Referendum, “Sì” e “No”

Domenica 8 e lunedì 9 giugno alle urne

Fra i quesiti, cinque complessivi, quello sulla cittadinanza italiana (scheda gialla). L’obiettivo sarebbe il perfezionare una legge che risale a  al 1992. Interviene su uno dei requisiti necessari per presentare la domanda di cittadinanza, dimezzando, da dieci a cinque, gli anni di residenza continuativa in Italia necessari

 

Domenica 8 e lunedì 9 giugno, in concomitanza con il turno di ballottaggio delle Amministrative (il primo turno si è svolto il 25 e 26 maggio), i cittadini sono chiamati a votare per i cinque referendum popolari abrogativi: quattro in tema di lavoro e uno relativo alla cittadinanza italiana (scheda gialla).

Detto che per avere validità un referendum deve superare il quorum del 50% più un voto, si parla dei quattro referendum per il lavoro, importanti, un po’ meno di quello sulla cittadinanza, così ci piace intanto iniziare dalla fine, perché questo riguarda due milioni di “italiani” non ancora regolarizzati. Dunque, il “Sì” al quinto referendum, va ricordato, sarebbe un primo significativo passo avanti per rendere migliore una legge che risale a più di trent’anni fa, e cioè al 1992, e che nel nostro Paese attualmente regola l’acquisizione della cittadinanza italiana. Nello specifico, il referendum, la quinta scheda, interviene su uno dei requisiti necessari per presentare la domanda di cittadinanza, dimezzando, da dieci a cinque, gli anni di residenza continuativa in Italia necessari. Tutti gli altri requisiti (reddito stabile, conoscenza della lingua, non aver commesso reati, aver pagato le tasse) restano invariati. Se un italiano condividesse la legge esistente, può mettere una croce sul “No”.

 

 

DUE MILIONI “ITALIANI” IN ATTESA

«Un quesito tanto semplice quanto impattante – si legge – sulla vita di oltre due milioni di persone che potrebbero accedere allo status di cittadini e cittadine dopo tanti anni di lavoro, studio e residenza ininterrotta in Italia». «Poter chiedere di essere cittadini italiani – spiega Renato Benedetto sulle colonne del Corriere della sera – dopo cinque anni di residenza nel Paese anziché dopo dieci: di questo tratta, andando a stringere, il quinto quesito, quello che si troverà sulla scheda gialla ai referendum dell’8 e 9 giugno, l’unico che non riguarda il lavoro; meglio sgomberare il campo subito, allora, dicendo di cosa non si tratta: non si parla di ius soli, né di ius scholae, di  minori che diventano cittadini italiani per nascita o per aver frequentato cicli scolastici: il quesito riguarda la cittadinanza italiana richiesta per residenza e si propone di accorciarne i tempi».

In breve: se vincesse il “Sì” e il referendum raggiungesse il quorum: la richiesta potrà essere avanzata dopo cinque anni; al contrario, se a vincere dovesse essere il “No”, la richiesta, come è oggi, continuerà a poter essere avanzata solo dopo dieci anni. Cosa cambia per i minori. «Con il referendum – spiega Benedetto – non si modificano i termini per i minori stranieri (che oggi possono acquisire la cittadinanza italiana se lo richiedono al compimento dei 18 anni, purché abbia risieduto in Italia legalmente e ininterrottamente dalla nascita).  Ma il dimezzamento dei tempi, in generale, per la richiesta di residenza indirettamente può riguardarli: i figli minori di chi acquista la cittadinanza italiana, se convivono con lui, la acquisiscono a loro volta». Il termine dei dieci anni è tra i più lunghi in Europa. Cinque sono gli anni che servono, ad esempio, in Francia, Germania, Portogallo, Paesi Bassi e Svezia. Dieci in Spagna.

 

 

I NODI DEL LAVORO

E veniamo agli altri referendum. Quesito numero 1 (scheda verde chiaro): legittimità sui licenziamenti. Il “SÌ” al referendum renderebbe più forte il diritto a non essere licenziati senza un valido motivo, nelle imprese con più di quindici dipendenti, ampliando i casi in cui si ha diritto a essere reintegrati sul posto di lavoro. “No” se si è di avviso contrario

Quesito numero 2 (scheda arancione). Il “SÌ” al referendum rende più forte il diritto a non essere licenziati senza un valido motivo, nelle imprese fino a quindici dipendenti, rendendo possibile un indennizzo più alto. “No” se non si è d’accordo.

Quesito numero 3 (scheda grigia): lavoro precario. Il “SÌ” al referendum mette uno stop all’abuso dei contratti a termine che, nel marzo del 2025, occupavano 2 milioni e 700 mila persone. “No” se si è di opinione contraria.

Quesito numero 4 (scheda rosso rubino): sicurezza sul lavoro. Il “SÌ” al referendum amplia la responsabilità in solido (ovvero di dovere corrispondere all’infortunato il risarcimento deciso dal giudice) dell’impresa appaltante nel caso di incidenti sul lavoro negli appalti e subappalti. “No”, nel caso non foste convinti sul quesito anzidetto.

«Siete in Puglia, dimenticate la dieta!»

Il video di uno steward Ryanair diventa virale

Diverte i passeggeri, promuove la cucina locale. Mette in guardia che non è il caso di fare vacanza e mantenere la linea. Quando si arriva in questa regione, non si contano le tentazioni della tavola

 

«Non pensate alla dieta, lasciatevi tentare dalla cucina regionale, non ve ne pentirete benvenuti in Puglia!». Non è una guida a pronunciarsi in questo modo, ma lo steward di un volo Ryanair che sta per atterrare nell’aeroporto di Bari. Non è proprio questo il messaggio, di questo ne scrive brillantemente Leonardo Pasquali nel suo report sul sito everyeye.it, ma è quanto in sintesi ha praticamente dichiarato lo steward, che con una mano reggeva il microfono e con l’altra già si vedeva a reggere una forchetta, comodamente seduto in uno dei tanti ristoranti del capoluogo barese. Di sicuro, dalla brillantezza e dall’ironia dello steward che la mette sul piano della “dieta pugliese”, un invito non una prescrizione, ne beneficia la compagnia aerea Ryanair. Questo è fare marketing. Questo dovremmo imparare per fare sempre più squadra: vanno bene i manifesti 3×4 e le locandine che raccontano e promuovono la Puglia nelle stazioni e negli aeroporti di Milano e Roma, ma Michele Emiliano dovrebbe tenere d’occhio anche queste forme promozionali per quanti arrivano in Puglia in aereo o in treno.

 

 

TU CHIAMALE, SE VUOI, STRATEGIE

Tu chiamale, se vuoi, strategie. Non sappiamo quanto ci sia della strategia di Ryanair e quanto dell’improvvisazione dello steward, sta di fatto che il fiuto di Pasquali ha posto per un giorno la compagnia aerea low cost irlandese al centro della cronaca. Finalmente una notizia bianca, finalmente un pensiero positivo, con tutta quella politica e quella cronaca nera che in questi giorni lottizza le prime pagine dei giornali. Piatto ricco, mi ci ficco: sulla notizia, e hanno fatto bene, si sono fiondati fiori di siti e organi di informazione che rivendicheranno la paternità del servizio. Una cosa è certa, everyeye.it, il sito che posto la notizia al centro della sua pagina il 30 maggio scorso, ha avuto l’intuizione che questa rappresentasse “la notizia”, quelle che noi tutti cerchiamo. “Penso positivo”, appunto, l’invito stavolta allude a Lorenzo Jovanotti.

Passetto indietro, la narrazione. L’aereo atterra con qualche minuto di anticipo. Lo steward alza la cornetta e parte compie il suo annuncio all’indirizzo dei passeggeri. Il tono è, però, ironico. Di questi tempi una modalità che andrebbe incoraggiata. Ai viaggiatori strappa sorrisi, mentre il video di questa breve, ma divertente performance diventa virale.

 

 

BENVENUTI IN PARADISO

«Benvenuti a Bari, siamo in anticipo di qualche minuto», si legge su everyeye. Il tutto mentre l’aereo sta per scivolare sulla lunga pista dell’aeroporto pugliese. Lo steward si rivolge ai presenti a bordo: dà il “bentornato” ai baresi, che il territorio, cucina compresa, lo conoscono bene, mentre ai turisti augura, in senso ironico, “buona fortuna”. Dove sta l’augurio: i turisti, con tutto il rispetto per le mitiche dodici fatiche di Ercole, dovranno superare le infinite tentazioni gastronomiche che questa magnifica terra ha da offrire.

«Adesso finalmente – argomenta lo steward, che meriterebbe l’attestato honoris causa come guida – potrete respirare l’aria pugliese; per i visitatori sconsiglio di seguire un regime alimentare rigido, la dieta: se ci riuscite mi complimento con voi». Più di così. Applauso e standing ovation. Anche perché adesso c’è da tirare fuori i bagagli e poi, ma non c’è bisogno che questo lo ricordi lo steward, si è fatta “una certa” ed è l’ora di pranzo. Il languore era parcheggiato in un angolo dello stomaco, dopo l’annuncio ecco il desiderio: «Dov’è il più vicino ristorante? Grazie…».

«Quarant’anni fa il dolore più grande…»

La comunità italiana e la tragedia dell’Heysel, la notte più lunga del calcio

Durante la finale di Coppa dei Campioni Juventus-Liverpool, gli hooligans sfondarono una barriera di recinzione invadendo il settore occupato dai tifosi juventini. La folla in fuga provocò il crollo di un muro, morirono 39 persone. Quella storia, iniziata con una festa e finita nel sangue, nel racconto di Tonio Attino, che a Lussemburgo andò a realizzare servizi e interviste per il suo libro “Il pallone e la miniera”, presentato anche in video per Costruiamo insieme (https://youtu.be/ThnBFywOgLQ?si=FnH7Qi9yp2A_ccNL)

 

Il 29 maggio 1985, un mercoledì di quarant’anni fa, la tragedia nello stadio Heysel di Bruxelles. Durante la finale di Coppa dei Campioni fra Juventus e Liverpool gli hooligans sfondarono una barriera di recinzione invadendo il settore occupato dai tifosi juventini. La folla in fuga provocò il crollo di un muro, morirono 39 persone. «A quella storia – racconta il giornalista Tonio Attino, intervistato anche da “Costruiamo insieme”, a seguire il link – ho dedicato, nel libro “Il pallone e la miniera”, un capitolo dal titolo “Bruxelles”. È la tragedia vissuta dalla comunità italiana della vicina Esch-sur-Alzette, la città operaia lussemburghese che aveva garantito un lavoro e una casa agli immigrati italiani».

«Avete notizie? Diteci qualcosa per favore, voi siete lì…». Attacca così, Attino, il ricordo di quella tragedia immensa che investì una comunità, quella bianconera, ma anche il resto del mondo sportivo, non solo del calcio. Del mondo intero, visto che il primo ministro inglese, prima che si pronunciassero le sfere più alte della Uefa, punì i tifosi e le squadre inglesi con una squalifica lunga cinque anni. Dolore e indignazione, per una volta, andarono pari passo. Attacca così, Attino, in modo agghiacciante, il capitolo del suo libro “Il pallone e la miniera” dedicando nel suo blog tonioattino.it (tante storie, tutte affascinanti, non solo di calcio) il ricordo della comunità lussemburghese che alla Coppa Campioni con la sua Jeunesse aveva partecipato più volte. Con un nome simile a quello della squadra torinese e una maglia a strisce verticali bianche e nere, ispirandosi non a caso ai colori sociali della stessa Juventus.

 

 

QUEL 29 MAGGIO DI 40 ANNI FA…

La sera del 29 maggio 1985 il telefono del Caffè Conti continuava a squillare e Jean-Pierre Barboni, il capitano della Jeunesse, seguitava a rispondere non sapendo che dire. «Chiamavano dall’Italia, da Gubbio, da Palazzo Mancinelli, il mio paese, e tutti chiedevano piangendo cosa fosse successo. Volevano notizie sui parenti, in tanti erano arrivati in pullman per la partita, ma io non potevo dire niente perché non sapevo niente».

Avremmo potuto riscrivere, riportare le dichiarazioni di tarantini, all’epoca, che avevano preso parte alla tragedia che si consumò in quel maledetto settore Z.  La disorganizzazione, nessun rispetto per quei morti messi in fila, a terra, alla vista dei tifosi; la telecronaca di Bruno Pizzul, che non fece cenno a quanto stesse accadendo, mentre le telescriventi, con largo anticipo sul fischio d’inizio della gara, informavano che si erano già registrate decine di vittime; le dichiarazioni di Gaetano Conte, commerciante tarantino, tifoso bianconero, che rese allo scrivente cronista per il “Corriere del giorno”. Quanto negli anni, non solo fisicamente, ma anche psicologicamente, abbia influito quella tragedia. Conte si affidò anche ai legali. Voleva che quelle immagini fossero cancellate per sempre. «Ogni volta che trasmettono le immagini della Champion’s, della Coppa vinta dalla Juventus, non si scappa: puntualmente ci sono le immagini in cui vengo ripreso, seppellito da calcinacci e calpestato dal fuggi-fuggi generale, uno choc che non finirà mai…»; le interviste raccolte dallo stesso Pizzul e il calciatore juventino Antonio Cabrini, passati da Taranto per motivi professionali il primo, e un impegno sociale il secondo. Ma il racconto, per come lo scandisce lo stesso Tonio, è straordinario.

 

 

…ALLE 19.20, L’INFERNO

«Erano le 19.20 – scrive Attino registrando personalmente, a Esch in Lussemburgo, le dichiarazioni di Jean Pierre Barboni, bandiera della Jeunesse – quando l’onda rossa diventò una marea, sfondò la rete di protezione del settore “Z” e travolse famiglie, persone anziane, ragazzini. Chi arretrò e riuscì a non farsi schiacciare, finì contro il muro all’altro capo della curva, e il muro fu schiantato dal peso. Con altre quattrocentomila persone incollate alla tv, Jean-Pierre osservava, rispondeva al telefono senza sosta, ascoltava le parole di Pizzul. Non sapeva che dire».

«Quando il muro crollò – riprende Barboni – a decine furono travolti; altre decine precipitarono da una quindicina di metri di altezza; altri furono calpestati nel flusso tumultuoso di chi cercava una fuga disperata dietro la spinta degli hooligans; altri ancora invasero il campo di gioco per trovare una via di fuga sotto gli occhi dei poliziotti a cavallo».

In una sorprendente e inutile scenografia sventolavano i manganelli, ricacciando all’indietro chi invadeva il campo per salvare la pelle. La telecronaca di Bruno Pizzul su Rai Uno risultava un po’ vaga per l’impossibilità di avere notizie aggiornate e chi stava davanti alla tv – in Italia, a Esch o nel Caffè Conti della famiglia Barboni – intuì la gravità del momento, senza comprenderla fino in fondo. Benché la dirigenza juventina non volesse giocare in quelle condizioni, le autorità belghe, incapaci di tenere l’ordine e terrorizzate dall’idea di quanto sarebbe potuto accadere in caso di rinvio della partita, chiesero e ottennero, praticamente imposero il rispetto del programma sportivo. Ma di sportivo ci fu poco, nulla.

 

 

ANCHE GIOVANI VITE SPEZZATE

Juventus e Liverpool s’erano già incontrati cinque mesi prima e i torinesi avevano vinto la Supercoppa. A Bruxelles, il vecchio Heysel doveva essere l’occasione di rivincita per i Reds allenati da Joe Fagan e un’opportunità per la Juventus del Trap di dimostrarsi più forte. Fu un’altra cosa.

Conclude Tonio Attino. Quando l’arbitro fischiò la fine e i giocatori della Juve presero la coppa portandola in processione intorno al campo, ai piedi della tribuna c’erano in fila trentanove corpi. Trentanove morti, trentadue italiani, quattro belgi, due francesi, un irlandese. Anche un ragazzino di undici anni, Andrea Casula, accanto al corpo del papà Giovanni. Anche una studentessa, Giuseppina Conti, diciassette anni. I feriti furono seicento. «Di notte, il telefono smise di squillare».

 

Costruiamo insieme, l’intervista a Tonio Attino

https://youtu.be/ThnBFywOgLQ?si=FnH7Qi9yp2A_ccNL

Amministrative Taranto, ballottaggio

Spareggio alle urne, domenica 8 e lunedì 9 giugno

Piero Bitetti, centrosinistra (37,39%), dovrà vedersela con Francesco Tacente, centrodestra (26,14%), che potrebbe allearsi con lo schieramento di Lazzàro (19,4%). Il vincitore della prima tornata elettorale potrebbe invece trovare punti di contatto con il Movimento 5 Stelle (10,91%). Percentuali basse per Di Bello e Cito (675 voti di lista, 264 preferenze)  

 

Fine-inizio settimana fari puntati sulle Elezioni amministrative in diversi comuni pugliesi. Massima attenzione, in particolare, quella rivolta a Taranto, dove si è registrato un risultato tutto sommato atteso, anche nel punteggio. Prima del voto, soprattutto nelle due coalizioni di centrodestra, sembrava che qualcosa stesse cambiando. Gli stessi risultati all’inizio dello spoglio indicavano Piero Bitetti, candidato del centrosinistra come vincitore della prima tornata elettorale (e così è stato), ma alle sue spalle prendeva corpo un “testa a testa” fra Tacente e Lazzàro. Dopo qualche ora, con l’allargarsi del numero di sezioni scrutinate, si allargava anche la forbice fra i due candidati del centrodestra: come da previsioni, a sfidare Bitetti nel ballottaggio in uno sprint all’ultimo voto sarà Francesco Tacente. Le proiezioni avevano già suggerito un primo responso: Piero Bitetti, candidato del centrosinistra, in vantaggio e verso il secondo turno, il ballottaggio fra due settimane.

 

 

MAGGIORANZA RELATIVA

Nessun candidato, dunque, ha ottenuto la maggioranza assoluta, pertanto si procederà a un ballottaggio domenica 8 e lunedì 9 giugno tra i primi due candidati: Piero Bitetti (centrosinistra) e Francesco Tacente (centrodestra). Bitetti, sostenuto da Partito Democratico, Con Bitetti, Unire Taranto, Per Bitetti Sindaco, Demos Democrazia Solidale, Alleanza Verdi E Sinistra, Dc Democrazia Cristiana, Partito Liberal Democratico-Azione, ha totalizzato il 37,39% dei voti. Tacente, con il quale andrà al ballottaggio, con il supporto di Prima Taranto, Patto Popolare, Unione Di Centro-Evviva Taranto, Riformisti Per Taranto – Socialisti, Fortemente Liberi, Taranto Popolare, Noi Taranto, ha invece registrato il 26,14% dei voti. Terzo posto per Luca Lazzàro, sostenuto da Fratelli d’Italia, Forza Italia – Ppe, Noi Moderati, Partito Liberale Italiano, avendo totalizzato il 19,4% dei voti. Annagrazia Angolano, con il Movimento 5 Stelle e la lista Angolano Sindaca, ha ottenuto il 10,91% dei voti.

Fiasco per il resto dei candidati-sindaco e liste in appoggio alle loro candidature: Mirko Di Bello con la coalizione “Adesso” e Mario Cito, figlio dell’ex sindaco-telepredicatore Giancarlo, sostenuto da At6 – Lega d’Azione Meridionale.

Ventotto sono state le liste con un numero di poco inferiore al migliaio per quanto aspiravano a una poltrona da consigliere comunale per trentadue seggi complessivi, fra vincitori e opposizione, tema rimandato a domenica 8 e lunedì 9 giugno (stessi giorni si voterà per il referendum). Il ritorno al voto, è bene ricordarlo, si è verificato a causa della fine anticipata dell’Amministrazione Melucci (dimissioni di diciassette consiglieri lo scorso febbraio). In questa tornata elettorale sono andati alle urne 91.055 elettori (161.855 gli aventi diritto), pari al 56,60% (52,21 nel 2022 quando si votò solo la domenica).

 

 

ALLE URNE!

Ora, al ballottaggio. Il campo largo centrosinistra-M5s, sfumato al primo turno, potrebbe concretizzarsi nelle prossime ore.  La coalizione rappresentata da Tacente potrebbe trovare sponda nel centrodestra tradizionale, dove potrebbero orientarsi anche i voti espressi dalla coalizione della “civica” Di Bello (Adesso), nipote dell’ex sindaca di Forza Italia Rossana Di Bello.

«Ottimi i risultati di Taranto – ha dichiarato a caldo Elly Schlein, segretaria del PD – dove andremo al ballottaggio nettamente in vantaggio; ormai è chiaro, il centrodestra esulta per i sondaggi, noi vinciamo le elezioni».

Nel Tarantino si è votato anche a Massafra dove l’affluenza è stata sensibilmente superiore rispetto alla scorsa tornata elettorale: il 70,18% contro il 70,02%. A Triggiano, nel Barese, affluenza in calo: ha votato il 57,18% contro il 60,91%. In Puglia si è votato anche a San Ferdinando di Puglia (Bat), Orta Nova, Carapelle, Castelluccio Dei Sauri e Lesina (Foggia), Corsano e Taviano (Lecce).

Puglia, venti milioni di turisti

Cifra record prevista nel 2025, numeri da record

Da dieci anni, e più, la Puglia è diventato un brand nazionale. Un attrattore per quanti vengono in Italia. Da restarci secchi, per come si vive da queste parti: mare, collina, gastronomia, senso di accoglienza e tradizione. Dalla Taranto Magno-greca alla Lecce barocca. Castel del Monte, Trani, Polignano a mare, Alberobello. Il mare, le spiagge: Pescoluse, Torre dell’Orso, Marina di Pulsano, Marina di Lizzano. E la tavola: orecchiette, cime di rapa, olio extravergine, vino Primitivo di Manduria

 

Quest’anno, il trend, dirà qualcuno a cui piace parlare e scrivere “bene”, è sempre lo stesso: la Puglia. La Puglia nel cuore. E non solo dell’Italia, ma di tutti. Dei turisti di tutto il mondo, anche celebri, tanto che molti di loro hanno preso casuccia da queste parti.

Puglia, come fosse una passione, una di quelle che si seguono d’istinto, perché non ti fanno ragionare. Irragionabile, ecco cos’è la Puglia. Una passione per quanti amano il bello, la bellezza oggettiva e mozzafiato del mare, ma anche la campagna, le masserie, la collina, la cucina. La gastronomia è irresistibile, è il piatto forte, verrebbe da dire se non arrossissimo a una battuta ingenua, ma che comunque rende perfettamente l’idea di come sia messa la nostra regione.

E, allora, c’è, per esempio, chi si domanda cosa renda questa terra così irresistibilmente affascinante; s’interroga in che modo la Puglia si differenzi dalle altre regioni italiane. Una indagine interessante sulla nostra regione, l’ha condotta, per esempio, visitaly, uno dei siti più autorevoli in fatto di turismo e di affidabilità in termini di documentazione. Nei giorni scorsi della Puglia se n’è occupata Giacinta Navarra, una collega, che come poche ha analizzato il perché “tutte le strade portino in Puglia”.

 

 

NON E’ SOLO UNA VACANZA…

Nel suo ricco reportage, infatti, si interroga su quali siano i motivi alla base dell’enorme boom turistico che interessa questa regione e perché, sempre la Puglia, risulti essere la regione preferita tra le mete vacanziere italiane.

Fra le risposte plausibili a domande che solo in apparenza possono sembrare scontate, bene, emerge subito che in questa area la vacanza non viene vissuta solo come tale, ma rappresenta una immersione totale, se si può dire, nell’emozione. Accade che l’emozione, come segnala visitaly.it, ti prenda quando attraversi i nostri paesini bianchi dipinti con la calce; quando osservi la pasta fatta a mano dalle nonne, quella pasta messa ad asciugare fuori la porta di casa, quando conosci le persone del luogo che ti accolgono come se fossi uno di famiglia. Anche questa, e perché no, soprattutto, è la Puglia.

Appena lo scorso anno la Puglia è diventata una delle mete turistiche più amate d’Italia, superando numeri da capogiro, tanto che il 2024 ha autorizzato a stimare la presenza di ben venti milioni di turisti, con un forte incremento di quelli stranieri.

 

 

LA PUGLIA E’ UN’EMOZIONE

Quali sono, allora, i punti di forza della Puglia. Cominciamo da Castel del Monte, “simbolo dell’architettura medievale europea” e Trani con la sua cattedrale romanica vicino al mare, “bellissima quando la luce accarezza il calcare bianco rosato di cui è fatta”. Proseguendo nel viaggio pugliese ideale, Navarra ci suggerisce una Polignano a Mare, “arroccata su scogliere e più a sud”, nella Valle d’Itria, dove la fanno da padrone “i famosi trulli di Alberobello, case in pietra dalla forma conica uniche al mondo”.

E il cuore del Salento? Lecce, “città del barocco, con le facciate delle chiese e dei palazzi che raccontano secoli di ricchezza decorativa”. E il mare, le spiagge: Pescoluse, Torre dell’Orso, Marina di Pulsano, Marina di Lizzano. Taranto, con la sua civiltà Magno-greca, il Museo archeologico nazionale, il Castello aragonese, la Città vecchia, il Duomo, le Colonne doriche.

 

 

TUTTI A TAVOLA, PROSIT!

La Puglia a tavola. “Altra esperienza imperdibile, semplice ma ricca di sapori, fatta di prodotti freschissimi, legati all’agricoltura e al mare pescoso”, scrive visitaly. Pasta fresca con le  orecchiette fatte a mano, simbolo della regione, spesso condite con cime di rapa; l’olio extravergine d’oliva pugliese, considerato tra i migliori d’Italia, utilizzato dalla bruschetta  al pesce alla griglia; non mancano i formaggi tipici, come il caciocavallo podolico o la burrata di Andria, e i vini locali come Primitivo di Manduria o il Nero di Troia.

Dunque, un brindisi per una regione che nel giro di pochi anni ha saputo imporsi a livello nazionale e internazionale. Prosit!