«Uno su mille ce la fa…»

Shaka, bengalese, quarant’anni, racconta la sua storia

«Ma anche di più: come me, ce l’hanno fatta in tanti ad inserirsi nella vita quotidiana. Importante trovare interlocutori, educatori che fanno del loro impegno una missione. Fondamentale imparare l’italiano: senza questo, impossibile relazionarsi con la gente, trovare un lavoro e mettere su famiglia»

 

«E’ questione di opportunità, di occasioni, anche di fortuna: a volte rivolgersi al Cielo non basta, di sicuro posso considerarmi fortunato per avere incontrato le persone giuste al momento giusto: forse anche il Cielo ci ha messo di suo, sapeste quante volte, in una solitudine comunque fatta di gente che voleva aiutarti, l’ho invocato. Mi ha ascoltato…»

Shaka, così lo chiamano amici, conoscenti, le educatrici, a cominciare da Maria, insostituibile nella sua missione (perché il suo non è un lavoro…), che insieme alle sue colleghe non ha mai fatto mancare la sua assistenza a questo ex ragazzone bengalese, oggi quarantenne. «Sono arrivato in Italia che non avevo compiuto la maggiore età – racconta – un viaggio pericolosissimo, su uno di quei tanti barconi che, ti domandi, “Ma riuscirà a fare qualche miglio?”: Dubai, Istanbul, Sudan e Libia, questo il mio lungo viaggio prima di arrivare in Italia».

 

 

DA PALERMO IN POI…

«In Italia, Palermo e Bologna prima di arrivare a Reggio Emilia, una città accogliente, per essere accolto in una comunità nella quale era impegnata anche Maria. E’ una delle tante storie raccontate al “Resto del Carlino”. Una storia di cuore raccolta con grande attenzione e professionalità da Tommaso Vezzani. «Non ho mai nascosto un certo timore agli inizi, nonostante non conoscessi cosa fosse una comunità e non conoscessi nessuno, mi sono trovato bene: merito delle educatrici, campionesse olimpioniche di pazienza…». Shaka fa subito volontariato mentre frequenta il Cpia, fondamentale per il percorso educativo e per imparare l’italiano. «Un passaggio importante – dice il giovane bengalese – perché intanto devi imparare le abitudini del Paese che ti ospita, indipendentemente dal fatto che tu possa scegliere di restare in Italia o avere nella testa di trasferirti altrove: l’italiano, poi, è fondamentale, non puoi pensare di trovare lavoro senza conoscere almeno le basi, io che vengo da un Paese con una lingua che poco, davvero, ha in comune con l’italiano».

Non è vero che ce la fa solo uno su mille. «Chi si impegna ce la fa, mi spiegò Maria: aveva ragione.  Veniva a trovarci a casa, ci trovava spesso chinati sui quaderni sui quali prendevamo appunti e segnavamo la pronuncia di alcune parole, ma soprattutto suoni a noi sconosciuti: già da allora avevo in mente il principale obiettivo che mi ero prefisso alla partenza dal mio Paese: costruirmi una vita.

 

 

LICENZA, PATENTE, “ITALIANO”…

«Senza carattere, mi spiegavano le educatrici, risulta complicato raggiungere un obiettivo così strategico della tua vita: una cosa tengo a sottolineare, oggi che sento di essere sulla buona strada, mai sentirsi “arrivati”. Pensare che il più è fatto è un grave errore: bene, sei entrato nei meccanismi della vita quotidiana, hai raggiunto l’obiettivo del lavoro e della famiglia, devi proseguire in quella direzione, imparare, fino ad entrare nel tessuto della società, in tutto e per tutto».

«Conseguita la licenza media, successivamente ho preso la patente e fatto un corso come “aiuto cuoco”: finito quel tirocinio, dovevo cominciare a compiere i primi, decisivi passi con le mie gambe: dovevo trovare lavoro e alloggio, io e miei compagni di corso non volevamo dare l’impressione che l’assistenza e le attenzioni alle quali eravamo sottoposti, fossero l’ideale; già importante trovare persone che avevano dimostrato grande professionalità e pazienza nel farci crescere».

 

 

«GRAZIE, MARIA!»

Per chi in Italia è arrivato da poco, trovare un alloggio è un problema grosso. Spesso finisce che paghi 250 o 300 euro al mese un posto letto senza contratto e in nero. I proprietari, spaventati da insolvenze e tempi lunghissimi per gli sfratti, spesso chiudono le porte in faccia a tutti gli immigrati.

«Per me è stato diverso – conclude a proposito di questo ultimo tema, delicatissimo per qualsiasi extracomunitario – ho chiamato Maria: il proprietario di un alloggio che era l’ideale per le mie esigenze, purtroppo aveva avuto problemi con gli inquilini precedenti e non voleva sentir parlare di stranieri: l’uomo è stato convinto dalla mia educatrice: sulle prime ci aveva fatto sottoscrivere il contratto per un anno; quando invece andammo a vedere cosa in realtà aveva scritto sul contratto, che quell’appartamento ce lo aveva dato alle condizioni stabilite non per uno, ma per quattro anni, abbiamo fatto salti di gioia: è stato uno dei giorni più belli e importanti della mia vita. Avevo una casa mia e piena fiducia da parte di un italiano: grazie soprattutto a te, Maria!».

Morto Denaro, il boss

L’ultimo stragista di Cosa nostra aveva sessantadue anni

Da venerdì scorso in coma irreversibile. Arrestato nove mesi fa, dopo trent’anni di latitanza. Aveva un cancro al colon e subito due interventi delicati. Prima di morire, il testamento biologico, il suo cognome alla figlia (avuta anni fa) e il rifiuto della terapia del dolore. Nuovo capitolo per la mafia con l’impiego di giovani manager

 

Aveva destato scalpore e sospetti il suo arresto avvenuto il 16 gennaio, giorno in cui era finita, dopo trent’anni, la latitanza del boss mafioso Matteo Messina Denaro. Pare, infatti, fosse stato proprio il cancro al colon – dal quale è stato stroncato lunedì 25 settembre – a guidare i carabinieri di Ros e Procura di Palermo sulle sue tracce.

Così, arrestato, per essere subito sottoposto a uno, due interventi, perché in condizioni gravi, dopo un’agonia durata alcuni giorni, Denaro, sessantadue anni, considerato “l’ultimo stragista di Cosa Nostra”, è morto nell’ospedale dell’Aquila.

Pare fosse minato da una grave forma di tumore al colon, diagnosticata sul finire del 2020 mentre era ancora ricercato, a fine 2020.

Dopo il decesso, il corpo del mafioso sarebbe stato posto in uno dei sotterranei dell’ospedale del capoluogo abruzzese nel quale era ricoverato dallo scorso 8 agosto. Insieme con quella di Palermo, la Procura dell’Aquila ha disposto l’autopsia che verrà eseguita a breve nello stesso ospedale aquilano.

 

 

IL CANCRO, L’ARRESTO…

Detto che era stato proprio il cancro al colon a condurre i carabinieri sulle tracce del boss, Matteo Messina Denaro era stato sottoposto a chemioterapia nel supercarcere dell’Aquila dove era stata realizzata qualcosa che somigliava ad una infermeria non lontano dalla cella nella quale il boss era recluso.  Oncologi e infermieri della struttura sanitaria abruzzese avevano seguito il paziente apparso subito in gravissime condizioni.

Nei nove mesi di detenzione il capo dei capi, come si diceva, era stato sottoposto a due operazioni chirurgiche legate alle complicazioni provocate dal cancro al colon. Pare che dal secondo intervento, evidentemente più delicato del primo, Denaro non si fosse più ripreso, così che dopo un lungo consulto, i medici avevano deciso di non rimandarlo in carcere, bensì di curarlo in una stanza di massima sicurezza dello stesso ospedale, sottoponendolo alla terapia del dolore e, successivamente, sedandolo.

 

…LA MAFIA, I MANAGER

Venerdì scorso, come riportato dall’Agenzia Ansa, sulla base del testamento biologico lasciato dal boss che aveva rifiutato l’accanimento terapeutico, gli era stata interrotta l’alimentazione per dichiarare il suo stato in coma irreversibile. In questi giorni la Direzione del nosocomio aquilano aveva dato inizio a quelle che sarebbero state le fasi successive al decesso del boss, compresa la riconsegna della salma alla famiglia, rappresentata da Lorenza Guttadauro e Lorenza Alagna, figlia riconosciuta in punto di morte con il suo cognome e avuta da una relazione durante la latitanza.

Con la morte di Messina Denaro si chiude una stagione criminale lunga e cruenta. Ora, pare, stiano già avanzando nuovi nomi in grado di muoversi con una certa disinvoltura fra lecito e illecito. Giovani studenti appartenenti a famiglie mafiose che hanno svolto o stanno proseguendo in studi formativi per assumere il controllo in veste di nuovi manager.  

Locorotondo, quanto sei bella!

Cittadina pugliese, incastonata nella Valle d’Itria

Non si contano foto e selfie fra strade e panorami mozzafiato, stradine fiorite, chiese e antichi palazzi. Fra i trulli, pareti imbiancate, in provincia di Bari, confina con Ostuni (Brindisi) e Martina Franca (Taranto). Qui hanno girato film Rubini, Salemme, Aldo, Giovanni e Giacomo. E poi, Dodi Battaglia, fra amici e fan dei Pooh

 

Puglia, Italia. Non c’è stagione che possa convincere un turista, chiunque si attrezzi per compiere lunghe camminate, in gruppo, o in coppia, per visitare “la regione più bella del mondo” dal suo interno. Bene, una delle nostre ultime mete, della quale abbiamo spesso scritto insieme ad altre bellissime, affascinanti cittadine, è Locorotondo.

Ci abbiamo girato intorno, scritto di bellezze mozzafiato, perfino approfondito sulla costruzione dei trulli, una volta considerati dai contadini come vano per custodire attrezzi, oppure abitazione povera, costruita su pietra bianca per evitare di pagare tasse salate fossero stati considerati abitazioni. Parliamo di duecento anni fa. Buttare giù e ricostruire un trullo, alla faccia degli esattori che prevedevano la demolizione del manufatto in caso di mancato pagamento delle gabelle richieste, non richiedeva molto tempo. Una volta buttato giù, andato via l’esattore che aveva fatto eseguire l’abbattimento, il contadino insieme a un mastro trullaro, in quattro e quattr’otto rimetteva in piedi casa.

 

 

CITTA’ BIANCA…

Dunque, Locorotondo, una delle città bianche più affascinanti della Puglia. Fra balconcini e vialetti imbiancati, questa cittadina è immersa nella Valle d’Itria, nota ai turisti, non solo italiani, come Terra dei Trulli.

Tranquillo borgo dalle tipiche case basse imbiancate a calce, Locorotondo sorge in cima a una collina che domina la Valle d’Itria. Bella, Locorotondo, a forma circolare e le stradine disposte in modo concentrico, come se lanciassimo un sasso nello stagno. Ecco spiegato l’origine del nome. Fra i borghi più belli d’Italia, questa cittadina fa parte di  quel gruppo di città bianche pugliesi delle quali fanno parte, fra le altre, Ostuni, Cisternino e Martina Franca.

Borgo in provincia di Bari è stato eletto il Regno dei balconcini fioriti. Suggestivo il modo in cui, questi, sbucano  da architetture barocche e dalla pietra locale, ma anche la città delle cummerse, abitazioni rettangolari con tetti spioventi realizzati in chiancarelle (“cum vertice” per la conformazione del tetto).

 

Dodi Battaglia a Locorotondo (foto Mario Maggi)

 

SET CINEMATOGRAFICO

Non solo borgo da visitare e nel quale fermarsi, Locorotondo è stato anche scelto come set cinematografico di film che hanno fatto la fortuna di produttori e attori: “Mio cognato” con Sergio Rubini, “Così è la vita” con Aldo, Giovanni e Giacomo e “Baciami piccina” con Vincenzo Salemme. E poi, big della musica legati al territorio. Un habitué è Dodi Battaglia, chitarrista dei Pooh. Legato da sempre alla Puglia, non perde occasione di fare un salto, quando può, proprio a Locorotondo. Qui, fra amici e fan, trascorre giornate serene staccando la spina da un enorme tour de force con la formazione più amata d’Italia. Con Roby Facchinetti e Red Canzian, estate da “tutto esaurito”.

Anche il centro storico di Locorotondo è un percorso fatto di stradine bianche che nascondono chiese antiche, palazzi barocchi e botteghe artigiane. Un borgo, per intenderci, dove il tempo sembra si sia fermato, tanto che i turisti colgono subito l’aspetto di una cittadina che con i suoi abitanti, vive ancora di antiche tradizioni.

Ogni angolo è una forte suggestione. Piazza Vittorio Emanuele, elegante salotto della Città vecchia. Oppure la terrazza panoramica da cui si apre una veduta straordinaria sulla Valle d’Itria, sullo sfondo Martina Franca e Cisternino. Non è caso che chiunque visiti Locorotondo, si faccia immortalare in foto del panorama, oppure risolvendo il desiderio di immortalarsi in un giorno così speciale con un bel selfie.

 

 

MONUMENTI E CHIESE…

La chiesa dedicata a San Giorgio, patrono della città, è la chiesa madre di Locorotondo. Costruita nel 1825, sorge dove in passato erano state erette altre due chiese dedicate allo stesso santo (la prima nel 1200, l’altra nel 1600). Al suo interno, scene bibliche su quarantadue riquadri, recuperati dalla precedente cappella cinquecentesca, e l’Ultima cena del pittore napoletano Gennaro Maldarelli. Altro dipinto imperdibile: la Madonna del Rosario, incorniciato da 15 ovali raffiguranti i misteri, firmato da Francesco De Mauro. Fra le altre chiese, San Nicola e quelle della Madonna della Greca e della Madonna della Catena.

Da ammirare, infine, Palazzo Morelli, un esempio dell’architettura barocca di Locorotondo. Un portale d’ingresso, contornato da un’arcata in pietra, arricchita da volute e foglie di acanto mentre al centro spicca una maschera benaugurale con lo stemma nobiliare della famiglia Morelli.

Infine, ma non ultima suggestione: la Torre dell’Orologio. Risale al XVIII. Anticamente adibita a sede universitaria, oggi la Torre ospita l’Archivio Storico della città e il Centro di Documentazione Archeologica sull’Insediamento Neolitico Grofoleo (l’orologio un tempo adornava il campanile della Chiesa Madre di San Giorgio).

«Rispetto per Lampedusa!»

Il vicesindaco Attilio Lucia contesta un cartello leghista

«Cedere Lampedusa all’Africa, come furono cedute Dalmazia e Istria  all’ex Jugoslavia», la provocazione leghista applaudita a Pontida. Ma il “secondo cittadino” dell’isola, leghista anche lui, sollecita l’intervento sollecito di Salvini: «Un’uscita irrispettosa, che il ministro intervenga subito»

 

Quando pensi di averle viste o sentite tutte, ecco che sbuca dalla moltitudine il solito personaggio che sopravanza altre iniziative grottesche. Un cartello, che sia provocatorio o meno, che sia istigato da qualcuno all’interno del partito, nato come movimento a tutela del “Laborioso Nord”, riporta: «Cedere Lampedusa all’Africa». La cosa buffa, di questi tempi, e non solo di questi, basti pensare all’Uomo qualunque (un ometto sopraffatto da un torchio, simbolo della sopraffazione del genere umano da parte dei poteri forti), è che frasi di questo tipo fanno proseliti, mediante la diffusione sui molteplici social trovano persone disposte ad appoggiare tesi a dir poco sciagurate. Sciagura è dir poco: Umberto Eco, ultimo genio di casa nostra, che odiava i social perché legittimavano anche lo scemo del villaggio, si sarebbe fatto una risata e avrebbe esclamato: «Altre domande, possibilmente intelligenti?».

Senza voler mescolare le carte, la cosa parte qualche giorno fa, quando uno dei fondatori della Lega si dimette. Personaggio in vista, uomo di governo, non accetta più la politica di Salvini, che della Lega Nord, ne ha fatto un partito esteso su tutto il territorio. Insomma, la Lega doveva solo battagliare per se stessa, provare a staccarsi dal resto d’Italia, fino a farne una sorta di repubblica della Padania. Oggi, si ripresenta il focolaio e non ci spiazza nemmeno tanto se gli ultimi sondaggi sui partiti certificano che la Lega è in discesa. Vedremo, fino alla fine, cosa accadrà. Certo che se provassimo a chiudere i rubinetti, al Nord resterebbero senza pane, vino, frutta, ortaggi; senza vacanze, case al mare o masserie.

 

 

CARTELLO SFACCIATO

Nel commentare quel cartello sfacciato che invitava alla cessione di Lampedusa all’Africa, tralasciamo altri sentimenti, la ricostruzione dell’Italia fondata sul lavoro e sul sacrificio di centinaia di migliaia di italiani, dal Nord al Sud, dei saccheggi alle nostre banche e ai nostri “granai” per pagare i debiti del Nord (se qualcuno potesse, provasse a leggere uno dei tanti trattati di Pino Aprile sul Sud).

Veniamo, dunque alla cronaca, alle notizie puntuali riportate dall’agenzia Ansa. Cartello esposto a Pontida, Casa della Lega: «Cedere Lampedusa all’Africa». Risposta del vicesindaco dell’isola siciliana, Lucia, per giunta leghista: intervenga Salvini. «Lampedusa merita rispetto perché ancora oggi si sostituisce all’Europa». Tutto vero. E già che ci siamo, alla faccia di chi vuole separarsene, Lampedusa si sostituisce anche all’Italia. Intervenga Salvini, e lo faccia, subito, ovviamente in difesa dell’isola e di una popolazione che da trent’anni continua, con il suo grande cuore, a dare». Insiste, e bene fa, il vice sindaco delle isole Pelagie, Attilio Lucia, leghista, dopo che uno dei militanti del suo partito, un brianzolo, a Pontida si è presentato con un foglio sulle spalle con la scritta: «Blocco navale subito! Cedere Lampedusa all’Africa». Cos’hanno detto i compagni di partito? Pare abbiano riso e applaudito. Evidentemente perché, come sosteneva Ennio Flaiano, «La mamma dei cretini è sempre incinta».

 

 

INVECE DI RISOLVERE…

Un problema tira l’altro. «Cosa ha fatto l’Italia con la Dalmazia e l’Istria?», ha provato a spiegare il leghista con cartello, sottolineando che la sua non era una provocazione, ma una vera richiesta per risolvere il problema degli esponenziali flussi migratori.

Le parole sono ovviamente rimbalzate a Lampedusa, facendo salire la pressione agli isolani che si dibattono con l’annoso problema sull’accoglienza dei migranti.  Senza contare che i lampedusani stavano già protestando nel tentativo di evitare il montaggio di una tendopoli nell’ex base Loran. Perché, come sappiamo, in Italia non c’è nulla di più definitivo del “provvisorio”. Il timore, insomma, è che una volta montata la tendopoli, il problema non sia risolto, ma solo spostato.

«Dopo tutto quello che abbiamo e stiamo ancora passando – ha insistito il vicesindaco Lucia – portando a Lampedusa anche il premier Giorgia Meloni e il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, l’auspicio è quello di trovare una soluzione per bypassare Lampedusa; invece, quest’uscita, da parte di un militante del mio stesso partito, è veramente irrispettosa, pertanto chiedo al ministro Salvini di intervenire. E anche subito». Attendiamo risposta di Salvini, uomo di Governo, che accettando l’incarico di ministro si è impegnato a svolgere il suo mandato a vantaggio dell’Italia tutta. E non per compiacere un soggetto politico o una sola parte del nostro Paese.

«Tolleranza zero!»

Nuovo codice della strada

Multe salate, ritiro della patente. Dimenticate il cellulare mentre siete alla guida. Niente messaggi, né video: il rischio è serio. Lo chiedono i familiari delle oltre duecento vittime della strada registrate dall’inizio dell’anno. Si inaspriscono le multe nei confronti di quanti usano monopattini, circolano sui marciapiedi, occupano scivoli o posti previsti per portatori di handicap

 

Multe salate, fino a duemilaseicento euro, se tutto va bene; patente sospesa fino a tre mesi, per chi scambia il vano-auto per il salotto di casa, telefona, invia messaggi, fa video. Per non parlare di altre ristrettezze per quanti circolano con scooter, piste ciclabili e monopattini. Finisce la pacchia per chi se ne infischiava delle più elementari regole del codice della strada, come per esempio occupare gli scivoli o i posti riservati per i portatori di handicap. Gli italiani sono fatti così, se non metti mani nelle tasche restano insensibili a qualsiasi tipo di richiamo al senso civico. Vedremo se e quanto funzionerà. Questione di giorni, poi, dopo che la proposta sarà discussa, perfezionata, si passerà dalla teoria alla pratica.

Ecco, dunque, il tanto invocato nuovo codice della strada che prevede una serie di sanzioni, in alcuni casi mai viste prima. Il ministro Matteo Salvini assume provvedimenti restrittivi con lo scopo di fermare le stragi del sabato sera. Dopo le oltre duecento vittime registrate sulle strade dall’inizio dell’anno.

Una discreta notizia per gli automobilisti: c’è la stretta sugli autovelox-selvaggi. Ma anche durezza per quanti non rispettano le regole. Crescono pesantemente le sanzioni per chi telefona o invia messaggi dal cellulare mentre è al volante. Multe fino a duemilaseicento euro, si diceva, per i recidivi, con patente sospesa e dieci punti in meno. Raddoppiano le multe per chi sosta nei posti riservati ai disabili o ai bus. Per non parlare dell’intransigenza per quanti si pongono al volante dopo aver bevuto o hanno assunto stupefacenti. E, ancora, altre novità per quanti circolano su monopattini, impegnano piste ciclabili e hanno appena preso la patente.

 

 

«MASSIMO RIGORE»

«Condivisibile la stretta su alcol e uso del cellulare alla guida, anche se senza un aumento dei controlli e una vera politica di prevenzione le norme rischiano di rimanere delle grida manzoniane, e norme che faranno la fine della patente a punti e altre riforme», dice l’avvocato Domenico Musicco, presidente dell’associazione vittime incidenti stradali e sul lavoro (Avisl onlus), a commento delle nuove norme del codice stradale.

Partiamo dall’uso dei cellulari per chi è alla guida di un mezzo. Chi telefona o manda messaggi mentre è al volante pagherà una multa più salata. La sanzione passa dalla fascia 165/660 euro a 422/1697 euro, con sospensione della patente di guida da quindici giorni a due mesi fin dalla prima violazione. In caso di recidiva nel biennio, oltre alla sanzione accessoria della sospensione della patente da uno a tre mesi, già prevista dal codice in vigore, si prevede il pagamento di una somma da 644 a 2588 euro, oltre ad una decurtazione dei punti dalla patente. Otto nell’ipotesi di prima violazione, dieci per la seconda violazione.

Multe in aumento e sospensione della patente di guida da 15 a 30 giorni per la violazione dei limiti di velocità all’interno del centro abitato per almeno due volte nell’arco di un anno. Patente sospesa anche per chi guidare contromano o ignora il rosso. Per chi viene trovato in stato di ebbrezza alla guida o “dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti”, rischia la sospensione della patente fino a 3 anni. La positività comporterà la revoca della patente con la sospensione della stessa fino a tre anni. 

 

 

PATENTE, REVOCA A VITA

Nel nuovo codice è prevista anche la revoca a vita della patente nel caso vengano commessi reati gravissimi al volante, come la fuga dopo aver provocato un incidente stradale. Inflessibili, contravvenzioni più salate anche per chi si ferma o parcheggia negli stalli dedicati ai disabili, così anche per chi parcheggia nelle corsie riservate agli autobus e a tutti i mezzi del trasporto pubblico locale.

Casco obbligatorio anche per i maggiorenni sia per quelli privati che per quelli in sharing, targhe e assicurazione per tutti i monopattini. Chi circola senza contrassegno o assicurazione dovrà pagare una multa tra 100 e 400 euro. Divieto di circolazione contromano e sui marciapiedi, a meno che i veicoli non siano condotti a mano. Divieto di sosta selvaggia e sui marciapiedi e divieto di circolazione nelle aree extraurbane.

A proposito delle piste ciclabili. La Conferenza unificata ha proposto di intervenire con regolamento per ampliare il novero delle strade adatte alla realizzazione di piste ciclabili. Per gli automobilisti scatta l’obbligo di mantenere un metro e mezzo di distanza dalle biciclette durante i sorpassi. Ultima annotazione a proposito degli autovelox. Si va verso una definizione stringente sulle specifiche tecniche degli apparecchi e sul loro posizionamento.

Ricordiamo, infine, che il pacchetto ha avuto un nuovo via libera dal Consiglio dei ministri che lo aveva già licenziato a giugno. Le misure erano già passate al vaglio della Conferenza unificata che aveva nel frattempo proposto alcune modifiche. Ultimo passaggio obbligato, quello del Parlamento dove il decreto approderà in aula a ottobre.

«A tavola, si mangia!»

Lampedusa, gli isolani improvvisano spaghettate per i migranti sbarcati

Appena arrivati dopo quattro giorni di viaggio. Affamati, disorientati, disperati, hanno chiesto cibo. Così i lampedusani hanno compiuto una gara di solidarietà: invitati i ragazzi a sedersi e rifocillarsi. Orgoglio per il Sud.

 

Di Antonello, quel vigile del fuoco che ha rinunciato a una cena con amici e ha chiesto a sua madre di improvvisare una generosa spaghettata con emigranti arrivati a Lampedusa dal Burkina Faso, ne abbiamo già scritto. Non a caso abbiamo titolato «Bravo, Antonello!». In quanto uomo e gesto, il suo, da prendere come esempio e mostrarlo non solo nelle scuole, quello no, i ragazzi, sanno più dei grandi che chi è in difficoltà, va sempre e comunque aiutato. Bisognerebbe, forse, mostrare video, far leggere storie, come quella che stiamo per raccontarvi e raccolta dall’Ansa, storica e autorevole agenzia giornalistica italiana, a quei politici che si sono spesi negli anni scorsi, spinti perfino, sulle spiagge della Sicilia, per respingere migranti disperati in cerca di un aiuto, come se il male per il nostro paese scaturisse proprio dall’“invasione” di extracomunitari.

E allora, l’agenzia giornalistica Ansa, ci ha raccontato in queste ore di decine di migranti, con sacchetti di plastica o con la busta data loro negli hotspot, si aggiravano a Lampedusa lungo il corso principale del paese.

Ragazzi con la disperazione negli occhi, fra loro diversi minorenni, che avevano pensato di allontanarsi dal primo centro di accoglienza per fare due passi per Lampedusa. Non come turisti, ma come esseri umani che intanto avevano scampato la morte dopo una lunga traversata durata dai tre ai quattro giorni, senza toccare cibo.

 

 

TENSIONE SUPERATA

Primi momenti di tensione si sono registrati durante la distribuzione dei pasti. Vediamo quanti di voi, a stomaco vuoto da quattro giorni, senza cibo e acqua avrebbero mantenuto un certo contegno. La disperazione è una e una sola, e non ha colore. Magari questi ragazzi hanno la soglia di resistenza superiore alla nostra, ma non è un buon motivo non aspettarsi una reazione a momenti in controllabile esplosa solo a causa di una sola parola: fame!

Migranti in giro per Lampedusa. Fra questi, molti tenevano stretta fra le braccia una bottiglia d’acqua minerale. Nessun fastidio provocato ai lampedusani, nessun problema di ordine pubblico. Questi ragazzi cercavano solo qualcosa da mangiare in mezzo ai tanti turisti in vacanza sull’isola. Con una certa difficoltà (non parlavano italiano), hanno prima cercato di informarsi sul costo di una pizza o un panino, spesso desistendo perché quei prezzi non erano alla portata di quel denaro stretto in una mano (guai a perderlo, per loro sarebbe la fine…). Stupore sul fatto che una bottiglietta di mezzo litro di acqua minerale costasse 2 euro. Croce Rossa italiana e la polizia, intanto, per tutta la notte, avevano passato al setaccio tutta Lampedusa per convincere molti di questi ragazzi a rientrare all’hotspot (contrada Imbriacola).

Molti degli isolani, non è la prima volta che accade, hanno improvvisato grandi spaghettate, invitando molti di questi ragazzi a sedersi a tavola mangiare, possibilmente, con calma per evitare di farsi del male piuttosto che trarre del bene dal cibo fortunatamente generoso disposto sulla tavola.

 

 

«SPAGHETTI PER TUTTI!»

Di Antonello ne abbiamo scritto due giorni fa in “Storie”: lui, il vigile del fuoco, senza pensarci troppo aveva deciso di condividere la sua cena con un gruppo di migranti. Stava per uscire e andare a cena con amici, quando di colpo si è ritrovato davanti casa una decina di giovani del Burkina Faso, che chiedevano da mangiare. «Stremati, privi di forza – aveva detto il vigile del fuoco – ma soprattutto affamati: uno di loro si è messo perfino in ginocchio chiedendo da mangiare! Ma vi rendete conto? Come facevo a ignorare quei ragazzi e andare a mangiare con i miei amici? Ma non scherziamo…». Così, Antonello si è rivolto alla mamma e le ha chiesto di improvvisare una spaghettata. Detto, fatto: una bella tavola apparecchiata, grandi sorrisi, una mangiatona di spaghetti al pomodoro. «Li ho fatti accomodare nella veranda di casa mia e ho cenato con loro: avevano una fame pazzesca. Una corsa alla generosità che stanno facendo tutti i lampedusani. Tutti abbiamo il compito di dare loro una mano».

Tantissimi i commenti sui social. Molti hanno commentato con affetto, vicinanza e “applausi” i due protagonisti di storie come questa, simbolo dell’accoglienza che caratterizza il popolo siciliano. Molte le persone che li hanno ringraziati a nome di quell’umanità spesso dimenticata. Sempre sui social, sui quali nessuno si risparmia, ha dimostrato memoria colpevolmente corta anche davanti a esempi positivi, come questi, scrivendo frasi che non meritano nemmeno un solo commento. Siamo orgogliosi di essere italiani, siciliani, gente del Sud, che quando c’è da dare, offrire anche quel poco che abbiamo, non ci pensano due volte.

Bravo, Antonello!

Un vigile del fuoco ospita a casa sua una decina di extracomunitari affamata

«In ginocchio mi hanno chiesto cibo!». Grande gesto di umanità. «Quattro giorni di viaggio, senz’acqua, senza cibo, nella massima disperazione: ho rinunciato a una cena con amici, fossi stato con loro non avrei toccato una sola posata…». Ma a Lampedusa c’è una corsa alla massima assistenza. Il ruolo della Croce Rossa italiana, brandine e generi di conforto per tutti

 

«Uno si è messo in ginocchio chiedendo da mangiare!». E così, Antonello, vigile del fuoco, come il suo mestiere impone – impegnato con i suoi colleghi a Lampedusa – senza pensarci su due volte, invita a una spaghettata a casa sua quei ragazzi appena sbarcati con addosso una fame mostruosa. Ce ne fossero di “Antonello” in circolazione. La cosa, con le debite proporzioni, ci ricorda un po’ tutti quei messaggi che arrivarono da Napoli nel momento più critico di uno dei maggiori periodi di sbarco qualche anno fa. I napoletani rassicurarono il resto d’Italia: se al Nord o in qualsiasi parte del nostro Paese fanno problemi, allora ogni famiglia ospiterà un extracomunitario. Non era una provocazione, accadde proprio questo.

Dunque, Antonello Di Malta – perché il vigile del fuoco ha anche un cognome, ma Antonello e basta ci piaceva di più – non ci ha messo molto a realizzare che quei ragazzi disperati e stanchi, provati da una traversata che il più delle volte è un’incognita (sai, forse, quando ti imbarchi, non sai quando, e se, arrivi…), andavano aiutati. E non a parole, ma in concreto. E così è stato.

 

 

SKY, PUNTUALE…

Il racconto parte da uno dei Tg più autorevoli della nostra tv, SkyTg24. «Erano stremati, ma soprattutto affamati», ha raccontato al cronista televisivo Antonello, che in men che non si dica ha accolto in casa un gruppo di ragazzi del Burkina Faso. Non c’era bisogno che qualcuno gli mostrasse tutta la disperazione del caso, ma quando il vigile del fuoco ha raccontato l’episodio, ha detto: «Uno di loro si è messo in ginocchio chiedendo da mangiare!». L’isola è al collasso per i continui sbarchi di questi giorni.

Antonello, hanno raccontato a Sky, doveva andare a cena con amici, quando si è ritrovato davanti casa una decina di giovani del Burkina Faso che chiedevano qualcosa da mangiare dopo essersi allontanati dall’hotspot, il Centro di Prima accoglienza. Una storia di umanità, mentre il Consiglio comunale proclamava lo stato di emergenza in seguito all’ondata di sbarchi di migranti che sta portando l’isola al collasso.

«Erano stremati, ma soprattutto affamati – riprende Antonello – uno di loro si è messo perfino in ginocchio chiedendo da mangiare! Vi rendete conto?». Così, il vigile del fuoco, ha rinunciato alla sua cena con gli amici. Rientrato a casa, ha preparato una spaghettata. «Li ho fatti accomodare nella veranda di casa mia – prosegue Di Malta – e ho cenato con loro: avevano una fame pazzesca. Ma questa gara di solidarietà cosa la stanno compiendo tutti i lampedusani, del resto come si fa a restare insensibili a una disperazione sotto gli occhi di tutti?».

 

 

UN VIGILE, VIGILE…

Antonello, merita un plauso. «Io andare a cenare a casa di amici sapendo che quei ragazzi erano sull’orlo – e forse anche oltre – della disperazione? E chi avrebbe toccato cibo? Lasciarli lì, digiuni, dopo giorni di viaggio in mare: mi hanno raccontato di essere originari del Burkina Faso, di essere partiti da Sfax e che hanno fatto un viaggio di quattro giorni: quattro giorni, senza acqua, senza cibo…».

Situazione complessa, fa sapere la Croce Rossa italiana. La responsabile-migrazioni della CRI, ha comunicato che sull’isola ci sono continui trasferimenti e all’hotspot di Lampedusa si contano oltre quattromila presenze. Una situazione complessa alla quale stanno cercando di dare risposte provando a portare l’intero sistema di accoglienza alla normalità, a una situazione da tenere sotto controllo. Nonostante le criticità, la Croce Rossa agli extracomunitari arrivati sull’isola ha distribuito brandine, fornito cibo a tutti assicurando ad ognuno la massima assistenza.

Libia e Marocco, che sciagure!

Più di diecimila le vittime nei due Paesi colpiti da un alluvione e da un terremoto

Solo a Derna si contano migliaia di morti e migliaia di persone scomparse. Travolte da fiumi in piena. Partiti subito gli aiuti, dalla Croce Rossa all’Onu. Anche l’Italia farà la sua parte. Intanto le scosse non accennano a diminuire, sono più di duemila e i morti e i dispersi fra Marrakesh e dintorni

 

Due sciagure, morti che superano le diecimila unità. E più si va avanti e più aumentano. Sembra un bollettino di guerra. C’è grande confusione, anche nei pur bravi cronisti italiani che non sanno da che parte cominciare il racconto di due gravi sciagure che hanno messo in ginocchio due Paesi. Scrivere o parlare prima del Marocco, dando precedenza ai primi sfortunati protagonisti di una roulette russa che conta decine e decine di morti ad ogni passo, sepolti dalle macerie, seminati per strada; oppure alla Libia, dove le vittime hanno subito la stessa sorte e, in molti casi, sono state trascinate da fiumi esondati che hanno travolto di tutto e di più.

Marocco, dove si sono superate le duemila vittime; oppure Libia, quando solo a Derna si rischiano 10 mila morti. In tv si parla di qualcosa come diecimila morti causati dalle inondazioni nell’est del Paese.

I morti, dicono, potrebbero superare i diecimila. Il bilancio delle vittime della tempesta in Libia è epocale, fa sapere la Croce Rossa internazionale attraverso le agenzie internazionali e l’italiana Ansa. “Da nostre fonti – dicono – il numero delle persone scomparse ha raggiunto le diecimila persone”. Lo ha segnalato ai giornalisti, la Federazione internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. Pare che il bilancio delle vittime possa aumentare drammaticamente. Sarebbero migliaia, infatti, le persone scomparse. “Il bilancio delle vittime – prosegue l’organizzazione internazionale – è enorme e potrebbe raggiungere le migliaia”.

 

 

AIUTI DALL’ITALIA

Intanto, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha appreso con dolore dei danni causati dall’uragano Daniel che ha causato morte, feriti e distruzione. L’Italia esprime vicinanza e solidarietà ai familiari delle vittime e al popolo libico, anche in concreto, attivando la Protezione civile per poter assistere nel migliore dei modi la Libia colpita da questa emergenza.

La tempesta “Daniel” ha investito Derna, città della Cirenaica, e tutta la regione libica. E’ stato immediatamente offerto l’aiuto della Difesa per le zone alluvionate, come già fatto per il Marocco colpito dal sisma. Questo l’impegno del ministro della Difesa Guido Crosetto.

E veniamo ora proprio al terremoto in Marocco, dove il bilancio dei morti sarebbe salito a oltre duemiladuecento vittime. Ciò, secondo l’ultimo aggiornamento del Ministero dell’Interno.

Una ultim’ora, intanto, ci aggiorna sui nostri connazionali bloccati sul passo montano del Tizi n’ Test: la famiglia di turisti italiani in vacanza in Marocco, che si trovava in hotel, è rimasta isolata a causa del terremoto. “Le ruspe stanno lavorando intensamente – riporta l’Agenzia Ansa – ma a pochi chilometri da qui la frana è di enormi proporzioni: stanno facendo il possibile, ma il lavoro è lungo: dicono che ce la faranno a breve, speriamo sia così”.

 

 

GENTE PER STRADA, ALL’APERTO

Sky News racconta di come “le strade sulle montagne dell’Atlante, vicino all’epicentro del sisma che ha sconvolto il Marocco, sono intasate di traffico con i soccorritori che cercano di raggiungere le zone più colpite e le ambulanze che viaggiano nella direzione opposta trasportando i feriti”. Le famiglie sono riunite all’aperto, ai lati delle strade. Il villaggio di Moulay Brahim, destinazione popolare tra i turisti per la sua vicinanza a Marrakech, è un cumulo di macerie.

Intano veniamo a conoscenza di quante siano le persone che invocano aiuto. Nella sola  Marrakech sono decine e decine di migliaia le vittime ad avere bisogno di aiuto in seguito al potente terremoto che ha colpito il Marocco, conferma l’Ufficio delle Nazioni Unite, sottolineando che intanto si sta monitorando attentamente la situazione così da essere pronti a fornire il supporto necessario. In precedenza l’Onu si è detta pronta ad assistere il governo del Marocco nei suoi sforzi per aiutare la popolazione colpita.

Trullo, mon amour…

Quelle costruzioni “a cono” che tanto piacciono agli stranieri

Da investimento per le vacanze a business immobiliare. Come è cambiata la prospettiva di quella costruzione contadina. Da ripostiglio per le attrezzature ad abitazioni per evitare tasse esagerate. Non vi fidate di chi non è “mastro trullaro”. Giovani artigiani crescono…

 

L’estate sta finendo. Pare ci sia ancora un colpo di coda, non di quelli con punte di caldo insopportabili come nello scorso luglio, princìpi d’agosto, per fortuna. Dunque, ancora nessun titolo di coda e turisti ancora lì, infilati in un trullo, comprato in tempi in cui ancora si potevano investire cifre ragionevoli, oppure preso in affitto per un mese, forse due.

Il trullo, per chi ama la serenità, che poi è tutto. Se si vuole staccare dal “logorio della vita moderna”, assicurarsi una vacanza in Valle d’Itria è uno degli investimenti più intelligenti. Così, fanno bene quei siti a suggerire a quanti sono alla ricerca di un’esperienza autentica, che metta in contatto con l’anima più antica della Puglia, suggerisca il trullo. Che poi non è un solo vano. Nel tempo, da immobile piccolo, nel quale i contadini riponevano le attrezzature di campagne, si è passato a una vera e propria costruzione che fosse più accogliente, come una “seconda casa”. Poi è intervenuto l’Unesco, che ne ha salvaguardato la bellezza e l’importanza culturale, così il trullo è diventato storia. E accoglienza.

 

 

ECCO IL SUCCESSO!

Nel tempo, queste costruzioni sono state apprezzate nelle vacanze, anche per il lusso e il comfort, tanto da essere stati indicati come la casa dei vostri sogni, almeno durante le vacanze.

L’origine dei trulli, si diceva, è legata ad un passato agricolo, fino a diventare proprietà ambìte fra i turisti che vedono in quelle costruzioni “pugliesi” non solo case per le vacanze, ma anche da acquistare, come fosse un normale investimento immobiliare.

Secondo alcuni studiosi, i trulli sarebbero stati presenti già nel Millequattrocento, anche se è nel Millecinquecento che questi hanno la loro massima espansione, grazie a un editto del Regno di Napoli che imponeva tributi a ogni nuovo insediamento urbano. L’ingegno popolare, a quel punto, spinse quanti non potevano permettersi case costose a rimediare con costruzioni che si potessero abbattere con estrema facilità. Quando il delegato del re, si racconta, stava per arrivare a riscuotere le tasse, era sufficiente togliere la chiave di volta ed ecco che le case, come d’incanto, si trasformavano in ammassi di pietre.

Ma, attenzione, un trullo può subire interventi solo da un buon mastro trullaro, antico mestiere trasmesso di padre in figlio. Oggi non è molto semplice trovare un buon mastro, anche se molti giovani volenterosi stanno riscoprendo gli antichi mestieri artigiani.

 

 

“TRULLO, DOVE SEI?”

Molto ricercati da turisti provenienti da tutto il mondo in quanto proprietà dallo stile unico, oggi i trulli sono visti tanto come casa per le vacanze e tanto come investimento, il più delle volte ricercati da acquirenti esteri, che desiderano capitalizzare la crescente domanda nel turismo nella regione Puglia.

I trulli rappresentano una scelta ideale per chi desidera trascorrere le proprie vacanze in Puglia. Migliaia sono i turisti che ogni anno scelgono di vivere le proprie vacanze in una di queste case a forma di cono. Vivere un trullo è un po’ come immergersi nella storia e nelle tradizioni dei secoli passati, a stretto contatto con la natura tranquilla della campagna pugliese, ammirando il contrasto della terra rossa con gli uliveti e il cielo di un colore azzurro profondo. Diteci voi, se non è un quadro nel quale valga la pena di finire.

I trulli vengono restaurati come fossero case-vacanza di lusso: interni eleganti e moderni, circondati da lussureggianti giardini mediterranei, rilassanti piscine private e aree di intrattenimento all’aperto. Ecco gli elementi che fanno di una comune vacanza, un’esperienza unica. 

“Don Matteo” in Puglia

Anche l’attore Raoul Bova “sceglie” la nostra regione

Altra masseria all’interno della Penisola più accogliente d’Italia. Cinema, aggregazione, dibattito, eccellenza agroalimentare e molto altro. Peculiarità di molte delle masserie del circondario, altrettanto accoglienti e suggestive. Provare per credere

 

Anche il nuovo “Don Matteo” televisivo scopre la Puglia. Non che ci fosse bisogno di chissà quale straordinaria intuizione, ma sicuramente l’orgoglio è tanto se Raoul Bova, invece di investire le sue risorse economiche altrove, sceglie la nostra regione apre le porte alla sua Masseria San Giovanni. E lo fa, aggiungendo la sua accogliente masseria, a tante altre masserie che brillano per bellezza e accoglienza. Ovunque caschi, caschi bene: Le Torri (Polignano), Calderisi (Savelletri), Don Cataldo (Martina Franca), Muntibianchi (Giurdignano) e via discorrendo.

Investire nel turismo è il nuovo business. Ci sono artisti che decidono di far fruttare i propri guadagni, rastrellando azioni su azioni, comprando azioni, altri che, invece, preferiscono aprire ristoranti come ha fatto Lino Banfi di recente (l’attore pugliese tempo fa è stato ospite di “Don Cataldo”, dove ha girato diverse scene del film “Viaggio a sorpresa” con Ron Moss, il Ridge di Beautiful). Di artisti di statura internazionale che hanno acquistato da queste parti ne abbiamo scritto anche di recente, ma stavolta ci soffermiamo su Bova il “Don Matteo” televisivo fra gli ultimi pugliesi acquisiti.

 

 

GIA’ BANFI (OSPITE DEL “DON CATALDO”)…

Di uno degli attori più amati del cinema e della tv, ne ha scritto in questi giorni, non a caso, l’autorevole “Proiezioni di Borsa”. Artista italiano fra i più affascinanti e bravi – riporta il sito – dopo aver collezionato grandi risultati come nuotatore, Bova ha intrapreso la carriera di attore. Tra i suoi film: Piccolo grande amore, La lupa, The tourist. Per non parlare delle serie tv come Ultimo e a Don Matteo, sceneggiato nel quale ha sostituito Terence Hill.

Insomma, innamoratosi a prima vista della Puglia, il bel Raoul ha deciso di acquistare un immobile in questa regione e trasformare un’antica masseria in una struttura ricettiva lussuosa. Perché chi soggiorna in Puglia, sia chiaro, gode della massima tranquillità, un silenzio rigenerante, con “a vista” uliveti, agrumeti e macchia mediterranea e, a poca distanza, il mare: bello, cristallino, con spiagge mozzafiato.

 

 

INFINE UN’ALTRA OASI

L’ Oasi San Giovanni Battista, grazie all’iniziativa di Raoul Bova, sta registrando un cambiamento, scrive il sito Casafacile. Cinema, aggregazione, dibattito, eccellenza agroalimentare e molto altro. Peculiarità di molte delle masserie del circondario. Per restituire senso e vitalità alla masseria, Raoul e il suo entourage sta predisponendo un autentico caleidoscopio di iniziative: un salotto per festival e incontri, un ristorante gourmet per esaltare i prodotti del territorio, un polo per turisti coscienti del patrimonio del luogo: la masseria diventerà presto tutto questo. Oltre a costituire già un favoloso set naturale, come spiegano i collaboratori dell’attore. Nuovi pavimenti accostati a pareti secolari in un restauro conservativo. Questo e altro, fanno della nostra Puglia una collana di perle di una bellezza unica. Diceva un vecchio slogan: provare per credere.