La solitudine dei numeri uno

Un piccolo tifoso invade il campo e abbraccia il portiere disperato

E’ corso ad abbracciare il portiere della squadra del cuore, piegatosi sulle ginocchia, sconsolato dopo il gol subito. Il gesto commuove l’intero stadio e ora il club ha lanciato un appello per cercarlo

Foto detailzero.com

Foto detailzero.com

La solitudine dei numeri uno. Nel calcio sono i portieri, gli estremi difensori, li chiamano. Nessun portiere vorrebbe prender gol, nessun tifoso vorrebbe che la sua squadra incassasse una rete. Per un goleador è diverso, c’è la gioia, l’esplosione dello stadio, la condivisione di un momento di felicità.

Non sappiamo se nella testa di questo ragazzino argentino, nella sua testa sia passato un simile ragionamento. Fatto sta, che non appena la sua squadra prende gol e il portiere esprime il suo dispiacere inginocchiandosi, il piccolo tifoso corre ad abbracciare il suo numero uno. Un abbraccio emozionante, che fa il giro del mondo.

Di questo ne ha scritto Fabrizio Rinelli, giornalista di Fanpage.it, sito fra i più aggiornati e più letti. Dunque, ecco il racconto di un’invasione di campo diversa rispetto a quelle a cui siamo abituati. I gesti di alcuni tifosi, spesso hanno fatto il giro del mondo diventando anche virali.

WhatsApp Image 2022-08-23 at 20.23.30NO, EZEQUIEL…

Non tutte le invasioni, però, hanno accenti violenti. È il caso dell’episodio del campionato argentino, teatro di un gesto davvero emozionante. Nella gara che la squadra del Defensa y Justicia ha giocato in casa contro il Boca Juniors, è stato il finale di partita a regalare questa emozione indescrivibile.

E’ la reazione di un piccolo tifoso entrato in campo improvvisamente correndo verso il portiere del Defensa, Ezequiel Unsain, crollato in ginocchio nella sua area di rigore dopo il gol subito. Portiere esente da colpe, diciamolo subito. Ma è la sua reazione che ha scatenato la reazione inaspettata di un bambino che all’improvviso ha cominciato a correre verso il suo portiere, per inginocchiarsi e abbracciarlo. Un momento emozionante, di grande tenerezza, per un video che diventa immediatamente virale. Il club del Defensa y Justicia, proprio per l’alto tasso emotivo scatenato dall’episodio, ora lancia un appello subito.

Foto detailzero.com

Foto detailzero.com

LA SOCIETA’ E IL TWEET

“Amici di Twitter – dicono i dirigenti del Defensa – aiutateci a trovare questo ragazzo che ci ha commosso tutti con L’abbraccio che ha dato a Ezequiel Unsain”. A fine gara al portiere viene chiesto se conoscesse quel bambino che improvvisamente ha deciso di correre in campo solo per consolarlo. Non sa chi sia e nemmeno i compagni di squadra che successivamente rientrano negli spogliatoi accompagnati dallo stesso piccolo invasore che ha voluto a tutti i costi risollevare i suoi idoli dopo quella sconfitta.

Sembra un motivo valido perché il club argentino ora si sia lanciato alla ricerca di questo piccolo eroe di sentimenti. Vuole conoscerne l’identità, omaggiarlo, forse indicarlo come esempio per dimostrare a tutti che a volte basta poco per rendere ancora più speciale questo sport. “Finalmente, questa sì che è una bella immagine”, scrive qualcuno sui social a commento del tweet pubblicato dal club argentino. Tifosi che si sono attivati per permettere al Defensa di mettersi in contatto con il piccolo tifoso.

«Basta cafonate!»

Christian De Sica si scaglia contro chi ostenta una ricchezza vera o presunta

«Foto uguali, selfie di discoteche, sempre le stesse, i tuffi dai motoscafi che hanno preso facendo debiti». Pessimo esempio, condividono le critiche dell’attore romano, Massimo Boldi e Iva Zanicchi

Foto Repubblica

Foto Repubblica

L’altra sera, in tv, hanno ridato “Sapore di mare”, film di Carlo Vanzina. Un successo dell’83. In quel film che segnò un lungo periodo di citazioni dei “Favolosi anni 60”, Christian De Sica interpretava il figlio di un uomo ricco, genitore che risolveva con un colpo di spugna tutti i debiti del suo ragazzo. Una figura come tante, si vedono ancora a Forte dei Marmi.

Qui, De Sica, in una dei suoi ruoli più misurati, è un bel cafone. Mostra la sua compagna, bella, affascinante, per stuzzicare l’invidia dei suoi amici; poi, una volta in un locale alla moda, schiocca le dita, e offre champagne per tutti, “tanto paga papà”.

Bene, stavolta Christian, proprio per cognizione di causa, avendo tratteggiato uno sbruffone di quegli anni, parla dei nuovi sbruffoni. Quelli dei social, gli o le influencer, che si rincorrono per postare prima della concorrenza immagini sempre più uguali a se stesse.

«Ma certe persone – ha detto De Sica al Corsera – non si sono rotte le palle di pubblicare quello che mangiano, mentre ballano abbracciati e poi si odiano, le panoramiche delle discoteche tutte uguali, i tuffi dai motoscafi di lusso comprati facendo debiti?».

TORNANO GLI ANNI DI PLASTICA

Gli Anni 80, quelli di plastica in cui si ostentava ricchezza a go-go, tanto che anche quella fasulla andava bene, sono tornati. Colpa dei social che hanno omologato qualsiasi cosa sia trendy, tanto in Versilia, quanto in un qualsiasi altro litorale.

Per sbottare, fare pelo e contropelo al popolo del web, l’attore lo fa proprio attraverso un social, Instagram, una delle vetrine più ricercate dagli zero ai novantanove anni. «Possibile siate diventati così cafoni?».

E’ questa la domanda posta dal re dei cinepanettoni, protagonista di “Vacanze di Natale”, “Natale sul Nilo”, “Vacanze di Natale a Cortina”, per fare dei titoli. Pellicole interpretate con Massimo Boldi. Molto spesso amate, talvolta criticate, per quel tipo di comicità con la quale gli italiani venivano rappresentati tra vizi e virtù.

Le osservazioni forti non sono mai mancate. Per alcuni, come giustamente scrive il Corriere della sera, il filone dei cinepanettoni ha esaltato gli eccessi, ha alimentato una superficialità tutta italiana alla quale mancano i valori. Una realtà che De Sica ha sempre riconosciuto sul set come nel quotidiano.

Sulla sua pagina personale, Christian De Sica si è, insomma, chiesto se certi individui non siano stanchi di pubblicare ciò che mangiano, ballano, stretti sulle mattonelle delle discoteche, sempre più uguali le une alle altre. Stretti, guancia a guancia, sottolinea l’attore, quando in realtà si odiano. E che palle i tuffi dai motoscafi di lusso.

Foto YouMovies

Foto YouMovies

BOLDI E ZANICCHI, D’ACCORDO

Nel corso della propria attività, Christian ha interpretato ruoli nei quali esaltava l’italiano medio, gli uomini dell’alta società e dall’aspetto raffinato, salvo poi sfoderare l’altra parte della loro personalità da sciupafemmine o di gente caciarona e indisciplinata, tanto da sgranare una lunga teoria di parolacce in romanesco.

Tante scene che funzionavano e strappavano risate. Lontano dal set, però, l’attore manifesta disapprovazione l’ostentazione esagerata, fino a rivelarsi intollerabile.

Dopo lo sfogo su Instagram di Christian De Sica contro gli influencer che, secondo l’attore, non fanno altro che ostentare le proprie vacanze tra barche e lusso sfrenato in modo “cafone”, è arrivata la solidarietà di Iva Zanicchi e Massimo Boldi. «Christian ha ragione: a basta con tutti questi selfie – hanno detto l’attore milanese e la cantante emiliana – vuoti come una camera d’aria: capisco chi ne fa sfoggio, spesso per ottenere consensi sul web, ma a noi fanno più paura quelli che “linkano”, mettono i “mi piace”, perché prendono questi influencer come un esempio da seguire». Vogliamo dare torto a Christian e soci?

«Investo su Taranto!»

Vacchi, top influencer sbarca in città con la sua catena di kebab.

Mentre Damiano dei Maneskin cena a Savelletri e Dodi Battaglia, anima dei Pooh, si gode l’ospitalità di Locorotondo e Ostuni, Gianluca “il comunicatore” arriva in una Puglia sempre più al centro delle vacanze dei vip. Ora anche occasione per ospitare risorse di imprenditori all’avanguardia

Damiano (Maneskin)

Damiano (Maneskin)

Anche Gianluca Vacchi, imprenditore e influencer, è stato stregato dalla Puglia. Stavolta da Taranto. Facciamocene subito una ragione: ci piaccia o no il sistema di internet, i social spesso utilizzati per buttarla in caciara, ma gli influencer, quelli seri, quelli che fanno opinione – in qualsiasi modo la facciano… – teniamoceli buoni. Specie se chi, come Gianluca, investono nelle mattonelle di uno dei centri commerciali tarantini, sicuramente fra gli attrattori più autorevoli del territorio, non può che farci piacere.

Perché, dovete sapere, quando uno di questi si muove, si agita, shakera un intero territorio, dia per un’ora o un giorno.

Così Vacchi che fa? Intanto, essendo frai primi a sostenere che il tempo è denaro, non atterra a Brindisi, né a Bari, bensì a Grottaglie, Aeroporto Magna Grecia di Taranto. In una botta sola, pertanto, fa pubblicità alla Città delle ceramiche, sempre affascinante, rende giustizia alla proverbiale ospitalità, e “parla” di un aeroporto. Uno scalo che sarebbe efficiente, ma che lavora a singhiozzo, nonostante il Comune di Taranto, con in testa il sindaco Rinaldo Melucci, facendosi interprete delle imprese (siderurgico compreso, ma questo lo aggiungiamo noi) impegnate nel Porto, Confindustria e il presidente Salvatore Toma, Confcommercio e il presidente Gianluca VacchiLeonardo Giangrande, quotidianamente si spendano per sensibilizzare la politica con sede a Bari e, perché no, a Roma. «Non vogliamo togliere voli agli aeroporti di Bari, Brindisi e Foggia – diceva l’altro giorno in una intervista in Rai, Giangrande – ma almeno dateci modo di soddisfare la domanda di investitori che non sanno con quali mezzi di collegamento avranno a che fare nel cado decidessero di realizzare progetti sul nostro territorio».

CHE SPINTA MEDIATICA!

Vacchi, cui non fa difetto la pragmaticità, Grottaglie l’ha già impegnata. E’ piombato in Puglia, Aeroporto Magna Grecia. Senza perder tempo, promuove la città e la sua ospitale cornice postando subito foto e video mentre al momento dello sbarco, sorride e sale sul carrello percorrendo poche decine di metri. Prova a dire: «Sa, Vacchi, salire su un carrello è pericoloso, potrebbe gentilmente scendere?». La vediamo complicata. Come si fa ad impedire a un documento che registrerà di lì a breve milioni di follower, di circolare? Fossimo matti, si saranno detti gli operatori allo scalo tarantino.

Non solo. Le immagini sono state immediatamente pubblicate dalla pagina “Aeroporto Magna Grecia di Taranto”. Una delle associazioni più attive del territorio che ha a cuore il futuro dello scalo tarantino, rilanciando il progetto dell’apertura dello scalo ai voli di linea, scrive: «Oggi è arrivato un grande sul nostro aeroporto: Gianluca Vacchi, con l’augurio che la sua verve, ci porti fortuna e tante compagnie aeree civili».

Vacchi, celebre influencer ed imprenditore milionario – riprende Repubblica nell’edizione pugliese – ha investito in una catena di kebab, “Kebhouze”, che dopo Milano, Torino e altre sedi, ha recentemente inaugurato un ristorante-kebabberia anche a Taranto, nella galleria del centro commerciale “Le Porte dello Jonio” (ex Mongolfiera, Auchan). Con la nuova apertura a Taranto, Vacchi potrebbe essere in Puglia, dunque, per seguire personalmente la sua impresa, ma non è escluso che il viaggio diventi anche occasione per qualche giorno di vacanza in Puglia.

Dodi Battaglia

Dodi Battaglia

MANESKIN, BATTAGLIA E…

E bene fa a ricordare il quotidiano che il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, sulla base del monitoraggio delle agenzie Arpa, certifica che la Puglia è la regione con il mare migliore e più pulito d’Italia. E non è un caso, forse, che altri vip, in questi giorni, per vacanze di lavoro o semplicemente per rilassarsi, la scelgano come meta estiva. Fra i più recenti visitatori, Damiano dei Maneskin, che ha eletto per un po’ di giorni la Puglia come suo quartier generale. O Dodi Battaglia, ex cantante e chitarrista dei Pooh, ormai un habitué. Damiano dopo essere stato notato nei giorni scorsi a Castellana Grotte insieme alla fidanzata Giorgia Soleri, è stato a Savelletri, provincia di Brindisi, località nella quale il cantante di uno dei gruppi musicali più amati è stato immortalato in alcune foto nel ristorante sul mare “Osteria del Porto”. Locale noto, scrive Repubblica, per le bontà della cucina di mare ed in particolare per i ricci, e scelto frequentemente da personaggi famosi, anche internazionali. Intanto, anche Victoria del gruppo Maneskin, dopo l’esibizione del maggio scorso per Gucci, sarebbe tornata in questi giorni in Puglia.

E Battaglia, con le decine di migliaia di iscritti nelle sue pagine social. Non solo un concerto, ma anche visite a Ostuni e Locorotondo. Insomma, una Puglia che diventa sempre più l’ombelico delle vacanze degli italiani e delle star internazionali.

«Abbiamo consumato due birre…»

Entrano in un bar, bevono e lasciano il denaro

La titolare di un bar ha dimenticato di chiudere la porta del locale. Assetati, tre ragazzi, alle 4.30 del mattino, sono entrati nell’esercizio, hanno stappato due “bionde” e lasciato i soldi sul bancone. Ora la proprietaria lancia un appello: «Fatevi vivi, sarò lieta di ricambiare la vostra onestà con un aperitivo». E se l’azienda chiamata in causa facesse un campagna pubblicitaria?

IMG_20220813_201628_300Questa sì che è una storia da raccontare. Con questi chiari di luna, poi. La titolare di un bar dimentica di chiudere la porta del suo esercizio, alle 4.30 del mattino dei ragazzi penetrano nell’attività, assetati o comunque desiderosi di dissetarsi, prendono due birre e lasciano i soldi sul bancone. Le telecamere documentano quanto accaduto, perfino quando i tre ragazzi (due birre in tre…) mettendosi le mani in tasca e non trovando spiccioli sono usciti dal locale per aprire la portiera della loro auto e prendere gli spiccioli. Cose d’altri tempi. Tempi di cavalleria, quando l’onore e il rispetto erano princìpi che avevano (hanno tutt’ora, in alcuni casi…) enorme valore. E fanno bene Il Corriere Adriatico e Leggo, fra i tanti quotidiani che hanno ripreso l’episodio puntualmente riportato anche dalle agenzie non solo locali. Specie il Corriere Adriatico che nei giorni scorsi, con il dolore nel cuore, aveva dovuto raccontare ai suoi lettori l’omicidio di Alika, ucciso a colpi di stampella, avvenuto a Civitanova Marche. E’ giusto riportare la dolorosa cronaca nera, ma anche episodi simili per dimostrare una volta di più come una comunità possa essere rispettosa e rispettabile.

Nicoleta, la giovane romena titolare del “Bar Belvedere” di piazza Angeletti di Sant’Angelo a Pontano (provincia di Macerata), pur non cercando i riflettori, bene ha fatto a segnalare quanto accadutole. Come ogni sera, dopo aver messo i conti a posto e aver rassettato, aveva chiuso il suo locale. Tutto regolare, se non avesse dimenticato di chiudere la porta. A una certa ora si fanno le cose automaticamente, non ti sorviene nemmeno che tu, dopo una giornata di lavoro, possa aver dimenticato la porta d’ingresso aperta. Insomma, Nicoleta, è andata a dormire senza alcun tipo di preoccupazione.

IMG_20220813_201620_661E AL MATTINO, LA SCOPERTA

E al suo rientro, il mattino seguente, ad aver fatto una curiosa scoperta. Trovata la porta aperta e tutto verosimilmente a posto, ha tirato un sospiro di sollievo. A prima vista, nonostante avesse dimenticato la porta del locale aperta, non era successo niente. Il Cielo sia lodato.

Invece, dopo una prima veloce ricognizione a quanto le stava intorno, il suo sguardo si ferma su un biglietto lasciato sul bancone: «Abbiamo preso due Peroni, ecco qui i soldi». All’interno del suo bar erano entrati, non dei ladri, ma giovani clienti che avevano preso al balzo quell’occasione senza dimenticarsi la cosa più importante: pagare.

Non c’è effrazione. Certo, se un locale è chiuso significa che non si può entrare, figurarsi consumare. Non avere uno scontrino che certifichi l’avvenuto pagamento e la conseguente tassazione. Ma con un episodio simile, da incorniciare, volete che qualcuno si metta a fare anche il pignolo? Così Nicoleta, dopo aver ripreso fiato ed essersi fatta una bella risata, ha invitato i tre ragazzi a prendere un aperitivo al suo bar. Offre il “Bar Belvedere”.

Quei pochi minuti che hanno visto protagonisti i tre ragazzi, è stato ripreso anche dalle telecamere di videosorveglianza, tanto che Corriere e Leggo hanno, a ragione, definito quanto accaduto “Un gesto di estrema onestà di quelli che fanno bene al cuore”.

L’altra faccia della medaglia di una generazione che spesso finisce sotto i riflettori per drammatici fatti di cronaca. Tanto che la titolare del bar ha voluto raccontare la sua storia, perché un piccolo gesto possa far sperare in un futuro migliore.

«Dire di essere sorpresa per quanto accaduto è poco – ha dichiarato Nicoleta al Corriere Adriatico – in quanto credo che una cosa del genere sia unica; nei giorni in cui i tragici fatti accaduti in sequenza a Civitanova hanno gettato la nostra provincia nel dramma, quanto accaduto nella mia attività va in netta controtendenza e regala speranza per un mondo migliore per tutti noi».

IMG_20220813_201617_021PUBBLICITA’ E…MARKETING

La titolare del Bar Belvedere racconta. «Venerdì notte – spiega l’accaduto – mi ero dimenticata di chiudere la porta del bar e sabato mattina la mia collega ha ritrovato il biglietto con accanto i soldi della consumazione. Presa dalla curiosità di capire chi fosse stato, ho visto le immagini delle telecamere di sicurezza del locale. Intorno alle 4.30, tre ragazzi entrano nel bar, si dirigono verso il frigo, prendono le birre e lasciano accanto alla cassa i tre euro della consumazione con tanto di biglietto: “Abbiamo preso due Peroni, ecco qui i soldi”».

Non è finita. «Da quello che si nota nel video – prosegue Nicoleta – sono addirittura usciti dal locale per prendere i soldi in macchina e poi sono rientrati. Questo gesto di onestà dimostra che ci sono anche ragazzi bravissimi. Non era affatto scontato: potevano andarsene senza pagare o danneggiare il locale. È stato soprattutto un segno di rispetto per il mio lavoro».

Infine, Nicoleta, già che c’è, lancia un appello ai tre clienti «Fatevi vivi, vi offrirò un aperitivo!». Tutto è bene quel che finisce bene. Se ne è parlato sulla stampa, in tv. Il bar magari avrà ancora il suo momento di celebrità, ma avanziamo più di un’ipotesi che i creativi della birra in questione, la “Peroni”, stia lavorando per mettere a frutto uno spot o un battage partendo dall’onestà di questi tre bravi ragazzi che, grazie al gesto cavalleresco, potrebbero diventare protagonisti di una singolare, gioiosa campagna pubblicitaria. Hai visto mai? Una birra che non solo disseta, ma educa. «Offre Peroni!».

«In difesa della donna»

Soraya Malek d’Afghanistan in Puglia racconta il suo Paese

«Anello debole della società, è quella che soffre di più», ha dichiarato. «Qui, ad ottobre, un evento a favore della cultura e la storia del mio Paese. In questa regione per amicizia e riconoscenza, felice che l’Università di Bari stia offrendo borse di studio anche alle nostre quote rosa». Un popolo devastato psicologicamente, la violenza in famiglia è all’ordine del giorno

la-principessa-soraya-malek-d-afghanistan-802238-2-2«A ottobre realizzeremo un evento per divulgare la cultura e la storia dell’Afghanistan: sono in visita in Puglia, per amicizia, riconoscenza e perché ho appreso che l’Università degli studi di Bari, “Aldo Moro”, sta offrendo borse di studio anche alle donne afghane».

Sono le prime parole pronunciate non appena messo piede nella nostra regione dalla principessa Soraya Malek d’Afghanistan, nipote dei sovrani modernizzatori del Paese, re Amanullah e la regina Soraya, promotori di importanti della prima Costituzione e l’introduzione della scuola dell’obbligo per maschi e femmine.

A proposito delle borse di studio, la principessa frena il pur lodevole tentativo dell’ateneo barese e di quanti si stanno attivando per dare sostegno e segnali di solidarietà al popolo afghano e, in particolare, alle donne di un Paese vessato anche quando l’occupazione passava sottoforma di aiuto.

Intanto, le borse di studio. «A livello burocratico – interviene la principessa che ha ricevuto la cittadinanza onoraria dal comune di Corigliano d’Otranto – questo è complicato: è, infatti, un problema ottenere i visti da parte dei consolati italiani in Afghanistan. Una cosa potrebbe aiutarci nel concretizzare iniziative incoraggianti come queste: snellire le procedure».

DA “REPUBBLICA” A LA7

«Ci hanno fatto credere che gli ultimi venti anni di occupazione occidentale in Afghanistan siano stati un momento di fervore», ha scritto Natale Cassano nell’edizione pugliese di Repubblica. «Dicevano che le donne erano state liberate – prosegue il quotidiano in un servizio postato sul sito con anche con riprese video – ma è così solo nelle grandi città, come Kabul, Herat e Mazar-i Sharif».

La situazione, purtroppo, è drammatica. La principessa, nel suo giro pugliese, documenta Casano, in questi giorni è stata anche a Polignano, ospite di Rossella Ressa, vicepresidente del Fai Puglia. Fra gli scopi dell’incontro, la programmazione di azioni sul territorio, per informare al meglio gli afghani residenti all’estero.

Un servizio de La7 dello scorso anno documenta cosa sia in realtà cambiato da quando l’esercito americano, considerando conclusa la propria missione, ha lasciato il Paese. Pare sia arrivata la carestia. Il popolo afghano vive ancora il dramma di diritti calpestati dai talebani. Un secolo fa proprio i nonni della principessa Soraya Malek d’Afghanistan cominciarono rivoluzione culturale e sociale del Paese: la parità dei sessi, l’abolizione dell’obbligo di indossare il velo, la prima Costituzione, l’introduzione della scuola dell’obbligo per maschi e femmine fino alla quinta elementare a carico dello Stato. Oggi, purtroppo, tutto sembra essere tornato indietro nel tempo. Un dolore per la principessa Soraya, la cui omonima nonna regina, considerata tra le prime femministe, tanto che il Time Magazine, negli Anni Venti, le dedicò la copertina. Una ferita aperta e che sanguina, visto che i talebani al loro ritorno hanno dato alle fiamme le lauree delle donne dell’Università americana di Kabul, per cancellare in modo così violento qualsiasi tipo di rapporto con gli occidentali.

sorayaCRISI UMANITARIA, AUMENTO DI CRIMINI

«In un paese da oltre quarant’anni in guerra – aveva dichiarato la principessa a La7 – la donna in quanto anello debole della società è quella che soffre di più: gli afghani sono minati psichicamente, la violenza in famiglia è all’ordine del giorno».

Crisi umanitaria, l’aumento dei crimini, la crescita della minaccia terroristica e le divisioni interne dei talebani rendono ancora più complicato qualsiasi tipo di gestione dell’Afghanistan. Detto che con l’arrivo dei talebani la situazione del Paese è peggiorata, con un aumento dei divieti, anche i venti anni di occupazione occidentale qualche danno lo hanno provocato.

«Gli organi d’informazione – aveva avuto modo di chiarire la principessa Soraya Malek d’Afghanistan – hanno nascosto il disastro che gli occidentali in venti anni hanno compiuto ai danni del mio Paese: hanno bombardato l’Afghanistan per venti anni. Gran parte degli “aiuti” sono stati destinati alla guerra, alla formazione dell’esercito afghano e alla sicurezza; degli otto miliardi e mezzo di euro spesi dallo stato italiano, solo quattrocentosessanta milioni sono stati spesi per la società civile: non una sola borsa di studio, ma solo risorse economiche destinate all’Accademia Militare di Modena».

Gli aiuti destinati all’Afghanistan tornavano in mano occidentale. Intanto, non nei grandi centri, ma nelle periferie, i talebani tendono sempre a soggiogare le donne e la gente sappia che il popolo afghano non ha più la forza di reagire.