«Abbattiamola, anzi no!»

Jj4, l’orsa che avrebbe aggredito e ucciso un “runner”

La vicenda diventa una passerella mediatica. Sfilano tutti: conduttori, politici e medici. Il presidente della Regione è per la soppressione dell’animale. Con un documento l’Ordine dei veterinari esprime riserve. Gli abitanti, intanto, vivono nel terrore di un ripopolamento sfuggito di mano ai controllori

 

Trentino, i veterinari contro l’eutanasia di Jj4, Fugatti firma il decreto di abbattimento dell’orso Mj5, scrive Repubblica in uno dei suoi interessanti reportage sulla vicenda dell’orsa che avrebbe – anche gli animali hanno diritto alla presunzione di innocenza – aggredito e ammazzato un uomo.

Dura presa di posizione dell’Ordine della Provincia autonoma, scrive il popolare quotidiano. «Non provocheremo – riporta nelle pagine a cura della Redazione cronaca – la morte dell’orsa, con Fugatti nessun confronto. Si sollecitano i colleghi di non assumere alcuna iniziativa che possa causare il decesso dell’animale». Le critiche al presidente: «Contrariamente a quanto lasciato intendere, non vi è stato alcun confronto né con il presente Ordine, né con altri professionisti veterinari delegati in materia, e pertanto non può esserci stata alcuna condivisione sul parere espresso dal governatore».

Non è finita, anzi. E’ appena cominciato il tam-tam mediatico. Ci piacerebbe conoscere chi – in questa storia, che vede sul “banco degli imputati” un’orsa che fa l’orsa, cioè che difende i suoi due piccoli – tiene davvero alla pelle dell’animale, chi invece approfitta del solito can-can mediatico (televisivo in particolare) per farsi un nome e, perché no, un cognome.

 

 

CAN-CAN MEDIATICO

Ci fiondiamo sull’argomento alla luce di quanto accaduto l’altro pomeriggio in tv quando, nella stessa fascia d’ascolto Raidue, Retequattro e La7, si contendevano argomenti e si davano battaglia all’ultimo ascoltatore. Quando si tratta di agitare le acque, soffiare su un evento che potrebbe garantire ascolti e divisioni, siamo tutti bravi. Così un normale pomeriggio di informazione si trasforma in un confronto come fosse copiato con la carta-carbone di un tempo.

Insomma, Italia: tutto quanto fa spettacolo. Un tempo, parliamo di una tv che cominciava a sdoganare la cronaca come uno show per teleutenti, questo era pressappoco lo slogan che accompagnava la presentazione di un programma televisivo che, fra l’altro, nel giro di poco fece talmente tanti ascolti che dopo appena due edizioni fu cancellato dal palinsesto di Raidue. Nel nostro paese, accade questo e tanto di più. Forse già allora, evidentemente, avevano fiutato che quel programma poteva essere l’embrione – un po’ come la storia di “Portobello” – di tanti altri programmi, visti gli spunti che offriva.

Dopo gli appelli degli animalisti, è toccato ai veterinari del Trentino prendere posizione schierarsi contro l’abbattimento di Jj4, l’orsa incriminata. «Si sollecitano i colleghi professionisti addetti a vario titolo, e iscritti all’Ordine della provincia di Trento, di non assumere iniziative che possano provocare la morte del soggetto in questione per eutanasia, se non in precedenza concordata con il presente Ordine». Lo riporta una nota dell’Ordine dei veterinari della Provincia di Trento circa l’abbattimento dell’orsa che avrebbe aggredito mortalmente il runner Andrea Papi, prevista da un’ordinanza (sospesa dal Tar di Trento) a firma del governatore Maurizio Fugatti.

 

 

VETERINARI: «JJ4 NO VA ABBATTUTA»

«A tutela e garanzia delle figure professionali della categoria dei medici veterinari della provincia – precisa il documento espresso dall’Ordine – e contrariamente a quanto lasciato intendere in occasione della conferenza dal presidente Fugatti, non vi è stato alcun confronto né con il presente Ordine né con altri professionisti veterinari delegati in materia, e pertanto non può esserci stata alcuna condivisione sul parere espresso dal governatore».

La storia è complicata, l’orsa – mentre scriviamo – è tenuta sotto osservazione, mentre i suoi due piccoli, sono stati lasciati in libertà (sarebbero capaci di autosostenersi, dicono…). Intanto, l’Agenzia giornalistica Agi scrive che il Tar di Trento ha accolto, in via interinale, il ricorso presentato da Lav e Lac per l’annullamento dell’ordinanza contingibile e urgente di abbattimento dell’orso Jj4, in attesa dell’acquisizione del fascicolo processuale da parte della Provincia di Trento, dei referti sanitari sulle cause del decesso e sulla tipologia delle ferite trovate su Andrea Papi e delle analisi riferite all’individuazione dell’esemplare responsabile dell’aggressione.

Detto del rispetto del dolore per i congiunti del runner e del grave dispiacere per la vittima dell’aggressione, un’idea su come potrebbe andare a finire la vicenda ce l’abbiamo. Ma ne scriveremo ancora più avanti, quando il fumo si dissiperà e ci lascerà vedere stavolta, in modo più chiaro, cosa possa aver partorito la mente umana. Qualcuno, nel tran-tran generale si lascia sfuggire una considerazione legittima: troppi orsi in quel bosco, il loro moltiplicarsi è sfuggito al controllo dei “controllori” che avevano ripopolato la zona boschiva del Trentino con degli orsi catturati e tradotti in Italia. Gli abitanti della zona, a ragione, hanno non una ma cento paure. Insomma, al centro di questa storia ci sarebbe come sempre l’uomo che si fa venire in mente brillanti idee. E quando, queste, le idee, gli sfuggono di mano non trova altro rimedio che risolvere il problema alla radice. Alla prossima. 

«Pino Daniele mi ha insegnato: massimo rispetto per chi è diverso»

Joe Barbieri in concerto a Taranto

«Devo tutto al grande cantautore napoletano, che trovò interessanti i miei “provini”. Mi ha insegnato rispetto per chiunque e qualsiasi cosa, e trasmesso curiosità per tutti i generi musicali. Eseguire le mie canzoni con un’orchestra è un sogno. Oggi scrivo brani orchestrali, mi piacerebbe che il cinema si accorgesse di me»

 

Joe Barbieri protagonista con l’Orchestra della Magna Grecia dello spettacolo “Tratto da una notte vera: trent’anni suonati”. A Taranto per una tappa del tour del grande cantautore napoletano, pupillo dell’immenso Pino Daniele, che sta toccando numerose città italiane.

A Taranto, Barbieri, cinquant’anni non ancora compiuti, realizza un sogno. «Suonare le mie canzoni accompagnato dalla straordinaria Orchestra della Magna Grecia diretta dal Maestro Angelo Nigro – dice il cantautore – è il grande regalo che la mia vita professionale sta per farmi: sarà come realizzare un grande sogno, quello che di solito la stampa ti fa sfilare dal proverbiale cassetto; eseguire il mio repertorio in versione sinfonica, non mi era mai accaduto; certo, in studio mi era già successo, ma in concerto ancora no: questo tour senza soste mi vede in quartetto, talvolta in versione minimale insieme con contrabasso; suonare è sempre un piacere, farlo insieme con decine di professori sarà emozione allo stato puro».

Un tour, un quartetto. «A Taranto, con l’Orchestra della Magna Grecia diretta da Nigro, sarò accompagnato da Pietro Lussu al pianoforte, Luca Bulgarelli al contrabbasso e Bruno Marcozzi alla batteria e percussioni. Ci sono anche io, in sostanza un quartetto prestato alla musica leggera: in alcuni posti ho anche suonato da solo o con Daniele Sorrentino al contrabasso», ha raccontato anche in una intervista rilasciata a Radio Cittadella.

“Tratto da una notte vera” è il tredicesimo album del musicista napoletano che contiene oltre ad una ispirata e rinnovata fotografia del meglio del repertorio del suo repertorio anche tre nuove tracce: due nuove canzoni, “Retrospettiva Futura” e “Maravilhosa Avventura” e una densa rilettura di “Dettagli”, un classico della musica internazionale firmato da Roberto Carlos e Bruno Lauzi e portato al successo da Ornella Vanoni.

 

 

Trent’anni suonati. «E’ un traguardo con tanta luce, un percorso fatto di momenti bellissimi e ricadute, perché servono anche queste, anche se della mia vita professionale non cambierei una sola virgola. “Tratto da una notte vera” non è uno sguardo al passato, fatto con nostalgia o sottile malinconia, ma una festa da cui ripartire per i prossimi trent’anni».

Rigore calciato a porta vuota, poi parliamo del suo Napoli. L’artista che ha segnato la sua vita professionale. «Facile, Pino Daniele. Sfido qualsiasi napoletano, anche solo ascoltatore a dire il contrario: Pino ha fatto ricca di musica e sentimenti un’intera città. Mi ritengo fortunato non solo per averlo conosciuto, ma per aver goduto subito della sua stima. Ero ragazzino, non avevo ancora finito le scuole superiori, quando lui cominciò ad interessarsi alle mie prime canzoni: c’era passione, ma a queste mancava ancora l’anima: io non le consideravo belle, ma Pino nella mia scrittura, nel modo di cantarle vide qualcosa che io non avevo ancora realizzato. Così, dopo gli esami di maturità – prima la scuola, una delle condizioni poste dallo stesso Pino – entrai in studio».

Un momento che ricorda in particolare. «Di sicuro trovarmi, giovanissimo, al cospetto di Pino, poi una data scolpita nella mia mente: 7 ottobre 1982, Festival di Castrocaro, il mio debutto nella canzone; rischiavo di giocarmi la stima del mio Maestro, andò bene, si complimentò: appena maturato, il suo abbraccio fu la mia laurea».

A Pino va tutta la sua riconoscenza. «Massima riconoscenza, come musicista, ma anche come napoletano: non era necessario che ti spiegasse, ti insegnava con gli accordi, le parole: ho nel dna il suo suono, con una mia band rifacevo le sue canzoni. Fra le cose che mi ha insegnato: la disponibilità nei confronti del diverso. Musicista curioso, attento, anche se lontano dalla sua matrice, si misurava con altri suoni che mescolava con la sua musica. Ecco, questa è una cosa che provo a fare anche io».

 

 

Detto del grande Pino, un ricordo prezioso. «Più o meno recente, non a caso celebrato lo scorso 7 ottobre a Napoli, al trentesimo compleanno della mia attività artistica: il giorno della pubblicazione del mio ultimo album, sembrava una festa; vennero a trovarmi Mario Venuti, Tosca, Nino Buonocore ed altri. Concerto lunghissimo, fatto di duetti, alcuni studiati, altri improvvisati. Dovessi sintetizzare la mia carriera, quella è una foto che rappresenta il mio percorso artistico».

E veniamo al Napoli. «Un passo per volta, mai pronunciarsi prima che le cose avvengano; la scaramanzia è la nostra filosofia, io stesso non sarei quello che sono se non avessi fatto un passo per volta per compiere voli pindarici: ecco perché non cambierei un solo passaggio compiuto nel mio lavoro».

Il pubblico. «Quando vedi che una tua canzone finisce nella vita di qualcun altro, ogni volta è come se assistessi a un piccolo miracolo, tanto che pensi quanto sia bello fare questo mestiere».

Il programma del concerto. «Una carrellata sul mio percorso. Non vedo l’ora di unirmi all’Orchestra della Magna Grecia per le prove. Sarà una notte piena di poesia nel corso della quale dovrò tenere alta la concentrazione, già mi vedo rapito come dal Pifferaio magico dei fratelli Grimm: quando partirà l’orchestra mi troverò in un sogno».

I suoi progetti futuri coincidono in qualche modo con questa sua esperienza. «Scrivo musica, in questo periodo sto provando a scrivere per orchestra, ma anche brani strumentali; mi piacerebbe comporla e regalarla al cinema, altra mia grande passione».

Puglia, quanto sei buona!

Ristoranti e masserie della nostra regione

Bella e impossibile. C’è da diventare matti per la bontà della gastronomia e i luoghi nei quali sorgono straordinari attrattori. Turisti di tutta Italia, unitevi! Al coro, evidentemente, di chi dall’estero ha incoronato la cucina pugliese come la regina della tavola

 

C’è un sito, tourismitalia.it, particolarmente attento alle dinamiche della gastronomia italiana. Ma anche delle sue bellezze. Noti i suoi reportage, utili agli addetti ai lavori, sempre sul pezzo, ma in particolare ai turisti. Quando, infatti, si tratta di scegliere una meta per trascorrere le proprie vacanze, gli italiani che vogliono essere indirizzati da chi ci si può fidare, il più delle volte fanno ricorso a siti qualificati. Uno fra quelli di punta, sicuramente tourismitalia.it . E’ uno strumento di consultazione che non ha bisogno della nostra promozione, tanto è consultato, però quando al centro di una delle sue ultime radiografie c’è di mezzo la nostra Puglia, bene, il punto di vista cambia.

Dunque, qual è l’ultima indagine svolta dal popolare sito italiano per turisti (molto cliccato anche all’estero): mettere in fila quei ristoranti che, in fatto di accoglienza e sapori, se la giocano all’ultima forchettata. Così da questa classifica stellata ne viene fuori una bella fotografia che descrive bellezze e bontà di una regione così lunga e sterminata. “Paesaggi incantevoli, villaggi pittoreschi sulla costa e vasti vigneti – scrive tourism.it – questi sono alcuni dei punti di forza della Puglia: centinaia di ristoranti deliziosi”, fra questi un po’ di brand che più di altri meritano un posto al sole.

 

 

E VAI CON LA BELLEZZA…

Grotta Palazzese, a Polignano, per esempio – segnala tourismitalia.it – viene considerato uno dei dieci ristoranti più esotici al mondo. Situato all’interno di una grotta, da qui si può ammirare una vista spettacolare sul Mare Adriatico. Un paradiso quando il sole sorge e tramonta, una vista mozzafiato indimenticabile. Borgo Egnazia, tempio del lusso, imbiancato a calce con interni esotici a lume di candela. Rilassante, offre anche un’ottima cucina. Il pittoresco hotel ha come sfondo il blu intenso dell’Adriatico, che accresce la bellezza dello stesso albergo.

Se siete tra gli entusiasti che cercano buon cibo, tranquillità e un ambiente accogliente in un unico luogo, Masseria Moroseta è il posto che fa per voi. Cucina mediterranea, un’incarnazione delle spezie e dei profumi del continente, anche per godere della vista ipnotica del mare e di Ostuni, da lasciare senza fiato. Menta Cucina Fresca è un bistrot salutare dove si può mangiare una cucina verde e sana. Nel cuore di Polignano Mare, questo ristorante è un luogo popolare tra gli abitanti del luogo, quanto tra gli ospiti. Un piccolo regalo per se stessi – consiglia tourimitalia.it – sedersi sotto la cupola di mattoni per gustare un’insalata di salmone o di trota con un buon drink.

 

 

…E LA BONTA’!

Ristorante Egnathia (Masseria Torre Coccaro) a Savelletri di Fasano. Vista di grande fascino, gustosa cucina autentica, l’atmosfera romantica. Trattoria Il Cortiletto, interni in pietra imbiancata, tavoli senza tanti orpelli e vasi di fango sulle mensole. Un arredamento apparentemente minimale, che però conferisce al locale eleganza e fascino. Cucina: frutti di mare, pesce e molto altro. C’è poi la Trattoria Terra Madre Alberobello, cucina italiana e mediterranea, un piccolo ristorante con un proprio giardino. Il Borgo Antico Bistrot offre la migliore cucina italiana e mediterranea di Ostuni. Si consiglia la pizza appetitosa, la pasta e la burrata. Uno spettro di sapori esplosivi.

Cucina classica pugliese: Masseria Potenti. Ha una propria azienda agricola e i prodotti vengono portati direttamente dal campo alla cucina. Pertanto, il cibo non solo è delizioso, ma è fatto con prodotti biologici di alta qualità. Inoltre, vigneti e uliveti che si estendono a perdita d’occhio. Infine, ma l’elenco potrebbe proseguire, tanti sono i ristoranti eleganti, accoglienti e pieni di proposte gastronomiche senza pari. Ottolire Resort, cucina che nasconde il gusto dell’autentica cucina pugliese. Lo chef stesso porta i suoi ospiti in un viaggio in cui si possono gustare i vasti sapori che ha portato a casa da tutto il mondo.

Julia Ituma, cosa è accaduto?

La pallavolo piange la scomparsa della diciottenne azzurra

E’ morta a Istanbul, intorno alle quattro del mattino. La giovane campionessa di origini nigeriane è precipitata dal sesto piano dell’albergo nel quale alloggiava con la sua squadra. Aveva giocato una gara di Champion’s con il Novara. Indagano la polizia turca. Acquisite le immagini delle vicine telecamere di sorveglianza. Le ipotesi di un sito turco

 

Il mondo della pallavolo è in lutto. Julia Ituma, diciotto anni, italiana di origini nigeriane, nazionale europea under 19 e giocatrice dell’Igor Gorgonzola Novara, è morta. Il suo cuore ha cessato di battere in circostanze drammatiche mentre era con la sua squadra di club in trasferta a Istanbul. L’opposto azzurro, gran prospetto, vincitrice con l’Italia agli Europei under 19 la scorsa estate (premiata come MVP, Most valued player, miglior giocatrice), con la sua squadra era impegnata nel ritorno delle semifinali di Champions League contro l’Eczacibasi.

Cause della morte ancora da accertare dicono gli inquirenti che hanno acquisito subito testimonianze e immagini dalle telecamere di sorveglianza. Non è ancora dato sapere quali siano state le dinamiche sulla morte dell’atleta azzurra, si è solo a conoscenza che la pallavolista è precipitata dalla finestra della stanza dell’hotel di Istanbul dove alloggiava con le compagne di squadra. L’attaccante era alla sua prima stagione con la maglia del Gorgonzola Novara, dopo aver giocato tre anni tra le fila del Club Italia togliendosi grandi soddisfazioni con la maglia della Nazionale.

 

 

ITALIANA, ORIGINI NIGERIANE

Julia Ituma era nata nel 2004 a Milano da genitori nigeriani e aveva incominciato a giocare a pallavolo a undici anni. Nel 2021 era stata protagonista ai Mondiali Under 18, conquistando la medaglia d’argento. Il giallo della morte di Julia potrebbe risiedere nell’ultima telefonata e nelle immagini delle telecamere di sorveglianza.

Ancora sconosciute le cause della morte, avvenuta poche ore dopo la partita (con l’Eczacibasi, vittoria per 3-0, lei a segno con due punti). Gli investigatori non escludono ipotesi, anche se qualche sito locale avanza conclusioni terrificanti come il suicidio. Secondo le autorità turche, Julia sarebbe precipitata dalla finestra della sua stanza d’albergo, al sesto piano, alle quattro di notte, mentre tutte le sue compagne di squadra dormivano. Il corpo senza vita è stato scoperto intorno alle cinque. Il quotidiano turco Hurryet, compie una ipotesi agghiacciante, tutta da verificare: “Si è appreso che Julia Ituma si è suicidata gettandosi dalla stanza al sesto piano dell’albergo nel quale pernottava insieme con la sua squadra; mentre le indagini sull’incidente sono in corso, dalle registrazioni della telecamera è emerso che la pallavolista italiana si sia suicidata nella notte”.

 

 

UNITA’ DI CRISI ALLERTATA

L’Unità di crisi della Farnesina in un comunicato fa sapere che il consolato generale a Istanbul e l’ambasciata di Ankara in stretto raccordo con la Farnesina stanno seguendo con la massima attenzione la triste vicenda della giovanissima pallavolista Julia Ituma, trovata senza vita a Istanbul, in Turchia, dove si trovava con la sua squadra, l’Igor Gorgonzola Novara, per la partita di Champions League. Il consolato generale si è immediatamente attivato con i familiari di Julia ai quali sta prestando la massima assistenza mentre un costante raccordo è assicurato con la squadra e il suo direttore sportivo, nonché con la Federazione italiana di pallavolo e le autorità locali.

La Pallavolo femminile di serie A (e non solo) nelle gare in programma fino a domenica osserverà un minuto di silenzio prima di ogni partita. Giuseppe Manfredi, presidente della Federazione italiana pallavolo: “Siamo sgomenti per questa tragedia che colpisce non solo il mondo pallavolo, ma tutto lo sport italiano: oggi piangiamo la scomparsa, non solo di un grande talento, ma soprattutto di una meravigliosa ragazza di diciotto anni che abbiamo visto crescere da vicino nel Club Italia, stagione dopo stagione. Il primo pensiero va alla famiglia di Julia, alla quale invio le più sentite condoglianze e garantisco che la FIP fornirà il massimo sostegno”.

«Disintossicatevi dai social…»

Achille Costacurta racconta come ha sconfitto la dipendenza da smartphone

«Passavo le mie giornate a letto, con il telefonino in mano. Navigavo sui profili degli altri per vedere che facevano. Poi mi ha aiutato papà “Billy” e mamma Martina, mi hanno ascoltato e seguito, così poco per volta ho mollato e sono guarito». «Sogno di fare il modello, entrare nella moda ed esportare le piadine negli Stati Uniti…»

 

Due genitori famosi, papà calciatore, mamma fotomodella e presentatrice di grido. Lui, Achille, giovanissimo, intelligente, scaltro, cresce all’ombra di due personalità di carattere. Attenzione, mai autoritarie, anzi, genitori attenti, veri educatori. Una sera, in tv, lui, Alessandro Costacurta – Billy per quanti masticano di pallone – spiega perfino uno dei suoi inviti rivolti in casa: non sprecate l’acqua, non lasciate mai i rubinetti inutilmente aperti; pensate a quelle popolazioni che non hanno un filo di acqua e, se lo hanno, non è mai al rubinetto di casa, ma a chilometri da casa.

Gente di sani princìpi. Così, Achille reagisce, trova rifugio sui social. Un cognome in qualche modo ingombrante, di sicuro con un seguito garantito di follower, Costacurta jr. crea un suo profilo e comincia a vivere fra messaggi, post, botte e risposte. Non ha più tempo per se stesso, diventa schiavo come lui stesso racconterà di quegli strumenti dai quali, vivaddio, saprà allontanarsi definitivamente. Ma che faticaccia, quanto carattere ha dimostrato per smarcarsi dalla dipendenza dei giorni nostri.

 

 

LA TV CHE AIUTA…

Di sicuro gli è stata utile una trasmissione televisiva (Pechino Express). Si è staccato da quel cellulare che lo aveva imprigionato. A un settimanale con una tiratura straordinaria come “Dipiù”, Achille Costacurta racconta come è uscito dalla dipendenza social che lo aveva reso intossicato.

Ce l’ha fatta, confessa, anche grazie a papà Alessandro e mamma Martina. Un amore straordinario che lo cava da un male giovanile. «Per me i social – ha confessato alla popolare rivista – sono stati come un gioco d’azzardo: una vera e proprio dipendenza. Non riuscivo più a starne lontano. Trascorrevo le mie giornate a letto, con il telefonino in mano, a navigare sui profili altrui per vedere quello che facevano. A volte per imitarli e per fare meglio di loro. Sempre. È stato un periodo durissimo, che ho affrontato e superato anche grazie all’aiuto dei miei genitori che mi hanno capito e supportato». Bravi papà e mamma.

Quando vediamo o sentiamo Alessandro e Martina, abbiamo sempre la sensazione di una coppia attenta. E non solo perché hanno l’equilibrio della critica ragionata. Non abbiamo difficoltà a pensare che in qualità di genitori non abbiamo urlato, scosso il proprio figliolo, ma lo abbiano indotto con la massima calma al ragionamento. A spiegare a cosa, Achille, andasse incontro se avesse continuato a spendersi in un mondo chiuso, senza via di fuga.

 

«SCACCIATE L’ABITUDINE»

«L’abitudine ti consuma – spiega – se non sei capace di uscirne, ti prende la vita, ti porta via: c’è voluto tempo, sono stato aiutato e ne sono uscito; adesso non sono più schiavo di quel mondo e mi godo ogni singolo minuto delle mie giornate». Achille è cambiato, è tornato padrone della sua vita, delle decisioni a mente serena. Forse gli tocca aiutare qualche coetaneo oggi nelle stesse condizioni di Costacurta jr. un tempo. Padrone del suo tempo, delle sue ore, delle sue giornate. «Spesso le trascorro senza mandare o ricevere messaggi: sono io a decidere quando leggere un messaggio oppure quando mandarlo».

A “Dipiù”, Achille racconta il suo rapporto con la tv e quel programma del quale è stato ospite: Pechino Express. «La gente mi conosceva come “figlio della Colombari e di Costacurta”, adesso credo mi conosca per quello che sono: un ragazzo normale, come tanti; volevo essere considerato non per il mio cognome o per la popolarità dei miei genitori, perché il segno che hanno lasciato loro è diverso dal segno che vorrei, un giorno, lasciare io».

Il primo progetto che gli viene in mente. «Non lavorerò nel mondo della televisione, ma vorrei lavorare nella moda, fare il modello, sfilare per i grandi marchi e più avanti fare l’imprenditore: ho qualche idea che mi balena nella testa, la prima che mi viene in mente: l’anno scorso durante una vacanza a Miami, negli Stati Uniti, ho notato che lì non esiste una sola piadineria: sono convinto che se in America cominciassero a conoscerle non se ne staccherebbero più». Bravo Achille, altro che dipendenza dai social.