«Ho un tumore legato all’amianto…»

Il giornalista Franco Di Mare lo rivela a Fabio Fazio in diretta tv (Nove)

Durante il collegamento, l’ex direttore di tg in Rai, si mostra in con un tubicino. «E’ un respiratore che mi permette di essere qui: mi sono preso il mesotelioma, un tumore molto cattivo e ora lotto per i miei diritti». I suoi ex colleghi si sono dileguati, non rispondono al telefono. «Spariti tutti, non capisco l’assenza dal punto di vista umano: davanti a comportamenti simili trovo solo un aggettivo: ripugnanti»

 

La notizia, si dice in casi simili, circolava da tempo, ma nessuno aveva voluto essere il primo a segnalarla. A meno che non fosse stato il diretto interessato, il giornalista, Franco Di Mare, napoletano, sessantotto anni, volto popolare della tv.

E così è stato. Nei giorni scorsi, facendosi forza, ha accettato l’invito di Fabio Fazio. Per parlare della sua condizione drammatica, di un male grave che lo ha assalito e lo starebbe annientando, tanto che per combatterlo Di Mare ha manifestato il suo status. «Sono collegato a un respiratore che mi permette di essere qui, in diretta tv: purtroppo mi sono preso il mesotelioma, un tumore molto cattivo: questo tubicino che mi corre sul viso», ha indicato il giornalista al conduttore di “Che tempo che fa”, trasmissione in programmazione sul NOVE, in modo che anche i telespettatori se ne accorgessero.

Il mesotelioma, dicono gli esperti, sarebbe legato alla presenza dell’amianto nell’aria. Si prende attraverso la respirazione di particelle di amianto, senza rendersene conto. Lo racconta Di Mare, con grande coraggio. «Una fibra d’amianto – prosegue lo sfortunato giornalista – è seimila volte più piccola di un capello, seimila volte più leggera: una volta liberata nell’aria non si deposita più per terra; ha un tempo di conservazione lunghissimo, può restare lì in attesa anche trent’anni, e, purtroppo, quando si manifesta, di solito è troppo tardi».

 

 

INVIATO IN GUERRA…

Di Mare è stato inviato di guerra con la Rai. Per la tv pubblica ha seguito i più importanti conflitti degli ultimi anni: Bosnia, Kosovo, le due Guerre del Golfo, Afghanistan. Poi i ruoli in veste di dirigente, da vicedirettore di Raiuno a direttore di Raitre, fino a diventare direttore generale dei programmi.

Uno degli aspetti più imbarazzanti della vicenda, l’assistenza. L’istituto Inail spiega che la pratica di malattia professionale per Franco Di Mare non sarebbe “bloccata” secondo quanto riferito in alcuni articoli apparsi sulla stampa. A dicembre, l’Inail ha preso atto che si trattava di “persona non tutelata” secondo le normative Inpgi, l’Istituto nazionale di Previdenza dei giornalisti: le malattie dei professionisti dell’informazione – spiega –titolari di un rapporto di lavoro subordinato sono tutelate a partire dal 2024, vale a dire dopo la fine del periodo transitorio di passaggio dalla tutela dell’Inpgi a quella dell’Inail, che ha accorpato a sé il rapporto previdenziale dei giornalisti.

Roberto Sergio, amministratore delegato Rai, ha espresso sui social la sua solidarietà. «Non ero a conoscenza fino ai resoconti stampa dello stato di salute del collega e delle sue reiterate richieste, gli sono vicino umanamente».

 

 

«MA LA PARTITA NON E’ FINITA»

Severo, invece, l’intervento di Di Mare, a proposito della sua ex azienda. «Tutta la Rai dopo la scoperta della malattia – ha dichiarato il giornalista – si è dileguata: posso capire che esistano delle ragioni di ordine sindacale, legale, ma io chiedevo alla Rai lo stato di servizio, che è un mio diritto. Ho chiesto: “Mi fate un elenco dei posti dove sono stato? Perché così posso chiedere cosa si può fare?”. Sono spariti tutti. Quello che capisco meno è l’assenza sul campo umano. Quelle persone a cui davo del tu, sono sparite, si negavano al telefono, a me: davanti ad un atteggiamento del genere trovo solo un aggettivo: ripugnante».

Poi la chiusura che dà una grande emozione. «Ho avuto una vita bellissima – ha concluso Franco Di Mare – le mie memorie sono piene di vita: non voglio fossilizzarmi attorno all’idea di morte, voglio legarmi all’idea che c’è la vita. Mi è dispiaciuto tanto scoprirlo solo ora. Non è ancora tardi perché, come diceva il tecnico Vujadin Boskov: partita finisce quando arbitro fischia: il mio arbitro non ha fischiato ancora».

E le stelle “guardano” la Puglia…

Un set dopo l’altro, dalla provincia di Lecce a quella di Bari

A Taranto una produzione di Netflix, ma quarant’anni fa c’era stato Hutch (David Soul, Fifth Missile), più recentemente “Six underground” per Netflix. In queste settimane, in Salento, fra gli altri c’è Andy Garcia, che per restare in tema, gira “Under the stars”

 

E le stelle stanno guardare. Era il titolo di un romanzo, straordinario, scritto da Cronin. Potenza della tv di una volta, quando non avevi a portata di mano Google e Wikipedia e, allora, dovevi fare affidamento solo sulla tua memoria. Perché Cronin e la tv, solo perché quella televisione era molto coraggiosa, sul piccolo schermo portava le grandi storie, E le stelle stanno a guardare, era una di queste. Mi piace pensare ai Miserabili, scritto dal grande Victor Hugo. E gli italiani? Beh, permetteteci, poi torno all’incipit, basti citare I promessi sposi, del ciclopico Alessandro Manzoni. Lo sceneggiato firmato da Alessandro Bolchi, con tutto il rispetto per la successiva produzione.

Perché, dunque, le stelle stanno a guardare? Perché capita sempre più spesso che aggirandosi per città e cittadine pugliesi, si scorga più di un attore americano con il naso all’insù, a bearsi di una cattedrale, di trulli, di un panorama suggestivo come la Valle d’Itria. Pensiamo, per esempio, a Ron Moss, stella di Beautiful, affascinato dalla bellezza delle masserie che fanno da cinta alla bella Martina Franca. Anzi, lo stesso Moss suggerì, dicono, al regista di “Viaggio a sorpresa” di impegnare la bellissima e accogliente masseria “Don Cataldo” per completare le riprese di un film condiviso con un grande Lino Banfi che, da queste parti, è di casa.  

 

 

DA HOLLYWOOD AL SALENTO

Scriviamo di stelle, prendendo l’argomento a distanza. Lo spunto ce lo dà il Nuovo Quotidiano di Puglia, il giornale più letto da queste parti. Il quotidiano, con direzione a Lecce, nei giorni scorsi partiva proprio da una riflessione, a proposito di star del cinema. “E se le stelle di Hollywood diventassero di casa?”, s’interrogava. Riferimento a un bel pugno di anni fa, precisamente al 2010, quando il grande regista Ferzan Ozpetek selezionò le terrazze del centro storico di Lecce per girare quel gioiello che risponde al titolo di “Mine Vaganti”. Non sappiamo se sia quello, ma di sicuro quello di Ozpetek è uno dei titoli che scuotono spettatori e registi, produttori, che danno il via alla scoperta della Puglia come ad un ideale set cinematografico.

Ma già negli Anni Quaranta e Cinquanta, Taranto era stata location di film importanti: La nave bianca, Fantasmi del mare, I pirati di Capri, Imbarco a mezzanotte, Il prezzo della gloria e Promesse di marinaio. Da queste parti aveva esordito dietro la macchina da presa un certo Roberto Rossellini, erano passati i “belli e impossibili” come Renato Salvatori e Antonio Cifariello, perfino un giovane Mike Bongiorno. Nei primi Anni Sessanta, la Puglia affascina Pierpaolo Pasolini (Il vangelo secondo Matteo) e Lina Wertmuller (I Basilischi).

 

 

ANDY GARCIA, “STREGATO!”

Dopo anni e anni di produzioni italiane ecco che nel tempo, arriva David Soul per un film militare (Fifth missile) girato all’interno dell’Arsenale (quarant’anni dopo toccherà a Favino e al suo “Comandante”), fino a “Six underground” per Netflix. E poi il resto della Puglia, con cast “tuttestelle”.  Nelle ultime settimane pare siano in rampa di lancio due film girati fra le province di Bari e Lecce: “Stolen Girl”, thriller diretto da James Kent e scritto da Rebecca Pollock e Kas Graham e “Under the stars” della regista Michelle Danner. Fra gli attori avvistati: Scott Eastwood, figlio di Clint (protagonista di Stolen girl) e Andy Garcia (Under the stars). Fra gli avvistamenti, anche Toni Collette (Unbelievable, Il sesto senso, About a boy).

E la storia continua. Attendiamo altre stelle a strisce, americane per intenderci. Ma se arrivassero anche dalla Francia, dalla Spagna – e ce ne sono – non ci dispiacerebbe affatto. Ma facessero presto, l’estate sta cominciando e gli italiani, che ingenui non sono, si stanno già dando da fare. La Puglia attende a braccia aperte, ciak, si gira.

Le nostre città più ricche…

Provincia ionica e regione Puglia al setaccio

E quelle più povere. Taranto a risultare il comune con il reddito pro capite più alto. Ad Avetrana quello più basso. Capoluogo ionico terzo, dopo Lecce e Bari. A seguire Brindisi, Foggia e BAT (Barletta, Andria, Trani). Nella classifica solo redditi scaturiti dal lavoro (esclusi di sussidi, pensioni, redditi da immobili e fabbricati)

 

Quali sono le città più ricche di Puglia. E, volendo fare il classico capello in quattro, quali sono le città e le cittadine più ricche della provincia ionica? Ce lo raccontano le ultime dichiarazioni dei redditi passate al setaccio dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, quelle del 2023 e che, evidentemente, fanno riferimento al 2022. Dati confermati dal magazine “QuiFinanza”. Redditi medi, analisi svolta cioè sugli oltre 7.900 comuni italiani. Solo redditi scaturiti dal lavoro, fatta esclusione di sussidi, pensioni, redditi da immobili e fabbricati.

Non ci sono, però, grosse sorprese nella classifica dei redditi nella provincia di Taranto elaborata in questi giorni per avere una foto d’insieme riferita al corrente anno, dalla start up di studi economici Twig. Insomma, in virtù di questa ricerca nell’intera provincia è proprio Taranto a risultare il comune con il reddito pro capite più alto: 18.683 euro (per un numero di 119.604 contribuenti), mentre Avetrana risulta quello con il più basso, 11.394.

 

 

TARANTO, PUGLIA

A livello regionale, però, Taranto viene ridimensionata, con una terza posizione che la vede dopo Lecce (20.516 euro, reddito pro capite) e Bari (20.145), quasi in parità con Brindisi (18.006) e di stretta misura davanti a Foggia (17.132) e a BAT (Barletta, Andria, Trani).

C’è, però, un dato che incuriosisce e vale la pena sottolineare: il secondo posto del comune di Leporano (18.474 euro, pro capite). Secondo un’analisi, il dato confortante sarebbe ascrivibile al periodo estivo, godendo Leporano di una Marina che riesce a richiamare turisti in arrivo non solo dal resto della Puglia, ma dall’Italia intera, una movimentazione non indifferente di denaro così da avere un’economia che diversamente non avrebbe grandi risorse.

In questa classifica è bene segnalare anche la presenza nelle prime posizioni dei comuni limitrofi alla città di Taranto, in particolare quelli appartenenti al circondario industriale, fra questi San Giorgio Ionico, Statte e Monteiasi. Sotto certi aspetti stupisce il risultato di Martina Franca, considerata capitale della Valle d’Itria. Nonostante sia una delle perle incontrastate della nostra regione, Martina fa registrare un reddito pro capite di 15.075, classificandosi undicesima, superata dai comuni di Carosino, Pulsano, Crispiano, Roccaforzata e da Grottaglie (15.185 euro, reddito pro capite).

Non si può dire vada meglio per Massafra, quindicesimo posto (14.382 euro, pro capite), o Castellaneta (14.259 euro), nonostante una vistosa vocazione turistica. Idem per Maruggio (14.027 euro) che in estate conta su un attrattore illimitato per bellezza come Campomarino. A seguire, Manduria, uno dei centri più popolosi della provincia: ventitreesimo su ventinove comuni (13.313 euro, reddito dichiarato dai 20.079 contribuenti).

 

 

LIZZANO, ULTIMA

Fanalino di coda: Lizzano, Palagianello, Sava, Torricella e Ginosa. Ultima posizione, come nel recente passato: Avetrana. Il comune al confine con la provincia di Lecce, fa segnare un reddito pro capite basso (11.394 euro, 4.777 le dichiarazioni di reddito raccolte). Poco più di undicimila euro, quasi, in media, metà della media nazionale.

Se estendiamo i dati alla Puglia, non possiamo che restare colpiti dalla performance di Lecce (23.033 euro, media pro capite), che ha la meglio di Bari (22.420 euro), capoluogo di regione. Terza classificata, si diceva, è Taranto. Appena sopra la soglia dei 20mila euro di reddito medio relativo all’anno fiscale 2022, alle spalle del capoluogo ionico, si piazzano Brindisi, Foggia e BAT.

Infine, curiosità. Testa e fanalino di coda. Stando a questa classifica, la città più benestante d’Italia è Portofino (Genova). Reddito medio superiore ai 90mila euro pro capite, nove volte superiore a quello fatto registrare dal comune calabrese di Cirinà, ben quattro volte e mezzo il reddito medio degli italiani, che nel 2023 risulta di 21.751 euro (1.007 euro in più rispetto all’anno precedente).

Infelici noi…

Pugliesi, fanalino di coda secondo l’Istat

Al Sud si sorride sempre meno. In buona compagnia, fra campani e lucani. Non ci sono strumenti per favorire il dopo-studio o il dopo-lavoro. Percentuali incoraggianti, ma lo diamo per scontato, arrivano da chi ha un’occupazione, specie per chi ha un lavoro ben pagato. Rispetto allo scorso anno? Più o meno la stessa cosa: dobbiamo pensare positivo

 

I pugliesi sarebbero i più infelici d’Italia. E’ una inchiesta singolare, una chiave di lettura non condivisibile, ma rispettabile. Come se vedessimo la stessa gara di calcio: uno dalla gradinata, l’altro dalla tribuna. La partita è la stessa, ma uno vede una squadra attaccare la parte inversa rispetto al suo dirimpettaio di stadio. Per non parlare dei falli fischiati, della direzione arbitrale. Eppure la gara è la stessa.

Così è per le inchieste. Un sociologo, che viene da studi, letture e campioni diversi, avrà sempre idee diverse da quelle del collega. Ma che vogliamo fare allora di uno studio ripreso dal Nuovo Quotidiano di Puglia, giornale fra i più autorevoli del Sud? Cestinarlo, trattarlo con superficialità? Certo che no, e allora, sentiamo quali sono gli indizi che fanno dei pugliesi il fanalino di coda in fatto di felicità. Insomma, fosse capovolta, i pugliesi sarebbero primi. Ma siamo ultimi, che possiamo farci. Allora, infiliamoci nella disamina attenta, come è giusto che sia. Fornisce elementi di discussione e, alla fine, secondo una sua logica, non ci porta nemmeno tanto lontano dal risultato.

 

 

IN BUONA COMPAGNIA…

Dunque, i pugliesi sarebbero i più infelici d’Italia. Insieme con i “cugini” campani, sarebbero i meno soddisfatti del nostro Paese quando si parla del tenore di vita.  In Italia, secondo il Nuovo Quotidiano di Puglia, il giornale più letto della regione, sono – abbandoniamo per un po’ il condizionale… – quelli meno contenti delle relazioni con amici e parenti.

Chi lo dice. Il dato emerge dall’ultimo report dell’Istat sul grado di soddisfazione della vita. Ma è attendibile? Non scherziamo: l’Istat è l’Istituto nazionale di statistica, un ente di ricerca, presente in Italia da un secolo (nel 2026 compirà cento anni) ed è il principale produttore di statistica ufficiale a supporto dei cittadini e dei decisori pubblici.

Secondo quanto racconta l’Istat, dunque, i pugliesi che dicono di essere poco o molto poco contenti delle proprie condizioni rappresentano il 13,3% del totale. Quelli, invece, che sono molto felici rappresentano il 44,2%. Insomma, la media del voto, scrive il Nuovo Quotidiano, che i pugliesi assegnerebbero – torna il condizionale… – alla propria esistenza è di 7,1 (da 0 a 10). Solo la Campania è messa peggio. Anche in questo caso il distacco tra Sud e Nord è evidente. In provincia di Bolzano, ad esempio, “solo” il 9% dei residenti è scontento.

Ma, allora,Perché i pugliesi sono i più infelici d’Italia?”. Pare siano quelli che più spesso hanno problemi in famiglia o con gli amici: solo uno su quattro, da Foggia a Lecce, passando per Bari e Taranto, è “molto soddisfatto” del proprio rapporto con gli altri familiari. Se a Bolzano registrano il 41%, da queste parti, con tutta la buona volontà, non si va oltre 25,7%. Campania, Sicilia e Calabria hanno numeri migliori. Nell’ambito di uno dei temi esaminati, le amicizie, i pugliesi risultano “per niente o poco soddisfatti” al 22% del totale degli over 14. Molto soddisfatti, invece, il 16,1%, che poi è il dato peggiore d’Italia.

 

 

TEMPO LIBERO: CHE FARE?

Altro punto debole della disamina: l’utilizzo del tempo libero. Pochi svaghi o poche opportunità. Un pugliese su tre non è contento di come impiega il tempo nel quale non lavora. La quota di quelli “molto soddisfatti” raggiunge appena il 10,3%, ed è anche questo un record negativo, superato solo dai vicini lucani.

Altro aspetto dell’indagine Istat. Chi vive in città sarebbe mediamente più felice, anche a livello nazionale. A seguire, i piccoli centri (con meno di duemila residenti), poi tutti gli altri.

L’Istat, però, evidenzia il fatto che “il quadro dei giudizi espressi dalle persone in relazione alle caratteristiche socio-demografiche rimanga inalterato”. Permangono le differenze di sesso: la quota di persone “fortemente soddisfatte” per la vita si stabilizza sia per gli uomini sia per le donne: i primi restano più soddisfatti delle seconde con una differenza del 4% (quasi, per la precisione il 48,7%, rispetto al 44,8%).

A livello generazionale, invece, come riporta il Nuovo Quotidiano di Puglia nella sua disamina, “la soddisfazione diminuisce tendenzialmente con il progredire dell’età: la quota di molto soddisfatti è più elevata nella classe 14-19 anni (56,6%) fino a toccare il valore minimo del 39,4% tra le persone con 75 anni e più”.

 

 

E COME L’ANNO SCORSO…

Rispetto al 2022 la soddisfazione cresce nella forbice 25-34 anni, la cui quota di “molto soddisfatti” per la vita sale dal 45,1% al 48,6% (+3,5%).

Persone occupate o studenti esprimono più frequentemente giudizi positivi di soddisfazione per la vita rispetto a chi si dichiara in cerca di occupazione o in altra condizione. Il 50,5% degli occupati e il 52,0% degli studenti, rispetto al 41,5% in media di chi è in diversa condizione o perché in cerca di occupazione (35,7%) o casalinga (42,9%) o ritirato dal lavoro (45,0%).

Tra chi è occupato, infine, la posizione nella professione incide. Dirigenti, imprenditori e liberi professionisti (54,5%), insieme ai quadri e agli impiegati (51,3%) dichiarano livelli di soddisfazione più alti rispetto agli operai (48,7%) e ai lavoratori in proprio (47,6%).

Qualcuno si interrogherà ancora. Ma rispetto all’anno precedente, c’è stato un miglioramento o un peggioramento? Rispetto all’anno precedente non si sono registrate variazioni significative.

«Destinazione Paradiso…»

La Top Five dei Paesi da visitare, occasioni uniche

Un giornalista giramondo, Ash Jurberg, dopo aver visitato oltre cento Paesi in tutto il mondo ha stilato per “Business Insider” una sua personale classifica. Lontana da itinerari scontati e raccomandati dalle agenzie di viaggio. Una “chart” singolare, posti incantevoli e accoglienti che solo chi è stato ospite di quei siti può spiegare

 

Ci sono Paesi nei quali, nel nostro immaginario, vorremmo vivere. L’idea che abbiamo, pur non avendoli visitati è sicuramente frutto di letture e fantasia. Capita così raramente di incontrare un giornalista, Ash Jurberg, che di mestiere fa il giramondo. Jurberg, dopo aver visitato oltre cento Paesi in tutto il mondo ha stilato una classifica originale, personale, per Business Insider.

L’uomo in questione, ha girato tutti i continenti, non due o tre, ma tutti e sette. Spesso si è spostato con la famiglia, portando con sé i figli che da queste esperienze uniche al mondo ne sono usciti profondamente arricchiti. E non li ha solo visitati. In quelle terre si è installato, ha studiato, cercato di comprendere non solo usi e costumi, ma anche la filosofia di un popolo che, poi, incide sulla valutazione di un luogo in termini di bellezza.

Uno dei free-press più autorevoli, “Leggo”, in distribuzione nelle maggiori città italiane, con la sua redazione – sempre molto attiva – ha riportato un ampio e importante servizio, divulgando le sensazioni di un viaggiatore, Ash Jurberg, da guinness dei primati.

 

ESTATE PROSSIMA…

Lo ha fatto alla vigilia di un’estate che fino a qualche giorno fa sembrava alle porte, ma poi ha registrato una inversione di tendenza. Poco male, perché, questione di giorni, e allora gli italiani torneranno a capofitto per pianificare meritate vacanze. E chi può aiutare il lettore a farlo, scrive “Leggo”, se non una persona che ha viaggiato in oltre cento Paesi (centosette, per la precisione) può dare consigli a chi è in cerca di suggerimenti? Attenzione, specifica il quotidiano, quella in elenco non è la classifica dei luoghi più belli, ma una lista di cinque posti che meritano una visita e sono lontani dai bagni di folla, tipici dei “viaggi organizzati”.

«Destinazioni di viaggio popolari come l’Italia, la Francia e il Messico sono ottime scelte – premette Jurberg – toccano quasi tutti i continenti, ma è bene considerare la possibilità di visitare opzioni alternative a quelle più popolari».

 

 

ESTONIA

Senza andare tanto lontano, il primo Paese preso in esame, è europeo: l’Estonia. «Sono stato subito affascinato dall’aspetto fiabesco di Tallinn, la capitale – ha scritto il giornalista nel suo reportage – in quanto camminare per le strade acciottolate all’interno delle mura della Città vecchia, simili a una fortezza, mi ha riportato in epoca medievale».

«Una città piccola tanto da poter essere esplorata a piedi: anche se molti visitano Tallinn in un solo giorno prendendo il traghetto da Helsinki – ecco il consiglio dell’esperto – varrebbe la pena fermarsi anche di più per addentrarsi nella campagna estone: le strade sono spesso vuote e incredibilmente tranquille».

 

 

OMAN

Dubai e Qatar, posti celebri. Ma, attenzione, il giornalista-giramondo indica un altro percorso, tanto da esserci stato per ben tre volte in un anno e mezzo. Attenzione, prego. Non molto lontano da questi punti di ritrovo per vip, c’è l’Oman, con la sua capitale Muscat, un’eccellente porta d’accesso al Paese. «Una passeggiata lungo la splendida Corniche – suggerisce – vi porterà lungo l’acqua e vicino al vivace Grand Bazaar; per chi ama le escursioni, in Oman ci sono molte opzioni, tra cui diversi sentieri facilmente accessibili a Muscat che offrono una splendida vista sulla città», scrive per “Business Insider”. «L’incredibile Wadi Shab si trova a meno di due ore dalla capitale ed è una delle migliori escursioni. Il percorso si snoda attraverso strette gole e torrenti e termina con una nuotata surreale attraverso grotte incredibili».

 

 

NAMIBIA

Ma ecco l’Africa, rappresentata da questa Top Five da Namibia. Tra Kenya, Botswana e Tanzania. «Noleggiato un camper e fatto un tour del Paese in self-drive – spiega il giornalista – ho esplorato il Paese in modo indipendente: anche in questo caso, è stata evitata folla e campeggi». «Non era insolito, infatti, svegliarsi con i versi delle scimmie, i barriti degli elefanti e il ruggito dei leoni; oltre alla fauna selvatica, in Namibia c’è molto da esplorare, tra cui le dune colossali risalite a piedi e sulle quali è possibile fare… surf, di sicuro uno dei momenti più belli del viaggio».

 

 

SRI LANKA

L’Asia ha spiagge bellissime, ma lo Sri Lanka ha spiagge e piantagioni di tè, montagne, rocce, cascate e molto altro ancora. Giro consigliato: con autista e guida, che possono descrivere il Paese con le conoscenze di chi ci vive. «Cibo ottimo ed estremamente economico; in quattro – spiega Jurberg – nella maggior parte dei casi abbiamo mangiato con dieci euro in totale: la gente del posto incredibilmente amichevole, poi l’isola, abbastanza piccola, ha consentito un’esplorazione approfondita in un tempo relativamente breve».

 

 

COSTA RICA

Per Ash Jurberg uno dei posti più belli visitati in tutta la sua vita è il Messico. Ma lì, a breve distanza, c’è il Costa Rica. E’ lì che il giornalista ha trascorso la sua luna di miele. «Sebbene sia già molto popolare – ha precisato il collaboratore di “Business Insider” – la Costa Rica offre un’esperienza di viaggio autentica: non ancora invasa dai turisti, come gli altri Paesi citati, ha un paesaggio vario, dalle spiagge di sabbia bianca alle foreste pluviali ai vulcani: quando visitare il Costa Rica? Durante la stagione delle piogge: poca folla, prezzi bassi e, come accaduto a noi, può anche piovere poco, molto poco».