«E noi ci compriamo la California…»

La Danimarca risponde punto su punto a Trump

Il presidente USA aveva tuonato. «Prendiamoci la Groenlandia!». Puntuale arriva la risposta, con petizione (200mila firme in poche ore) del Paese al quale appartiene l’isola più grande del mondo. A questo punto, occhio a San Marino, l’Italia per pochi euro rischierebbe l’invasione. Fantapolitica, ma la gara è ormai a chi le spara più grosse

 

«Trump vuole la Groenlandia? E noi ci compriamo la California». La petizione che spopola in Danimarca, in queste ore, a prima vista ha del grottesco. Ma, attenzione: mai prendere le cose sottogamba. Rivoluzioni, persecuzioni, epurazioni, spesso sono scaturite da paradossi. Da ragionamenti privi di contenuti, se non esagerazioni, che poi sono le moderne fake news. Ma qui c’è poco da “fakare”, così come c’è poco da ridere. Dopo che Donald Trump, presidente USA, ha manifestato il suo desiderio, quello di “prendersi” la Groenlandia con politici indigeni compiacenti, tanto da indire un referendum unilaterale, senza consultare il Paese cui appartengono, il tema del “Tu prendi? Io compro!” non solo è diventato virale, ma anche preoccupante.

L’appello online invita i danesi a contribuire ai fondi per comprare la California. Già raccolte oltre 200mila firme. «Tu vuoi la Groenlandia? E noi ci prendiamo la California». È questo il tenore della petizione già firmata da più di 200mila danesi che propone di acquistare lo Stato degli Usa, dopo le insistenti avance di Donald Trump alla Groenlandia, che a sua volta pare ricambiare il flirt. L’isola artica gode di ampia autonomia, ma rimane sotto il controllo della corona danese. A questo punto, ironizzano i danesi, perché non giocare d’anticipo. «Ti è mai capitato di guardare una mappa e pensare: “Sai di cosa avrebbe bisogno la Danimarca? Più sole, palme e pattini a rotelle”», si legge nell’introduzione della petizione. «Abbiamo un’occasione unica, compriamo la California da Donald Trump».

 

 

SORRIDI, SEI SU CANDID CAMERA?

Insomma, da queste parti, l’Italia, dove non manca l’ironia e dove ci si prende poco sul serio, talvolta anche esagerando, stanno cominciando a porsi le prime domande: “Ma davvero questi vogliono compiere simili operazioni? O siamo alle comiche, come rappresentavano su palcoscenici scombiccherati quelle vecchie compagnie di varietà?».

La Groenlandia è un territorio danese autonomo, stop. Così come lo sono, in Italia, Friuli, Sardegna, Sicilia, Trentino e Valle d’Aosta, che dispongono di forme e condizioni particolari di autonomia, secondo i rispettivi statuti speciali adottati con legge costituzionale. E allora? «Se a qualcuno venisse in mente di incoraggiare un referendum, anche l’Italia potrebbe essere invasa?», si interrogava qualcuno in uno dei tanti salotti televisivi. «Tranquilli, le regioni autonome stanno bene come stanno, qui – come si dice – sono in un ventre di vacca, come a dire che stanno troppo bene per pensare a una rivoluzione». Allora, non passa lo straniero! E siccome siamo fatti per complicarci la vita, ci domandiamo: «Ma se i danesi ripiegassero sullo Stato di San Marino?». Visto, caro Trump, che effetto-domino?

 

 

E’ INUTILE TUONARE, QUI NON VI APRIRA’ NESSUNO

Dunque, se gli americani hanno il senso della battuta, i danesi dimostrano di non essere da meno. «Los Angeles o Løs Ångeles? California o Nuova Danimarca?», come riporta il sito le cui grafiche mettono in bella mostra una delle invenzioni danesi più note: i “Lego”.

L’agenzia Ansa ieri riportava la notizia che «…alla vigilia della visita del vice presidente JD Vance Donald Trump rialza la tensione con la Groenlandia». Nessun giro di parole: «Dobbiamo averla», ha detto il presidente americano riferendosi all’isola più grande del mondo che, si diceva, è territorio autonomo danese. «Abbiamo bisogno della Groenlandia per la sicurezza internazionale: ne abbiamo bisogno, dobbiamo averla!», ha tuonato Trump al podcaster Vince Coglianese.

Si pente, ma solo un poco. «Odio dirlo in questo modo – riprende il presidente USA – ma dobbiamo averla». Intanto la visita di Vance in Groenlandia, pare, e sottolineiamo pare, sia limitata alla base Usa. «Il ministro degli Esteri danese Lars Rasmussen – scrive ancora l’agenzia giornalistica italiana – a ha affermato di accogliere con favore la decisione di Washington di limitare l’annunciata visita del vicepresidente degli Stati Uniti Jd Vance in Groenlandia a una base aerea americana, dopo le critiche sollevate dalla presenza di una delegazione Usa alla luce delle mire di annessione del presidente Donald Trump. «Penso che sia molto positivo che gli americani abbiano annullato la loro visita sul territorio groenlandese. Visiteranno solo la loro base, Pituffik, e non abbiamo nulla in contrario», ha detto Rasmussen all’emittente pubblica Dr. La visita è prevista per domani (venerdì, per chi legge). Staremo a vedere. E sentire.

Diciamolo con i Trulli…

Alberobello si candida a Capitale della cultura per il 2027

Finalista, attende il responso entro il prossimo 28 marzo. Fra le prime dieci, sono tre le candidate pugliesi: speranza anche per Brindisi e Gallipoli. «La Puglia, grande protagonista delle audizioni di quest’anno», ha dichiarato Viviana Matrangola, assessore regionale alla Cultura. «Alberobello deve essere a disposizione della collettività e creare un turismo rispettoso del territorio», secondo il sindaco Francesco De Carlo

 

Alberobello potrebbe diventare autorevolmente Capitale Italiana della Cultura 2027. La Città dei Trulli ha presentato la sua candidatura nel corso di un’audizione pubblica a Roma. Dedicata alle città pugliesi, la seduta ha visto anche la presenza e l’illustrazione delle proposte di Brindisi e Gallipoli, come la stessa Alberobello fra le dieci finaliste ad ambire al ruolo di capitale. Il nome della città vincitrice sarà indicato il prossimo 28 marzo.

«La Puglia – ha dichiarato Viviana Matrangola, assessore regionale alla Cultura – è la grande protagonista delle audizioni di quest’anno; tre città finaliste su dieci nelle proposte avanzate al Ministero della cultura, confermano la forza di un territorio che sogna, progetta e prova a costruire il suo futuro attraverso la cultura; grazie a candidature molto ricche e rappresentative delle bellezze e della storia del nostro territorio, Alberobello, Brindisi e Gallipoli si giocano una sfida importante».

 

 

NON SOLO SIMBOLO

«Essere Capitale della Cultura – ha proseguito l’assessore – non è solo un riconoscimento simbolico, ma è un’occasione di trasformazione concreta del territorio perché, attraverso i progetti messi in campo, si può generare crescita, innovazione e una nuova consapevolezza del proprio patrimonio. E queste città hanno dimostrato di avere la visione, l’energia e il coraggio per farlo: la Regione Puglia sarà al loro fianco, qualunque sia l’esito della selezione, in quanto la vera vittoria è l’aver messo in moto idee, progetti e comunità pronte a puntare sulla cultura per scrivere il loro futuro».

Come da bando, tutte le candidature erano state valutate lo scorso dicembre, quando la giuria aveva selezionato le dieci città finaliste, fra queste, appunto, le tre pugliesi: Alberobello, Brindisi e Gallipoli. Ora, come riportato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, entro il prossimo 28 marzo, sarà “incoronata” la città vincitrice, destinataria di un contributo finanziario di un milione di euro per realizzare gli obiettivi perseguiti dal progetto. In questo modo il dossier si trasformerà in un programma di azione, attraverso il quale mettere in mostra la propria ricchezza culturale e attuare le possibilità di sviluppo offerte dalla nomina.

 

 

ALBEROBELLO CI PROVA…

Ecco cosa propone Alberobello, a partire dal suo marchio di fabbrica: i trulli, trent’anni dal riconoscimento attribuito dall’UNESCO. Fra le attività indicate nella proposta, manifestazioni consolidate come il Festival Folklorico Internazionale Città dei Trulli (quaranta edizioni) e l’Alberobello Light Festival, che ogni anno attraverso i suoi suggestivi giochi di luce colora in modo originale la città e i suoi luoghi più iconici.

«Alberobello, città nota non solo in Puglia – aveva dichiarato al quotidiano diretto da Mimmo Mazza, il sindaco di Alberobello, Francesco De Carlo – deve essere a disposizione della collettività, riuscendo anche ad anticipare le buone tendenze, come, per esempio, quella di creare un turismo rispettoso del territorio».

Per De Carlo, questo è soltanto un bellissimo punto di partenza, non escludendo affatto l’avvio di una “seconda fase” che possa, prima o poi, estendere la rete della sinergia intercomunale anche ad altri territori.

Aspettando Anna Luce D’Amico…

“Candidato” alle Amministrative del prossimo 25 maggio

Nome e volto scaturiti dall’ide a di due tarantini che hanno usato l’Intelligenza Artificiale. Al contrario di quanti si candidano alla poltrona di “primo cittadino”, però, non fa promesse, non accetta compromessi. Programma elettorale che esercita un certo fascino, in attesa di conoscere i profili di quanti si sfideranno per una poltrona a Palazzo

 

Abituiamoci all’Intelligenza artificiale. Sta già diventando invasiva. Per ogni cosa, tanto per semplificare, si invoca l’AI (Artificial Intelligence). Non appena è sbucata dal cilindro di inventori, promotori e “approfittatori”, in tanti si sono posti la domanda se fosse il caso di usare questo strumento come fosse il prezzemolo nelle pietanze: sempre e comunque. Prima che fosse ricoverato, anche lo stesso pontefice, papa Francesco, era intervenuto sul tema, invitando a farne esclusivamente un “uso responsabile”. Insomma, che quest’ultimo strumento non finisse nelle mani del diavolo e provocasse ulteriori disastri, visto che in tempi di guerra di problemi ne circolano un numero illimitato e, per questo, pericoloso.

Il debutto dell’“Intelligenza” ci vede al centro di uno dei primi esperimenti su vasta scala, comunque, su un argomento del quale si discute a tutte le ore: la politica. E, allora, visto che il prossimo 25 maggio Taranto sarà chiamata ad eleggere la nuova Amministrazione comunale, perché non provare a tracciare un profilo plausibile? In una sorta di calderone, infilare tutte le indicazioni catturate dalle richieste della gente, shakerare il tutto e servirlo, nome e foto compresa, alla stampa e al popolo del web.

 

 

TU CHIAMALE, SE VUOI, PROVOCAZIONI…

Così, ecco la provocazione. Colpa o merito, punti di vista, di due autentici esperti della comunicazione. In comune hanno un enorme bagaglio di idee, per questioni di lavoro, ma anche di origini. Pierluca Tagariello, responsabile della comunicazione di “Roma Capitale”, e Andrea Santoro, titolare di “Santoro comunicare”, infatti sono di Taranto.

«Taranto ha vissuto anni critici, fatti di promesse il più delle volte non mantenute – spiegano, in buona sostanza, Tagariello e Santoro –  e compiuto scelte non sempre condivise; così, in un’epoca in cui la tecnologia va migliorando ogni aspetto della nostra vita, perché non potrebbe accadere lo stesso con la politica?».

Un progetto, nulla è lasciato al caso. Il nome Anna, il cognome D’Amico, sono sufficientemente diffusi a Taranto e, a detta degli stessi autori della “provocazione”, Anna Luce ha in sé qualcosa di evocativo e poi, lei, non è un politico come gli altri. A “prima vista”: non ha legami con partiti, lobby, logiche di potere, non fa promesse irrealizzabili, non promette posti di lavoro, non fa compromessi. «Si concentra su soluzioni, non su scuse», dicono i due maghi del computer.

 

 

FATTO, CORRIERE, IL PROFILO…

«Ha già un nome – scrive Alberto Tundo per Il Fatto Quotidiano, giornale cui non sfugge la politica, da quella internazionale a quella locale, un merito…  – un profilo social, con tanto di spot accattivante e surreale: “Un sindaco vero. Per Taranto”. Una laurea in Politiche urbane, sviluppo sostenibile e gestione delle risorse ambientali e industriali: curriculum in via teorica perfetto per Taranto». «Manifesto elettorale – prosegue il quotidiano diretto da Marco Travaglio per l’edizione cartacea, da Peter Gomez quella online – che, vista la natura professionale dei suoi creatori, sembrerebbe destinato ad avere buona fortuna: “Taranto ha vissuto anni di promesse non mantenute, scelte sbagliate e amministrazioni poco efficaci; oggi, in un’epoca in cui la tecnologia sta migliorando ogni aspetto della nostra vita, perché non dovrebbe fare lo stesso con la politica?”, si chiedono i creatori di Anna Luce D’Amico spiegando anche qual è il fine della loro creatura: è pensata, dicono, per “portare efficienza, trasparenza e dati concreti al servizio della città”.

Luce D’Amico non è un politico come gli altri, spiegano. «La sua candidatura – scrive Cinzia Semeraro per il Corriere di Bari, inserto del Corriere della sera e corriere.it – rappresenta un esperimento innovativo che solleva una domanda fondamentale: se l’Intelligenza Artificiale può migliorare la medicina, la mobilità e l’industria, perché non dovrebbe supportare il governo di una città? Taranto merita un’amministrazione che si basi sui dati e non sulle ideologie, che prenda decisioni fondate su fatti concreti piuttosto che su favoritismi». Insomma, aspettando Anna Luce D’Amico e una pioggia di novità per il governo cittadino.

Andrea, il giallo del momento

Tutti gli organi di informazione puntano i riflettori sullo studente

Ieri le prime pagine di Corriere della sera, Repubblica e Messaggero dedicate allo sfortunato diciannovenne. Non sarebbe suicidio, ma istigazione a compiere l’insano gesto. Secondo il padre della vittima, invece, sarebbe stato omicidio. Gli aspetti intorno alla vicenda sono complessi, gli inquirenti agiscono con cautela. Arrestato un diciottenne, fermato un altro uomo. Tv, stampa e social, il via al tam-tam mediatico

 

Andrea, diciannove anni, scomparso per cinque giorni, poi rinvenuto morto in un appartamento di via del Prospetto, a Perugia; un diciottenne arrestato con l’accusa di istigazione al suicidio; un altro, indagato, con l’accusa di cessione di oppiacei. Come accade spesso in questi casi, la soluzione su quanto accaduto potrebbe essere risolta nelle prossime ore, con una piena confessione di chi sa cosa in realtà sia accaduto in quell’appartamento, oppure allontanarsi velocemente a causa delle acque che andrebbero intorbidendosi.

La tragedia che ha toccato la famiglia di Andrea Prospero, è da due giorni sulla bocca di tutti. E’ cominciato il tam-tam mediatico, ieri mattina i due principali quotidiani nazionali, Corriere della sera e Repubblica, riportavano la notizia, con foto della vittima, in prima pagina. Lo stesso l’altrettanto prestigioso quotidiano nazionale, Il Messaggero, che ha realizzato un servizio molto dettagliato, considerando che l’inchiesta – con l’arresto del diciottenne e il fermo del possibile complice o testimone – si sarebbe spostata nella capitale. Da ieri, causa riverbero delle notizie, riprese dai numerosi siti e tv, anche online, si è scatenato il solito valzer dei collegamenti, con le trasmissioni crime di punta con criminologi, psicologi e sociologi in studio. Ecco le sovrapposizioni cui alludevamo e che potrebbero complicare, piuttosto che semplificare le indagini degli inquirenti, posto che più di qualcuno si sia già chiamato fuori prestando però il miglior profilo a favore di telecamere.

 

 

GLI ELEMENTI A DISPOSIZIONE

Val la pena sottolinearlo che non è il caso degli inquirenti che per motivi intuibili provano a tenere circoscritti gli elementi a disposizione. Purtroppo, in casi come questi, professionisti della comunicazione o personaggi scaltri con una certa dimestichezza con i social, sanno come muoversi e avere un ritorno in termini di popolarità. Ecco perché il più stretto riserbo e l’invito ai genitori del ragazzo morto, dell’arrestato e del sospettato, a non prestarsi a rilasciare dichiarazioni. La Procura del capoluogo umbro, diretta da Raffaele Cantone, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari a carico di un 18enne, residente a Roma, con l’accusa di istigazione o aiuto al suicidio. Un’altra persona è stata indagata per cessione di un medicinale di tipo oppiaceo. «La tragedia di Andrea, la sua tragica sorte, sia un monito per tanti ragazzi che nel web trovano un abisso estremamente pericoloso». Questa una dichiarazione dell’avvocato Francesco Mangano, legale della famiglia di Andrea Prospero, riportata dalla redazione di Corriere.it .

«È un’indagine complicata – ha dichiarato Cantone – svolta analizzando i dati presenti su cellulari e apparati informatici; questo, però, il primo passo, l’indagine dovrà sciogliere dubbi e aiutarci a comprendere questioni che riguardano la presenza delle sim e di più cellulari in uso dalla vittima».

 

 

ALTRA PERQUISIZIONE

Eseguita, inoltre, un’altra perquisizione, in Campania e, precisamente, nell’abitazione di un giovane che potrebbe aver venduto il medicinale rivelatosi fatale per il povero Andrea. Quest’ultimo non risponderebbe dello stesso reato (vale a dire “istigazione o aiuto al suicidio”), puntualizza Corriere.it, perché l’indagato non era a conoscenza della ragione per la quale Prospero lo ha utilizzato». Durante la perquisizione sarebbero stati trovati 10 mila euro in contanti.

La scomparsa di Andrea era stata denunciata lo scorso 24 gennaio dalla sorella, anche lei iscritta all’università di Perugia. Il giovane, fuori sede, al primo anno di Informatica, aveva fatto perdere le proprie tracce dopo essere uscito da un ostello dove alloggiava. È stato poi il gestore dell’appartamento in cui è stato rinvenuto il cadavere del ragazzo che, non avendo più sue notizie, ha deciso di contattare la polizia, permettendo agli agenti di trovare il corpo senza vita dello studente.

All’interno del monolocale sono stati rinvenuti farmaci (tipo-oppiacei), un pc portatile, cinque telefoni cellulari e quarantasei sim-card. Stanza in perfetto ordine era in ordine, sul corpo del ragazzo nessuna ferita, indizio che faceva presumere che la morte di Andrea potesse essere addebitata ad un gesto volontario, dunque un suicidio.

 

 

PADRE DELLA VITTIMA, MADRE DEL SOSPETTATO

«Ditemi chi era mio figlio: quel ragazzo trovato con telefoni, sim e carte di credito non è il ragazzo che ho conosciuto per diciannove anni: le cose non tornano», disse non a caso il padre di Andrea, Michele Prospero, qualche giorno dopo il ritrovamento del corpo.

«Mangia tutte e sette le pasticche e basta», «Ce la puoi fare», «Se vuoi ammazzarti ammazzati e zitto», sono alcuni dei passaggi agghiaccianti delle chat, come riporta l’agenzia giornalistica Ansa. Altro elemento che ha indirizzato gli inquirenti sull’indiziato numero uno, che l’interlocutore una volta appreso che i farmaci erano stati assunti, invece di invocare chiamare i soccorsi, si è preoccupato dei possibili rischi di poter essere identificato».

«Mi crolla il mondo addosso, anzi, mi è già crollato», dice la mamma del diciottenne arrestato con l’accusa di istigazione al suicidio ad un cronista del Messaggero. «Siamo persone perbene – aggiunge la donna – uno dei nostri ragazzi fa il poliziotto; però lui – il riferimento è all’arrestato – è molto chiuso e riservato, sempre con il telefonino in mano: lui, ora, sta male, non sappiamo come fare, ci sentiamo molto soli e impotenti in questo: è il nostro più grande dolore».

Ecco il “paese dell’acqua”

Alberona, borgo pugliese pieno di fascino

Solcato dai torrenti Salsola e Vulgano, Marano e Casanova, e dai Canale dei Tigli. Appena ottocento abitanti, che possono arrivare fino a mille, è in provincia di Foggia. Sembra un manufatto in miniatura, per bellezza e ricchezza nei dettagli. Rovistando su internet, una serie di preziose indicazioni che portano in una cittadina a due passi da Lucera.

 

Ottocento abitanti, c’è chi dice seicento. E’ Alberona, provincia di Foggia. Stando nell’ordine delle centinaia, due al massimo, cambia poco. Poco rispetto alla bellezza di un paese, che definiremo borgo, per semplificare, ma anche perché è più aderente. E poi fa così tanto presepe, uno scenario suggestivo fatto di ninnoli. Un paesaggio al quale, al primo sguardo, avrebbe messo mano un miniaturista, uno di quegli artisti che pongono massima attenzione ai dettagli.

Le note ricercate un po’ qua e un po’ là, danno Alberona come “paese dell’acqua”, in seguito alla presenza di sorgenti naturali che arricchiscono il suo territorio. Un territorio reso caratteristico, come se qualche presepista di passaggio si fosse divertito a costruire ruscelli per assegnare un volto, una caratteristica all’intero paesaggio locale fino a farne, a ragione, uno dei borghi più belli del nostro Paese tanto da essere stato insignito in più di un’occasione con la Bandiera arancione, riconoscimento attribuito ogni anno dal Touring Club.

 

 

DA “WIKI” a TRUERAIDERS”

In questa nostra ricerca, per esempio, oltre alle note che troviamo sparse un po’ qual e un po’ là, troviamo un bellissimo reportage scritto da Adriano Bocci, uno degli autori di contenuti di uno dei siti italiani più invitanti quando si tratta di approfondire una conoscenza sulle bellezze italiane: TrueRiders, portale di riferimento dei motociclisti, con tanto di percorsi, informazione, notizie, eventi e tanto altro ancora.

«Alberona – scrive Bocci – non è solo un borgo in Puglia ma è anche un luogo ideale per staccare un po’ la mente e godersi un po’ di sano relax; qui la storia si respira in ogni angolo: il paese risale all’anno 1000, tuttavia la sua storia si incrocia a quella della più famosa Lucera agli inizi del XIII secolo; Federico II, lo Stupor Mundi, una volta conquista la Puglia fondò una comunità musulmana a Lucera, la quale, colma di gratitudine, gli giurò fedeltà a tal punto che l’Imperatore decise di nominarla sua guardia personale». In tutto questo, Federico concesse alcuni diritti per il legnatico su Alberona, legando così indissolubilmente la storia dei due centri, con somma soddisfazione della stessa Lucera.

 

 

SETTECENTO SUL LIVELLO DEL MARE

Alberona si trova a poco più di settecentotrenta metri sul livello del mare, fra i monti della Daunia, alle pendici del monte Stillo al confine con la Campania e, per dirla tutta, in una posizione dominante rispetto al Tavoliere delle Puglie. In gran parte boschivo, il territorio comunale è solcato da due torrenti: la Salsola a nord, il Vulgano a sud, nonché dai torrenti Marano e Casanova e da ruscelli come il Canale dei Tigli. Ecco spiegato il “paese dell’acqua”.

Dopo la proclamazione del Regno d’Italia, scrive l’enciclopedia Wikipedia, la questione ecclesiastica si risolse con il passaggio di Alberona dalla diocesi di Volturara a quella di Lucera. A partire dalla fine del XIX secolo questo borgo così delizioso è stato interessato dal fenomeno migratorio tipico dei piccoli comuni in quel periodo storico. Dagli inizi del nuovo Millennio, però, il fenomeno migratorio si è in gran parte concluso stabilizzando la popolazione tra i novecento e i mille residenti.

 

 

MONUMENTI E CHIESE…

Ma, ancora per qualche istante, torniamo a Bocci e TrueRiders. «Percorrendo i suoi vicoli – scrive l’estensore del reportage suggerendolo ai suoi lettori – potrete ammirare le tipiche abitazioni in pietra chiara; la Torre del Priore un tempo appartenuta ai Cavalieri Templari, è uno dei pezzi forti, accompagnata dalla meravigliosa Chiesa di San Rocco, incredibile resistenza di gotico del XVI secolo in un mondo che già da tempo parlava la lingua del Rinascimento». Non è finita. «Per concludere la Fontana Muta, del XIX secolo, ove in anticamente si abbeveravano i cavalli (la muta), vi saluterà quando lascerete questo incantevole borgo».

Costituito prevalentemente da caratteristiche case in sassi, pietra bianca o in muratura, fra i principali monumenti di Alberona, spicca la Torre del Priore, appartenuta prima ai Cavalieri templari e divenuta nel XIV secolo residenza del Gran Priore dell’Ordine dei Cavalieri di Malta di Barletta, donata nel 2002 a Italia Nostra che ne ha fatto la propria sede. Altri monumenti: la chiesa di San Rocco (XVI secolo), la chiesa madre di fondazione più antica, la chiesa di San Giuseppe (XVII secolo), il Museum Antiquarium, l’arco dei Mille, il tutto circondato dalle caratteristiche stradine e dai vicoli del centro storico.

Possibile, infine, compiere escursioni lungo i sentieri che tagliano il bosco del Subappennino e raggiungono il canale dei Tigli, il parco eolico in direzione di Volturino, il Crocione in direzione di Roseto Valfortore.