Vasco Rossi, le prove al Cromie

Il rocker emiliano a Castellaneta

A Nova Yardinia, da anni il suo relax, nella megalocation lo stage per debuttare con il suo nuovo “live” estivo. E quarant’anni fa, un concerto allo Iacovone. Un ricordo indelebile, uno scatto, un abbraccio all’organizzatore e uno alla Ferrari, rosso fiammante

 

«E adesso tocca a me…». Un testo di Vasco per raccontare la sua ultima avventura pugliese, alla vigilia delle prove del suo prossimo tour. Che la Puglia fosse il suo “buen retiro”, un luogo tranquillo e appartato nel quale ritirarsi e riposare, lo sapevamo da anni. Del resto, lo sanno anche i sassi – anche se sarebbe più corretto dire i granelli di sabbia – che il rocker più amato d’Italia da anni soggiorna per le sue vacanze estiva al resort “Nova Yardinia”, a Castellaneta, provincia di Taranto.

Un po’ meno, che il Rossi più famoso del nostro Paese, avesse deciso di fare le prove del suo prossimo tour estivo al Cromie, anche questa struttura a un tiro di schioppo dalla suite Albachiara (così hanno ribattezzato una delle camere del suo albergo preferito). Nei giorni scorsi non è un caso che sia piombata in Puglia una delegazione del Blasco Fan Club, per assistere in anteprima a una parte del concerto che Vasco porterà in tour.

«Immerso nella pineta il Cromie è un luogo perfetto per raggiungere la giusta concentrazione; siamo un po’ isolati, siamo entrati in ritiro, come fanno le squadre di calcio; abbiamo già provato i primi pezzi… E’ sempre splendido, ritrovarsi insieme a fare della musica è una cosa straordinaria!». Parole di Vasco.

 

Foto Carmine La Fratta

 

QUARANT’ANNI FA, STADIO IACOVONE

Forse è il caso di celebrare i quarant’anni dal concerto che Vasco tenne a Taranto, stadio Iacovone. Era il 1984. «Quella notte non ebbi il coraggio di chiedere una foto-ricordo al Blasco – ricorda Antonello Di Maggio, organizzatore di quel concerto memorabile – che prima abbracciò la mia Ferrari rossa fiammante e poi anche me: purtroppo non immortalammo quel momento».

Vasco è stato a Taranto quattro volte, ma il concerto più romantico è quello del 12 agosto 1984, domenica. Antonello, imprenditore e organizzatore di eventi, Chinee e Sonar fra le sue attività, lo ricorda attraverso il suo sito. La documentazione di quel concerto, seguito passo passo dai quotidiani dell’epoca, però non la trova più.

Meriterebbe qualche bacchettata. Perché non si può celebrare un compleanno senza torte e candeline. Di Maggio dice che il plico con ritagli stampa, lo avrebbe consegnato a un esperto di comunicazione perché gli realizzasse un sito-memorabilia. Per farla breve, non circola più niente di tutto quello che descriveva giorno per giorno “la costruzione di un amore”, sviscerato per Vasco.

Unica foto sopravvissuta: Vasco steso a pelle d’orso sul suo “Ferrarino”, proprietà Di Maggio, parcheggiato all’interno dello “Iacovone”. L’artista è di Zocca, Modena, come a dire Maranello, ecco giustificato l’affetto morboso, coitale, per La Rossa.

 

 

FOTO DA PROVINCIALI

Foto da provinciali. Non si può dire lo stesso di quanti una foto con il Blasco, quel giorno, se la sono fatta e, orgogliosi, oggi la espongono in soggiorno, la custodiscono nell’album dei ricordi, o la mostrano su Facebook, con didascalie del tipo «Vasco, grande amico mio!». Non sembra, ma si “acchiappa” anche con queste facezie. Alla faccia di chi i soldi li ha scuciti per regalarsi un sogno. Parentesi. «Antonello, non hai una foto con Vasco?». Chiusa parentesi.

Quello del 12 agosto dell’84 è un concerto vissuto. Esiste un’agenzia centrale e, a cascata, subagenzie che acquistano “tot” date (come dire concerti). L’album “Va bene va bene così”, pubblicato nell’aprile dello stesso anno, è il primo “live” di Vasco. In Italia non amano molto i manufatti con le canzoni ricantate, specie dal vivo, ma il management dell’artista emiliano pensa che sia possibile lo stesso fare un tour. Lo sperano, ma non lo immaginano ancora, che l’artista sotto contratto stia diventando un’icona destinata ad entrare nella leggenda. Pensano: non c’è più l’effetto-sorpresa, il tour dell’anno precedente, “Bollicine”, ha già registrato sold-out ovunque, come vuoi che i ragazzi spendano altri soldi fra album-raccolta e concerto? Il ragionamento: le città italiane sono sempre le stesse, proviamo col bis.

 

ORGANIZZATORI DISPERATI

Le “date”, dopo un momento di incertezza, cominciano ad andare via come il pane. «Accidenti, fossimo “usciti” a cinquanta milioni, avremmo guadagnato il doppio!». Qualcuno prova il colpo d’astuzia: far circolare voce che sarà ridotto il numero di concerti. Lo scopo è quello di far scattare l’asta. Taranto vacilla, Di Maggio ha un contratto e due legali, vince a braccia alzate. I concerti si fanno ovunque. C’è attrito prima del concerto, agenzia centrale e artista sono all’oscuro di certe manovre. Qualcuno chiede un bonus, una sorta di premio-produzione. Dietro le quinte si scatena la tensione, volano gli stracci, ma alla fine tutto va per il verso giusto. Vasco sale, canta e incanta. Con lui la Steve Rogers Band, a quei tempi inseparabile.

Assistiamo alla “prima” del tour, Milano marittima, intervista al volo, scoop del “Corriere”. Finito il concerto, Vasco ha solo due minuti, poi, sudato com’è, lo coprono con un accappatoio e lo portano via, di corsa. Ma tanto basta per registrare due battute storiche. Servono per una bella apertura sul “Corriere del giorno” che, all’evento, dedica anche una locandina.

Non sono tutti dello stesso avviso al giornale cittadino. Come accade ogni tanto, si scatena un acceso dibattito fra redazioni. Tregua armata. Esce la locandina. Nel giro di un paio di anni, il caposervizio, Antonio Bagnardi, era riuscito nell’impresa di svecchiare un settore del giornale. Non era più solo un quotidiano per over trenta, ma anche per ragazzi matti per il rock e il pop. Basti pensare che un anno prima, con la macchina fotografica di Marcello Nitti, altro organizzatore di eventi, c’era chi aveva fotografato Jim Kerr, leader dei Simple Minds, con una copia del “Corriere” stretta fra le mani. Storica.

 

 

CHE DOMENICA BESTIALE…

Un pensiero rivolto a quella domenica. A quei tempi straordinari. E all’articolo, a commento di quel concerto. Bagnardi, coach e motivatore nato, legge l’articolo e commenta: «Siamo il “Corriere del giorno”, mica “Ciao 2001”! L’articolo è incompleto, scritto così va bene a Taranto, come può andare bene a Treviso e, con tutto il rispetto per i veneti, a noi non ce ne frega un beneamato…». Gira la sua Olivetti, la spinge delicatamente sulla scrivania del collega, perché “parli” tarantino. «Scrivi, hai dieci minuti, il giornale è già in stampa…». Non ci resta che inventare, in realtà tutto vero: i cori, la luna inchiodata al cielo, il clima vissuto dai fans di Vasco. Anche una certa emozione del cronista, nonostante lo avesse già conosciuto nel ’79, ai tempi di “Non siamo mica gli americani”. Presentato il suo amico fraterno Gaetano Curreri – raccontava il cronista – che con gli Stadio lo stesso anno aveva tappa a Taranto con Dalla, De Gregori e Ron.

Infine. «Articolo pronto!». E il caposervizio del “Corriere”: «…Oooh, ora è un articolo serio, eccheccavolo!». E un bravo a Carmine La Fratta, ribattezzato per le sue imprese fotografiche “Carmine Clic”.

Il tour di Vasco Rossi: Milano, Stadio Meazza – San Siro: 7, 8, 11, 12, 15, 19 e 20 giugno; Bari, Stadio San Nicola: 25, il 26, il 29 e il 30 giugno.

Taranto, indietro tutta

Qualità della vita quarta edizione, la fuga dei giovani

Le classifiche a cura del Sole 24 Ore misurano le “risposte” dei territori. In predicato le esigenze specifiche dei tre target generazionali più fragili e insieme strategici. I servizi a loro rivolti e le loro condizioni di vita e di salute. Taranto è penultima, al posto numero 106. Non se la passano meglio Brindisi (105), Foggia (103), Barletta Andria Trani (97), Bari (93) e Lecce (92)

 

Taranto fanalino di coda. Sarà una città in ripresa, dicono i politici e quei cittadini che proprio non vogliono saperne di vedere la loro città ad essere spesso presente nelle classifiche stilate dagli esperti. L’ultima chart, così chiamano le classifiche gli americani – ma sinceramente per noi pugliesi cambia poco – raccontano una Taranto che è al 106mo posto, staccata di poco da le corregionali Brindisi (105), Foggia (103), BAT (97), bari (93) e Lecce (92). Fossimo al Giro d’Italia, la rassegna ciclistica in programma in questi giorni nel nostro Paese, saremmo gli “inseguitori”, sostanzialmente il gruppo di coda, che si dibatte con improbabili colpi di coda, scatti in piedi sui pedali, magari solo per fare scena. Per i commentatori saremmo “maglia nera” designata.

 

 

CENTOSEIESIMA, SENZA APPELLO

Accade da tempo e, sinceramente, non ci aspettavamo niente di buono, considerando che già sapevamo dell’emorragia registrata dal nostro territorio negli ultimi anni. In Puglia c’è una fuga senza ritorno da diverso tempo, a Taranto pare siano almeno in cinquantamila i “residenti”, ma fuori provincia. Per mille motivi: fra questi, lo studio e il lavoro. Uno trascina l’altro: fattuale. Andare al Nord per laurearsi, per poi tornare e non trovare lavoro, è una delle tante riflessioni che si sono posti i ragazzi intervistati nel sondaggio. Una radiografia, sempre puntuale, del Sole 24 Ore che purtroppo – da anni a questa parte – non ci racconta niente di nuovo. E soprattutto niente di incoraggiante.

Sondrio per i bambini, Gorizia per i giovani e Trento per gli anziani. Queste tre province italiane a garantire una migliore qualità della vita alle rispettive fasce d’età. E a trionfare, di conseguenza, nell’edizione 2024 degli “Indici generazionali” del Sole 24 Ore, scrivono di Marta Casadei e Michela Finizio. Ed è proprio in questa classifica che le nostre città non sono messe bene e fra i sei capoluoghi, quello ionico, risulta essere sesto.

Insomma, essere giovani a Taranto è molto complicato. Sulle centosette province italiane radiografate dal quotidiano di Confindustria, l’associazione degli imprenditori italiani. La nostra provincia, si diceva, è dunque centoseiesima nel report che considera la fascia d’età 18-35 anni.

 

 

BAMBINI, 82° POSTO

Le classifiche altro non fanno che mettere in relazione le risposte dei territori alle esigenze specifiche dei tre target generazionali più fragili e insieme strategici, i servizi a loro rivolti e le loro condizioni di vita e di salute.

Per quanto riguarda i bambini, Taranto occupa l’ottantaduesimo posto; meno peggio agli anziani, over 65, con il settantacinquesimo posto.

Taranto, fascia18-35 anni, è la peggiore per quanto attiene i laureati. Nessuno peggio di Taranto. I nostri giovani che studiano ed arrivano a titoli di studio elevati o molto elevati, si diceva, scelgono di andare a vivere altrove.

Sostanziale la differenza con Bari, quarantesimo posto a livello nazionale. Con i baresi condividiamo l’indice della disoccupazione giovanile, che evidentemente non è una consolazione. Solo Agrigento e Reggio Calabria stanno messe peggio. In fatto di lavoro, male la trasformazione a tempo indeterminato: non si va oltre il novantacinquesimo posto. Uno spiraglio dall’imprenditoria giovanile. Parziale consolazione: la provincia tarantina è al quarantasettesimo posto nella classifica nazionale.

 

 

SOLE VENTIQUATTRO ORE

Gli indici generazionali, al netto di alcuni exploit – conclude la sua disamina il Sole 24 Ore – restituiscono dinamiche ormai consolidate nella “distribuzione” del benessere territoriale in Italia. Quasi sempre le province del Sud si trovano in coda alla classifica (che, va detto, nel caso degli anziani, è chiusa anche quest’anno da Lucca). In linea con le edizioni precedenti, poi, l’indagine per fasce di età fotografa performance medie, se non basse, delle grandi aree metropolitane. Particolarmente negative quando si parla di benessere dei giovani: ad eccezione di Bologna (14° posto) e Firenze (33° posto), le grandi città italiane si posizionano tutte da metà classifica circa in poi: – Milano (45) in forte ascesa rispetto allo scorso dato. Bari, Catania, Napoli, Palermo e Roma (98) registrano i punteggi peggiori.

Un gioiello nel cuore della Puglia

Locorotondo, comune fra Bari e Brindisi

Cittadina bella da toglierti il fiato. Tornarci è sempre un piacere. Borgo affascinante, incanta i visitatori con la sua bellezza senza tempo. E’ considerata la perla bianca della Valle d’Itria”. Stile di vita in una regione considerata come uno dei posti più belli al mondo. Un riconoscimento che viene da molto lontano

 

Locorotondo, bella da toglierti il fiato. Ne abbiamo scritto in passato. Tornarci, non solo a scriverne, ma a visitarla, è sempre un piacere. Se sei pugliese e vivi più o meno a pochi chilometri da questa suggestiva città, non a torto “La perla bianca della Valle d’Itria”, la visita a Locorotondo rende doppiamente orgogliosi. La “pugliesità”, uno stile di vita, e la bellezza di una regione che negli ultimi anni è risultata essere uno dei posti più belli al mondo, un riconoscimento che viene da lontano. Dagli Stati Uniti dove la Puglia negli ultimi quattro anni è stata incoronata per ben tre volte la regione più bella del mondo. Non è un caso che i nostri luoghi, le nostre masserie, i nostri alberghi vengano puntualmente prenotati mesi e mesi prima. E non solo prima dell’estate, per via di una Penisola circondata da mare.

Intanto, non forse tutti lo sanno, ma a Locorotondo, oltre a una cittadina vestita di bianco, esiste anche il trullo più antico della regione. Stando agli studi, risalirebbe al 1509: non visitabile, è visibile solo da lontano. Locorotondo, lo spiegano i depliant e lo ricordano le guide locali, molto professionali, si chiama in questo modo per via della sua forma tonda.

 

 

NEL CUORE DELLA VALLE

Nel cuore della Valle d’Itria, Locorotondo affascina turisti e visitatori di passaggio, grazie a una bellezza senza tempo. Città che balza agli occhi per via di un bianco candido, Locorotondo è autorevolmente riportato nei depliant che raccolgono i “Borghi più belli d’Italia”. Tesoro da esplorare, questo posto è ricco di storia, cultura e tradizioni enogastronomiche. Il tutto, si diceva, avvitato in uno scenario unico nel suo genere.

Collocato tra Bari e Brindisi, Locorotondo è una tappa imperdibile per chi ha intenzione di immergersi totalmente nello stile pugliese. Adagiato su un’altura, uno dei borghi pugliesi più affascinanti, è composto da casette bianche in muratura dal tetto aguzzo e spiovente. “Locorotondo”, che deriva dal latino “locus rotundus” (luogo rotondo), presenta queste piccole case bianche in senso circolare, intorno al centro. Questi immobili d’epoca sono circondati dal cosiddetto “balcone”, secondo molti ribattezzato “lungomare”, anche se Locorotondo si trova in mezzo alle colline. Non avrà il mare, in compenso il clima, con particolare riferimento all’estate, è invitante.

 

 

BANDIERA ARANCIONE

Certificato Bandiera Arancione da Touring Club Italiano fare due passi fra i vicoli di questo borgo è un continuo invito a immortalare la passeggiata con scatti fotografici: balconi in ferro battuto fioriti, cactus disposti agli angoli, scale e porte dipinte e panni stesi al sole. Cuore pulsante di Locorotondo, come indicano i fascicoli o i pieghevoli distribuiti dal Comune, è il centro storico, un insieme di vicoli stretti e tortuosi che puntualmente finiscono per aprirsi su piazze accoglienti. Passeggiando per queste stradine ci si imbatte in piccoli negozi che espongono per la vendita, manufatti di artigianato locale: vasi e ceramiche, l’ideale regalo per gli amici o per se stessi per ricordarsi di un viaggio o, comunque, di una visita indimenticabile.

Infine, la gastronomia. Locorotondo, oltre a strade, monumenti e chiese, è invitante come altre cittadine pugliesi per la cucina locale. Fra i piatti tipici: orecchiette e cime di rapa, classico della tradizione pugliese; le gnumerèdde suffuchète (involtini di trippa di agnello cotti lentamente). Infine, il vino bianco Locorotondo, non a caso a denominazione d’origine controllata (doc), noto per il suo sapore fruttato e il delicato retrogusto di mandorla, indicato per accompagnare ogni pasto.

«Un quotidiano e un caffè, grazie»

Regione Puglia in soccorso delle edicole

Una legge approvata dall’Ente per soccorrere le attività ormai in caduta libera. Un documento approvato all’unanimità. Proposta: “Misure a sostegno della stampa”. «Potranno affiancare alla vendita di quotidiani e periodici anche prodotti alimentari e non alimentari, e “somministrare al pubblico alimenti e bevande”

 

Le edicole diventano chioschi multiservice, c’è il “via libera” della Regione Puglia. Sono in molti a sperarlo, a cominciare dai titolari delle stesse edicole, in numero sempre più basso. Scompaiono come funghi.

Non ci sono più le edicole di una volta. Lo dicono i numeri. Unici a non raccontare questa deriva, strano a dirsi, ma la ragione è facilmente intuibile, i quotidiani, i settimanali, i periodici in genere. Che pure hanno provato a studiare formule virtuose, che aiutassero gli ultimi edicolanti rimasti. Dunque, occorre prendere coscienza che le edicole chiudono perché non si vendono più i giornali di una volta. Colpa dei social, mondo del quale in qualche modo fa parte la stessa stampa, che una notizia la rivoltano come un calzino rendendola già letta il giorno dopo, quando il quotidiano sarà in una delle edicole a qualche centinaio di metri da casa.

Con il passare del tempo, i giornali si sono fatti superare allegramente dai social, da Facebook, dai canale Youtube e Telegram, tanto per fare i primi nomi. Sulle prime pensavano che la rivoluzione prima o poi segnasse il passo, invece, questa, metteva avanti un passo dopo l’altro. I quotidiani, infine, si sono convertiti, ma quando ormai era tardi: tutto compromesso. Nemmeno la corsa ad un’analisi dettagliata del fatto di cronaca porta alla scelta di un giornale, una rivista: una parte della notizia la lancia la stessa testata interessata, una parte la riprendono gli altri siti che depotenziano l’interesse qualsiasi esso fosse.

 

 

SOCCORRETECI O SOCCOMBIAMO

E, allora, una legge per soccorrere sì le edicole, ma anche l’editoria. Un documento ad hoc, è stato approvato all’unanimità. La proposta di legge “Misure a sostegno della stampa e delle edicole”, di cui è primo firmatario il capogruppo de La Puglia Domani, riporta Quinto Potere in un servizio a firma di Raffaele Caruso, e sottoscritta da numerosi altri consiglieri, mira a lanciare un salvagente – si diceva – ad un settore in profonda sofferenza, ultimo anello di una catena, quella editoriale, che sta subendo da anni una crisi strutturale che ha portato ad una brusca contrazione delle vendite di giornali cartacei.

Questa legge, secondo quanto riportato, permetterebbe alle edicole di casa nostra di porre in vendita merce diversa dal solo quotidiano o rivista.  Nello specifico, «le edicole regionali – è scritto – che siano punti vendita esclusivi, potranno affiancare alla vendita di quotidiani e periodici anche “prodotti alimentari e non alimentari”, la vendita tramite apparecchi automatici e “somministrare al pubblico alimenti e bevande”». L’obiettivo, si diceva, sarebbe riuscire a trasformare le tradizionali edicole in chioschi multiservice, con la possibilità, nel rispetto delle vigenti normative degli specifici settori, di associare alla vendita di giornali e riviste altre tipologie commerciali o di servizi.

 

 

DIFFUSIONE QUOTIDIANI E PERIODICI

Nel rispetto dei principi stabiliti dall’articolo 21 della Costituzione, la Regione Puglia disciplinerebbe la diffusione della stampa quotidiana e periodica, garantendo la salvaguardia dei motivi imperativi di interesse generale connessi alla promozione dell’informazione e del pluralismo informativo e il diritto dei cittadini di accedere a un’informazione pluralista. «Il provvedimento – sempre secondo la Regione – si farebbe promotore di una modernizzazione e dello sviluppo tecnologico della filiera distributiva editoriale, anche attraverso la riqualificazione strutturale e tecnologica dei punti vendita».

I punti vendita, fermo restando l’obbligo della vendita di giornali, quotidiani e periodici, assicurando parità di trattamento nella vendita delle pubblicazioni, potranno destinare una parte della superficie alla vendita di prodotti non alimentari, di prodotti alimentari tramite apparecchi automatici.

 

 

ALIMENTI E BEVANDE

Ultima puntualizzazione da parte della Regione e indicata nel servizio di Quinto Potere: «Per la vendita di pastigliaggi confezionati, delle bevande preconfezionate e preimbottigliate, con esclusione del latte e dei suoi derivati e delle bevande alcoliche e superalcoliche, non è richiesto il requisito professionale di cui all’art. 71, comma 6, del d.lgs 59/2010. I punti vendita esclusivi possono svolgere qualsivoglia attività di servizio a favore di soggetti privati e pubblici nel rispetto della normativa vigente».

Come spiegavamo nell’introduzione, tardi i giornali – con particolare riferimento ai quotidiani – si sono accorti che i social stavano mietendo vittime, minando non solo l’informazione, ma posti di lavoro ed attività. L’augurio che rivolgiamo alle numerose testate giornalistiche, cartacee e online, è quello che la legge promossa dalla nostra Regione, sia giunta in tempo. E che la chiusura della stalla abbia una volta tanto impedito che i buoi scappassero, irrimediabilmente.

Netanyahu e Sinwar, criminali di guerra

Karim Khan, procuratore capo della Corte penale internazionale

La notizia è destinata a fare giurisprudenza in fatto di politica internazionale. Ne scrivono le agenzie di tutto il mondo, fra queste l’italiana Ansa. Questa l’accusa formulata: aver causato lo sterminio, usato la fame come metodo di guerra, la negazione degli aiuti umanitari, colpendo deliberatamente i civili durante il conflitto

 

Netanyahu e Sinwar criminali di guerra. Tanto tuonò, che piovve. Il procuratore capo della Corte penale internazionale Karim Khan chiede di spiccare il mandato di arresto internazionale per Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano, e per Yahya Sinwar, capo di Hamas. La notizia è di quelle che faranno giurisprudenza in fatto di politica internazionale, ma è quanto riportato le agenzie di tutto il mondo, a cominciare da quelle italiane, fra queste l’autorevole Ansa.

Il procurato ha rivelato questa sua forte, intransigente posizione, alla Cnn, in una intervista rilasciata all’anchorwoman Christiane Amanpour. L’accusa per i due uomini, al centro delle sanguinose ostilità al confine fra Israele e Palestina, è quella di «crimini di guerra e di crimini contro l’umanità».

Se c’è sempre una prima volta, questa è proprio la prima volta in cui la Corte penale internazionale si attiva perché venga spiccato un mandato di arresto per il leader di un Paese (Israele) alleato con gli Stati Uniti.

 

 

NON SOLO NETANYAHU

Non solo Netanyahu. La Corte sta considerando seriamente di provvedere a mandati d’arresto anche per Yoav Gallant, ministro della Difesa israeliano, per Mohammed Deif, leader delle Brigate Al-Qassem, e per Ismail Haniyeh, leader politico di Hamas. Le accuse, si diceva, sono pesanti come macigni.

Secondo il procuratore capo della Corte penale internazionale, l’accusa formulata è l’aver causato lo sterminio, usato la fame come metodo di guerra, la negazione degli aiuti umanitari, colpendo deliberatamente durante il conflitto i civili durante.

Non si è fatta attendere la risposta alla decisione assunta da parte della Corte penale internazionale. Secondo una fonte di Hamas, la CPI metterebbe «sullo stesso piano la vittima con il carnefice, provvedimento che non farà altro che incoraggiare la continuazione della guerra di sterminio».

 

 

KARIM KHAN, INTRANSIGENTE

La posizione intransigente di Karim Khan. «Ho convocato un gruppo imparziale – dice il procuratore capo della Corte penale internazionale – per sostenere l’esame delle prove e l’analisi legale in relazione a queste richieste di mandato d’arresto: il gruppo in questione è composto da esperti di diritto umanitario internazionale e diritto penale internazionale». «Questa analisi – prosegue Khan – di esperti indipendenti ha sostenuto e rafforzato le richieste presentate dal mio Ufficio».

«La scandalosa decisione del Procuratore Generale della Corte penale dell’Aja è un attacco frontale e senza riserve contro le vittime del 7 ottobre e i nostri 128 rapiti a Gaza – ha dichiarato Israel Katz, ministro degli Esteri israeliano – mentre gli assassini di i Hamas commettono crimini contro l’umanità contro i nostri fratelli e sorelle: una vergogna storica che sarà ricordata per sempre».I GIORNI

Martina Franca, set cinematografico

“Stolen girl”, riprese nella Capitale della Valle d’Itria

Iervolino & Lady Bacardi Entertainment, oltre a suggerire la Puglia, al regista James Kent hanno segnalato località suggestive del nostro territorio. I ringraziamenti dell’assessore comunale Angelini. Due anni fa, da queste parti, Angelina Jolie (“Without Blood”) e più recentemente Sergio Rubini (“Giacomo Leopardi”). Fra gli attori Scott Eastwood e c’è chi sogna di vedere papà Clint

 

Ne avevamo scritto nelle scorse settimane. La Puglia è ancora una volta al centro di una produzione televisiva e cinematografica. L’ultima, in ordine di tempo – anche questa ampiamente anticipata – riguarda le riprese di “Stolen girl”, prodotto da Iervolino & Lady Bacardi Entertainment, che in questi giorni si sono svolte a Martina Franca, la capitale della Valle d’Itria. Altre riprese, mentre annotiamo quanto registrato nelle scorse ore, si stanno svolgendo in altri angoli utili (e suggestivi) della nostra amatissima Puglia.

Non è la prima produzione internazionale a scegliere Martina Franca come set cinematografico. Nel luglio di circa due anni fa, l’attrice Angelina Jolie aveva scelto la città nel cuore della Valle, per “Without Blood”, film da lei prodotto e diretto, tratto da “Senza sangue”, romanzo di Alessandro Baricco.

 

 

AMINA, STORIA VERA

Ispirato a una storia vera, come già riportato, e girato per buona parte nella nostra regione, “Stolen girl” è un thriller diretto dal regista James Kent. Protagonisti gli attori Kate Beckinsale, James Cromwell e Scott Eastwood, figlio dell’immenso Clint, grande attore e regista più volte premiato con l’Oscar. Alludiamo anche al popolare “Ispettore Callaghan”, perché nei giorni scorsi è sfuggita al controllo del solito fantasioso collezionista di like e follower, la notizia secondo la quale proprio il 93enne, vincitore di cinque Oscar, avrebbe viaggiato fino in Salento per seguire le riprese del film e il proprio figliolo all’opera.

Insomma, crediamo ci voglia altro per far muovere per un volo transoceanico un uomo che ha superato i novanta. Ma il ragionamento lo rimandiamo in coda alla notizia delle riprese a Martina. Intanto, mantenendoci alla stretta cronaca, c’è un intervento istituzionale a proposito delle riprese effettuate nelle ultime ore nella sempre affascinante città al centro della Valle d’Itria.

 

 

TERRITORIO PROMOSSO

«I film contribuiscono non poco alla promozione dei luoghi – ha dichiarato Vincenzo Angelini,assessore al Marketing Territoriale e al Tursimo Vincenzo Angelini – tanto che la Puglia ha molto spesso beneficiato di questo tipo di promozione; pertanto non possiamo che accogliere positivamente la scelta di questa importante società di produzione cinematografica; lo stesso abbiamo fatto proprio nei mesi scorsi ospitando la troupe di Sergio Rubini, uno dei migliori registi e attori italiani, che a Martina ha girato diverse scene di una fiction su Giacomo Leopardi prossimamente in programmazione sulle reti Rai».

«Anche in questa occasione – ha concluso Angelini – come Amministrazione comunale abbiamo svolto un ruolo attivo, accompagnando regista e troupe nelle vie del centro storico nell’individuare i luoghi più idonei all’allestimento del set».

 

 

LIETO FINE…

“Stolen Girl” racconta una storia vera.  Amina, sei anni, viene portata via a Maureen da Karim, suo ex marito. Dopo anni di vani tentativi di ritrovarla, Maureen viene reclutata da Robeson, un uomo che promette alla donna di aiutarla nel recuperare Amina, ma ad una condizione: in cambio, la donna dovrà lavorare per lui.

Ma torniamo a Clint Eastwood e alla notizia “impazzita” circolata nei giorni scorsi e raccolta, ma in modo divertito, da alcuni giornali. «La splendida ambientazione eclettica del Palazzo arabesco Aprile di Maglie – riporta una delle fonti – è uno dei set principali del film “Stolen Girl”, i cui protagonisti sono Kate Beckinsale, Scott Eastwood e James Cromwell. Proprio la presenza, tra i 150 componenti della troupe, del più volte premio Oscar Clint Eastwood ha infiammato gli animi…». Di Clint, al momento, nemmeno l’ombra.

«Robo, vieni qui!»

Robert Fico, premier slovacco, vittima di un attentato

Un settantunenne gli ha sparato contro tre, quattro colpi di arma da fuoco. Avrebbe potuto procurargli nemici la sua posizione contro l’invio di armi all’Ucraina e la sua proposta di apertura al dialogo con la Federazione Russa. Intanto le prime immagini ci riportano indietro di più di quarant’anni. Quando un folle scaricò sette colpi di arma da fuoco contro Ronald Reagan

 

«Robo, vieni qui!», così un folle omicida prima di scatenare la sua furia omicida, si è rivolto a Robert Fico, il premier slovacco vittima di un attentato mercoledì. Le agenzie informano, a caldo, che il politico sarebbe stato condotto d’urgenza in sala operatoria e starebbe lottando fra la vita e la morte. Fico è stato raggiunto da tre spari all’uscita da una riunione del governo. Nonostante le fasi concitate l’aggressore, un settantunenne, sarebbe stato subito bloccato da passanti e da forze di sicurezza per essere poi condotto in carcere. Secondo prime ricostruzioni, Fico sarebbe stato colpito all’addome, al petto e ad un arto da almeno tre, quattro colpi d’arma da fuoco. L’attentatore pare si nascondesse tra la folla radunata davanti all’edificio nel quale il primo ministro stava parlando.

Al momento pare sia ancora difficile stabilire con certezza se ci siano dei mandanti dell’attentato. Sarebbe, invece, fuori discussione che la posizione di Fico contro l’invio di armi all’Ucraina e la sua apertura al dialogo con la Federazione Russa, gli possano aver procurato diversi nemici.

 

 

ERA IL 1981…

Intanto le immagini che sono cominciate a circolare, ci hanno riportato indietro di quarant’anni. Anche più. Era il 30 marzo del 1981, infatti. Quando, mentre il presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan, all’uscita si accingeva a salutare una folla di simpatizzanti, un folle scaricò sette colpi di arma da fuoco al politico americano. Sembrava di essere dentro la sceneggiatura di un film, “Tax driver” ci viene da pensare, anche perché l’attentatore, uno squilibrato, era innamorato di Jodie Foster, protagonista insieme con Robe De Niro del film diretto da Martin Scorsese.

Torniamo alla cronaca. «Fico, vittima di un attentato, è stato trasportato in elicottero a Banská Bystrica, perché il trasporto a Bratislava richiederebbe troppo tempo a causa della necessità di un intervento urgente: a decidere saranno le prossime ore». Riporta un aggiornamento postato sulla pagina Facebook dello stesso premier slovacco e rilanciato dai media di tutto il mondo.

«Robo, vieni qui!», dicevamo. E’ quanto avrebbe urlato a Fico l’aggressore prima di fare fuoco. Contro l’autore dell’insano gesto sarebbe stato avviato un procedimento penale per tentato omicidio con l’aggravante della premeditazione.

«Condanniamo fermamente questo atto di violenza. Confidiamo in una sollecita ripresa del premier e, allo stesso tempo, invitiamo tutti i politici ad astenersi da qualsiasi dichiarazione e azione che possa contribuire ad aumentare le tensioni», ha detto a giornalisti il leader dell’opposizione, Michal Simecka.

 

 

UN BAVAGLIO ALLA TV?

E’ bene ricordare, a proposito di tensioni, che in Slovacchia in questi giorni sta montando la protesta contro la proposta di legge del governo che avrebbe lo scopo di abolire l’emittente pubblica del Paese (Radio e Televisione della Slovacchia) per sostituirla un nuovo ente di informazione (Slovacchia Televisione e Radio), una mossa – secondo l’opposizione – che potrebbe dare al governo un maggiore controllo sui media.

«Ho parlato con Fico – ha dichiarato Peter Pellegrini, presidente slovacco – e spero che nei prossimi giorni possa assumere decisioni». «Quello di ieri è stato un tentato omicidio premeditato, non un incidente; lo scontro politico ha portato fino a un tentato omicidio», ha dichiarato il ministro della Difesa, Robert Kalinak. «Un omicidio politicamente motivato: l’aggressore è un “lupo solitario”, non fa parte di movimenti politici ma era insoddisfatto dell’esito delle elezioni», ha infine aggiunto il ministro dell’Interno slovacco, Matus Sutaj Estok.

«Durante la notte, fra mercoledì e giovedì, i medici dell’ospedale Roosvelt a Banska Bystrica, sono riusciti a stabilizzare lo stato del paziente; a breve intraprenderanno altri passi per il suo recupero», ha riportato Kalinak in dichiarazioni ai cronisti davanti all’ospedale. Fico è stato operato per cinque ore, poi trasferito in un reparto di terapia intensiva.

Acqua azzurra, acqua chiara

Bandiere Blu, in Puglia sono ventiquattro

La nostra regione è solo seconda alla Liguria. Taranto aumenta il suo appeal, la regione ne perde una, ma ne guadagna tre nuove. In provincia vanno bene Manduria, Maruggio, Leporano, Castellaneta e Ginosa.Lecce, new entry, con la spiaggia di San Cataldo

 

Non è ancora tempo da spiaggia, considerando il freddo e la pioggia, non troppo insistente, ma fastidiosa, caduta fra Taranto e provincia. Ne sanno qualcosa i diecimila (e più) tarantini che hanno assistito alla gara Taranto-Vicenza valevole per i play-off.

Insomma, non sarà tempo di spiaggia assolata, ma il mare, dalle nostre parti non solo è cristallino, ma raccoglie quei consensi noti sottoforma di Bandiere Blu. Quest’anno, la Puglia, seconda sola alla Liguria, ma diciamo anche di stretta misura, compie tre passi avanti e appena uno indietro. Ci spieghiamo. Ventiquattro in totale sono i riconoscimenti assegnati alla vigilia di un’estate promettente, alla nostra regione. Puglia, si diceva, seconda soltanto alla Liguria, che è riuscita a far meglio. Perché tre passi avanti e uno indietro? Perché la sempre bella e affascinante Margherita di Savoia inaspettatamente ha perso il titolo (molti non condividono, fra questi, per quanto possa valere il nostro punto di vista, noi…).

 

 

AVANZA MANDURIA

Rispetto allo scorso anno, la marina della cittadina in provincia BAT, perde il titolo, mentre avanzano autorevolmente le spiagge di Patù (Lecce), Manduria (Taranto) e Lecce: per il capoluogo salentino, new entry, che avanza con la spiaggia di San Cataldo, è la sua prima volta. Complimenti. Oltre a Manduria (San Pietro in Bevagna), le Bandiere Blu in provincia di Taranto, sono state assegnate a Maruggio (Commenda, Campomarino, Acqua Dolce), Leporano (Lido Gandoli, Porto Pirrone, Porto Saturo, Baia d’Argento), Castellaneta (Riva dei Tessali/Pineta Giovinazzi/Castellaneta Marina/Bosco della Marina) e Ginosa (Marina di Ginosa).

«Il mare pugliese – si conferma tra i più belli di Italia; l’impegno nel custodire, tutelare, valorizzare e rendere accessibile a tutti l’ambiente marino e le nostre coste, ancora una volta, è premiato con 24 Bandiere Blu assegnate alla Puglia dalla Ong Fee (Foundation for Environmental Education), a dimostrazione della grande attenzione per l’ambiente, la qualità delle nostre acque, per la depurazione, incrociate ai livelli dei servizi offerti a residenti e visitatori: un risultato splendido che incoraggia quanti sono alla ricerca di mete estive per trascorrere le proprie vacanze; sarà nostro compito continuare a salvaguardare questo inestimabile patrimonio naturale che è la nostra ricchezza».

 

 

AVANZA ANCHE L’ITALIA…

Il successo pugliese è, in qualche modo, il trend registrato dall’Italia. Anche quest’anno, infatti, abbiamo avuto un incremento dei comuni che hanno ottenuto il riconoscimento della “Bandiera Blu”: 236 in totale, con 14 new entry.

«Aumenta il numero, ma a crescere è soprattutto la sensibilità e la consapevolezza dei cittadini – ha dichiarato Claudio Mazza, presidente della Fondazione FEE Italia –  ai quali va il merito di questo riconoscimento; ogni Amministrazione “Bandiera Blu” sa bene che una gestione virtuosa del territorio passa anche dalla formazione e dal coinvolgimento dei singoli: delle scuole, delle associazioni, delle attività locali, di tutti gli operatori; quello che il programma Bandiera Blu incarna da quasi quarant’anni è una nuova visone del mare, inteso non solo come  vacanza, ma quale punto di partenza per una strategia più ampia, che coinvolga tutti i settori del territorio interessato».

 

 

…DEPURATORI, FONDAMENTALI

Naturalmente, per rendere più appetibili turisticamente tutte le coste italiane sono necessarie misure anche sul piano strutturale, che incentivino un reale miglioramento in termini di sostenibilità e quindi di competitività dei territori costieri, a partire proprio dal settore della depurazione.

Le Bandiere Blu vengono assegnate, come si diceva, dalla Foundation for Environmental Education (FEE) sulla base di alcuni parametri. I trentadue criteri del programma vengono aggiornati periodicamente. Ciò per invogliare le amministrazioni locali nell’impegnarsi a risolvere eventuali problematiche riguardanti l’ambiente.

Tra gli indicatori per ottenere le Bandiere Blu, esistono parametri importanti. Fra questi: l’esistenza e il grado di funzionalità degli impianti di depurazione; la percentuale di allacci fognari; la gestione dei rifiuti; l’accessibilità; la sicurezza dei bagnanti; la cura dell’arredo urbano e delle spiagge; la mobilità sostenibile; l’educazione ambientale; la valorizzazione delle aree naturalistiche; le iniziative promosse dalle Amministrazioni per una migliore vivibilità nel periodo estivo.

Senza dimenticare dimenticare l’attività di sensibilizzazione svolta dai comuni per avere un’esatta percezione delle attività istituzionali e delle strutture turistiche esistenti sul territorio.

 

QUESTE LE BANDIERE BLU

Provincia di Taranto

Manduria – San Pietro in Bevagna

Maruggio – Commenda, Campomarino, Acqua Dolce

Leporano – Lido Gandoli, Porto Pirrone, Portosaturo, Baia d’Argento

Castellaneta – Riva dei Tessali/Pineta Giovinazzi/Castellaneta Marina/Bosco della Marina

Ginosa – Marina di Ginosa

 

Provincia di Foggia

Isole Tremiti – Cala delle Arene

Rodi Garganico – Riviera di Ponente, Riviera di Levante

Peschici – Sfinale, Gusmay, Baia di Calalunga, Baia di Monaccora, Baia San Nicola, Procinisco, Baia di Peschici

Vieste – San Lorenzo, Scialara

Zapponeta – Lido

 

Provincia di Bat

Bisceglie – La Salata, Salsello, Scogliera Scalette

 

Provincia di Bari

Polignano a Mare – Cala Paura, San Vito, Ripagnola-Coco Village, Cala San Giovanni/Cala Fetente

Monopoli – Castello Santo Stefano, Capitolo, Lido Porto Rosso, Cala Paradiso

 

Provincia di Brindisi

Fasano – Egnazia Case Bianche, Savelletri, Torre Canne

Ostuni – Creta Rossa, Lido Fontanelle, Lido Stella, Litorale Parco Dune Costiere, Litorale Rosa Marina, Litorale Torre Canne Sud

Carovigno – Mezzaluna, Pantanagianni, Punta Penna Grossa

 

Provincia di Lecce

Lecce – San Cataldo

Melendugno – Roca, San Foca Nord/Centro/Torre Specchia, Torre Sant’Andrea, Torre dell’Orso

Castro – La Zinzulusa, La Sorgente

Patù – Felloniche, San Gregorio

Salve – Marina di Pescoluse/Posto Vecchio/ Torre Pali

Ugento – Torre San Giovanni/ Torre Mozza/ Lido Marini

Gallipoli – Litoranea Sud, Litoranea Nord

Nardò – Porto Selvaggio, Sant’Isidoro, Santa Caterina, Santa Maria al Bagno, Torre Squillace

«Cento di questi giorni!»

Auguri a nonna Cristina, cento candeline appena spente

L’ha festeggiata la sindaca insieme con la sua comunità. Vive a Celle San Vito, vicino Foggia. Per lei la testimonianza di affetto di figli e nipoti e un fermacarte con lo stemma della comunità. Già una volta il paesino dauno era balzato agli onori della cronaca, quando una coppia di cittadini canadesi aveva attribuito al loro figliolo il nome di questa minuscola cittadina in ricordo del proprio bisnonno

 

Cento anni, nonna Cristina, festeggia il suo secolo di vita insieme con la usa piccola comunità, Celle San Vito, due passi da Foggia, un minuscolo paese di centoquarantacinque abitanti. La sindaca è andata a trovarla, si è fatta due passi, le ha regalato un bel fermacarte con lo stemma del Comune. Un simbolo, per dimostrare affetto con un gesto nel quale c’è tutto l’amore che un paesino come Celle può dare ad un suo figliolo. Baciato dalla fortuna, dal secolo di vita, un percorso in buona salute. Qualche acciacco, certo, del resto questo fa parte delle “varie ed eventuali” della vita. Guai se gli anziani, quelli che stanno bene, non avessero il pretesto di interessare i propri figlioli, nipoti e pronipoti. “Se la nonna non si è fatta sentire”, dicono di solito i più giovani ai genitori che chiedono notizie di nonna ai propri figlioli, “vuol dire che sta bene…”.

E’ felice nonna Cristina, di colpo al centro delle attenzioni di un “intero paese”. Le parole, quelle, poco per volta, le trova senza problemi. Le raccoglie una cronista di Repubblica, Tatiana Bellizzi, che in un suo articolo documenta la giornata di gioia di nonna Cristina, ma anche dell’intera comunità.

 

 

PAROLA DI SINDACA…

Per la sindaca, Palma Maria Giannini, «è stato un giorno particolare per me: mai avrei immaginato di festeggiare una centenaria nella mia veste istituzionale, quella di sindaca; non nascondo che in cuor mio avevo sempre sperato che cò accadesse, ed ora eccomi qua, a compiere questa cerimonia istituzionale dopo quindici anni di attività amministrativa. «Quello di nonna Cristina è, in assoluto, il primo centenario nella storia di questo piccolo comune». Comune venuto già alla ribalta delle cronache per un altro fatto singolare, quando una famiglia canadese – racconta la cronaca dell’evento – aveva deciso di chiamare il proprio figlio Celle in onore delle sue origini».

Nonna Cristina, tre figli, sei nipoti, tredici pronipoti e tre trisnipoti, incarna le esperienze di quanti al Sud, con gli stenti che conosciamo, ha vissuto la Seconda guerra mondiale, una sciagura per tutti. Per sopravvivere, lei, e non solo, ma tutti quelli che vivevano in una delle tante piccole comunità del circondario, lavorava nei campi. Roba da spezzarsi la schiena, ma all’epoca non solo non si andava tanto per il sottile: semplice, non si poteva scegliere, quello toccava, bere o affogare. Tanti sacrifici che i suoi affezionati parenti le stanno ripagando in termini di affetto e attenzioni. «Nonna Cristina – riprende la “prima cittadina” – rappresenta un prezioso patrimonio di tradizioni, valori culturali e civili che non solo sono alla base della nostra comunità, ma oggi ispirano giovani e adulti, e nonna Cristina, la nostra centenaria di cui andiamo fieri e orgogliosi, è un esempio di forza, saggezza e amore».

 

 

STARE AL VERDE, MEGLIO…

La storia di nonna Cristina, non è una storia isolata. Le donne che vivono in campagna, vivono di più e meglio. Uno studio dimostra che le donne che «vivono circondate dal verde hanno un tasso di mortalità inferiore del 12% rispetto a coloro che vivono in città». Uno studio non affatto isolato, durato qualche anno ed ha coinvolto centomila donne, sottoposte ad attente analisi che tenessero conto di fattori come salute mentale, attività fisica, depressione e malattie.

La storia di nonna Cristina evoca la campagna, il verde, quanto sembra essere l’unico elisir di lunga vita esistente. Vivere in campagna non donerà l’immortalità, ma di sicuro contribuisce ad allungarci la vita e a migliorare la qualità della stessa.

Insomma, pare che prati e alberi non aiutino solo il pianeta nella sua sempre più complicata esistenza, ma anche la nostra salute psicofisica. Non è un caso che, oggi, piantare alberi e creare spazi verdi nelle nostre città, abbia più di un significato: combattere il cambiamento climatico, per esempio, e, perché no, preservare la nostra salute, quanto cioè ci aiuta a vivere più a lungo e meglio. Mettiamoci in fila, nonna Cristina ci insegna come fare.

Riondino, orgoglio tarantino

“Palazzina Laf”, tre David di Donatello

Miglior attore, Miglior attore non protagonista (Elio Germano), canzone originale (Diodato). Contro ogni pronostico, un film di spessore, in barba a chi di nomination ne aveva avute una ventina. Successo per “Io Capitano”. Le parole dei protagonisti, il pensiero rivolto alla città. I complimenti del sindaco anche al regista Giacomo Abruzzese (due nomination)

 

“Palazzina Laf”, il film scritto, diretto e interpretato da Michele Riondino, fa man bassa ai 69esimi David di Donatello. Alla vigilia della manifestazione cinematografica, il film ambientato a Taranto e ispirato a quel “monumento alla sopraffazione umana”, ubicato all’interno dell’ex Ilva, era dato come outsider. Tipo: «ha studiato, sì, ma difficile che porti a casa statuette». Troppo impegnato, secondo qualcuno, non avrebbe fatto grandi incassi. I film-denuncia, specie in Italia, non sbigliettano. Riondino, invece, ha avuto ragione di tutti. Caparbio – “cocciuto”, per usare una sfumatura locale – è riuscito, invece, a registrare incassi significativi, e ad interessare, come gli altri due film vincitori, “Io capitano” (Matteo Garrone) e “C’è ancora un domani” (Paola Cortellesi), pubblico e critica.

“Palazzina Laf”, acronimo di Laminatoio a freddo, uno dei reparti dell’ex Ilva, film dal forte impianto civile, ambientato a Taranto nel 1997, ottiene le statuette per il Miglior attore protagonista (lo stesso Riondino), per l’Attore non protagonista (Elio Germano), per la Canzone originale a Diodato che, non è un caso, dedica il premio alla sua terra “…e a Taranto, una città che soffre”.

 

 

RIONDINO, IMPEGNO CIVILE

Proviamo ad assegnare un quarto David a Michele Riondino, da anni impegnato nel civile. Quello della coerenza. Di cose ne ha fatte, tante, ha perfino accettato di fare il Giovane Montalbano, prodotto apparentemente di cassetta. Qualcuno lo aspettava al varco: troppo forte e imponente l’immagine di Luca Zingaretti, per sostenere il confronto degli ascolti con un “prequel”. Invece, Riondino, rastrella ascolti e simpatia. Dà profondità, ma anche leggerezza al personaggio inventato da Camilleri. Mette da parte risorse che gli serviranno per far fonte ad un’altra sua idea, anche stavolta apparentemente bislacca: un Primo Maggio targato Taranto, per celebrare i lavoratori di una fabbrica che ha seminato morte e veleni, tanto all’interno della stessa industria, quanto in città e dintorni.

Il Primo Maggio tarantino, per la seconda volta bagnato dalla pioggia (meno rispetto ad un’altra edizione), ha funzionato meglio dell’originale programmato in Rai, con mezzi e rimborsi a go-go. Riondino-Convenzioni 2-0. Palla al centro.

Torniamo a “Palazzina Laf”. D’accordo, ha vinto “Io capitano” di Matteo Garrone, sette statuette tra cui miglior film, miglior regia; il film con più candidature, “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi, di statuette ne vince sei, fra queste: attrice protagonista, miglior sceneggiatura originale, miglior esordio alla regia.

 

 

UNA GRANDE EMPATIA

Elio Germano, Miglior attore non protagonista per “Palazzina Laf”, ha rilasciato, fra le altre, la seguente dichiarazione: «Non possiamo fare a meno di lottare, io e Riondino, questo è un film molto attuale che parla di lavoro, tema che sembra dimenticato oggi dal cinema, e di Taranto violentata dal profitto: tante sono le persone che ci hanno raccontato le loro “Palazzine Laf”».

Diodato, vincitore del David di Donatello per la categoria miglior canzone originale (“La mia terra”). «Ringrazio – ha detto il cantautore, già vincitore di un Festival di Sanremo –  la mia famiglia; lo scorso anno ero qui con mia madre ed è a lei e a tutta la mia famiglia che dedico questo premio; lo dedico anche alla mia terra, a Taranto, città che soffre, ma che continua a mostrare bellezza, a tutti i tarantini quelli che hanno lottato e non ci sono più».

Infine il plauso del sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci a nome dell’intera Amministrazione comunale e della città. «Il più sincero plauso all’attore Michele Riondino e al cantautore Antonio Diodato per il prestigioso riconoscimento ricevuto ai David di Donatello per il film “Palazzina Laf”. Identico elogio anche al regista Giacomo Abbruzzese, tarantino anche lui, con il suo “Disco Boy” che ricevuto due nomination».