Capodanno, non solo Cenone

I fatti del 2024, italiani a tavola, il tempo

Abbiamo fatto un breve passo indietro. La cronaca che ha scandito l’anno appena archiviato. Dall’attacco di Istraele al ferimento di Tump durante la campagna elettorale. La notizia più letta, secondo l’agenzia giornalistica Ansa, l’alluvione di Valencia. Rispetto allo scorso San Silvestro, clima migliore, niente pioggia, temperature sopportabili. Un primato: la scorsa estate è stata la più calda in assoluto

 

Capodanno, uguale Cenone. Potremmo fare un elenco di menù e cifre, e magari lo faremo anche, ma solo per dare un tocco leggero a una riflessione sull’anno appena finito fra un brindisi, tanti, e un botto, pochi rispetto alla recente media.

L’ideale, in questi casi, è una ricognizione fra le notizie che hanno scandito nel bene e nel male un anno finito in archivio, senza lodi e senza infamia per molti. Senza un guizzo, atteso ma non troppo, da una minoranza. Non la buttiamo, insomma, in caciara – come direbbeo nella capitale – anche perché Destra e Sinistra, mai come in questo periodo, non sembrano poi così distanti anni-luce come un tempo. Farsi un’idea rispetto a quanto detto dai politici, da chi governa a chi sta all’opposizione, mai come in questo periodo è operazione complicata, se non impossibile. Così, prima di addentrarci in una disamina, facciamo questa “benedetta” (perché ci dà modo di svicolare eventuali considerazioni) cernita di notizie che, in qualche modo, hanno scandito il 2024.

Dunque, inutile girarci attorno, ce lo ricorda l’agenzia giornalistica italiana più autorevole, l’Ansa, è stato l’alluvione di Valencia ad essere l’argomento più seguito, con quella scia di danni e sangue. Una città letteralmente invasa dall’acqua. C’è poi l’attentato a Donald Trump, nel corso di una campagna elettorale molto chiacchierata, a seguire  l’attacco dell’Iran a Israele, la storia dell’ingegnere congolese che ha chiamato il suo quarto figlio come il primario dell’equipe di medici italiani che gli ha salvato la vita.

 

 

I FATTI, UNO DOPO L’ALTRO

Martedì 12 marzo – Storia a lieto fine con Bufole Mugisho, operato per un tumore al cervello. Operazione perfettamente riuscita, il caso dovrà essere ottenuto sotto osservazione, intanto il paziente chiama il suo quarto figlio come il chirurgo che lo aveva operato.

Sabato 13 aprile – Attacco a Israele da parte dell’Iran. La reazione sarebbe stata la ritorsione al bombardamento del Consolato iraniano a Damasco.

Giovedì 11 luglio – Giacomo Bozzoli, latitante, dopo la condanna definitiva all’ergastolo per l’omicidio dello zio, viene tratto in arresto. Non era fuggito all’estero come si pensava in un primo momento, ma a casa sua. I carabinieri durante la perquisizione della villa nel Bresciano trovano l’uomo nel cassettone del letto matrimoniale.

Sabato 13 luglio – L’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, candidato per il Partito repubblicano resta ferito ad un orecchio durante un comizio elettorale, soccorso, scortato e accompagnato nel più vicino ospedale: le sue condizioni non risultano critiche.

Giovedì 1 agosto – Olimpiadi di Parigi. Angela Carini si rifiuta di affrontare il match contro la pugile “iper-androgina” algerina Imane Khelif. L’atleta napoletana si inginocchia al centro del ring e piange. Fioccano critiche polemiche, l’incontro finito sul nascere diventa anche un caso politico.

Martedì 29 ottobre – Un violento alluvione si abbatte su diverse città della Spagna, la più colpita è Valencia, che conta decine di morti. Aveva tenuto incollati ai notiziari milioni di persone quanto era stato riportato in un primo momento da alcune agenzie: il parcheggio di un centro commerciale che avrebbe bloccato centinaia di persone: allarme infondato.

 

 

ITALIANI, A TAVOLA!

E veniamo alla spesa e al Cenone. Gli italiani, secondo la stima del Centro Studi Confcooperative, avrebbero speso 2,3 miliardi per sedersi a tavola, ieri, giorno di San Silvestro. Pare siano stati spesi cento  milioni in più rispetto allo scorso anno e ben 350 milioni in più prima del Covid. Secondo lo studio, l’aumento della spesa sarebbe stato “condizionato” più che da una maggiore propensione agli acquisti, dal caro vita.

Per molti italiani è stata una festa votata alla spending review, vale a dire un processo teso a migliorare l’efficienza e l’efficacia della spesa pubblica. Un italiano su due avrebbe atteso la mezzanotte in casa, propria o di amici o parenti; tre su dieci, stando sempre allo studio compiuto da Confcooperative, hanno brindato all’ingresso del 2025 in viaggio, mentre e due su dieci hanno trascorso la serata in cenoni organizzati da ristoranti e hotel.

 

BEL TEMPO SI SPERA

Infine, un po’ di meteo. Un anno fa San Silvestro si era presentato con piogge sparse, al Centro-Nord e in Campania. Ieri, in buona parte dell’Italia, la vigilia sarebbe stata asciutta e serena. Nei prossimi giorni, alta pressione, ma anche stabilità, ristagno di inquinanti e nebbie in pianura. Dopo giornate con buona visibilità, si prevede peggioramento in val Padana e nelle valli del Centro con presenza di nebbie notturne a tratti anche fitte.

Il brindisi di mezzanotte a Torino ha fatto registrare 1°C. Milano, Bologna e Venezia, invece, nottata in compagnia della nebbia e 2-3°C; Firenze 4°C, Roma 7°C, Napoli foschia e 9°C; per concludere, Cagliari cielo grigio e 12°C. Nel resto d’Italia, 3 gradi a L’Aquila, 7°C Bari, 11°C a Reggio Calabria, Catania e Palermo. Il 2024 si è chiuso, però, con un primato: è stato l’anno più caldo della storia.

Orecchiette sì, ma solo a scopo dimostrativo

Bari, arriva la norma per regolamentare le pastaie di Bari Vecchia

Stretta del Comune, ci sono norme che vanno rispettate. Le pastaie rispondono per le rime. Fanno la Scia, si mettono in regola, ma in attesa del benestare chi paga acqua e farina, tempo, luce, mano d’opera? Fare promozione, ma a spese di chi? A breve le risposte del sindaco Leccese e dell’assessore Petruzzelli

 

Ci spiace cara Nunzia, ma a Bari vecchia dovrete inventarvi qualcos’altro. Ricorrere, per esempio, a una iscrizione alla Camera di commercio del Comune di Bari, farti una partita IVA, consultarti con un commercialista per trovare la strada più indolore per far fronte alla norma voluta dal sindaco. Certo, il primo cittadino, Vito Leccese, ci ha messo di suo. Forse vedeva nelle pastaie di bari vecchia un aspetto folkloristico, promozionale, se vogliamo, ma così proprio non andava. I ristoranti e le rivendite vicine hanno dovuto attendere un servizio televisivo, più di un articolo a livello nazionale, perfino un articolo in prima pagina del New York Times, per capire che le pastaie baresi non potevano proseguire con il loro tavolino a cielo aperto a continuare a fare gli “affari loro”. Intanto le norme igieniche, a cui ha fatto riferimento il popolare quotidiano americano; i controlli dei Nas, il Nucleo Antisofisticazioni e Sanità, l’organo di controllo dei carabinieri che dipende dal Ministero della Salute e conduce la lotta contro le sofisticazioni alimentari, sono arrivati puntuali; così il sindaco, nonostante avesse chiuso un occhio, considerando che i problemi a Bari sono altri, ha dovuto prenderne atto.

 

 

NON FINISCE COSI’

Non è finita su due piedi. Ne abbiamo scritto la scorsa settimana: Nunzia, la pastaia barese più famosa al mondo, e le sue colleghe avevano perfino minacciato uno sciopero, subito rientrato. La scusa con cui erano scese in piazza le “produttrici” di uno dei piatti più appetitosi della Puglia, non reggeva. A chi aveva asserito che le norme igieniche erano rispettate, aveva risposto più di qualche ristoratore elencando il numero dei controlli ai quali, lui e i suoi colleghi, venivano sottoposti. Non solo, Nunzia, rilasciando interviste a manetta, aveva perfino respisto una delle ultime accuse, di sicuro la più grave: la vendita di orecchiette già essiccate. Cartoni di un Centro di produzione commerciale pugliese erano stati rinvenuti nei pressi di Via delle Orecchiette: secondo le accuse di una tv e di più di un blog, qualche “collega” di Nunzia, aveva fatto ricorso all’aiutino per vendere un prodotto confezionato su larga scala. Qualcuno, ci dicono, avrebbe suggerito ai soliti personaggi che proprio di lavorare “pulito” non vogliono saperne, “Fatevi furbi!”. E’ la solita ricetta meridionale. Le richieste sono tante, le orecchiette vanno via come il pane, bene, allora dove “mangiano” in cinque, possono mangiare in dieci, in venti, perché no?

E’ così che va. Dunque, niente più pasta fresca lavorata in strada se non a scopo dimostrativo. Le pastaie di Bari Vecchia potranno produrre le orecchiette solo in casa. Da oggi esistono linee-guida volute dal Comune di Bari e dalla Asl insieme con le associazioni di categoria per regolamentare l’attività delle pastaie di Bari vecchia.

 

 

ANSA E LE AGENZIE…

Secondo quanto riportato dall’Ansa, gli aggiornamenti su questa attività sono state illustrate dopo la cosiddetta “mappatura” di chi in casa fa pasta fresca per la vendita diretta e le proteste delle scorse settimane, dopo l’accusa rivolte alle pastaie ree di vendere ai turisti orecchiette industriali e non artigianali.

Alla luce di quanto deciso a Palazzo, pertanto, le pastaie saranno considerate operatori del settore alimentare, tanto che a tutti gli effetti dovranno rispettare le norme appena rese ufficiali. Dal punto di vista amministrativo, l’attività di ciascuna delle pastaie è “impresa domestica” con tanto di Scia, la Segnalazione certificata di inizio attività da presentare al Comune. Stando così le cose, le Nunzia e le compagne non potranno impastare, produrre orecchiette con la pasta fresca in strada se non a scopo dimostrativo.

«Le pastaie di Bari vecchia rappresentano una straordinaria risorsa della nostra comunità e come amministrazione comunale, faremo tutto il possibile per continuare a valorizzare le tipicità enogastronomiche del nostro territorio e salvaguardare le nostre tradizioni culturali e culinarie garantendo, allo stesso tempo, la tutela degli aspetti igienico-sanitari», ha dichiarato Pietro Petruzzelli, assessore allo Sviluppo locale del Comune di Bari.

 

 

COMUNE, LE LINEE-GUIDA

Nelle linee guida del Comune di Bari è stato inserito un sistema di autocontrollo semplificato, con indicazioni specifiche per la pasta fresca, ma anche le condizioni d’igiene dei locali e delle attrezzature utilizzate. Gli operatori del settore alimentare dovranno, inoltre, conservare i documenti fiscali relativi all’acquisto della materia prima e quelli che riguardano clienti, tipologia, lotto di appartenenza ed eventualmente quantitativo di prodotto fornito. Non è la madre di tutte le soluzioni, ma almeno è una stretta in un sistema da Far West, nel quale bastava alzarsi la mattina, mettere una tavola all’aperto, impastare, fare orecchiette e venderle tanto al chilo, senza norme sanitarie e senza scontrino fiscale, con tutto quanto dovrebbe esserci a monte (dalla Scia in poi…).

A proposito delle strette riguardo la produzione di orecchiette, prevista anche la formazione obbligatoria. «Con questa decisione – ha detto ancora Petruzzelli – intendiamo sostenere la crescita economica della nostra città, contribuendo allo stesso tempo anche alla tutela della sua identità: come si dice in questi casi, il percorso che ha preso il via oggi richiede una grande determinazione da parte di tutte e tutti, e, alla luce dell’incontro di posso assicurare che l’impegno da parte di tutti sarà massimo». Le pastaie sono avvisate. Idem i turisti, che in caso di controlli dovranno fare attenzione a giustificare per i primi giorni (in attesa dei documenti appositi) cosa ci sia in quella busta di plastica e quale titolo portano via le orecchiette.

Per contro, Nunzia e le sue colleghe. «Possiamo fare orecchiette solo a scopo dimostrativo? Insomma, produrre decine di chili di orecchiette “al gratis” per fare bello il Comune di Bari, gli stessi baresi, orgogliosi delle nostre orecchiette, per giunta a spese nostre?». Infatti. E gli ingredienti, acqua e farina, il tempo, la luce, la mano d’opera, chi paga? Anche questa è una bella domanda.

«Ragazzi, inseguite i sogni»

Tijjani, da ciclofattorino ad Amsterdam a stella del calcio nella capitale

Noslin, elemento di punta della Lazio, ha iniziato facendo il rider. «Volevo crescere, il mio pensiero fisso era diventare un professionista. Mi ha aiutato mia madre, poi una leggenda dell’Inter, Wesley Sneijder, cominciò a prendersi cura di me. Prima nell’Ajax, poi a Verona, infine a Roma». La tripletta al Napoli di Conte in Coppa Italia lo ha posto all’attenzione dei grandi club

 

«Lavoravo sotto la pioggia, ma anche quando nevicava; il mio compito era quello di preparare panini: facevo le consegne in scooter, in auto o in bici; ero io ad aprire e chiudere l’attività, lo facevo però pensando che non era proprio quello che avrei voluto fare nella vita; professionale ero professionale, ma avrei voluto crescere, diventare un calciatore professionista: non nascondo, però, che a volte ho avuto paura che il mio sogno non si avversasse, insomma che non ce l’avrei fatta, ma è stata la fede in Dio ad avermi aiutato nel viaggio della vita».

Tijjani Noslin, calciatore olandese nato ad Amsterdam, proveniente da una famiglia giunta in Europa dal Suriname, stato indipendente dell’America meridionale.  Così si è raccontato Tijjani prima di diventare un giocatore professionista, al Corriere della Sera. Fino a poco tempo prima si era guadagnato da vivere facendo il rider per Subway, una nota catena di fast food olandese. «So cosa significa essere dall’altra parte – riprende il venticinquenne calciatore della Lazio – lavorare duramente tutti i giorni; mi dico sempre che non voglio tornare indietro: voglio dare tutto quello che ho fino alla fine della mia carriera, infine guardare indietro e vedere che la mia è stata una bella storia».

 

Foto Profilo Instagram

 

FORZA LAZIO!

Oggi Tijjani è uno degli elementi più rappresentativi della Lazio. Fino a quattro anni fa preparava panini in un fast food a pochi isolati dallo stadio dell’Ajax, la sua squadra del cuore: non è diventato calciatore per caso, forse da piccolo non era ancora il suo chiodo fisso, ma più avanti lo è diventato, tanto da martellargli la testa. Forse, a fargli cambiare decisamente idea, cioè a convincerlo che è il calcio il suo “lavoro”, la clamorosa tripletta in Coppa Italia inflitta al Napoli di Antonio Conte. Un percorso, il suo, non proprio rose e fiori. Per farcela, giungere a certi livelli, occorre sudare sodo. «Mai arrendersi – racconta – quando ero nelle giovanili dell’Ajax, a causa di un errore amministrativo, non poterono tenermi; da quel momento mia madre ha contattato letteralmente tutti i club professionistici olandesi per segnalargli il mio nome».

Le cose non andarono subito bene. «Dicevano che ero troppo gracile fisicamente; non navigavamo nell’oro, tutt’altro, per gli standard olandesi non rientravamo nella categoria benestanti: mamma ha sempre combattuto molto con quel poco che aveva». Dopo attesa e sacrifici, tanti, la svolta, nel 2020. «Nell’estate del Covid finii al DHSC, quinta serie olandese, una squadra sconosciuta; non avevo grandi aspettative, l’importante a quel punto era giocare al pallone; ben presto scoprii che era il club di Wesley Sneijder».

 

 

GRAZIE WESLEY!

Tijjani cominciò a segnare gol a raffica, facendosi notare dalla leggenda dell’Inter del Triplete che promise a sua madre di aiutare personalmente il ragazzo. Tramite la conoscenza del proprietario del Fortuna Sittard, Sneijder diede la possibilità al classe 1999 di spiccare il volo in un club professionistico. Poi, a gennaio 2024, il trasferimento al Verona di Marco Baroni con cui conquistò una salvezza sul filo di lana. Oggi i due lavorano ancora insieme, ma alla Lazio. Dalla quinta serie olandese, il sogno di Tijjani vola in Europa League.

«Voglio far vedere a tutti quello che so fare – dice oggi il giovanotto ormai più di una promessa – naturalmente quando sei nella tua città ti vengono a guardare molti amici, lo stesso parenti e conoscenti a cui vuoi mostrare sempre qualcosa in più; ovviamente darò sempre tutto e lo farò anche contro l’Ajax, ma la cosa più importante è vincere le gare, non importa come, se con i miei gol, i miei assist…». La vita è maestra, Noslin conferma. «Se hai attraversato periodi difficili fin da piccolo, questo può aiutarti; quanto impari per strada puoi trasferirlo anche nel calcio». 

Natale, va un po’ meglio…

Regali e auguri, dal 24 dicembre al 6 gennaio

Gli italiani impegnano di più i loro risparmi. Aumentano quanti si mettono in viaggio, ma anche la spesa per comprarsi o comprare prodotti a parenti, amici, conoscenti. Rispetto a due anni fa si è registrata una discreta impennata nei consumi. Lo spiegano i sondaggi di Confcommercio, Confesercenti e Codacons. C’è, però, chi resta a casa, non ha ferie, preferisce “investire” in abbigliamento o beni di consumo, privilegiando la tavola…

 

Cominciamo intanto con l’augurare un Buon Natale a tutti. A quanti fanno parte di questa squadra, quella di “Costruiamo”, e a quanti ci seguono, leggono, commentano, in questa serie di articoli e riflessioni. Speriamo sia stato un Natale fatto di soddisfazione, piuttosto che di malinconia. Le feste sono belle, in particolare quella del Natale, ma ogni momento di grande emozione nasconde sempre quell’accento di malinconia. Inutile farne mistero, ci sono ragazzi accolti da “Costruiamo” che vengono da molto lontano. Vengono in Italia, qualcuno prosegue il viaggio per l’estero, alla ricerca di un lavoro, di una vita migliore rispetto a quella che faceva nella sua città di origine, talvolta anche villaggio. Di storie ne abbiamo raccontate, continueremo a raccontarne. Molte di queste, lo dicono gli italiani per primi, che in quanto a romanticismo non li batte nessuno, sono permeate di una certa malinconia, perché costruirsi una vita lontano dalla propria casa, dalle proprie abitudini porta grandi sacrifici: lasciare la propria terra, i propri cari, innanzitutto. E poi, la fame, la sete, le violenze.

In questi spazi più o meno giornalieri ci raccontiamo e ci conosciamo un po’ meglio. Un po’ meglio di ieri, un po’ meno di domani. Ecco, il Natale, come lo trascorriamo in Italia, non solo fra italiani, ma anche con i fratelli che vengono dal Continente di fronte al nostro. Quando parliamo o scriviamo, come in questo caso, di italiani, parliamo anche di quanti da poco o da molto abitano il nostro Paese. Dunque, quando raccontiamo l’Italia, raccontiamo del Paese di tutti.

 

 

PONTE FESTIVO

E, allora, come avete trascorso o pensate di trascorrere le festività cominciate con il Santo Natale? Qui lo chiamiamo “ponte festivo”, perché il periodo festivo è di due settimane. Tutto riprende a ritmo sostenuto a partire dal 7 gennaio, o male che vada il 2 gennaio. L’Italia i questi giorni è ferma? No, c’è chi lavora; chi, intanto, ha la fortuna di averlo un lavoro e, pur di avere un reddito, mettere su famiglia, ha rispetto delle festività, ma non ne fa una malattia se un giorno, invece di brindare, mangiare una fetta di panettone o brindare, lavora e guadagna.

Secondo il focus di Confcommercio, la Confederazione dei commercianti italiani, fra Natale, Capodanno ed Epifania prossima, dunque 2025, le vacanze saranno più segmentate, spezzettate. Più partenze, con una tendenza a spostarsi al di fuori dei periodi consueti con lassi di tempo evidentemente più brevi. In questa ricerca di Confcommercio ripresa dall’agenzia Ansa, il 25% degli italiani ha dichiarato dichiara che si muoverà sia fra Italia ed estero, compiendo pertanto più viaggi. Una parte più contenuta, calcolabile in un 12%, partirà per l’estero, specie a Capodanno e in vista dell’Epifania (una percentuale sensibilmente migliorata rispetto a due anni fa). Quanti non saranno impegnati o avranno investito i propri risparmi nelle vacanze, il 20% attribuisce a questa “scelta obbligata” a motivi economici, mentre il restante 13% alla mancanza di ferie disponibili. Spesa complessiva prevista: oltre otto miliardi di euro, con un impegno economico maggiore indirizzato al Capodanno, che conferma di essere il momento di maggiore spesa per gli italiani: spesa media per persona, 390 euro; numero complessivo di viaggiatori, 9 milioni.

 

 

MEGLIO DEI PRECEDENTI

Il Natale che stiamo vivendo, pare non sia più quello dello scorso anno, giocato sul risparmio. Pare, infatti, che le famiglie italiane fino alla fine del Natale, avranno speso nove miliardi di euro, fra gli acquisti anticipati (Black friday) e il rush finale agli acquisti nel fine-settimana. Sotto l’albero troveremo, dunque, più regali sotto l’albero, con le festività che potrebbero arrivare ad un costo di 25 miliardi di euro, fra viaggi, spostamenti e spesa alimentare, dove i rincari hanno registrato picchi mai registrati in una simile percentuale: il 20%.

Secondo Codacons e Confesercenti-Ipsos, il recupero dei redditi reali, per quanto faticoso, e la frenata dell’inflazione incoraggeranno agli acquisti: 9,5 miliardi di euro (Codacons), a 8,1 miliardi (Confesercenti) con una spesa media di regali pari a 225 euro a persona. Secondo Confesercenti, il clima di incertezza pesa su famiglie e imprese, ma gli italiani non rinunciano al Natale. Quest’anno, sempre secondo Confesercenti, le vendite per le festività hanno scontato una partenza lenta, e la speranza che ci sia un rialzo a fine corsa, sul filo di lana.

Fra gli investimenti in regali: capi di abbigliamento, moda, con particolare riferimento alle borse, sono in cima alle preferenze degli italiani. Fra i cinque doni più scelti, anche libri (33%) e tecnologia (32%). Per un 30%, dono gastronomico, mentre il 23% su un prodotto da enoteca. Sugli acquisti dell’ultima ora, pare che i negozi una volta tanto avranno la rivincita sulle vendite online. Il 61% degli acquisti nell’ultima settimana prima di Natale, pare sia avvenuta nel punto-vendita fisico: il 46%: in un negozio, di vicinato o in un centro commerciale; il 10% in un negozio monomarca di una grande catena e il 4% in un mercato o mercatino.

Bergamo, è qui la festa!

Sole 24 Ore, il capoluogo lombardo è la città dove si vive meglio

Trento e Bolzano, seconda e terza. Il Sud, purtroppo, registra un’altra sconfitta. Taranto risale di poche posizioni, ma abbandona il “fanalino”. Bene Monza, Cremona, Udine, Verona, Vicenza, Bologna e Ascoli Piceno. In coda, fra le big: Foggia, Palermo, Caserta, Cosenza, Napoli e Reggio Calabria

 

Secondo l’attesa e puntuale indagine svolta dal Sole 24 Ore, la provincia più vivibile è risultata quella di Bergamo, seguita da Trento e Bolzano. Non fatelo sapere a un famoso musicista bergamasco, che alla polizia ha raccontato di aver vissuto ore di terrore perché sequestrato in casa propria, con la propria famiglia, da malviventi dal chiaro accento straniero. Per la cronaca, le indagini hanno condotto al “nulla di fatto”: i rapinatori-sequestratori, al momento l’avrebbero fatta franca.

Intanto, Bergamo è lì, secondo il “Sole”, saldamente al primo posto. Proprio come nel massimo campionato di calcio italiano: l’Atalanta dei Percassi, una delle famiglie più ricche del Paese, e di Gasperini, comanda la serie A. Insomma, se tanto ci dà tanto, questo l’anno d’oro di Bergamo.

 

 

PASSI AVANTI E INDIETRO

Breve passo indietro, per farne a breve, uno decisamente più avanti. Una settimana fa abbiamo dato un’occhiata alle Città in cui si vive peggio. Città, attenzione, in cui si vive peggio secondo gli stessi abitanti del luogo. Quei cittadini che hanno un senso critico innato, non la perdonerebbero agli estranei (i turisti se volete), figurarsi ai propri concittadini. Per farla breve, non parliamo di cittadini che prenderebbero a badilate gli automobilisti che non rallentano e, poi, non si fermano davanti alle strisce pedonali facendo attraversare i pedoni. Non solo come è giusto che sia, oppure come impone la buona educazione, ma perché è il codice della strada ad imporlo: strisce pedonali, auto, stop, avanti i pedoni.

Quella della gentilezza mancata è solo un aspetto, perché nella classifica della scorsa settimana si invoca alla scarsa socializzazione dei concittadini, che non sorridono, non salutano, e hanno – ma non sarà un controsenso? – la testa ai social, il mondo del virtuale. Non costerebbe nulla essere “social” al bar, al supermercato, per strada, regalando un sorriso. E, invece, no, meglio internet.

 

 

TARANTO, FANALINO

E va bene, senza altri giri di parole, la città peggiore in fatto di gentilezze, è stata eletta Taranto, qualcosa che ci è familiare. Per fortuna, questa, è stata bocciata dagli stessi tarantini che passano per caustici.

E, allora, Bergamo. La città lombarda che vive su due piani, Bergamo Alta e Bergamo Bassa, per la prima volta vince la trentacinquesima edizione dell’indagine del Sole 24 Ore che fotografa il benessere nei territori. Nella top 10, ma non avevamo dubbi, trionfa il Nord-Est mentre le grandi città, fatta eccezione per Bologna (nona), scendono di diverse posizioni: Milano, infatti, è dodicesima, Firenze trentaseiesima, e Roma cinquantanovesima.

Secondo la classifica, dunque, la provincia in cui si vive meglio è Bergamo. Sul podio, buone seconda e terza, Trento e Bolzano. Tiene il Centro-nord, mentre drammaticamente il Sud conferma il suo trend: la gran parte dei territori in cui la qualità della vita è più bassa continua a essere il Meridione.

 

 

RICCHEZZA, CONSUMI, AFFARI, LAVORO…

Per avere un’idea dell’indagine, sveliamo i parametri cui si è giustamente ispirato il Sole 24 Ore, che nel suo studio ha utilizzato qualcosa come novanta indicatori, divisi in sei grandi categorie: “ricchezza e consumi”, “affari e lavoro”, “ambiente e servizi”, “demografia, salute e società”, “giustizia e sicurezza” e “cultura e tempo libero”.

Bergamo è al primo posto come città i cui abitanti vanno meno spesso a curarsi altrove. Terzo posto nella categoria “ambiente e servizi”, settimo in “demografia e società”. Bergamo è prima anche per l’indice di “sportività”: per il numero di atleti tesserati e società sportive. Ma anche la più bella di tutte, ha qualche controindicazione fisiologica:  per “ricchezza e consumi”, Bergamo è ventitreesima, mentre – novantottesima per crescita del PIL procapite.

Trento e Bolzano, rispettivamente seconda e terza in classifica, sono storicamente tra quelle in cui si vive meglio in Italia. A partire dal primo sondaggio del “Sole”, nel 1990, Trento è stata prima per due volte, e tra le prime tre complessivamente quattordici volte. Quest’anno, la città di Trento, è risultata prima per qualità della vita di bambini, giovani e anziani. Da quando esiste l’indagine Bolzano è stata cinque volte prima, e tra le prime tre ben diciotto volte. Nell’indagine di quest’anno, è stata la prima città per tasso di occupazione (quasi l’80% contro una media nazionale di 64%), ultima, però, per aumento del costo della vita.

 

DOPO IL PODIO, LE ALTRE

A seguire, nelle prime dieci posizioni: Monza Brianza, Cremona, Udine, Verona, Vicenza, Bologna e Ascoli Piceno. Per concludere, come anticipato, Milano ha perso quattro posizioni soprattutto a causa del costo della vita, Firenze ne ha perse trenta a causa della criminalità e Roma, ventiquattro, per l’aumento delle disuguaglianze.

Per concludere, si diceva di Taranto città-fanalino di coda. Se nella classifica dell’educazione, secondo i suoi stessi cittadini, la Città dei Due mari ha ancora da lavorare, in quella del Sole 24 Ore, Taranto, zitta zitta guadagna, qualche posizione. La stessa classifica del Sole, dice che il capoluogo ionico non è poi così “ultimo”.

Alle sue spalle, per la cronaca, dopo aver compiuto il ragionamento sulle “Miss”, le più belle per intendersi, Taranto si è posizionata davanti a: Isernia, Agrigento, Enna, Caltanissetta, Foggia, Palermo, Caserta, Cosenza, Vibo Valentia, Siracusa, Crotone, Napoli e Reggio Calabria. Trattasi, comunque, di guerra fra poveri: tutte città meridionali, non si sfugge.