Italia, qui non nasce più nessuno

Istat, i dati raccontano di un Paese che invecchia

Aumentano gli anziani, il saldo fra nascite e morti è preoccupante. Un giro fra regioni e città dove si vive più a lungo (al Nord) e dove si vive meno (Sud e Isole). Bolzano l’ideale, Napoli e Caserta così e così. E, fra uomini e donne, vince il gentil sesso: quattro anni in più

 

Non sarà un Paese per vecchi, solo per parafrasare uno dei libri Cormac McCarthy, cui si è ispirato il film, stesso titolo, dei fratelli Re Mida del cinema hollywoodiano, ma poco ci manca. Le ultime stime, riprese dai siti, dai giornali e sui quali La Stampa realizza un vero focus, non sono incoraggianti. In Italia si invecchia, si vive evidentemente più a lungo, ma non si nasce. Lo confermano i dati Istat dello scorso anno: il trend è di quelli, per prenderla alla larga, che preoccupano. Si muore di più e si nasce di meno, con un saldo fra defunti e neonati sul quale riflettere: nasce 6,3 su mille abitanti; la percentuale sui decessi, invece, sale a 11,0 su mille residenti. Bolzano mantiene, per fortuna, un saldo positivo. Lo stesso, però, non si può dire di Roma e Milano, le due metropoli italiane, che registrano una differenza sostanziale, in negativo, fra nati e morti.

“Il caso più allarmante – scrive Ugo Leo – è rappresentato dalle province del Piemonte, della Liguria e del Friuli Venezia Giulia, dove il declino demografico è particolarmente evidente. In città come Genova, Biella e Trieste, il tasso di mortalità supera di gran lunga quello di natalità, segnando un progressivo spopolamento. Il record negativo è di Isernia: nel 2024 è stata la provincia con meno nati in assoluto, circa 400 circa”.

 

 

QUI SI VIVE DI PIU’…

Il nostro Paese si conferma una delle nazioni al mondo in cui si vive di più: la media racconta di ultraottantenni (81,4), anche se non ovunque, in Italia, è possibile registrare la stessa longevità. Le province in cui si vie di più, le troviamo al Nord: Treviso, Lecco e Monza e Brianza. Qui si superano gli 83 anni di media: bel primato. Per quanto anche  due regioni come Trentino-Alto Adige e Veneto forniscono numeri confortanti. E al Sud? E’ la classica coperta. Se al Nord c’è un picco alto, del Sud non si può dire la stessa cosa: situazione critica in Campania e Calabria. Qui dove l’aspettativa di vita scivola addirittura sotto gli 80 anni. Province più rappresentative di un trend sicuramente preoccupante Napoli e Caserta.

Abbiamo visto il Nord, dove si vive più a lungo; una porzione di Sud, dove si vive un po’ meno rispetto alla media. E al Centro? Tasso medio di natalità: 5,8. Ma come in ogni parte d’Italia, dal settentrione al meridione, si riscontrano cifre a contrasto. Qualche esempio: a A Napoli, rispetto a Milano, nascono 1,1 bambini in più ogni mille abitanti. Catania tasso di natalità superiore di 1,5 punti rispetto a Roma. A Bolzano, si diceva, si nasce molto di più rispetto a Torino. La Calabria, invece, fa la differenza con la Liguria: DUE bambini in più ogni MILLE abitanti.

 

 

DONNE & UOMINI

L’aspettativa di vita delle donne. Netta differenza tra Nord e Sud. Intanto, le donne vivono mediamente quattro anni in più rispetto agli uomini. Nello specifico: Treviso fa registrare il dato più alto: 87 anni. A ruota Milano, Verona, Vicenza, Forlì-Cesena con 86 anni. Più bassa la media a Napoli e Siracusa: 83 anni.

L’aspettativa di vita degli uomini. Il record italiano è per la provincia di Lecco. Secondo i dati Istat, gli uomini hanno raggiunto una media di 83 anni. Sulla stessa media anche Monza e Brianza, idem Ravenna. La provincia con la speranza di vita più bassa: Caserta, 79 anni. Lo stesso, si diceva, per Siracusa e Napoli. In buona sostanza, i dati Istat dicono che le province del Nord e del Centro hanno in media una speranza di vita più alta rispetto al Sud e alle Isole.

«Quanto insegnano le sconfitte!»

Gianni Bugno, due volte campione del mondo, si alza sui pedali

«Mi è toccato ripartire, ma che sconfitta vedere gli altri scappare. Tranne uno, “El Diablo”, Claudio Chiappucci, cui sarò eternamente grato», dice il grande ciclista, maglia iridata nel ’91 e nel ’92. «Mi ritirai dal liceo, colpa di una professoressa, ma poi conseguii il titolo di studio per prendere il brevetto da pilota di elicotteri…»

 

Gianni Bugno, a più di trent’anni dai suoi titoli mondiali, a molti il suo nome dirà poco. Male, molto male: ci troviamo di fronte a una vera leggenda, uno sportivo di statura internazionale, con due titoli mondiali, tanto per gradire; un uomo che in questi giorni ha raccontato quanto di bello la vita di grande ciclista gli abbia riservato, ma ha anche fatto outing, cioè confessato quanto la vita non gli ha risparmiato.   

Tredici anni da professionista, dall’85 al ‘98, è stato campione del mondo su strada (’91 e ’92). Settantadue vittorie, nove tappe al Giro d’Italia (vinto nel ’90), quattro al Tour de France e due alla Vuelta a España. Se su strada era imbattibile, in politica non si poteva dire che Gianni, il buon Gianni, fosse irresistibile. Due candidature, due bocciature (Regionali e Comunali).

In questi giorni il Corriere della sera lo ha intervistato. Bella intervista di Marco Bonarrigo. Ce ne sono, ma questa, permetteteci di esprimere un’opinione, conoscendo questo lavoro, è veramente bella. Scava in profondità, lo fa con stile, riesce a tirare fuori cose che, forse, non si sarebbe mai sognato di raccontare. Considerazioni mai estorte, ma rese perché l’intervistato stabilisce subito una certa empatia con il cronista, fino ad aprire i cassetti della memoria provando, perché no, a fare anche un po’ d’ordine.

 

 

BELLO IL GIRO, MA…

«Bello il Giro d’Italia – confessa, in buona sostanza, Bugno al giornalista – ma la prima vittoria da ragazzino a Monza mi fece un effetto straordinario: una sensazione fortissima, mai più vissuta». Prosegue il due volte campione del mondo, che svolta. «A posteriori ho capito che apprezzavo più le sconfitte: mi facevano riflettere sugli errori e su come intervenire per correggerli: ecco, ho imparato dal modo in cui perdevo».

Il ciclismo come professionista arriva a seguito di una delusione avuta come studente. «Fui rimandato in italiano e latino, da una professoressa che sosteneva che chi faceva sport non potesse andare bene a scuola, così non mi presentai agli esami dichiarando chiusa la mia esperienza studente».

La maturità scientifica arriva più tardi. C’è una ragione. Quel titolo di studio gli serve per conseguire il brevetto di pilota di elicotteri. «Guardavo l’elicottero della Rai che ci sorvolava durante le gare – dice il campione – e pensavo che quello sarebbe stato il mio nuovo lavoro: cinquemila ore in volo prima con la Rai poi al 118».

Turni pesanti. «Dormivo in branda negli aeroporti militari: turni di dodici ore, cinque minuti per accendere i motori dopo la chiamata, trenta secondi per decidere se decollare o meno». Fondamentali, infatti, sono le condizioni del tempo, una responsabilità non indifferente. Per se stesso e per gli altri. Lui, il pilota, gli altri, personale medico, paramedico e passeggeri da trasportare in ospedale, in gioco il bene più prezioso: la vita».

 

 

UN COLPO AL CUORE

Cinque anni fa, causa un malore, a Bugno tolgono il brevetto per non riconsegnarglielo più. «Non c’è stato verso di riaverlo. È stato un periodo bruttissimo, la Federazione Ciclistica mi aveva abbandonato, ero entrato in tunnel senza via d’uscita: mi salvò Claudio Chiappucci, “El Diablo”, mio antico avversario. Mi ha invitato a incontri, eventi, pedalate turistiche, fino a diventare inseparabili, mi ha restituito il senso della vita».

Cosa fa oggi, in cosa è impegnato. «Seguo le grandi gare sulla macchina della giuria; studio quello che succede e suggerisco accorgimenti per garantire che nessuno si faccia male in un mestiere dove si corrono ancora troppi rischi». Gianni Bugno è infaticabile. Non si ferma mai, la sua mente pedala, mette in ordine le ultime idee. «Ecco un altro progetto – confida a Bonarrigo – guidare i camion, ho le patenti B, C e D; eccetto i bus di linea, posso guidare tutto: se qualcuno ha bisogno, io ci sono».

Myanmar, salvata dopo quattro giorni

Donna incinta e altre tre persone rinvenute vive sotto le macerie

Oltre duemilasettecento le vittime del sisma registrato nell’ex Birmania. Il bilancio delle ha superato quota duemilasettecento. Purtroppo si prevede che tale cifra sia destinata ad aumentare, a superare le tremila unità. «La situazione è drammatica – dice Paolo Pezzati, portavoce per le Crisi umanitarie di “Oxfam Italia” – le migliaia di sopravvissuti senza più una casa hanno urgente bisogno di un riparo, acqua pulita e cure mediche»

 

Al momento sono già oltre duemilasettecento le vittime del sisma registrato in Myanmar (una volta Birmania), ma in quel Paese sul quale si è abbattuta una sciagura senza precedenti, ieri si è fatta largo una notizia che ha acceso i cuori di tutti, in tutto il mondo: una donna incinta, insieme con altre tre persone, è stata tratta in salvo dalle macerie. La donna ha trascorso ben novantuno ore sotto quanto rimasto di un edificio raso al suolo dal terremoto che ha colpito l’ex Birmania venerdì scorso. La notizia è stata resa nota dai Vigili del fuoco che stanno lavorando alla ricerca di persone sepolte dalle macere e, magari ancora in vita, alla ricerca di un aiuto, come per la donna salvata ieri dopo quattro giorni.

Sembrano lontane quelle prime ore dal disastro annunciato con una serie di messaggi che si rincorrevano fra loro. Fra i primi lanci di agenzia, quello ripreso da un messaggio lanciato venerdì scorso dall’Unicef Italia: «Un violento terremoto ha colpito il Myanmar, nel sudest asiatico, portando morte e distruzione: la situazione è critica, il numero dei morti e dei feriti aumenta ogni minuto: non c’è tempo da perdere, ogni minuto è prezioso».

 

 

SALE IL BILANCIO DELLE VITTIME

Il bilancio delle vittime, fa sapere Patrizio Nassirio per conto dell’agenzia giornalistica Ansa, ha raggiunto quota 2.719. Purtroppo si prevede che tale cifra sia destinata ad aumentare, a superare le tremila vittime, come ha asserito ieri stesso il leader militare del Paese, Min Aung Hlaing, in un discorso reso alle telecamere.

Riprese e notizie aggiornate che giungono da Myanmar, sono state diffuse dall’agenzia Reuters sul suo sito. Il generale ha aggiunto, inoltre, che al momento sarebbero 4.521 le persone rimaste ferite, mentre 441 sarebbero disperse.

Come si diceva, però, nel dramma registrato dall’ex Birmania, la vita, per fortuna, non si arrende: quattro persone, infatti, tra queste una donna incinta e una bambina, sono state tratte in salvo dalle macerie di edifici crollati a Mandalay.

 

 

SITUAZIONE DRAMMATICA, SERVONO AIUTI

«La situazione è drammatica – dice Paolo Pezzati, portavoce per le Crisi umanitarie di “Oxfam Italia” – le migliaia di sopravvissuti senza più una casa hanno urgente bisogno di un riparo, acqua pulita e cure mediche; è proprio per questo che stiamo lavorando a stretto contatto con i nostri partner locali per garantire che gli aiuti raggiungano velocemente i più bisognosi; nelle prossime ore saremo impegnati nel portare e distribuire forniture di primo soccorso per le famiglie di sfollati: l’obiettivo principale, naturalmente, è quello di salvare il maggior numero possibile di vite».

Per l’Organizzazione mondiale della Sanità per i soccorsi servono urgentemente otto milioni di dollari, per fornire cure traumatologiche “salvavita”, prevenire focolai di malattie e ripristinare i servizi sanitari essenziali nei prossimi 30 giorni.

Puglia, spiagge belle e sorridenti

Melendugno e Marina di Pescoluse secondo una analisi intrigante

La prima selezione l’hanno fatta grazie alle segnalazioni dei turisti, la seconda, sembrerà strano, dalle espressioni delle foto, dei selfie dei visitatori, tutti entusiasti oltre ogni limite. La nostra regione, insomma, batte tutti e non solo sul filo di lana. Dopo i quotidiani, anche online, ecco due siti italiani autorevoli che dicono la loro

 

Provi a trovare argomenti interessanti, dove per “interessanti” sta per “convincenti”, e, invece, ti imbatti in un paio di siti. A prima vista l’informazione può sembrare superficiale, come dire, allegra – e di questi tempi occorre studiare tecniche sempre più raffinate, convincenti per catturare followers o semplici visitatori – e, invece, ti accorgi che oltre alla voglia di inoltrarti a leggere una, due, tre righe, perché l’articolo è scritto bene, c’è della sostanza. Tecnica e sostanza. Tecnica nella comunicazione, avveduta; sostanza nella profondità delle informazioni che, alla fine della fiera, si dice, hai raccolto e portato a casa.

E, allora, qual è l’argomento, il tema più interessante nel quale ci siamo imbattuti dopo un semplice clic. Bene, “la spiaggia”. O meglio, le spiagge, visto che avanzando su Truriders e Mondo Balneare abbiamo compiuto una pesca doppia, portando a casa, praticamente, i classici “due piccioni con una fava”.

 

seascape and sun on blue sky background

 

SOLE, MARE E VENTO: MELENDUGNO…

Paolo Albera, autore di contenuti per Trueriders, per esempio, con il suo reportage ci accompagna a scoprire quella che, secondo lui, è la spiaggia più bella della Puglia. Punti di vista, sia chiaro, ma sotto certi aspetti analisi condivisibile, perché il cronista compie un’analisi accurata, intelligente: in una parola, “molto soddisfacente”.

E, allora, parte dal Salento, una parola magica che apre le porte all’immaginario. A partire da frasi, locuzioni, che solo quelle basterebbero a sedurti: “sule, mare, ientu”, “suole, mare, vento”, con il sogno di un’estate di bagni e relax.

Melendugno, a detta del “viaggiatore”, pare sia la destinazione perfetta. “Il tratto di mare offre spiagge bellissime, come San Foca e altre ancora – scrive – e tutto questo nonostante il crescente afflusso turistico. Perché, presto detto, la località salentina ha saputo mantenere intatta la sua anima autentica, ed è proprio questo ciò che cerchiamo”.

Melendugno, pochi minuti da Lecce. Una decina di minuti per raggiungere il mare basta una decina di minuti. Altra spiaggia famosa per il suo nome originale, ma anche per stile e accoglienza, nella quale ti imbatti, è Torre dell’Orso.

 

The Blue Flag is an international award for beaches and marinas.

 

BANDIERE BLU A GO-GO!

Melendugno, comune di circa diecimila abitanti è situato lungo la costa adriatica della Puglia. Famoso per le sue spiagge, che hanno registrato in più occasioni il riconoscimento della Bandiera Blu, presenta la spiaggia di San Foca, antico borgo marinaro che oggi si distingue per il suo porto turistico e le spiagge dalla sabbia finissima. Torre dell’Orso è conosciuta per la sua spiaggia dorata e per la la Baia delle Due Sorelle, due faraglioni gemelli, qualcosa che ha a che fare, con le debite proporzioni, con Capri e, perché no, visto che siamo in Puglia, con Pizzomunno (Pezzo di mondo), a Vieste, o se preferite i faraglioni di Mattinata, due rocce calcaree che si trovano di fronte alla baia del Parco Nazionale del Gargano, vicino a Foggia.

Breve digressione, visto che ci troviamo: “faraglione” deriva dal greco pharos, “faro”. Sulla punta dei faraglioni, anticamente venivano accesi grandi fuochi durante le ore notturne, con lo scopo di segnalare la corretta rotta ai timonieri e la presenza di eventuali ostacoli pericolosi per la navigazione. Insomma, sostanzialmente il moderno faro.

 

 

SORRIDI, SEI A MARINA DI PESCOLUSE

Assegnato il titolo di spiaggia più bella, secondo Truriders, veniamo alla “spiaggia più felice”. “Ma come, una spiaggia che si fa grasse risate?”, dirà il lettore spiritoso. E, invece, a questo giro ci facciamo accompagnare da un altro sito altrettanto brillante: Mondo balneare. Dunque, anche secondo questo sito “la spiaggia più felice del mondo si trova in Puglia”. Dice, ma l’aggettivo “felice” da dove scaturisce? Bene, un’agenzia di viaggi ha utilizzato la tecnica del “riconoscimento facciale”. Ad essere in cima a questa speciale classifica che oseremmo dire “divertente”, c’è la spiaggia di Marina di Pescoluse. Anche questa in Salento, guida la graduatoria delle spiagge più felici al mondo.

L’agenzia di viaggi che ha reso nota questa speciale classifica, e che merita una segnalazione e un applauso, è “CV Villas”, che ha studiato un sistema per redigere questa speciale classifica “secondo un metodo inedito e innovativo”, spiegano. “CV Villas”, è spiegato, “ha selezionato le spiagge che, secondo il punto di vista degli esperti di turismo e dei viaggiatori, offrono il migliore mix di bellezza naturale, comfort e atmosfera positiva”.

In cima alla classifica: Marina di Pescoluse, che i turisti definiscono “Maldive del Salento”: acqua cristallina e sabbia bianca come l’affascinante isola dall’altra parte del mondo. Affacciata sul Mar Ionio, la spiaggia di Marina di Pescoluse, scrivono “è famosa per essere grande, comoda e amatissima dai turisti: secondo il riconoscimento facciale è questa spiaggia salentina ad avere strappato i sorrisi più grandi nel campione di persone analizzato, meritandosi il titolo di “spiaggia più felice del mondo”. In questa speciale classifica, Marina di Pescoluse, però, non corre da sola. Come riporta Mondo Balneare, ecco le altre spiagge, belle a vedersi e prenotare: la spiaggia di Sitges in Spagna e la Praia de Falésia in Portogallo. 

«Serbia, no grazie…»

Un dipendente Maserati respinge la proposta di Stellantis

«Scorso anno solo settanta giorni di lavoro, persi settemila euro secchi: non ho potuto festeggiare i trent’anni di matrimonio con mia moglie», dice Gino, sindacalista sì, ma dipendente determinato, irremovibile dalle sue posizioni. Il suo sfogo sul Corriere di Bologna. «Nel 2023 proposero tre mesi a Mirafiori: chi accettò è ancora lì», rivela

 

Storie di tutti i giorni. Forse non ancora, ma la traiettoria che stiamo prendendo, specie nel settore automobilistico (e qui la Ferrari c’entra poco, anche se riconducibile alla Real casa), è di quelle preoccupanti. Fra gli inviti ai dipendenti scaturiti in queste settimana dai vertici della Maserati, quello di riempire le valigie, svuotare ancora di forza-lavoro il nostro Paese e “ande’ a lavura’ fur!”. E dove, se non in una comoda Serbia, dove tutto costa meno e puoi vivere principescamente. Come i nostri pensionati in Portogallo (una volta, però!).

E, allora, un po’ per il ruolo, un po’ perché cocciuti si nasce, ecco che il Gino che non ti aspetti, sindacalista, invece di mercanteggiare tira la voce fuori dal coro.  Cinquantasette anni, sindacalista, da trentacinque dipendente della Maserati a Modena da 35 anni. L’anno scorso, scrive Alessandra Testa per il “Corriere di Bologna”, dorso del Corriere della sera, quotidiano autorevole ed imparziale, Gino ha lavorato solo una settantina di giorni, il resto del tempo è stato in cassa integrazione.

 

 

DUE STIPENDI IN UN ANNO

«Stipendio pieno solo due volte», racconta alla giornalista, cui sottolinea che anche quest’anno non si può dire che stia andando meglio. «Non so cosa sia un cartellino da timbrare», ha dichiarato sostanzialmente il dipendente Maserati che non nasconde quel pizzico di disappunto di chi ha dato tanto, tutto diremmo, considerando i trentacinque anni suonati fa assi, bulloni, cerchioni e quant’altro.

Un’occasione per tornare in fabbrica. «Dopo mesi di stop, mi hanno richiamato per una settimana, in virtù di una piccola commessa sulla Mc20: lavoro al testing, la fase finale della produzione della supersportiva», ha spiegato Gino.

«Nel 2024 ho perso almeno settemila euro di entrate: tagliamo qua e là: niente viaggio per festeggiare i trent’anni di matrimonio con mia moglie!». Puntuale, la domanda della cronista, a proposito di una delle proposte dei vertici aziendali, secondo alcuni considerate irricevibili, a proposito del prendere in considerazione la proposta di andare in Serbia. «Alla mia età non ci penso proprio – risponde il dipendente richiamato per una settimana – a preparare la valigia e a lasciare la mia famiglia: sono padre, marito e anche nonno di una bambina». La Serbia è lontana, e come se non bastasse, aggiunge, «sta vivendo una situazione geopolitica preoccupante».

 

 

PROPOSTA CON WHATSAPP

Come spesso accade, in tempi di social, il tatto va a farsi benedire. e la proposta della Serbia arriva con un clic. «Il nostro responsabile – racconta – ha mandato un messaggio nel gruppo Whatsapp; i componenti del reparto sono una decina e nessuno per ora ha deciso di accettare». Gino, senza tanti giri di parole: «Riteniamo la proposta della serie “Se avete voglia di lavorare, andate in Serbia” quantomeno inopportuna».

Proposta a prima vista “incoraggiante”. Nemmeno per sogno e il sindacalista ce lo spiega, passo dopo passo. «Sei mesi di trasferta con possibilità di rientrare a casa ogni 45 giorni: vitto, alloggio e indennità di trasferta di 25 euro; prenderei il mio stipendio pieno di 1.700 euro più circa 1.000 euro: la cosa inaccettabile è che la proposta è arrivata senza alcun passaggio preventivo con noi rappresentanti sindacali: messaggi, indistintamente, a tutti i lavoratori del reparto di competenza».

 

 

SE PERO’ DA MIRAFIORI…

“Ci sono operai di altri reparti che stanno valutando di accettare la trasferta in Serbia?”, insiste la giornalista. «Con gli ammortizzatori sociali in corso, non ci vediamo tutti insieme da mesi; con buste paga sempre più sottili e i prezzi alle stelle, non escludo che qualcuno in difficoltà alla fine lo faccia; non è la prima volta che Stellantis propone trasferte del genere».

Due anni fa un’offerta simile. «Nel 2023 proposero tre mesi a Mirafiori; chi accettò è ancora lì, la trasferta è su base volontaria, ma resta il “ricatto” del “se torni, ti rimettiamo in cassa”. Situazioni che abbiamo già vissuto». Infine, per Gino e colleghi modenesi, una notizia incoraggiante. Meno buona, evidentemente, per i “milanesi”. «Il trasferimento da Mirafiori della produzione delle GranCabrio e GranTurismo potrebbe essere una buona notizia per riportare a Modena tutta la divisione delle auto di lusso».