Nicola, eroe quotidiano

Chef pugliese, il prossimo 20 marzo sarà premiato da Sergio Mattarella

Il presidente gli riconoscerà il titolo di Cavaliere della Repubblica per i progetti sociali realizzati con la sua pasticceria inclusiva con sede a San Vito dei Normanni (Brindisi). “La dolcezza come terapia” il suo principale obiettivo. Formazione e occupazione per giovani diversamente abili. Attenzione a soggetti colpiti da autismo, donne con reddito precario, vittime di violenza domestica o con difficoltà sociali

 

Come coniugare la pasticceria all’impegno sociale. Nicola Di Lena, pugliese, pastry-chef (pasticcere per la ristorazione), il prossimo 20 marzo sarà premiato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, come “eroe quotidiano” per i progetti sociali realizzati per “Virgola”, la sua pasticceria inclusiva, con sede a San Vito dei Normanni (provincia di Brindisi).

Di Lena, assieme ad altre ventinove eccellenze italiane, riceverà al Quirinale l’onorificenza al Merito della Repubblica Italiana con la seguente motivazione: “per attività volte a contrastare la violenza di genere, per un’imprenditoria etica, per un impegno attivo anche in presenza di disabilità, per l’impegno a favore dei detenuti”.

che ha portato Nicola fino al cospetto del presidente della Repubblica. Il suo impegno etico a favore degli “ultimi” è stato riconosciuto tra i trenta progetti imprenditoriali eticamente più rilevanti. Per dar vita a questo laboratorio di prodotti dolciari artigianali, Di Lena, dopo una brillante esperienza di chef in un ristorante stellato a Milano, ha deciso di rientrare in Puglia, la sua terra di origine.

 

 

ORGOGLIO, DIGNITA’ E…

Un progetto che fin da principio, lui stesso, ha spiegato con legittimo orgoglio sui social. Il team di “Virgola”, la sua squadra, sottolinea lo chef, dà valore all’importanza dei rapporti umani in cucina, ciò che ha consentito la conquista di un traguardo riservato a pochi: diventare, appunto, “Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana”.

Nato in Svizzera nell’81, ma sostanzialmente cresciuto in Puglia, Di Lena per anni è stato lo chef a cui Antonio Guida, responsabile della linea di cucina di “Mandarin Oriental” a Milano, ha affidato la chiusura in stile dei suoi sofisticati menù,

Lo chef pugliese ha sempre amato l’arte della pasticceria. Ancora studente, approfitta di ogni vacanza scolastica per raggiungere lo zio, Agatino, a Santa Teresa di Riva, in Sicilia, per affiancarlo e, perché no, imparare i suoi “dolci” segreti.

Dopo il diploma conseguito nella Scuola alberghiera di Matera, giungono le esperienze formative in Puglia e, a seguire, a Saint Moritz e a Cortina. Attività utili nello spianargli la strada nel raggiungere uno dei suoi principali obiettivi di una carriera di successo: l’hotel “Il Pellicano”, con sede a Porto Ercole. E’ il 2006, anno di basilare importanza, considerando che la sua esperienza e la sua disinvoltura in cucina lo pongono subito all’attenzione dello chef Antonio Guida, che lo affianca Ivan Le Pape, primo pasticcere. E’ il primo importante passaggio professionale, tanto che il successivo riconoscimento non tarda ad arrivare: Nicola diventa “capo partita dei dolci”.

 

 

…PUGLIA NEL CUORE

Ma Di Lena, nonostante le sue “origini” svizzere, ha solo la Puglia nel cuore. Così dopo altri anni di esperienza, prende coraggio e spicca il volo per tornare “a casa” e realizzare un progetto con Vito Valente. E’ così che debutta “Virgola”, “pasticceria terapeutica” che offre formazione e occupazione per giovani diversamente abili. Nicola e Vito pongono particolare attenzione a soggetti colpiti da autismo, ma anche a nuclei monogenitoriali dove a capo della famiglia vi è una donna con reddito precario. Donne vittime di violenza domestica, con difficoltà sociali, in cerca di un’adeguata collocazione all’interno nel mondo del lavoro. “Virgola” prende le mosse con riferimento a “Includi”, cooperativa sociale anch’essa degna della massima attenzione, che ha fondato un ristorante impegnato nella lotta alle discriminazioni.

Il progetto “Virgola”, spiega su Internet Di Lena, è quello di allargare rete e capacità dell’attività di ristoro, unendo fra loro gli intenti sociali. E’ così che lo chef prospetta nuove occasioni di impiego a chi, per mille motivi, vive nel disagio.

«Questione di fede…»

Mamadou Kanoute, musulmano, attaccante del Taranto

«La mia è una scelta di vita, la trovo una cosa fondamentale, la preghiera mi torna sottoforma di equilibrio, serenità, forza per affrontare eventuali avversità nell’arco dell’intera giornata», spiega il calciatore di origine senegalese

 

Tredici gol, un bottino mai totalizzato, se si pensa che nelle due precedenti stagioni ad Avellino, Mamadou Kanoute, di gol, ne aveva segnati appena sei, tre per campionato. Vicecapocannoniere della Serie C, categoria nella quale sta vestendo la maglia del Taranto, l’attaccante è riuscito a registrare un exploit sportivo e “numerico”.

L’attaccante senegalese ha trovato una seconda giovinezza a Taranto. In una bella intervista video realizzata sulla Rotonda del Lungomare di Taranto, il giornalista Emiliano Cirillo della sede Rai di Bari, riesce intanto a mettere a suo agio il ragazzone nero. Alto un metro e settantaquattro centimetri, viene invitato a parlare di temi sportivi e, poi, anche più privati, come la preghiera.

Allenato dal tecnico Ezio Capuano, e sostenuto da una Curva che in quanto a calore fa parlare l’intera Italia, Mamadou sta ribaltando qualsiasi pronostico. Dunque, partiamo, intanto, dall’aspetto che l’attaccante considera fondamentale.

 

Foto Aurelio Castellaneta

 

LA MIA RELIGIONE

«La religione – spiega il trentunenne senegalese – sono di fede musulmana; per me essere musulmano e praticare la mia religione è una scelta di vita, la trovo una cosa fondamentale, perché la preghiera mi torna sottoforma di equilibrio, serenità, forza per affrontare eventuali avversità nell’arco dell’intera giornata».

Prega e tanto, Mamadou, lo spiega. «Per me la religione musulmana viene prima di ogni cosa: è una scelta di vita, questa mi dà la forza di affrontare le giornate, la forza di superare qualsiasi ostacolo»

Quanto prega, gli chiedono. «Anche cinque volte al giorno, dipende dal periodo, che noi osserviamo strettamente secondo la religione musulmana: prego alle cinque del mattino, poi a mezzogiorno, nel pomeriggio alle tre, le sei, le sette e mezza».

Sorride quando il giornalista domanda come faccia quando è in trasferta con la squadra. «Chiedo ai dirigenti – se possibile – una stanza singola; mi accontentano e io, una volta solo, negli orari previsti, mi raccolgo in preghiera».

 

Foto Aurelio Castellaneta

 

PREGO CINQUE VOLTE AL GIORNO

La preghiera a Mamadou dà equilibrio, lo fa star bene tanto che al cronista confessa come questa sua esplosione sia dovuta a tanti fatto. Detto del ruolo fondamentale della preghiera, ammette che una città come Taranto ha avuto la sua importanza. «L’esplosione che ho registrato – dice l’attaccante – la devo alla maturità raggiunta nel tempo; importante risulta, poi, trovarsi nel posto giusto e avere intorno l’ambiente giusto: io, a Taranto, ho trovato tutto questo».

Quando gli viene chiesto quale sia il segreto, il ragazzo nigeriano risponde come se avesse un’esperienza esagerata. Sentite. «I risultati arrivano grazie al lavoro – conferma – al quale il nostro tecnico ci sottopone, è un vero martello, ci spiega le disposizioni in campo e come dobbiamo aiutarci per raggiungere tutti insieme il massimo risultato che una piazza come Taranto merita».

Calcio e religione, ma anche la città che lo ha eletto a beniamino. «Sono in Italia da dodici anni, quando sono stato richiesto dal Taranto, dal presidente Giove, da mister Capuano, ho avuto la sensazione di rinascere: mi sentivo parte del progetto nel quale l’allenatore fa sentire tutti importanti; lui cura i dettagli, ha rispetto per chiunque: dei calciatori, dei dirigenti, del pubblico, fino al magazziniere, i raccattapalle

 

Foto Aurelio Castellaneta

 

«TARANTO, COME FOSSE CASA MIA»

Sono stato sempre focalizzato su me stesso, anche quando altrove non ricevevo quell’incoraggiamento di cui un calciatore ha bisogno: non mi facevo distrarre dalla piazza, da quello che diceva la gente: Taranto è come se fosse casa mia, mi trovo bene, proseguo nel lavoro e nella preghiera, quanto può aiutarti a farti stare bene, a farti sentire importante e soddisfatto di quello che fai». Mamadou Kanoute, insomma, a Taranto, ha ritrovato la felicità. In queste settimane Mamadou è arrivato in doppia cifra, cosa che non gli era mai accaduta.

 non gli era mai successa: basti pensare che nelle precedenti due annate aveva realizzato soltanto sei gol in 60 apparizioni. Una certezza assoluta per Capuano: Kanoute, nella prima parte di stagione, ha anche risolto le problematiche realizzative di un Taranto che, in diverse circostanze, è andato in affanno negli ultimi 16 metri.

In serie C, Kanoute ha indossato, fra le altre, le maglie di Palermo, Catanzaro, Juve Stabia, Ischia, Benevento e Avellino. Ha totalizzato anche due presenze in serie A (Benevento) e otto in serie B (Pro Vercelli). Kanoute, ala destra molto veloce, forte nel dribbling, permette al tecnico Ezio Capuano di impiegarlo nel 3-4-3 nel tridente offensivo, nel 3-4-1-2, come seconda punta. 

«Vogliamo verità e giustizia»

Cutro, un anno dopo le novantaquattro vittime del “Summer Love”

Fiaccolata, veglia fino al mattino, l’inaugurazione del “Giardino di Alì”. Uno spazio all’ingresso della città che ospiterà 94 piante. Così il sindaco Vincenzo Voce spiega quanto ha voluto realizzare il Comune. «Giorni durissimi, ma i calabresi hanno dato prova di solidarietà e umanità straordinarie: dedicato al piccolo Alì, un bambino, una delle poche vittime identificate»

 

Novantaquattro vittime, trentacinque delle quali minori. Una decina di dispersi che è legittimo pensare abbia fatto la fine degli altri “fratelli” disperati. Cutro, Crotone, un anno fa la tragedia in mare. Più di un centinaio i migranti che a bordo del “Summer Love”, una barcaccia che all’alba del 26 febbraio dello scorso anno si schiantò non lontano dalla spiaggia contro una secca. Ce l’avevano quasi fatta quei ragazzi in cerca di uno spiraglio, in cerca di miglior vita. Diversa da quella patita nei propri Paesi d’origine: chi perseguitato politico, chi ridotto alla fame o al ricatto, oppure costretto a un lavoro sottopagato (quando andava bene…).

Lunedì hanno manifestato in tanti, rispondendo all’appello di “Rete 26 febbraio” lanciato in occasione del primo anniversario del naufragio. Sotto una pioggia insistente sono state promosse iniziative conclusesi con una fiaccolata e una veglia sulla spiaggia di Steccato di Cutro: «per non dimenticare e reclamare verità e giustizia», come riprende da testimonianze e scrive il giornalista Clemente Angotti nella sua corrispondenza da Crotone per l’Agenzia Ansa.

 

 

GOVERNO MELONI IN CALABRIA

Qualche giorno dopo la sciagura, il governo di Giorgia Meloni aveva promosso un Consiglio dei ministri proprio a Cutro varando un decreto per punire più duramente gli scafisti e governare i flussi migratori. “Verità e giustizia”, “Basta morti in mare”, sono stati gli slogan scanditi durante il corteo di Crotone. Al corteo ha partecipato anche Elly Schlein, segretaria del PD, che in precedenza aveva posto un cuscino di fiori e raccogliendosi in meditazione assieme a pescatori e ai volontari della Protezione civile, fra i primi soccorritori a giungere sul posto dopo il naufragio del “Summer Love”.

«Da un anno – ha dichiarato alla stampa la Schlein – ci domandiamo come sia stato possibile che non siano uscite le motovedette della Guardia costiera per dare soccorso ad un’imbarcazione da ore che era in difficoltà?».

Nella stessa mattinata, presente alla commemorazione, Khaled Ahmad Zekriya, ambasciatore della Repubblica islamica dell’Afganistan a Roma. Nell’occasione anche l’inaugurazione del “Giardino di Alì”, uno spazio all’ingresso della città che ospiterà 94 piante (lo stesso numero delle vittime) che il Comune di Crotone ha voluto realizzare in memoria dei morti della strage di Cutro.

 

 

«GIORNI DURISSIMI», PAROLA DI SINDACO

«Giorni durissimi – ha dichiarato il sindaco Vincenzo Voce – quelli che abbiamo vissuto, ma i calabresi, i crotonesi, hanno dato prova di solidarietà e umanità straordinarie: Il giardino è bellissimo, è dedicato ad Alì, un bambino, una delle poche vittime senza nome e successivamente identificato; abbiamo voluto farne un luogo che, attraverso quanto piantato, simboleggi la rinascita della città».

A proposito di Cutro e del Decreto voluto dal governo Meloni. Diverse sono state le novità introdotte nella gestione dei flussi legali d’ingresso dei migranti, per motivi di lavoro. Tra queste novità, la possibilità di far arrivare in Italia stranieri che abbiano completato percorsi di formazione professionale e civico-linguistica nei Paesi d’origine o di transito.

I programmi potranno essere proposti da diversi soggetti, da soli o in gruppo: dalle organizzazioni dei datori di lavoro a regioni ed enti locali, dalle associazioni del Terzo settore a università e istituti di ricerca ed altro ancora. A considerarne l’ammissibilità sarà una Commissione interministeriale, con al vetrice il Ministero del Lavoro. Entro sei mesi dalla conclusione del corso, chi ha partecipato a detta preparazione potrà avanzare domanda per un visto di ingresso, unita a un documento che attesti la volontà del datore di lavoro ad assumere.

Puglia, ciak si gira

Fra Taranto e Bari, una produzione internazionale cerca attori

Non è la prima volta che film di altissimo profilo vengono girati da queste parti. Da “I cannoni di Navarone” a “Third Person”, e attori da Gregory Peck a Liam Neeson, fino a “Comandante” con Favino, “Palazzina Laf” di e con Michele Riondino, e “Belli di papà” con Diego Abatantuono. Infine, lungometraggi d’autore: “Marpiccolo” (Alessandro Di Robilant), “Il Miracolo” (Edoardo Winspeare), “Le Acrobate” di Silvio Soldini

 

Un altro film sarà prossimamente girato in Puglia. E’ presto per capire quali siano regia, cast, trama del lungometraggio per il quale in questi giorni responsabili delle selezioni delle comparse, di attori di secondo piano ai quali far pronunciare, perché no, anche una battuta. Si cercano, infatti, giovani e meno giovani che abbiano il bernoccolo per la recitazione e sappiano parlare in inglese. Da qui si comprende già il primo elemento, eloquente: si tratta di una produzione internazionale. Non è la prima che ha luogo, per esempio, nelle nostre province una produzione di un certo spessore.

Basterebbe pensare ai “Cannoni di Navarone”, film vincitore di un premio Oscar, ambientato in Grecia nelle isole dell’Egeo (Navarone, località di fantasia). Ispirato agli avvenimenti della battaglia di Lero, il film irato nell’isola di Rodi. Parte degli esterni, infatti, fu girata alle Isole Tremiti, per la loro somiglianza con quelle della Grecia. Fra i protagonisti: Gregory Peck, David Niven ed Anthony Quinn. Ma i titoli potrebbero proseguire all’infinito, specie poi da quando è stata istituita Apulia Commission, fondazione nata nel 2007 con lo scopo di attrarre in Puglia il maggior numero di produzioni audiovisive nazionali ed internazionali.

 

 

CIAK SI “PROVINA”

Ma torniamo al prossimo film. Due, fra i diversi titoli, in qualche modo “pugliesi”, sono stati girati proprio a Taranto: “Comandante”, con Pierfrancesco Favino, e “Palazzina Laf”, di e con Michele Riondino ed Elio Germano. La Puglia diventa protagonista di un nuovo importante film internazionale: le riprese, stando a quanto riportato dal Corriere del Mezzogiorno, cominceranno in primavera, tra marzo e aprile. Non solo Taranto, ma anche Bari e le altre province pugliesi in diverse città pugliesi tra le quali Bari e Taranto in particolare. E’ già tanto che Serena Simone, autrice dell’ottima anticipazione riportata dal quotidiano che fa “panino” con il Corriere della sera, scriva di regista e cast stranieri, così come la società di produzione, Ilbe, Iervolino & Lady Bacardi, che ha diffuso un annuncio con il quale cerca personale per interpretare personaggi e piccoli ruoli previsti dal film.

I primi provini si sono svolti preliminarmente fra Bari (Accademia Unika, via Kolbe), e Taranto (Spazioporto, via Foca Niceforo). In questi giorni potrebbero esserci ancora altri provini, magari già diramati i primi “attori” insieme con nomi e regista del film. In particolare la produzione ha cercato donne e uomini di varie nazionalità (arabi, messicani, albanesi, libanesi) di età compresa tra i 18 e i 60 anni; donne e uomini, sempre tra i 18 e i 60 anni, con carnagione, occhi e capelli chiari e con carnagione, occhi e capelli scuri; anziani con visi particolarmente vissuti; bambini e bambine di età compresa tra i 4 e i 12 anni con carnagione, occhi e capelli chiari e con carnagione, occhi e capelli scuri.

 

 

MEGLIO SE “AMERICANI”

Per piccoli ruoli, si diceva, la società di produzione è alla ricerca di uomini di madrelingua inglese (americano) di età compresa tra i 25 e i 70 anni, oltre a uomini e donne di nazionalità albanese tra i 35 e i 55 anni. «Le figure delle quali siamo alla ricerca – riporta l’annuncio – non devono avere doppi tagli, colori e tinte particolari o mèche: i minori per partecipare ai casting devono essere obbligatoriamente accompagnati da almeno un genitore».

La società di produzione che ha eseguito le prime selezioni, come ricorda il Corriere del mezzogiorno, ha realizzato, fra gli altri, film e serie di caratura internazionale, come “Ferrari”, film di Michael Mann, e il film in sei puntate, “Memorie di Adriano”, tratto dall’omonimo bestseller di Marguerite Yourcenar.

 

 

FAVINO, ABATANTUONO, GLI ALTRI…

L’anno scorso in Arsenale, a Taranto, le riprese del film “Comandante”, con Pierfrancesco Favino nel ruolo del capitano medaglia d’oro al valor militare Salvatore Todaro.

Fra gli altri film, ricordiamo cinema d’autore, come “Marpiccolo” di Alessandro Di Robilant, “Il Miracolo” di Edoardo Winspeare, “Le Acrobate” di Silvio Soldini. Capitolo a parte “Third Person”, di Paul Haggis, con Liam Neeson, Adrien Brody (premio Oscar per “Il pianista”) e Kim Basinger, ambientato a Parigi, Roma, New York e Taranto.

Fra gli altri film al netto delle produzioni di Michele Massimo Tarantini, con Banfi, Carotenuto, Fenech, Montagnani e Alvaro Vitali, in particolare negli Anni 80, altri film sono stati girati fra Taranto e provincia. Fra i tanti, “Figli di Annibale” e “Belli di Papà”, con protagonista Diego Abatantuono e Silvio Orlando.

Emanuele, l’acchiappasogni

Dodici anni, la favola parte da Mottola, provincia di Taranto

«È stato un bellissimo esempio di sportività con tanti ragazzi di Paesi diversi». «Prima deve diventare “numero uno” fra i banchi di scuola». Il ragazzo sorride, è la prima lezione che ha imparato nella sua spedizione in terra di Spagna. Insieme con otto suoi giovani connazionali e giovani promesse arrivate da Germania, Francia e Belgio. Il provino, le parate, la visita al Bernabeu e al Museo fra trofei e Coppe dei Campioni

 

Dalla Polisportiva Mottola al Real Madrid, la favola di Emanuele Agrusti. Dodici anni, studente alle medie della “Manzoni”, il ragazzo di bello non ha solo una presa da fare invidia a “colleghi” più grandi di età che hanno scelto il non semplice ruolo di portiere, in assoluto il più complicato nel calcio, non solo moderno. Ci sta, infatti, che un attaccante sbagli uno, due gol in una partita di calcio: di solito, a fine gara, viene consolato dai compagni, dal tecnico, con un a pacca su una spalla e con il solito incoraggiamento: «Vedrai, ti rifarai alla prossima!»; diverso è l’errore del portiere, che talvolta sconfina in quella che, in gergo, si chiama “papera”, cioè uno strafalcione da copertina. In breve, l’attaccante può sbagliare, il portiere no. O comunque, il “numero uno” deve sbagliare il meno possibile.

Emanuele, enfant-prodige del nostro calcio, dicevamo, non ha di bello solo la presa ferrea, lo scatto di reni, il senso della posizione sui calci d’angolo o sui calci di punizione degli avversari, come hanno confermato gli osservatori del “Real” che lo hanno invitato, insieme con altre decine di coetanei (cinquanta in tutto) nel leggendario “Bernabeu” di Madrid: Emanuele, ha il sorriso. «E’ da questi particolari che si giudica un giocatore» in erba, come scrisse e cantò il poeta De Gregori (La leva calcistica). E’ da qui che Emanuele comincia: dal sorriso, dal primo sogno che ha accarezzato.

 

 

PICCOLO GRANDE TALENTO

C’è un bell’articolo di Andrea Carbotti sulla Gazzetta del Mezzogiorno, quotidiano diretto da Mimmo Mazza. Bravo, Carbotti, nello scovare la notizia, ma anche nello scrivere, come è giusto che sia, di un ragazzo di appena dodici anni, di una invidiabile esperienza, senza però enfatizzare, caricare di troppe responsabilità un giovanotto di belle speranze. Ovvio che tifiamo per Emanuele e gli auguriamo tutto il bene possibile. Ci avrà già pensato papà Francesco, anche lui un “portierino” mica male, che ha trasferito al figliolo la bellezza di questo ruolo, ma anche il tenere i piedi ben piantati al suolo, per non rischiare cadute dolorose. Nel giardino di casa o ai giardini della cittadina in provincia di Taranto, Francesco avrà allenato il proprio “allievo” a parare; gli avrà regalato il primo paio di guanti, i pantaloncini con tanto di imbottitura, la prima tuta con la quale Emanuele si sarà allenato con i colori della Polisportiva Mottola.

Francesco avrà spiegato ad Emanuele quanto sia importante lo studio, la cultura e, dunque, andare a scuola; magari non farsi frullare la testolina da personaggi, sensali che gravitano intorno al mondo del calcio e promettono provini prima, contratti poi, con le società italiane più prestigiose. Emanuele, lo studio prima di ogni cosa.  

 

 

CAMISETA BLANCA, FASCINO “MUY GRANDE”

Emanuele, la “camiseta blanca” – come scrive Carbotti – non ha fatto in tempo a sognarla che l’ha già indossata, per prendere parte a uno stage formativo a Valdebebas, la città sportiva del Real; la sua squadra, la Polisportiva, aveva organizzato nella scorsa estate un camping con la “Fundación Real Madrid Clinics”, che a sua volta ha poi invitato Agrusti alla finale nazionale giocata a Roma. Il giovanissimo portiere ha mostrato le sue qualità anche nella capitale, producendosi in parate spettacolari, tanto che i tecnici dei blancos lo hanno voluto, unico pugliese, assieme ad altri otto promesse italiane per la finalissima in terra spagnola dal 9 all’11 febbraio scorso.

A Valdebebas, quartier generale del Real Madrid,  insieme con Emanuele c’erano giovani calciatori da ogni angolo d’Europa: Germania, Francia, Belgio e via discorrendo. «Gran bella esperienza, una grande lezione di sportività ed organizzazione», ha detto Francesco, il papà del nostro piccolo-grande “numero uno”. Emanuele Agrusti era il solo portiere assieme a un compagno tedesco di qualche anno più grande. A fine premiazione ha visitato il museo del Real Madrid nel leggendario stadio Bernabéu, con le decine e decine di trofei vinti dai blancos: campionati, coppe, da quelle del Re a quelle Champion’s.

Il primo sogno di Emanuele è stato tirato fuori dal cassetto. Adesso c’è la scuola, i professori, i compagni a cui ha raccontato di questa sua bella esperienza, i numeri telefonici scambiati con i suoi giovani colleghi conosciuti nello stage “blanco”. Fra questi, potrebbe esserci un futuro campioncino. Magari lo stesso Emanuele, a cui gli insegnanti, e il papà per primo, ricorderanno che per essere una stella del calcio, occorre cominciare ad essere un “numero uno” fra i banchi di scuola.