«Uno stop per motivi di sicurezza»

Michele Riondino spiega la sospensione dell’Uno maggio tarantino

«Non ci è stato possibile proseguire perché pioggia e vento erano diventati insistenti e, dunque, insostenibili; avremmo potuto proseguire, ma non escludiamo che si sarebbero presentati problemi tecnici». Manifestazione totalmente autoprodotta, ora dovrà essere sostenuta non solo in modo passionale ma anche economico

 

Concerto dell’Uno Maggio – Libero e Pensante a Taranto interrotto in anticipo a causa di una forte pioggia. Il maltempo ha infatti messo a rischio la sicurezza del pubblico all’interno del Parco archeologico delle mura greche, trasformatosi in poche ore un vero e proprio campo di fango. Una decisione dolorosa, quella di chiudere anzitempo il concertone è stata assunta dagli organizzatori in accordo con la Commissione di pubblica sicurezza. Sul palco avrebbero dovuto esibirsi, fra gli altri, Samuele Bersani, Vinicio Capossela, Tonino Carotone, Niccolò Fabi, Nino Frassica e la Los Plaggers Band, Marlene Kuntz, Willie Peyote, Ron e la Rappresentante di Lista.

«Abbiamo provato ad andare avanti per quanto ci è stato possibile, ma le condizioni erano proibitive; la macchina dell’Uno Maggio Taranto, però, ha dimostrato anche quest’anno di essere una altamente professionale», ha dichiarato all’agenzia giornalistica Ansa l’attore Michele Riondino, uno dei direttori artistici insieme con Diodato e Roy Paci della rassegna giunta alla decima edizione.

 

 

SICUREZZA FONDAMENTALE

«Tutti – ha proseguito – hanno lavorato per metterci nelle condizioni di essere in sicurezza e la sicurezza per noi è fondamentale e sarebbe stata la classica barzelletta se avessimo mancato proprio in questo». «Non ci è stato possibile proseguire – ha ripreso Riondino – perché pioggia e vento erano diventati insistenti e, dunque, insostenibili. Avremmo potuto proseguire, ma non escludiamo che si sarebbero presentati problemi tecnici, per la scaletta, per l’esibizione degli artisti».

Riondino, infine. «Il nostro Uno Maggio, manifestazione totalmente autoprodotta – in quanto siamo noi a pagare di tasca nostra tutti i lavoratori e l’attrezzatura – ora dovrà essere sostenuto non solo in modo passionale ma anche economico: nelle prossime ore ci attiveremo per organizzare eventi e raccolte fondi in città e in rete: c’è un crowdfunding unomaggiotaranto2023 con un link per invitare le persone a sostenere i costi di questo grandissimo evento».

 

 

«A TARANTO PARLIAMO LA STESSA LINGUA»

Intanto una frecciata al Primo Maggio di Roma, quello tradizionale e in qualche modo non più tanto in sintonia con i giovani, arriva da La Rappresentante di Lista: «Qui parliamo la stessa lingua». La dichiarazione pungente arriva prima dell’esibizione e prima della sospensione del concerto a causa della forte pioggia. Il duo La Rappresentante di Lista ha postato su Twitter e, a seguire, su Instagram, un messaggio che spiega bene la loro posizione in merito alla partecipazione all’evento a Taranto. «Il check era già stato già magico; in questo periodo pensiamo tanto al Sud, ai territori, alle comunità, alla libertà che non si dice, ma si fa, al prendersi cura dei luoghi, alla musica che serve a qualcosa. Qui al Primo maggio Taranto parliamo la stessa lingua».

“Striscia” e i muretti a secco

Il tg satirico di Canale 5 promuove la Valle d’Itria

Davide Rampello durante una delle ultime puntate del programma di Antonio Ricci ha fatto un sopralluogo in Puglia. Ha incontrato un “mastro” desideroso di trasmettere alle nuove generazioni tecnica e conoscenza. Alberobello, Fasano, Ostuni, Locorotondo e Martina Franca con le sue accoglienti e ospitali masserie

 

Ostuni

I muretti a secco della Valle d’Itria in prima serata su Canale 5. Anzi, più della “prima serata”, posto che gli ascolti che “Striscia la notizia”, il tg satirico di Antonio Ricci, programmato per veicolare la trasmissione o lo sceneggiato di richiamo della tv ammiragli di Mediaset fa più ascolti di qualsiasi altro strumento televisivo in questa fascia oraria.

Dunque, il fatto che in questi giorni Canale 5 e lo studioso Davide Rampello, abbiano ospitato una delle caratteristiche più peculiari della nostra “Valle”, non può che farci piacere. Quando pensiamo alla Valle d’Itria, il nostro pensiero va automaticamente a Martina Franca, le masserie belle ed eleganti, ma anche a cittadine come Alberobello, Fasano, Ostuni e Locorotondo e via di questo passo.

Per la rubrica “Paesi, paesaggi…”, Rampello con la sua originale sediolina a libro è arrivato in Puglia. Così, attento studioso, ha spiegato ai milioni di spettatori che la pietra è il cuore della Valle, terra di trulli che salgono in verticale e di muretti a secco distesi in orizzontale.

Un ricco e affascinante paesaggio che ha fatto da sfondo alla storia di Giuseppe, mastro trullaro e paretaro da tre generazioni. I muretti a secco sono opere d’arte protette dall’Unesco come Patrimonio dell’umanità. Una tecnica antica, ha spiegato Rampello, che è anche un accumulatore di riserve idriche. Negli interstizi, infatti, si raccoglie la condensa notturna che poi scivola verso il terreno e lo nutre, con le radici degli alberi sempre rivolte verso il muretto. Il sogno del mastro trullaro è quello di trasformare il cantiere in una scuola nella quale ospitare i giovani e rivelare loro i segreti della pietra.

 

Trulli

PATRIMONIO MONDIALE UNESCO

Una tecnica, quella dei muretti a secco, riconosciuta – come si diceva – patrimonio mondiale dall`Unesco, dunque patrimonio dell’Umanità. Le nostre popolazioni lo sanno lo sanno perfettamente, se non altro perché per secoli hanno portato tramandato di padre in figlio la pratica della costruzione con la tecnica “a secco” dei muretti. Stessa cosa per i trulli delle torri costiere, delle “pagghiàre”, dei “furnieddhi”, di tutte quelle costruzioni che nascono in qualche modo povere, per esigenze funzionali e utilitaristiche, sicuramente, ma anche belle, resistenti, caratterizzanti e preziose.

Quei muretti a secco che vediamo nell’intera Valle d’Itria, altro non rappresentano che una relazione armoniosa fra uomo e la natura, tanto che proprio questa è stata la motivazione di questo autorevole riconoscimento per l`Italia che aveva presentato la sua candidatura insieme ad altri Paesi del Mediterraneo, tra questi Grecia, Cipro e Spagna.

Il sito Perle di Puglia, per esempio, spiega che la Puglia è tra le principali regioni italiane impegnate a tutelare una tradizione che ha i suoi punti forti nel Salento e nella Valle d`Itria, territori dove questa tecnica disegna e caratterizza il paesaggio.

“Petra su petra azza parite”, leggiamo, “Una pietra sull’altra alzano una parete”. Una frase nella quale c`è tutta l`umanità dei salentini: un incoraggiamento, un`esortazione alla pazienza e alla tenacia. Una metafora per dire che le grandi cose si fanno un passo alla volta. Un modo di dire, quello dialettale, che si coniuga a laboriosità e capacità di ricavare sempre il lato positivo in tutto, anche nei terreni pietrosi delle campagne.

 

Alberobello

“STRISCIA”, RAMPELLO, GIUSEPPE…

Come ha avuto modo di spiegare nel suo servizio a Striscia la notizia, Davide Rampello, i muretti a secco sono nati quasi spontaneamente. Ci hanno pensato i contadini che nel lavorare la terra, trovavano lungo il loro cammino si imbattevano in tante pietre lungo i solchi. Siccome in povertà si aguzza l’ingegno, dunque non si butta via nulla, i contadini tracciavano i confini proprio utilizzando una pietra sull’altra. Quelle pietre, così disposte, diventavano poco per volta un muretto che avrebbe delimitato i campi e le proprietà. E non solo.

Le pietre, come ci hanno insegnato i nostri artigiani, sono capaci di trattenere l’umidità dell’aria alimentata dalla vicinanza del mare, diventando praticamente innaffiatoi naturali. Lungo i muretti a secco, se ci fate caso, la vegetazione cresce più sana e rigogliosa. Questo studio, insieme ad altre osservazioni, non hanno fatto altro che accrescere la sensibilizzazione nei confronti di queste costruzioni a secco tanto da portato alla riscoperta della tecnica di costruzione che ha dimostrato, nei secoli, altissima resistenza.

Non è nemmeno un caso che i muretti a secco, insieme con i trulli di bianco vestiti, vengano ormai associati alla Puglia. In tutto il mondo, questo angolo di terra viene coniugato a queste costruzioni che richiedono una tecnica ben precisa che non si può riprodurre in modo industriale. Pertanto occorrono studiosi come Rampello e artigiani come Giuseppe desiderosi di promuovere o far conoscere la Valle d’Itria e trasmettere ai giovani una tecnica che, se non trasmessa, potrebbe disperdersi nel tempo.

«Quando girano le pale…»

Carlo Vulpio, giornalista, dalla stampa alla candidatura a sindaco di Altamura

«Il business è tutto per le banche estere. La politica dell’eolico non paga. Le mie battaglie per l’ambiente e contro le industrie inquinanti. L’impegno civico, una sfida al cartello dei partiti. Sgarbi il mio primo sostenitore e il mio assessore alla cultura, se tutto filasse liscio…». Il Corriere della sera, L’Espresso, il debutto con un giornale tutto suo. Un libro contro l’Ilva, i nostri ragazzi che abbandonano la Puglia…

 

 

«Avrei potuto farmi le mie belle tre, quattro inchieste, invece, ho scelto di mettermi in gioco, candidarmi a sindaco di Altamura con una lista civica, niente partiti; fossi eletto guadagnerò meno rispetto allo stipendio del Corriere della sera, ma mi sono detto: adesso o mai più». Carlo Vulpio, giornalista, laureato in Giurisprudenza, ha insegnato Lettere a Bologna, collaborato con l’Espresso e l’Unità, per scrivere successivamente sul Corriere della Sera per cui ha seguito le inchieste “Poseidon”, “Why Not” e “Toghe Lucane”. Un giornalista si candida a sindaco con una lista civica (Avanti Mediterraneo) nel comune di Altamura. Ci incuriosisce il processo con il quale una firma così autorevole si giochi un bel po’ di fichesnella politica.

Non facciamo endorsement, ma confessiamo che la notizia ha solleticato non poco la voglia di sentire le ragioni che portano un cronista attento e quotato come lui a fare una scelta di campo. «La mia sarà una sindacatura molto monarchica e molto federiciana, in una città fondata da Federico II; adotterò un nuovo Piano regolatore: come stanno le cose oggi, qui non c’è spazio nemmeno per costruirci un cesso», dice Vulpio senza tanti giri di parole.

Pensava di aver fatto tutto nella vita, mancava la candidatura a primo cittadino. «E’ stata una decisione nata dalle viscere, un moto di ribellione, una urgenza, un atto necessario: ho deciso tutto in 48 ore, il 18 marzo scorso; come è stata rapida la decisione, altrettanto rapido è stato il modo in cui tutto è stato realizzato. E’ un’urgenza che sta nelle cose, una città di settantamila abitanti si trova davanti a un bivio: o finisce di morire lentamente, oppure cambia registro». Se vincesse davvero. «Se vincessi, anche candidandomi senza un partito, ma con una lista civica, vuol dire che sono riuscito ad invertire la rotta».

 

NON MI ACCONTENTO DEL “PARI”

Un pareggio non lo mette in bilancio. «Difficile pensare al pareggio: non ci sono mezze misure, prenderò venti o ventimila voti; non ho nulla da perdere: potrei essere la sorpresa, fare il botto; andare al ballottaggio, oppure vincere al primo turno e, in questo caso, finalmente si sarebbe concretizzata una follia collettiva…».

Urgenza, atto necessario. Starebbe così male la sua città. «Sto incontrando gente, gli altri hanno alle spalle sigle, partiti: il più li considero animali da tastiera, professionisti del copia e incolla, prendono un ritaglio stampa e lo enfatizzano: “Altamura è la città che ha fatto registrare il maggiore incremento di reddito, il 7,3%”; vero che qui circolano soldi, ma si fermano nelle mani di pochi. A parte il centro storico federiciano, il resto è solo cemento, verde pressoché inesistente, una miseria di 40 centimetri ad abitante…».

Buropulizia, che roba è. «Fare pulizia della burocrazia, che è solo tempo perso; domande e progetti viaggiano sulle gambe dei funzionari, il mio compito sarà quello di mandare a casa un po’ di dirigenti: assumerne nuovi, senza concorsi, che poi sono bufale; proporrò contratti di diritto privato affinché i nuovi diano conto al sindaco e all’Amministrazione che li ha nominati».

Fra le sue iperbole, lo scioglimento del corpo di Polizia locale. «Va rifondato completamente. Qui c’è la Compagnia dei carabinieri, vorrei ci fosse invece la Stazione dei carabinieri: agli uomini dell’Arma toccherebbe sanzionare i reati e far rispettare l’ordine pubblico; alle multe ci penserebbero gli ausiliari del traffico». Sarebbe Cetto Laqualunque al contrario. «Nel mio programma non esiste il “Mi voti e ti do un posto di lavoro, non mi voti, allora intu…a te e tutta ‘a tua famigghia. Se mi scegli fai solo bene a te stesso; se non mi voti perdi un’occasione: se farò il sindaco guadagnerò meno di quello che guadagno con il Corriere della sera…».

 

 

CHI GLIEL’HA FATTA FARE

Un giornalista attaccherebbe con “Carlo Vulpio sindaco? Questa proprio ci mancava….”, lo stesso interessato ha un’idea. «Attaccherei con una cosa simile. Magari: “Vulpio si è messo in testa di diventare Federico III”. Ho convinto il mio amico Vittorio Sgarbi a candidarsi ad Altamura, capolista al Consiglio comunale, e non lui sindaco e io candidato nella lista che lo appoggia; ma gli ho già detto che se dovessi vincere, l’Assessorato alla Cultura sarebbe cosa sua».

“Aprire la porta del Palazzo ai cittadini”, “Sarò il sindaco di tutti” oppure “Amici, concittadini, rimbocchiamoci le maniche”, questi sono gli slogan che di solito circolano più di altri. «Ho una lettera di dimissioni sul tavolo, pronta: o si rispetta il mio programma, oppure mando tutti a casa; io torno al mio lavoro, gli altri devono trovarsene un altro. A costo di farmi ridere dietro, voglio che capiscano che se votano me, io sarò Federico III».

Una cosa di cui si è stupito. «Primo comizio in piazza del Duomo ad Altamura, in tempi molto “social”, confesso che pensavo non venisse nessuno. Ai miei avevo spiegato che la politica è un po’ come il teatro, l’attore vero si vede anche davanti ad un solo spettatore. E, invece, la prima sera la piazza ha cominciato a popolarsi, infine, potenza di Facebook, ho visto totalizzarsi anche quarantamila visualizzazioni».

 

ALTAMURA, NE HA BISOGNO COME IL PANE

Una cosa di cui Altamura ha bisogno come il pane. «Ha bisogno di respirare, di verde, posti in cui si possa fare attività sportiva liberamente: di sicuro, dovessi diventare sindaco qui non si costruisce più niente, ogni angolo “abusato” sarà espropriato e alberato. Abbiamo bisogno di ossigeno, dunque parchi, parchi, parchi; stadio nuovo, cimitero nuovo…».

L’impegno contro l’installazione delle pale eoliche, a favore dell’ambiente e contro l’industria inquinante. Quanto portano via le battaglie civili.

«Le pale eoliche sono una truffa green, l’unica cosa verde è l’energia prodotta dal vento che non si può immagazzinare: per il resto è solo un affare per le banche internazionali; assistiamo a un impatto ambientale pazzesco; se portassi la gente a visitare dove installano pale eoliche alte trecento metri, sono convinto che una volta osservate a questa verrebbe solo voglia di abbatterle».

“La città delle nuvole – Viaggio nel territorio più inquinato d’Europa”: ne è valsa la pena, lo riscriverebbe, lo ripubblicherebbe. «Editorialmente non è operazione fattibile, ci sono state pubblicazioni successive; quel libro fotografava quel momento, non era solo sulle carte giudiziarie; una sola volta ho pensato che non ne fosse valsa la pena, quando ho visto una Taranto che reagiva freddamente; le inchieste, le intercettazioni di politici e dirigenti hanno confermato ciò che avevo anticipato, così alla fine credo che ne valga sempre la pena. Oggi Taranto ragiona diversamente, quantomeno la consapevolezza sui diritti è cresciuta rispetto a quando ho scritto quel libro, nel 2009».

 

 

LA FUGA DI CERVELLI

Fare il giornalista oggi, che mestiere è. «Fatte salve le grandi professionalità, quei colleghi che svolgono questo lavoro con grande passione, vedo un po’ di gente che esercita questa professione come se fosse il più antico mestiere al mondo»

Un consiglio a un ragazzo attento, di buone speranze, se volesse fare il giornalista. «Se la passione lo divora, gli direi di farlo senza pensarci su due volte. Per quella che è stata la mia esperienza, io stesso fondai un giornale locale, “Piazza”, nel quale mi assunsi versandomi i contributi; andò subito bene, poi arrivò il contratto con il Corriere della sera, le inchieste e lasciai».

I nostri ragazzi dicono “addio” alla Puglia, come si ferma una simile emorragia. «Non vanno solo via dalla Puglia, ma anche dal resto d’Italia; stiamo registrando una emigrazione pari a quella del dopoguerra: una volta, però, andavano via artigiani, gente che lavorava nella campagna, trovava impiego in una catena di montaggio al Nord. Con il tempo questa regione è diventata il bed and breakfast dei turisti; non aiuta il teorema-Di Maio: se non studi diventi ministro; se studi ti tocca emigrare; questo è quanto stanno insegnando ai ragazzi che conseguono un titolo di studio, una laurea e vanno anche all’estero per lavorare».

«Teniamo viva la memoria»

Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica

Il capo dello Stato ricorda gli ideali di indipendenza e di libertà. Questi permisero la liberazione dell’Italia dall’oppressione nazifascista. Piemonte sulle orme dei partigiani. In Veneto manifestazioni in contrasto. A Modena c’è chi sfila con divise naziste (è una cerimonia di carattere strettamente privato, giustificano). Una panoramica sull’informazione

 

Il 25 aprile si celebra il Settantottesimo anniversario della Liberazione. Un momento particolarmente sentito dal paese, come dalla politica. Era evidente che con un nuovo governo, quello di Giorgia Meloni, l’argomento non tornasse a galla con momenti critici e dibattiti spigolosi e senza fine. Noi proviamo ad essere equidistanti sul tema, siamo in democrazia e ognuno può manifestare – nel massimo rispetto, senza incorrere in offese o inutili scivoloni che non servono evidentemente a un qualsiasi dibattito – il suo punto di vista. Ma il 25, non solo a numeri, non può che starci a cuore come l’1 Maggio, altro momento cruciale delle celebrazioni del nostro Paese, che riconosce le conquiste nel mondo del lavoro.

Ma veniamo a un giro di campo, per capire come alcuni degli organi di informazione stanno trattando la ricorrenza del 25 aprile, Festa della Liberazione. Celebrazione tra le più sentite dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, martedì 25 aprile, il capo dello Stato comincerà la sua giornata all’Altare della Patria a Roma per deporre una corona insieme a Giorgia Meloni e ai presidenti di Camera e Senato. Subito dopo, scrive Rainews, andrà in Piemonte. Ma già alla vigilia della celebrazione, Mattarella nel corso dell’incontro al Quirinale con una  rappresentanza delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, ha lodato «l’impegno e la determinazione che le associazioni impiegano ogni giorno per tener viva la memoria di un periodo tra i più drammatici della nostra storia contribuendo in ampia misura a far conoscere e non dimenticare quanti hanno lottato per la difesa degli ideali di indipendenza e di libertà che permisero la liberazione dell’Italia dall’oppressione nazi-fascista».

 

 

CORTEI, SPETTACOLI E PROTESTE

Cortei, spettacoli, cerimonie e proteste. Di questo e altro racconta il corriere.it con la redazione veneta del quotidiano online. Il 25 Aprile – scrive corriere.it – arriva in Veneto con il suo carico di appuntamenti e di polemiche. A Vicenza la Festa di Liberazione si annuncia carica di tensioni, dopo la decisione di un gruppo di militanti di estrema destra (il Mis, Movimento Italia Sociale) di inaugurare la nuova sede in città proprio il 25 aprile. Apriti cielo. La sinistra parla di «provocazione» e di un evidente tentativo «di sfregiare e offendere Vicenza», città medaglia d’oro per la Resistenza. «Polemiche pretestuose, che ci lasciano indifferenti» replica il portavoce del Mis, Gian Luca Deghenghi. «L’evento – assicura – avrà carattere strettamente privato. Lo sgradevole clamore che sta montando in città è strumentale al tentativo di Anpi e associazioni affini, che trovano sponda a livello istituzionale, di creare un clima di inopportuna fibrillazione». Quindi nessun rinvio, anche se in concomitanza con l’inaugurazione della sede del movimento di destra, dalle 15 a Vicenza è in programma un corteo antifascista.

Anche a Padova è previsto un corteo nel pomeriggio, organizzato dai centri sociali per dire no al fascismo, per il diritto alla casa e contro il cambiamento climatico. Proteste a parte, sono molti gli appuntamenti organizzati in Veneto. A Verona è in programma la deposizione delle corone alla targa dei Caduti della battaglia in difesa del palazzo delle Poste e alla Sinagoga, e davanti alla targa in memoria della maestra partigiana Rita Rosani.

 

A VENEZIA, ANCHE SAN MARCO

Venezia, che il 25 Aprile festeggia anche San Marco patrono della città, oltre alle cerimonie ufficiali (le principali si svolgeranno in piazza San Marco e in campo del Ghetto Nuovo, e a Mestre in piazza Ferretto) è attesa l’ormai tradizionale contro-celebrazione organizzata dai venetisti. In terraferma, da segnalare l’apertura straordinaria del forte Carpenedo, l’ex-caserma dell’Esercito Italiano, con una serie di attività e iniziative gastronomiche, come la «pastasciutta del partigiano». A Marano Vicentino, invece, tra le 11 e le 12.30 saranno visitabili le carceri nazifasciste.

A Treviso, l’Anpi e i sindacati organizzano nel pomeriggio un «concerto antifascista». Festa, musica e dibattiti sui valori della Costituzione, nell’area sportiva di Sossai, a Belluno, con l’evento che mette insieme Cgil, Anpi ed Emergency. A Rovigo la cerimonia prevede che, dopo la resa degli onori ai Caduti, le autorità si spostino in piazza Giacomo Matteotti, dove verrà deposta una corona davanti al monumento dedicato al politico veneto ucciso dai fascisti un secolo fa.

È polemica a Mirandola, nel Modenese, in vista delle celebrazioni del 25 Aprile, quando sfilerà in corteo la cosiddetta Colonna della Libertà. Nel giorno della Liberazione – scrive il sito Open – una schiera di veicoli storici militari risalenti alla seconda guerra mondiale e oltre 400 figuranti partiranno da Felonica il 22 aprile e dopo aver attraversato diversi comuni della zona emiliana, arriveranno nella città del Modenese per l’ultima tappa. Tra questi figuranti, ve ne saranno alcuni che indosseranno divise della Repubblica Sociale e uniformi naziste. Eventualità, questa, che ha spinto – scrive, invece, il Resto del Carlino – la sezione mirandolese dell’Anpi a contestare la scelta ed esprimere «amarezza e preoccupazione».

 

 

RISPETTO PER LE ISTITUZIONI

«Per rispetto delle istituzioni democratiche, per ricordare i nostri martiri e per festeggiare la Liberazione, come Anpi – spiega l’associazione partigiana – il 25 Aprile saremo presenti, invitati, in piazza Costituente ma non presenzieremo all’ingresso della Colonna della libertà nella nostra città» a causa della «presenza, confermata per iscritto di figuranti della Repubblica Sociale Italiana e dell’esercito nazista alla Colonna della libertà». Secondo l’Associazione Nazionale Partigiani D’Italia, infatti, «pare quanto mai inopportuno e offensivo nei confronti di tutti i nostri martiri far sfilare ed entrare trionfalmente a Mirandola individui che rappresentano gli autori di soprusi, prevaricazioni, ingiustizie, torture, morti e stragi». Sullo stesso tono anche il commento della federazione modenese di Rifondazione Comunista che ha chiesto al Prefetto di Modena «di non autorizzare il passaggio di questa sfilata nelle nostre città».

Genova festeggia il 25 Aprile ricordando di essere stata la prima città del Nord a liberarsi da sola con una rivolta sostenuta dall’intervento dei partigiani che hanno costretto i tedeschi alla resa. Durante i discorsi delle autorità in piazza Matteotti – scrive l’agenzia Ansa – avvenuti alla vigilia davanti ad alcune migliaia di persone, con molte bandiere e striscioni dell’Anpi, dell’Europa, della Cgil, il sindaco Marco Bucci e il governatore Giovanni Toti sono stati interrotti dai fischi e dalle urla in segno di protesta contro l’invio delle armi in Ucraina ed esposto uno striscione con scritto: “La Genova che resiste non fomenta la guerra”. In chiusura la banda musicale ha intonato “Bella Ciao” e “Fischia il vento”.

 

«BASTA POCO, MA ATTENZIONE…»

«Come fai, se sei il governo di destra, la destra erede del Movimento Sociale erede del regime fascista, a celebrare il 25 Aprile, festa della Liberazione dal nazismo e dal fascismo, senza rinnegare te stesso?», s’interroga Radio Popolare. «Basta disinnescare il 25 Aprile; basta negare la centralità della lotta al nazifascismo diluendola in una lista di date da ricordare che tiene dentro un po’ tutto: dalle foibe alla proclamazione del Regno d’Italia, dal giorno della Memoria al primo maggio al 18 aprile del 1948 quando la DC vinse le prime elezioni contro comunisti e socialisti; basta affermare che la memoria deve essere coltivata a prescindere da ogni ideologia. Basta mettere sullo stesso piano l’ultimo discorso di Mattarella in difesa della Costituzione e gli interventi in Senato per ricordare il rogo di Primavalle; basta sostenere che la commemorazione delle ricorrenze, ciascuno della propria verrebbe da dire, non deve essere siano occasione per attaccare gli avversari. Tradotto, nessuno si sogni di pensare che chi non si riconosce nella Resistenza al nazifascismo abbia meno legittimità democratica degli altri». Questo (e altro) è contenuto nella mozione sul 25 Aprile che la maggioranza ha presentato in Parlamento. Cancellare il 25 Aprile, però, è impossibile. 

Uno maggio tarantino, l’anno del sorpasso

Decima edizione della rassegna voluta da Michele Riondino

Meglio della manifestazione di piazza San Giovanni a Roma. «Per la politica italiana questa città resta l’unico luogo in cui il cittadino conta ancora, la mia città deve esistere come metafora della necessità di essere presenti», dice l’attore. Con lui la direzione artistica di Roy Paci e Diodato. Nel ricco cast, fra gli altri: Francesca Michielin, Samuele Bersani, Vinicio Capossela, Ron, Niccolò Fabi, Nino Frassica, Willie Peyote, Renzo Rubino e i Terraross. Interventi sulle vertenze del lavoro e dell’ambiente

 

Foto Aurelio Castellaneta

Taranto al centro dell’1 Maggio, giorno in rosso dedicato ai lavoratori e alle loro lotte, costate sacrifici e vita a migliaia e migliaia di italiani. La Città dei Due mari diventa centrale nel progetto di quello che da più parti viene indicata come la rassegna che sfida a pieno titolo quel poco rimasto della “Festa dei lavoratori” celebrato a Roma, con tanto di cast fatto dei soliti amici noti, in diretta televisiva.

In attesa di vedere come andrà a finire, con un nuovo governo che non presta del tutto il fianco a festival ed eventi che possano evocare il senso politico di una sinistra col fiato corto (“democratico partito”, come ironizza l’attore-cantante-cabarettista Alberto Patrucco).

Detto che non è stata del tutto confermata la lunga non-stop televisiva in piazza San Giovanni a Roma, di Taranto si sanno molte più cose. Anche stavolta l’attore Michele Riondino – primo nemico giurato dell’industria inquinante – ha lavorato bene, tenendo fede al suo impegno assunto più di una decina di anni fa (di mezzo una pandemia), quando quella prima edizione sembrava destinata a restare un “numero zero”. Invece, ecco la decima puntata, sempre più ricca, con artisti amatissimi per impegno artistico.

 

Foto Aurelio Castellaneta

CAST “TUTTESTELLE”

Questo, al momento, il cast: Francesca Michielin, Marlene Kuntz, Samuele Bersani, Vinicio Capossela, Ron, La Rappresentante di Lista, Gemitaiz, Carlo Amleto, Fido Guido, Luca De Gennaro, Meg, Mezzosangue, Niccolò Fabi, Nino Frassica con la band, Omini, Vasco Brondi, Tonino Carotone, Studio Murena, Willie Peyote, Renzo Rubino, Kento, Terraross e Venerus.

Uno Maggio “libero e pensante”, e non condizionato dalla mischia politica, come sottolineato dal movimento civico che cambiò la storia politica della città. il concertone di Taranto giunto, si diceva, alla decima edizione, mette al centro la parola “libertà”. C’è una novità assoluta quest’anno sul palco allestito nel parco archeologico delle Mura Greche: la Uno Maggio Orchestra. Una band creata ad hoc, composta da musicisti che interagiranno con molti degli artisti invitati Roberto Angelini (chitarre), Fabio Rondanini (batteria), Gabriele Lazzarotti (basso), Adriano Viterbini (chitarre), Andrea ‘Fish’ Pesce (tastiere), Rodrigo D’Erasmo (violino), Beppe Scardino (sax baritono e flauto), Stefano ‘Piri’ Colosimo (tromba). Alla conduzione dell’Uno Maggio tarantino,  alcuni dei volti e delle voci che hanno presentato l’evento a partire dalla prima edizione: Valentina Correani, Martina Martorano, Valentina Petrini, Serena Tarabini e Andrea Rivera.

 

Foto Aurelio Castellaneta

«NOI “SCAPPATI DI CASA”?»

Come in ogni edizione, le esibizioni musicali saranno intervallate dagli interventi di attivisti, lavoratori dell’ex Ilva in “amministrazione straordinaria”, della comunità di Cutro, dei giovani di “Fridays for future”, alternando le esecuzioni musicali alle vertenze del lavoro e dell’ambiente. Direttori artistici dell’Uno Maggio tarantino: Michele Riondino, Antonio Diodato e Roy Paci. «Taranto – sostiene Riondino – resta per la politica italiana l’unico luogo in cui il cittadino, chi vota, ha la possibilità di contarsi. Il fallimento delle politiche di sinistra sta nel fatto che ormai ci contiamo in pochi, ma questo non vuol dire che non esistiamo, vuol dire che Taranto deve esistere, è una metafora della necessità di essere presenti».

«Il Pd – prosegue Riondino – ha sfornato non so quanti decreti salva-Ilva: siamo un’occasione per il Pd, per un nuovo sindacalismo, una nuova sinistra italiana: finché ci vedranno come “quattro scappati di casa che se la cantano e se la suonano”, non avremo voce né rappresentanza».