«Taranto, quanti incroci…»

Red Canzian, i ricordi e il fascino subito come musicista e turista

Mercoledì scorso il bassista dei Pooh ha presentato al teatro Orfeo il suo ultimo libro. “Centoparole”, il titolo che in breve ha scalato le classifiche diventando uno dei più letti del momento. «Adoro la gente di qui, il sorriso, la loro generosità: non fosse stato per l’inquinamento industriale, questa sarebbe una delle città più belle al mondo, garantito». Più di trecento pagine. «Scelte con molta attenzione, con i miei lettori condivido parole ed emozioni…»

 

«Se non avesse avuto una industria inquinante, Taranto oggi, a pieno titolo, sarebbe una delle città più belle al mondo». Non lo dice per piaggeria Red Canzian, bassista dei Pooh, autore di canzoni, di un musical, “Casanova”, sbarcato in Cina, e di un libro, “Centoparole” (Sperling e Kupfer), diventato a passo spedito uno dei titoli più venduti del momento.

Canzian ha presentato la sua quinta opera letteraria al teatro Orfeo, invitato dai fratelli Di Giorgio, Adriano e Luciano, e da Carmine Fucci, direttore della libreria Mondadori di Taranto. «Penso che possa dire più di qualcosa su questa città – ha ripreso l’autore – che sento anche mia; ho girato l’Italia in lungo e largo, ma qui non ricordo più nemmeno quanti concerti ho fatto: teatro Alfieri, Mazzola, Maridipart, Iacovone, Palamazzola, perfino uno spettacolo accanto alla Concattedrale».

Taranto, una città per cantare. Ma anche per restarci da turista. «Amo questo angolo d’Italia, quando io e mia moglie Bea vogliamo rilassarci, non ci pensiamo due volte: Puglia». C’è un perché. «Non voglio passare per ruffiano, ma la gente qui è solare, generosa: dicono non sia una delle regioni più ricche d’Italia, ma sicuramente è la più bella, ti regala tutto quello che ha: il sorriso, la bellezza, la bontà dei prodotti della sua terra, perché la Puglia a tavola, non lo dico io, non si batte». Ogni volta che torna, non va mai via mani vuote. «Generosa, ecco: mi caricherebbero l’auto presa a noleggio di qualsiasi cosa, ma non ho spazio: regali, ninnoli dei quali faccio collezione, ceramiche, poi olio, vino, perfino pane; a malincuore ho dovuto rinunciare a più di qualcosa, non posso portarmi tutta questa roba in aereo».

 

 

«CANZONI, DONI DEL CIELO»

Al teatro Orfeo parla del suo libro e non solo. Non vorrebbe, ma viene tirato per la giacchetta: le canzoni. «Sono doni del cielo, noi che riusciamo ad intercettarle dobbiamo ritenerci fortunati: è come se usassimo una retina per catturare farfalle, stendiamo un braccio e ne catturiamo una, quando meno te lo aspetti».

Centoparole. «In un primo momento avevo pensato perfino a duecento parole, poi ho compiuto una dolorosa sottrazione: ho fatto tutto da solo, amici mi suggerivano ogni giorno uno, due temi, io invece avevo nella mente già il percorso che non era il racconto della mia vita artistica, ma una ricognizione nelle emozioni, una riflessione alla quale ho invitato i miei amici, quanti si sono avvicinati a questo mio libro». Parte con “Abbracci”, finisce con “Zante”. «Gli abbracci trasmettono passione, affetto, calore, penso sia il modo migliore per manifestare un sentimento; Zante, invece, è stato il nostro cane per quattordici anni, finì sotto la nostra auto, io e Bea, mia moglie, lo salvammo da una iniezione letale, lo sottoponemmo a tre interventi: un intellettuale, molto noto, che ha letto il mio libro si è complimentato per l’intero lavoro; unico, amichevole appunto: lui non avrebbe chiuso  il libro raccontando di una “bestia”: da lì ho capito che non aveva mai avuto a che fare con animali domestici; gli ho spiegato, tanto per essere chiaro: Zante non era una bestia, ma uno di famiglia».

 

 

«NON FARTI MANCARE I SOGNI»

L’amore, l’affetto dei genitori, gli inizi. «Più che del successo, parlo dei miei genitori che mi hanno sempre incoraggiato: eravamo poveri, ma non mi hanno fatto mai pesare un sogno che inseguivo fin da ragazzo che si iscrisse ad un concorso canoro, vincendolo». Divertente quando spiega il suo primo look alla Beatles. «Capelli lunghi, pantaloni attillati, scarpe col tacco, che in un primo momento il ciabattino del mio paese si era rifiutato di farmi: trovammo una quadra; certo per quei tempi, parliamo della metà degli Anni 60, l’immagine era eccentrica; trovammo un primo nome: i Prototipi; Pino Massara, musicista già noto, autore di successi, non era del tutto convinto di quel nome, così cambiammo: Capsicum Red lo convinse, lui ci mise del suo: siete stati in Inghilterra, venite dal rock britannico, tu sei il leader, Red Canzian! ». In effetti, cosa puoi dire ad un produttore che ti offre un contratto. «“Ocean”, il debutto, fu una sigla televisiva di un programma di Enza Sampò: papà e mamma telefonarono a mezza Treviso, fu la loro rivincita; poi arrivarono i Pooh, ma quella è una stoia un tantino più nota…»

Dall’altare alla polvere

Accusa grave e arresto per Radja Nainggolan, già calciatore di Cagliari, Roma e Inter, ma rilasciato in queste ore

Fulmine a ciel sereno ad inizio settimana. La Procura belga spicca un mandato di arresto. L’accusa è di quelle gravi: traffico internazionale di droga. «Anche se il giocatore figura tra gli arrestati, nel rispetto della presunzione di innocenza, alla stampa non verranno fornite ulteriori informazioni», ha dichiarato il procuratore. Nelle ultime ore modificato il capo d’accusa  

 

Radja Nainggolan, ex giocatore di Cagliari, Roma e Inter, nonché della Nazionale belga, è stato arrestato: l’accusa, pesante, è di traffico internazionale di droga. Secondo quanto riferito dalla procura di Bruxelles, l’indagine riguarderebbe il traffico di cocaina in arrivo dal Sud America, che farebbe scalo al porto di Anversa per essere “spacchettata” in tutto Belgio.

Questa la notizia, nuda e cruda, come si dice. Spiazzati in molti. Quanti amano il calcio e quanti erano affascinati dalla filosofia fuori dal coro di un calciatore che più volte aveva manifestato di non gradire certe regole rigide applicate al calcio e, naturalmente, la vita da atleta. Per farla breve, il messaggio che faceva passare Radja, giocatore dalla tecnica sopraffina, era che “la vita è una sola e, allora, vale la pena viversela fino in fondo”. Non si può dire con buona pace dei tecnici che hanno spesso sbattuto contro il carattere del giocatore belga che, non ne faceva mistero, amava gli eccessi e un po’ meno gli allenamenti che qualche volta aveva disertato perché, per dirla tutta, “impresentabile”.

 

 

ACCUSA, NON CONDANNA

Ma stavolta l’accusa è di quelle toste. Insomma, non si tratta di aver fatto le ore piccole spendendo in una notte il guadagno di un anno di attività, oppure aver alzato il gomito, essere stato fermato da una pattuglia della polizia a tarda ora o per essersi presentato ad un allenamento troppo su di giri. Radja non ha mai fatto mistero. Anzi, a carriera più o meno finita, provava quasi piacere a raccontare le sue avventure fuori dal campo, qualche braccio di ferro con un tecnico, il biasimo nei confronti di colleghi che, invece, sputavano sudore durante le sedute di allenamento. E poi, poi succede. Succede che Radja, sul quale pendono accuse pesanti, non una condanna – è bene essere garantisti fino alla fine – finisce nell’occhio del ciclone. Qualcuno si toglie un sassolino da una scarpa e fa un titolo feroce (e questo non sta bene…), qualche altro scrive di un finale annunciato (quando ancora devono essere completati i capi d’accusa, non la condanna…). Insomma, tutti contro Radja, come è consuetudine in un Paese nel quale, soleva ripetere il grande Ennio Flaiano, «Gli italiani vanno sempre in soccorso al vincitore». Dunque, se c’è – a prima vista – un perdente, «Dagli al perdente!», dagli a Nainggolan, perdente pronosticato.

 

 

PRESUNZIONE D’INNOCENZA

Detto che le accuse sono una cosa e la condanna definitiva tutta un’altra cosa, proviamo ad attenerci ai fatti e raccontare questo fulmine a ciel sereno abbattutosi sul calcio, ma anche sulla cronaca, considerando che Radja era più volte apparso nelle cronache rosa.

Lunedì mattina vengono effettuate una trentina di perquisizioni domiciliari a Bruxelles e nella periferia della capitale. Tra queste perquisizioni, anche una delle case del calciatore belga. «Radja Nainggolan ha risposto a tutte le domande e sta collaborando alle indagini della polizia, il calciatore nega ogni coinvolgimento in questo dossier», ha dichiarato ieri, a caldo, il suo legale.

Sempre ieri, fonti belghe riportavano che durante l’operazione erano state subito arrestate sedici persone, compreso Radja, sequestrati centinaia di migliaia di euro in contanti, oltre a orologi di lusso, gioielli, un centinaio di monete d’oro, diverse armi, giubbotti antiproiettile, tre chili circa di cocaina e quattordici veicoli. «L’inchiesta si basa su presunti fatti di importazione di cocaina dall’America del Sud all’Europa via il porto d’Anversa, e la distribuzione in Belgio», ha dichiarato il procuratore Julien Moinil, «il calciatore figura tra gli arrestati e, nel rispetto della presunzione di innocenza, alla stampa non verranno fornite ulteriori informazioni». Naturalmente è bene augurarsi il meglio per un atleta che per lunghi tratti della sua attività ha rappresentato un modello da seguire. Di storie e vicende su questo sito ne abbiamo raccontate. Di solito abbiamo tessuto le lodi di un percorso al contrario davanti al quale l’ex Cagliari, Roma e Inter, oggi – secondo le accuse – si troverebbe, cioè passare dall’altare alla polvere e non viceversa.

 

ULTIM’ORA

Ma ecco una ultim’ora, che in qualche modo riformula il capo d’accusa. L’ex giocatore di Cagliari, Roma e Inter, Radja Nainggolan in queste ore è stato rilasciato dalle autorità belghe. Attualmente, in libertà vigilata, non può lasciare il Belgio. Questa la decisione del gip dopo il doppio interrogatorio al centrocampista, arrestato nell’ambito di un’indagine sul traffico internazionale di droga.

«Radja spera di potersi lasciare rapidamente tutto alle spalle e tornare a giocare a calcio», ha spiegato agli organi di informaziine belgi l’avvocato del giocatore, Omar Souidi. «Non è stato accusato di traffico di droga o riciclaggio di denaro, ma come membro di un’organizzazione criminale. Tuttavia confidiamo che ulteriori indagini dimostreranno che non ha colpe. Radja Nainggolan non è un criminale della droga», ha aggiunto il suo legale.

Italia, prima nel mondo

E’ Roma la città in cui si mangia meglio, seconda Londra, terza Marrakech

La capitale bissa il successo di due e tre anni fa. Meritatamente, segnala TripAdvisor in una rassegna ripresa dal free-press “Leggo”. «La città stessa è come la sala espositiva di un gigantesco museo all’aperto. Un vero e proprio collage di piazze, mercati all’aperto, e siti storici sbalorditivi». Getti una monetina nella Fontana di Trevi, resti a bocca aperta davanti al Colosseo e al Pantheon. E prosegui, per fare il pieno di cappuccino per un pomeriggio di shopping in Campo de’ Fiori o a Via Veneto

 

Stilata la classifica delle città, al mondo, nelle quali si mangia meglio. Restate di stucco, senza fare ricorso al proverbiale “barbatrucco”, ma in questa speciale classifica redatta grazie a mezzo milione di opinioni raccolte in un anno di “radiografie” sulle tavole di tutto l’emisfero, da TripAdvisor, bene, la città in cui si mangia meglio è proprio qui in Italia: è Roma. C’è il free-press “Leggo” che mette insieme gli sforzi compiuti dal sito di importanza mondiale. Mette insieme un numero infinito di recensioni, le shakera e le serve ai lettori che, evidentemente, si fidano non solo del quotidiano, ma anche di quanti manifestano giornalmente il loro punto di vista in qualità di clienti di ristoranti nel mondo.

Dunque, si diceva: la città in cui si mangia meglio, è proprio qui in Italia. Non solo elogiata, ma anche invidiata e, infine, anche premiata, scrive il quotidiano, meritatamente aggiungiamo noi: basta aggirarsi nella capitale per comprendere quanto sia ancora percorribile e a costi tutto sommato ragionevoli un menù – come dire – fatto in casa.

 

 

CAPUT MUNDI

Roma, dunque, caput mundi anche a tavola. Regna incontrastata nella classifica delle città in cui si mangia meglio al mondo. Lo hanno decretato gli utenti di TripAdvisor hanno indicato la capitale d’Italia talmente tanto da farle assegnare il primo posto nella classifica che comprende altre venticinque città al mondo. Detto che la cosa non può che farci piacere, è bene anche ricordare che da queste colonne non più tardi di qualche tempo fa abbiamo segnalato che Roma aveva ottenuto il gradino più alto del mondo anche due e tre anni fa. Insomma, una conferma: negli ultimi quattro anni, Roma è medaglia d’oro tre volte. Un primato.

Come viene assegnata la palma di città più “invitante” al mondo. La medaglia d’oro viene attribuita a chi riceve il maggior numero di recensioni positive nell’arco dei dodici mesi. Un titolo che Roma, ripetiamo con merito, ha conquistato i milioni di visitatori ingolosendoli con i numerosi piatti della sua tradizione.

Cosa scrive TripAdvisor nella sua autorevole recensione. «Un giorno non è bastato per costruire Roma, ma non basterà neanche per girarla tutta: la città stessa è come la sala espositiva di un gigantesco museo all’aperto, un vero e proprio collage di piazze, mercati all’aperto, e siti storici sbalorditivi».

 

 

UNA SUGGESTIONE DOPO L’ALTRA

Getti una monetina nella Fontana di Trevi, resti a bocca aperta davanti al Colosseo e al Pantheon e fai il pieno di cappuccino per un pomeriggio di shopping in Campo de’ Fiori o a Via Veneto. Infine, scrivono: «rifocillati con un piatto di pasta fresca, assaggiando succulenti carciofi fritti o una tenera coda alla vaccinara, gustando uno dei migliori pasti della vostra vita». E come dargli torto.

Ma fra le città che prendono il turista per la gola, c’è un’altra città italiana. E anche qui non avevamo dubbi: è Napoli, che si classifica al quinto posto. Accanto a Roma, sui due gradini sottostanti, si accomodano al secondo posto Londra, mentre Marrakech si piazza al terzo. Parigi scivola al quatro posto e precede di un gradino il capoluogo campano. Volendo sbirciare le altre top, ecco che vediamo alle spalle della città del Vesuvio, altre cucine votatissime quasi quanto le altre più avanti: Barcellona e Atene, per esempio. Ma, attenzione, anche Lima (Perù), New Orleans (Stati Uniti), Buenos Aires (Argentina).

Red Canzian: «Finalmente Taranto»

Mercoledì 29 gennaio alle 20.00, Teatro Orfeo

Il popolare artista torna in città, presenta il suo nuovo libro. «Non è un’autobiografia: faccio tesoro della mia vita, spiego momenti essenziali del mio percorso, non solo come musicista; accompagno il lettore a confrontarsi e riflettere sulle sue personali esperienze». I concerti all’Alfieri e al Mazzola, il rapporto con i suoi “amici per sempre”, Roby, Dodi e l’indimenticato Stefano

 

Red Canzian, grande artista, conosciuto “appena” cinquant’anni fa. Da allora non abbiamo più smesso di vederci, sentirci, frequentarci, anche per lavoro. Di cose ce ne sarebbero da raccontare. Lui stesso ha voluto che la presentazione del suo nuovo libro, “Centoparole  – Per raccontare una vita”, in programma mercoledì 29 gennaio alle 20.00 al Teatro Orfeo di Taranto, fosse una conversazione fra amici.

«Vorrei che nell’incontro specificassi – testuale il bassista dei Pooh, autore anche di un fortunatissimo musical, “Casanova” – che siamo amici da cinquant’anni e che la nostra chiacchierata andrà più in profondità grazie, appunto, a questa nostra profonda conoscenza…». I concerti dei Pooh al Teatro Alfieri, al Mazzola, allo Iacovone e in altre sedi, da Maricentro al Palamazzola, sempre pienone. Red e i Pooh, i suoi-miei “amici per sempre”, Roby, Dodi, l’indimenticato Stefano. Il privilegio di conoscerli non solo dal punto di vista artistico, ma anche dal punto di vista umano. Quando si dice “brave persone”. Ecco, i Pooh, sono davvero brave persone, impegnate nel loro lavoro come in altre attività, il sociale, per esempio. Fra queste, la beneficenza, avendo messo a disposizione di associazioni umanitarie anche il loro brand, una garanzia.

 

 

ALL’ORFEO, CENTOPAROLE

Dunque, “Centoparole” al Teatro Orfeo. Nasce da una telefonata e una promessa. «Ho l’agenda piena di impegni fino a dicembre – giustifica Canzian – quando partirò per Pechino, dove porterò in scena il mio “Casanova”: è la prima volta che un musical sbarca in Cina, incrocio le dita. Di Taranto ne parlo con la mia casa editrice, Sperling e Kupfler, troveremo una soluzione: non possono dirmi no, il libro con le sole prenotazioni è già primo in classifica».

«Questo libro – spiega Red, descrivendo “Centoparole” – non è un’autobiografia per raccontare la mia attività artistica, anche se spesso le parole inevitabilmente si incrociano con tutto quello fatto fin qui con i Pooh, e non solo: in questi cento brevi capitoli faccio tesoro della mia vita, della mia esperienza, spiegando parole essenziali nel mio percorso accompagnando il lettore a confrontarsi con le sue esperienze di vita; nonostante sia uscito da poco, alle presentazioni incontro gente che ha già letto il libro e mi confessa di essersi riconosciuto in diverse parole che poi diventano oggetto di riflessione: questo è lo scopo di “Centoparole”».

«Ho scritto “Centoparole” – prosegue Canzian, a proposito del suo libro – avvertendo intorno gente “dispersa”, senza sogni; il sogno, invece, è la molla che ha fatto scattare la voglia, mia e dei miei “amici per sempre”, nel fare questo mestiere; la nostra generazione, in realtà, ha qualche peccato da farsi perdonare: in alcuni casi quella voglia di sognare, ai ragazzi, non volendo gliel’abbiamo spenta proprio noi; credo, però, che sia necessario che i nostri giovani debbano provare ad affrontare la vita con positività, con il sorriso, senza considerare un fallimento come fosse un disastro: una delusione è solo un incidente di percorso dal quale ripartire con più voglia; del resto, lo racconto io, uno partito da zero, senza aiuti, senza quelle spinte oggi tanto invocate: ringrazio i miei genitori che mi hanno sostenuto nell’inseguire un sogno avuto fin da ragazzo, tutto il resto devono mettercelo loro…».

 

 

DALLA CINA CON SUCCESSO

Canzian, quando assume un impegno ci mette tutto se stesso: la registrazione di una canzone, i dettagli di un tour, che sia il suo o quello dei Pooh, il suo “Casanova”, messo in piedi con l’aiuto di Beatrice, sua moglie, Chiara e Phil, i suoi ragazzi. Il debutto in Cina. Legittima tensione prima della “prima”. Va tutto bene, anzi di più.

«E’ stato incredibile – racconta poche ore dopo l’esordio – al di là del teatro pieno e dalle dimensioni eccezionali: un successo strepitoso con una partecipazione incredibile da parte del pubblico; lo stesso direttore del teatro mi diceva che non aveva mai assistito a qualcosa di simile: le risate, gli applausi, cose che di solito qui, in Cina, non avvengono durante gli spettacoli: rispettosi delle rappresentazioni, non interrompono, ma applaudono solo alla fine: insomma, per una volta gli spettatori si sono lasciati andare e di questo sono felice». “Centoparole”.

E pensare che Red, il senso della vita, lo aveva espresso non con cento, ma con una ventina di parole. Poche, toccanti, all’uscita da una curva pericolosa della vita. «Mai come in questo momento – scrisse – sono affamato di vita e ho voglia, anzi, bisogno di voi, di incontrarvi e condividere con tutti emozioni lontane nel tempo e vicine nel cuore». 

Ve la do io l’America”

Donald Trump, quarantasettesimo presidente degli USA

Ribadisce le sue posizioni intransigenti del suo programma elettorale. Pone alla firma un centinaio di ordini esecutivi. Comincia dalla “deportazione di milioni e milioni di clandestini”. Proclama l’emergenza al confine col Messico, promette di piantare la bandiera a stelle e strisce su Marte, intende riprendersi il Canale di Panama. E, ancora, cambiare il nome al Golfo del Messico (“Golfo d’America”), riconoscere due soli generi (maschile e femminile)

 

Se devi dire una bugia, dilla grossa. Così, più o meno, recitava il titolo di una commedia, nemmeno a dirlo, americana. Dove i film sanno farli, considerando le risorse economiche e hanno un bacino d’utenza esagerato, considerando la lingua inglese che ormai parlano in mezzo mondo. Dunque, deve essersi sentito su un set cinematografico, ripreso da cineprese poste in mille angoli, Donald Trump, quarantasettesimo presidente della Repubblica degli Stati Uniti, per dire tutto quello che ha detto nel suo discorso d’insediamento alla Casa Bianca. Lo aveva promesso in campagna elettorale, tanto che i punti salienti della sua seconda ascesa al Campidoglio avevano del clamoroso, più che sembrare programmi politici. Invece, il presidente americano, non solo non fa un passo indietro, ma ne compie uno deciso in avanti, tanto da scatenare commenti non sempre condivisi o magnanimi nei suoi confronti.

Trump giura a mezzogiorno in punto, promette all’America che lo ha eletto una “nuova età dell’oro”. Fra gli altri passaggi, grazia i rivoltosi di Capitol Hill, pone uno stop agli accordi di Parigi e allo Ius soli, dunque contro gli emigranti. Spettacolarizza, strappa applausi dalla claque, qualche sorrisino stiracchiato dalla platea nella quale siedono ex presidenti, quando ricorda il fallito attentato ribadendo di essere “stato salvato da Dio per rendere l’America di nuovo grande”. Insomma, cose così.

 

 

DECRETI PRONTI…

Dunque, pone alla firma un centinaio di ordini esecutivi: la “deportazione di milioni e milioni di clandestini” – parole del neopresidente – con la proclamazione dell’emergenza al confine col Messico alla bandiera Usa da piantare su Marte, la ripresa del Canale di Panama, il cambio di nome del Golfo del Messico “in Golfo d’America”, dal riconoscimento di due soli generi (maschile e femminile) all’abolizione – come si diceva – dello Ius soli e, alla fine, della strumentalizzazione politica della giustizia.  

Secondo Donald Trump, “il declino del Paese è finito, da oggi comincia una nuova età dell’oro per invertire completamente tutti questi numerosi tradimenti e restituire al popolo la sua fede, la sua democrazia e la sua libertà; basta con l’élite estremista corrotta!”, proclama. Fra i suoi primi provvedimenti, subito una correzione in corso d’opera degli accordi siglati a Parigi da Biden: la revisione circa gli impegni assunti a Parigi sul clima; la dichiarazione di un’emergenza energetica per produrre più combustibile, l’abolizione del mandato per produrre più auto elettriche.

 

 

…DONALD FA SUL SERIO

Non è finita. Nelle dichiarazioni del tycoon, come riporta, puntuale, l’Agenzia Ansa, insiste la minaccia dei dazi, anche se forse non scatterebbero subito. “Deporterò milioni e milioni di migranti illegali”, insiste, annunciando la dichiarazione di emergenza al confine col Messico e l’invio dell’esercito. Fra i suoi programmi, non del tutto semplici, sia chiaro, l’avvio delle procedure per cambiare il nome al Golfo del Messico, trasformandolo in Golfo d’America. Sferra una bordata ai traffici illeciti, considera i cartelli della droga “vere organizzazioni terroristiche straniere” fino ad abolire lo Ius soli, uno dei massimi princìpi della democrazia americana. E, ancora, la ripresa della costruzione del muro con il Messico.

Questo è solo un assaggio del new deal americano, il nuovo risvolto di una politica che, secondo, il neopresidente porrà al centro del mondo gli Stati Uniti. Sarà un braccio di ferro non indifferente. Fra il dire e il fare, si dice, c’è di mezzo il mare. Pardon, il Golfo. Che poi sarebbero Paesi come la Danimarca e il Canada, che i loro dubbi non li hanno certamente mandati a dire.

Dal Salento con talento

Lorenzo e Pio Fiorito negli Under 30 di Forbes Italia

Respinti in un primo momento dalla Cattolica di Milano, cominciano a lavorare. L’ateneo li accoglie e dopo una triennale i due si trasferiscono a Lisbona. Tornano a casa, aprono una società, danno.lavoro e fatturano tre milioni

 

Dal Salento con talento. La Puglia continua a sfoderare grandi figure professionali. Due studenti-prodigio imparano fra i nostri banchi di scuola, poi i docenti che ne testano le potenzialità li indirizzano prima a Milano, destinazione la Cattolica, fino a coronare un primo sogno professionale: finire nella classifica Under 30 di Forbes per la categoria “Marketing & Advertising”.

Da Ruffano (Lecce) a Milano. Proprio così. È la storia dei gemelli Lorenzo e Pio Fiorito, inseriti oggi nell’autorevole lista dei trenta Under 30 redatta da Forbes nella categoria Marketing & Advertising. 

Originari del Salento, appunto, i due giovani imprenditori, esperti di digital marketing, avevano studiato Economia e Marketing all’università Cattolica di Milano. Eppure la loro avventura milanese non era iniziata nel migliore dei modi. Dopo un primo rifiuto da parte dello stesso ateneo, infatti, Lorenzo e Pio avevano cominciato a lavorare per conto proprio per essere testati da Meta, che li avrebbe candidati a profili ideali per la società che operano nel campo dell’economia. 

 

 

LORENZO E PIO, CHE STORIA!

Una storia di carattere, quella dei due ragazzi pugliesi, che dimostra come un rifiuto possa trasformarsi in una inaspettata opportunità. 

Lorenzo e Pio, dunque, alla fine della fiera, dimostrano grande talento e determinazione raggiungendo il successo nel mondo del marketing. Questo riconoscimento da parte di Forbes rappresenta un ulteriore traguardo per i due ragazzi che oggi, a ragione, sono considerati tra i giovani più promettenti nel settore.

Dopo il primo tentativo di ingresso alla Cattolica, i due gemelli avevano optato per un’esperienza lavorativa. Attraverso Meta, si diceva, i due vengono segnalati a diverse aziende e, contattati, si trasferiscono a Lisbona. È il 2017. In Portogallo i due enfant-prodige ci restano due anni, acquisendo grande esperienza nel settore del marketing e dei social media. 

 

 

PRIMA L’ESTERO, POI IL RITORNO

Rientrati, dunque, nel 2019 in Italia, i Fiorito fondano Dataz, una vera e propria azienda che conta già ben venti dipendenti che forniscono: consulenza specializzata a startup e scaleup per dare impulso al loro investimento anno dopo anno sulle piattaforme digitali, offrendo servizi di data management e data strategy, digital strategy e performance analysis per accompagnare i partner verso una scalabilità data driven.

Nel 2023, altra buona notizia a certificare il lavoro dei due fratelli salentini: il fatturato di Dataz, infatti, è di 1 milione e 620 mila euro, mentre nel 2024 supera i 3 milioni. Un traguardo di grande prestigio per i due giovani di Ruffano che ormai hanno indirizzato quella che era la loro grande passione in un’attività che oggi dà lavoro a decine di ragazzi entusiasti quanto loro. Una intuizione talmente apprezzata, si diceva, che ha permesso a Lorenzo e Pio di entrare nella classifica dei trenta Under 30 del prestigioso Forbes Italia. Forza ragazzi, avanti così.

Ebe, offeso e “condannato”

Akinsanmiro, calciatore, vittima di cori razzisti domenica scorsa a Brescia

Centrocampista della Sampdoria, ha risposto al pubblico che lo aveva offeso con la “danza della scimmia”. Ammonito per provocazione, sostituito dal suo tecnico per evitare scontri. “Non doveva rispondere in quel modo ai nostri tifosi”, dice l’allenatore dei padroni di casa. Sanzioni previste: solita ammenda e tiratina d’orecchie
 
Altro che calcio al razzismo. Gli episodi contro calciatori extracomunitari nel nostro calcio professionistico non accennano a diminuire. Nonostante le iniziative anche a livello internazionale promosse dalle istituzioni.
Ultimo episodio della serie, domenica, a Brescia, dove la squadra di casa ha affrontato la Sampdoria. Durante la gara, cori razzisti, “buuu” all’indirizzo di un calciatore ospite preso costantemente di mira, Ebenezer Akinsanmiro, venti anni, nigeriano. A “Ebe”, saltano i nervi, alza le braccia, non ne può più, si rivolge all’arbitro della gara, che fino a quel momento aveva lasciato proseguire l’incontro.
Interruzione del gioco e invito del direttore di gara a invitare dagli altoparlanti dello stadio quella parte di pubblico scorretto. La vendetta, dicono, è un piatto che si gusta freddo. E così per il calciatore africano arriva il momento di scaricare tutta la tensione accumulata fino a quel momento. 
 
 

 

“ORA BASTA!”

Per Ebe ecco la reazione. Magari in modo sproporzionato, ma a tratti, comprensibile. Visto che la Lega calcio anni fa aveva introdotto nel regolamento, mai applicato, sospensione della gara in corso e sconfitta d’ufficio per la società macchiatasi di “atti di razzismo” mediante il comportamento antisportivo dei propri tifosi.
Ebenezer, calciatore sampdoriano, stizzito per gli insulti e gli ululati razzisti ricevuti da una parte dei tifosi lombardi – scrive Fanpage.it – festeggia il gol dei liguri esibendosi in un balletto particolare, imitando una scimmia, mimandone la postura e il verso, battendosi che il petto. 
“Non puoi provocare così il pubblico – le parole dell’allenatore del Brescia, Pierpaolo Bisoli – non avevo sentito niente prima, ma a prescindere, è giusto avere rispetto”. Non sappiamo se le intenzioni dell’allenatore fossero quelle di ribaltare le colpe fino a coloevolizzre l’avversario, ma ci sembra un intervento incompleto. Mancano, comunque, le scuse a “Ebe”.
 
 

 

EBE, AMMONITO

Quel suo gesto impulsivo viene sanzionato con un’ammonizione. Considerata, inoltre, la tensione, l’allenatore dei blucerchiati ha deciso di sostituirlo così da evitargli conseguenze peggiori. 
Sul campo finisce 1-1, ma quanto accaduto a Brescia mette da parte l’esito sportivo e riaccende i riflettori sugli episodi di intolleranza che avvengono all’interno degli stadi.
“Sull’episodio e sull’arbitraggio non aggiungo altro, perché potrei risultare inopportuno…”, le ultime dichiarazioni rese al Giornale di Brescia da Bisoli. Cosa rischierebbe la società lombarda? Niente di particolarmente grave, che non sia scontabile con un’ammenda. Al solito. E… indietro così.
Nato in Nigeria il 25 novembre del 2004. La vita di “Ebe” cambia nel 2023, quando il 31 gennaio firma un contratto quadriennale con l’Inter, che per averlo batte la concorrenza di Liverpool e Real Madrid, per mandarlo in prestito alla Samp.

Fosse la svolta buona

Striscia di Gaza, c’è la bozza sulla tregua

Israele e Hamas più vicini. Usa, Quatar ed Egitto a fare da garanti. Al centro della trattativa il rilascio degli ostaggi da ambo le parti. Poi si procederà con la firma. Nessuno sconto, da quel momento in poi per chi trasgredisce
 
Tregua a una svolta. Ma, attenzione, prima fuori gli ostaggi, poi il via al negoziato per porre solide basi e scrivere una volta per tutte la parola fine all’eterno conflitto sulla Striscia di Gaza. In campo, Usa, Qatar ed Egitto a mediare un negoziato sempre complicato, comunque articolato, per dirla in politichese.
Secondo quanto stabilito nella bozza degli accordi, la liberazione di tre donne civili e due bambini, di cui non si hanno più notizie da oltre un anno. Secondo Hamas, donneve bambini sarebbero morti in uno dei raid israeliani.
Settimana prossima toccherà alle cinque soldatesse e alle liste umanitarie delle quali fanno parte donne, anziani, feriti, trentatré ostaggi in tutto. Secondo fonti fonti israeliane gran parte degli ostaggi cui Hanas fa riferimrnto, sarebbe viva.
Insomma, in linea trorica ci sarebbe una buona base di partenza. 
 

 

SCIOLTI ULTIMI NODI

Sciolti i principali nodi della trattativa, si passerà a stilare l’intero accordo nei minimi particolari.
Come, per esempio, il fatto che durante la prima parte della tregua a Gaza resteranno prigionieri altri ventidue ostaggi.
Secondo quanto riportato dall’Agenzia giornalistica Ansa, “nessun terrorista coinvolto nel massacro dello scorso 7 ottobre sarà rilasciato, come da veto imposto da Israele, così come il corpo di Yahya Sinwar non farà ritorno a Gaza”. 
Fra le tante notizie che si sono rincorse nella giornara di ieri, quella che Hamas avrebbe dato il suo benestare al Piano previsto dalla tregua.
Benyamin Netanyahu, intanto, nella serata di ieri ha convocato una riunione d’urgenza con i vertici della sicurezza, senza rilasciare dichiarazioni riguardo la trattativa. Le parole del premier israeliano, sempre secondo l’Ansa, sarebbero state riferite indirettamente dai familiari degli ostaggi incontrati in due diversi momenti:
“Sono pronto per un cessate il fuoco prolungato – quanto raccolto da fonti vicine a Netanyahu – a condizione che tutti i rapiti vengano rilasciati; è questione di giorni o ore: attendiamo la risposta di Hamas e poi lo stop al fuoco può pure iniziare”.
 

 

NON CI SARANNO VIOLAZIONI

“Inoltre – è stato aggiunto – quando Donald Trump entrerà alla Casa Bianca, le regole del gioco cambieranno sostanzialmente: :ogni violazione del cessate il fuoco riceverà una risposta dura e potente, e una forma di combattimento che non abbiamo ancora visto”.
Nella serata di ieri, i Paesi mediatori, Usa, Qatar ed Egitto, hanno riferito ad Israele un ritardo nella risposta ufficiale di Hamas, su cui stanno esercitando pressioni. In risposta a questa considerazione, da parte palestinese immediata la risposta mediante l’agenzia tedesca Reuters: “A Gaza – hanno fatto sapere – siamo in attesa della mappa del ritiro dell’Idf dalla Striscia”. Controrisposta: i funzionari di Gerusalemme hanno alleggerito la tensione dichiarando alla tv pubblica Kan che “la risposta potrebbe arrivare in qualsiasi momento: siamo agli sgoccioli”.

Cecilia, finalmente… 

Liberata la giornalista italiana fermata a Teheran

Trattative serrate, alla fine fra Iran e Italia viene raggiunto l’accordo. Tre settimane prigioniera nella capitale estera. Le telefonate fra la blogger e i genitori. Governo e Ministero degli Esteri in campo

 

È finito dopo tre settimane l’incubo vissuto da Cecilia Sala, la ventinovenne giornalista italiana chiusa in una cella in Iran, nel carcere di Teheran.
Ventuno giorni di tensione per i familiari della Sala e i diplomatici del governo italiano per portare a casa nel più breve tempo possibile la giornalista del Foglio.
L’arresto di Cecilia Sala lo scorso 19 dicembre in Iran, un fermo quasi ad orologeria: il giorno prima del suo ritorno in Italia. La giornalista viene bloccata dai pasdaran, a Teheran, dove si trovava con regolare visto per raccogliere sul posto materiale da pubblicare sul suo podcast (“Stories”).
Il suo fermo e l’avvenuta detenzione nel carcere di Evin, a Teheran, vengono resi noti solo dopo Natale, il 27 dicembre. Notizie ufficiali da parte del governo iraniano parlano solo di generici “comportamenti illegali”.

 

Foto Profilo Facebook

 

I PRIMI CONTATTI

Durante i primi giorni di detenzione, Cecilia Sala parla due volte con i genitori invitando chi si sta occupando della trattativa ad essere sollecito nel condurre il dialogo per il suo rilascio. Primo incontro con Paola Amidei, ambasciatrice italiana in Iran. La conversaziine dura mezz’ora. “È in buona salute – le prime dichiarazioni ufficiali rilasciate dal ministro degli Esteri Antonio Tajani riportate dall’Ansa –  Cecilia è in una cella da sola, a differenza della giovane Alessia Piperno che, invece, nella sua detenzione era in cella con altre persone che non parlavano nessuna lingua se non la loro; adesso riceverà attraverso il Ministero degli esteri dell’Iran, su consegna della nostra ambasciata, beni di prima necessità”.
I pacchi con i beni, però, non sono ammessi e in una successiva telefonata con la famiglia, Cecilia dice che sta dormendo a terra senza materasso, con una coperta contro le fredde notti iraniane e senza gli occhiali per leggere o per ripararsi dalla luce sempre accesa.
Sono le condizioni cui è sottoposta la giornalista a fare accelerare anche interventi politici, attività social e manifestazioni di solidarietà in tutto il Paese.

 

 

ARRIVA L’ACCELERATA

Ancora un’accelerata: Tajani convoca alla Farnesina l’ambasciatore iraniano, mentre la premier, Giorgia Meloni, un vertice a Palazzo Chigi. Fino al 3 gennaio, quando l’ambasciatrice italiana, Paola Amadei, viene ricevuta al ministero degli Esteri di Teheran.
Renato Sala e Elisabetta Vernoni vengono ricevuti a Palazzo Chigi dalla premier che assicura il massimo impegno per riportare a casa la giornalista. A sorpresa, lo stesso 2 gennaio, la premier vola a Mar-a-Lago per incontrare il presidente americano Donald Trump.
Lunedì 6 gennaio, giorno dell’Epifania, la portavoce del governo di Teheran afferma che l’arresto di Sala non vuole essere una ritorsione del suo Paese per il fermo di Mohammad Abedini Najafabad.
Infine una nota di Palazzo Chigi. Annuncia la liberazione di Cecilia Sala, non appena l’aereo che riporta a casa la giornalista si alza a volo da Teheran.

Puglia, un freddo abbraccio

Pioggia e neve, anche nelle località basse

Schiarite nella zona sottostante la regione, a partire da oggi, ma nel fine-settimana, tornano le temperature basse. Da ieri (martedì) si sta registrando un aumento dell’instabilità. Nella giornata di oggi (mercoledì) le temperature potrebbero subire una nuova flessione. Fine-settimana. Se la perturbazione sabato prossimo porterà piogge diffuse e neve sulle montagne, per domenica si prevedono ampie schiarite

 

Il tempo instabile è arrivato anche in Puglia. E non senza preavviso. Qualche annuncio nei giorni scorsi c’era già stato. Quello che “colonnelli” o meteorologi che si improvvisano tali, ci avevano riempito le orecchie di “anticiclone”. Che detto così può sembrare tutto, può sembrare niente. Insomma, per dirla in soldoni: senza anticiclone, evidentemente elemento di contrasto, ecco che è arrivato il gelo in Italia.

Perturbazioni di origine polare, stanno per abbattersi sull’Italia, e non solo, abbassando in modo drastico temperature. In Puglia, da ieri, si sta registrando un aumento dell’instabilità. Nella giornata di oggi, mercoledì, le temperature potrebbero subire una nuova flessione. Possibile neve anche a bassa quota.

 

 

OGGI, COSI’ COSI’…

Nella mattinata di oggi, tiriamo un piccolo sospiro di sollievo: sole, con massime tra 13 e 18°C, nel resto d’Italia; lo stesso nella nostra Puglia. Su Daunia, murge, Tavoliere, litorale adriatico settentrionale e litorale ionico cieli in prevalenza sereni o poco nuvolosi per l’intera giornata; sul litorale adriatico meridionale giornata in prevalenza poco nuvolosa, salvo presenza di nubi sparse al mattino. «Sul Salento – riporta il Nuovo Quotidiano di Puglia – cieli in prevalenza poco nuvolosi o parzialmente nuvolosi, salvo maggiore variabilità nelle ore centrali della giornata. Venti deboli dai quadranti sud-orientali in attenuazione e in rotazione ai quadranti sud occidentali; Zero termico nell’intorno di 2600 metri. Basso Adriatico mosso; Canale d’Otranto da molto mosso a mosso».

Fra giovedì e venerdì, in Puglia l’alta pressione va indebolendosi, motivo che favorirebbe l’arrivo di aria più umida responsabile di un lento aumento della nuvolosità dal pomeriggio, sino a cieli nuvolosi dalla sera. «Nello specifico – riporta sempre il Nuovo Quotidiano – sulla Daunia nubi sparse alternate a schiarite per l’intera giornata; su murge e litorale adriatico meridionale cieli in prevalenza poco nuvolosi o parzialmente nuvolosi, salvo maggiore variabilità nelle ore centrali della giornata». Nel nord della Puglia, sul Tavoliere, tanto per intendersi, nubi in progressivo aumento con deboli piogge dal pomeriggio; sul litorale adriatico settentrionale cieli inizialmente poco o parzialmente nuvolosi ma con nuvolosità in aumento a partire dal pomeriggio, responsabile di deboli piogge serali; su litorale ionico e Salento cieli inizialmente poco o parzialmente nuvolosi ma con nuvolosità in aumento a partire dal pomeriggio. Venti moderati meridionali in rotazione ai quadranti sud occidentali; Zero termico nell’intorno di 3050 metri. Basso Adriatico da poco mosso a mosso; Canale d’Otranto mosso».

 

 

…FINE SETTIMANA, BRIVIDI

E veniamo al fine-settimana. Se la perturbazione di sabato porterà piogge diffuse e neve sulle montagne a quote più basse, per domenica si prevedono ampie schiarite al Centro-Nord. Va appena un po’ meglio al Sud. Ma appena, perché è previsto cielo grigio con pioggia debole. Sull’adriatico, cielo coperto con pioggia debole sul litorale, nubi sparse con ampie schiarite sul litorale ionico e sulla dorsale lucana. Infine nuvoloso con locali aperture sulle Murge.

Per chi si mettesse in viaggio per il ritorno dopo un lungo ponte festivo, sappia che sulla strada del ritorno troverà cielo coperto con pioggia debole sui litorali e sulle pianure. Coperto con pioggia debole sul litorale adriatico, nubi sparse con ampie schiarite sul litorale ionico, nuvoloso con locali aperture sulle Murge. Chiusura con lo stesso tipo di apertura. Il meteo non è, per come dire, “allegro”. Pare che anche in coda alla domenica per le località pugliesi non sarà una passeggiata. Cielo coperto con neve debole o moderata, interessa la Puglia, come dire, di rimbalzo, considerando che la neve si potrebbe posare sulla dorsale molisana e su quella lucana.