Oscar del Turismo al MArTA di Taranto

Premiato tra le migliori attrazioni al mondo

Il “TripAdvisor Travellers’ Choice Award” è il massimo riconoscimento delle destinazioni turistiche internazionali. Un titolo che celebra i luoghi di cultura e registra ottime recensioni da parte dei turisti nell’arco degli ultimi dodici mesi. Un risultato che la direttrice, Eva degl’Innocenti, ha condiviso con tutto lo staff: «Il patrimonio culturale è un’attrazione imperdibile, tanto che numerosi viaggiatori scelgono o scoprono la città anche grazie al Museo Archeologico Nazionale»

Eva degl'Innocenti e Chiara Ferragni

Eva degl’Innocenti e Chiara Ferragni

Il Museo Archeologico Nazionale di Taranto vince per il secondo anno consecutivo il TripAdvisor Traverlers’ Choice Award per la categoria “Attrazioni del mondo”.

Un successo che rende orgogliosa non solo la Direzione di uno dei principali attrattori turistici pugliesi, ma anche gli stessi tarantini ormai travolti da una “insana”, giustificata passione per il MArTA (acronimo del Museo Archeologico Nazionale di Taranto). Merito della direttrice del Museo, Eva degl’Innocenti, che ha condiviso il successo con il personale della struttura al quale va esteso un successo che equivale all’Oscar del Turismo.

orecchini-navicellaA dare l’annuncio del riconoscimento è stata la stessa Eva degl’Innocenti, a cui l’importante portale statunitense, che comprende oltre duecentomila recensioni di hotel, attrazioni turistiche e più di trentamila dedicate alle destinazioni più belle del mondo.

La piattaforma di guida di viaggio più grande del mondo, ogni giorno informa centinaia di milioni di persone interessate a diventare “viaggiatori migliori”. Dal certosino lavoro svolto da TripAdvisor, dalla pianificazione alla prenotazione fino al viaggio, mediante consigli e opinioni di altri viaggiatori, scaturisce una classifica di alto gradimento. Un indice di grande importanza, considerando poco meno il miliardo di recensioni, un numero pazzesco che fa da guida agli orientamenti di viaggio in quarantatré mercati del mondo e in ventidue lingue.

EVA DEGL’INNOCENTI, IL MOTORE…

«Ringrazio tutto lo staff del Museo Archeologico Nazionale di Taranto per questo importante riconoscimento – sottolinea la direttrice, Eva degl’Innocenti – un riconoscimento conseguito grazie al lavoro di qualità e all’impegno quotidiano di tutto il personale. Il Museo accoglie il visitatore immergendolo nella storia e nella cultura del Mediterraneo dalla Preistoria al Medioevo. Questo emoziona e rende il patrimonio culturale un’attrazione imperdibile, infatti sempre più numerosi viaggiatori scelgono o scoprono Taranto anche grazie al Museo archeologico».

Una esperienza maturata negli anni e un impegno costante che, insieme, hanno condotto il Museo Archeologico Nazionale di Taranto a figurare fra il 10% delle migliori attrazioni mondiali sui profili Tripadvisor. Un riconoscimento, il “TripAdvisor Travellers’ Choice Award”, che equivale all’Oscar delle destinazioni turistiche. Un titolo che celebra i luoghi di cultura o gli ambienti naturali che hanno ricevuto ottime recensioni da parte di viaggiatori provenienti da tutto il mondo nell’arco degli ultimi dodici mesi.

Un risultato raggiunto, si legge in una nota del MArTA, che nei difficili anni della pandemia elogia non solo il meglio della proposta turistico–culturale, ma anche gli elevati standard di sicurezza e la disponibilità della meta turistica prescelta, capace di venire incontro al viaggiatore anche attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie e offerte comunicative e culturali integrate.

MArTAASSE DI SVILUPPO PER TARANTO

«L’effetto attrattore e attivatore del MArTA – prosegue nella sua disamina la direttrice Eva degl’Innocenti – contribuisce allo sviluppo del territorio: ora si tratta di dare sempre più forza e sostanza ad una filiera turistica che può certamente costituire un asse di sviluppo per Taranto e per il territorio».

MArTA Tripadvisor Travelers Choice 1Il MArTA è uno scrigno di tesori e di testimonianze del passato che raccontano la storia della città e del suo territorio. Alcuni di questi reperti, particolarmente significativi, sono diventati quindi punto privilegiato di sosta e approfondimento per tutti i visitatori.

Il Museo restò chiuso nei primi Anni Sessanta per lavori di ampliamento e riordino. A completamento dei lavori, il 4 aprile 1963 l’edificio fu inaugurato alla presenza del Presidente della Repubblica, Antonio Segni, che espresse compiacimento per l’ampiezza della raccolta dei reperti archeologici e per la loro suggestiva sistemazione attraverso il Ministro della Pubblica istruzione di allora, Luigi Gui.

Chiuso nuovamente per essere sottoposto a lavori di restauro dal mese di gennaio del 2000, fu mantenuta un’esposizione parziale a Palazzo Pantaleo, nel cuore del Borgo antico, il Museo riapre al pubblico il 20 dicembre 2007, dopo una serie di interventi di rinnovamento, ampliamento e restauro. Grazie al costante impegno della direttrice Eva degl’Innocenti e del personale del MArTA, il piano rialzato del MArTA oggi è utilizzato per esposizioni temporanee e convegni.

Il primo piano ospita la sezione greco–romana inerente alla società tarantina. Il secondo piano, inaugurato nell’estate del 2016, ospita, invece, la sezione preistorica del Paleolitico e dell’Età del Bronzo riguardante l’intero territorio pugliese.

«Matrimoni di lusso e paghe da fame»

Due camerieri, marito e moglie, fuggiti alla prima occasione

«Non era più il caso di restare», dicono Fabio e Annamaria, due ragazzi che se ne infischiano dell’anonimato. «Cosa possono farci, ora: non appena abbiamo ricevuto una raccomandata per un posto fisso a scuola, abbiamo lasciato tutto e venuti “su”, al Nord: altra storia…». Un uomo anziano. «Zero contributi e niente pensione, la più grande sciocchezza che io abbia commesso è stato lavorare a nero e non reclamare i miei diritti»

Foto Investire Oggi

Foto Investire Oggi

In queste settimane, sollecitati dal nostro direttore, prima per il Domenicale, successivamente per rispondere al nostro lavoro, dunque, approfondire su un tema che sta a cuore a molti giovani, ci siamo lanciati alla scoperta di nuove storie. Abbiamo, per esempio, intervistato ragazzi che dietro un nome fittizio ci hanno confessato di un lavoro a cinque euro al giorno, tanto da intitolare il servizio “Generazione cinque euro”. C’è da vergognarsi, ragazzi che lavano le scale; lavorano in un esercizio di gastronomia da asporto, qualche volta al banco, il più delle volte in cucina (durante la pausa: bottiglietta d’acqua e metà porzione di un qualsiasi “piatto” a proprie spese); chi, invece, lavora in un ristorante. Chi ebbe il coraggio di confessarci – perché molti non lo fanno, temono il licenziamento o il timbro di “infame” – è, purtroppo, in ottima compagnia. A decine le storie di gente incontrata per strada, al ristorante. Si capisce dall’espressione che hanno questi ragazzi. «Si vede, dotto’?», anticipa Antonio, quando avverte solidarietà, «è da stamattina che sto in piedi, non ho avuto il tempo di andare a casa: stasera, se tutto va bene, mi faccio una doccia e metto i piedi a bagno: ti coprissero di soldi, almeno, alla fine sei tu che ci rimetti».

Il ragazzo, ventitré anni, è veramente arrabbiato. «Ho tutti contro, perfino mio padre», dice, «secondo lui devo farmi le ossa, fare esperienza, solo così potrò avere mercato un domani, ma non credo più alla befana…». Frasi brevi, fra una portata e l’altra. Abbassa il tono della voce, si guarda intorno, per vedere se il titolare sta guardando o il caposala si sta avvicinando. «Ci sono le telecamere, abbiamo subito una rapina mesi fa, così dopo quanto accaduto hanno installato un servizio di controllo: i rapinatori si portarono via anche le nostre mance, andassero al diavolo anche loro! Capisco la disperazione, ma pescare nel contenitore delle mance, portarci via una manciata di euro, che vergogna…».

Foto Cofcommercio.it

Foto Cofcommercio.it

INTERNET E FANPAGE…

Abbiamo dato un’occhiata su internet. Purtroppo, è sempre questo angolo d’Italia a rimetterci la faccia, nonostante imprenditori accettino la sfida del rilancio del Sud. C’è concorrenza sleale, mancano i controlli, il mercato lo fanno i prezzi. «Non capisco come pratichino certi sconti – ci diceva, settimane fa, il presidente di Confcommercio, Leonardo Giangrande – quando vi assicuro che gestire un’attività ha costi proibitivi ed altri, gente che evidentemente che se ne infischia delle regole, fanno una politica dannosa per se stessi e per gli altri: gente a nero, pagata male, servizio approssimativo, cibi non proprio al top per tenere i prezzi bassi; tanto, questo è il ragionamento che non condividiamo, in estate stanno a pensare al mare, alle spiagge…».

Ma c’è anche la storia di Fabio. Ha scritto a Fanpage.it, sito che ha spesso posto l’accento con molta attenzione, ai tempi del lavoro. Anche noi usiamo nomi fittizi, perché nessuno si sente al sicuro. La parola del cronista che sa tenere il segreto professionale non basta. Così Fabio scrive che «anche io, come molti del Sud ho dovuto emigrare al Nord per lavoro; l’ho fatto a malincuore, ho lavorato diversi anni come cameriere in ristoranti di lusso – e da queste parti ce ne sono tanti… – in cui si tenevano grandi eventi come matrimoni e comunioni: firmavo una busta paga di milleduecento euro ma ne guadagnano appena quattrocento e la cosa peggiore è che tutto mi sembrava maledettamente normale».

Foto Matrimoni.com

Foto Matrimoni.com

STORIE DI TUTTI I GIORNI

Quante storie simili. Ma non c’è fine alla vergogna. Un uomo anziano. «Io e mio marito camerieri per passione, ma ora quel lavoro è una rovina per la nostra famiglia; per lavorare ho ignorato tutti i miei diritti: ho settantuno anni e sono senza contributi senza pensione».

Una Puglia ricca di queste aziende, sale per ricevimenti, complessi eleganti che ostentano uno sfarzo incredibile, ma dietro le loro facciate si consumano drammi umani di lavoratori sfruttati che solo a pensarci fanno venire i brividi.

«Quando andava bene – riprende Fabio, parlando della sua esperienza – lavoravamo per i matrimoni dalle nove del mattino a poco prima di mezzanotte: tutti i giorni tranne uno e mezzo a settimana: milleduecento euro al mese per un totale di più di settanta ore settimanali e per un compenso di meno di quattro euro l’ora. Vi rendete conto? Zero ferie pagate e con tutti i compensi accessori calcolati sulla base di 40 ore e quindi ridotte di circa la metà».

«Passavamo tutto il tempo in piedi, vestiti con giacche e cravatte per molte ore sotto il sole che lì, al Sud, supera i quaranta gradi: mia moglie in questa attività ha riportato vertebre schiacciate da questo lavoro, io anche ho cominciato a rovinarmi la schiena. Poi, per fortuna, ho ricevuto una chiamata dalla scuola, un posto in un istituto comprensivo al Nord, e siamo letteralmente fuggiti, senza pensarci due volte. A noi è andata bene…».

Non solo fanpage.it . Anche noi facciamo informazione, teniamo vivo l’interesse nei confronti dei ragazzi extracomunitari, quelli che lavorano nei campi, ma anche del sociale, dei nostri stessi ragazzi che subiscono la spregiudicatezza di chi si fa passare per imprenditore. Finalmente si parla di queste storie, finalmente qualcuno si interessa.

«Potrei raccontare mille episodi – conclude Annamaria – di una certa sudditanza, ricatti giornalieri, continue vessazioni e corruzione, politica, all’interno di queste attività: le paghe basse e gli orari assurdi sono solo la punta del male, sotto c’è, purtroppo, tanto altro ancora. Sarebbe bello che qualcuno cominciasse a scavare…».

Premio Strega a Mario Desiati

Lo scrittore martinese vince il più prestigioso premio per la letteratura

Quarantacinque anni, è entrato a far parte dell’Albo d’oro con Dacia Maraini, Umberto Eco, Primo Levi, Alberto Bevilacqua, Natalia Ginzburg, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Dino Buzzati, Mario Soldati, Alberto Moravia, Cesare Pavese ed Ennio Flaiano. Quasi da subito il favorito, l’autore ha dedicato la vittoria a due conterranei scomparsi: Mariateresa Di Lascia e Alessandro Leogrande

Foto La Repubblica

Foto La Repubblica

Con 166 voti sui 537 totali lo scrittore martinese Mario Mario Desiati ha vinto il Premio Strega 2022 con il romanzo “Spatriati” (Einaudi). Nella cerimonia di votazione svoltasi nella serata del 7 luglio al “Ninfeo di Villa Giulia” a Roma, trasmessa in diretta su RaiTre, movimentata da un improvviso temporale, Desiati ha conseguito il primo posto della classifica anche grazie ai voti, tra gli altri, dei giudici cosiddetti Amici della domenica. Desiati, che ha dedicato la vittoria a due conterranei scomparsi, Mariateresa Di Lascia e Alessandro Leogrande, era sembrato quasi da subito il favorito. Ma ha dovuto battere la concorrenza di ben altri sei autori e autrici (quest’anno eccezionalmente in finale non la tradizionale cinquina, ma un gruppo di sette scrittori).

Dopo Desiati, secondo posto per Claudio Piersanti con “Quel maledetto Vronskij” (Rizzoli) e terzo per Alessandra Carati con “E poi saremo salvi” (Mondadori). A seguire, Quarta con 62 posti è arrivata Veronica Raimo (“Niente di vero”, Einaudi), vincitrice del premio Strega Giovani e Strega Off. A seguire, Marco Amerighi (“Randagi”, Bollati Boringhieri), Fabio Bacà (“Nova”, Adelphi) e Veronica Galletta (“Nina sull’argine”, Minimum Fax).

“Spatriati”, si diceva, aveva convinto fin dalla sua uscita (aprile dello scorso anno), tanto il pubblico quanto la critica. Protagonisti della storia, due personaggi in qualche modo irregolari, irrequieti, opposti: Francesco e Claudia. Lui insicuro, lei ribelle, si conoscono tra le aule del liceo di Martina Franca e crescono poi legatissimi, bruciando la loro giovinezza tra aneliti incompiuti e slanci inaspettati di vitalità, sperimentando poi fluidità e sessualità in una Berlino liberatrice ma anche accentratrice.

Foto Fanpage

Foto Fanpage

ORGOGLIOSI DI MARIO

C’è più di un motivo per andare orgogliosi del successo registrato l’altra sera, il 7 luglio scorso, dallo scrittore martinese Mario Desiati, vincitore del Premio Strega con il titolo “Spatriati”. Quarantacinque anni, originario di Martina Franca (Taranto), in precedenza aveva pubblicato, fra gli altri, i seguenti titoli: “Il libro dell’amore proibito” (Mondadori 2013) e “Mare di Zucchero” (Mondadori 2014). Per Einaudi, “Candore” (2016) e, appunto, “Spatriati” (2021). Per rendere l’idea del Premio più ambito nella letteratura italiana, insieme al Premio Bancarella, prima di Desiati avevano vinto, andando a ritroso, Sandro Veronesi, Margaret Mazzantini, Dacia Maraini, Enzo Siciliano, Pietro Citati, Goffredo Parise, Umberto Eco, Primo Levi, Alberto Bevilacqua, Giovanni Arpino, Natalia Ginzburg, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Carlo Cassola, Dino Buzzati, Elsa Morante, Mario Soldati, Alberto Moravia, Cesare Pavese, Corrado Alvaro e Ennio Flaiano. Solo per citarne alcuni. Dopo la vittoria al Premio Strega 2022, Desiati partirà per un tour di incontri che lo porterà a Lonato del Garda, Roma, Vieste, Isola d’Elba, Lecce, Cortina e Benevento, mentre la sua storia attende di avere una nuova vita, dato che i diritti del romanzo sono stati acquistati da Dude per realizzarne un film.

Il premio, conferma una nota del Premio Strega, è stato consegnato da Giuseppe D’Avino, presidente di “Strega Alberti Benevento”, azienda che fin dalla prima edizione sostiene l’organizzazione del riconoscimento letterario.

DIRETTA SU RAITRE

La serata, trasmessa in diretta televisiva da RaiTre, è stata condotta da Geppi Cucciari. Il seggio di voto è stato presieduto da Emanuele Trevi, vincitore del Premio Strega 2021. Sono intervenuti Giovanni Solimine e Stefano Petrocchi, rispettivamente presidente e direttore della Fondazione Bellonci, Lorenzo Tagliavanti e Pietro Abate, rispettivamente presidente e segretario generale della Camera di Commercio di Roma, la cui azione da sempre è finalizzata a creare un contesto territoriale dall’alto livello di vitalità creativa e culturale: un’azione che si concretizza nel sostegno alle più importanti iniziative culturali come il Premio Strega.

Nel corso della cerimonia Flavia Mazzarella, presidente di BPER Banca, ha consegnato agli autori finalisti un riconoscimento speciale. Si tratta della scultura del giovane artista ucraino Taras Halaburda, allievo dell’Accademia di Belle Arti di Sassari, vincitore della quinta edizione del concorso di idee indetto da BPER Banca per la creazione di una scultura ispirata al mestiere di scrivere e all’importanza della promozione della lettura. L’opera realizzata è una macchina da scrivere in bronzo con i tasti che riportano la scritta Premio Strega.

La giuria del Premio è composta da 400 Amici della domenica a cui si aggiungono 220 voti espressi da studiosi, traduttori e intellettuali italiani e stranieri selezionati da oltre 30 Istituti italiani di cultura all’estero, 20 lettori forti e 20 voti collettivi espressi da scuole, università e gruppi di lettura, tra cui i circoli costituiti presso le Biblioteche di Roma.

Foto Il Riformista

Foto Il Riformista

GIURIA E TOUR PROMOZIONALE

Tra i nuovi giurati, entrati quest’anno fra gli Amici della domenica, gli scrittori Andrea Bajani, Donatella Di Pietrantonio, Claudia Durastanti, il giornalista e scrittore Giovanni Grasso, la giornalista e scrittrice Simonetta Sciandivasci, Teresa Cremisi e Roberto Colajanni, rispettivamente presidente e direttore editoriale della casa editrice Adelphi, Francesco Anzelmo, direttore editoriale della Mondadori, e Chiara Sbarigia, presidente di Cinecittà.

Mario Desiati è già stato ospite venerdì 8 luglio a Lonato del Garda (Fondazione Ugo da Como). Il suo breve tour di presentazioni del libro vincitore del Premio Strega, proseguirà in diverse località italiane particolarmente attive sul territorio nella promozione della lettura: martedì 12 luglio a Roma, Letterature Festival (Stadio Palatino); venerdì 22 luglio a Vieste (Festival Il libro possibile); venerdì 29 luglio a Marciana Marina (Isola d’Elba); domenica 7 agosto a Lecce (Chiostro degli Agostiniani); sabato13 agosto a Cortina (Una montagna di libri); da giovedì 25 a mercoledì 31 agosto, prenderà parte a Benevento Città Spettacolo.

La LXXVI edizione del Premio Strega è stata promossa dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e da Liquore Strega con il contributo della Camera di Commercio di Roma e in collaborazione con BPER Banca, Media Partner Rai, sponsor tecnico IBS.it.

Tartaruga, sbuca e “depone”

Miracolo della natura a Torre Ovo, due passi da Taranto

Uscita dall’acqua, ignara dei bagnanti, ha fatto il suo lavoro di mamma. Un fazzoletto di sabbia, una buca nella sabbia e via. Video, foto, selfie, solita “compilation” per i social. L’animale, della specie caretta-caretta, ha poi fatto marcia indietro ed è rientrato in acqua

Foto QuiCosenza.it

Foto QuiCosenza.it

Un medico prestato alla politica “scherzava” i suoi avversari impegnati nei temi ambientali. “Questa notte una decina di perditempo si darà appuntamento su una spiaggia della nostra Litoranea per ammirare la schiusa delle uova di tartaruga”. Risatona, la sua, l’unica, mai accompagnata da una misera spalla, che lo sostenesse in una tesi sulla quale c’era poco da ridere. Ma andava così. Ora il medico-politico non siede più fra i banchi dell’emiciclo comunale, per la gioia degli altri consiglieri e degli “ambientalisti” (non necessariamente “verdi”) e forse dei suoi stessi pazienti, considerando il suo status di pensionato.

Introduzione pigra, lo ammettiamo, ma ogni tanto vale la pena fare una digressione, purché breve. Se non altro per segnalare che non siamo tutti uguali e che esiste una “minoranza dannosa”, a prescindere.

Dunque. Veniamo allo spettacolo straordinario offerto dalla natura in questi giorni, nonostante il genere umano si impegni affinché momenti simili diventino sempre più rari. Torre Ovo, Marina di Torricella, sul litorale ionico, dunque non lontano da Taranto. Sotto gli occhi increduli dei bagnanti sbuca dal mare una tartaruga della specie caretta-caretta, da queste parti diffusa, se non fosse che anche questo genere corre il rischio di estinzione o, comunque, di contenimento nella nascita di nuovi esemplari.

Foto Puglia.com

Foto Puglia.com

DUE SPETTACOLI IN UNO…

Spettacolo nello spettacolo. Vedere quell’animale così robusto, nella sua lenta andatura fare un passo dopo l’altro trascinandosi in spiaggia, per compiere uno dei miracoli della natura: scavare e depositare le uova. Letteralmente indisturbata, la tartaruga, come se intorno a lei, splendida creatura marina non ci fosse nessuno, mentre il numero di bagnanti si moltiplicava per la solita rassegna di selfie. Solita storia dei social: chi può fermarli. Nessuno, come del resto, la natura. Così quella tartaruga ha fatto tutto quello che spetta a una mamma coscienziosa: scavare una fossa profonda e depositare il “frutto” del suo amore.

Dopo aver compiuto il suo dovere materno, la tartaruga, con la stessa, lenta eleganza, si è girata e un passetto dopo l’altro è tornata in acqua. Adesso tocca ai piccoletti fare in modo che nei prossimi giorni schiudano le uova e ripopolino il nostro mare. Facendo ovviamente attenzione ai predatori che non aspettano altro che questi piccoli animaletti indifesi provino a guadagnare di corsa il mare.

Fra i bagnanti, ci segnalano: un ispettore di Polizia del Commissariato di Grottaglie, che prima ha fatto rispettare la distanza dall’animale per evitare che la mania di foto, video e selfie, più che indispettire, lo disturbasse nello svolgimento della sua importante missione.

Foto Salerno Today

Foto Salerno Today

DOTTO’, TROVI UNA “SCHIUSA”

Il poliziotto, libero dal servizio, come gli altri bagnanti ha osservato la scena, rapito dal miracolo, senza però intervenire per non disturbare la “mamma”, intenta a sotterrare in un fazzoletto di sabbia le uova con dentro i suoi futuri piccoli.

Lo stesso ispettore e alcuni bagnanti si sono attivati nel contattare il personale del Wwf di Taranto, da anni impegnato nella protezione della specie, così quel tratto di spiaggia è stato recintato a salvaguardia delle uova e, dunque, dei giovanissimi esemplari della specie caretta-caretta.

La tartaruga comune o tartaruga caretta (caretta caretta) è la tartaruga marina più comune del mar Mediterraneo, ma fortemente minacciata in tutto il bacino del Mediterraneo. Dunque, se qualcuno ha tempo e rispetto degli animali, si organizzasse pure per assistere alla schiusa delle uova di tartaruga, assicurandosi di tenere alla larga qualche politico dalla risata facile e dalla scarsa responsabilità nei confronti della natura.

«Grazie al mio angelo custode»

Sonia, viva per miracolo alla sciagura della Marmolada

«Avevo visto il ghiacciaio malmesso», ha dichiarato alla stampa, ma nulla faceva presagire che potesse venire giù e mietere vittime. «Dovevo andarci, ero stata in escursione il giorno prima, poi all’ultimo momento ho rinunciato». Infine, «non voglio aggiungere altro, devo solo ringraziare la buona stella che mi ha trattenuto “quaggiù”»

«E chi ti dice sia una sfortuna?». Soleva dirlo il grande Eduardo De Filippo, uno dei più grandi del nostro teatro, filosofo e anche drammaturgo, specie nel periodo in cui cominciò ad osservare “le voci di dentro”, insieme con Luigi Pirandello con il quale si confronterà spesso nella seconda parte della sua attività autorale. «Mi sarebbe tanto piaciuto seguire il gruppo nell’escursione sulla Marmolada, accidenti!», potrebbe essere stata una delle frasi di disappunto di qualcuno che avrebbe voluto seguire quella cordata superiore alla decina di persone. Invece, eduardianamente: «E chi ti dice sia una sfortuna?».

E’ andata così. Al momento di scrivere, sono nove le vittime certe (poche ore fa rinvenuti i resti di due altri escursionisti) della spedizione sulla Marmolada che ha tinto la neve di rosso-sangue. Il distacco di un ghiacciaio precipitato verso valle con spinta e potenza esagerate, ha provocato numerose vittime. In questi giorni, si confortano i parenti delle vittime, si prova a capire come possa essere accaduta una sciagura simile, se non ci fossero stati nel frattempo segnali che lasciavano intuire che prendere quella strada che portava alla morte, poteva essere molto rischioso.

PERICOLO SOSPESO NEL VUOTO

Qualcuno non era un professionista, fra loro c’erano guide di grande esperienza. Dunque, togliamoci di mente la domanda che da giorni rimbalza da un giornale all’altro, da un tg a un radiogiornale: inesperti sì, ma sprovveduti nemmeno a parlarne. Dunque, una donna, viva per miracolo, Sonia Bonizzi, in questi giorni ha raccontato alla stampa, dal mattino al Messaggero, proseguendo con Vanity Fair, la sua storia. Viva per miracolo, sì. Avesse anche lontanamente intuito il pericolo, Sonia avrebbe scoraggiato i compagni. Quel ghiacciaio, appena ripercorso con la memoria ha sicuramente qualcosa di inquietante, ma non tale da lasciar presagire un pericolo mortale.

Dunque, Sonia. Non ha ringraziato buon senso o fortuna, come ha riportato Il Mattino. La donna ha chiamato in causa la propria buona stella, per la scelta di non salire in Marmolada domenica mattina. Ha fatto un post pubblicato sul proprio profilo Facebook, nella stessa serata di domenica. «Oggi devo ringraziare il mio angelo custode», il testo pubblicato sul social media. Sonia ha subito scritto anche ai molti che le chiedevano informazioni e poi alle telefonate dei giornalisti, fra queste quella di Maurizio Ferin.

ERANO QUASI LE NOVE…

«Ieri mattina ero proprio lì sotto, poco prima delle 9. È da tanto che voglio salire in Marmolada – ha risposto Sonia – Affronto spesso queste montagne, sabato ero andata sul Sassongher, quasi a quota 2700 metri, una vetta delle Dolomiti di Gardena, sopra Corvara».

E invece. «Già dal parcheggio, ad Alba di Canazei, si notavano le condizioni del ghiaccio. Un ghiaccio come mai si era visto prima. Non almeno in questa parte dell’anno: di solito appare così a fine stagione». Altra riflessione resa al cronista del quotidiano napoletano. «Guardando in alto, anche dopo la tragedia, la parte destra sembra poter venir giù. Infatti hanno chiuso tutto. Lo scorcio che si vede, in cima, è impressionante».

Poi i primi agghiaccianti segnali. «Attorno alle 13.30, le 14, ho visto gli elicotteri: in quel momento ho pensato che potesse essere accaduto qualcosa di veramente brutto. Raggiunto il Rifugio Ciampac, le prime dolorose certezze: ci è stato chiesto se avevamo sentito cos’era accaduto». Ed è stato in quel momento che il pensiero è andato all’“angelo custode”, le fa notare il collega. «Frequento questi luoghi da anni. Non posso che ripetere quanto scritto su Facebook, non mi va di parlarne troppo: posso solo ringraziare il mio angelo custode».