«Quarant’anni fa il dolore più grande…»

La comunità italiana e la tragedia dell’Heysel, la notte più lunga del calcio

Durante la finale di Coppa dei Campioni Juventus-Liverpool, gli hooligans sfondarono una barriera di recinzione invadendo il settore occupato dai tifosi juventini. La folla in fuga provocò il crollo di un muro, morirono 39 persone. Quella storia, iniziata con una festa e finita nel sangue, nel racconto di Tonio Attino, che a Lussemburgo andò a realizzare servizi e interviste per il suo libro “Il pallone e la miniera”, presentato anche in video per Costruiamo insieme (https://youtu.be/ThnBFywOgLQ?si=FnH7Qi9yp2A_ccNL)

 

Il 29 maggio 1985, un mercoledì di quarant’anni fa, la tragedia nello stadio Heysel di Bruxelles. Durante la finale di Coppa dei Campioni fra Juventus e Liverpool gli hooligans sfondarono una barriera di recinzione invadendo il settore occupato dai tifosi juventini. La folla in fuga provocò il crollo di un muro, morirono 39 persone. «A quella storia – racconta il giornalista Tonio Attino, intervistato anche da “Costruiamo insieme”, a seguire il link – ho dedicato, nel libro “Il pallone e la miniera”, un capitolo dal titolo “Bruxelles”. È la tragedia vissuta dalla comunità italiana della vicina Esch-sur-Alzette, la città operaia lussemburghese che aveva garantito un lavoro e una casa agli immigrati italiani».

«Avete notizie? Diteci qualcosa per favore, voi siete lì…». Attacca così, Attino, il ricordo di quella tragedia immensa che investì una comunità, quella bianconera, ma anche il resto del mondo sportivo, non solo del calcio. Del mondo intero, visto che il primo ministro inglese, prima che si pronunciassero le sfere più alte della Uefa, punì i tifosi e le squadre inglesi con una squalifica lunga cinque anni. Dolore e indignazione, per una volta, andarono pari passo. Attacca così, Attino, in modo agghiacciante, il capitolo del suo libro “Il pallone e la miniera” dedicando nel suo blog tonioattino.it (tante storie, tutte affascinanti, non solo di calcio) il ricordo della comunità lussemburghese che alla Coppa Campioni con la sua Jeunesse aveva partecipato più volte. Con un nome simile a quello della squadra torinese e una maglia a strisce verticali bianche e nere, ispirandosi non a caso ai colori sociali della stessa Juventus.

 

 

QUEL 29 MAGGIO DI 40 ANNI FA…

La sera del 29 maggio 1985 il telefono del Caffè Conti continuava a squillare e Jean-Pierre Barboni, il capitano della Jeunesse, seguitava a rispondere non sapendo che dire. «Chiamavano dall’Italia, da Gubbio, da Palazzo Mancinelli, il mio paese, e tutti chiedevano piangendo cosa fosse successo. Volevano notizie sui parenti, in tanti erano arrivati in pullman per la partita, ma io non potevo dire niente perché non sapevo niente».

Avremmo potuto riscrivere, riportare le dichiarazioni di tarantini, all’epoca, che avevano preso parte alla tragedia che si consumò in quel maledetto settore Z.  La disorganizzazione, nessun rispetto per quei morti messi in fila, a terra, alla vista dei tifosi; la telecronaca di Bruno Pizzul, che non fece cenno a quanto stesse accadendo, mentre le telescriventi, con largo anticipo sul fischio d’inizio della gara, informavano che si erano già registrate decine di vittime; le dichiarazioni di Gaetano Conte, commerciante tarantino, tifoso bianconero, che rese allo scrivente cronista per il “Corriere del giorno”. Quanto negli anni, non solo fisicamente, ma anche psicologicamente, abbia influito quella tragedia. Conte si affidò anche ai legali. Voleva che quelle immagini fossero cancellate per sempre. «Ogni volta che trasmettono le immagini della Champion’s, della Coppa vinta dalla Juventus, non si scappa: puntualmente ci sono le immagini in cui vengo ripreso, seppellito da calcinacci e calpestato dal fuggi-fuggi generale, uno choc che non finirà mai…»; le interviste raccolte dallo stesso Pizzul e il calciatore juventino Antonio Cabrini, passati da Taranto per motivi professionali il primo, e un impegno sociale il secondo. Ma il racconto, per come lo scandisce lo stesso Tonio, è straordinario.

 

 

…ALLE 19.20, L’INFERNO

«Erano le 19.20 – scrive Attino registrando personalmente, a Esch in Lussemburgo, le dichiarazioni di Jean Pierre Barboni, bandiera della Jeunesse – quando l’onda rossa diventò una marea, sfondò la rete di protezione del settore “Z” e travolse famiglie, persone anziane, ragazzini. Chi arretrò e riuscì a non farsi schiacciare, finì contro il muro all’altro capo della curva, e il muro fu schiantato dal peso. Con altre quattrocentomila persone incollate alla tv, Jean-Pierre osservava, rispondeva al telefono senza sosta, ascoltava le parole di Pizzul. Non sapeva che dire».

«Quando il muro crollò – riprende Barboni – a decine furono travolti; altre decine precipitarono da una quindicina di metri di altezza; altri furono calpestati nel flusso tumultuoso di chi cercava una fuga disperata dietro la spinta degli hooligans; altri ancora invasero il campo di gioco per trovare una via di fuga sotto gli occhi dei poliziotti a cavallo».

In una sorprendente e inutile scenografia sventolavano i manganelli, ricacciando all’indietro chi invadeva il campo per salvare la pelle. La telecronaca di Bruno Pizzul su Rai Uno risultava un po’ vaga per l’impossibilità di avere notizie aggiornate e chi stava davanti alla tv – in Italia, a Esch o nel Caffè Conti della famiglia Barboni – intuì la gravità del momento, senza comprenderla fino in fondo. Benché la dirigenza juventina non volesse giocare in quelle condizioni, le autorità belghe, incapaci di tenere l’ordine e terrorizzate dall’idea di quanto sarebbe potuto accadere in caso di rinvio della partita, chiesero e ottennero, praticamente imposero il rispetto del programma sportivo. Ma di sportivo ci fu poco, nulla.

 

 

ANCHE GIOVANI VITE SPEZZATE

Juventus e Liverpool s’erano già incontrati cinque mesi prima e i torinesi avevano vinto la Supercoppa. A Bruxelles, il vecchio Heysel doveva essere l’occasione di rivincita per i Reds allenati da Joe Fagan e un’opportunità per la Juventus del Trap di dimostrarsi più forte. Fu un’altra cosa.

Conclude Tonio Attino. Quando l’arbitro fischiò la fine e i giocatori della Juve presero la coppa portandola in processione intorno al campo, ai piedi della tribuna c’erano in fila trentanove corpi. Trentanove morti, trentadue italiani, quattro belgi, due francesi, un irlandese. Anche un ragazzino di undici anni, Andrea Casula, accanto al corpo del papà Giovanni. Anche una studentessa, Giuseppina Conti, diciassette anni. I feriti furono seicento. «Di notte, il telefono smise di squillare».

 

Costruiamo insieme, l’intervista a Tonio Attino

https://youtu.be/ThnBFywOgLQ?si=FnH7Qi9yp2A_ccNL

Amministrative Taranto, ballottaggio

Spareggio alle urne, domenica 8 e lunedì 9 giugno

Piero Bitetti, centrosinistra (37,39%), dovrà vedersela con Francesco Tacente, centrodestra (26,14%), che potrebbe allearsi con lo schieramento di Lazzàro (19,4%). Il vincitore della prima tornata elettorale potrebbe invece trovare punti di contatto con il Movimento 5 Stelle (10,91%). Percentuali basse per Di Bello e Cito (675 voti di lista, 264 preferenze)  

 

Fine-inizio settimana fari puntati sulle Elezioni amministrative in diversi comuni pugliesi. Massima attenzione, in particolare, quella rivolta a Taranto, dove si è registrato un risultato tutto sommato atteso, anche nel punteggio. Prima del voto, soprattutto nelle due coalizioni di centrodestra, sembrava che qualcosa stesse cambiando. Gli stessi risultati all’inizio dello spoglio indicavano Piero Bitetti, candidato del centrosinistra come vincitore della prima tornata elettorale (e così è stato), ma alle sue spalle prendeva corpo un “testa a testa” fra Tacente e Lazzàro. Dopo qualche ora, con l’allargarsi del numero di sezioni scrutinate, si allargava anche la forbice fra i due candidati del centrodestra: come da previsioni, a sfidare Bitetti nel ballottaggio in uno sprint all’ultimo voto sarà Francesco Tacente. Le proiezioni avevano già suggerito un primo responso: Piero Bitetti, candidato del centrosinistra, in vantaggio e verso il secondo turno, il ballottaggio fra due settimane.

 

 

MAGGIORANZA RELATIVA

Nessun candidato, dunque, ha ottenuto la maggioranza assoluta, pertanto si procederà a un ballottaggio domenica 8 e lunedì 9 giugno tra i primi due candidati: Piero Bitetti (centrosinistra) e Francesco Tacente (centrodestra). Bitetti, sostenuto da Partito Democratico, Con Bitetti, Unire Taranto, Per Bitetti Sindaco, Demos Democrazia Solidale, Alleanza Verdi E Sinistra, Dc Democrazia Cristiana, Partito Liberal Democratico-Azione, ha totalizzato il 37,39% dei voti. Tacente, con il quale andrà al ballottaggio, con il supporto di Prima Taranto, Patto Popolare, Unione Di Centro-Evviva Taranto, Riformisti Per Taranto – Socialisti, Fortemente Liberi, Taranto Popolare, Noi Taranto, ha invece registrato il 26,14% dei voti. Terzo posto per Luca Lazzàro, sostenuto da Fratelli d’Italia, Forza Italia – Ppe, Noi Moderati, Partito Liberale Italiano, avendo totalizzato il 19,4% dei voti. Annagrazia Angolano, con il Movimento 5 Stelle e la lista Angolano Sindaca, ha ottenuto il 10,91% dei voti.

Fiasco per il resto dei candidati-sindaco e liste in appoggio alle loro candidature: Mirko Di Bello con la coalizione “Adesso” e Mario Cito, figlio dell’ex sindaco-telepredicatore Giancarlo, sostenuto da At6 – Lega d’Azione Meridionale.

Ventotto sono state le liste con un numero di poco inferiore al migliaio per quanto aspiravano a una poltrona da consigliere comunale per trentadue seggi complessivi, fra vincitori e opposizione, tema rimandato a domenica 8 e lunedì 9 giugno (stessi giorni si voterà per il referendum). Il ritorno al voto, è bene ricordarlo, si è verificato a causa della fine anticipata dell’Amministrazione Melucci (dimissioni di diciassette consiglieri lo scorso febbraio). In questa tornata elettorale sono andati alle urne 91.055 elettori (161.855 gli aventi diritto), pari al 56,60% (52,21 nel 2022 quando si votò solo la domenica).

 

 

ALLE URNE!

Ora, al ballottaggio. Il campo largo centrosinistra-M5s, sfumato al primo turno, potrebbe concretizzarsi nelle prossime ore.  La coalizione rappresentata da Tacente potrebbe trovare sponda nel centrodestra tradizionale, dove potrebbero orientarsi anche i voti espressi dalla coalizione della “civica” Di Bello (Adesso), nipote dell’ex sindaca di Forza Italia Rossana Di Bello.

«Ottimi i risultati di Taranto – ha dichiarato a caldo Elly Schlein, segretaria del PD – dove andremo al ballottaggio nettamente in vantaggio; ormai è chiaro, il centrodestra esulta per i sondaggi, noi vinciamo le elezioni».

Nel Tarantino si è votato anche a Massafra dove l’affluenza è stata sensibilmente superiore rispetto alla scorsa tornata elettorale: il 70,18% contro il 70,02%. A Triggiano, nel Barese, affluenza in calo: ha votato il 57,18% contro il 60,91%. In Puglia si è votato anche a San Ferdinando di Puglia (Bat), Orta Nova, Carapelle, Castelluccio Dei Sauri e Lesina (Foggia), Corsano e Taviano (Lecce).

Puglia, venti milioni di turisti

Cifra record prevista nel 2025, numeri da record

Da dieci anni, e più, la Puglia è diventato un brand nazionale. Un attrattore per quanti vengono in Italia. Da restarci secchi, per come si vive da queste parti: mare, collina, gastronomia, senso di accoglienza e tradizione. Dalla Taranto Magno-greca alla Lecce barocca. Castel del Monte, Trani, Polignano a mare, Alberobello. Il mare, le spiagge: Pescoluse, Torre dell’Orso, Marina di Pulsano, Marina di Lizzano. E la tavola: orecchiette, cime di rapa, olio extravergine, vino Primitivo di Manduria

 

Quest’anno, il trend, dirà qualcuno a cui piace parlare e scrivere “bene”, è sempre lo stesso: la Puglia. La Puglia nel cuore. E non solo dell’Italia, ma di tutti. Dei turisti di tutto il mondo, anche celebri, tanto che molti di loro hanno preso casuccia da queste parti.

Puglia, come fosse una passione, una di quelle che si seguono d’istinto, perché non ti fanno ragionare. Irragionabile, ecco cos’è la Puglia. Una passione per quanti amano il bello, la bellezza oggettiva e mozzafiato del mare, ma anche la campagna, le masserie, la collina, la cucina. La gastronomia è irresistibile, è il piatto forte, verrebbe da dire se non arrossissimo a una battuta ingenua, ma che comunque rende perfettamente l’idea di come sia messa la nostra regione.

E, allora, c’è, per esempio, chi si domanda cosa renda questa terra così irresistibilmente affascinante; s’interroga in che modo la Puglia si differenzi dalle altre regioni italiane. Una indagine interessante sulla nostra regione, l’ha condotta, per esempio, visitaly, uno dei siti più autorevoli in fatto di turismo e di affidabilità in termini di documentazione. Nei giorni scorsi della Puglia se n’è occupata Giacinta Navarra, una collega, che come poche ha analizzato il perché “tutte le strade portino in Puglia”.

 

 

NON E’ SOLO UNA VACANZA…

Nel suo ricco reportage, infatti, si interroga su quali siano i motivi alla base dell’enorme boom turistico che interessa questa regione e perché, sempre la Puglia, risulti essere la regione preferita tra le mete vacanziere italiane.

Fra le risposte plausibili a domande che solo in apparenza possono sembrare scontate, bene, emerge subito che in questa area la vacanza non viene vissuta solo come tale, ma rappresenta una immersione totale, se si può dire, nell’emozione. Accade che l’emozione, come segnala visitaly.it, ti prenda quando attraversi i nostri paesini bianchi dipinti con la calce; quando osservi la pasta fatta a mano dalle nonne, quella pasta messa ad asciugare fuori la porta di casa, quando conosci le persone del luogo che ti accolgono come se fossi uno di famiglia. Anche questa, e perché no, soprattutto, è la Puglia.

Appena lo scorso anno la Puglia è diventata una delle mete turistiche più amate d’Italia, superando numeri da capogiro, tanto che il 2024 ha autorizzato a stimare la presenza di ben venti milioni di turisti, con un forte incremento di quelli stranieri.

 

 

LA PUGLIA E’ UN’EMOZIONE

Quali sono, allora, i punti di forza della Puglia. Cominciamo da Castel del Monte, “simbolo dell’architettura medievale europea” e Trani con la sua cattedrale romanica vicino al mare, “bellissima quando la luce accarezza il calcare bianco rosato di cui è fatta”. Proseguendo nel viaggio pugliese ideale, Navarra ci suggerisce una Polignano a Mare, “arroccata su scogliere e più a sud”, nella Valle d’Itria, dove la fanno da padrone “i famosi trulli di Alberobello, case in pietra dalla forma conica uniche al mondo”.

E il cuore del Salento? Lecce, “città del barocco, con le facciate delle chiese e dei palazzi che raccontano secoli di ricchezza decorativa”. E il mare, le spiagge: Pescoluse, Torre dell’Orso, Marina di Pulsano, Marina di Lizzano. Taranto, con la sua civiltà Magno-greca, il Museo archeologico nazionale, il Castello aragonese, la Città vecchia, il Duomo, le Colonne doriche.

 

 

TUTTI A TAVOLA, PROSIT!

La Puglia a tavola. “Altra esperienza imperdibile, semplice ma ricca di sapori, fatta di prodotti freschissimi, legati all’agricoltura e al mare pescoso”, scrive visitaly. Pasta fresca con le  orecchiette fatte a mano, simbolo della regione, spesso condite con cime di rapa; l’olio extravergine d’oliva pugliese, considerato tra i migliori d’Italia, utilizzato dalla bruschetta  al pesce alla griglia; non mancano i formaggi tipici, come il caciocavallo podolico o la burrata di Andria, e i vini locali come Primitivo di Manduria o il Nero di Troia.

Dunque, un brindisi per una regione che nel giro di pochi anni ha saputo imporsi a livello nazionale e internazionale. Prosit!

«Mar Piccolo, biodiversità in aumento»

Dalla Rai a Mediaset, tv e stampa nazionale lodano la ripresa di Taranto

«Sono state rilevate connessioni tra biodiversità e bonifiche a seguito della chiusura di 180 scarichi abusivi», ha dichiarato Vito Felice Uricchio, Commissario governativo per le Bonifiche dell’area locale, durante la “due giorni” sul progetto “Pnrr National Biodiversity Future Center – Nbfc Spoke 3” svoltasi in città il 14 e il 18 maggio. «In questi anni abbiamo lavorato per dimostrare l’importanza come questa può supportare le economie locali e favorire il miglioramento della qualità della vita delle persone», ha aggiunto Francesco Petracchini, direttore del Dipartimento Scienze del Sistema Terra e tecnologie per l’ambiente del Cnr

 

Ieri, sul Tg2, a ruota anche gli altri canali nazionali, dalla stessa Rai a Mediaset, le altre tv, da Sky  a La7, e via via tutto il panorama informativo, è andato in onda un ampio servizio sulla biodiversità in aumento nel Mar Piccolo. Finalmente giustizia per il nostro territorio, considerando che proprio sul nostro sito abbiamo parlato a più riprese di come si stesse riposizionando Taranto al centro del Paese, lontana dall’aspetto industriale del quale si è fatta carico con problemi di carattere ambientale negli ultimi sessant’anni: una sciagura. Bene, ora Taranto riprende a vivere, e bene, grazie all’ultima notizia ripresa da tutte le agenzie di stampa, le testate, i siti, viva il Cielo, rendendo giustizia, si diceva, a un territorio.

La notizia alla quale hanno fatto riferimento gli organi di informazione, a proposito della biodiversità in aumento, nel Mar Piccolo, scaturisce dalla “due giorni” del mini BioBlitz nell’ambito del progetto “Pnrr National Biodiversity Future Center – Nbfc Spoke 3” che, il 14 e il 18 maggio scorso ha coinvolto, a Taranto, studenti e cittadini.

 

 

SOTTO CON L’INFORMAZIONE

L’aumento in tema di biodiversità, come documentato da tv e stampa, è un dato in controtendenza rispetto a quanto in questo momento sta accadendo nel resto del mondo. Un dato incoraggiante che avrebbe una sua spiegazione, posto che si è registrata in questi anni la chiusura di numerosi scarichi abusivi.

La “due giorni” cui facciamo riferimento è stata organizzata dai ricercatori Fernando Rubino e Antonella Petrocelli del Cnr – Irsa Talassografico di Taranto con il supporto della Casa delle Tecnologie Emergenti Calliope. Grazia a questo impegno e quello di esperti ricercatori, sono stati in tanti ad aver scoperto un ecosistema unico.

«Si rilevano profonde connessioni tra biodiversità e bonifiche – ha dichiarato Vito Felice Uricchio, Commissario governativo per le Bonifiche dell’area di Taranto – testimoniate anche dall’importante incremento della biodiversità nel Mar Piccolo di Taranto a valle della chiusura di circa 180 scarichi abusivi; è questo un momento di scelte decisive per il territorio tarantino, di un serio impegno collettivo sul riconoscimento del valore della biodiversità e degli ecosistemi, su un uso responsabile delle risorse naturali, sul rafforzamento e la sostenibilità di tutte le attività produttive, oltre che di una progressiva ma inesorabile riduzione della contaminazione, al fine di assicurare un ecosistema florido e resiliente ed un Mar Piccolo fucina di biodiversità, in un contesto naturale integro e rigoglioso».

 

 

PETRACCHINI: «E’ LA STRADA GIUSTA»

Alla giornata inaugurale era presente anche il direttore del Dipartimento Scienze del Sistema Terra e tecnologie per l’ambiente del Cnr, Francesco Petracchini. «In questi anni – ha spiegato Petracchini – abbiamo lavorato in tutta Italia insieme ad altri enti di ricerca per studiare e dimostrare l’importanza della biodiversità e come, soprattutto nel Mediterraneo che ne è ricchissimo, questa può supportare le economie locali e favorire il miglioramento della qualità della vita delle persone».

«Comprendere l’equilibrio tra gli elementi fondamentali della natura, come il mare e un ecosistema unico come quello di Mar Piccolo – ha dichiarato il direttore scientifico di Calliope, Rodolfo Sardone – significa riconoscere il valore profondo della biodiversità come risorsa per la salute umana; il vero approccio One Health non pone l’uomo al centro, ma lo integra in un sistema complesso che va tutelato con responsabilità, innovazione e visione scientifica. Calliope lavora proprio in questa direzione, mettendo la tecnologia al servizio della sostenibilità e della vita».

 

 

UN “GRAZIE!” GRANDE COSI’

L’iniziativa rientra nella “Biodiversity Sampling Week – BSW” organizzata su scala nazionale. Promotore è il National Biodiversity Future Center (Nbfc), primo centro di ricerca nazionale dedicato alla biodiversità finanziato dal Pnrr – Next Generation EU. Tutto questo, poi, in vista della Giornata Mondiale della Biodiversità che cade il 22 maggio. Promotori: Nbfc, Irsa–Cnr, Commissario straordinario del governo per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione dell’area di Taranto, Università degli studi di Bari Aldo Moro, Dipartimento Jonico UniBA, Arpa Puglia, Cte Calliope, Comune di Taranto. A collaborare alle attività: Asd Enjoy Your Dive, Asl Taranto, Guardia Costiera, Jonian Dolphin Conservation, Protezione Civile, Wwf.

Aiuti a Gaza a rischio 14.000 bambini

Prossime quarantotto ore decisive, serve accelerare le trattative

«Autorizzare l’ingresso di soli dieci camion con viveri è come una goccia nel mare», dicono i mediatori. «Serve con urgenza un flusso massiccio di aiuti umanitari», aggiungono con profonda amarezza. «Il negoziato tra Israele e Hamas in corso a Doha prosegue», dunque esisterebbe la possibilità di raggiungere un accordo all’ultimo momento

 

«Aiuti massicci a Gaza, dice l’Onu, l’Organizzazione delle Nazioni unite, oppure altri quattordicimila bambini moriranno». Notizia agghiacciante, l’ennesima, ripresa dalle agenzie e trattata con attenzione e dovizia di particolari da quella italiana, l’Ansa, che al suo primo “lancio” aggiunge: «…tanto che serve con urgenza un flusso massiccio di aiuti umanitari».

Questa la notizia che ancora una volta lascia di stucco e provoca impotenza per quanti vorrebbero fare qualcosa, ma gli viene impedito. Cronaca che fa il paio con un’altra delle ultime gravi “news” sempre a proposito di Gaza: funzionari sanitari palestinesi affermano che sessanta persone sono state uccise nel corso di attacchi israeliani nella “Striscia” la notte scorsa, per lo più bambini e donne, oltre a decine di feriti, in seguito ai nuovi massacri commessi dall’occupazione. E’ quanto dichiarato alla Afp il portavoce della Difesa civile, Mahmoud Bassal.

 

 

LA SITUAZIONE PRECIPITA

La situazione precipita, l’unica soluzione sarebbe il “cessate il fuoco”, un intervento deciso degli Stati che hanno una forte influenza su Israele, diversamente altri “14.000 bebè” (bimbi in tenera età) potranno morire già nelle prossime 48 ore. Lo ha dichiarato alla Bbc il diplomatico britannico Tom Fletcher, vistosamente preoccupato, che nell’Onu ricopre il ruolo di vicesegretario generale, nonché quello di coordinatore delle Missioni di soccorso di emergenza nel mondo, dopo aver definito il “via libera” dato da Israele all’ingresso di meno di 10 camion d’aiuti (dopo undici settimane di nuovo blocco totale). «Dobbiamo fare in modo che questi quattordicimila bambini siano salvati: non abbiamo molto tempo a disposizione, solo quarantotto ore», ha aggiunto il vicesegretario generale Onu.

 

 

“ALTRI”, COME A DIRE “ALTRE VITTIME”

Non che sia sfuggita ai più la sottigliezza lessicale, ma quando le agenzie, i mediatori parlano di vite umane, quelle di bambini a repentaglio, dicono, scrivono “altri”: non dobbiamo certamente spiegarlo noi, ci mancherebbe altro, ma “altri” sta per “che andrebbero a sommarsi alle decine di migliaia di vittime fino ad oggi mietute da un attacco unilaterale (non si può parlare di conflitto).

All’apertura del Qatar Economic Forum, il premier del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al-Thani, mediatore tra Israele e Hamas, insiste sul fatto che alla luce di quanto accaduto fino ad oggi e potrebbe accadere nelle prossime ore. E dichiara che l’inasprimento dell’offensiva israeliana nella “Striscia di Gaza” mette a repentaglio ogni possibilità di pace nel territorio palestinese. «Quando l’israelo-americano Edan Alexander è stato rilasciato – ha aggiunto nella sua dichiarazione ufficiale resa alla stampa – pensavamo che questo tipo di azione avrebbe in qualche modo aperto la strada alla fine di questa tragedia: la risposta, purtroppo, è stata un’ondata di attacchi ancora più violenti che hanno causato la morte di centinaia di innocenti: questo comportamento aggressivo e irresponsabile mina ogni possibilità di pace».

 

 

FORSE UNA SCHIARITA, FORSE…

«Oggi avremo una difficile discussione su Gaza; sul tavolo abbiamo la proposta olandese di revisione dell’Articolo 2 dell’accordo di associazione con Israele: ne discuteremo, non posso prevedere il risultato». Lo ha dichiarato l’alto rappresentante dell’Unione europea Kaja Kallas arrivando al consiglio Affari esteri e difesa. «Gli aiuti devono raggiungere Gaza il prima possibile – ha aggiunto – quello che passa ora non è abbastanza, è una goccia nell’oceano, ci sono migliaia di camion che aspettano».

Infine, ancora l’Ansa a proposito di quanto dichiarato da fonti palestinesi. Parlare di schiarita appare un azzardo, ma questo è quanto riferisce l’agenzia palestinese Maan citando fonti informate: «Il negoziato tra Israele e Hamas in corso a Doha non è ancora concluso ma prosegue; nonostante la complessità dei colloqui e l’insistenza di entrambe le parti sulle rispettive condizioni, le fonti sostengono che esisterebbe la possibilità di raggiungere un accordo all’ultimo momento».

«Oro per il Battaglini di Taranto!»

Olimpiadi nazionali di Matematica

Medaglia per Ciro Urselli (singolarista), Menzione d’onore per Mirko Saracino. Applausi meritatissimi per Gianluca Maggi, Lorenzo Tittarelli, Carlo Albano, Daniele Calia, Ciro Urselli, Mirko Saracino e Daniele Maggi, che hanno sfiorato il podio a squadre. La cronaca e le emozioni raccontate dalla docente Giuseppina Serafica e le congratulazioni della dirigente scolastica Patrizia Arzeni agli studenti del prestigioso liceo tarantino

 

Il Liceo scientifico trionfa nella fase finale delle Olimpiadi nazionali svoltesi nei giorni scorsi a Cesenatico, conquista il podio più alto e porta a casa la Medaglia d’Oro. In particolare, si sono messi in luce: Ciro Urselli (Medaglia d’oro singolarista) della classe 4H e Mirko Saracino della 3M (Menzione d’onore).

Che il liceo scientifico “Battaglini” fosse uno dei fiori all’occhiello di Taranto, questo era risaputo. Lo dice la storia, dal Dopoguerra in poi, gli studenti che hanno conseguito la maturità liceale nella scuola con la storica sede di Corso Umberto, hanno proseguito gli studi universitari, contribuito alla crescita culturale e sociale di Taranto. Quanti, poi, per motivi di lavoro sono rimasti fuori sede o trasferiti all’estero, anche se a distanza, hanno dato lustro alla città. Così, quando sei in un’altra città, parli di Puglia, di studio, scuole, non puoi sbagliarti: mostri, fiero, il petto e dici “Battaglini”, non puoi che pensare a Taranto, ai prèsidi, ai dirigenti scolastici, ai docenti, severi – secondo qualcuno, che non sa quanto sia importante una certa intransigenza nello studio, che ancora oggi a queste latitudini viene considerata “cosa seria” – sicuramente preparatissimi. Del resto, solo un buon insegnante può fare di uno studente con delle qualità, un grande professionista.

 

 

UNA GIORNATA, UN’EMOZIONE

Una giornata pienissima in fatto di impegni, descrive il sito del “Battaglini”. Una mattinata nel corso della quale le professoresse Serafica e Iorio hanno accompagnato i due singolaristi del liceo tarantino, Mirko Saracino (3M) e Ciro Urselli (4H) nell’enorme sala della Colonia Agip, che ospitava trecento ragazzi selezionati fra milleduecento scuole e centocinquantamila studenti.

«L’aula in cui i ragazzi svolgono la prova nazionale, sembra sconfinata – confessa, emozionata, la professoressa Giuseppina Serafica – ogni volta ho quasi timore nel lasciarli lì, tanto mi sembrano troppo piccoli, per una cosa tanto grande da fare; quest’anno, poi, la sensazione è stata particolarmente forte: nessuno dei due ragazzi è maggiorenne e, come accaduto in passato, mi sono chiesta: e se non dovesse andare come i ragazzi desiderano? Alla fine sono stati proprio loro, con un risultato straordinario, a rasserenarmi a distanza, dimostrandomi quanto siano grandi come “matematici in erba”, due giganti».

La professoressa Giuseppina Serafica, oltre ad essere docente storica del “Battaglini”, ricorda il sito scolastico, è anche responsabile distrettuale delle Olimpiadi di Matematica. Anche lei, infatti, in prima persona, è stata protagonista in questa edizione. Su invito della Commissione Olimpiadi, la prof del liceo tarantino ha tenuto una conferenza agli altri responsabili sul tema “Teoria dei giochi”. L’incipit dell’incontro è stato dedicato ad alcuni problemi classici di John Nash, dal dilemma del prigioniero alle applicazioni della teoria dei giochi nei problemi olimpici e alle metodologie per affrontare problemi che sicuramente esercitano enorme fascino. Un interesse talmente elevato da aver registrato numerose richieste da parte di colleghi interessati nel ricevere il suo intervento articolato ed esaustivo.

 

 

UNA SCUOLA, UNA SQUADRA

Nel pomeriggio dei “Giochi”, la giornata è proseguita con la semifinale a squadre. Gli alunni del “Battaglini”, anche loro orgoglio del liceo tarantino, hanno partecipato alla prima delle quattro semifinali, conducendo la gara con grande capacità e sicurezza, restando sempre nelle squadre di testa della classifica per concludere la partecipazione alle Olimpiadi nel gruppo delle squadre convocate per la finale.

Finalissima a squadre che si è svolta il giorno dopo. Uniche squadre del Sud ammesse: Il “Battaglini” di Taranto e lo “Scacchi” di Bari. Una gara entusiasmante, con continui capovolgimenti di classifica con gli studenti del liceo tarantino in grande evidenza nel giocarsi le carte giuste al momento giusto, senza mai mollare il terreno della battaglia, anche quando la risoluzione di qualche problema ha rischiato di metterli all’angolo. Alla fine è arrivato un riconoscimento per la loro brillante prestazione con l’accesso alla premiazione. Questa la squadra dei giovani talenti matematici: Gianluca Maggi (Capitano), Lorenzo Tittarelli (Consegnatore), Carlo Albano, Daniele Calia, Ciro Urselli, Mirko Saracino, Daniele Maggi.

 

 

TU CHIAMALE, SE VUOI, EMOZIONI…

Il momento più emozionante, lo racconta la professoressa Gisueppina Serafica: «E’ stato con la premiazione dei singolaristi: come sempre nessuno sapeva nulla circa i ragazzi che avrebbero avuto accesso ai premi o circa i cut-off, e cioè i punteggi minimi, che avrebbero dato accesso ai vari tipi di medaglia. Quindi la cerimonia è iniziata con l’introduzione alla premiazione a cura del Presidente della Commissione Olimpiadi prof. Ludovico Pernazza. Tra il serio e il faceto, anche per stemperare gli animi dei partecipanti in trepidante attesa, Pernazza ha compiuto una disamina su come era andata globalmente la prova. Una suspence altissima: i punteggi andavano in crescendo e del nome di Ciro Urselli nemmeno l’ombra, fino a quando non è arrivata la proclamazione sullo stile “the winner is…”:  “Ciro Urselli – Liceo Battaglini di Taranto, Medaglia d’oro!”. Esplosione di gioia incontenibile, con il cuore di tutti a mille e gli occhi emozionatissimi: Oro, oro, orooo!».

Soddisfazione anche per Mirko Saracino. Pur non essendo arrivato in zona–medaglia, lo studente del liceo tarantino ha avuto una meritatissima “menzione d’onore”, avendo svolto perfettamente due quesiti molto impegnativi, tanto che la sua giovane età fa ben sperare per il suo futuro nelle Olimpiadi.

 

APPLAUSI E CONGRATULAZIONI

La professoressa Giuseppina Serafica, infine, grande docente, una insospettabile stoffa da cronista nel trasmettere grandi emozioni, ha rivolto il suo ringraziamento a tutti i ragazzi, ai loro genitori, che li hanno sostenuti in questa avventura ed alla dirigente del Battaglini, dott.ssa Patrizia Arzeni, che ha fatto del Progetto Olimpiadi, uno dei momenti di punta della Programmazione scolastica. Infine, proprio la dott.ssa Arzeni, insieme a tutta la comunità scolastica del “Battaglini”, nel congratularsi con gli studenti, ha rivolto i più fervidi auguri a quanti hanno partecipato al progetto, perché questo sia il primo passo verso un futuro ancora più radioso.

«E dieci…»

Con l’arrivo di Achille, Chiara e Matteo, pugliesi, hanno fatto “cifra tonda”

I coniugi Amico-Calsolaro di Alessano, avevano programmato l’arrivo del piccoletto. «Parenti e amici erano già al corrente che l’ultimo nostro pargoletto ci avrebbe raggiunti a maggio e così è stato…», dicono i due genitori del nascituro venuto alla luce nell’ospedale di Tricase. Come si organizzerà la famiglia: «Spesa una volta la settimana, privilegiamo le offerte e le grandi quantità; i vestiti “passano”, a scalare, dal più grande al più piccolo»

 

«Lo abbiamo chiamato Achille, il nome è importante: ha un suo significato, la mitologia lo dipinge come un guerriero forte, coraggioso, qualità che proviamo a mettere in atto ogni giorno, perché non è semplice, ma con l’amore e l’armonia, tutto è possibile». Come dar torto a Matteo Amico, quarantuno anni, che a giornalisti di stampa e tv offre, anche a nome della moglie, Chiara Calsolaro, quarant’anni, un sorriso contagioso.

Uno di quei sorrisi che non mettono in secondo piano “varie ed eventuali” della coppia di Alessano, provincia di Lecce, che ha annunciato con gioia immensa il loro decimo figlio: Achille, si diceva: un maschietto, tre chili e mezzo, bracciotte e gambotte piene di energia, dato alla luce un pomeriggio di qualche giorno fa.

«Mamma e neonato godono di ottima salute e sono pronti a tornare nella loro affollata casa», hanno fatto sapere medici e personale dell’ospedale “Cardinale Panico” di Tricase. Insomma, una famiglia a tutto Salento. Meglio di così…

 

 

«AL MIO SEGNALE…»

Non è il Massimo Decimo Meridio del “Gladiatore”, ma ci piace pensare che l’ultimo pargolo al suo arrivo abbia accettato la sfida con la frase ormai leggendaria «Al mio segnale scatenate l’inferno!». Con l’arrivo del piccolo Achille, la coppia salentina può dirsi pienamente soddisfatta nell’aver fatto ancora una volta “strike”, il progetto di una famiglia numerosa, proprio come i due coniugi l’avevano pensata, desiderata. Adesso la “figliolanza” conta sette maschi e tre femmine. Il più grande ha diciannove anni. La scoperta della decima gravidanza di Chiara, appena dopo la nascita della loro ultima figlia, Vittoria, un anno compiuto lo scorso marzo.

Una scelta in qualche modo in controtendenza, quella di Chiara e Matteo nel costruire una famiglia così numerosa, posto il continuo calo demografico che si registra al Sud.

A qualcuno scapperà un sorriso (a noi basta quello di Chiara e Matteo), ma questa è la formazione dei due genitori da guinness dei prima, altro che “Show dei record”, con tanti saluti a Gerry Scotti: Mattia (diciannove anni), seguito da Azzurra (sedici), Francesco (quattordici), Riccardo (dodici), Enea (nove), Ludovica (sette), Diego (cinque), Luigi Maria (due), Vittoria (uno). «Ogni bambino – ha ribadito in più occasione la coppia – è stata una benedizione».

 

 

«FAMIGLIA NUMEROSA»

Qualcuno, perché non mancano quanti avranno benevolmente criticato marito e moglie, si sarà lasciato scappare un «Va bene una famiglia numerosa, ma loro l’hanno presa troppo alla lettera…». «Certo, questione di organizzazione familiare – ha risposto qualcun altro in difesa di Chiara e Matteo – ma se i due si organizzano, fanno incastrare i loro impegni, che male c’è?». Del resto, e questa è un’informazione certa, dal più grande al più piccolo gli Amico’s hanno imparato a fare squadra.

La notizia della nascita di Achille è arrivata puntuale. Achille, già si sapeva fosse un maschietto, doveva nascere a maggio e maggio è stato. Una notizia bellissima e soprattutto fuori dal comune che per la Puglia, di questi tempi poi, segna un vero e proprio primato. 

«Amici e parenti – hanno rivelato Chiara e Matteo – sapevano che volevamo arrivare a una cifra tonda, così è stato: diciamo che da quando abbiamo abbracciato Achille, contestualmente abbiamo alzato anche l’asticella, e dunque, siamo qui ad impegnarci in quella che considero una sfida bellissima, che non si può descrivere…».

 

 

UNA SQUADRA, TIFIAMO!

Qualcuno fa spallucce, da queste parti succede e su questo, papà e mamma, sono ferratissimi e allenati: «E i soldi? Non ci pensate che occorrono tanti soldi per portare una famiglia che conta fra genitori e figli dodici elementi?». Secondo il nostro modesto punto di vista, papà e mamma ci avranno pensato,e nemmeno una volta. Da qualche parte si dice «So quel che faccio, so quel che posso» e crediamo che Matteo il problema, se vogliamo chiamarlo “problema”, se lo sia posto. Il programma non si sposta di una virgola: «Spesa una volta alla settimana; privilegiamo le offerte e le grandi quantità; i vestiti “passano”, a scalare, dal più grande al più piccolo».

Una scelta singolare, ma a Chiara e Matteo, vogliamo far vivere questo sogno senza che qualcuno non si lasci sfuggire paternali? E se arrivasse un bel contratto pubblicitario? Hai visto mai? Coraggio, ragazzi, fuori i muscoli, come quelli che il piccolo Achille ha già mostrato, e fate vedere che la squadra può vincere a occhi chiusi. Tifiamo per voi.

Pace, parliamone…

Spiraglio per un “cessate il fuoco” fra Ucraina e Russia

Trump auspica un colloquio in Turchia. Da Mosca fanno sapere che Putin ci sta riflettendo, mentre Zelensky crede che lo “zar” prenda tempo. Sarebbe il caso di riporre l’odio e avviare la trattativa, che sarebbe comunque lenta e laboriosa. Insomma, massima prudenza, prima di dire che la strada giusta sia stata intrapresa. Le prime parole di papa Leone XIV mietono ottimismo

 

Pace, maneggiare con cura. Sono in molti a sostenerlo, la prudenza non è mai troppa. A volte si era intravisto uno spiraglio per mettere fine a un conflitto; spesso, però, si è stati sconfessati dai fatti: molti, per dirla tutta, predicano bene, ma razzolano male.

Predicare. Tutto nasce da lì. Non è banale pensare che l’elezione del nuovo papa, Leone XIV, abbia in qualche modo accelerato il processo di pace. De resto, il primo pontefice americano della storia, è stato chiaro fin dall’inizio; dalle prime parole pronunciate davanti alle decine e decine di migliaia di persone che avevano affollato piazza San Pietro, e le centinaia di milioni di fedeli collegate con tv, radio, social: pace. Pace, il primo forte segnale. Come a dire: la politica internazionale, i temi sul tavolo saranno diversi, ma quello centrale è sempre lo stesso: pace.

 

 

LE “ULTIME” NEWS…

Le ultime notizie diffuse dalle agenzie di stampa internazionali, “parlano” chiaro: la Russia continua a “prepararsi” alle trattative dirette con l’Ucraina, in programma domani (giovedì 15 maggio per chi ci legge) a Istanbul, ma il portavoce del Cremlino è prudente: chi sarà presente in rappresentanza di Mosca, lo deciderà personalmente Vladimir Putin.

Per contro, piuttosto che stemperare gli animi, Kiev fa trapelare che l’assenza di Putin dai colloqui in Turchia, dove è prevista la partecipazione di Zelensky, sarebbe il “segnale definitivo” che Mosca non vuole porre fine alla guerra. Ipotesi azzardata, considerando che in una posizione mediatica favorevole il governo ucraino, aveva dato addosso alla politica di Putin, facendo trapelare che le perdite inflitte all’esercito russo avevano messo in ginocchio il governo dello “zar”. Ora, ancora prima dell’incontro, dei temi che potrebbero essere affrontati, gli stessi avanzano l’ipotesi che sia proprio la Russia a non volere l’accordo, come se i due presidenti dovessero incontrarsi per firmare l’impegno di pace. Gli incontri, invece, servono per incontrarsi, confrontarsi, andare a fondo ai discorsi che hanno scatenato la guerra, e trovare punti di contatto. Infine, la riflessione, gli eventuali ritocchi, piccoli o significativi, prima la tregua, poi, finalmente, la pace.

 

 

PACE, MASSIMA PRUDENZA

Da qui la prudenza. Non solo. Da qui, anche l’interesse di Trump a prendere parte all’incontro, perché abbia notizie di prima mano e comprendere chi veramente voglia la pace e chi, invece, faccia finta. Nei giorni scorsi Zelensky aveva dichiarato che sarebbe andato a Istanbul per incontrare Putin, che domenica aveva proposto negoziati diretti tra Mosca e Kiev. Martedì il presidente americano, Donald Trump, aveva auspicato la presenza in Turchia di Zelensky e Putin. 

I leader europei, dal loro canto, fanno sapere, secondo fonti autorevoli, che sarebbero pronti ad attendere fino a dopo l’incontro tra Zelensky e Putin in Turchia, prima di “spingere” gli Stati Uniti ad annunciare nuove sanzioni contro Mosca. E’ quanto sostiene, scrive l’agenzia giornalistica Ansa, Bloomberg citando fonti a conoscenza della questione. A seguito dei colloqui tra funzionari statunitensi ed europei di lunedì, pare sia chiaro che la parte americana auspicava i colloqui tra Russia e Ucraina per domani (giovedì), prima di esercitare una eventuale, nuova pressione su Putin.

Miggiano, la Polinesia a un passo

Frazione di San Cesareo Terme, in estate diventa attrattore irresistibile

A volte paragonate ai Caraibi, le nostre spiagge non temono confronti. Basta sapersi organizzare. E per chi viene da fuori, ecco il percorso in auto. E se uno arriva da più lontano, aeroporto, ferrovia e bus. Per sole e mare come in nessuna altra parte del mondo, se escludiamo…le isole dell’Oceania

 

Quella dei Caraibi è la regione che più di altre, riesce a richiamare turisti da tutto il mondo. La bellezza delle spiagge, Cuba, Repubblica Dominicana, Aruba, Giamaica, Bahamas: ovunque caschi, caschi bene. Abbiamo fatto più volte paragoni, in passato, perfino con Miami e la Florida, per accoglienza e serie di servizi, superati nel tempo da altri posti. Ma, c’è un ma, che, servizi a parte, non puoi trasformare a meno che non entrino in ballo le odiatissime trivelle o pale eoliche, perché ce ne sarebbero da farsele…girare, eccome: la bellezza di un posto, la suggestione di un angolo, di una spiaggia interminabile, la vegetazione a ridosso delle spiagge, l’acqua cristallina a perdita d’occhio.

Non più tardi di qualche giorno fa, un angolo della Puglia è stato paragonato, a ragione, dalla giornalista Annarita Faggioni (statodonna.it) alla Polinesia, una delle regioni in cui tradizionalmente viene divisa l’Oceania, compresa più o meno, in un triangolo di isole: Nuova Zelanda, di Pasqua e Hawaii.

 

 

INSENATURA DA SOGNO

E, allora, la località che mentalmente ci fa fare le valigie e disporre sulla battigia fatta di sabbia sottile, ombrellone e sdraio è in Puglia, perché dalle nostre parti c’è un angolo di sole che è stato ribattezzato “la Polinesia italiana”. Brava la curatrice dell’articolo a pareggiare i conti con uno dei posti, rispetto alla Puglia, più lontani al mondo, che con questa località costiera può avere similitudini (e lo diciamo senza vergognarci neanche un po’, perché è bella!): trattasi di Porto Miggiano, località costiera del comune di Santa Cesarea Terme, anche quest’ultima una bella e accogliente località.

Porto Miggiano, scrive statodonna.it, Porto Miggiano, scrive statodonna.it, «non sarebbe tra gli itinerari tradizionali e potresti trovare meno folla se prenoti con un certo anticipo: è una meravigliosa insenatura, il posto perfetto per chi cerca quiete: mare pulito e fondali da esplorare con maschera e boccaglio». Se preferisci, suggerisce il sito, non passare via terra: puoi arrivare in pedalò o in barca dal vicino porticciolo (notizia riportata da tuttonotizie.eu).

 

 

COME ARRIVARCI…

Miggiano, diciamolo senza giri di parole, è una località che si anima praticamente nel periodo estivo. Possiede un piccolo porto turistico e una torre (XVI secolo, a difesa dagli attacchi dei saraceni). Fino al 1913 Porto Miggiano era parte delle marine di Vignacastrisi. La nascita del comune di Santa Cesarea Terme, avvenuta proprio in quell’anno, ha fatto in modo che Porto Miggiano diventasse una sua frazione (come Vitigliano e Cerfignano).

Porto Miggiano in auto. Dalla SP358 in direzione Santa Cesarea Terme. Una volta lì, percorrere via Umberto I. Per chi giungesse in Puglia da località più lontane, può beneficiare dell’aeroporto di Brindisi, farsi accompagnare da un mezzo in stazione e prendere un treno per Lecce, proseguendo con le Ferrovie del Sud Est fino a Poggiardo. Una volta a Poggiardo, un autobus accompagnerà a destinazione. «Per goderti – scrive Faggioni – panorama, mare limpido e natura selvaggia». Ma, attenzione, il suggerimento: «il Salento è pieno anche di spiagge meno note o affollate: occorre ingegnarsi e cercare per risparmiare».

«Inclusione per poveri e migranti»

Il nuovo papa è Robert Francis Prevost, Leone XIV

«Habemus Papam!». L’annuncio alle 19.13 di ieri, giovedì 8 maggio, dato dal cardinale Mamberti. «La pace sia con tutti voi, aiutateci a costruire ponti», le prime parole del primo papa americano. Avvicinarci gli uni agli altri, giammai allontanarci. Prevost, il nuovo papa, si distingue per aver aderito con profonda convinzione alla linea pastorale di Papa Francesco. Pertanto massima vicinanza alle persone

  

«Habemus Papam!». L’annuncio alle 19.13 di ieri, giovedì 8 maggio, è stato dato da protodiacono cardinal Mamberti. Il nuovo Papa è Robert Francis Prevost, per la Chiesa Leone XIV. Le prime parole pronunciate dal nuovo pontefice: «La pace sia con tutti voi, aiutateci a costruire ponti». Dunque, ad avvicinarci gli uni con gli altri, non ad allontanarci. Prevost, il nuovo papa, si distingue per aver aderito con profonda convinzione alla linea pastorale di Papa Francesco. Pertanto particolare attenzione a temi come «l’inclusione dei poveri, dei migranti e la massima vicinanza alle persone».

Naturalmente gli organi di informazione americani sono i primi a lanciare la notizia, ad avanzare ipotesi su quali potranno essere i temi sui quali Leone XIV interverrà. Infatti, «Il primo Papa americano», è quanto scrive l’autorevole New York Times. «Il nuovo Pontefice è lo statunitense Robert Prevost, il primo Papa americano nella storia», lancia nel suo primo notiziario la Cnn.

 

 

DONALD TRUMP: «CONGRATULATIONS!»

Sempre dagli Stati Uniti, nemmeno a dirlo, arrivano le congratulazioni di Donald Trump, il presidente USA. «Congratulazioni vivissime al cardinale Robert Francis Prevost, appena nominato Papa; è un grande onore sapere che è stato eletto il primo pontefice americano», ha riportato nel suo post su uno dei social dell’inquilino della Casa Bianca. «Non vedo l’ora – ha aggiunto Trump – d’incontrare Papa Leone XIV; sarà un momento molto significativo». Ce lo auguriamo tutti, ovviamente, anche se nel breve messaggio del presidente americano non si leggono commenti sul discorso con il quale LeoneXIV si è insediato, a proposito di «pace e uguaglianza». Magari il social in questione non raccoglieva più di un tot di caratteri.

«La pace sia con tutti voi, fratelli e sorelle carissimi – le prime parole del pontefice – questo è il primo saluto del Cristo risorto, il buon pastore che ha dato la vita per il gregge di Dio; anche io vorrei che questo saluto di pace raggiungesse le vostre famiglie, tutte le persone, a tutti i popoli, a tutta la terra: la pace sia con voi».

 

 

AGOSTINO, UN SANTO AFRICANO

Prevost, si diceva, si distingue per la sua adesione alla linea pastorale di Papa Francesco. Particolare l’attenzione a temi l’inclusione dei poveri e dei migranti, la promozione di un episcopato vicino alle persone. Leone XIV, come ha spiegato lo stesso papa nel suo primo discorso, è un agostiniano. Un americano di origini francesi, italiane, spagnole, come ha spiegato in una intervista resa di recente alla Rai. Sant’Agostino che unì civiltà classica e cristianesimo, un santo africano eppure romano, cattolico, ma onorato anche da protestanti e ortodossi; Leone, come Leone Magno che fermò Attila e obbligò Genserico a rispettare i civili e le chiese. Come Leone XIII che con la “Rerum Novarum” pose le fondamenta della dottrina sociale della Chiesa.

Robert Francis Prevost, grande e solida cultura, uomo di quell’Occidente che sa essere universale. Nelle sue e nelle premesse di chi spiega il suo punto di vista, la speranza di un’era nuova di pace, valori eterni, solidarietà fra gli uomini. «Auguri, Pontefice romano!», così su X, il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. Lo riporta il sito “Orizzontescuola.it”, che puntualmente ha riportato i passaggi che hanno condotto in così breve tempo l’elezione del nuovo papa.

 

 

CHI E’ PAPA LEONE XIV

Nato a Chicago il 14 settembre 1955, rappresenta una delle figure più influenti della Chiesa cattolica contemporanea. Dopo una lunga esperienza missionaria in Perù, dove ha guidato il seminario agostiniano di Trujillo e ricoperto incarichi pastorali e formativi, Prevost ha assunto ruoli di primo piano nell’Ordine degli Agostiniani, di cui è stato priore generale per due mandati. Nel 2014 Papa Francesco lo ha nominato amministratore apostolico della diocesi di Chiclayo, di cui è poi diventato vescovo, distinguendosi anche come vicepresidente della Conferenza Episcopale Peruviana in un periodo di forte instabilità politica nel Paese.