono inaffidabili”».

Progetto-di-una-cucina-per-ristorante_render-di-internoSI CHIUDE UNA PORTA…

Si chiude una porta, si apre – per fortuna – un portone. «Finalmente ho un contratto che viene rispettato – spiega Yuri – e uno stipendio decoroso, ma non posso dimenticare la brutta esperienza appena conclusa».

Secondo quanto raccontato dal giovane, il titolare del locale aveva promesso un’assunzione a tempo pieno dopo i primi mesi di prova. «Ha detto che avrebbe pagato interamente il mio lavoro: io ero lo chef, mi affidava l’intera cucina, ma avevo l’impressione che si approfittasse di me. A giugno, invece di stabilizzare la mia posizione, mi ha proposto un contratto “a chiamata”: a quel punto ho deciso che era finita».

Yuri, che adesso ha un lavoro decoroso e uno stipendio dignitoso, sogna di aprire un ristorante dove insegnare l’arte della cucina. Forza Yuri!

E CHI TI DICE CHE SIA UNA FORTUNA?

Vince tre milioni, ma la sua famiglia si spacca

Alex denuncia i suoi due figli. Loro rispondono che il papà li ha provocati offrendogli duecento sigarette. In breve, l’uomo ha visto prendere a martellate la sua nuova auto. I ragazzi si autodenunciano, il genitore chiede protezione alla polizia. Peggio di così…

Foto Fondazione Eduardo De Filippo

Foto Fondazione Eduardo De Filippo

Diceva Eduardo De Filippo, uno che ci azzeccava spesso, “…chi ti dice che sia una fortuna!”. Lo stesso drammaturgo napoletano, dall’alto della sua saggezza e singolare capacità d’analisi, quella del tipo “Gli esami non finiscono mai”, spiegava perché a guardarci bene non sempre fortuna porta fortuna.

E’ successo qualcosa di simile a una famiglia scozzese, un Paese che passa per essere popolato da “risparmiatori” da guinness dei primati. Pare che la tirchieria, piuttosto che l’avvedutezza – questione di punti di vista – nasca proprio lì, in quella nazione più a Nord della Gran Bretagna.

Ma cosa è successo. Bene, o male, punti vista. Alex Robertson, professione autista, riporta Il Messaggero, vince tre milioni di sterline all’EuroMillions, ma si rifiuta di dividere la fortunata vincita con i due figli. Risposta dei figlioli, ai quali non fa difetto il temperamento: distruggono l’auto nuova del papà a martellate e all’urlo di un “Così impara!”. Più o meno. E’ successo, si diceva, in Scozia, precisamente a Glasgow, dove Alex, professione autista, vince un premio di tre milioni di sterline. L’uomo faceva parte di un sindacato di dodici autisti che avevano giocato insieme un biglietto della lotteria vincendo un premio di trentotto milioni di sterline. Il possessore del tesoro, la “cassaforte”, non è scappato via, come spesso accade nella vita vera, piuttosto che nei film. Così il premio viene regolarmente diviso tra i partecipanti: tre milioni di sterline (tre milioni e mezzo di euro) a testa.

quanto-inquina-una-sigaretta«HA DISTRUTTO UNA FAMIGLIA!»

Secondo i figli di Alex, i martellatori d’auto, la fortunata vincita è stata la cosa peggiore che potesse capitare. «Questo premio ha distrutto la nostra famiglia», dice William. Il padre, infatti, di è rifiutato di condividere la vincita con i figli, a cui – stando ai loro racconti dei due figlioli – avrebbe dato solamente “duecento sigarette”. Un gesto che i ragazzi, come riporta il quotidiano romano, evidentemente non hanno gradito tanto da “vendicarsi” distruggendo a martellate la nuova auto del padre.

I due figli di Alex, William e Alex jr, si sono autodenunciati alla polizia per il loro gesto. «Abbiamo imboccato il vialetto di casa e, a notte fonda, abbiamo preso a martellate l’auto» hanno raccontato.

Sempre stando al racconto dei due ragazzi, il loro papà inizialmente aveva promesso che avrebbe usato la somma di denaro per la famiglia. «Aveva detto – riporta Il Messaggero – che avrebbe portato sua madre di settantotto anni, a vedere il suo gemello in Australia». Ma non è andata così, i soldi hanno causato una lite tra padre e figli, e Alex, l’uomo da tre milioni di sterline, ha anche denunciato i figli per “molestie”, affermando di aver ricevuto da loro messaggi minatori e insistenti. Quando si dice che i panni sporchi si lavano in famiglia.

SI CONSIGLIA L’ABITO SCURO

Alla scoperta dei fenicotteri rosa sul Mar Piccolo (Taranto)

Riserva Naturale “Palude La Vela”. L’abbigliamento non provoca spavento alle quantità di uccelli presenti nei sette ettari sulla Circummarpiccolo. Fra le altre specie, aironi, garzette, spatole, tuffetti, piro-piro, cavalieri d’Italia, chiurli, volpoche, avocette e il falco pescatore

Foto Studio100

Foto Studio100

C’è una riserva naturale, a Taranto, che accoglie i fenicotteri rosa. E’ una grande emozione avere visto i primi, anni fa, distendere le proprie ali e planare sulla “Palude La Vela”. Non ce lo aspettavamo. Non se lo aspettavano gli ambientalisti, nemmeno cittadini e politici che, forse, avrebbero visto di buon occhio da quelle parti una bonifica. Invece, hanno resistito alla tentazione. Del resto, come si fa a pensare di creare condizioni avverse dopo che una razza migrante rara ha scelto Taranto per farne una tappa del loro lungo viaggio da un continente all’altro. Non c’è stato il tempo, e meno male. Così, ancora oggi (e speriamo nei secoli dei secoli) possiamo osservare quello che la natura sa offrirti, se solo riesci a rispettarla. Uno spettacolo senza eguali.

Strada provinciale “Circummarpiccolo”, sul tratto Taranto-San Giorgio. La strada costeggia le sponde di un bacino interno del mare. E’ qui che si va incontro alla piccola oasi “Palude La Vela” affidata alla locale sezione del WWF. Nella palude arricchita da un canneto circondato, intorno scopriamo una macchia mediterranea e una grande pineta. Superata la pineta, in prossimità del Mar Piccolo, ecco un ambiente particolare di vegetazione alofila – come spiega puntualmente Tripadvisor, sito americano pieno zeppo di recensioni, utili per chi viaggia – che ospita diverse specie di avifauna sia stanziale che migratoria.

Foto Repubblica

Foto Repubblica

UCCELLI E PIANTE…

Qui, le piante più diffuse sono la salicornia e la salsola, mentre la pineta è composta da pini d’Aleppo. Per chi fosse interessato a quello che gli esperti chiamano bird whatching (osservare gli uccelli), c’è un capanno per vedere gli uccelli nel loro habitat naturale e, con un pizzico di fortuna, i magnifici esemplari di fenicotteri rosa che spesso, specie in inverno e in primavera, si fermano proprio qui, nell’oasi, durante le loro migrazioni.

Altre specie di uccelli presenti: aironi, garzette, spatole, tuffetti, piro-piro, cavalieri d’Italia, chiurli, volpoche, avocette e il falco pescatore. In una estate molto calda, come quella che stiamo attraversando quest’anno, oltre al bird whatching è possibile prenotare un’uscita in canoa sul Mar Piccolo con un istruttore qualificato, contattando il responsabile dell’oasi.

Periodi fra i più indicati per la visita dell’oasi, sono quello primaverile (marzo/metà maggio), autunno inoltrato e le miti giornate invernali. Ovviamente, come riporta la guida statunitense, si consiglia di programmare la visita nelle ore antimeridiane quando il sole sarebbe alle spalle di chi osserva questo spettacolo della natura. Si richiede l’abito scuro (e scarpe comode). Fa forse sorridere l’invito che rivolge ai visitatori il personale del WWF, ma c’è una ragione. Non essere troppo appariscenti impedisce di spaventare gli uccelli. Si consiglia di portare colazione a sacco e acqua potabile, soprattutto se fa caldo.

ADDIO ALL’ULTIMO GENTLEMAN

Enzo Garinei, scomparso a novantasei anni, una vita dedicata al “tavolaccio”

«Amo questa terra, gli occhi delle donne del Sud», ci aveva confessato anni fa in una lunga intervista rilasciata a “Costruiamo” dal grande attore romano, una statura umana straordinaria. «Palcoscenico, cinema e tv: Pietro, mio fratello, e Sandro Giovannini, star del “Sistina” e delle commedie musicali. Gino Bramieri, un grande. Totò e le due anime, attore e principe». Non aveva paura dell’età. «Vivo alla giornata, penso a Peppino, Fabrizi, Taranto, Modugno e Manfredi che “lassù” stanno allestendo lo spettacolo più bello del mondo».

Claudio Frascella

E’ scomparso Enzo Garinei, uno dei volti più noti dello spettacolo. Aveva novantasei anni, mi piace immaginare che non ne avvertisse il peso. L’ultima volta che lo avevo sentito, due anni fa, mi aveva dato questa impressione. Benedico la tecnologia moderna. Quando mi permettevo di indirizzargli un augurio, come nel caso della sua ultima grande interpretazione, la voce di Dio fuori campo in “Aggiungi un posto a tavola”, spesso inconsapevolmente mi richiamava. Questione di tastini, che non finirò mai di ringraziare. Sentire la sua voce, soprattutto il suo tono era musica per chiunque amasse lo spettacolo. «Mi scusi, mi è scappata la telefonata: giacché ci sono, glielo dico a voce: grazie, grazie, grazie, tre volte grazie per i suoi messaggi di stima, mi riempiono il cuore di gioia». Quell’inatteso colloquio aveva avuto il potere di illuminarmi la giornata, e si scusava anche, pensavo. Un inimitabile gentleman sul palco e nella vita. L’ultimo incontro risale a un po’ di anni fa. Lo avevo conosciuto nel foyer dell’Orfeo, durante una conferenza stampa. Nell’occasione lo avevo invitato a raggiungermi a Publiradio, l’emittente che dirigevo, per parlare in diretta di qualsiasi cosa avesse fatto. Raggiunse il piazzale Bestat in taxi. Diciannovesimo piano, fu accolto dai sorrisi di Paolo D’Andria e Gisberto Nicoletti, radiofonici di lungo corso. Questo, per dire, che la sua infinita attività aveva avuto il potere di affascinare generazioni.

SIGNORI SI NASCE…

Novantasei anni e non sentirli, mi piace ancora immaginare. Settanta e più spesi sulle tavole dei palcoscenici italiani. Tra un impegno e l’altro: il cinema, i film con Totò, poi Sordi, Celentano, Pozzetto, Tomas Milian, Bud Spencer e Terence Hill; la rivista e le commedie brillanti; la tv con Bramieri e Vianello. Spalla ideale, generoso comprimario, fratello di Pietro, della Premiata ditta “Garinei e Giovannini”, come dire la commedia musicale italiana (Rinaldo in campo, Rugantino, Aggiungi un posto a tavola). Enzo Garinei era uno che amava il teatro e questo angolo d’Italia.

«Il teatro è galantuomo», attaccò l’ultima volta che ci sentimmo per sbaglio, parlando del lavoro che tanto gli aveva dato in fatto di soddisfazioni professionali. Affascinato dalla Puglia, confessava che il lavoro, complicato dal covid da oltre un anno, «è stato sempre ripagato dall’affetto del pubblico». Anche doppiatore, tono riconoscibile e familiare, è stato la voce fuori campo (“Dio”) nell’ultima edizione di “Aggiungi un posto a tavola”. Così, approfittai e gli chiesi un’intervista per “Costruiamo Insieme”, la cooperativa che sul suo sito dà spazio a storie straordinarie, da qualsiasi punto queste si leggano. E se la storia di Enzo Garinei non è straordinaria…

Di episodi, anche legati al nostro territorio me ne aveva raccontato più di uno. «Brindisi, aeroporto. Quella sera in scena a Casarano, non sapevamo come risolvere il problema di spostamento: telefono in albergo, al “Silver”, per chiedere informazioni. Risponde un signore gentile, che mi rassicura in un attimo. In aeroporto, poco dopo, arriva un’auto. A bordo del mezzo, proprio l’uomo della reception, che aveva appena staccato dal lavoro. Dunque, nessun taxi da chiamare, accompagna personalmente in albergo me e i miei colleghi. Non c’è alcun verso di fermarsi in una stazione di servizio perché io possa ricambiare un gesto così gentile, non so con un “pieno”».

Un bel gesto. «Non finisce qui, all’indomani lo stesso signore ci riaccompagna in aeroporto. Cosa volete che vi dica: benedico questo lavoro, la gente che va a teatro, che quasi come un debito di riconoscenza compie gesti così affettuosi. “Il nostro è solo un modo per ricambiare quanto ha fatto e farà per noi”, mi dicono spesso, e io vado fiero di tutto questo».

A SPASSO PER TARANTO

Garinei, ama passeggiare per le strade delle nostre città. «In provincia ci sto da dio; se il teatro non è molto distante dall’albergo in cui alloggio, esco e faccio lunghe passeggiate: amo guardare le vetrine, entrare in un bar, fare colazione e scambiare due chiacchiere con la gente; poi gli occhi delle donne di qui non li trovi tanto facilmente in giro: esprimono bellezza e solarità».

Attaccare con un argomento è un’impresa. Da dove cominciare? Proviamo con Totò. «Il mio debutto nel cinema risale a “Totò le Moko”, poi tanti altri film. Ho interpretato anche una gag che molti ricorderanno in “Totò cerca moglie”: io con la mia fidanzata e i suoi genitori, praticamente miopi, tutti con occhiali e lenti spesse. Quando Totò partiva con le sue proverbiali improvvisazioni le risate scappavano anche durante le riprese, già un primo segnale di quello che sarebbe diventato un film di successo. Una grande scuola la sua. Con Totò dovevi stare sempre in campana, ti rovesciava un copione come un guanto e dovevi seguirlo con mestiere».

Totò e il Principe de Curtis, dicono che fossero diversi. «Grande attore sulla scena, uomo riservato nel privato, lontano da pettegolezzi quando appendeva al chiodo bombetta e marsina. Un esempio su tutti: non si è mai saputo per chi avesse scritto “Malafemmena”, se per sedurre Silvana Pampanini o per perdonare la moglie Franca Faldini per la sofferenza che gli aveva provocato prima di cedere alla sua corte spietata. A Cinecittà, accompagnato dal suo autista, non appena metteva piede sul set e indossava gli abiti di scena, Totò diventava un altro: si trasformava nel grande attore comico che tutti conosciamo. Parlo al presente, perché Totò vive nelle cose che ha fatto».

Direttore artistico del “Sistina”, a Roma, nella capitale aveva aperto una scuola di recitazione (“Ribalte”). «Un tempo arrivavano folate di ragazzi e ragazze. Mi auguro tornino a credere nel teatro, perché è da lì che parte tutto. I miei ragazzi me li trovo ovunque, sono cresciuti professionalmente, diventati star del teatro e della tv. Quando li incontro faccio loro sempre la stessa raccomandazione: se fate la tv ma amate il teatro, dovete decidervi, il contatto con il pubblico è fondamentale: tornate a misurarvi con “il tavolaccio”».

VECCHIA GUARDIA

Quando i giornalisti pongono più o meno le stesse domande. «Penso di essere uno dei superstiti di una vecchia guardia. Capisco il lavoro dei cronisti. Ripeto spesso, e lo dico sinceramente, non ho paura della morte: tanti colleghi mi hanno solo preceduto. Gli stessi Pietro Garinei, mio fratello, e Sandro Giovannini, il mio grande amico Gino Bramieri. Penso a Totò e Peppino, Fabrizi e Taranto, Modugno e Manfredi. Penso che “lassù” stanno allestendo lo spettacolo più bello del mondo. Per quanto mi riguarda, faccio programmi a scadenza solo per il giorno dopo, per il domani; il dopodomani lo vedo già un po’ più distante».

Gino Bramieri. «Gino, un fratello. Grandissimo attore, uomo di enorme statura. L’ho assistito nel suo ultimo tratto di vita, nel ’96, con la morte nel cuore: il Premio alla carriera a lui intitolato, consegnatomi a Taranto dal direttore artistico Renato Forte, è uno dei riconoscimenti che conservo con maggiore affetto. Di premi ne ho vinti, molto importanti anche, ma Gino… Gino è una cosa difficile da spiegare».

A lui lo univa e lo divideva la passione per il calcio. «Lui tifoso dell’Inter, io della Lazio. Ricordo nel ’64 lo spareggio Bologna-Inter per lo scudetto. Andammo all’Olimpico insieme: io, lui e Pietro, mio fratello. Purtroppo per lui, vinse il Bologna 2-0. Io, non la davo a vedere, ma tifavo più che per il Bologna, per Fulvio Bernardini, allenatore dei rossoblù, ma romano come me. Bernardini era stato calciatore della Roma, ma nel passato anche della “mia” Lazio. Alla sconfitta Gino reagì lanciandomi un’occhiataccia, come a dire: “anche tu…”».

Una delle ultime commedie portate in scena a teatro, “Facciamo l’amore” di Arthur Miller. Compagni di viaggio, fra gli altri, Gianluca Guidi e Lorenza Mario. «Non lo dico per piaggeria: sono stati splendidi. Fra le proposte che mi sono piovute addosso generosamente, con un pizzico di sano egoismo ho sempre scelto la più indicata per me: il lavoro, lo spessore del personaggio, ma soprattutto loro, i miei compagni di viaggio. Guidi è un attore brillante, un regista sapiente e generoso, la Mario una showgirl completa. Quella commedia si apriva con un mio lungo monologo, che mi aveva dato grandi soddisfazioni. Ma, attenzione, non sono un monologhista, amo il botta e risposta, il dialogo serrato, incalzare e attendere. Spalla si nasce e io, modestamente, lo nacqui…».