«Possibile vada tutto storto?»

I tarantini si giudicano, passano al setaccio un po’ di numeri

Il capoluogo ionico mostra il fiatone. Ma è tutto il Sud a volere di più, magari anche «solo il giusto». Sanità poco soddisfacente, lo stesso dicasi per la sicurezza. Divario con il Nord che la fa da padrone. Cittadini contenti sulla qualità della vita nella propria città: Taranto valore minimo (47,8%), Trento al massimo (95,4%)

 

Trento prima, Taranto ultima. Che la qualità della vita nel capoluogo ionico non fosse brillante, forse già lo si sapeva. Ma che fossero proprio i tarantini a dirlo, anzi, sottolinearlo, nemmeno il peggiore dei pessimisti avrebbe potuto immaginarlo. E, invece, è proprio così.

A proposito di soddisfazione dei cittadini circa la qualità della vita nella propria città il valore minimo si registra proprio a Taranto (47,8%), mentre il valore massimo è, appunto, appannaggio di Trento (95,4%).

Questo è, per larghi tratti, quanto scaturisce dal sondaggio «Quality of life in European cities», un’accurata ricerca condotta dalla Commissione europea grazie anche al contributo dell’Istat svolto prendendo a campione una selezione di città europee e, nello specifico, quelle città italiane considerate – a detta degli stessi abitanti del luogo – «la quota di popolazione soddisfatta per la vita nella propria città». Una quota più che soddisfacente, posto che il buon 80% degli italiani è felice del posto in cui vive. Attenzione, buona parte degli italiani: per i tarantini non è proprio così, più della metà del campione interprellato, vorrebbe sostanzialmente vivere altrove. O, comunque, nella stessa città, a patto che questa cambiasse in tutta una serie (lunga) di parametri.

 

 

TARANTO, INSODDISFATTA

Taranto ultima, ma Trento, non solo prima in Italia, ma anche prima nella classifica europea che compie un monitoraggio su 85 città. Consolazione, ma parliamo sempre di quote al minimo storico: secondo una minima parte degli interpellati, la qualità della vita sarebbe migliorata negli ultimi cinque anni. Con l’eccezione di due altre città (una delle quali pugliese): Bari e Messina.

Tasto dolente, i servizi sanitari. «La percentuale maggiore – scrive l’Agenzia giornalistica Ansa – che prova soddisfazione per le attività di assistenza risiede al Nord, mentre la quota di insoddisfatti è al Sud. Su una cosa, però, convergerebbero le opinioni degli italiani: tutti sono poco soddisfatti dei trasporti pubblici rispetto ai loro vicini europei; inoltre chi vive nelle città italiane, cosi come i cittadini europei, risulta soddisfatto della scuola, mentre un punto debole in Italia è rappresentato dalla pulizia delle strade».

Detto di Trento al top, anche in Europa, e Taranto fanalino di coda, sono sei – secondo la stima resa pubblica mediante gli organi di informazione – ecco le città italiane in cui si osservano percentuali molto alte di popolazione soddisfatta di vivere nella propria città (superiori, pensate, al 90%). Oltre a Trento, sono soddisfatti di vivere nelle rispettive città gli abitanti di Trieste, Cagliari, Bergamo, Brescia e Bolzano.

 

 

I CAN’T GET NO…

Come si diceva, l’inchiesta di cui scriviamo si inserisce nel filone di studi sulla «life satisfaction». Un progetto che ha l’obiettivo di misurare aspetti tra i quali figurano: percezione della qualità della vita nella propria città (lavoro, servizi pubblici, sicurezza, ambiente, amministrazione locale, varie ed eventuali); altri punti toccati dallo studio, le opinioni sulla capacità inclusiva della città, il sostegno da parte delle reti sociali e la fiducia verso i propri concittadini, le opportunità offerte dalla città (trovare, per esempio, un buon lavoro e un alloggio).

Città italiane nelle quali si osservano le percentuali più basse di persone che si sentono sicure a camminare da sole di notte nella propria città: Taranto, con lei Catania, Milano, Genova, Venezia, Parma e Bari (quote ridotte al 30%). Roma è prima, registra la percentuale più bassa (36%) di chi si sente sicuro a camminare da solo la notte. Evidentemente il 70% non la pensa allo stesso modo: ha paura di aggirarsi da solo.

 

 

…SUD POCO REATTIVO

In buona sostanza, l’Istat, nel focus relativo alla qualità della vita nella città italiane nel 2023, rivela che la soddisfazione dei cittadini italiani per i servizi sanitari presenta situazioni in netto contrasto, come prevedibile, considerando lo storico divario di investimenti e assistenza fra Nord e Sud. Al Nord si registrano percentuali di cittadini soddisfatti per la sanità che superano il 60%, mentre nelle città del Sud le percentuali, non si scappa, sono tutte al di sotto del 50%.

Quote di soddisfatti per i servizi sanitari, che vanno dal 30% al 40% si registrano a Napoli, Catania, Palermo, Messina e Cagliari. Taranto, purtroppo, rientra ancora una volta fra chi manifesta un certo dissenso: nella Città dei Due Mari guai a parlare di Sanità: ti manderebbero in…ospedale. A far buona compagnia, però, al capoluogo ionico, ecco altri due capoluoghi, anche questi al Sud: Sassari e Reggio Calabria. In quanto a gradimento, per finire, troviamo esattamente a metà strada Roma e Genova (50%). 

«Giovani, Puglia riprenditi…»

Sole 24 Ore, Centro e Nord fanno la voce grossa

Secondo il quotidiano di Confindustria, Ravenna è la città in cui si vive meglio. Sondrio è prima per la qualità della vita dei bambini. Gorizia, dove i ragazzi stanno meglio. Trento la città migliore per gli anziani

 

«La città dove si vive meglio è Ravenna con un punteggio di 684,5». Poi il Sole 24 Ore fa un distinguo: Sondrio è prima per la qualità della vita dei bambini e Gorizia è prima per i giovani. Trento, invece, è la città migliore per gli anziani. Sono queste le tre province italiane nelle quali si vive meglio per le rispettive fasce d’età. Nella classifica del Sole 24 Ore del 2024 trionfano queste tre città. La classifica, come riporta il quotidiano di Confindustria, misura la risposta dei territori alle esigenze specifiche dei tre target generazionali più fragili e strategici.

Una settimana fa abbiamo scritto dell’indagine sulla Qualità della vita, un’inchiesta curata dal Sole 24 Ore, poi commentata dai suoi analisti. Ne è scaturita una classifica nella quale, scrivevamo sette giorni fa, la Puglia ne esce sconfitta con un punteggio che non ammette repliche. Non c’è un solo margine al quale la nostra Penisola possa quantomeno aggrapparsi, provare uno straccio di tesi difensiva. Niente. Eppure a prima vista non sarebbe proprio così, specie per gli amministratori secondo i quali «tutto va bene, tutto è sotto controllo» e «se è vero che un tempo era così», adesso le sei province pugliesi starebbero risalendo la china.

 

 

URGE RISALIRE…

Forse perché «dietro nun ci sta nisciuno», recitava il grande Massimo Troisi in uno sketch sulla povertà e in risposta all’esperto (Lello Arena), che invitava il suo interlocutore disperato a guardare, invece, alle sue spalle: «c’è chi sta peggio, basta guardarsi dietro».

La classifica è ingenerosa proprio con Taranto. La Città dei Due Mari è il fanalino di coda fra le province nelle quali si vive peggio nella “categoria giovani”, quelli di età compresa tra i 18 e 35 anni. Stando al sondaggio del Sole 24 Ore, in un’attenta analisi a cura di Marta Casadei e Michela Finizio.

Taranto, purtroppo, è la seconda peggior provincia in Italia (peggio solo il Sud Sardegna) nella quale vivere per i giovani è complicato. Taranto, secondo lo studio è anche quella con il minor numero di laureati. Non se la godono meglio le altre città pugliesi, tanto che questo può suonare come una magra consolazione (e non lo è, tutti vorremmo che i nostri vicini stessero meglio…).

 

 

LA PAURA FA…NOVANTA

Lecce, per esempio, è al novantaduesimo, prima pugliese in classifica. Bicchiere mezzo pieno: positivo il dato sull’imprenditoria giovanile; bicchiere mezzo vuoto: il numero di laureati, aree sportive e soprattutto disoccupazione giovanile.

Considerando, in generale, i giovani, nonostante un leggero miglioramento delle condizioni, questa generazione sembra rimanere bloccata e con scarsa iniziativa: da un lato cala la disoccupazione giovanile (-6,9 nel 2023) e diminuiscono anche i canoni d’affitto in rapporto al reddito (-12,2% nel 2024); dall’altro gli under 35 si sposano sempre meno (-3,1% nel 2023) e le imprese con titolari sotto i 35 anni nel 2024 sono diminuite del 3,2% rispetto all’anno scorso.

Ma torniamo alla Puglia. Bari, in generale, è novantatreesima. Nonostante un’università importante (“Aldo Moro di Bari e Taranto”), la provincia è, comunque, al quarantunesimo posto per numero di laureati. Poco meglio (trentunesima posizione) l’imprenditoria giovanile. Da incubo per il numero di residenti giovani, diminuiti negli ultimi quattro anni.

 

 

E CENTO!

Novantasettesima la BAT (Barletta-Andria-Trani). Tutti gli indicatori utilizzati per la stesura finale rappresentano un problema. Fatta eccezione per il tasso di nuzialità, cioè il numero di matrimoni (decimo posto). Centotreesima, invece, Foggia: bene l’imprenditorialità giovanile (8,8% delle imprese è guidata da un under 35). Non si può dire la stessa cosa per il resto, a cominciare dal numero di contratti a tempo indeterminato.

Un gradino sopra Taranto, ma siamo proprio alla coda della classifica: Brindisi. Pochi laureati, Brindisi è tra le peggiori province italiane per disoccupazione giovanile. E’, purtroppo, la provincia nella quale il numero di giovani è maggiormente diminuito dal 2019 a oggi.

Vasco Rossi, le prove al Cromie

Il rocker emiliano a Castellaneta

A Nova Yardinia, da anni il suo relax, nella megalocation lo stage per debuttare con il suo nuovo “live” estivo. E quarant’anni fa, un concerto allo Iacovone. Un ricordo indelebile, uno scatto, un abbraccio all’organizzatore e uno alla Ferrari, rosso fiammante

 

«E adesso tocca a me…». Un testo di Vasco per raccontare la sua ultima avventura pugliese, alla vigilia delle prove del suo prossimo tour. Che la Puglia fosse il suo “buen retiro”, un luogo tranquillo e appartato nel quale ritirarsi e riposare, lo sapevamo da anni. Del resto, lo sanno anche i sassi – anche se sarebbe più corretto dire i granelli di sabbia – che il rocker più amato d’Italia da anni soggiorna per le sue vacanze estiva al resort “Nova Yardinia”, a Castellaneta, provincia di Taranto.

Un po’ meno, che il Rossi più famoso del nostro Paese, avesse deciso di fare le prove del suo prossimo tour estivo al Cromie, anche questa struttura a un tiro di schioppo dalla suite Albachiara (così hanno ribattezzato una delle camere del suo albergo preferito). Nei giorni scorsi non è un caso che sia piombata in Puglia una delegazione del Blasco Fan Club, per assistere in anteprima a una parte del concerto che Vasco porterà in tour.

«Immerso nella pineta il Cromie è un luogo perfetto per raggiungere la giusta concentrazione; siamo un po’ isolati, siamo entrati in ritiro, come fanno le squadre di calcio; abbiamo già provato i primi pezzi… E’ sempre splendido, ritrovarsi insieme a fare della musica è una cosa straordinaria!». Parole di Vasco.

 

Foto Carmine La Fratta

 

QUARANT’ANNI FA, STADIO IACOVONE

Forse è il caso di celebrare i quarant’anni dal concerto che Vasco tenne a Taranto, stadio Iacovone. Era il 1984. «Quella notte non ebbi il coraggio di chiedere una foto-ricordo al Blasco – ricorda Antonello Di Maggio, organizzatore di quel concerto memorabile – che prima abbracciò la mia Ferrari rossa fiammante e poi anche me: purtroppo non immortalammo quel momento».

Vasco è stato a Taranto quattro volte, ma il concerto più romantico è quello del 12 agosto 1984, domenica. Antonello, imprenditore e organizzatore di eventi, Chinee e Sonar fra le sue attività, lo ricorda attraverso il suo sito. La documentazione di quel concerto, seguito passo passo dai quotidiani dell’epoca, però non la trova più.

Meriterebbe qualche bacchettata. Perché non si può celebrare un compleanno senza torte e candeline. Di Maggio dice che il plico con ritagli stampa, lo avrebbe consegnato a un esperto di comunicazione perché gli realizzasse un sito-memorabilia. Per farla breve, non circola più niente di tutto quello che descriveva giorno per giorno “la costruzione di un amore”, sviscerato per Vasco.

Unica foto sopravvissuta: Vasco steso a pelle d’orso sul suo “Ferrarino”, proprietà Di Maggio, parcheggiato all’interno dello “Iacovone”. L’artista è di Zocca, Modena, come a dire Maranello, ecco giustificato l’affetto morboso, coitale, per La Rossa.

 

 

FOTO DA PROVINCIALI

Foto da provinciali. Non si può dire lo stesso di quanti una foto con il Blasco, quel giorno, se la sono fatta e, orgogliosi, oggi la espongono in soggiorno, la custodiscono nell’album dei ricordi, o la mostrano su Facebook, con didascalie del tipo «Vasco, grande amico mio!». Non sembra, ma si “acchiappa” anche con queste facezie. Alla faccia di chi i soldi li ha scuciti per regalarsi un sogno. Parentesi. «Antonello, non hai una foto con Vasco?». Chiusa parentesi.

Quello del 12 agosto dell’84 è un concerto vissuto. Esiste un’agenzia centrale e, a cascata, subagenzie che acquistano “tot” date (come dire concerti). L’album “Va bene va bene così”, pubblicato nell’aprile dello stesso anno, è il primo “live” di Vasco. In Italia non amano molto i manufatti con le canzoni ricantate, specie dal vivo, ma il management dell’artista emiliano pensa che sia possibile lo stesso fare un tour. Lo sperano, ma non lo immaginano ancora, che l’artista sotto contratto stia diventando un’icona destinata ad entrare nella leggenda. Pensano: non c’è più l’effetto-sorpresa, il tour dell’anno precedente, “Bollicine”, ha già registrato sold-out ovunque, come vuoi che i ragazzi spendano altri soldi fra album-raccolta e concerto? Il ragionamento: le città italiane sono sempre le stesse, proviamo col bis.

 

ORGANIZZATORI DISPERATI

Le “date”, dopo un momento di incertezza, cominciano ad andare via come il pane. «Accidenti, fossimo “usciti” a cinquanta milioni, avremmo guadagnato il doppio!». Qualcuno prova il colpo d’astuzia: far circolare voce che sarà ridotto il numero di concerti. Lo scopo è quello di far scattare l’asta. Taranto vacilla, Di Maggio ha un contratto e due legali, vince a braccia alzate. I concerti si fanno ovunque. C’è attrito prima del concerto, agenzia centrale e artista sono all’oscuro di certe manovre. Qualcuno chiede un bonus, una sorta di premio-produzione. Dietro le quinte si scatena la tensione, volano gli stracci, ma alla fine tutto va per il verso giusto. Vasco sale, canta e incanta. Con lui la Steve Rogers Band, a quei tempi inseparabile.

Assistiamo alla “prima” del tour, Milano marittima, intervista al volo, scoop del “Corriere”. Finito il concerto, Vasco ha solo due minuti, poi, sudato com’è, lo coprono con un accappatoio e lo portano via, di corsa. Ma tanto basta per registrare due battute storiche. Servono per una bella apertura sul “Corriere del giorno” che, all’evento, dedica anche una locandina.

Non sono tutti dello stesso avviso al giornale cittadino. Come accade ogni tanto, si scatena un acceso dibattito fra redazioni. Tregua armata. Esce la locandina. Nel giro di un paio di anni, il caposervizio, Antonio Bagnardi, era riuscito nell’impresa di svecchiare un settore del giornale. Non era più solo un quotidiano per over trenta, ma anche per ragazzi matti per il rock e il pop. Basti pensare che un anno prima, con la macchina fotografica di Marcello Nitti, altro organizzatore di eventi, c’era chi aveva fotografato Jim Kerr, leader dei Simple Minds, con una copia del “Corriere” stretta fra le mani. Storica.

 

 

CHE DOMENICA BESTIALE…

Un pensiero rivolto a quella domenica. A quei tempi straordinari. E all’articolo, a commento di quel concerto. Bagnardi, coach e motivatore nato, legge l’articolo e commenta: «Siamo il “Corriere del giorno”, mica “Ciao 2001”! L’articolo è incompleto, scritto così va bene a Taranto, come può andare bene a Treviso e, con tutto il rispetto per i veneti, a noi non ce ne frega un beneamato…». Gira la sua Olivetti, la spinge delicatamente sulla scrivania del collega, perché “parli” tarantino. «Scrivi, hai dieci minuti, il giornale è già in stampa…». Non ci resta che inventare, in realtà tutto vero: i cori, la luna inchiodata al cielo, il clima vissuto dai fans di Vasco. Anche una certa emozione del cronista, nonostante lo avesse già conosciuto nel ’79, ai tempi di “Non siamo mica gli americani”. Presentato il suo amico fraterno Gaetano Curreri – raccontava il cronista – che con gli Stadio lo stesso anno aveva tappa a Taranto con Dalla, De Gregori e Ron.

Infine. «Articolo pronto!». E il caposervizio del “Corriere”: «…Oooh, ora è un articolo serio, eccheccavolo!». E un bravo a Carmine La Fratta, ribattezzato per le sue imprese fotografiche “Carmine Clic”.

Il tour di Vasco Rossi: Milano, Stadio Meazza – San Siro: 7, 8, 11, 12, 15, 19 e 20 giugno; Bari, Stadio San Nicola: 25, il 26, il 29 e il 30 giugno.

Taranto, indietro tutta

Qualità della vita quarta edizione, la fuga dei giovani

Le classifiche a cura del Sole 24 Ore misurano le “risposte” dei territori. In predicato le esigenze specifiche dei tre target generazionali più fragili e insieme strategici. I servizi a loro rivolti e le loro condizioni di vita e di salute. Taranto è penultima, al posto numero 106. Non se la passano meglio Brindisi (105), Foggia (103), Barletta Andria Trani (97), Bari (93) e Lecce (92)

 

Taranto fanalino di coda. Sarà una città in ripresa, dicono i politici e quei cittadini che proprio non vogliono saperne di vedere la loro città ad essere spesso presente nelle classifiche stilate dagli esperti. L’ultima chart, così chiamano le classifiche gli americani – ma sinceramente per noi pugliesi cambia poco – raccontano una Taranto che è al 106mo posto, staccata di poco da le corregionali Brindisi (105), Foggia (103), BAT (97), bari (93) e Lecce (92). Fossimo al Giro d’Italia, la rassegna ciclistica in programma in questi giorni nel nostro Paese, saremmo gli “inseguitori”, sostanzialmente il gruppo di coda, che si dibatte con improbabili colpi di coda, scatti in piedi sui pedali, magari solo per fare scena. Per i commentatori saremmo “maglia nera” designata.

 

 

CENTOSEIESIMA, SENZA APPELLO

Accade da tempo e, sinceramente, non ci aspettavamo niente di buono, considerando che già sapevamo dell’emorragia registrata dal nostro territorio negli ultimi anni. In Puglia c’è una fuga senza ritorno da diverso tempo, a Taranto pare siano almeno in cinquantamila i “residenti”, ma fuori provincia. Per mille motivi: fra questi, lo studio e il lavoro. Uno trascina l’altro: fattuale. Andare al Nord per laurearsi, per poi tornare e non trovare lavoro, è una delle tante riflessioni che si sono posti i ragazzi intervistati nel sondaggio. Una radiografia, sempre puntuale, del Sole 24 Ore che purtroppo – da anni a questa parte – non ci racconta niente di nuovo. E soprattutto niente di incoraggiante.

Sondrio per i bambini, Gorizia per i giovani e Trento per gli anziani. Queste tre province italiane a garantire una migliore qualità della vita alle rispettive fasce d’età. E a trionfare, di conseguenza, nell’edizione 2024 degli “Indici generazionali” del Sole 24 Ore, scrivono di Marta Casadei e Michela Finizio. Ed è proprio in questa classifica che le nostre città non sono messe bene e fra i sei capoluoghi, quello ionico, risulta essere sesto.

Insomma, essere giovani a Taranto è molto complicato. Sulle centosette province italiane radiografate dal quotidiano di Confindustria, l’associazione degli imprenditori italiani. La nostra provincia, si diceva, è dunque centoseiesima nel report che considera la fascia d’età 18-35 anni.

 

 

BAMBINI, 82° POSTO

Le classifiche altro non fanno che mettere in relazione le risposte dei territori alle esigenze specifiche dei tre target generazionali più fragili e insieme strategici, i servizi a loro rivolti e le loro condizioni di vita e di salute.

Per quanto riguarda i bambini, Taranto occupa l’ottantaduesimo posto; meno peggio agli anziani, over 65, con il settantacinquesimo posto.

Taranto, fascia18-35 anni, è la peggiore per quanto attiene i laureati. Nessuno peggio di Taranto. I nostri giovani che studiano ed arrivano a titoli di studio elevati o molto elevati, si diceva, scelgono di andare a vivere altrove.

Sostanziale la differenza con Bari, quarantesimo posto a livello nazionale. Con i baresi condividiamo l’indice della disoccupazione giovanile, che evidentemente non è una consolazione. Solo Agrigento e Reggio Calabria stanno messe peggio. In fatto di lavoro, male la trasformazione a tempo indeterminato: non si va oltre il novantacinquesimo posto. Uno spiraglio dall’imprenditoria giovanile. Parziale consolazione: la provincia tarantina è al quarantasettesimo posto nella classifica nazionale.

 

 

SOLE VENTIQUATTRO ORE

Gli indici generazionali, al netto di alcuni exploit – conclude la sua disamina il Sole 24 Ore – restituiscono dinamiche ormai consolidate nella “distribuzione” del benessere territoriale in Italia. Quasi sempre le province del Sud si trovano in coda alla classifica (che, va detto, nel caso degli anziani, è chiusa anche quest’anno da Lucca). In linea con le edizioni precedenti, poi, l’indagine per fasce di età fotografa performance medie, se non basse, delle grandi aree metropolitane. Particolarmente negative quando si parla di benessere dei giovani: ad eccezione di Bologna (14° posto) e Firenze (33° posto), le grandi città italiane si posizionano tutte da metà classifica circa in poi: – Milano (45) in forte ascesa rispetto allo scorso dato. Bari, Catania, Napoli, Palermo e Roma (98) registrano i punteggi peggiori.

Un gioiello nel cuore della Puglia

Locorotondo, comune fra Bari e Brindisi

Cittadina bella da toglierti il fiato. Tornarci è sempre un piacere. Borgo affascinante, incanta i visitatori con la sua bellezza senza tempo. E’ considerata la perla bianca della Valle d’Itria”. Stile di vita in una regione considerata come uno dei posti più belli al mondo. Un riconoscimento che viene da molto lontano

 

Locorotondo, bella da toglierti il fiato. Ne abbiamo scritto in passato. Tornarci, non solo a scriverne, ma a visitarla, è sempre un piacere. Se sei pugliese e vivi più o meno a pochi chilometri da questa suggestiva città, non a torto “La perla bianca della Valle d’Itria”, la visita a Locorotondo rende doppiamente orgogliosi. La “pugliesità”, uno stile di vita, e la bellezza di una regione che negli ultimi anni è risultata essere uno dei posti più belli al mondo, un riconoscimento che viene da lontano. Dagli Stati Uniti dove la Puglia negli ultimi quattro anni è stata incoronata per ben tre volte la regione più bella del mondo. Non è un caso che i nostri luoghi, le nostre masserie, i nostri alberghi vengano puntualmente prenotati mesi e mesi prima. E non solo prima dell’estate, per via di una Penisola circondata da mare.

Intanto, non forse tutti lo sanno, ma a Locorotondo, oltre a una cittadina vestita di bianco, esiste anche il trullo più antico della regione. Stando agli studi, risalirebbe al 1509: non visitabile, è visibile solo da lontano. Locorotondo, lo spiegano i depliant e lo ricordano le guide locali, molto professionali, si chiama in questo modo per via della sua forma tonda.

 

 

NEL CUORE DELLA VALLE

Nel cuore della Valle d’Itria, Locorotondo affascina turisti e visitatori di passaggio, grazie a una bellezza senza tempo. Città che balza agli occhi per via di un bianco candido, Locorotondo è autorevolmente riportato nei depliant che raccolgono i “Borghi più belli d’Italia”. Tesoro da esplorare, questo posto è ricco di storia, cultura e tradizioni enogastronomiche. Il tutto, si diceva, avvitato in uno scenario unico nel suo genere.

Collocato tra Bari e Brindisi, Locorotondo è una tappa imperdibile per chi ha intenzione di immergersi totalmente nello stile pugliese. Adagiato su un’altura, uno dei borghi pugliesi più affascinanti, è composto da casette bianche in muratura dal tetto aguzzo e spiovente. “Locorotondo”, che deriva dal latino “locus rotundus” (luogo rotondo), presenta queste piccole case bianche in senso circolare, intorno al centro. Questi immobili d’epoca sono circondati dal cosiddetto “balcone”, secondo molti ribattezzato “lungomare”, anche se Locorotondo si trova in mezzo alle colline. Non avrà il mare, in compenso il clima, con particolare riferimento all’estate, è invitante.

 

 

BANDIERA ARANCIONE

Certificato Bandiera Arancione da Touring Club Italiano fare due passi fra i vicoli di questo borgo è un continuo invito a immortalare la passeggiata con scatti fotografici: balconi in ferro battuto fioriti, cactus disposti agli angoli, scale e porte dipinte e panni stesi al sole. Cuore pulsante di Locorotondo, come indicano i fascicoli o i pieghevoli distribuiti dal Comune, è il centro storico, un insieme di vicoli stretti e tortuosi che puntualmente finiscono per aprirsi su piazze accoglienti. Passeggiando per queste stradine ci si imbatte in piccoli negozi che espongono per la vendita, manufatti di artigianato locale: vasi e ceramiche, l’ideale regalo per gli amici o per se stessi per ricordarsi di un viaggio o, comunque, di una visita indimenticabile.

Infine, la gastronomia. Locorotondo, oltre a strade, monumenti e chiese, è invitante come altre cittadine pugliesi per la cucina locale. Fra i piatti tipici: orecchiette e cime di rapa, classico della tradizione pugliese; le gnumerèdde suffuchète (involtini di trippa di agnello cotti lentamente). Infine, il vino bianco Locorotondo, non a caso a denominazione d’origine controllata (doc), noto per il suo sapore fruttato e il delicato retrogusto di mandorla, indicato per accompagnare ogni pasto.