Quanti vip da spiaggia!

Conte, Del Piero e Morandi i primi piombati in vacanza

Da Monopoli a Savelletri, circolano le stelle del calcio e della canzone. Antonio per riabbracciare un vecchio amico, Alex per partecipare a un torneo di golf, Gianni per godersi il mix, unico in Italia, fra spiaggia e mare. Con buona pace dei fans, tantissimi, a caccia di selfie e autografi

 

Che la Puglia sia la culla degli juventini lo dice la storia. Qui esistono numerosi club che organizzano trasferte da mille chilometri per portare sostegno alla squadra bianconera nell’Allianz Stadium. Ma lo dicono anche le stelle salentine passate dalla maglia giallorossa a quella a strisce verticali della squadra con sede a Torino: Causio, Brio, Conte.  Calciatori dei quali la Madama del calcio italiano si è sempre fidata ciecamente. Antonio Conte, poi, nella duplice veste di calciatore e allenatore (oggi è il tecnico del Napoli appena laureatosi campione d’Italia), ha vinto tutto, dalla Coppa Campioni agli scudetti di fila. Dunque, di Antonio Conte, l’altro juventino è Alex Del Piero.

Il primo, allenatore del Napoli campione d’Italia è stato avvistato a Monopoli, a lide Le Macchie, dove ha passato una giornata al mare, ospite Francesco Schiavone, imprenditore balneare fasanese e suo vecchio amico. L’allenatore leccese lo scorso anno e quest’anno è risultato il più corteggiato dai club italiani e internazionali (lo ha inseguito la “sua” Juventus, ma anche il Milan), da giorni è in Puglia. Prima di recarsi a lido Le macchie, pare sia stato notato al Tabù di Porto Cesareo. Insieme con lui, i fratelli Gianluca e Daniele.

 

 

DA CONTE A DEL PIERO…

Una scelta in qualche modo obbligatoria, invece, per Alex Del Piero, opinionista di Sky, che non ha proseguito la sua carriera nel calcio attivo, come il suo amico Antonio Conte, ma che nel tempo è diventato un grande appassionato di golf. Praticato, ovviamente. Obbligatoria perché da queste parti ci sono campi da golf e poi era stato organizzato e promosso un torneo al quale Del Piero si è iscritto. Alex ha soggiornato a Savelletri di Fasano per prendere parte al “San Domenico Golf alla Summer Pro-Am”, un torneo di grande richiamo per gli amanti del golf che si sfidano in una gara a squadre mista, nella quale si misurano, insieme, professionisti e dilettanti.

Trovandosi in Puglia, Alex ha realizzato in qualche modo ha coronato anche il desiderio di don Biagio Convertini, cinquantuno anni, cappellano dell’ospedale “S. Giacomo” di Monopoli, e grande tifoso bianconero. Prima una foto-ricordo, poi una dedica  sulla maglia storica indossata dalla Juventus nella storica finale di Champions del 1996 giocata a Roma e vinta contro l’Aiax. La maglia autografata da Del Piero è celebrativa, e gli amici del cappellano gliene avevano fatto omaggio lo scorso anno, in occasione del copleanno del parroco monopolitano.

 

 

PASSANDO PER MORANDI

Un habitué delle spiagge pugliesi è, invece, Gianni Morandi, icona della canzone italiana e internazionale, ha avuto anche un incarico di grande prestigio, quello di presidente onorario della squadra per cui ha sempre tifato: il Bologna. Un ruolo ricoperto dal 2010 al 2014 con grande impegno. Fra le mete preferite di Morandi, le spiagge salentine. L’artista emiliano, felicissimo di avere assistito alla finale di Coppa Italia vinta dal suo Bologna in una appassionata sfida contro il Milan, da trent’anni trascorre un periodo di vacanza sulle spiagge salentine dove non si sottrae all’abbraccio dei fan. Appassionato dei social in genere, ha pubblicato le sue prime foto fatte con i fans sul suo profilo Facebook, con un suo commento e via via quelli dei suoi fans.

Fra le mete di lusso, preferite dai vip, Polignano a Mare, con Borgobianco Resort & Spa e il Covo dei Saraceni; Ostuni, con La Sommità Relais & Chateaux e Masseria Torre Maizza; Gallipoli con l’hotel Palazzo del Corso e la masseria L’Antico Frantoio; Lecce, Risorgimento Resort e Patria Palace; Santa Maria di Leuca, con villa La Meridiana e il Messapia Hotel & Resort.

«Sono nera, sono Pamela!»

Campionessa dentro e fuori dal ring

Pamela Malvina Noutcho Sawa, racconta. Dal fallimento del referendum, al lavoro in corsia, ai titoli italiano ed europeo. «Lavoro nel pubblico, ma in banca mi negarono il mutuo per la casa; ho fatto campagna referendaria con tutti i miei amici, molti non sapevano nemmeno che si votasse…», spiega. Cittadina italiana dal 2022, si batte per i titoli sportivi e per chiunque voglia sentirsi italiano

 

«Lavoro nel pubblico, ma in banca mi negarono il mutuo per la casa; ho fatto campagna referendaria con tutti i miei amici, molti non sapevano nemmeno che si votasse: cittadina, dopo venti anni, sognavo il “Sì” alle urne, per non essere esclusa». Pamela Malvina Noutcho Sawa, pugile, un titolo europeo dei leggeri donne, dopo aver battuto lo scorso anno la serba Nina Pavlovic, conseguì il terzo titolo nel pugilato femminile dopo quelli di Veronica Tosi e Silvia Bignami. «La mia vittoria è tutta per la città di Bologna», aggiunse dopo il match europeo per fare una dedica alla città in cui vive e dove lavora come infermiera all’Ospedale Maggiore.

Sognava un esito diverso per i referendum, ma in Italia, se non cambiassero le regole, con l’aria che tira e la sola metà degli italiani che si recano alle urne, sarà sempre più difficile abrogare una legge nonostante la maggioranza dei “Sì” sia schiacciante. Il referendum a cui Pamela si riferiva riguardava, ovviamente, il diritto di cittadinanza. Fosse stata abrogata la legge, sarebbero stati sufficienti cinque anni di lavoro consecutivi, e non dieci, per ottenere la cittadinanza italiana.

 

 

«SONO ITALIANA NERA!»

«Sono una donna, sono nera, sono Pamela!», aveva dichiarato, fiera, al Resto del Carlino, il quotidiano con sede proprio nella Città dotta. L’orgoglio non era di circostanza. Lei, Pam, lo aveva ripetuto e continuerà a ripeterlo fino alla nausea. «Mi sento italiana e spero che un giorno ci sarà anche un pezzo di carta che me lo dirà!». Camerunese, Pamela vive in Italia dall’età di otto anni, lavora come infermiera dell’ospedale Maggiore ma, si diceva, non ha ancora ottenuto la cittadinanza italiana.

Il video nel quale parla di questi e altri temi, è stato pubblicato sulla pagina della palestra “Bolognina Boxe”, che riporta testuale: «La cittadinanza non è un privilegio e neanche un’arma di propaganda politica da sbandierare ai quattro venti quando elettoralmente conviene». La riflessione la solidarietà della palestra, non solo a parole, ma con i fatti. «Come Asd Bolognina Boxe supportiamo la battaglia di Pamela e di tutte e tutti coloro i quali subiscono sulla propria pelle un razzismo istituzionalizzato che li rende di fatto cittadini di serie B, utili quando devono produrre manovalanza a basso costo ma non quando devono ricevere diritti».

 

 

CAMERUN, ITALIA, PERUGIA

Giunta a Perugia per riabbracciare il padre, ha vissuto l’adolescenza nella provincia umbra per poi trasferirsi a Bologna, dove ha iniziato l’università nella quale avrebbe conseguito una laurea in Scienze Infermieristiche. Ed è proprio nel capoluogo emiliano, durante un tirocinio in un centro di accoglienza per senza fissa dimora, che fa il suo primo incontro con il pugilato. Un amore a prima vista, Pamela impara in fretta e mostra subito grandi potenzialità con due allenatori come Alessandro Dané e Franco Palmieri.

«Sul ring della Bolognina Boxe, una palestra popolare che offre il pugilato nudo e crudo – riporta Il Resto del Carlino – quello intriso di valori sociali, che accoglie chi non può pagarsi gli allenamenti e che si radica nel quartiere di cui porta il nome per stare vicino alla gente».

 

 

E, FINALMENTE, BOLOGNA

Pamela comincia a lavorare all’Ospedale Maggiore e tra le corsie non mancano i contrattempi, anche molto sgradevoli. Esistono ancora pregiudizi, nonostante Bologna sia una città accogliente, aperta sotto questo punto di vista: più di qualcuno non la considera l’infermiera di turno, e questo alla futura campionessa europea di pugilato, fa male, molto più male dei colpi incassati sul ring.

Nel 2021 fa suo il titolo italiano, poi passa al professionismo. Dopo oltre venti anni in Italia attende una cittadinanza che sembra un miraggio. Una cittadinanza che, finalmente, arriva nel 2022 mentre a fine 2023 diventa campionessa italiana dei pesi leggeri.

Pamela Malvina continua a vincere, con il successo più bello che arriva proprio il 5 aprile nella sua Bologna, davanti agli oltre 2.500 del Paladozza che urlano il suo nome. Titolo europeo EBU Silver, sette incontri, zero sconfitte. «Sono grata a questa città, è un sogno», dice tra le lacrime sul ring di Piazza Azzarita. Dai quartieri popolari all’ombra delle Due Torri, tutti esultano per un successo che sa di riscatto. 

Taranto, Bitetti nuovo sindaco

Amministrative, vince il centrosinistra

Ricompattata, la coalizione di centrodestra resta distante del 10%. Il nuovo “primo cittadino” ha incassato l’appoggio esterno dei Cinquestelle, che restano all’opposizione, la scorsa settimana. E’ dal ’93 che la Città dei Due mari ha ragione sulla parte avversa.«Ora lavoriamo per il bene comune, la prossima Amministrazione cittadina partirà da una nuova grammatica, privilegiando il “noi”, anziché l’“io”», ha dichiarato ieri il nuovo inquilino di Palazzo di Città

 

Taranto ha un nuovo sindaco: è Piero Bitetti, espressione della coalizione di centrosinistra. Ha battuto con circa il 10% di distacco, Francesco Tacente, candidato del centrodestra, che dopo il ballottaggio aveva incassato pieno sostegno da parte dell’altro candidato del centrodestra, Luca Lazzàro, terzo nella prima convocazione alle urne per eleggere l’Amministrazione cittadina. Meno convinto, tanto che resterà all’opposizione, l’appoggio del Movimento Cinquestelle che per voce di Anna Grazia Angolano, candidata-sindaca, solo metà settimana scorsa si è avvicinato al neosindaco della Città dei Due mari.

Da voci che circolavano, sembrava che il ballottaggio potesse essere più combattuto, invece Bitetti, in termini di percentuale, ha mantenuto la stessa distanza da Tacente, il suo antagonista. Non che la matematica, in politica, faccia giurisprudenza, ma patto con lo schieramento di Lazzàro al quale va riconosciuto un importante lavoro alla vigilia della prima consultazione, con una risalita non indifferente rispetto ai primi sondaggi.

 

 

INSIEME PER IL BENE COMUNE

«Ora lavoriamo per il bene comune, la prossima Amministrazione cittadina partirà da una nuova grammatica, privilegiando il “noi”, anziché l’“io”», così martedì, tardo pomeriggio, Piero Bitetti neosindaco di Taranto, rilasciando le prime dichiarazioni dal suo comitato elettorale di via Di Palma, angolo con via Duca degli Abruzzi. Lì, un’ora prima, in ordine sparso, erano arrivati per complimentarsi con lui, il presidente della Regione, Michele Emiliano; l’europarlamentare, ex sindaco di Bari, Antonio Decaro; il neopresidente della Provincia, Gianfranco Palmisano.

E’ stata una campagna elettorale senza esclusione di colpi, ma sempre giocata nella massima lealtà, tanto che il nuovo sindaco si è detto convinto che con l’opposizione si possa dialogare per il bene della città.  

 

 

DAL ’93, SEMPRE CENTROSINISTRA

Taranto, in buona sostanza, ha privilegiato la continuità, confermando per la nona volta, dal 1993 a oggi, un’Amministrazione di centrosinistra. Bitetti, esponente di “Con”, ex assessore, ex presidente del Consiglio comunale, ha ottenuto oltre il 54% delle preferenze (37,39% al primo turno) ed è riuscito a costruire attorno alla sua candidatura un’area di consenso ampia, sostenuta da otto liste (Pd, Azione, Avs, Demos, Unire Taranto e civiche).

Importante, privo di formalizzazione, si diceva, è stato l’appoggio esterno del Movimento 5 Stelle, che nella prima sessione di voto, domenica 25 e lunedì 26 maggio, aveva raccolto circa l’11% con la candidata Annagrazia Angolano («Bitetti, per fermare l’avanzata della destra»).

 

 

OPPOSIZIONE COSTRUTTIVA

«Il nostro impegno sarà per tutti: governare Taranto non sarà facile, ma sarà il nostro onore e la nostra missione, un appello, questo, che rivolgo ai competitor», ha ribadito Bitetti, salendo sulla stessa sedia dalla quale aveva dato il via alla sua campagna elettorale. «I cittadini ci hanno dato un ruolo – ha dichiarato alle agenzie, ai cronisti di stampa, radio e tv – la campagna elettorale ce la lasciamo alle spalle: adesso dobbiamo lavorare tutti insieme nell’interesse e per il bene comune». Questo, invece, il commento di Tacente dal suo comitato elettorale di via Giovinazzi: «Non abbiamo raggiunto il risultato sperato, ma oggi non è solo la fine di una campagna elettorale, ma l’inizio di un progetto che porteremo avanti con determinazione e con responsabilità: la nostra sarà un’opposizione responsabile e costruttiva».

Puglia, bellezze fra cielo e mare…

Monopoli, Ceglie Messapica, Alberobello, Trani e Castel del Monte

Da visitare, di corsa, prima che arrivi il caldo canicolare. Ogni comune, il suo attrattore. Non c’è che l’imbarazzo della scelta. Le cattedrali, i castelli, le barche, gli angoli da scoprire. La star è Castel del Monte, nel cuore della Murgia. Non sottovaluteremmo, però, Monopoli, considerato crocevia di civiltà; Ceglie Messapica per la sua storia; Alberobello, fiaba in pietra nel cuore della Valle d’Itria; Trani, pietra bianca, mare e memoria nel cuore dell’Adriatico

 

Il calore delle Puglia, nel senso di accoglienza, ma anche come temperatura, è proverbiale. Allora, se non adesso, quando? Quando visitare questa regione incantevole in quei posti che hai sentito nominare, ma non avevi avuto il tempo di visitare, almeno con il pensiero. Con l’occhio, guardando tutto quello che internet, fra siti e Youtube, ma anche Facebook piuttosto che Instagram, ti propone non appena clicchi la parola magica: “Puglia”.

Dunque, la Puglia, il caldo, il calore. Prima che il caldo prenda il sopravvento e, allora, impedisca di visitare un luogo, una cittadina come si conviene, come un turista che fa turismo ragionato compie. E, allora, ecco svelata questa breve, ma doverosa introduzione. Il sito paesionline.it, in un ampio servizio a firma di Sonia Surico, ha compiuto una sua ricerca e ai suoi numerosissimi lettori e follower, stavolta ha suggerito una meta, anzi cinque, sulle quali fiondarsi da…ieri. Dunque, prima dell’estate, alle porte, è il caso, come suggerisce il sito dalla parte dei turisti prendere carta e penna, o affidarsi alla stampante, e scrivere: Monopoli, Ceglie Messapica, Alberobello, Trani e Castel del Monte.  

 

 

LE STELLE DA SCOPRIRE…

Monopoli, considerato crocevia di civiltà e meraviglia sul mare; Ceglie Messapica per la sua storia, come da origina del nome, da storia messapica, medioevo e barocco nel cuore della Valle d’Itria; Alberobello, ritenuta, a ragione, la fiaba in pietra nel cuore della Valle d’Itria; Trani, pietra bianca, mare e memoria nel cuore dell’Adriatico; infine, Castel del Monte, l’enigma di pietra nel cuore della Murgia.

«La Puglia – leggiamo su paesionline – è un mosaico di paesaggi sorprendenti, sapori autentici e borghi che sembrano sospesi nel tempo». Basta allontanarsi di pochi chilometri dalle città più conosciute per ritrovarsi immersi in uliveti secolari, coste selvagge o piccoli centri che custodiscono storie millenarie. «Che tu stia cercando una giornata di relax tra mare e natura, un viaggio tra le pietre bianche della tradizione o un assaggio della vera cucina pugliese, qui troverai l’ispirazione giusta». Ecco che si parte, alla scoperta di cinque gite fuori porta perfette per respirare l’anima autentica del “Tacco dello stivale”.

Monopoli, uno dei principali attrattori della Puglia. Pezzo di punta di questa cittadina che poi cittadina non è, in quanto il suo status è da città, non fosse che è troppo vicina a Bari.  Bello il porto antico, che scivola tra le mura del centro storico. I moli, le barche di pescatori. Poi il Castello di Carlo V, baluardo in pietra a difesa della città. Poi la Cattedrale, sorta in epoca medievale. Mare ed entroterra delle meraviglie, come a dire che ce n’è per tutti i gusti: calette tra le rocce, spiagge sabbiose, masserie storiche, uliveti, mandorli in fiore, frutteti e orti.

 

 

QUELLE DA RILANCIARE

Ceglie Messapica, Murgia meridionale, borgo antico della Puglia. Il centro storico si snoda fra vicoli in pietra chiara, archi e cortili che conducono fino al Castello Ducale, che nei secoli ha ospitato Normanni, Svevi e Aragonesi. A brevissima distanza, la Chiesa Collegiata del XVI, stile rinascimentale, poi la Chiesa di San Domenico, barocca, realizzata seguendo i canoni della scuola del Bernini.

Fra Bari, Brindisi e Taranto, un posto di grande suggestione, conosciuto in tutto il mondo per le sue costruzioni in pietra, calce e con un tetto a forma di cono: Alberobello.  Millecinquecento trulli, dal ’96 del secolo scorso, indiscusso Patrimonio dell’Umanità: un riconoscimento che ne celebra il valore storico e culturale. Costruiti a secco, potevano essere facilmente smontati: un escamotage studiato dalla popolazione che in questo modo riusciva ad evitare tasse previste sui nuovi insediamenti imposte dal Regno di Napoli.

 

 

CATTEDRALI, MUSEI, UN ENIGMA

Trani, una città mozzafiato. La bellezza della Cattedrale di San Nicola Pellegrino, una delle più alte espressioni del romanico pugliese. Di fronte alla cattedrale, ecco il Castello Svevo, costruito da Federico II di Svevia. Barche, pescherecci e locali affacciati sull’acqua, si possono ammirare la facciata severa di Palazzo Caccetta. Piazza Duomo, il “salotto” che accoglie la cattedrale, ospita due musei: quello della Macchina per scrivere (Palazzo Lodispoto) dedicato ad Adriano Olivetti, e il Museo Diocesano che conserva opere d’arte sacra.

A pochi chilometri da Andria, si erge uno dei monumenti più misteriosi e affascinanti d’Europa: Castel del Monte. «Con la sua forma perfetta e geometrica, questo castello del XIII secolo è molto più di un’opera architettonica medievale: è un enigma in pietra, carico di simbolismi e interrogativi ancora irrisolti», scrive Sonia Surico (paesionline). Una struttura ottagonale, rigorosa e armoniosa, otto torri, anche queste di forma ottagonale. Anche questo straordinario manufatto è legato a Federico II di Svevia, imperatore-filosofo del Sacro Romano Impero. «Castel del Monte – conclude il reportage – è un’opera unica nel panorama dell’architettura medievale europea; la sua pietra calcarea, che cambia colore con la luce del giorno, e la posizione dominante sulla valle sottostante ne fanno un luogo dal forte impatto visivo ed emotivo». 

«Genitori, frenate i social!»

Addio a Martina, quattordici anni, una vita negata

Assassinata con tre colpi di pietra sul capo. L’ex fidanzato reo confesso. Non si fa in tempo a seppellire una ragazza, che si registra un altro femminicidio. Lo psichiatra Paolo Crepet invita a porre un freno all’uso di internet, specie ai giovanissimi. «Decine di migliaia di ragazzine a tredici anni escono a mezzanotte; mai che un padre si metta davanti alla porta, anzi, le danno pure cento euro», dice lo studioso

 

Altro femminicidio. Il trentaduenne romeno fermato mercoledì con l’accusa di aver ucciso Maria Denisa Adas, ha confessato. L’uomo, guardia giurata, sposato e con due figli, dopo il fermo ha confessato. «Denisa mi ricattava, per questo l’ho uccisa». La donna, trent’anni, scomparsa il 15 maggio scorso a Prato, è stata ritrovata senza vita nei pressi di un casolare abbandonato. Era stata strangolata la stessa sera della sua scomparsa.

Apriamo con questo nuovo fatto di cronaca registrato appena due giorni fa (in realtà l’articolo lo scriviamo solo un giorno prima, cioè ieri), perché la storia sulla quale volevamo soffermarci in questa rubrica è un altro femminicidio, l’ennesimo, drammatico come può esserlo un omicidio, peggio se consumato ai danni di una donna, di una ragazza acerba nel caso di Afragola.

 

 

MARTINA, COLPITA TRE VOLTE

«Martina ha rifiutato un abbraccio: era di spalle e l’ho colpita», ha confessato Alessio Tucci, diciotto anni, femminicida reo confesso, davanti al giudice per le indagini preliminari. L’ha colpita con una pietra e con inaudita ferocia, come accade in uno di quei “crime tv” che tanto piacciono a papà, mamme e figlioli, che eleggono ad eroi chi senza farsi scrupoli risolve il problema, anche con violenza. Una violenza che si è abbattuta sul capo di quella ragazzina, di spalle, come se avesse dato al suo assassino l’ultima risposta con la quale lo invitava a tenersi lontano da lei.

Colpita tre volte violentemente così da toglierle il respiro, cancellarla per sempre alla vista di quel ragazzo così violento che fra i suoi princìpi non considerava nemmeno lontanamente un rifiuto. «E’ stato un attimo…», abbiamo sentito dire da qualcuno in circostanze simili, come se fosse plausibile che per attenuare il giudizio del giudice valga tutto, qualsiasi cosa: anche giustificare un gesto così efferato come se fosse un attimo di distrazione. Così, Alessio, l’assassino, ha nascosto il corpo di Martina in un armadio in un casolare di Afragola, dove poi è stato rinvenuto il corpo della poveretta. Durante l’interrogatorio, svoltosi nel carcere di Poggioreale, il ragazzo, accusato di omicidio pluriaggravato ed occultamento di cadavere, ha risposto alle domande del giudice, alla presenza del suo avvocato: «Non sappiamo se fosse viva – ha detto il legale dell’omicida – ma Alessio ha detto che la povera Martina non respirava più».

 

 

«NESSUN ACCANIMENTO», DICE LA DIFESA

«Comunque – la tesi difensiva dell’avvocato – non c’è stato accanimento; tre colpi, la ragazza ha perso i sensi quasi subito, ma nessun accanimento». Basiti è dir poco, ma non vogliamo fare il processo nel processo. Della posizione di certi programmi televisivi, al limite dell’osceno, ne abbiamo già scritto: siamo per la libertà d’informazione, ma non per lo sciacallaggio a favore di audience o di plastico, specie quello esercitato sul dolore che hanno, puntualmente, i parenti e gli amici più stretti delle vittime.

Ma veniamo a quanto ha attirato la nostra attenzione. L’ennesimo intervento, uno dei pochi avveduti e fatti senza cercare consensi, se non quello di accendere una spia su uno dei temi dei quali si discute spesso, a casa come a scuola: quello dello psichiatra Paolo Crepet: «Il raptus è un’insolenza per l’umanità», ha detto rilasciato all’agenzia giornalistica Adnkronos. Il risentimento che traspare dalle sue parole è una risposta ferma, secca, a quanti nel raccontare la cronaca descrivono questi assassini come persone normali trasformate improvvisamente in mostri. «Chi dice che ci sono esseri umani che fino al sabato pomeriggio sono dei santi – spiega Crepet – e poi lunedì sono dei feroci assassini, lo raccontino nelle più brutte favole della storia!».

La sua provocazione che sentiamo di condividere: «C’è qualcuno contro i social? Qualcuno che ha detto che a tredici anni non si possono usare i social? Decine di migliaia di ragazzine a tredici anni usciranno, non alle nove, a mezzanotte; non ho mai conosciuto un padre che si mette davanti alla porta. Anzi, non solo aprono la porta e gli dicono “divertiti”, ma le danno pure cento euro».

 

 

SOCIAL, PONIAMO UN FRENO!

L’uso indiscriminato dei social. «Se uno ha un profilo social a soli undici anni c’è un problema», sottolinea i rischi che questi strumenti comportano nelle relazioni sentimentali giovanili. Il revenge porn (vendetta porno, la condivisione pubblica di immagini o video intimi tramite Internet, senza il consenso dei protagonisti degli stessi, ndc) rappresenta l’evoluzione digitale della violenza di genere che Crepet denuncia da trent’anni. «La dipendenza da social e i disturbi comportamentali che ne derivano – considera il sito, sempre molto attento ai temi che maturano nell’ambito dello studio, orizzontescuola.it, creano terreno fertile per relazioni tossiche». Crepet sottolinea come la società abbia scelto di «non sentire il peso» di questa responsabilità, preferendo l’ipocrisia delle fiaccolate alla fatica di un’educazione digitale consapevole. «Il sexting e l’adescamento online – conclude la considerazione orizzontescuola.it – completano un quadro in cui i minori sono esposti a dinamiche adulte senza gli strumenti per comprenderle, creando quella “insolenza per l’umanità” che lo psichiatra denuncia con forza».