Italia, prima nel mondo

E’ Roma la città in cui si mangia meglio, seconda Londra, terza Marrakech

La capitale bissa il successo di due e tre anni fa. Meritatamente, segnala TripAdvisor in una rassegna ripresa dal free-press “Leggo”. «La città stessa è come la sala espositiva di un gigantesco museo all’aperto. Un vero e proprio collage di piazze, mercati all’aperto, e siti storici sbalorditivi». Getti una monetina nella Fontana di Trevi, resti a bocca aperta davanti al Colosseo e al Pantheon. E prosegui, per fare il pieno di cappuccino per un pomeriggio di shopping in Campo de’ Fiori o a Via Veneto

 

Stilata la classifica delle città, al mondo, nelle quali si mangia meglio. Restate di stucco, senza fare ricorso al proverbiale “barbatrucco”, ma in questa speciale classifica redatta grazie a mezzo milione di opinioni raccolte in un anno di “radiografie” sulle tavole di tutto l’emisfero, da TripAdvisor, bene, la città in cui si mangia meglio è proprio qui in Italia: è Roma. C’è il free-press “Leggo” che mette insieme gli sforzi compiuti dal sito di importanza mondiale. Mette insieme un numero infinito di recensioni, le shakera e le serve ai lettori che, evidentemente, si fidano non solo del quotidiano, ma anche di quanti manifestano giornalmente il loro punto di vista in qualità di clienti di ristoranti nel mondo.

Dunque, si diceva: la città in cui si mangia meglio, è proprio qui in Italia. Non solo elogiata, ma anche invidiata e, infine, anche premiata, scrive il quotidiano, meritatamente aggiungiamo noi: basta aggirarsi nella capitale per comprendere quanto sia ancora percorribile e a costi tutto sommato ragionevoli un menù – come dire – fatto in casa.

 

 

CAPUT MUNDI

Roma, dunque, caput mundi anche a tavola. Regna incontrastata nella classifica delle città in cui si mangia meglio al mondo. Lo hanno decretato gli utenti di TripAdvisor hanno indicato la capitale d’Italia talmente tanto da farle assegnare il primo posto nella classifica che comprende altre venticinque città al mondo. Detto che la cosa non può che farci piacere, è bene anche ricordare che da queste colonne non più tardi di qualche tempo fa abbiamo segnalato che Roma aveva ottenuto il gradino più alto del mondo anche due e tre anni fa. Insomma, una conferma: negli ultimi quattro anni, Roma è medaglia d’oro tre volte. Un primato.

Come viene assegnata la palma di città più “invitante” al mondo. La medaglia d’oro viene attribuita a chi riceve il maggior numero di recensioni positive nell’arco dei dodici mesi. Un titolo che Roma, ripetiamo con merito, ha conquistato i milioni di visitatori ingolosendoli con i numerosi piatti della sua tradizione.

Cosa scrive TripAdvisor nella sua autorevole recensione. «Un giorno non è bastato per costruire Roma, ma non basterà neanche per girarla tutta: la città stessa è come la sala espositiva di un gigantesco museo all’aperto, un vero e proprio collage di piazze, mercati all’aperto, e siti storici sbalorditivi».

 

 

UNA SUGGESTIONE DOPO L’ALTRA

Getti una monetina nella Fontana di Trevi, resti a bocca aperta davanti al Colosseo e al Pantheon e fai il pieno di cappuccino per un pomeriggio di shopping in Campo de’ Fiori o a Via Veneto. Infine, scrivono: «rifocillati con un piatto di pasta fresca, assaggiando succulenti carciofi fritti o una tenera coda alla vaccinara, gustando uno dei migliori pasti della vostra vita». E come dargli torto.

Ma fra le città che prendono il turista per la gola, c’è un’altra città italiana. E anche qui non avevamo dubbi: è Napoli, che si classifica al quinto posto. Accanto a Roma, sui due gradini sottostanti, si accomodano al secondo posto Londra, mentre Marrakech si piazza al terzo. Parigi scivola al quatro posto e precede di un gradino il capoluogo campano. Volendo sbirciare le altre top, ecco che vediamo alle spalle della città del Vesuvio, altre cucine votatissime quasi quanto le altre più avanti: Barcellona e Atene, per esempio. Ma, attenzione, anche Lima (Perù), New Orleans (Stati Uniti), Buenos Aires (Argentina).

Red Canzian: «Finalmente Taranto»

Mercoledì 29 gennaio alle 20.00, Teatro Orfeo

Il popolare artista torna in città, presenta il suo nuovo libro. «Non è un’autobiografia: faccio tesoro della mia vita, spiego momenti essenziali del mio percorso, non solo come musicista; accompagno il lettore a confrontarsi e riflettere sulle sue personali esperienze». I concerti all’Alfieri e al Mazzola, il rapporto con i suoi “amici per sempre”, Roby, Dodi e l’indimenticato Stefano

 

Red Canzian, grande artista, conosciuto “appena” cinquant’anni fa. Da allora non abbiamo più smesso di vederci, sentirci, frequentarci, anche per lavoro. Di cose ce ne sarebbero da raccontare. Lui stesso ha voluto che la presentazione del suo nuovo libro, “Centoparole  – Per raccontare una vita”, in programma mercoledì 29 gennaio alle 20.00 al Teatro Orfeo di Taranto, fosse una conversazione fra amici.

«Vorrei che nell’incontro specificassi – testuale il bassista dei Pooh, autore anche di un fortunatissimo musical, “Casanova” – che siamo amici da cinquant’anni e che la nostra chiacchierata andrà più in profondità grazie, appunto, a questa nostra profonda conoscenza…». I concerti dei Pooh al Teatro Alfieri, al Mazzola, allo Iacovone e in altre sedi, da Maricentro al Palamazzola, sempre pienone. Red e i Pooh, i suoi-miei “amici per sempre”, Roby, Dodi, l’indimenticato Stefano. Il privilegio di conoscerli non solo dal punto di vista artistico, ma anche dal punto di vista umano. Quando si dice “brave persone”. Ecco, i Pooh, sono davvero brave persone, impegnate nel loro lavoro come in altre attività, il sociale, per esempio. Fra queste, la beneficenza, avendo messo a disposizione di associazioni umanitarie anche il loro brand, una garanzia.

 

 

ALL’ORFEO, CENTOPAROLE

Dunque, “Centoparole” al Teatro Orfeo. Nasce da una telefonata e una promessa. «Ho l’agenda piena di impegni fino a dicembre – giustifica Canzian – quando partirò per Pechino, dove porterò in scena il mio “Casanova”: è la prima volta che un musical sbarca in Cina, incrocio le dita. Di Taranto ne parlo con la mia casa editrice, Sperling e Kupfler, troveremo una soluzione: non possono dirmi no, il libro con le sole prenotazioni è già primo in classifica».

«Questo libro – spiega Red, descrivendo “Centoparole” – non è un’autobiografia per raccontare la mia attività artistica, anche se spesso le parole inevitabilmente si incrociano con tutto quello fatto fin qui con i Pooh, e non solo: in questi cento brevi capitoli faccio tesoro della mia vita, della mia esperienza, spiegando parole essenziali nel mio percorso accompagnando il lettore a confrontarsi con le sue esperienze di vita; nonostante sia uscito da poco, alle presentazioni incontro gente che ha già letto il libro e mi confessa di essersi riconosciuto in diverse parole che poi diventano oggetto di riflessione: questo è lo scopo di “Centoparole”».

«Ho scritto “Centoparole” – prosegue Canzian, a proposito del suo libro – avvertendo intorno gente “dispersa”, senza sogni; il sogno, invece, è la molla che ha fatto scattare la voglia, mia e dei miei “amici per sempre”, nel fare questo mestiere; la nostra generazione, in realtà, ha qualche peccato da farsi perdonare: in alcuni casi quella voglia di sognare, ai ragazzi, non volendo gliel’abbiamo spenta proprio noi; credo, però, che sia necessario che i nostri giovani debbano provare ad affrontare la vita con positività, con il sorriso, senza considerare un fallimento come fosse un disastro: una delusione è solo un incidente di percorso dal quale ripartire con più voglia; del resto, lo racconto io, uno partito da zero, senza aiuti, senza quelle spinte oggi tanto invocate: ringrazio i miei genitori che mi hanno sostenuto nell’inseguire un sogno avuto fin da ragazzo, tutto il resto devono mettercelo loro…».

 

 

DALLA CINA CON SUCCESSO

Canzian, quando assume un impegno ci mette tutto se stesso: la registrazione di una canzone, i dettagli di un tour, che sia il suo o quello dei Pooh, il suo “Casanova”, messo in piedi con l’aiuto di Beatrice, sua moglie, Chiara e Phil, i suoi ragazzi. Il debutto in Cina. Legittima tensione prima della “prima”. Va tutto bene, anzi di più.

«E’ stato incredibile – racconta poche ore dopo l’esordio – al di là del teatro pieno e dalle dimensioni eccezionali: un successo strepitoso con una partecipazione incredibile da parte del pubblico; lo stesso direttore del teatro mi diceva che non aveva mai assistito a qualcosa di simile: le risate, gli applausi, cose che di solito qui, in Cina, non avvengono durante gli spettacoli: rispettosi delle rappresentazioni, non interrompono, ma applaudono solo alla fine: insomma, per una volta gli spettatori si sono lasciati andare e di questo sono felice». “Centoparole”.

E pensare che Red, il senso della vita, lo aveva espresso non con cento, ma con una ventina di parole. Poche, toccanti, all’uscita da una curva pericolosa della vita. «Mai come in questo momento – scrisse – sono affamato di vita e ho voglia, anzi, bisogno di voi, di incontrarvi e condividere con tutti emozioni lontane nel tempo e vicine nel cuore». 

Ve la do io l’America”

Donald Trump, quarantasettesimo presidente degli USA

Ribadisce le sue posizioni intransigenti del suo programma elettorale. Pone alla firma un centinaio di ordini esecutivi. Comincia dalla “deportazione di milioni e milioni di clandestini”. Proclama l’emergenza al confine col Messico, promette di piantare la bandiera a stelle e strisce su Marte, intende riprendersi il Canale di Panama. E, ancora, cambiare il nome al Golfo del Messico (“Golfo d’America”), riconoscere due soli generi (maschile e femminile)

 

Se devi dire una bugia, dilla grossa. Così, più o meno, recitava il titolo di una commedia, nemmeno a dirlo, americana. Dove i film sanno farli, considerando le risorse economiche e hanno un bacino d’utenza esagerato, considerando la lingua inglese che ormai parlano in mezzo mondo. Dunque, deve essersi sentito su un set cinematografico, ripreso da cineprese poste in mille angoli, Donald Trump, quarantasettesimo presidente della Repubblica degli Stati Uniti, per dire tutto quello che ha detto nel suo discorso d’insediamento alla Casa Bianca. Lo aveva promesso in campagna elettorale, tanto che i punti salienti della sua seconda ascesa al Campidoglio avevano del clamoroso, più che sembrare programmi politici. Invece, il presidente americano, non solo non fa un passo indietro, ma ne compie uno deciso in avanti, tanto da scatenare commenti non sempre condivisi o magnanimi nei suoi confronti.

Trump giura a mezzogiorno in punto, promette all’America che lo ha eletto una “nuova età dell’oro”. Fra gli altri passaggi, grazia i rivoltosi di Capitol Hill, pone uno stop agli accordi di Parigi e allo Ius soli, dunque contro gli emigranti. Spettacolarizza, strappa applausi dalla claque, qualche sorrisino stiracchiato dalla platea nella quale siedono ex presidenti, quando ricorda il fallito attentato ribadendo di essere “stato salvato da Dio per rendere l’America di nuovo grande”. Insomma, cose così.

 

 

DECRETI PRONTI…

Dunque, pone alla firma un centinaio di ordini esecutivi: la “deportazione di milioni e milioni di clandestini” – parole del neopresidente – con la proclamazione dell’emergenza al confine col Messico alla bandiera Usa da piantare su Marte, la ripresa del Canale di Panama, il cambio di nome del Golfo del Messico “in Golfo d’America”, dal riconoscimento di due soli generi (maschile e femminile) all’abolizione – come si diceva – dello Ius soli e, alla fine, della strumentalizzazione politica della giustizia.  

Secondo Donald Trump, “il declino del Paese è finito, da oggi comincia una nuova età dell’oro per invertire completamente tutti questi numerosi tradimenti e restituire al popolo la sua fede, la sua democrazia e la sua libertà; basta con l’élite estremista corrotta!”, proclama. Fra i suoi primi provvedimenti, subito una correzione in corso d’opera degli accordi siglati a Parigi da Biden: la revisione circa gli impegni assunti a Parigi sul clima; la dichiarazione di un’emergenza energetica per produrre più combustibile, l’abolizione del mandato per produrre più auto elettriche.

 

 

…DONALD FA SUL SERIO

Non è finita. Nelle dichiarazioni del tycoon, come riporta, puntuale, l’Agenzia Ansa, insiste la minaccia dei dazi, anche se forse non scatterebbero subito. “Deporterò milioni e milioni di migranti illegali”, insiste, annunciando la dichiarazione di emergenza al confine col Messico e l’invio dell’esercito. Fra i suoi programmi, non del tutto semplici, sia chiaro, l’avvio delle procedure per cambiare il nome al Golfo del Messico, trasformandolo in Golfo d’America. Sferra una bordata ai traffici illeciti, considera i cartelli della droga “vere organizzazioni terroristiche straniere” fino ad abolire lo Ius soli, uno dei massimi princìpi della democrazia americana. E, ancora, la ripresa della costruzione del muro con il Messico.

Questo è solo un assaggio del new deal americano, il nuovo risvolto di una politica che, secondo, il neopresidente porrà al centro del mondo gli Stati Uniti. Sarà un braccio di ferro non indifferente. Fra il dire e il fare, si dice, c’è di mezzo il mare. Pardon, il Golfo. Che poi sarebbero Paesi come la Danimarca e il Canada, che i loro dubbi non li hanno certamente mandati a dire.

Dal Salento con talento

Lorenzo e Pio Fiorito negli Under 30 di Forbes Italia

Respinti in un primo momento dalla Cattolica di Milano, cominciano a lavorare. L’ateneo li accoglie e dopo una triennale i due si trasferiscono a Lisbona. Tornano a casa, aprono una società, danno.lavoro e fatturano tre milioni

 

Dal Salento con talento. La Puglia continua a sfoderare grandi figure professionali. Due studenti-prodigio imparano fra i nostri banchi di scuola, poi i docenti che ne testano le potenzialità li indirizzano prima a Milano, destinazione la Cattolica, fino a coronare un primo sogno professionale: finire nella classifica Under 30 di Forbes per la categoria “Marketing & Advertising”.

Da Ruffano (Lecce) a Milano. Proprio così. È la storia dei gemelli Lorenzo e Pio Fiorito, inseriti oggi nell’autorevole lista dei trenta Under 30 redatta da Forbes nella categoria Marketing & Advertising. 

Originari del Salento, appunto, i due giovani imprenditori, esperti di digital marketing, avevano studiato Economia e Marketing all’università Cattolica di Milano. Eppure la loro avventura milanese non era iniziata nel migliore dei modi. Dopo un primo rifiuto da parte dello stesso ateneo, infatti, Lorenzo e Pio avevano cominciato a lavorare per conto proprio per essere testati da Meta, che li avrebbe candidati a profili ideali per la società che operano nel campo dell’economia. 

 

 

LORENZO E PIO, CHE STORIA!

Una storia di carattere, quella dei due ragazzi pugliesi, che dimostra come un rifiuto possa trasformarsi in una inaspettata opportunità. 

Lorenzo e Pio, dunque, alla fine della fiera, dimostrano grande talento e determinazione raggiungendo il successo nel mondo del marketing. Questo riconoscimento da parte di Forbes rappresenta un ulteriore traguardo per i due ragazzi che oggi, a ragione, sono considerati tra i giovani più promettenti nel settore.

Dopo il primo tentativo di ingresso alla Cattolica, i due gemelli avevano optato per un’esperienza lavorativa. Attraverso Meta, si diceva, i due vengono segnalati a diverse aziende e, contattati, si trasferiscono a Lisbona. È il 2017. In Portogallo i due enfant-prodige ci restano due anni, acquisendo grande esperienza nel settore del marketing e dei social media. 

 

 

PRIMA L’ESTERO, POI IL RITORNO

Rientrati, dunque, nel 2019 in Italia, i Fiorito fondano Dataz, una vera e propria azienda che conta già ben venti dipendenti che forniscono: consulenza specializzata a startup e scaleup per dare impulso al loro investimento anno dopo anno sulle piattaforme digitali, offrendo servizi di data management e data strategy, digital strategy e performance analysis per accompagnare i partner verso una scalabilità data driven.

Nel 2023, altra buona notizia a certificare il lavoro dei due fratelli salentini: il fatturato di Dataz, infatti, è di 1 milione e 620 mila euro, mentre nel 2024 supera i 3 milioni. Un traguardo di grande prestigio per i due giovani di Ruffano che ormai hanno indirizzato quella che era la loro grande passione in un’attività che oggi dà lavoro a decine di ragazzi entusiasti quanto loro. Una intuizione talmente apprezzata, si diceva, che ha permesso a Lorenzo e Pio di entrare nella classifica dei trenta Under 30 del prestigioso Forbes Italia. Forza ragazzi, avanti così.

Ebe, offeso e “condannato”

Akinsanmiro, calciatore, vittima di cori razzisti domenica scorsa a Brescia

Centrocampista della Sampdoria, ha risposto al pubblico che lo aveva offeso con la “danza della scimmia”. Ammonito per provocazione, sostituito dal suo tecnico per evitare scontri. “Non doveva rispondere in quel modo ai nostri tifosi”, dice l’allenatore dei padroni di casa. Sanzioni previste: solita ammenda e tiratina d’orecchie
 
Altro che calcio al razzismo. Gli episodi contro calciatori extracomunitari nel nostro calcio professionistico non accennano a diminuire. Nonostante le iniziative anche a livello internazionale promosse dalle istituzioni.
Ultimo episodio della serie, domenica, a Brescia, dove la squadra di casa ha affrontato la Sampdoria. Durante la gara, cori razzisti, “buuu” all’indirizzo di un calciatore ospite preso costantemente di mira, Ebenezer Akinsanmiro, venti anni, nigeriano. A “Ebe”, saltano i nervi, alza le braccia, non ne può più, si rivolge all’arbitro della gara, che fino a quel momento aveva lasciato proseguire l’incontro.
Interruzione del gioco e invito del direttore di gara a invitare dagli altoparlanti dello stadio quella parte di pubblico scorretto. La vendetta, dicono, è un piatto che si gusta freddo. E così per il calciatore africano arriva il momento di scaricare tutta la tensione accumulata fino a quel momento. 
 
 

 

“ORA BASTA!”

Per Ebe ecco la reazione. Magari in modo sproporzionato, ma a tratti, comprensibile. Visto che la Lega calcio anni fa aveva introdotto nel regolamento, mai applicato, sospensione della gara in corso e sconfitta d’ufficio per la società macchiatasi di “atti di razzismo” mediante il comportamento antisportivo dei propri tifosi.
Ebenezer, calciatore sampdoriano, stizzito per gli insulti e gli ululati razzisti ricevuti da una parte dei tifosi lombardi – scrive Fanpage.it – festeggia il gol dei liguri esibendosi in un balletto particolare, imitando una scimmia, mimandone la postura e il verso, battendosi che il petto. 
“Non puoi provocare così il pubblico – le parole dell’allenatore del Brescia, Pierpaolo Bisoli – non avevo sentito niente prima, ma a prescindere, è giusto avere rispetto”. Non sappiamo se le intenzioni dell’allenatore fossero quelle di ribaltare le colpe fino a coloevolizzre l’avversario, ma ci sembra un intervento incompleto. Mancano, comunque, le scuse a “Ebe”.
 
 

 

EBE, AMMONITO

Quel suo gesto impulsivo viene sanzionato con un’ammonizione. Considerata, inoltre, la tensione, l’allenatore dei blucerchiati ha deciso di sostituirlo così da evitargli conseguenze peggiori. 
Sul campo finisce 1-1, ma quanto accaduto a Brescia mette da parte l’esito sportivo e riaccende i riflettori sugli episodi di intolleranza che avvengono all’interno degli stadi.
“Sull’episodio e sull’arbitraggio non aggiungo altro, perché potrei risultare inopportuno…”, le ultime dichiarazioni rese al Giornale di Brescia da Bisoli. Cosa rischierebbe la società lombarda? Niente di particolarmente grave, che non sia scontabile con un’ammenda. Al solito. E… indietro così.
Nato in Nigeria il 25 novembre del 2004. La vita di “Ebe” cambia nel 2023, quando il 31 gennaio firma un contratto quadriennale con l’Inter, che per averlo batte la concorrenza di Liverpool e Real Madrid, per mandarlo in prestito alla Samp.