«Micio e fido, salvi!»

Cina, un disegno di legge contro l’uccisione di cani e gatti

Un disegno di legge, che sarà solo ritoccato, mette in salvo venti milioni di animali domestici. La pandemia da coronavirus ha accelerato la pratica e affari tra i 20 e i 30 miliardi di euro l’anno

Ogni anno in Cina, vengono macellati per essere mangiati, dai dieci ai venti milioni di cani. Questa mattanza generata da tempo immemore per motivi alimentari, non ci sarà più. E’ una proposta di legge, al vaglio di quanti hanno accolto il testo che diventerà decreto. Si tratta di formalità, i passi importanti perché milioni di animali, in buona parte del resto del mondo considerati domestici, non vengano uccisi e serviti a tavola, sono stati già compiuti. A spianare la strada al disegno di legge che balenava nella mente di numerosi animalisti cinesi, c’è voluto anche il coronavirus. E’ stata la pandemia, che potrebbe essere scaturita proprio dalla Cina, ad avere accelerato l’intero sistema legato, sì all’alimentazione, ma anche al business generato dalla vendita di cani e gatti, come animali da compagnia, calcolato dai venti ai trenta miliardi di euro l’anno.

Una simile decisione assegnerà un nuovo status giuridico a cani e gatti finalmente diventati animali da compagnia, piuttosto che essere considerati carne per il consumo umano: vedere praticamente azzerato il numero delle uccisioni di cani e gatti, è un grande risultato.

Va detto che la carne di cani e gatti è consumata da una minoranza di cinesi, ma stavolta c’è una prima ufficialità: “micio” e “fido” sono stati esclusi per la prima volta da un elenco ufficiale di animali commestibili. Pubblicato, si diceva, in una proposta di legge voluta dal ministero dell’Agricoltura e degli Affari rurali, nel testo sono inclusi suini, bovini, ovini, pollame e cammelli. Con la specifica che per “bestiame” si intende «animali che sono stati addomesticati e fatti riprodurre per lungo tempo», per ottenere prodotti alimentari come carne e uova, oppure pelliccia, ma anche a scopi medicinali e militari.

CORONAVIRUS, COMINCIA DA LI’

La decisione è arrivata dopo lo stop di febbraio impresso sul commercio e il consumo di animali selvatici, una pratica che potrebbe aver generato i primi focolai del Covid-19. E’ stata Shenzhen, la prima città cinese a mettere al bando il consumo e commercio di carne di cani e gatti.

La proposta di legge estesa in tutta la Cina, è nella cosiddetta fase di consultazione aperta al pubblico per suggerimenti e migliorie, ma può già considerarsi una svolta maturata in seguito alla pandemia e per il peso, si diceva, che gli animali da compagnia hanno guadagnato nella società, capaci di generare un giro d’affari annuo stimato tra i 20 e i 30 miliardi di euro.

Per quanto riguarda i cani, ma anche i gatti, insieme al progresso della civiltà umana, alla preoccupazione pubblica e all’amore per la protezione delle due categorie, gli animali domestici sono stati addestrati per diventare animali da compagnia. Del resto, a livello internazionale cani e gatti non sono mai stati considerati bestiame e, da oggi, non saranno più considerati come tali in Cina.

Se approvata, la proposta di legge sarà un enorme passo avanti per la protezione degli animali in Cina e un cambio culturale davvero importante secondo la Humane Society International, l’associazione che stima tra i dieci e i venti milioni i cani uccisi ogni anno in Cina per la loro carne. In particolare, migliaia di questi animali sono macellati durante la “Festa della carne” di cane di Yulin, in condizioni ritenute crudeli dai difensori degli animali.

Provate ad immaginare quanto successo e denunciato in questi anni. Alla vigilia della “Festa”, sparivano letteralmente nel nulla gli animali domestici di decine di migliaia di proprietari di cani e gatti. Che fine facessero non è difficile immaginarlo: sulla tavola di altrettante decine di migliaia di consumatori che se la spassavano in pranzi luculliani, “alla salute” di bambini, donne e uomini in lacrime per aver perso i propri cuccioli consapevoli di che fine, povere bestiole, avessero fatto.

«Ripresa graduale»

Giuseppe Conte, Covid-19 conferenza stampa da Palazzo Chigi

Il presidente del Consiglio indica variazioni nelle attività: librerie, negozi di abbigliamento per bambini e cartolerie. «Dovessero presentarsi condizioni incoraggianti, riapriremo le attività produttive prima della data stabilita»

 Dopo l’intervento del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nuova rassegna sul nostro sito circa il difficile momento che attraversa il nostro Paese a causa del Covid-19. Ricognizione di “Costruiamo Insieme” sulle notizie utili ad avere un quadro completo sull’emergenza-coronavirus avvertita in Italia, nella regione Puglia e nella provincia di Taranto.

Governo, lockdown fino a 3 maggio

Coronavirus, spiragli da parte della Protezione civile, che invita a non abbassare la guardia. Lo stesso premier, Giuseppe Conte, lo ha dichiarato venerdì sera nel suo discorso al Paese nel quale ha ribadito il leggero calo di contagi e decessi, invitando nello stesso tempo gli italiani a non vanificare gli sforzi fin qui prodotti. Dunque, massima cautela e resistere fino al prossimo 4 maggio, quando potrebbero giungere le prime buone notizie per una ripresa lenta, ma costante delle attività in tutto il Paese.

Il presidente del Consiglio nel suo discorso da Palazzo Chigi, ha inoltre indicato variazioni per le attività aperte al pubblico: librerie, negozi di abbigliamento per bambini e cartolerie. «Dovessero presentarsi condizioni incoraggianti – ha auspicato Conte – riapriremo le attività produttive prima della data stabilita»

Per il sesto giorno consecutivo, dunque, calano ancora i ricoveri in terapia intensiva. Sono 3.605 i pazienti nei reparti, 88 in meno rispetto alle ventiquattro ore precedenti. Fra questi, 1.236 sono in Lombardia, in calo di 21 rispetto al giorno prima. Dei 96.877 malati complessivi, 28.399 sono, invece, ricoverati con sintomi (86 in meno rispetto al dato del giorno precedente) e 64.873 attualmente sono in isolamento domiciliare.

Complessivamente sono 96.877 i malati di coronavirus in Italia, con un incremento rispetto alla giornata di giovedì (1.615). Mercoledì si era invece avuto un incremento pari a 1.195 unità.

Puglia, 93 positivi e 12 morti

Sono complessivamente 93 i casi positivi al Covid-19 registrati nella giornata di ieri in Puglia su un numero di 1.727 tamponi eseguiti. Lo ha comunicato il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. I decessi, invece, sono 12: due in provincia di Foggia, tre in provincia di Lecce, due nella provincia di Bari, uno nella Bat, tre in provincia di Brindisi e uno nella provincia di Taranto. Il numero di guariti, 235, ha quasi raggiunto quello dei decessi, 238 complessivamente. Sono 711, invece, i pazienti ricoverati e 1.076 quelli in isolamento. Dall’inizio dell’emergenza sono stati effettuati 27.812 test, i casi positivi sono in tutto 2.809, di cui 886 nella sola provincia di Bari e 721 in provincia di Foggia.

Pasqua e Pasquatta, esercizi chiusi

Il presidente della Regione Puglia ha emanato un’ordinanza che dispone la chiusura al pubblico delle attività commerciali al dettaglio di vendita di generi alimentari e di prima necessità, sia nell’ambito degli esercizi commerciali di vicinato, sia nell’ambito della media e grande distribuzione, anche ricompresi nei centri commerciali, nei giorni 12 aprile (Santa Pasqua) e 13 aprile (Lunedì dell’Angelo) 2020.

Consentite:

–  Vendite a mezzo ordinazione con strumenti digitali o telefonici, con consegna al domicilio del cliente nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per il confezionamento che per la consegna, fermi restando gli effetti di eventuali provvedimenti sindacali più restrittivi che vietano anche la vendita a domicilio, emanati nell’esercizio dei poteri di cui al TUEL, limitatamente all’ambito territoriale comunale di riferimento.

–        L’esercizio di edicole, tabaccai, farmacie e parafarmacie.

Taranto, messa senza processione e fedeli

“Vergine, Addolorata, Madre di Dio e della Chiesa, sono venuto qui come pellegrino solitario; ho sentito sulle mie spalle tutte le preghiere dei tarantini che volevano essere qui a vederti”. Con queste parole la scorsa notte ha iniziato la sua preghiera nella chiesa di San Domenico, l’arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro. L’atmosfera è surreale: nessuna processione, nessun fedele, solo l’arcivescovo di Taranto Filippo Santoro. Con lui, pochi confratelli, disposti all’interno della chiesa nel pieno rispetto delle regole di distanziamento. Al suono della troccola, lo strumento che scandisce i Riti della Settimana santa tarantina, la statua dell’Addolorata, ha compiuto un breve tratto all’interno della chiesa sostenuta per la prima volta dallo stesso arcivescovo e da don Emanuele Ferro, padre spirituale della Confraternita dell’Addolorata. Prima del rientro, Sua eccellenza, monsignor Santoro, ha pronunciato la preghiera alla Vergine.

Ospedale Moscati, sessantotto pazienti sotto osservazione

L’ASL Taranto comunica che l’ospedale Covid “San Giuseppe Moscati” ospita, alle ore 19 del 9 aprile 2020, n. 68 pazienti, così distribuiti:

  1. 3 presso il reparto di Rianimazione;
  2. 25 presso il reparto di Pneumologia;
  3. 31 presso il reparto Malattie Infettive;
  4. 9 presso il reparto di Medicina Covid.

Si tratta per la quasi totalità di pazienti Covid. Alcuni dei degenti sono in attesa di primo tampone, altri in attesa del secondo per la conferma.

Nella giornata di ieri sono stati dimessi due pazienti Covid, che risultano guariti. Entrambi ricoverati nel reparto Malattie Infettive.

Comandante Matichecchia, «Rispetto per la La Polizia locale»

Il comandante Michele Matichecchia, chiede rispetto per la Polizia Locale di Taranto. Rispetto per il lavoro silenzioso delle forze dell’ordine, caposaldo della tenuta democratica del Paese.

«Sono certo – scrive agli organi di informazione lo stesso comandante della Polizia Locale – che un partito di grande esperienza politica come la Lega condivida questo elementare principio; ritengo che i suoi rappresentanti nazionali siano evidentemente all’oscuro della maldestra operazione di marketing autopromozionale con la quale alcuni esponenti territoriali hanno espresso gratitudine alle Forze dell’ordine per il lavoro svolto nell’emergenza Covid-19, omettendo volutamente il Corpo della Polizia Locale di Taranto: evidentemente per i rappresentanti di Lega Giovani della Provincia di Taranto, la Polizia Locale non è degna di menzione tra le forze dell’ordine che “sono in grado di normalizzare ciò che normale non è».

 

Vendono disinfettante del 1989, denunciati

Vendevano gel disinfettante prodotto più di trent’anni fa, dopo averlo “rigenerato” travasando nuovo igienizzante nella confezione per eliminare le parti metalliche che col tempo si erano formate, e infine attaccando sul flacone una nuova etichetta. Così 27mila flaconi di gel, pericoloso per la salute secondo gli esperti dell’Asl, sono stati sequestrati dalla Guardia di finanza di Lecce e Otranto che ha denunciato per frode in commercio i titolari di due attività, all’ingrosso e al dettaglio.

«Cosa possiamo fare?»

Jibril, etiope, trentasette anni, l’impegno contro il coronavirus

«Ho telefonato alla Croce Rossa italiana: quale può essere il nostro contributo nella lotta al Covid-19? Una spesa solidale, mi hanno risposto. Con i miei connazionali ho riempito carrelli con generi alimentari e prodotti per l’infanzia. La mia fuga dalla guerra, l’arrivo in Italia, l’ospitalità e un lavoro da magazziniere. Sposato, ho tre figli, amo questo Paese»

Cinque carrelli pieni di beni alimentari e prodotti per l’infanzia. Al di là del peso reale della “spesa” per quanti ne hanno bisogno, è il gesto che colpisce. «Abbiamo un debito con l’Italia, non vogliamo saldarlo con le azioni di volontariato che io e i mei connazionali stiamo svolgendo in tutta Italia a causa del coronavirus, intanto perché sentiamo l’obbligo di aiutare il prossimo che ha bisogno di assistenza; faremo altro ancora, di sicuro questo è uno dei contributi che sentiamo di fare con il cuore».

Jibril, etiope, trentasette anni, in Italia da una quindicina di anni, è uno dei maggiori promotori nel sostenere, con tanto di mascherina, qualsiasi iniziativa si tenga in tutta Italia. Potenza dei social, intanto, se tiene continui contatti con i suoi connazionali diventati nel tempo italiani a tutti gli effetti. E, allora, Jibril, racconta il suo arrivo in Italia, anche per lui uno sbarco. Come per molti dei nostri ragazzi, fra operatori e ospiti del Centro di accoglienza “Costruiamo Insieme”.

«Sono arrivato su un barcone quindici anni da – lo ricordo bene, chi può dimenticarlo… – anche io, come tanti miei connazionali e tanti altri fratelli africani, ho messo le gambe in spalla e sono fuggito: sono scappato dalla guerra; l’Italia è sulle ginocchia, ma si sta riprendendo: questo Paese non merita quello che le sta accadendo, e non lo dico per compiacere i miei amici italiani negli anni diventati davvero tanti».

CINQUE CARRELLI…

Jibril ha consegnato alla Croce Rossa la “sua” spesa solidale. Una colletta fra connazionali, consegnata con tanto di mascherina agli addetti alla raccolta di beni di consumo da consegnare ad anziani, famiglie in difficoltà.

Ancora a proposito di quel viaggio per l’Italia. «Quando mi trovato in mezzo al Mediterraneo, dopo aver attraversato il Sudan e la Libia, abbiamo avvistato una imbarcazione con a bordo personale della  Croce Rossa italiana; è grazie a loro che il mio viaggio di speranza ha cominciato a prendere una piega fortunosa: così, a me e i miei compagni di viaggio, ci hanno accompagnato a Lampedusa. Da lì in poi, ognuno ha scelto la sua destinazione». Sicilia, Calabria, Puglia e, ancora, Roma e Milano, per quanti avevano scelto destinazioni italiane. Jibril, ha compiuto un percorso importante, si è guadagnato fiducia e lavoro, tanto da aver messo su famiglia. «Adesso lavoro come magazziniere – racconta il trentasettenne etiope – sono sposato e ho tre figli: dobbiamo tutto all’Italia». Non facciamo populismo, ma anche l’Italia deve molto a Jabril e quanti, come lui, hanno amato a prima vista l’Italia e hanno deciso di mettere le proprie radici in questo Paese.

E così la sua comunità in questi giorni di emergenza Coronavirus ha chiamato la Croce Rossa per chiedere cosa potesse fare lui, insieme con connazionali e fratelli africani, per manifestare una sentita vicinanza a quanti si stessero dibattendo nella paura da Covid-19. E, allora, ecco la “spesa solidale”. Cinque carrelli di beni alimentari a lunga scadenza e prodotti per l’infanzia. Non solo un gesto simbolico ma un’azione concreta di solidarietà, per restituire intanto la gratitudine di una comunità allargata verso la “sua” Croce Rossa, che tanto ha fatto per lui, per loro e quanti come loro sono diventati italiani “a tempo pieno”.

SOLIDARIETA’ INFINITA

«In questi giorni, siamo in prima linea tanto sul piano sanitario quanto su quello sociale per garantire a tutti il diritto alla salute, alla cura, alla dignità», ha spiegato Luigi Maraghini Garrone, Presidente della Croce Rossa di Milano. «La solidarietà della comunità etiope, in particolare, ci commuove e ci incoraggia a compiere ogni giorno un passo in più; per fare ciò, abbiamo attivato misure eccezionali per rispondere prontamente ai bisogni della gente e garantire la tutela di operatori e delle persone che soccorriamo; stiamo affrontando un momento di forte stress operativo e ogni contributo è, dunque, fondamentale a sostegno del nostro impegno». La città con la maggiore concentrazione di etiopi in Italia è Roma (2.368), seguono Milano (598) e Parma (343).

Ancora a proposito di Etiopia, il Primo ministro dell’Etiopia, Abiy Ahmed, ha dichiarato lo stato di emergenza come misura per contenere la pandemia di Covid-19 nel Paese. Il provvedimento è stato reso noto dall’ufficio del premier . «Considerando la gravità del Covid-19,  il Governo dell’Etiopia ha messo in atto uno stato di emergenza», ha dichiarato l’ufficio di Ahmed. Nelle scorse settimane il Primo ministro aveva annunciato la chiusura di tutti i confini dell’Etiopia, mentre alle forze di difesa nazionali è stato ordinato di bloccare il movimento delle persone lungo tutti i confini, ad eccezione che per i beni essenziali in arrivo nel Paese. E’ bene ricordare che ad Abiy Ahmed Ali, promotore dello storico accordo di pace con l’Eritrea, lo scorso anno è stato meritatamente assegnato il Nobel per la pace.

Coronavirus, nuovi casi

Diminuiscono i contagi

Risvolti positivi nella lotta al Covid-19. Tenere alta la guardia, l’invito del Governo. In Puglia meno ricoveri, guarisce un paziente lombardo. In Etiopia scattano misure sanitarie. Negli USA taglio ai fondi per l’Organizzazione mondiale della Sanità.

 

Puntuale ricognizione sugli effetti provocati dal Covid-19 in Italia e nel mondo. Come sempre, la rassegna parte dalla Puglia per raccogliere, in breve, notizie dal nostro Paese, dall’Europa all’Africa, dal Medioriente agli Stati Uniti.

 

In Puglia oggi 10 decessi e 120 contagi

Oggi in Puglia ci sono 120 nuovi casi di contagio da coronavirus e 10 decessi, lo comunica il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Tornano, quindi, a salire leggermente le nuove infezioni rispetto ai 70 casi registrati il giorno precedente.

 

Bankitalia, 4 mln a 2 terapie intensive

La Banca d’Italia ha erogato un contributo straordinario di 4 milioni di euro alla Regione Puglia e alla Protezione civile regionale, per l’allestimento di due strutture temporanee di terapia intensiva negli ospedali Perrino di Brindisi e Moscati di Taranto, per accogliere complessivamente fino a 48 pazienti.

 

Coronavirus: un bergamasco guarisce in Puglia

Il primo paziente affetto da Covid arrivato da Bergamo in Puglia e ricoverato al Miulli di Acquaviva delle Fonti è guarito. Lo ha comunicato l’ospedale ecclesiastico barese. L’uomo, 56 anni, era stato ricoverato con una insufficienza respiratoria severa, a seguito della richiesta dell’Azienda ospedaliera Giovanni XXIII di Bergamo.

 

Covid, clienti truffati

Vendevano online, chiedendo il pagamento anticipato, mascherine Ffp3, tra le più richieste per l’emergenza Coronavirus, ma non hanno mai consegnato i prodotti per cui avevano raccolto ordini per 700mila euro anche da clienti nelle zone più colpite dalla pandemia, tra cui Brescia. La presunta truffa è stata scoperta a Francavilla Fontana (Brindisi) dove i militari della guardia di finanza hanno sequestrato oltre 700.000 euro che sarebbero stati versati dagli acquirenti a un’azienda i cui titolari, padre e figlio, sono stati denunciati.

 

Frode mascherine Bari, sequestro da 1 mln

Sequestro preventivo e d’urgenza di oltre un milione di euro è stato eseguito dalla Guardia di finanza di Bari, su disposizione della magistratura barese, nei confronti di tre società che avrebbero svolto manovre speculative sulla vendita di mascherine FFP3 nei confronti di diverse Asl pugliesi.

 

Coronavirus: salgono a 10 morti in residenza anziani Salento

Sale a dieci il numero degli anziani deceduti della Rsa “La Fontanella” di Soleto. Ultimo deceduto, un altro ottantenne ricoverato nel reparto infettivo di Galatina. L’uomo era tra gli ospiti della struttura e risultato positivo al Covid-19. Le sue condizioni di salute si erano aggravate nei giorni scorsi, tanto da essere trasferito d’urgenza in ospedale dove è morto.

 

Coronavirus, record di guariti, 2.099 in un solo giorno

Coronavirus, il punto giornaliero della Protezione civile. Sono complessivamente 95.262 i malati di coronavirus in Italia, con un incremento rispetto a martedì di 1.195. Martedì l’incremento era stato di 880. Per il quinto giorno consecutivo calano ancora i ricoveri in terapia intensiva. Sono 3.693 i pazienti nei reparti, 99 in meno rispetto a martedì. Di questi, 1.257 sono in Lombardia, in calo di 48 rispetto a martedì. Dei 95.262 malati complessivi, 28.485 sono poi ricoverati con sintomi – 233 in meno rispetto a martedì – e 63.084 sono quelli in isolamento domiciliare.

 

Emergenza Coronavirus, l’iniziativa del circolo fotografico “Il Castello”

Il circolo fotografico “Il Castello” al fianco delle famiglie che soffrono per le drammatiche conseguenze economiche provocate dall’emergenza sanitaria. L’associazione di fotoamatori, che da circa trent’anni promuove la cultura fotografica a Taranto, ha deciso di offrire il proprio contributo di solidarietà ai cittadini che in questo momento hanno bisogno di un sostegno concreto.

 

Coronavirus, Ginosa controllate oltre 700 attività

Sono oltre 700 le attività commerciali controllate dal giorno 8 al 31 marzo 2020, con la sanzione di 1 titolare, da parte degli agenti della Polizia Locale tra Ginosa e Marina di Ginosa. Le verifiche, in ottemperanza ai Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri e alle Ordinanze sindacali, hanno riguardato la sospensione delle attività non contemplate nell’allegato 1 del DPCM dell’11 marzo 2020, gli orari di apertura e chiusura degli esercizi autorizzati e l’osservanza delle misure di sicurezza interpersonale.

 

Roccaforzata, una mascherina gratis per tutti

Recapitate nelle abitazioni di Roccaforzata oltre 1.800 mascherine di tipo chirurgico, una per ogni cittadino, compresi i bambini. Ciò è stato reso possibile grazie alla generosità di tredici infaticabili concittadine che con pazienza hanno svolto un lavoro minuzioso e certosino (dedicando diverse ore durante le giornate) per realizzare a tempo di primato le mascherine. Tredici sarte, professioniste e non, che con le loro macchine da cucine hanno confezionato questi dispositivi indispensabili per tutelare la salute.

 

Non solo Covid, a Taranto si salvano vite

L’improvvisa pandemia da Covid-19 sta rendendo ancora più complessa la regolare attività delle strutture ospedaliere, già impegnate a far fronte all’emergenza sani­taria. Nonostante molte risorse ospedaliere siano impiegate per far fronte alle quotidiane urgenze da coronavirus, alcuni reparti continuano ad eseguire interventi chirurgici di notevole rilievo e complessità. Come è successo poco più di un mese fa nel Reparto di Chirurgia Tora­cica del SS. Annunziata di Taranto.

Una giovane donna brindisina, infatti, dopo essere stata visitata presso alcune Strutture Sanitarie del capoluogo pugliese, è stata trasportata presso l’U.O. di Rianimazione e Terapia Intensiva in seguito all’insorgenza di febbre ed insufficienza respiratoria grave.

 

Coronavirus in Italia, 139.422 casi positivi e 17.669 morti. Il bollettino dell’8 aprile

Dall’inizio dell’epidemia di Coronavirus, in Italia almeno 139.422 persone hanno contratto il virus Sars-CoV-2 (+3.836 in più rispetto a ieri per una crescita del 2,8%) . Dati stati forniti dalla Protezione civile.

 

Gran Bretagna, mille morti in un giorno

È la Gran bretagna, nelle ultime ore, uno dei paesi d’Europa maggiormente sotto attacco da parte del coronavirus. Secondo l’ultimo bollettino diffuso dalle autorità britanniche sono 936 i nuovi decessi per Covid-19 registrati nel Paese nelle ultime 24 ore. Il totale delle vittime della pandemia arriva così a 7.172.

 

Gallera, «Traguardo molto vicino»

Per l’assessore lombardo Giulio Gallera siamo vicini a vincere il primo tempo della battaglia contro il coronavirus. Gallera ha spiegato che la curva è decrescente e c’è un costante ridimensionamento anche della curva dei decessi, l’ultimo dato negativo rimasto.

 

Nord, gli industriali: «Ripartire o il motore si ferma»

Le associazioni degli industriali di Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto, hanno sottoscritto un documento per chiedere che venga definita un’agenda per la riapertura delle imprese e la difesa dei luoghi di lavoro, in piena sicurezza . «Se le quattro principali regioni del Nord – è stato detto – che rappresentano il 45% del Pil italiano non riusciranno a ripartire nel breve periodo il Paese rischia di spegnere definitivamente il proprio motore e ogni giorno che passa rappresenta un rischio in più di non riuscire più a rimetterlo in marcia.

 

Etiopia, stato di emergenza

Dichiarato lo stato di emergenza da parte dell’Etipia. La decisione è stata assunta per fronteggiare la pandemia di Covid-19 che finora nel Paese ha contagiato 55 persone e ne ha uccise due. È la prima volta che viene applicato lo stato di emergenza nel Paese da quando è arrivato al potere, nell’aprile 2018, il premier Abiy Ahmed, promotore delle libertà politiche che gli sono valse anche il Premio Nobel per la Pace.

 

USA, bocciato Trump

Solo il 41% degli americani pensa che la risposta alla pandemia di Donald Trump sia stata quella giusta, mentre per il 55% il presidente degli Stati Uniti avrebbe fatto un pessimo lavoro. Emerge dall’ultimo sondaggio condotto dalla CNN nel giorno in cui gli Stati Uniti hanno fatto registrare il numero di vittime da Covid-19 più alto nelle 24 ore che si sia mai registrato nel mondo.

 

Ponte aereo dalla Cina: arrivano 10 milioni di mascherine

Prosegue senza sosta il ponte aereo sanitario coordinato dall’Ambasciata d’Italia e dai Consolati italiani in Cina, in raccordo con la Farnesina e il Dipartimento della Protezione Civile. Oggi sono in programma tre cargo speciali, che si aggiungono al volo, donato da Snam e operato dalla compagnia Neos, atterrato ieri a Milano Malpensa. A consegne avvenute, l’ammontare complessivo di mascherine trasportate in Italia in meno di 72 ore supererà i dieci milioni di pezzi, cui si aggiungono duecento ventilatori polmonari. Si tratta di materiale medico-sanitario in parte acquistato dalla Protezione Civile e in parte reso disponibile su donazione.

 

Francia, entrata in recessione

La Francia è entrata in recessione. Lo conferma la Banque de France, riferendo che l’economia nazionale ha subito una contrazione del 6% nel primo trimestre a seguito delle misure di contenimento adottate per contenere l’epidemia di coronavirus. Secondo i dati dell’ufficio nazionale di statistica, il Pil francese aveva già subito una contrazione dello 0,1 per cento nell’ultimo trimestre del 2019.

 

Viminale: 10mila sanzioni, 280mila controlli

Il Viminale ha pubblicato i dati relativi alle verifiche sul rispetto delle misure di contenimento del Covid-19 eseguite ieri, martedì, dalla polizia: sono 279.864 le persone controllate e quasi 10mila (9999) le sanzioni inflitte. Sono 46 le persone denunciate per false dichiarazioni e 29 i positivi denunciati per violazione della quarantena. Su quasi 100mila i negozi sottoposti a controllo, 171 titolari di attività sono stati sanzionati, 17 esercizi chiusi e 27 chiusi provvisoriamente.

 

Svizzera: 842 morti, più di 22mila contagi

Sale a 22.789 il numero di casi confermati di coronavirus in Svizzera. Stando ai dati dell’Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp), i decessi legati al Covid-19 sono 705 (+64). L’aumento di casi registrato nelle ultime 24 ore è sulla falsariga dei giorni precedenti.

 

Africa, oltre 10mila casi

Hanno superato quota 10.000 i casi di Covid-19 in Africa. I decessi sono saliti ad oltre 500. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), avvertendo che mentre il virus è stato lento nel raggiungere il Continente rispetto ad altre parti del mondo, l’infezione è cresciuta esponenzialmente nelle ultime settimane e continua a diffondersi.

 

Due ospedali da campo dal Qatar

I voli provenienti dal Qatar hanno portato due ospedali da campo per accogliere 500 pazienti. Lo ha spiegato il ministro Luigi Di Maio. «Questo materiale è importante per la Fase 2 del governo che ci consentirà di costruire ospedali dedicati al Covid che ci permetteranno di liberare ospedali Covid».

 

Migranti, l’Italia chiude i porti alle navi delle ong

A causa dell’epidemia da coronavirus, l’Italia chiude i porti alle navi delle ong. Lo riporta un decreto firmato dai ministri di Esteri, Interno, Trasporti e Salute, che punta ad evitare l’arrivo di navi di soccorso straniere con i migranti. I porti italiani non assicurano i necessari requisiti per la classificazione e definizione di “Place of safety” (luogo sicuro) in virtù di quanto previsto dalla convenzione di Amburgo sul salvataggio marittimo.

 

Spagna, record di decessi: 757 in un giorno

Nuovo record di decessi in Spagna a causa del coronavirus: 757. È il decimo giorno consecutivo in cui il tragico bilancio peggiora. Sale a 14.555 decessi dall’inizio dell’emergenza sanitaria. Secondo il ministero della Sanità di Madrid, sono 146.690 i casi di Covid-19, più che in Italia (135.586, stando ai dati confermati nella giornata di ieri).

 

Dati Iss: under 50, deceduti l’1,2%

Al 6 aprile sono 178 dei 14.860 (1,2%) pazienti deceduti COVID-19 positivi di età inferiore ai 50 anni. È quanto si legge nell’ultimo report dell’Istituto Superiore di Sanità. In particolare, 42 di questi avevano meno di 40 anni (28 uomini e 14 donne con età compresa tra i 5 e i 39 anni). Di 6 pazienti di età inferiore ai 40 anni non sono disponibili informazioni cliniche, gli altri 28 presentavano gravi patologie preesistenti (patologie cardiovascolari, renali, psichiatriche, diabete, obesità) e 8 non avevano diagnosticate patologie di rilievo.

 

Cei, 200 milioni dell’8 per mille per l’emergenza

La Chiesa italiana ha stanziato 200 milioni per far fronte alle conseguenze sanitarie, economiche e sociali provocate dal Covid-19. In particolare, si legge nella nota, per sostenere persone e famiglie in situazioni di povertà o di necessità, enti e associazioni che operano per il superamento dell’emergenza provocata dalla pandemia, enti ecclesiastici in situazioni di difficoltà.

 

Sala: «Riapriremo cantieri, a partire dalla Metro4»

Riprendono i lavori alla nuova linea della metropolitana di Milano. Lo ha detto il sindaco del capoluogo lombardo, Giuseppe Sala. Una decisione, la sua, anticipata in mattinata dalle ditte che si occupano del progetto. «Gli operai lavoreranno in totale sicurezza, verrà loro misurata la febbre a inizio turno e avranno adeguati dispositivi di protezione, mascherine, guanti, e tenuti a distanza l’uno dall’latro».

 

Spagna, economia al ribasso fra 5 e il 9%

Il Pil della Spagna scenderà tra il 5% e il 9% nel 2020 a causa del coronavirus: secondo uno studio del CEOE, ci sono diversi scenari. Uno, il migliore, considera un calo del Pil del 5% e 560.400 disoccupati in più, fino a 3,8 milioni; nello scenario peggiore, il calo del Pil potrebbe essere di circa il 9% e la disoccupazione aumenterebbe di 912.000 persone, fino a quasi 4,2 milioni.

 

Negli Usa più di 1900 morti in 24 ore

Sono ormai 400.000 circa negli Stati Uniti i casi di Covid-19. I dati parlano di 399.081 contagi totali nel Paese, mentre sono 12.907 i morti con coronavirus dall’inizio dell’epidemia.

 

Pil tedesco -4,2%

Quest’anno l’economia tedesca si attesterà al -4,2% quest’anno: è quanto si aspettano i principali istituti di ricerca economica della Germania, secondo quanto riporta l’istituto Ifo. Per il 2021, viene stimata una ripresa e una crescita del 5,8%.

 

Scuola, rimandata a settembre

Le scuole non riapriranno entro il 18 maggio, né per un ultimo saluto con gli studenti. Lo ha asserito il Comitato tecnico-scientifico del ministero della Salute: se ne riparla a settembre. La decisione non è ufficializzata ma il percorso è segnato.

 

Boccia, Fase 2 «Costruiamola insieme»

«Il 4 maggio? No, Non c’è una data per fase due e riapertura. È una valutazione che dovrà fare il Consiglio dei ministri e concordare attraverso la cabina di regia, che è una proposta del Pd. La Fase due è da costruire insieme fra maggioranza, opposizione, Regioni, scienziati e parti sociali.

 

Boris Johnson, «stabile»

Le condizioni di Boris Johnson sono, riferisce il ministero della sanità britannico, «stabili»: il premier della Gran Bretagna è «di buon umore». Johnson è stato ricoverato in terapia intensiva tre giorni fa.

 

Il Papa, la sua quarantena, contro «cultura dello scarto» e populismi

«Alcuni governi hanno preso misure esemplari per difendere la popolazione. Ma ci stiamo rendendo conto che tutto il nostro pensiero è strutturato attorno all’economia. Si direbbe che nel mondo finanziario sacrificare sia normale. Una politica della cultura dello scarto». Lo dice papa Francesco in un’intervista allo scrittore e giornalista britannico Austen Ivereigh, pubblicata oggi simultaneamente in The Tablet (Londra) e Commonweal (New York) e, in italiano, La Civiltà Cattolica.

 

Cina: 62 nuovi casi, due nuovi decessi

La Cina ha registrato ieri 62 nuovi casi di infezione da coronavirus, di cui 59 importati (saliti in totale a 1.042) e tre domestici in Shandong (2) e Guangdong (1). La Commissione sanitaria nazionale (Nhc) ha segnalato due nuovi decessi, di cui uno a Shanghai e uno nell’Hubei, la provincia di cui Wuhan, il focolaio della pandemia, è il capoluogo.

 

USA, sospesi fondi all’Oms

Gli USA sospendono i fondi diretti all’Organizzazione mondiale della sanità. Per il presidente Donald Trump: «Hanno sbagliato tutto, hanno perso il treno». L’inquilino della Casa Bianca ha posto l’accento sui ritardi dell’Oms nel dichiarare l’epidemia e poi la pandemia, e non fermare i flussi di merci e persone dalla Cina.

Generazione Ilva

Tonio Attino, autore di un libro sul siderurgico tarantino

«L’industria siderurgica non ha futuro. Non sono un esperto, ma un osservatore. I nostri ragazzi non pensano a quell’insediamento che occupa un territorio in modo sproporzionato rispetto ad altre realtà. Quel racconto lo riscriverei allo stesso modo, nonostante fosse stato pubblicato alla vigilia del processo “Ambiente svenduto”»

Tonio Attino, giornalista, autore di libri, fra questi “Generazione Ilva”, diventato nel tempo una delle pubblicazioni più consultate da giornalisti, legali, magistrati che insieme, evidentemente con compiti diversi, hanno seguito il processo “Ambiente svenduto”. Una città contro, fra ambientalisti e difensori del posto di lavoro in una fabbrica che nel tempo ha raccontato di sé cose delle quali si era solo parlato. Mai sostanziando posizioni con accuse e prove, alle quali si è opposto il collegio difensivo di una industria per la prima volta seduta nel banco degli imputati con l’accusa di disastro ambientale. Attino, già ospite lo scorso anno con il libro “Il pallone e la miniera”, è tornato negli studi della cooperativa “Costruiamo Insieme” per parlarci di un’opera fra quelle che meglio hanno raccontato il rapporto città-industria.

Un libro, Generazione Ilva, ancora oggi un contributo per comprendere il rapporto fra industria e territorio.

«Un libro di sette anni fa, non freschissimo, anche se credo abbia una sua qualità, considerando che nel frattempo non è cambiato granché: non è terminato – ma nessuno aspettava la sua celebrazione – il processo per disastro ambientale, e credo che gran parte dello stesso andrà prescritto. Spero di aver dato un contributo per comprendere un po’ meglio una storia lunghissima e non ancora conclusa e che si evolverà – ancora non si sa come – visto che gli eventi non hanno ancora definito completamente lo scenario».

Come riscriverebbe “Generazione Ilva”?

«Esattamente come l’ho scritto: non lo dico per una forma di presunzione, tanto che mi sono annoiato a parlare ancora di un libro così vecchio, ma lo riscriverei esattamente così com’è. Quando mi capita di rileggerne alcune parti trovo che la storia sia quella e, purtroppo, non è cambiato nulla a distanza di qualche anno».

Attino 02Cosa troviamo nel suo libro che non è scritto altrove?

«Ognuno è padrone di scrivere qualsiasi cosa gli pare, non sta a me giudicare quali siano pregi e difetti rispetto a quanto da me scritto: decideranno gli altri; penso piuttosto sia un bene avere un grande dibattito intorno a un tema così forte: se solo pensassi che a questo libro avevo lavorato già prima che nel 2012 esplodesse l’inchiesta giudiziaria – nessuno se ne preoccupava – aveva in mente una storia considerata esattamente inutile, al contrario diventata utile non appena esplose la vicenda giudiziaria; editori e giornalisti di solito si accorgono degli eventi solo quando questi accadono, senza anticipare scenari che, in questo caso, erano facilmente prevedibili».

Gira spesso con una serie di appunti, soprattutto numeri.

«Riguardano il confronto con altre attività industriali. Quando si parla di Taranto come area importante per il Mezzogiorno, per il Prodotto interno lordo, si dicono cose vere. Meno vere, però, rispetto a venti anni fa, quando l’incidenza dell’Ilva sul territorio era molto più forte; oggi, a parità di occupazione del territorio – ecco i numeri che riporto, perché non vorrei mi sfuggisse il benché minimo dettaglio – la fabbrica è grande come lo era negli Anni Settanta, anche se sono cambiati i numeri dell’occupazione: ai tempi dell’Italsider, erano oltre 21mila i dipendenti diretti del Centro siderurgico; con la privatizzazione e l’avvento del Gruppo Riva, il numero degli occupati scese a undicimila, recentemente con Arcelor Mittal a 8.200, mentre è in atto una lunga trattativa con il Governo, che ritoccherà ancora al ribasso il numero dei dipendenti impegnato all’interno della fabbrica».

Un numero calato vistosamente rispetto all’occupazione di un tempo.

«Continuiamo a parlare come se fosse la realtà di cinquant’anni fa. Non è così. Un raffronto che mi sta a cuore, per capire di cosa stiamo parlando: una grande realtà tedesca, la Wolkswagen, che ha sede a Wolsburg, è estesa per circa sei chilometri quadrati: ventunomila dipendenti, di fatto seicentocinquanta dipendenti per ogni ettaro; a Taranto, per intenderci, su quindicimila chilometri quadrati – dunque un’estensione superiore al doppio di Wolkswagen – 5,5 dipendenti per ettaro, che si ridurrà ancora in seguito alla trattativa Governo-Ilva. Esiste pertanto, un gigantismo che appartiene ad una occupazione urbanistica del territorio sproporzionata rispetto a cinquant’anni fa. E non ho parlato di risanamento, inquinamento, impatto sul territorio e sull’ambiente, in quanto do per scontato che un simile complesso sia difficilmente compatibile con la vita delle persone».Attino 03“Generazione Ilva”, non appena uscito, ha più interessato o indispettito i tarantini schierati a favore o contro la chiusura dello stabilimento?

«Difficile scatenare un ragionamento, dal momento che si legge e si approfondisce poco, e si va spesso dietro ai pensieri dei social – interessanti anche – ma che talvolta non facilitano la comprensione di un simile fenomeno. Difficile anche che qualcuno possa indispettirsi di un libro non diventato un best-seller. Ma a qualcuno il libro è piaciuto, una profondità servita – a me per primo – a conoscere per comprendere un fenomeno così complesso».

Quanto tempo si impiega a scrivere un libro così documentato?

«Un paio di anni, ma non lavorandoci a tempo pieno, in quanto impegnato nella mia attività principale, quella di giornalista; ci avevo pensato anni addietro, in maniera diversa: ero alla vigilia della sua pubblicazione quando è scoppiata la vicenda giudiziaria, così ho perfezionato la parte narrativa».

Padre di tre ragazzi, che idea si è fatto confrontandosi con loro sul futuro di città e siderurgico?

«Come molti, non ho le idee chiare; i giovani, di sicuro, non si riconoscono più in una simile realtà: non solo non sono nati, come noi, negli anni della Grande industrializzazione; non sanno cosa sia l’Ilva e non vogliono conoscere il futuro del siderurgico tarantino; hanno orizzonti diversi e pensano a un mondo, purtroppo, sempre più lontano; quale può essere l’alternativa: di sicuro non più l’acciaio, lo stabilimento non ha più un futuro – lo dico da osservatore, non da esperto – nonostante l’impegno di economisti che ci spiegano dal salotto di casa come andranno le cose – e il più delle volte non ci azzeccano – ma penso che l’Ilva non abbia grandi prospettive; suicida, infine, l’atteggiamento della politica che cerca di porre rimedi temporanei passando il candelotto a chi verrà dopo per non assumersi la responsabilità dell’esplosione del tritolo: è invitabile, però, che questa avvenga, considerando una realtà in caduta libera negli ultimi cinquant’anni e sulla quale, ripeto, non conterei molto in futuro».

«Bravi, bravi, bravi!»

“Righi” e Protezione civile fanno squadra

Dirigente scolastico, docenti e studenti insieme, per scacciare la crisi provocata dal Covid-19. Uomini e donne del servizio volontario che interviene in caso di eventi calamitosi e catastrofi. I computer si spostano dai banchi di scuola a casa dei ragazzi per completare un ciclo di studi. Un esempio virtuoso che fa orgoglio.

La scuola, a Taranto, ai tempi del coronavirus. Metti, insieme, gli studenti dell’Istituto scolastico “Augusto Righi”, desiderosi di completare gli studi dell’anno scolastico in corso, funestato come qualsiasi attività e cittadini deboli, da pandemia; e una dirigente scolastica, Iole De Marco, e il gioco è fatto. Gioco, andiamoci piano: lo studio è una cosa seria. E’ quanto avranno pensato una volta di più i ragazzi della scuola con sede in via Dante a Taranto.

Non è l’unica scuola sul nostro territorio ad essersi attivata per venire incontro ai disagi provocati dal maledetto Covid-19, ma di sicuro il “Righi” è stato l’Istituto che ha applicato più velocemente le linee-guida indicate dal Ministero dell’Istruzione in fatto di attività scolastiche. Intanto, la velocità su come organizzarsi e invitare allo studio i ragazzi che devono restare chiusi in casa, ma che non dispongono di un pc. Bel problema. Ma, evidentemente, la dirigente scolastica, insieme al personale insegnante e gli stessi studenti, deve aver pensato che i problemi non si spostano, ma si risolvono. Detto, fatto. Per realizzare un desiderio comune, ecco l’invito alla Protezione civile per dare un contributo fisico e sostanziale al progetto. Subito accettato dal Servizio che si occupa del coordinamento delle azioni a sostegno di istituzioni, enti, corpi e quant’altro, che interviene in occasione di calamità e catastrofi, come appunto il coronavirus che ha messo in ginocchio mezzo mondo.

ISTITUTO E “PROTEZIONE”

Anche per la Protezione civile, in particolare quella locale, va spesa più di una parola. Abituati a vedere quanti volontariamente garantiscono l’incolumità delle persone, dei beni e dell’ambiente, in occasione di eventi più o meno leggeri – quelli che in qualche modo danno visibilità – stavolta sono stati a decine i volontari a muoversi nella massima discrezione per venire incontro alla più grave emergenza che potesse accadere dal Dopoguerra ad oggi. Dunque, il merito stavolta è doppio. Dunque, bravi, bravi, bravi. Bravi tutti. Il “Righi” e la nostra Protezione civile, due entità che rappresentano un territorio desideroso di riscatto. Immediato, possibilmente. E bravi anche quanti hanno progettato e seguito un esempio così virtuoso.

Entrando nel merito di una notizia che ci è piaciuto prendere come esempio, partiamo dalla richiesta di centinaia di computer per svolgere qualsiasi attività didattica possibile da casa. L’istituto “Righi” ha letteralmente svuotato i suoi laboratori per rispondere alla domanda giunta dai suoi studenti.

Il problema, in qualche modo risolto o in via di risoluzione, si diceva, parte dalla domanda principale: c’è da studiare on line e non tutti i ragazzi dispongono della necessaria dotazione in famiglia. La risposta, immediata, che non resta solo nella testa o nella teoria di dirigente e docenti scolastici, è il sostenere quanto desiderano studenti e rispettivi genitori. I tempi per venire a capo della sciagura provocata dal virus si sono dilatati, non si parla ancora di riapertura dell’anno scolastico. Circola, intanto, più insistente, che la Scuola potrebbe non solo non riaprire a breve, ma promuovere tutti gli studenti all’anno scolastico successivo con decreti speciali.

TITOLO GRATIS, «NO GRAZIE!»

Promozione o titolo di studio in tasca, cosa ci sarebbe di meglio, volendo usare un paradosso. E, invece, non è così, quel riconoscimento – tutti, nessuno escluso – vogliono sostanziarlo come diritto. Il famoso diritto allo studio. Scendono in campo Istituto e Protezione civile, ognuno ad interpretare da primi attori, la loro parte. La Protezione civile si rimbocca le maniche a fa il suo, anche di più in tempi così sciagurati. Non solo i pc del “Righi” sono da maneggiare con cura, anche la salute invita alla prudenza. Insomma, non si tratta di spostare un computer da una scrivania al desk di casa. Occorre elaborare un piano nelle segreterie scolastiche, coordinare l’attività e relazionarsi con uomini e le donne della Protezione civile: indossare mascherine e guanti, cappelli e indumenti idonei. Potrebbe andarci di mezzo la salute, si diceva, oltre ad un anno scolastico incompleto.

Sono settimane che le migliaia di scuole del nostro Paese si muovono con tempestività per venire incontro ai primi inviti rivolti agli italiani dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Non si possono firmare decreti per ciascuna attività – fra queste, quelle scolastiche – e, allora, la fiducia di Presidente e Ministeri vengono riposte nelle mani della coscienza professionale degli italiani. Il “Righi”, dunque dirigente, docenti e studenti, personale scolastico, e la Protezione civile, sono stati fra i primi a fare squadra. E questo è motivo di orgoglio per un territorio, ma anche per un intero Paese che vuole rialzarsi subito. E non è poco. Dunque, ancora «Bravi, bravi, bravi!». Bravi tutti.

«Quindici nuovi casi…»

Sono 178 i contagi in provincia di Taranto

In Puglia gli affetti dai sintomi di coronavirus ora sono 2.182. Nella giornata di ieri, registrati 1.270 test per l’infezione da Covid-19. Ultime news.

 Taranto, quindici nuovi casi di coronavirus

Quindici nuovi casi nella provincia di Taranto. Adesso, in totale, sono 178. Nella Puglia gli affetti dai sintomi di coronavirus sono saliti a 2.182. Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, sulla base delle informazioni del direttore del Dipartimento Promozione della Salute, Vito Montanaro, informa che nella giornata di ieri, in Puglia, sono stati registrati 1.270 test per l’infezione da Covid-19. Sono risultati positivi 105 casi, così suddivisi per ciascuna provincia: 15 Taranto; 41 Bari; 3 Bat; 10 Brindisi; 25 Foggia; 6 Lecce; 6 fuori regione.

 

Taranto, tre pazienti guariti da coronavirus

Due già dimessi, uno in queste ore: sono tre pazienti, uomini, di 47, 61 e 71 anni, completamente guariti da Covid-19, ricoverati presso il reparto di Malattie Infettive e Tropicali del presidio San Giuseppe Moscati. Lo ha comunicato l’Asl di Taranto. Ringraziamenti per tutti gli operatori coinvolti, medici e infermieri, operatori socio-sanitari e addetti alle pulizie per il lavoro fin qui svolto, come sottolineato dal dott. Giovanni Battista Buccoliero, Direttore di Malattie Infettive del Moscati. A questi operatori va aggiunta una nota di merito per il team di patologia clinica dell’ospedale SS. Annunziata, che consente di avere le diagnosi di Covid-19 in poche ore, facilitando i percorsi assistenziali definiti dalla Direzione strategica dell’Asl.

 

Il Comune ringrazia i benefattori tarantini

Diverse sono le aziende e le associazioni che operano sul territorio che in questi giorni stanno offrendo il loro contributo per sostenere, attraverso l’Asl ionica, la parte più debole della società. Una vera e propria corsa alla solidarietà in questo particolare momento di emergenza. A tale proposito, un intervento da Palazzo di Città. «È giusto tributare a queste aziende la nostra gratitudine; attraverso l’Amministrazione comunale passa il sentimento di una città intera: ognuna, secondo le proprie disponibilità e in maniera differente, sta sostenendo gli sforzi della sanità territoriale per migliorare la risposta al contraccolpo della pandemia: dispositivi di protezione, attrezzature, risorse economiche, tutto è indispensabile in questo frangente difficile».

Sono 6 i casi positivi a Martina Franca

Nuovo caso di Coronavirus in città, salgo a sei i concittadini affetti da Covid-19. Per questo motivo, «Non dobbiamo abbassare la guardia; ora, più di prima dobbiamo essere ligi e rispettare l’ordine di restare a casa», ha dichiarato il sindaco Franco Ancona.

 

Venti decessi in Puglia (mai così tanti)

Altri venti decessi legati alla pandemia da coronavirus. Questo è il dato più elevato dall’inizio dell’emergenza. Undici dei venti decessi sono avvenuti in provincia di Lecce, sei in provincia di Foggia, due nel Brindisino e una nella Bat. Lo comunica il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Sale, pertanto, a 164 il numero delle vittime pugliesi del coronavirus.

Coronavirus, Statale 16, numerosi controlli

Controlli su tutti i mezzi in transito sulla statale 16 Adriatica in direzione Brindisi, all’altezza di Bari-Torre Mare, sono stati effettuati da agenti della Polizia stradale secondo le misure adottate per l’emergenza coronavirus. Per consentire i controlli, Anas ha chiuso provvisoriamente al traffico quel tratto di carreggiata.

Covid-19, un medico aggredisce anziano

Aggressione con ripresa da parte di un passante a Calimera. Il video realizzato con un telefonino e postato in rete è, ora, al vaglio degli inquirenti per stabilire la dinamica della vicenda.

Ad essere aggredito da un medico di base è stato un anziano. L’aggressione è stata filmata da un passante. A quanto pare l’anziano si sarebbe recato dal medico per chiedere spiegazioni su una ricetta rilasciata per un accertamento diagnostico che non sarebbe stato svolto a causa dell’incompletezza del documento. Quando l’anziano ha insistito nel chiedere spiegazioni, il medico avrebbe perso la pazienza e aggredito l’anziano fino a farlo cadere per poi continuare a colpirlo con calci. Episodio al vaglio di carabinieri e vertici Asl.

Carabiniere dona mascherina ad anziana

Da un episodio di percosse ad una pagina da libro “Cuore”. Ha compiuto il giro del web una fotografia che ritrae un carabiniere mentre dona una mascherina ad un’anziana di San Giovanni Rotondo in fila ad un ufficio postale per ritirare la pensione. Dall’immagine si evince che il carabiniere si preoccupa, inoltre, di fare indossare correttamente la mascherina all’anziana donna. Il gesto è stata anche occasione per raccogliere in rete numerosi commenti e ringraziamenti da parte dei cittadini per il grande sforzo profuso dalle tutte le forze dell’ordine impegnate a fronteggiare l’emergenza sanitaria.

Covid, 5000 mascherine ‘Made in carcere’

«Abbiamo già donato più di 5000 mascherine alla comunità carceraria, al Comune di Lequile che ci ospita danni e presto saremo attivi anche su scala nazionale». Luciana Delle Donne, fondatrice di “Made in carcere”, spiega il nuovo progetto avviato dall’Onlus per far fronte all’emergenza sanitaria del Covid 19.

«Abbiamo deciso di investire il tempo sospeso della quarantena – spiega Delle Donne – per ripensare a scenari futuri trasformandolo così in tempo attivo. Nelle carceri di Lecce e Trani dove lavorano circa 15 risorse, e a breve anche a Matera e Taranto, si stanno creando dispositivi di protezione da usare, lavare e riutilizzare; si tratta di mascherine dotate di filtro in Tnt che si potrà sfilare e sostituire mentre l’involucro, una volta lavato potrà essere riutilizzato: non c’è più tempo per lo spreco».

Coronavirus: frode mascherine a Asl Bari

Avrebbero offerto alla Asl di Bari, che aveva accettato le offerte, mascherine Fp2 e Fp3 a costi elevati, applicando un sovrapprezzo. Perquisizioni sono state eseguite dalla Guardia di Finanza di Bari, su disposizione della Procura del capoluogo pugliese, nelle sedi di tre società, la MDS International Srl di Trieste, la Sterimed Srl di Milano e la Servizi Ospedalieri Spa di Ferrara, e nelle abitazioni dei rispettivi amministratori, accusati di manovre speculative sul mercato. L’accusa è di avere «occultato, accaparrato prodotti di prima necessità ed in particolare dispositivi di tutela della salute da agenti biologici (mascherine) sottraendole all’utilizzazione in rilevanti quantità». Stando agli accertamenti dei finanzieri baresi, coordinati dal procuratore aggiunto Roberto Rossi, le forniture non sono poi state consegnate.

Bcc, credito solidale e microrate

Un plafond da un milione di euro destinato a erogare microfinanziamenti sociali, per persone in difficoltà a causa dell’emergenza coronavirus, che potranno restituire il prestito a partire da gennaio 2021, in 64 microrate con l’1% di interessi. E’ l’iniziativa di due piccole banche, la Bcc di Bari e quella degli Ulivi-Terra di Bari, che mediante propri rappresentanti hanno incontrato il sindaco del capoluogo pugliese e presidente Anci, Antonio Decaro, per offrire la loro solidarietà concreta.

Sono stati gli stessi presidenti delle due Bcc, Giuseppe Lobuono (Bari) e Francesco Biga (Ulivi-Terra di Bari), ad illustrare al sindaco l’iniziativa. «Vorremmo fare protocollo anche con altre banche – ha asserito Decaro durante l’incontro – spero che sia un esempio positivo anche per altri istituti di credito in questo momento di difficoltà: è la dimostrazione che le banche non sono entità astratte ma sono fatte da persone che lavorano e condividono le difficoltà del territorio e spero che questo esempio possa essere seguito anche da altri istituti bancari nel nostro Paese».

«Riti virtuali…»

Settimana santa, il rito della “lavanda” un anno fa

Appena un anno fa l’invito ai nostri ragazzi. L’entusiasmo di Samuel, le parole di dom Antonio Perrella dell’Ordine Monastico ecumenico Cristiana fraternitas. Venerdì 10 aprile lo stesso abate tratterà su facebook il tema “Tutti sotto la stessa croce”. «L’impegno di Costruiamo Insieme, che fa sentire i ragazzi venuti dall’Africa meno ospiti e più italiani…».

A poco più di una settimana dalla Santa Pasqua, ci viene in mente lo scorso anno. Samuel, trentadue anni, nigeriano, fede cristiana, accetta la partecipazione ad uno dei riti che precedono la Settimana Santa. I Sacri riti, a Taranto, hanno un peso specifico che nessun’altra città italiana possiede. In Europa condivide il primato con la sola Siviglia. Anche lì dal Giovedì santo in poi, la città si ferma in una accorata preghiera. C’è chi studia, lavora, risiede all’estero, al Nord, in altri comuni italiani. E fa di tutto per stare in quei giorni nella sua Taranto.

Quest’anno, come risaputo, per una volta, i rituali che anticipano, vivono e posticipano la Settimana santa, saranno virtuali. Mai accaduto che questi, i Sacri riti, si svolgessero mediante i social, attraverso internet, i canali televisivi, ma senza fedeli. Sua santità, papa Francesco, già la scorsa settimana aveva impartito “Urbi et orbi” una speciale benedizione, in una piazza San Pietro completamente vuota. Una pioggia sottile, aveva bagnato le parole del Santo padre che si era rivolto non solo alla comunità cattolica, ma a tutti i fedeli, di tutte le religioni per pregare affinché fosse scongiurato il pericolo del Covid-19, il coronavirus che ha seminato vittime e segregato in casa milioni di persone.

Un anno fa, Samuel, ospite del Centro di accoglienza “Costruiamo Insieme”. Don Marco Gerardo, parroco della chiesa del Carmine di piazza Giovanni XXIII di Taranto, ospite dei nostri studi per rilasciare un’intervista proprio sui Riti della Settimana santa a Taranto, ci mette in contatto con dom Antonio Perrella, abate dell’Ordine monastico ecumenico Cristiana fraternitas. Ci accoglierà nella Chiesa anglicana a Taranto che ha sede alle porte della città, a pochi passi dall’ex ospedale “Testa”, in contrada Rondinella. «Vorrebbe officiare la lavanda dei piedi – spiega don Marco – e vorrebbe invitare uno dei nostri fratelli neri, ospiti di un Centro di accoglienza, sareste disposti ad accettare l’invito?».

«I DIVERSI SIAMO NOI!»

«Volentieri – accetta Samuel, il giorno dopo – mi sento lusingato di prendere parte al rito della Lavanda dei piedi, come nostro Signore fece il Giovedì santo con i suoi dodici apostoli prima di essere arrestato dai soldati su indicazione dei sommi sacerdoti: sono cristiano e prego sempre, almeno una volta al giorno». Conosce il Vangelo, Samuel, la sua partecipazione al rito cristiano sarà totale. Frate Antonio fa giungere all’oggi trentaduenne nigeriano, il motivo dell’invito. «Samuel, i diversi siamo noi – spiega l’abate – che, purtroppo, ancora oggi abbiamo stupidi pregiudizi, quando invece ragazzi come te, si stanno integrando nella nostra società con grande impegno, grazie anche all’ausilio di cooperative che, come Costruiamo Insieme, fanno accoglienza in modo professionale, così da far sentire i ragazzi venuti dall’Africa meno ospiti e più italiani…».

Samuel prima di sfilarsi una scarpa e un calzino, per sottoporsi al rito della lavanda, racconta brevemente la sua storia. «Sono venuto via dalla mia Nigeria e dai miei affetti più cari – racconta – in seguito a contrasti familiari diventati sempre più feroci: in un terreno di proprietà della mia famiglia, avevamo trovato del petrolio; al solo sentire il profumo di quella che sarebbe diventata una fortuna per noi, ecco che arrivarono nostri parenti: pretesero prima una fetta di quel terreno, poi tutto per intero, con atti di forza e violenza; in Nigeria, purtroppo, funziona così…».

In Nigeria ha lasciato papà, tre fratelli e due sorelle. La mamma non c’è più. «Furono loro – ricorda Samuel con un velo di tristezza – a dirmi di fuggire: meglio sapermi lontano e vivo, che non vicino ma non più in vita; scappai, mi imbarcai; era il 30 aprile di tre anni fa: un viaggio breve, una imbarcazione di fortuna, a bordo con una trentina di ragazzi: in mare alle quattro del mattino, poche ore un peschereccio ci avvista e ci segnala a una nave che ci carica a bordo per lasciarci in Sicilia: dopo quattro giorni, a Taranto, dove spero di restarci a vita, a meno che qualcuno non mi offra un corso e un lavoro da elettrauto, da operaio di infissi, imbianchino, qualsiasi cosa, in un’altra città».

«SENTITE SAMUEL…»

Frate Antonio prende la parola. «Avete sentito Samuel – spiega ai fedeli riuniti in preghiera – un ragazzo educato, di sani principi e una grande voglia di trovare una sistemazione in Italia, un Paese ospitale, che sa accogliere a braccia aperte chiunque invochi aiuto: ci attiveremo tutti insieme per trovare un lavoro, seppure saltuario, a un giovane che sentiamo già parte della comunità».

Samuel che lo scorso anno ancora non parlava perfettamente l’italiano, ma nel frattempo ha compiuto passi da gigante, ringrazia. Viene invitato a leggere un passo di una lettura. Vorrebbe declinare l’invito, ma affianca lo stesso frate Antonio che gli fa da suggeritore quando occorre. Il ragazzo nigeriano va avanti speditamente, raccoglie i sorrisi e i complimenti di tutti. Poi la funzione religiosa, la lavanda dei piedi. Dom Antonio, presiede la celebrazione capitolare ecumenica in occasione della Pasqua con il segno della lavanda dei piedi. Samuel, uno dei fratelli al quale l’abate, lava e bacia i piedi. «Samuel è uno dei nostri fratelli – conclude l’abate – è entrato di diritto nel Monastero ecumenico, sarà nostro gradito ospite tutte le volte che vorrà per pregare il Signore, anche in compagnia dei fratelli che condividono con lui il dolore della fuga e la gioia di avere trovato un Centro di accoglienza e una comunità cristiana aperta a chiunque voglia fare una esperienza di spiritualità inclusiva».

Intanto, quest’anno in occasione del Venerdì Santo, ci fa sapere dom Antonio Perrella, il prossimo 10 aprile alle 20.30 in diretta dalla pagina facebook (Christiana Fraternitas Comunità d’ispirazione monastica benedettina) lo stesso abate tratterà il tema “Tutti sotto la stessa croce”, Percorso meditativo sulla Passione di Cristo.

 

«Restiamo a casa»

Giuliano Sangiorgi, leader dei Negramaro contro il coronavirus

Dal sito di Costruiamo Insieme sferra l’attacco al Covid-19. Fra le mura domestiche e un ragù domenicale nasce il suo invito. «Per ora resta a casa, fallo per te e per me e per noi», canta. «Ho ancora nella mente le immagini di quanti, a Milano, assalivano il treno che li avrebbe riportati a casa…», dichiara il popolare artista salentino. Dai social sensibilizza, dalle finestre emoziona con Modugno e Daniele.

E dopo l’invito di Roby Facchinetti, dalla sua Bergamo, la città più colpita dal coronavirus, un altro artista a noi caro, sferra il suo attacco alla paura da coronavirus dal sito di “Costruiamo Insieme”. E’ Giuliano Sangiorgi, voce dei Negramaro, che non si sottare nemmeno un istante alle sue responsabilità di artista popolare e mette a disposizione della causa le sue abilità in veste di autore come di interprete.

Cantante e autore di molti dei successi della formazione salentina, Sangiorgi è uno degli artisti più amati e attivi nel sensibilizzare i cittadini nel seguire le norme utili a combattere un virus che ha steso mezzo mondo. Ha fatto flashmob cantando dal balcone di casa, a Roma, ha rilasciato dichiarazioni mediante social, interviste ai giornali e scritto una canzone. Titolo inequivocabile: “Restiamo a casa”, brano nato fra le mura domestiche. Anche lui, Giuliano, a causa del Covid-19 è in qualche modo ai “domiciliari”. Gli sarebbe piaciuto, tornare nel suo Salento, stare accanto – virtualmente, s’intende – ad amici, parenti, conoscenti, concittadini. E, invece, gli è toccato restare nella sua casa di Roma, lanciare messaggi, dichiarazioni, attraverso qualsiasi cosa: finestre, sito, facebook, instagram, lui che è uno degli artisti più “cliccati” in assoluto.

Sangiorgi 3 - 1

QUELLE FUGHE DA MILANO…

Anche stavolta gli è toccato mettere a disposizione della gente la sua popolarità. Mai tirato indietro. Non è tornato in Puglia, Giuliano, ma pensa a quanti proprio non ce l’hanno fatta a resistere lontano da casa. «Le immagini di tutte quelle persone che scappavano da Milano e assalivano l’ultimo treno che li avrebbe riportati a casa, dai propri affetti, sono ancora impresse nella mia mente…», la prima reazione a caldo del cantante dei Negramaro. Non resiste alla tentazione di suonare e fa una diretta su Facebook. Molti propongono un flash-mob e Giuliano imbraccia la sua chitarra, spalanca le finestre e canta “Meraviglioso” di Domenico Modugno, alla maniera della formazione salentina. Merita anche spazio l’inossidabile Pino Daniele, che cantava “…tanto l’aria adda cagna’…”, uno dei passaggi della romantica “Quanno chiove”.

Per non diventare matto, Giuliano, prende la chitarra fra le mani. Due accordi e un appunto. Bisbiglia qualcosa, rimanda a mente un verso e scrive. Nasce così “Restiamo a casa”. Strano che la vita “normale” per un artista cominci proprio dallo stare più o meno ai domiciliari. «Cucino il ragù della domenica – spiega Sangiorgi – fingo che sia tutto normale, come sempre; giro e rigiro quel sugo, che Stella  ama tanto». Stella, la sua piccola, ha fatto passi da gigante, ha imparato a camminare in fretta, “su due piedi” verrebbe da dire. Papà Giuliano se la prende comoda, nonostante il ragù reclami un intervento supplementare. «Smetto, lo faccio “riposare” e penso che ho del tempo per mettere nero su bianco i miei pensieri e, magari, ho il tempo pure di cantarli, prima di riprendermi cura del mio ragù».

Non ci ha pensato un attimo prima di comporre “Restiamo a casa”. «Sento che è giusto condividere queste parole nuove con voi, scritte per voi, per me… per capire o per cercare almeno di farlo: la musica, tante volte, mi ha aiutato a comprendere, a comprendermi».

QUANTO AIUTA UNA CANZONE

Sangiorgi e il rapporto con le sue canzoni. «Tante canzoni, quelle rimaste nel cassetto – vi assicuro – mi hanno aiutato tanto, anche senza essere pubblicate, senza essere dei successi…». Scrivere è come guardarsi dentro, provare a tirare fuori sentimenti, emozioni che sfiorano la pelle e devono diventare parole, semplici, per arrivare nel più breve tempo possibile a chi ascolta. E’ il senso di “Restiamo a casa”. «Questa voglio dedicarvela, per annullare le distanze e per sentirvi in questa stanza tutti; torno al mio ragù e vi aspetto, aspetto che tutto torni a girare nel senso giusto come questo mio ragù, come questa mia canzone…». A questo punto diventata di dominio pubblico.

L’attacco del testo, inequivocabile. Sangiorgi si fa interprete del desiderio di qualsiasi italiano abbia a cuore i propri affetti. Lo fa da par suo, da poeta, parole semplici, dritte al cuore. Ma anche alla mente. “Vorrei incontrarti, ma non si può – canta Giuliano in “Restiamo a casa” – sono ore, lunghe ore passate solo ad aspettare che qualcuno sappia dire qualcosa che faccia sperare, che questa maledetta storia sia sul punto di finire…”. E’ un messaggio importante, fondamentale, quello del cantante dei Negramaro, l’unica strada perché “insieme, finalmente, noi domani torneremo a uscire”. Questo il contributo di uno dei nostri artisti più amati, che non a caso completa la sua canzone con un invito: “Per ora resta a casa. Fallo per te e per me. E per noi!”.