Orecchiette, Bari insorge

Le pastaie, attaccate da tv e food blogger, minacciano uno sciopero

Le accuse: opererebbero senza considerare norme igieniche. Qualcuna avrebbe spacciato prodotti industriali per “fatti a mano”. «Nessuna truffa: sono orecchiette essiccate artigianalmente, per una questione di igiene», assicura Nunzia, la star della Città vecchia. «E’ nostro preciso impegno tutelare una tradizione che risale ai nonni dei nostri nonni: le artigiane potranno essere accompagnate dall’Amministrazione comunale in un percorso virtuoso», dice Vito Leccese, sindaco del capoluogo

 

Siamo stati fra i primi a scrivere di Bari vecchia e delle orecchiette. Poi è arrivata la superstar delle “orecchiette fatte in casa”, Nunzia. Infine, alla più veloce pastaia di Bari vecchia, abbiamo dedicato un ampio servizio nel quale scrivevamo che la sua specialità “fatta rigorosamente a mano” aveva conquistato anche l’India. Infatti, uno degli uomini più ricchi al mondo, Anant Ambani, aveva invitato Nunzia a prendere parte alla cerimonia prenuziale (con la fidanzata Radhika Merchant), inserendo nel menu previsto le orecchiette “made in Puglia”. Con tanto di presenza di Nunzia, a vista, proprio nella località indiana prescelta dal miliardario per mostrare non solo la manifattura, ma anche come venissero realizzate le orecchiette.

Ma veniamo alla notizia, anzi “alle notizie” che circolano in queste ore. Perché se è vero che Nunzia sia stata oggetto di una multa, anche a seguito di una trasmissione televisiva della Rai, è anche vero che la pastaia numero uno di Bari vecchia, insieme con le colleghe, abbia minacciato una sorta di stato di agitazione. Il suo e l’altrui impegno, in buona sostanza, sarebbe quello di promuovere non solo un brand (le orecchiette), la stessa Bari e la Puglia. Insomma, Comune e Regione, detta in soldoni, dovrebbero perfino intervenire in solido a riconoscere l’aspetto pubblicitario esercitato dalle pastaie baresi.

 

 

DIFENDIAMO IL BRAND

E poi, un risvolto, che ha provocato grave disagio alle maestranze. Nei giorni scorsi sono stati trovati cartoni smaltiti nella raccolta rifiuti nei quali erano state contenute “orecchiette industriali”. Da qui il sospetto, mai concretizzatosi in denuncia, che qualche pastaia giocasse qualche brutto scherzo a baresi e turisti, che avrebbero acquistato “orecchiette fatte a mano” allo stesso prezzo delle “orecchiette industriali”. Una furbata, ai danni di chi, invece, fa questo lavoro per “guadagnarsi la giornata” (ad onore del vero non sappiamo se, più o meno, rilasciando regolare scontrino con tutto quello che ne consegue).

Le orecchiette fatte a mano e vendute nei vicoli di Bari vecchia, erano finite negli spot di noti stilisti, come riporta l’Agenzia giornalistica Ansa, continuano a far discutere. In questi anni, tanto per gradire, hanno fatto bella mostra sulla prima pagina del New York Times, ma non per giovarsi di benefici, bensì in seguito alla vendita dei “manufatti” senza scontrino, né lista degli ingredienti. Praticamente, dopo quella strapazzata internazionale, in questi ultimi giorni le famose orecchiette di Bari vecchia tornano sotto i riflettori. Ci sarebbe il sospetto che queste non siano davvero tutte fatte in casa, ma che alcune siano industriali, e cioè acquistate all’ingrosso e spacciate ai turisti per “orecchiette fatte a mano”.

 

 

BLOGGER “SCATENATI”

Fra i dubbi, quelli sollevati da “food blogger” che hanno parlato e scritto di «scarse condizioni igieniche in ristoranti improvvisati in case private». Da qui la risposta piccata e di forza promossa dalle pastaie hanno deciso di organizzare uno sciopero.

E Nunzia? E’ fra le prime ad intervenire in soccorso alla categoria. «Non c’è nessuna truffa – ha spiegato all’Ansa – sono orecchiette essiccate artigianalmente, fatte a mano: dobbiamo farle seccare per una questione di igiene; i turisti che visitano la Città vecchia e acquistano i nostri prodotti, le portano a Parigi, in America, e naturalmente hanno bisogno di quelle ben secche, perché sono resistenti e non si guastano nel trasporto». Il rischio avanzato dalle pastaie dalle è il pericolo-muffa. «Cosa dobbiamo fare – domanda alle autorità la produttrice di orecchiette più famosa al mondo – rinunciare a questo lavoro, a questa tradizione pluriennale? Dateci disposizioni, noi siamo pronte ad accoglierle perché vogliamo lavorare in maniera serena».

 

 

NUNZIA E IL SINDACO

La risposta del sindaco di Bari, Vito Leccese, non si è fatta attendere. «E’ nostro preciso impegno – ha dichiarato – tutelare una tradizione che risale ai nonni dei nostri nonni: la strada delle orecchiette esercita un richiamo turistico straordinario perché è sempre stata fino ad ora testimonianza di autenticità; tutto questo va salvaguardato, unitamente alla tutela dei consumatori e degli acquirenti: le artigiane di Bari vecchia potranno essere accompagnate dall’Amministrazione comunale in un percorso virtuoso che consenta di tenere in vita tradizione, appeal turistico e rispetto delle regole».

Per la cronaca. La protesta è durata mezza giornata. Una volta incassate rassicurazioni da parte dell’Amministrazione cittadina, le “orecchiettatrici” sono tornate al lavoro. Per la gioia dei baresi, dei turisti e del brand “Made in Bari”. 

Malaria dal Congo, un morto a Treviso

Cinquantacinque anni, l’uomo era appena tornato da un viaggio in Nord Africa

In corso accertamenti diagnostici in collaborazione con lo “Spallanzani” di Roma, fa sapere la Regione Veneto. Secondo l’Ansa, alcuni campioni sarebbero arrivati al laboratorio dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) a Kinshasa. Intanto, a ore, arriveranno altri kit sanitari per casi moderati e critici

 

Un uomo di cinquantacinque anni, residente in provincia di Treviso, appena rientrato da un viaggio in Congo, è deceduto. Era tornato a casa da un viaggio nell’Africa centrale, dove, ricordiamo, è in atto una vera e propria epidemia.

Proprio in riferimento all’epidemia di cui si parla in questi giorni, si sospetta una febbre che avrebbe scatenato la fatale emorragia. Come accade in casi simili, in queste ore – e in costante contatto con l’Istituto comprensivo “Lazzaro Spallanzani” di Roma – sono in corso accertamenti per comprendere quale sia l’origine della malattia che ha provocato la morte del cinquantacinquenne. La Regione Veneto, intanto, porta a conoscenza la popolazione che, sempre secondo prassi, è stato disposto l’isolamento fiduciario domiciliare per l’unico contatto noto.

 

 

REGIONE VENETO INFORMA

Con una nota, sempre la Regione Veneto informa che «sono in corso gli accertamenti diagnostici, che consentiranno di fare luce sull’eziologia della malattia, in collaborazione con lo “Spallanzani” di Roma». Notizie dalla doppia valenza arrivano dal Congo, dove il Ministero della Sanità, a proposito delle centinaia di morti sospette. «Il mistero sarebbe risolto, ne siamo venuti a capo: è una grave forma di malaria». Lo riferisce l’agenzia Reuters sul suo sito. Secondo quanto riportato dall’agenzia tedesca, le autorità locali hanno affermato che «la malattia aveva ucciso 143 persone nella provincia sudoccidentale di Kwango a novembre». Mistero risolto, si diceva, anche se, massima attenzione, si tratta di un caso di malaria grave. Questa si presenta sottoforma di malattia respiratoria, indebolita dalla malnutrizione.  

Tutto è comunque monitorato ora per ora. Fra gli interventi, quello di Usa Today, autorevole organo d’informazione statunitense, che ha raccolto e pubblicato sul suo sito una dichiarazione da parte dell’Organizzazione mondiale della Sanità che afferma quanto segue: «Non è ancora determinata in modo definitivo la causa della malattia che ha mietuto decine di vittime in una regione del Congo, anche perché i test di laboratorio sarebbero ancora in corso».

 

 

FARMACI ANTIMALARICI

Secondo l’agenzia italiana Ansa, alcuni campioni sarebbero arrivati al laboratorio dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) a Kinshasa, capitale del Congo, distante quarantotto ore di auto dalla zona sanitaria di Panzi. Sarebbe stato questo problema, a prima vista insignificante, invece significativo, il motivo per cui la malattia ha impiegato così tanto tempo per essere identificata.

Sempre secondo quanto reso dall’Oms all’agenzia giornalistica italiana, altri campioni sono in viaggio. Il ministro provinciale della Sanità, ha inoltre aggiunto che i farmaci antimalarici forniti dall’Oms vengono distribuiti nei principali ospedali e centri sanitari di Panzi. Un portavoce dell’Organizzazione mondiale della sanità, infine, ha annunciato che a ore arriveranno altri kit sanitari per casi moderati e critici.

«Siamo i più ineducati!»

Tarantini autocritici all’eccesso, la classifica stilata da Preply

La Città dei Due mari giudicata severamente dai propri concittadini: automobilisti indisciplinati, uso esagerato dei cellulari, poca disponibilità al saluto. Non stanno meglio gli altri comuni visti dall’“esterno”: Venezia, Catania e Parma. I lagunari i più nervosi, i catanesi i più distratti, gli emiliani i più tirchi. E le più educate? Padova, Firenze, Modena e Verona

 

Taranto è l’unica città nella quale i pedoni ringraziano gli automobilisti. Come “Per cosa?”, ma semplice: perché gli è stato appena concesso l’attraversamento delle “zebre”. Da queste parti, l’automobilista si sente imperatore, il posto di guida il suo trono. Spaparanzato nella sua vettura, al contrario dei Cesari dell’antica Roma, fortunatamente, il conducente non sentenzia il diritto di “Vita o di morte” mostrando il pollice: verso l’alto, in segno di clemenza; verso il basso, per sentenziarne la condanna. Introdotto così, questo argomento può sembrare un tantino esagerato. Non è proprio così. Sono gli stessi tarantini a confermare una certa ineducazione dei propri cittadini a quattro ruote. Ma, attenzione, non solo quelli.

Una recente indagine condotta da Preply ha, infatti, stilato una classifica delle città più ineducate d’Italia. Un elenco che ha rivelato risultati inattesi e, ovviamente, polemiche per quanti si sono trovati in cima a questa classifica.  

L’analisi di Preply si è avvalsa del contributo di oltre millecinquecento persone che si sono prestate ad esprimere il proprio giudizio di una ventina di città italiane.  Al centro delle considerazioni degli interpellati, alcuni degli standard, delle azioni ripetitive nelle quali incorrono i propri concittadini. E devono essere stati giudici intransigenti se, quanti sono stati dotati di schede, hanno giudicato gli abitanti della loro stessa città. Dunque, ai tarantini: i tarantini non devono proprio piacere.

 

 

CELLULARI, PEDONI NON RISPETTATI…

Gli atteggiamenti più criticati: l’uso eccessivo del cellulare, la mancanza di attenzione verso i pedoni, l’assenza di saluti nei confronti degli sconosciuti e il poco rispetto delle norme di buona educazione, come, per esempio, lasciare una mancia adeguata.

Ma veniamo pure a questa classifica che non dice bene a Taranto e ai tarantini: in cima testa alla classifica fra i cittadini più “ineducati”, c’è proprio la Città dei Due mari. Secondo i suoi abitanti, Taranto sarebbe la città “più maleducata d’Italia”. Alle sue spalle, Torino e Trieste, due città che, come il capoluogo ionico, nonostante una ricca storia culturale, mostrano lacune alla voce “educazione quotidiana”.

Per un momento cancellate l’esempio d’apertura. Un collega appena giunto da Milano, è in auto con me. Io al volante, lui accanto a me. Si sbalordisce: ogni volta che rallento in prossimità delle strisce. Guarda i pedoni, di qualsiasi età, che con gesto eloquente ringraziano: inchino, ampio gesto di una mano, sorriso. Come fosse un minuetto. «Accipicchia quanto siete educati voi tarantini! Devo farvi i complimenti, io quasi mi vergogno: noi milanesi quando attraversiamo le strisce lo facciamo con aria tronfia, come se fosse un diritto, che poi in realtà è un diritto…».

 

«COMPLIMENTI, SIETE CIVILI!»

Il collega è un fiume in piena, insiste. «Noi milanesi, sempre incazzati, l’automobilista in prossimità di un incrocio rallenta e il pedone? Nemmeno un sorriso: ma va a caghér! E bravi, invece, i tarantini, così si fa! L’automobilista rallenta, il pedone ringrazia e attraversa: questo è un grande senso di civiltà!». Non ribatto, attendo paziente.

Parcheggiata l’auto, io e l’amico milanese usciamo dal mezzo e diventiamo automaticamente pedoni. Nemmeno il tempo di spiegare perché l’appiedato sorrida, ringrazi l’automobilista e quasi festeggi tanta magnanimità, che arriva la prima risposta. Mentre chiudo l’auto, il collega mi anticipa di qualche istante, si avventura quasi. Accenna appena il desiderio di andare sull’altro marciapiedi, passando dalle strisce pedonali, naturalmente. Ecco l’imprevisto, invece già previsto. Un’auto sbuca dal nulla e in prossimità delle “zebre”, in quel momento già impegnate dal collega, accelera. Un’andatura sostenuta, talmente sostenuta che poco ci manca che lucidi la fiancata della sua auto con un paio di pantaloni milanesi.  Sfiorato. Quel tanto che basta.

«Un pazzo!», il suo commento appena ripresosi dallo spavento. «Se non avessi alzato il passo, mi avrebbe preso in pieno!», con tono giustamente risentito. E chi scrive, facile: «Hai compreso, adesso, perché il pedone, all’incrocio, ringrazia? Gli è stata appena risparmiata una corsa in ospedale a bordo di un mezzo di soccorso!».

 

 

COM’E’ “INCAVOLATA” VENEZIA!

Abbiamo detto dei tarantini critici sui propri concittadini. Se, invece, l’analisi viene estesa a una prospettiva più ampia, che si avvale, stavolta, delle opinioni dei “non residenti”, la classifica subisce una sterzata non indifferente. Così, in questa “speciale” chart, risulta essere Venezia la città più maleducata. E qui Taranto non c’entra: seguono, infatti, a ruota la città lagunare Catania e Parma. Indicazioni particolarmente interessanti, da Venezia, una delle città più visitate al mondo. I residenti vivono in una città dove il numero di visitatori supera notevolmente quello degli abitanti, motivo che provoca stress e frustrazione. La convivenza tra turisti e cittadini non è sempre armoniosa. Turisti che non rispettano le norme locali, residenti che si sentono sopraffatti e frustrati dalla massa di visitatori: un mix che può generare tensioni e malintesi.

I comportamenti maleducati riscontrati a Venezia e in altre città: l’uso eccessivo del cellulare in pubblico, uno dei più criticati; a ruota: non salutare gli sconosciuti e il non lasciare passare i pedoni. Trieste, ad esempio, ha ricevuto critiche per l’uso del cellulare; Catania per la sua chiassosità in pubblico.

 

 

BRACCINO CORTO…

Parma, invece, è stata segnalata per la scarsa propensione a lasciare la mancia. Insomma, parmensi col braccino corto, poi dicono ai genovesi. A proposito di Genova, pare che i cittadini della Città della Lanterna, guardino video in pubblico, disinteressandosi di quanto li circonda. Ma sono tutti così ineducati gli italiani? No, perché Preply, ha stilato, per contro, anche una classifica delle città più educate del nostro Paese: Padova prima, alle sue spalle poco distanti, seguono Firenze, Modena e Verona.

Queste città, con una qualità della vita generalmente elevata, sembrano avere un clima sociale più sereno e rispettoso. Insomma, si può attraversare più serenamente, non si corre il rischio di essere investititi sulle strisce pedonali e le mance lasciate nei ristoranti, a un fattorino, a un rider, sono quantomeno ragionevoli.

Rayan, un altro brutto addio…

Diciassette anni, origini tunisine, stroncato da una grave patologia

Studiava al “Polo 3” di Fano, istituto frequentato da altri due studenti, deceduti all’inizio dell’anno scolastico. Francesco, venti anni, anche lui morto a causa di una patologia, e Tommaso, quattordici anni, stroncato da una crisi cardiaca. I compagni, i professori, la dirigente scolastica e i ricordi, i palloncini colorati liberati nel cielo per l’ultimo saluto

 

I ragazzi non vedranno più un compagno di scuola vivace, amabile, con quel sorriso così contagioso e quella pettinatura così moderna da farne uno dei compagni che certamente non passavano inosservati. Era l’amico degli amici, un sorriso e una parola per tutti, una pacca sulla spalla se sorriso e parole non erano state sufficienti. Anche per questo, Rayan farà sentire la sua mancanza.

«Rayan, un ragazzo sensibile, sempre pronto ad aiutare». E’ il sentimento che accomuna studenti, compagni di classe, i professori, la dirigente scolastica Eleonora Augello. E’ stata proprio lei ad esprimere il cordoglio dell’istituto nei confronti del diciassettenne di origini algerine scomparso a causa di una forma di epilessia che resisteva alla somministrazione di farmaci. Il calvario di Rayan è durato più di un mese, fino quando il ragazzo non è entrato in coma per non uscirne più.

La dirigente scolastica, insieme con professori e studenti, in occasione della scomparsa del diciassettenne hanno ricordato altre due tragedie accadute nello stesso Polo 3 di Fano (Ancona): Francesco, morto a venti anni, anche lui causa di una patologia, e Tommaso, quattordici anni, scomparso per un improvviso attacco cardiaco. Da non crederci. I ragazzi non facevano in tempo a riprendersi da uno choc che, dopo poco, dovevano dire addio ad un altro compagno di scuola. Una sorte che in pochi mesi si era abbattuta su quella stessa scuola.

 

 

PRIMA DI LUI FRANCESCO E TOMMASO

Rayan era stata l’ultima vittima, prematuramente scomparsa. Origini tunisine, il ragazzo era frequentava il secondo anno dell’indirizzo “Web Community”. Fino all’inizio dell’anno scolastico aveva condotto una vita normale. Conviveva con saltuari attacchi epilettici, ma nulla lasciava intendere che il povero Rayan, strappato all’affetto dei suoi cari, dei suoi compagni di classe, potesse accusare attacchi così gravi da strapparlo alla vita.  Invece, una crisi improvvisa lo ha spinto a un immediato ricovero nell’ospedale “Salesi” di Ancona. E’ lì che è stata formulata la dolorosa diagnosi: «Ryan ha una forma rara di epilessia, che purtroppo resiste ai trattamenti farmacologici cui è sottoposto». Le condizioni del ragazzo erano peggiorate, tanto che i medici dell’ospedale marchigiano avevano sollecitato il trasferimento al “Bambin Gesù” di Roma, una soluzione che rappresentava anche l’ultima speranza per il malcapitato. Nonostante gli sforzi dei medici dell’ospedale della capitale, per Rayan non c’è stato nulla da fare.

I compagni del Polo 3, dopo la notizia, si sono incontrati allo Sport Park, per ricordare un compagno che non c’è più. Il terzo in pochi mesi, come se sulla scuola in provincia di Ancora si fosse abbattuta chissà quale sciagura. Mentre qualcuno cominciava ad interrogarsi sul perché tre decessi in così breve tempo e nello stesso istituto, la drammatica spiegazione. Motivi di salute. «I ragazzi sono profondamente colpiti – aveva detto la dirigente scolastica – non è semplice metabolizzare la morte di tre compagni in così poco tempo, un destino inaccettabile, specie se maturato in giovane età».

 

 

UNO CHOC DOPO L’ALTRO

La notizia della scomparsa del ragazzo di origini tunisine l’aveva comunicata alla scuola la stessa mamma dello sfortunato studente. Un nuovo choc, si diceva, per gli studenti del “Polo 3” che dallo scorso settembre a dicembre di quest’anno hanno detto addio a tre compagni: Francesco, venti anni, all’ultimo anno scolastico, morto a settembre dopo una lunga malattia. Pochi giorni dopo, altro decesso, stavolta era toccato a un quattordicenne, Tommaso, deceduto improvvisamente a scuola per una patologia cardiaca. Infine Rayan, origini tunisine, residente in provincia insieme con la famiglia: mamma, padre pescatore e un fratello, più piccolo, anche lui studente nello stesso complesso scolastico.

«Con Rayan – ricordano i compagni – non era complicato fare amicizia, anzi era spontaneo creare un’amicizia importante».  «Eravamo convinti che si sarebbe ristabilito, nessuno si aspettava che, invece, ci lasciasse». «Alcuni di noi hanno lanciato le prime idee su come ricordare i suoi occhi, il suo sorriso, davvero: al Lido, forse, un posto bello e tranquillo, magari per portare dei palloncini da liberare nel cielo perché questi raggiungano Rayan, il nostro compagno, il nostro amico che non c’è più…».

Morire di lavoro…

Esplosione nella fabbrica Eni di Calenzano, cinque morti

Ventisei i feriti. Tre risultavano dispersi, poi il ritrovamento che fa salire il numero delle vittime. Nel centro in provincia di Firenze, lutto cittadino e un minuto di raccoglimento. Lo stesso in Parlamento, dove il Presidente ha espresso il cordoglio per le famiglie, gli operai che hanno perso la vita e quanti sono ancora sotto osservazione. «Non è possibile che ci siano persone che vanno al lavoro e non tornano più a casa», ha dichiarato Lorenzo Fontana

 

Esplosione in un deposito Eni a Calenzano, provincia di Firenze. Ieri, martedì 10 dicembre, è stato rinvenuto l’ultimo corpo dei cinque dipendenti che hanno perso la vita in un incidente nel quale, per competenza, ha aperto le indagini la Procura di Prato. E’ andata meno peggio, agli altri ventisei colleghi feriti, chi gravemente (due operai ricoverati in prognosi riservata nel Centro ustioni dell’ospedale di Pisa), chi in modo più lieve, tanto che questa ennesima, triste vicenda di morti sul lavoro, potrà quantomeno raccontarla. Di sicuro un giorno che i sopravvissuti non potranno mai dimenticare; una di quelle esperienze che segnano tanto le famiglie che in questa tragedia hanno perso i propri cari, quanto le altre vittime di quell’assordante esplosione che ha raso al suolo la centrale. Cinque morti e ventisei feriti.

È stata, dunque, identificato l’ultimo dei dispersi nell’esplosione di Calenzano. L’uomo è la quinta vittima della lista delle persone che mancavano all’appello iniziale (due morti e tre dispersi, questo il primo bollettino). Tutti operai alla guida di autocisterne.

 

 

LE VITTIME

Fra le vittime, un operaio originario di Catania (57 anni), un operaio di Napoli (62 anni), un operaio originario della provincia di Novara (49 anni), un operaio nato in Germania, ma italiano (45 anni), e un operaio di Matera (45 anni). Questa mattina (mercoledì 11), si svolgerà la commemorazione delle cinque vittime dell’esplosione. L’annuncio da parte del sindaco di Calenzano, Giuseppe Carovani, che sarà in compagnia del presidente del Consiglio regionale, Antonio Mazzeo.  Il primo cittadino ha già formato il primo doloroso protocollo che si adotta in circostanze così drammatiche, estendendo il lutto cittadino per due giorni (martedì e mercoledì). Fra le iniziative formulate dal sindaco, l’invito all’intera popolazione ad osservare mercoledì mattina alle 10.00, orario dell’esplosione, un minuto di silenzio.

Le salme delle vittime sono state trasferite a Firenze, per procedere, secondo prassi, all’autopsia e all’identificazione. La procura di Prato, come si diceva, che coordina le indagini, ha già assegnato agli esperti l’esame autoptico delle vittime. L’azienda Eni, intanto, sta attivamente collaborando con gli inquirenti per individuare le cause che hanno provocato l’esplosione delle quali è prematuro ipotizzarne la natura. La società, in un comunicato, esprime inoltre la propria vicinanza alle famiglie delle persone decedute e ferite, assicurando che ogni informazione sarà messa a disposizione delle autorità giudiziarie che stanno conducendo le indagini.

 

 

CORDOGLIO DI STATO

Il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, nel corso dell’incontro con la stampa parlamentare, ha fatto osservare un minuto di silenzio per le vittime dell’esplosione. «La Camera – ha dichiarato – sta cercando di lavorare su tutti i fronti, non solo dal punto di vista legislativo, abbiamo recentemente fatto gli Stati generali, c’è una commissione bipartisan che sta lavorando, è una tematica su cui c’è molta sensibilità; è un atto doveroso: non è possibile immaginare che ci siano persone che vanno al lavoro e non tornano più a casa; quella delle morti sul lavoro è una piaga che persiste: bisogna tentare in tutti i modi di farla finire. su questo c’è un impegno bipartisan».

Proprio l’incidente di Calenzano ricorda altri fatti avvenuti, sempre quest’anno in depositi industriali. E’ del 21 giugno l’esplosione all’Aluminium di Bolzano che provoca un morto e cinque feriti. Il 23 ottobre, altra esplosione, che fa crollare parte di un capannone della Toyota Material Handling di Bologna provocando due morti, un ferito grave e una decina di dipendenti.

L’anno si era aperto l’11 gennaio a Valfabbrica (Perugia), dove un operaio di 50 anni era morto dopo essere stato travolto dalla terra mentre si trovava all’interno di uno scavo per la riparazione di un tratto del sistema fognario nella zona. A seguire, il 15 febbraio, un operaio quarantenne aveva perso la vita dopo essere stato investito da un mezzo in movimento in un’azienda di Longhena (Brescia).