«Ho un tumore legato all’amianto…»

Il giornalista Franco Di Mare lo rivela a Fabio Fazio in diretta tv (Nove)

Durante il collegamento, l’ex direttore di tg in Rai, si mostra in con un tubicino. «E’ un respiratore che mi permette di essere qui: mi sono preso il mesotelioma, un tumore molto cattivo e ora lotto per i miei diritti». I suoi ex colleghi si sono dileguati, non rispondono al telefono. «Spariti tutti, non capisco l’assenza dal punto di vista umano: davanti a comportamenti simili trovo solo un aggettivo: ripugnanti»

 

La notizia, si dice in casi simili, circolava da tempo, ma nessuno aveva voluto essere il primo a segnalarla. A meno che non fosse stato il diretto interessato, il giornalista, Franco Di Mare, napoletano, sessantotto anni, volto popolare della tv.

E così è stato. Nei giorni scorsi, facendosi forza, ha accettato l’invito di Fabio Fazio. Per parlare della sua condizione drammatica, di un male grave che lo ha assalito e lo starebbe annientando, tanto che per combatterlo Di Mare ha manifestato il suo status. «Sono collegato a un respiratore che mi permette di essere qui, in diretta tv: purtroppo mi sono preso il mesotelioma, un tumore molto cattivo: questo tubicino che mi corre sul viso», ha indicato il giornalista al conduttore di “Che tempo che fa”, trasmissione in programmazione sul NOVE, in modo che anche i telespettatori se ne accorgessero.

Il mesotelioma, dicono gli esperti, sarebbe legato alla presenza dell’amianto nell’aria. Si prende attraverso la respirazione di particelle di amianto, senza rendersene conto. Lo racconta Di Mare, con grande coraggio. «Una fibra d’amianto – prosegue lo sfortunato giornalista – è seimila volte più piccola di un capello, seimila volte più leggera: una volta liberata nell’aria non si deposita più per terra; ha un tempo di conservazione lunghissimo, può restare lì in attesa anche trent’anni, e, purtroppo, quando si manifesta, di solito è troppo tardi».

 

 

INVIATO IN GUERRA…

Di Mare è stato inviato di guerra con la Rai. Per la tv pubblica ha seguito i più importanti conflitti degli ultimi anni: Bosnia, Kosovo, le due Guerre del Golfo, Afghanistan. Poi i ruoli in veste di dirigente, da vicedirettore di Raiuno a direttore di Raitre, fino a diventare direttore generale dei programmi.

Uno degli aspetti più imbarazzanti della vicenda, l’assistenza. L’istituto Inail spiega che la pratica di malattia professionale per Franco Di Mare non sarebbe “bloccata” secondo quanto riferito in alcuni articoli apparsi sulla stampa. A dicembre, l’Inail ha preso atto che si trattava di “persona non tutelata” secondo le normative Inpgi, l’Istituto nazionale di Previdenza dei giornalisti: le malattie dei professionisti dell’informazione – spiega –titolari di un rapporto di lavoro subordinato sono tutelate a partire dal 2024, vale a dire dopo la fine del periodo transitorio di passaggio dalla tutela dell’Inpgi a quella dell’Inail, che ha accorpato a sé il rapporto previdenziale dei giornalisti.

Roberto Sergio, amministratore delegato Rai, ha espresso sui social la sua solidarietà. «Non ero a conoscenza fino ai resoconti stampa dello stato di salute del collega e delle sue reiterate richieste, gli sono vicino umanamente».

 

 

«MA LA PARTITA NON E’ FINITA»

Severo, invece, l’intervento di Di Mare, a proposito della sua ex azienda. «Tutta la Rai dopo la scoperta della malattia – ha dichiarato il giornalista – si è dileguata: posso capire che esistano delle ragioni di ordine sindacale, legale, ma io chiedevo alla Rai lo stato di servizio, che è un mio diritto. Ho chiesto: “Mi fate un elenco dei posti dove sono stato? Perché così posso chiedere cosa si può fare?”. Sono spariti tutti. Quello che capisco meno è l’assenza sul campo umano. Quelle persone a cui davo del tu, sono sparite, si negavano al telefono, a me: davanti ad un atteggiamento del genere trovo solo un aggettivo: ripugnante».

Poi la chiusura che dà una grande emozione. «Ho avuto una vita bellissima – ha concluso Franco Di Mare – le mie memorie sono piene di vita: non voglio fossilizzarmi attorno all’idea di morte, voglio legarmi all’idea che c’è la vita. Mi è dispiaciuto tanto scoprirlo solo ora. Non è ancora tardi perché, come diceva il tecnico Vujadin Boskov: partita finisce quando arbitro fischia: il mio arbitro non ha fischiato ancora».

E le stelle “guardano” la Puglia…

Un set dopo l’altro, dalla provincia di Lecce a quella di Bari

A Taranto una produzione di Netflix, ma quarant’anni fa c’era stato Hutch (David Soul, Fifth Missile), più recentemente “Six underground” per Netflix. In queste settimane, in Salento, fra gli altri c’è Andy Garcia, che per restare in tema, gira “Under the stars”

 

E le stelle stanno guardare. Era il titolo di un romanzo, straordinario, scritto da Cronin. Potenza della tv di una volta, quando non avevi a portata di mano Google e Wikipedia e, allora, dovevi fare affidamento solo sulla tua memoria. Perché Cronin e la tv, solo perché quella televisione era molto coraggiosa, sul piccolo schermo portava le grandi storie, E le stelle stanno a guardare, era una di queste. Mi piace pensare ai Miserabili, scritto dal grande Victor Hugo. E gli italiani? Beh, permetteteci, poi torno all’incipit, basti citare I promessi sposi, del ciclopico Alessandro Manzoni. Lo sceneggiato firmato da Alessandro Bolchi, con tutto il rispetto per la successiva produzione.

Perché, dunque, le stelle stanno a guardare? Perché capita sempre più spesso che aggirandosi per città e cittadine pugliesi, si scorga più di un attore americano con il naso all’insù, a bearsi di una cattedrale, di trulli, di un panorama suggestivo come la Valle d’Itria. Pensiamo, per esempio, a Ron Moss, stella di Beautiful, affascinato dalla bellezza delle masserie che fanno da cinta alla bella Martina Franca. Anzi, lo stesso Moss suggerì, dicono, al regista di “Viaggio a sorpresa” di impegnare la bellissima e accogliente masseria “Don Cataldo” per completare le riprese di un film condiviso con un grande Lino Banfi che, da queste parti, è di casa.  

 

 

DA HOLLYWOOD AL SALENTO

Scriviamo di stelle, prendendo l’argomento a distanza. Lo spunto ce lo dà il Nuovo Quotidiano di Puglia, il giornale più letto da queste parti. Il quotidiano, con direzione a Lecce, nei giorni scorsi partiva proprio da una riflessione, a proposito di star del cinema. “E se le stelle di Hollywood diventassero di casa?”, s’interrogava. Riferimento a un bel pugno di anni fa, precisamente al 2010, quando il grande regista Ferzan Ozpetek selezionò le terrazze del centro storico di Lecce per girare quel gioiello che risponde al titolo di “Mine Vaganti”. Non sappiamo se sia quello, ma di sicuro quello di Ozpetek è uno dei titoli che scuotono spettatori e registi, produttori, che danno il via alla scoperta della Puglia come ad un ideale set cinematografico.

Ma già negli Anni Quaranta e Cinquanta, Taranto era stata location di film importanti: La nave bianca, Fantasmi del mare, I pirati di Capri, Imbarco a mezzanotte, Il prezzo della gloria e Promesse di marinaio. Da queste parti aveva esordito dietro la macchina da presa un certo Roberto Rossellini, erano passati i “belli e impossibili” come Renato Salvatori e Antonio Cifariello, perfino un giovane Mike Bongiorno. Nei primi Anni Sessanta, la Puglia affascina Pierpaolo Pasolini (Il vangelo secondo Matteo) e Lina Wertmuller (I Basilischi).

 

 

ANDY GARCIA, “STREGATO!”

Dopo anni e anni di produzioni italiane ecco che nel tempo, arriva David Soul per un film militare (Fifth missile) girato all’interno dell’Arsenale (quarant’anni dopo toccherà a Favino e al suo “Comandante”), fino a “Six underground” per Netflix. E poi il resto della Puglia, con cast “tuttestelle”.  Nelle ultime settimane pare siano in rampa di lancio due film girati fra le province di Bari e Lecce: “Stolen Girl”, thriller diretto da James Kent e scritto da Rebecca Pollock e Kas Graham e “Under the stars” della regista Michelle Danner. Fra gli attori avvistati: Scott Eastwood, figlio di Clint (protagonista di Stolen girl) e Andy Garcia (Under the stars). Fra gli avvistamenti, anche Toni Collette (Unbelievable, Il sesto senso, About a boy).

E la storia continua. Attendiamo altre stelle a strisce, americane per intenderci. Ma se arrivassero anche dalla Francia, dalla Spagna – e ce ne sono – non ci dispiacerebbe affatto. Ma facessero presto, l’estate sta cominciando e gli italiani, che ingenui non sono, si stanno già dando da fare. La Puglia attende a braccia aperte, ciak, si gira.

Le nostre città più ricche…

Provincia ionica e regione Puglia al setaccio

E quelle più povere. Taranto a risultare il comune con il reddito pro capite più alto. Ad Avetrana quello più basso. Capoluogo ionico terzo, dopo Lecce e Bari. A seguire Brindisi, Foggia e BAT (Barletta, Andria, Trani). Nella classifica solo redditi scaturiti dal lavoro (esclusi di sussidi, pensioni, redditi da immobili e fabbricati)

 

Quali sono le città più ricche di Puglia. E, volendo fare il classico capello in quattro, quali sono le città e le cittadine più ricche della provincia ionica? Ce lo raccontano le ultime dichiarazioni dei redditi passate al setaccio dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, quelle del 2023 e che, evidentemente, fanno riferimento al 2022. Dati confermati dal magazine “QuiFinanza”. Redditi medi, analisi svolta cioè sugli oltre 7.900 comuni italiani. Solo redditi scaturiti dal lavoro, fatta esclusione di sussidi, pensioni, redditi da immobili e fabbricati.

Non ci sono, però, grosse sorprese nella classifica dei redditi nella provincia di Taranto elaborata in questi giorni per avere una foto d’insieme riferita al corrente anno, dalla start up di studi economici Twig. Insomma, in virtù di questa ricerca nell’intera provincia è proprio Taranto a risultare il comune con il reddito pro capite più alto: 18.683 euro (per un numero di 119.604 contribuenti), mentre Avetrana risulta quello con il più basso, 11.394.

 

 

TARANTO, PUGLIA

A livello regionale, però, Taranto viene ridimensionata, con una terza posizione che la vede dopo Lecce (20.516 euro, reddito pro capite) e Bari (20.145), quasi in parità con Brindisi (18.006) e di stretta misura davanti a Foggia (17.132) e a BAT (Barletta, Andria, Trani).

C’è, però, un dato che incuriosisce e vale la pena sottolineare: il secondo posto del comune di Leporano (18.474 euro, pro capite). Secondo un’analisi, il dato confortante sarebbe ascrivibile al periodo estivo, godendo Leporano di una Marina che riesce a richiamare turisti in arrivo non solo dal resto della Puglia, ma dall’Italia intera, una movimentazione non indifferente di denaro così da avere un’economia che diversamente non avrebbe grandi risorse.

In questa classifica è bene segnalare anche la presenza nelle prime posizioni dei comuni limitrofi alla città di Taranto, in particolare quelli appartenenti al circondario industriale, fra questi San Giorgio Ionico, Statte e Monteiasi. Sotto certi aspetti stupisce il risultato di Martina Franca, considerata capitale della Valle d’Itria. Nonostante sia una delle perle incontrastate della nostra regione, Martina fa registrare un reddito pro capite di 15.075, classificandosi undicesima, superata dai comuni di Carosino, Pulsano, Crispiano, Roccaforzata e da Grottaglie (15.185 euro, reddito pro capite).

Non si può dire vada meglio per Massafra, quindicesimo posto (14.382 euro, pro capite), o Castellaneta (14.259 euro), nonostante una vistosa vocazione turistica. Idem per Maruggio (14.027 euro) che in estate conta su un attrattore illimitato per bellezza come Campomarino. A seguire, Manduria, uno dei centri più popolosi della provincia: ventitreesimo su ventinove comuni (13.313 euro, reddito dichiarato dai 20.079 contribuenti).

 

 

LIZZANO, ULTIMA

Fanalino di coda: Lizzano, Palagianello, Sava, Torricella e Ginosa. Ultima posizione, come nel recente passato: Avetrana. Il comune al confine con la provincia di Lecce, fa segnare un reddito pro capite basso (11.394 euro, 4.777 le dichiarazioni di reddito raccolte). Poco più di undicimila euro, quasi, in media, metà della media nazionale.

Se estendiamo i dati alla Puglia, non possiamo che restare colpiti dalla performance di Lecce (23.033 euro, media pro capite), che ha la meglio di Bari (22.420 euro), capoluogo di regione. Terza classificata, si diceva, è Taranto. Appena sopra la soglia dei 20mila euro di reddito medio relativo all’anno fiscale 2022, alle spalle del capoluogo ionico, si piazzano Brindisi, Foggia e BAT.

Infine, curiosità. Testa e fanalino di coda. Stando a questa classifica, la città più benestante d’Italia è Portofino (Genova). Reddito medio superiore ai 90mila euro pro capite, nove volte superiore a quello fatto registrare dal comune calabrese di Cirinà, ben quattro volte e mezzo il reddito medio degli italiani, che nel 2023 risulta di 21.751 euro (1.007 euro in più rispetto all’anno precedente).

Infelici noi…

Pugliesi, fanalino di coda secondo l’Istat

Al Sud si sorride sempre meno. In buona compagnia, fra campani e lucani. Non ci sono strumenti per favorire il dopo-studio o il dopo-lavoro. Percentuali incoraggianti, ma lo diamo per scontato, arrivano da chi ha un’occupazione, specie per chi ha un lavoro ben pagato. Rispetto allo scorso anno? Più o meno la stessa cosa: dobbiamo pensare positivo

 

I pugliesi sarebbero i più infelici d’Italia. E’ una inchiesta singolare, una chiave di lettura non condivisibile, ma rispettabile. Come se vedessimo la stessa gara di calcio: uno dalla gradinata, l’altro dalla tribuna. La partita è la stessa, ma uno vede una squadra attaccare la parte inversa rispetto al suo dirimpettaio di stadio. Per non parlare dei falli fischiati, della direzione arbitrale. Eppure la gara è la stessa.

Così è per le inchieste. Un sociologo, che viene da studi, letture e campioni diversi, avrà sempre idee diverse da quelle del collega. Ma che vogliamo fare allora di uno studio ripreso dal Nuovo Quotidiano di Puglia, giornale fra i più autorevoli del Sud? Cestinarlo, trattarlo con superficialità? Certo che no, e allora, sentiamo quali sono gli indizi che fanno dei pugliesi il fanalino di coda in fatto di felicità. Insomma, fosse capovolta, i pugliesi sarebbero primi. Ma siamo ultimi, che possiamo farci. Allora, infiliamoci nella disamina attenta, come è giusto che sia. Fornisce elementi di discussione e, alla fine, secondo una sua logica, non ci porta nemmeno tanto lontano dal risultato.

 

 

IN BUONA COMPAGNIA…

Dunque, i pugliesi sarebbero i più infelici d’Italia. Insieme con i “cugini” campani, sarebbero i meno soddisfatti del nostro Paese quando si parla del tenore di vita.  In Italia, secondo il Nuovo Quotidiano di Puglia, il giornale più letto della regione, sono – abbandoniamo per un po’ il condizionale… – quelli meno contenti delle relazioni con amici e parenti.

Chi lo dice. Il dato emerge dall’ultimo report dell’Istat sul grado di soddisfazione della vita. Ma è attendibile? Non scherziamo: l’Istat è l’Istituto nazionale di statistica, un ente di ricerca, presente in Italia da un secolo (nel 2026 compirà cento anni) ed è il principale produttore di statistica ufficiale a supporto dei cittadini e dei decisori pubblici.

Secondo quanto racconta l’Istat, dunque, i pugliesi che dicono di essere poco o molto poco contenti delle proprie condizioni rappresentano il 13,3% del totale. Quelli, invece, che sono molto felici rappresentano il 44,2%. Insomma, la media del voto, scrive il Nuovo Quotidiano, che i pugliesi assegnerebbero – torna il condizionale… – alla propria esistenza è di 7,1 (da 0 a 10). Solo la Campania è messa peggio. Anche in questo caso il distacco tra Sud e Nord è evidente. In provincia di Bolzano, ad esempio, “solo” il 9% dei residenti è scontento.

Ma, allora,Perché i pugliesi sono i più infelici d’Italia?”. Pare siano quelli che più spesso hanno problemi in famiglia o con gli amici: solo uno su quattro, da Foggia a Lecce, passando per Bari e Taranto, è “molto soddisfatto” del proprio rapporto con gli altri familiari. Se a Bolzano registrano il 41%, da queste parti, con tutta la buona volontà, non si va oltre 25,7%. Campania, Sicilia e Calabria hanno numeri migliori. Nell’ambito di uno dei temi esaminati, le amicizie, i pugliesi risultano “per niente o poco soddisfatti” al 22% del totale degli over 14. Molto soddisfatti, invece, il 16,1%, che poi è il dato peggiore d’Italia.

 

 

TEMPO LIBERO: CHE FARE?

Altro punto debole della disamina: l’utilizzo del tempo libero. Pochi svaghi o poche opportunità. Un pugliese su tre non è contento di come impiega il tempo nel quale non lavora. La quota di quelli “molto soddisfatti” raggiunge appena il 10,3%, ed è anche questo un record negativo, superato solo dai vicini lucani.

Altro aspetto dell’indagine Istat. Chi vive in città sarebbe mediamente più felice, anche a livello nazionale. A seguire, i piccoli centri (con meno di duemila residenti), poi tutti gli altri.

L’Istat, però, evidenzia il fatto che “il quadro dei giudizi espressi dalle persone in relazione alle caratteristiche socio-demografiche rimanga inalterato”. Permangono le differenze di sesso: la quota di persone “fortemente soddisfatte” per la vita si stabilizza sia per gli uomini sia per le donne: i primi restano più soddisfatti delle seconde con una differenza del 4% (quasi, per la precisione il 48,7%, rispetto al 44,8%).

A livello generazionale, invece, come riporta il Nuovo Quotidiano di Puglia nella sua disamina, “la soddisfazione diminuisce tendenzialmente con il progredire dell’età: la quota di molto soddisfatti è più elevata nella classe 14-19 anni (56,6%) fino a toccare il valore minimo del 39,4% tra le persone con 75 anni e più”.

 

 

E COME L’ANNO SCORSO…

Rispetto al 2022 la soddisfazione cresce nella forbice 25-34 anni, la cui quota di “molto soddisfatti” per la vita sale dal 45,1% al 48,6% (+3,5%).

Persone occupate o studenti esprimono più frequentemente giudizi positivi di soddisfazione per la vita rispetto a chi si dichiara in cerca di occupazione o in altra condizione. Il 50,5% degli occupati e il 52,0% degli studenti, rispetto al 41,5% in media di chi è in diversa condizione o perché in cerca di occupazione (35,7%) o casalinga (42,9%) o ritirato dal lavoro (45,0%).

Tra chi è occupato, infine, la posizione nella professione incide. Dirigenti, imprenditori e liberi professionisti (54,5%), insieme ai quadri e agli impiegati (51,3%) dichiarano livelli di soddisfazione più alti rispetto agli operai (48,7%) e ai lavoratori in proprio (47,6%).

Qualcuno si interrogherà ancora. Ma rispetto all’anno precedente, c’è stato un miglioramento o un peggioramento? Rispetto all’anno precedente non si sono registrate variazioni significative.

«Destinazione Paradiso…»

La Top Five dei Paesi da visitare, occasioni uniche

Un giornalista giramondo, Ash Jurberg, dopo aver visitato oltre cento Paesi in tutto il mondo ha stilato per “Business Insider” una sua personale classifica. Lontana da itinerari scontati e raccomandati dalle agenzie di viaggio. Una “chart” singolare, posti incantevoli e accoglienti che solo chi è stato ospite di quei siti può spiegare

 

Ci sono Paesi nei quali, nel nostro immaginario, vorremmo vivere. L’idea che abbiamo, pur non avendoli visitati è sicuramente frutto di letture e fantasia. Capita così raramente di incontrare un giornalista, Ash Jurberg, che di mestiere fa il giramondo. Jurberg, dopo aver visitato oltre cento Paesi in tutto il mondo ha stilato una classifica originale, personale, per Business Insider.

L’uomo in questione, ha girato tutti i continenti, non due o tre, ma tutti e sette. Spesso si è spostato con la famiglia, portando con sé i figli che da queste esperienze uniche al mondo ne sono usciti profondamente arricchiti. E non li ha solo visitati. In quelle terre si è installato, ha studiato, cercato di comprendere non solo usi e costumi, ma anche la filosofia di un popolo che, poi, incide sulla valutazione di un luogo in termini di bellezza.

Uno dei free-press più autorevoli, “Leggo”, in distribuzione nelle maggiori città italiane, con la sua redazione – sempre molto attiva – ha riportato un ampio e importante servizio, divulgando le sensazioni di un viaggiatore, Ash Jurberg, da guinness dei primati.

 

ESTATE PROSSIMA…

Lo ha fatto alla vigilia di un’estate che fino a qualche giorno fa sembrava alle porte, ma poi ha registrato una inversione di tendenza. Poco male, perché, questione di giorni, e allora gli italiani torneranno a capofitto per pianificare meritate vacanze. E chi può aiutare il lettore a farlo, scrive “Leggo”, se non una persona che ha viaggiato in oltre cento Paesi (centosette, per la precisione) può dare consigli a chi è in cerca di suggerimenti? Attenzione, specifica il quotidiano, quella in elenco non è la classifica dei luoghi più belli, ma una lista di cinque posti che meritano una visita e sono lontani dai bagni di folla, tipici dei “viaggi organizzati”.

«Destinazioni di viaggio popolari come l’Italia, la Francia e il Messico sono ottime scelte – premette Jurberg – toccano quasi tutti i continenti, ma è bene considerare la possibilità di visitare opzioni alternative a quelle più popolari».

 

 

ESTONIA

Senza andare tanto lontano, il primo Paese preso in esame, è europeo: l’Estonia. «Sono stato subito affascinato dall’aspetto fiabesco di Tallinn, la capitale – ha scritto il giornalista nel suo reportage – in quanto camminare per le strade acciottolate all’interno delle mura della Città vecchia, simili a una fortezza, mi ha riportato in epoca medievale».

«Una città piccola tanto da poter essere esplorata a piedi: anche se molti visitano Tallinn in un solo giorno prendendo il traghetto da Helsinki – ecco il consiglio dell’esperto – varrebbe la pena fermarsi anche di più per addentrarsi nella campagna estone: le strade sono spesso vuote e incredibilmente tranquille».

 

 

OMAN

Dubai e Qatar, posti celebri. Ma, attenzione, il giornalista-giramondo indica un altro percorso, tanto da esserci stato per ben tre volte in un anno e mezzo. Attenzione, prego. Non molto lontano da questi punti di ritrovo per vip, c’è l’Oman, con la sua capitale Muscat, un’eccellente porta d’accesso al Paese. «Una passeggiata lungo la splendida Corniche – suggerisce – vi porterà lungo l’acqua e vicino al vivace Grand Bazaar; per chi ama le escursioni, in Oman ci sono molte opzioni, tra cui diversi sentieri facilmente accessibili a Muscat che offrono una splendida vista sulla città», scrive per “Business Insider”. «L’incredibile Wadi Shab si trova a meno di due ore dalla capitale ed è una delle migliori escursioni. Il percorso si snoda attraverso strette gole e torrenti e termina con una nuotata surreale attraverso grotte incredibili».

 

 

NAMIBIA

Ma ecco l’Africa, rappresentata da questa Top Five da Namibia. Tra Kenya, Botswana e Tanzania. «Noleggiato un camper e fatto un tour del Paese in self-drive – spiega il giornalista – ho esplorato il Paese in modo indipendente: anche in questo caso, è stata evitata folla e campeggi». «Non era insolito, infatti, svegliarsi con i versi delle scimmie, i barriti degli elefanti e il ruggito dei leoni; oltre alla fauna selvatica, in Namibia c’è molto da esplorare, tra cui le dune colossali risalite a piedi e sulle quali è possibile fare… surf, di sicuro uno dei momenti più belli del viaggio».

 

 

SRI LANKA

L’Asia ha spiagge bellissime, ma lo Sri Lanka ha spiagge e piantagioni di tè, montagne, rocce, cascate e molto altro ancora. Giro consigliato: con autista e guida, che possono descrivere il Paese con le conoscenze di chi ci vive. «Cibo ottimo ed estremamente economico; in quattro – spiega Jurberg – nella maggior parte dei casi abbiamo mangiato con dieci euro in totale: la gente del posto incredibilmente amichevole, poi l’isola, abbastanza piccola, ha consentito un’esplorazione approfondita in un tempo relativamente breve».

 

 

COSTA RICA

Per Ash Jurberg uno dei posti più belli visitati in tutta la sua vita è il Messico. Ma lì, a breve distanza, c’è il Costa Rica. E’ lì che il giornalista ha trascorso la sua luna di miele. «Sebbene sia già molto popolare – ha precisato il collaboratore di “Business Insider” – la Costa Rica offre un’esperienza di viaggio autentica: non ancora invasa dai turisti, come gli altri Paesi citati, ha un paesaggio vario, dalle spiagge di sabbia bianca alle foreste pluviali ai vulcani: quando visitare il Costa Rica? Durante la stagione delle piogge: poca folla, prezzi bassi e, come accaduto a noi, può anche piovere poco, molto poco».

«Sei un “mazzacano”!»

Vincenzo Schettini, prof di fisica e conduttore televisivo si racconta

«Fui umiliato da una professoressa davanti all’intera classe: per lei ero magro e questa cosa, secondo lei, andava sbandierata in presenza dei miei compagni», racconta il docente di origine pugliese a proposito del “body shaming” subito. Vive a Monopoli, in tv spiega ai ragazzi i problemi in modo semplice. «Ho cominciato su YouTube pubblicando video e parlando di felicità, scelte di vita, omosessualità, orientamento universitario, metodo di studio, ansia, giudizio degli altri…»

 

«A scuola una docente mi umiliò davanti alla classe definendomi un “mazzacano”, a causa della mia magrezza: mi fece sentire male, ne fui segnato a lungo». Vincenzo Schettini, quarantasette anni compiuti lo scorso marzo, professore di fisica, popolare sui social e amatissimo dai giovani e non solo, propone ai ragazzi come affrontare con coraggio le sfide di natura emotiva racconta quello che ancora non veniva definito “body shaming”, l’offesa a causa di un aspetto fisico. La battuta, l’incipit di questo servizio, è un’intervista rilasciata all’ottimo Mario Manca per “Vanity Fair”, e ripresa con grande puntualità dal sito Orizzontescuola.it, sempre attento nel segnalare ai propri lettori notizie, anche scomode, legate al mondo della scuola. Questa, probabilmente, la forza di una scuola che sa mettersi in gioco ponendo al centro di temi, anche articolati, se stessa.

Professore di fisica, divulgatore scientifico e volto noto del web, Vincenzo Schettini porta la sua passione per la scienza e la sua missione di supporto ai giovani sul piccolo schermo con “La fisica dell’amore”, in onda su Raidue. Nato a Como, da genitori pugliesi, con la famiglia si trasferisce a Monopoli, città nella quale risiede.

 

 

UN EPISODIO DOLOROSO

Un successo, il suo, dietro al quale si cela un’adolescenza segnata da un episodio doloroso, come racconta, appunto, alla rivista “Vanity Fair”. E’ una frase pronunciata da una sua professoressa, davanti a tutta la classe, a segnarlo, a farlo sentire “inadeguato” – come spiega lo stesso Schettini – perché magro. Sarà stata questa esperienza a segnarlo, a spingerlo fino a dedicarsi ai ragazzi, ad indicare loro la propria strada e a guardare dentro se stessi.

Schettini ha realizzato il suo scopo attraverso modalità diverse fra loro: l’insegnamento tradizionale, il web e, oggi, con la televisione. Con il suo nuovo programma, “La fisica dell’amore”, spiega le sfide emotive che i giovani affrontano, accompagnando i ragazzi con esperimenti scientifici, testimonianze e ospiti d’eccezione.

Per Schettini la tv è un’occasione per amplificare il messaggio e allargare la sua fascia di pubblico fino a raggiungere fasce d’età differenti. “La fisica dell’amore” unisce educazione e intrattenimento, spiegare temi come pressione, ansia, aspettative familiari e dubbi che portano a compiere le diverse scelte di vita.

 

 

CONFESSIONE A TUTTO TONDO

Ma torniamo per qualche istante all’intervista rilasciata a Manca (Vanity Fair). Al giornalista della prestigiosa rivista, Schettini racconta uno dei ricordi più dolorosi della sua adolescenza, quando la professoressa di francese lo schernì davanti alla classe dicendogli che sembrava «un mazzacano», per via della sua magrezza. «Mi fece sentire malissimo – confessa Schettini – perché mi denigrò davanti a tutti facendomi sentire inadeguato; oggi, con tutti gli attacchi e la corsa ai like e ai commenti che ci sono sui social, non so davvero cosa significhi essere adolescente, ed è per questo che sento di dover spiegare ai ragazzi come guardarsi dentro per motivarli».

A proposito del suo rapporto con i sentimenti. «Da quando ho cominciato a parlarne sono cambiato. Ho cominciato su YouTube pubblicando ogni venerdì un video in cui non tratto di fisica ma parlo di felicità, scelte di vita, omosessualità, orientamento universitario, metodo di studio, ansia, giudizio degli altri. Perché ne ho parlato? Perché sono in terapia con me stesso…».

A proposito di sentimenti, ma anche di fragilità. A diciannove anni il padre gli consigliò un esperto. «Probabilmente se anche io fossi stato padre nella fine degli anni Novanta avrei reagito allo stesso modo. Motivi di protezione: i genitori vogliono proteggerci a ogni costo e, in quel momento, mio padre deve aver pensato che la mia fosse una scelta e non una condizione…».

 

 

«COLPA DELLA MAGREZZA…»

Fra le domande poste a Vincenzo Schettini, quella se per caso fosse lui a sentirsi diverso o fossero gli altri a farlo sentire così. «Adolescente, mi veniva fatto pesare il fatto che fossi magro: i parenti mi dicevano di mangiare e io lo facevo, solo che non mettevo su massa e mi sentivo sempre giudicato per questo; in quegli anni cercavo come tutti il contatto, ma mi vedevo brutto: non sono mai stato bullizzato, ma mi sentivo isolato; i miei amici mi raccontano sempre che quando sono arrivato alle scuole superiori sembravo un personaggio uscito dal libro Cuore, con questi occhiali e questo fisico magro-magro, una sorta di manga».

Vincenzo Schettini, quarantasette anni compiuti lo scorso marzo. Nato a Como, da genitori pugliesi, con la famiglia si trasferisce a Monopoli, città nella quale risiede. Frequenta gli studi, la scuola media ad indirizzo musicale, il liceo scientifico “Marie Curie” del Polo liceale. Agli inizi del 2000 si diploma in violino e Didattica nel Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli, nel 2004 si laurea in Fisica all’Università degli Studi di Bari. Si dedica all’insegnamento di Fisica negli istituti superiori, prima nell’Istituto tecnico “Basile Caramia – Francesco Gigante” di Locorotondo e Alberobello, infine nell’Istituto tecnico Dell’Erba di Castellana Grotte, dove attualmente presta servizio.

Rai a pezzi

Starebbe perdendo anche Amadeus che andrebbe sul NOVE

Non pagherebbe la scelta politica. Dirigenti non in perfetta sintonia con le nuove produzioni del presentatore. L’ex conduttore di Sanremo non vorrebbe intercessioni da parte del governo. Il braccio di ferro non finisce qua: la tv di Stato risponde punto su punto, il presentatore prepara le valigie

 

Stavolta poniamo l’indice su un fatto apparentemente leggero sul quale, invece, si scrive e si parla da giorni: l’addio di Amadeus dalla Rai, che nelle prossime ore potrebbe firmare per NOVE, la tv della quale fanno già parte Maurizio Crozza e Fabio Fazio.

Di solito è la fredda cronaca, quelli che in gergo si chiamano “fatti del giorno”, ad avere grande spazio all’interno del nostro sito per la rubrica dedicata ai “Giorni”, quanto cioè accade, in modo preoccupante, ma anche in modo inatteso nei giorni che precedono la pubblicazione dei nostri interventi.

A volte abbiamo posto l’accento sui drammi sociali, spesso – e mai come in questi ultimi mesi – sulle guerre fra Russia e Ucraina, Israele e Palestina, per non parlare dell’ingresso in quest’ultimo conflitto da parte dell’Iran. Abbiamo trattato anche i drammi consumati nel Mediterraneo a danno di centinaia di extracomunitari alla ricerca di lavoro e libertà. Poi i fatti di cronaca, come la morte dei due carabinieri (e un terzo automobilista) investiti da una ragazza a bordo di un suv, e, a seguire, la tragedia di Suviana, la centrale idroelettrica del bacino artificiale sull’Appennino Bolognese.

 

 

VIVA LA RAI…

Dicevamo che il passaggio di Amadeus dalla Rai al NOVE rientrerebbe nel novero delle notizie leggere, quando invece dietro la scelta del presentatore e dell’organizzatore del Festival di Sanremo, ci sarebbe una questione politica. Da qui un fronte fatto di annuncia a mezza bocca, di dichiarazioni lasciate cadere lì, per comprendere l’effettivo peso del passaggio di uno dei totem della Rai ad un altro circuito televisivo.

Comincia Fiorello, amico di Amadeus, che lancia l’indiscrezione sulla notizia. Se non le conosce “Fiore” dinamiche come queste, chi potrebbe esserne al corrente? Così, da quel momento in poi, ecco le notizie che si rincorrono. L’addio diventa un fatto politico. Si parla di richiesta di garanzia da parte del presentatore alla tv di Stato, del rifiuto di andare a cena con due “raccomandati” (Pino Insegno e Povia, il primo a destra, l’altro in quota alla Lega), per capire come potessero essere impiegati i due artisti insieme con Amadeus.

Così, in queste ore, parte il conto alla rovescia.  Amadeus sarebbe a un passo dalla firma con il NOVE, ammiraglia del gruppo Warner Bros. Discovery. Dopo un incontro tra il conduttore e il direttore generale della Rai, Giampaolo Rossi, l’annuncio ufficiale potrebbe arrivare già nei prossimi giorni. Viale Mazzini si scaglia contro indiscrezioni che vorrebbero Amadeus pronto a cambiare aria dopo le pressioni ricevute, in occasione dell’ultimo Sanremo. Interpretazioni, dicono in Rai,  «tanto false quanto dannose per l’azienda».

 

Foto profilo Instagram

 

«NESSUNA PRESSIONE POLITICA»

A proposito delle ricostruzioni. «Fantasiose quando fanno riferimento – fanno trapelare dalla Rai – a presunte pressioni che Rai avrebbe esercitato nei confronti di Amadeus che invece ha sempre goduto, della massima autonomia».  Secondo l’Usigrai, a difesa del Servizio pubblico, quindi in contrasto con dirigenti indicati dal governo, «l’addio di Amadeus sarebbe l’ennesimo duro colpo per la Rai, una perdita che potrebbe avere gravi ripercussioni sugli ascolti ed anche sui conti dell’azienda.

La Rai avrebbe messo nero su bianco la sua controproposta per il rinnovo del contratto di Amadeus, in scadenza a fine agosto, mentre sarebbe ai dettagli l’accordo con il gruppoWarner Bros. Discovery guidato, in Italia, da Alessandro Araimo, cui si deve l’accordo con Fabio Fazio firmato di recente.

Per Amadeus sarebbe pronta la sua fascia pre-serale, magari con I soliti Ignoti. Fra i passi possibili che NOVE potrebbe compiere in direzione Amadeus, una serie di prime serate legate alla musica, dopo l’esperienza sanremese di cinque anni da direttore artistico e conduttore di Sanremo, risultati storici in termini di ascolti (66% la media 2024) e spot (oltre 60 milioni la raccolta dell’ultima edizione, record di sempre). A convincere Amadeus verso nuove sfide professionali, ci sarebbe il desiderio di maggiore libertà dai condizionamenti, anche della politica, sulla Rai, che starebbe per avvicendare nuove e autorevoli figure dirigenziali. Se non proprio di ore, sarà questione di giorni.

Ordona, come Pompei…

In Puglia gli scavi stanno portando alla luce un antico tesoro

Bellezze di un grande passato sepolte ovunque. Nei primi Anni Sessanta, in provincia di Foggia scoperto un altro sito archeologico di grande importanza storica. Tra i Monti Dauni e il Tavoliere della Puglia. Scoperta dall’archeologo belga Joseph Martens, negli anni si aggiunse  una equipe guidata da Giuliano Volpe, rettore dell’università di Foggia

 

Herdonia o, se preferite, Ordona, nel pieno rispetto delle sue radici latine, a ragione è considerata la Pompei della Puglia. Detto che in Italia ci sono bellezze di un grande passato sepolte ovunque, è risaputo. Per non parlare del Sud, nell’arco mediterraneo, dalla Sicilia alla Puglia, proseguendo per la Calabria e la Campania, dove i resti di una grande città come Pompei testimoniano sciagura e bellezza insieme. L’esplosione vulcanica che sommerse in poche ore la città ai piedi del Vesuvio e, con essa, migliaia di persone; la bellezza di un’architettura in qualche modo rimasta intatta, tanto da farne uno dei siti più visitati in Europa. Una scoperta che risale al 1748, quando fu riportato alla luce un sito archeologico nel 1997 entrato autorevolmente a far parte dell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

Dunque, Ordona, provincia di Foggia. Per dire che la Puglia oggi ospita qualcosa di simile a Pompei, insomma un altro sito archeologico di grande importanza storica. Non sappiamo ancora quanto paragonabile alla bellezza e alla grandezza della città con uno dei più grandi parchi archeologici del mondo. Ci troviamo di fronte a qualcosa di simile, sperando che anche in questo caso, negli anni, possano essere trovati resti e finanziamenti che accelerino gli scavi e la scoperta di tante altre bellezze di un territorio con secoli di storia.

 

 

ANCHE SITI TURISTICI

Gli esperti, riporta uno dei siti migliori e più aggiornati in circolazione, viaggi.nanopress.it, in un articolo a firma di Liana Cinelli, ci stanno lavorando da anni, ma pare che gran parte dell’antico manufatto, sia ancora da scoprire.

Herdonia, oggi Ordona, è avvitata tra i Monti Dauni e il Tavoliere della Puglia. Custodisce i resti di un’antica città romana scoperta nei primi Anni Sessanta dall’archeologo belga Joseph Martens. Solo nel 1993, all’equipe guidata dell’archeologo belga, andarono ad aggiungersi studiosi italiani, guidati stavolta da Giuliano Volpe, rettore dell’università di Foggia. Grazie a questo lavoro di squadra gli scavi hanno portato alla luce l’antica città.

Fra le mura perimetrali, si possono osservare le fondamenta dei templi e quelle di una basilica. Oltre a queste prime tracce evidenti, è possibile vedere il foro e alcuni siti nei quali si svolgevano attività quotidiane, fra queste, mercato e terme. Fra quanto riportato alla luce, poi, anche un anfiteatro e un quartiere con le sue case. Proseguendo gli scavi è stato possibile rinvenire anche una necropoli dalla quale si evincono le antiche usanze funerarie.

Non sono stati completati i lavori. Per venire a capo della ricchezza ancora sommersa, occorreranno ancora anni di lavoro. Quanto rilevato negli anni richiede tempo e impegno, oltre a sostanziali risorse economiche del Ministero dei Beni culturali.

 

 

…HERDONIA ATTENDE ALTRI SCAVI

Herdonia, in epoca romana si trovava sul tracciato della via Minucia, poi rinominata via Traiana, percorso importante così da unire le città di Benevento e Brindisi, ponte ideale verso la Grecia. Un tratto di strada percorso successivamente durante tutto il periodo del Medioevo, fino a quando nel Duecento divenne residenza di caccia di Federico II di Svezia. In età tardomedievale, Herdonia cominciò a spopolarsi fino ad essere abbandonata in via definitiva, prima che due secoli più tardi re Ferdinando IV di Borbone, decise di farne un’area agricola.

Molte sono ancora le aree, scrive viaggi.nanopress.it,  da esplorare: i Beni culturali del posto vorrebbero realizzare un Parco archeologico, mossa che consentirebbe a preservare l’intero sito. Una scelta che col passare degli anni incoraggerebbe il turismo portando alla Puglia benefici economici. La collocazione di questa città storica fa pensare alla presenza di altri tesori ancora nascosti. Quanto emerso fino ad oggi riveste grande importanza storica, un’altra testimonianza dell’antico passato del nostro Paese.

Fine Ramadan

Molti dei nostri ragazzi hanno preso parte all’“Eid al Fitr”

Più di cinquecento i musulmani che hanno pregato rivolti verso La Mecca. Fra i temi sui quali è stato posto l’accento: lotta al terrorismo, rispetto della vita e della donna. Prosegue la raccolta di fondi per la costruzione di una moschea, sogno della comunità musulmana presente sul nostro territorio

 

Più di cinquecento i musulmani che si sono dati appuntamento sulla Rotonda del Lungomare a Taranto per celebrare la fine del Ramadan iniziato lo scorso 11 marzo. Al rito, svoltosi mercoledì mattina in pieno centro a Taranto, hanno preso parte numerosi ospiti della nostra struttura. Il momento, noto a quanti sono di fede musulmana come “Eid al Fitr”, ha segnato praticamente l’inizio del decimo mese del calendario islamico (seconda festività più importante dopo la “festa del sacrificio”).

Alle sette del mattino, nei pressi della Rotonda ha avuto inizio l’allestimento della preghiera. Sono arrivati furgoni e auto. Dalle vetture sono stati scaricati numerosi tappeti sui quali poco dopo si sarebbero disposti e raccolti in preghiera i musulmani presenti sulla Rotonda.

 

 

LA PAROLA ALL’IMAM…

E’ toccato all’imam dare inizio alla preghiera con i fedeli rivolti verso la Mecca, non prima di aver richiamato i presenti su temi sui quali si dibatte, a cominciare dalla secca condanna al terrorismo, con riferimento ai fatti recentemente accaduti a Mosca (l’attacco da parte dell’Isis al Crocus City Hall), e l’invito, secondo il Corano, al rispetto della donna. Altro argomento sul quale dibattono spesso i fratelli di fede musulmana, la raccolta di fondi per la costruzione di una moschea. Ognuno si tassa, per quanto possibile, per realizzare un sogno che da tempo coltiva la comunità musulmana presente sul nostro territorio.

Ricordiamo che il Ramadan è considerato il quarto dei Cinque Pilastri dell’Islam e il digiuno è un precetto religioso per i musulmani adulti, fatta eccezione per quanti sono in età avanzata. Il digiuno fu reso obbligatorio dopo la migrazione dei musulmani da La Mecca a Medina. Secondo quanto accaduto mercoledì mattina, al termine del Ramadan, è stato celebrato lo “Id al-fitr”, la festa dell’interruzione del digiuno, considerata anche “festa piccola”.

 

 

DIGIUNO, DALL’ALBA AL TRAMONTO

Durante il digiuno, dall’alba al tramonto, i musulmani si astengono dal consumo di cibi e bevande e dalla pratica di attività sessuali durante gli orari di digiuno. Cibo e bevande sono servite quotidianamente prima dell’alba e dopo il tramonto. Durante questo periodo, il digiuno solitamente include la recita delle preghiere, la lettura del Corano e un crescente impegno nelle opere di bene e nella carità.

Anche in Palestina è stata celebrata la festa di fine Ramadan. Questo rituale è stato celebrato nei rifugi improvvisati a Gaza, ma anche sulle macerie di moschee distrutte dai bombardamenti.

Siti internazionali hanno mostrato, tra le altre, una foto con decine di fedeli che si sono riuniti per pregare presso le rovine della moschea al-Farouk a Rafah, distrutta nello scorso febbraio durante un’offensiva israeliana.

Travolti e uccisi due carabinieri pugliesi

Nel salernitano, un suv, guidato da una trentunenne compie una strage

Nell’incidente hanno perso la vita il maresciallo Francesco Pastore, di 25 anni, e l’appuntato scelto Francesco Ferraro, di 27 anni. Il primo di Manfredonia, provincia di Foggia, l’altro di Montesano salentino, provincia di Lecce. Erano in servizio presso la stazione di Campagna. Celebrati nella loro regione i funerali. Il cordoglio del Capo dello Stato, dei presidenti del Senato e della Camera

 

Un intero Paese piange scomparsa dei due carabinieri travolti e uccisi da un suv alla cui guida c’era una donna di trentuno anni. Nell’incidente hanno perso la vita il maresciallo Francesco Pastore, di 25 anni, e l’appuntato scelto Francesco Ferraro, di 27 anni, entrambi di origine pugliese (il primo di Manfredonia, provincia di Foggia, l’altro di Montesano salentino, provincia di Lecce), in servizio presso la stazione di Campagna, mentre sabato notte erano a bordo sulla Fiat Grande Punto guidata dal maresciallo Paolo Volpe, anche lui di origini pugliesi (Terlizzi, provincia di Bari). Secondo una prima ricostruzione della Polizia stradale riportata dall’agenzia Ansa, l’auto dei carabinieri arrivata ad un incrocio stava svoltando a sinistra. In quel momento una Range Rover, guidata da una trentunenne, Nancy Liliano (a bordo, con lei, una diciottenne), proveniente da destra, li ha centrati in pieno.

Ridotta a un ammasso di rottami l’auto di servizio dei Carabinieri. Morti sul colpo i due militari seduti sul lato passeggero e sul sedile posteriore.

Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti, la Ranger Rover guidata dalla Liliano è finita anche su una terza vettura condotta da un uomo di settantacinque anni. Elementi ulteriori per le indagini potrebbero giungere dall’alcol test e dagli esami tossicologici effettuati sulla conducente del suv.

 

 

MORTI SUL COLPO

Pastore e Ferraro, si diceva, sono deceduti sul colpo, mentre il maresciallo Volpe, alla guida della vettura, rimasto ferito, è stato trasportato all’ospedale di Eboli in prognosi riservata. La donna alla guida del suv è stata accompagnata, insieme con la passeggera diciottenne, all’ospedale di Oliveto Citra. Per l’uomo a bordo dell’altra vettura coinvolta nell’incidente, invece, è stato disposto il ricovero a Battipaglia.

Sei le ambulanze giunte sul posto. Il sindaco di Campagna, Biagio Luongo, informato su quanto accaduto è giunto poco dopo sul posto. Un uomo distrutto, come l’intera comunità di campagna che conosceva i due giovani militari morti in circostanze drammatiche. «E’ un dolore profondissimo – racconta all’agenzia Ansa il primo cittadino – sono rimasto lì, ho assistito, con dolore e impotenza, alle fasi successive di questa immane tragedia: non posso che esprimere la mia vicinanza alla famiglia e all’Arma dei Carabinieri per la perdita di questi due ragazzi; tutta la città di Campagna è sgomenta: una corona di fiori a nome mio, della Giunta e del Consiglio comunale, manifesterà massima vicinanza alle famiglie dei due carabinieri e alle loro famiglie; sempre in accordo con le famiglie e l’Arma, ricorderemo questi due giovani carabinieri».

 

 

LUTTO CITTADINO

Lutto cittadino per il giorno dei funerali a Montesano Salentino (Lecce), dove era nato Francesco Ferraro. Lo ha annunciato dopo poche ore dall’accaduto l’Amministrazione comunale con a capo il sindaco Giuseppe Maglie. Grande dolore anche a Manfredonia (Foggia), città di cui era originario il maresciallo Francesco Pastore. Massimo cordoglio da parte del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha espresso profonda tristezza al comandante generale dei Carabinieri, il generale Teo Luzi. Attestazioni di vicinanza sono giunte anche dai presidenti di Senato e Camera, La Russa e Fontana, dal capo della Polizia, Pisani, da ministri, numerosissimi parlamentari di tutti gli schieramenti.

In Puglia l’ultimo saluto ai due carabinieri. A Manfredonia, in cattedrale, i funerali di Pastore celebrati dall’arcivescovo Franco Moscone. Grande commozione anche a Montesano Salentino, dove i funerali di Ferraro si sono svolti nella chiesa di Maria Santissima Immacolata.