Sara, due volte campionessa!

KATA E KUMITE/Medaglie d’Oro per l’atleta tarantina ai Nazionali di Roma

Con la Rappresentativa pugliese sale sul gradino più alto del podio. Prima vittoria nella categoria individuale, la seconda “a squadre”, con le compagne Isabella Santo, tarantina anche lei, e Michela Rizzo, leccese

Sara Soldano podioDue medaglie d’oro per la tarantina Sara Soldano, quella individuale e quella a squadre; una, quella a squadre, per la tarantina Isabella Santo, condivisa anche con la stessa Soldano, e la leccese Michela Rizzo.

Sara Soldano 2Grande successo, dunque, per le nostre atlete raggiunto nei Campionati nazionali a Rappresentative regionali di kata e kumite in programma a Roma sabato 26 e domenica 27 novembre. Un successo, per giunta così pieno, che mancava da anni nella bacheca della squadra pugliese allenata nella spedizione romana dai tecnici Antonio Di Serio, tarantino, e Vito Barletti, leccese.

LE DUE DISCIPLINE…

Il kumite è, invece, una delle tre componenti fondamentali dell’allenamento nel karate, assieme a kata e kihon e consiste nell’allenamento con un avversario. Il termine giapponese kumite viene tradotto con la parola combattimento. Kumite si compone della parola kumi, che significa “mettere insieme”, e della sillaba te, che significa “mano”. Per kumite si intende, quindi, l’incontrarsi con le mani: nel confronto reale come in quello di palestra è necessario un avversario. Lo scopo del vero combattimento è quello di “abbattere” l’avversario, quello del kumite è la crescita reciproca dei praticanti.

E IL PALMARES…

Sara Soldano, ventenne tarantina, attualmente è fra le prime quaranta atlete al mondo. Studentessa, al secondo anno corso di laurea Scienze motorie all’Università degli studi di Bari e Taranto “Aldo Moro”, nell’anno solare, oltre alle gare di Serie A svoltesi a Pamplona e al Cairo, Sara Soldano ha partecipato alle Premier League di Lisbona e Mosca. Le sue ultime gare, a Roma, nel Campionato italiano di kata e kumite sabato 26 e domenica 27 novembre.

Qui, si diceva, Sara Soldano ha conseguito le due ultime medaglie d’oro della sua carriera: quella individuale e quella a squadre, conseguita insieme con le sue compagne di rappresentativa, Isabella Santo, tarantina, e Michela Rizzo, leccese.

«Che generosità!»

Un assegno di quarantamila euro nella cassetta delle offerte

«Restaurate la nostra chiesa e i suoi dipinti», ha scritto in un biglietto e in forma anonima un fedele di Ornago, vicino Monza. Don Arnaldo, non immagina chi possa essere stato: «Rispettiamo la sua volontà, pregheremo per lui…». La notizia sul quotidiano Il Cittadino, ripresa da Fanpage.it

7011492_25112431_offerte_chiesaQuarantamila euro nella cassetta delle offerte. Non in banconote di piccolo taglio, come ci capita spesso di sentire nei film, bensì con un assegno. Certo, sul titolo ci sarà pure una firma, ma don Arnaldo, che dice messa anche nella chiesa di Sant’Agata, ad Ornago, provincia di Monza e Brianza, non si pone tante domande: rispetta la volontà di quel fedele che ha accompagnato il suo grande gesto con un biglietto sul quale ha scritto: «Utilizzate questo denaro per il restauro della chiesa e per i dipinti al suo interno. Ricordatemi nelle vostre preghiere. Grazie». Un gesto nobile, d’altri tempi, volendo provare a ricostruire, ma molto alla larga, l’identikit del benefattore così generoso, che senza essere visto da altri fedeli, si è accostato in zona-altare per sfilarsi da una tasca l’assegno già compilato e introdurlo senza essere visto nella cassetta delle offerte. Come fanno i veri fedeli, che offrono quello che possono.

PERSONA GENEROSA E DISCRETA

Senza ostentare, il poco o il tanto che ciascuno può offrire alla comunità. Di sicuro non sarà stato un giovane, bensì un uomo in età, cui non fa difetto la discrezione con cui ha compiuto il gesto, tantomeno la generosità. Senza contare la sensibilità, tipica di chi ama l’arte, se il fedele così generoso ha chiesto a don Arnaldo Mavero, sacerdote della comunità pastorale di Santa Maria Maddalena, di porre attenzione anche ai dipinti custoditi in chiesa.

E il parroco, dal suo canto, che dice? Intervistato dal sito fanpage.it in una rubrica curata da Francesca Del Boca, che non si lascia sfuggire una sola di queste notizie (per questo spesso vi consigliamo di consultare questo interessante organo di informazione), si dice «curioso di sapere chi è stato, anche se al momento non ne ho idea». Condisce lo stupore con una esclamazione di colore, quasi a dare valore al suo stupore: «Ci abbiamo pensato parecchio – dice don Arnaldo a fanpage.it – con la sacrestana siamo stati lì a dire “Porco boia, chi può essere!”, ma proprio non ne siamo venuti a capo». Va bene così, il parroco un’idea prima o poi se la farà, ma se il fedele ha chiesto di restare anonimo avrà avuto le sue buone ragioni. Almeno quarantamila.

Gli-euro-più-rariDON ARNALDO, STUPITO!

Questa la storia di quell’assegno da capogiro. Un’offerta ben lontana dai soliti spiccioli. «Immaginate il nostro stupore – ha raccontato don Arnaldo al quotidiano Il Cittadino – l’assegno era inserito in una busta anonima accompagnata da un messaggio, nel quale veniva espressamente fatta richiesta di provvedere al restauro della chiesa e di dedicare allo stesso benefattore un ricordo durante la preghiera».

La domanda circolata in questi giorni, perché la curiosità è tanta, è su chi potrebbe essere il benefattore misterioso. «Non abbiamo idea di chi possa essere, di sicuro nessuno si sarebbe aspettato una generosità così discreta e così grande al tempo stesso: la scelta dell’anonimato rende però ancora più significativo un gesto così generoso».

«Rispetto per i diritti umani»

Mondiali di calcio, la Germania, le bocche “cucite”

«Ci hanno impedito di parlare». «Questa non è una posizione politica: i diritti umani non sono negoziabili», sostiene la Federazione tedesca. Tutto comincia con le minacce della Fifa al portiere Manuel Neuer, che voleva indossare una fascia a favore dei diritti Lgbtq. Da quel momento in poi, l’inferno

neuer-fascia-di-capitano-fifaTutti, nessuno escluso, allineati sul campo per la foto di squadra. Non la solita, tutta sorrisi, stavolta c’è una differenza, sostanziale. I calciatori della Germania posano per i fotografi con una mano a tappare la bocca, come a dire «Ci hanno impedito di parlare». In breve: «Ci hanno negato il più elementare dei diritti: esprimere un giudizio in piena libertà».

La Nazionale tedesca nella gara contro il Giappone ha utilizzato la tradizionale foto ufficiale con un deciso segno di protesta. In segno di protesta contro la decisione della Fifa, la Federazione internazionale di calcio, di vietare la fascia arcobaleno con la scritta “One love”, che avrebbe dovuto indossare il capitano Manuel Neuer. Proprio Germania, al debutto al Mondiale era stata tra le più decise nel voler difendere la propria scelta a favore dei diritti Lgbtq. I media tedeschi si erano interrogati sull’ipotesi che Neuer potesse andare contro lo stop, ma il portiere indossa la fascia Fifa, “No Discrimination”.

Così la Federcalcio tedesca con un tweet condiviso da milioni di internauti ha accompagnato la foto dei giocatori della nazionale con la mano sulla bocca prima della partita col Giappone. «Con la fascia del capitano abbiamo voluto dare l’esempio dei valori che viviamo in Nazionale: “Diversità e rispetto reciproco. Sii forte insieme ad altre nazioni”. Non si tratta di un messaggio politico: i diritti umani non sono negoziabili. Questo dovrebbe essere ovvio. Purtroppo non lo è ancora. Ecco perché questo messaggio è così importante per noi. Bandirci dalla benda è come bandire le nostre bocche».

football-3471307_1280«AL MIO SEGNALE…»

«Era un segnale, un messaggio che volevamo lanciare. Volevamo trasmettere il messaggio che la Fifa sta invece mettendo a tacere». E quel messaggio scatena l’inferno (mediatico). E’ l’opinione del tecnico della Germania, Hansi Flick, che ha messo per qualche istante da parte le preoccupazioni per la sconfitta col Giappone. Il tecnico è tornato a parlare del veto della Fifa alla fascia “One Love” e dell’iniziativa dei suoi giocatori che prima della partita si sono coperti la bocca durante la foto pre-partita, un gesto che secondo l’attaccante Kai Havertz, è stata la cosa giusta da fare. Intanto, la Federcalcio tedesca (Dfb) si è mossa per capire se sia legale la minaccia della Fifa di sanzionare i giocatori che indossino la fascia “One Love”. «La Fifa – dichiarano i vertici della Federazione calcistica tedesca – ci ha impedito di utilizzare questo simbolo in favore della diversità e diritti umani e lo ha fatto minacciando serie sanzioni sportive, senza specificarle. La federcalcio federale sta verificando se questa azione della Fifa fosse legale».

Alla Bild, uno dei giornali tedeschi più autorevoli, uno dei rappresentanti della Federazione tedesca ha aggiunto che sulla questione è stato interessato il Tribunale arbitrale dello sport, augurandosi che il capitano della Germania, Neuer, possa indossare la fascia “One Love” per la seconda partita della sua squadra, domenica 27 novembre contro la Spagna.

UNA CITTA’ PER CANTARE (E FARE BENEFICENZA)

Taranto ricorda Stefano D’Orazio, un amico di “Costruiamo”

L’ultima sua intervista in video. Uno dei suoi libri e i tanti progetti rimasti in agenda. I tarantini Palasport al teatro Orfeo hanno promosso una serata-tributo. In video, oltre la moglie, Tiziana Giardoni, gli “amici per sempre” Facchinetti, Battaglia, Canzian e Fogli. Ricordato anche Negrini, uno dei fondatori dei Pooh. Fra gli ospiti, Roberto Ciufoli e Graziano Galàtone. Fondi per l’Aido, associazione della quale lo storico batterista dei Pooh era stato testimonial

STEFANO Castellana Grotte 1Lo avevamo incontrato a Castellana Grotte, ci aveva invitato. Andammo a trovarlo. Stefano D’Orazio, storico batterista dei Pooh, era così: amava circondarsi di amici, che negli anni aveva in tutta Italia. Per noi aveva un libro da presentare (l’intervista è sul nostro sito, cliccate https://youtu.be/h-CDJ-Eypj4), ma soprattutto la voglia di rivederci, dopo aver convolato “a giuste nozze” con Tiziana Giardoni, appena diventata signora D’Orazio, dopo un lungo fidanzamento.

A proposito di Tizana. «Sapete quanto per me sia importante mantenere vivo il ricordo di Stefano, e non solo perché era il mio compagno di vita: ha lasciato un vuoto umano e artistico importante. Così non posso che ringraziare per quanto hanno fatto, stanno facendo e faranno, i Palasport che per il secondo anno consecutivo hanno voluto tributare una serata in memoria di un grande artista dal grande cuore: spero di riabbracciarvi tutti nella prossima edizione».

Questo il contenuto di un saluto e una promessa, insieme, lunedì scorso al teatro Orfeo proprio di Tiziana, in occasione del ricordo che la coverband ufficiale della formazione italiana più amata ha voluto tributare a Stefano D’Orazio con lo spettacolo “Palasport & Friends”. Per una sera, inoltre, i ragazzi vincitori dell’unico contest riservato alle formazioni che girano l’Italia con i successi di Facchinetti, D’Orazio, Battaglia e Canzian, sono riusciti a riunire virtualmente i Pooh: sullo schermo, dietro la batteria originale del quarantennale, oltre al messaggio di Tiziana, infatti, sono stati mostrati i video che Roby, Dodi e Red avevano confezionato per l’occasione. Anche Riccardo Fogli ha voluto partecipare con un suo personale contributo. Infine, proiettata anche l’immagine di Valerio Negrini, autore dei grandi successi dei Pooh e fondatore insieme con Facchinetti del gruppo musicale italiano più amato.

Un “tutto esaurito” annunciato, una serata di beneficenza in favore dell’Aido di cui D’Orazio era stato testimonial e tante emozioni con molti artisti che hanno voluto dare il proprio apporto ad una serata a dir poco straordinaria. Fra gli ospiti, Roberto Ciufoli, grande amico di Stefano, che ha interpretato alcune pagine dell’autobiografia del grande batterista, e Graziano Galàtone, giunto in teatro sul filo di lana da Catania, dove aveva interpretato una delle numerose repliche de “La Bella e la Bestia”. Fra gli artisti intervenuti, il violinista Francesco Greco, l’attore Giorgio Consoli, Non solo Zero (Rino Argeri, una emozionante interpretazione “alla Zero” della bellissima “50 primavere”), Piero Carrieri (Ohm, tribute dei Pink Floyd), Franco Cosa, il soprano Angela Massafra, Team Energy, Francesco Tinelli, coreografo e ballerino. E’ intervenuto il giornalista tarantino Claudio Frascella, grande amico di D’Orazio che ha personalmente seguito due tour dei Pooh.

Palasport & Friends«Ci tenevamo molto ad un altro appuntamento per ricordare Stefano – hanno detto i Palasport – perché è stato un artista geniale e di grande umanità; abbiamo colto al volo l’invito della splendida Tiziana, che l’anno prossimo potrebbe tornare ancora sulle tavole dell’Orfeo a regalarci ancora altri aspetti del carattere dell’artista romano, grande autore e uomo di grande generosità».

«I Palasport – ha detto Fabiano Marti, assessore alla Cultura e allo Sport del Comune di Taranto – sono uno dei nostri fiori all’occhiello, hanno un grande seguito, come lo hanno avuto per cinquant’anni i Pooh, una formazione adottata e più volte ospitata nella nostra città: come Amministrazione siamo vicini a chi promuove la cultura e crea eventi popolari e di classe».

«D’Orazio – ha detto Ciufoli – era un mio grande amico, c’è stato un periodo in cui festeggiavamo il suo onomastico nella sua villa: veniva mezzo mondo dello spettacolo, accadeva di tutto, che io indossassi il tutù e lui le giarrettiere; serate dissacratorie in cui accadeva il contrario di quanto accadeva in scena, dove i Pooh erano ordinati e compunti. Stefano avrebbe potuto darci ancora tanto, come uomo e come autore, per questo ho voluto interpretare un sonetto in romanesco scritto di suo pugno, ironia della sorte dedicato al Covid, quella “bestiaccia” che ce lo ha portato via».

Ma quanto è bella la Puglia?

Due passi nell’entroterra, la Valle d’Itria

Cittadine suggestive con storia e tradizioni di accoglienza. Visitiamo Martina Franca, Locorotondo e Cisternino. Chiese e monumenti, palazzi e piazze che lasciano incantati. E dove non è da scartare l’ipotesi di un aperitivo, un buon bicchiere di vino o un gelato

locorotondo-natale-pugliaDi queste località da fiaba, come le definisce l’autorevole proiezionidiborsa.it, ce ne siamo occupati spesso. Non solo delle tre in elenco, già “visitate” di recente insieme con altre cittadine piene di fascino e suggestione. Quando si scrive (o si parla di Puglia), non c’è niente da fare, facciamo comunque riferimento ad uno degli angoli più belli in assoluto del mondo. E stavolta vi risparmiamo la sfilza di quotidiani e riviste americane (e non solo) che hanno indicato la nostra penisola (ci riferiamo più alla Puglia che all’intero Stivale…), come la più bella del mondo. Un aspetto che non proviamo nemmeno lontanamente a discutere: intanto perché non può che farci enorme piacere, poi perché non avremmo argomenti importanti cui appellarci, volendo essere pignoli e trovare difetti alle bellezze di quest’angolo di mondo.

Dunque, parliamo di tre “fiabe”. Intanto provando a dare ad esse un nome, così la cosa ci facilità nel compito: Martina, Cisternino, Locorotondo. Ecco, detto che la Puglia non solo è una delle Regioni più belle d’Italia, ma anche del mondo, non abbiamo difficoltà a confermare – come riporta proiezionidiborsa – che ogni estate questa regione viene assalita da turisti che provengono dal resto d’Italia e dal mondo: dal Gargano al Salento, passando per la Costa ionica e proseguendo per la Valle d’Itria, possiamo ammirare angoli unici al mondo.

DIMENTICATE IL MARE…

Parlando di mare, non possiamo che sfondare una porta aperta, invece stavolta vogliamo allungare nell’entroterra, qualcosa tutto da scoprire. Partiamo dal triangolo Bari, Taranto e Brindisi, nel quale troviamo letteralmente un luogo d’incantevo: la Valle d’Itria.

Caratterizzata da distese di ulivi, trulli e masserie dal tipico colore bianco o rosso, Martina Franca è una città elegante e dall’architettura barocca. Un gioiello in provincia di Taranto, famoso anche per il Festival della Valle d’Itria, appuntamento che ogni anno richiama appassionati di musica lirica e sinfonica.

Provate a fare i due classici passi nel centro storico: un vero e proprio labirinto urbano tutto da scoprire, tra stradine, vicoli ciechi con case tinte di calce bianca e palazzi signorili. Bellissima la Basilica di San Martino. Elegante, maestosa e nel suo stile barocco, con facciata esterna e interna piena di decorazioni. Qui sono conservate le reliquie di Santa Comasia compatrona della città insieme a San Martino. A proposito di chiese, da visitare anche quelle del Carmine e di San Domenico. In Piazza Roma, il bellissimo Palazzo Ducale, dove attualmente ha sede il Comune di Martina Franca.

Altra località che provoca grande suggestione: Locorotondo. Piccolo paese in provincia di Bari e considerato uno dei Borghi più belli d’Italia (ne abbiamo già scritto, qualcuno ricorderà). Il suo centro storico, al pari di quello di Martina appena descritto, è un piccolo gioiello: sembra quasi che il tempo si sia fermato, stradine, muri tinti di bianco e negozietti. Nel periodo natalizio il centro storico viene allestito in maniera così elegante da sembrare un vero presepe.

Fra le bellezze, spicca la chiesa di San Giorgio (Chiesa madre), costruita nel punto più alto della collina, tanto che cupola e campanile si possono ammirare anche da lontano. Altro punto meraviglioso di Locorotondo, la zona panoramica da dove è possibile osservare la bellezza della valle.

TTT_Puglia_Cisternino_OCT20_08ENTROTERRA IMPERDIBILE

Infine, a chiudere il tris da fiaba (ma la favola, credeteci, continuerebbe all’infinito…), ecco Cisternino. Piccolo borgo tutto da scoprire, lo troviamo fra Martina e Locorotondo. In provincia di Brindisi, anche questa località è immersa nella Valle d’Itria.

Qui le chiese non mancano, così la nostra comoda passeggiata può avere inizio visitando la chiesa di San Nicola: una facciata imponente e al suo interno colonne in pietra e opere importanti. Fra i simboli di Cisternino, la Torre Normanno Sveva, costruita con lo scopo di diventare un punto di avvistamento. All’interno del centro storico, ammiriamo la bellezza dei vicoli, così belli da sembrare usciti dalle favole. Al cospetto dell’accogliente piazza Vittorio Emanuele, osserviamo la bellezza della Torre dell’orologio, uno spazio così accogliente nel quale è possibile gustare un buon bicchiere di vino, un aperitivo o, perché no, un gelato. Ben accetto anche fuori stagione, considerando le temperature di tarda mattinata spesso concilianti con qualcosa di fresco da bere o gustare. E ora, buona passeggiata e al prossimo tour fra le bellezze di una regione invitante e fra le più suggestive d’Italia. E non solo…

«Brava Italia!»

Plauso dall’Europa per l’impegno del nostro Paese nell’accoglienza-migranti

Respinto l’appello della Francia, che intendeva lasciare al nostro governo l’intera gestione delle quattro navi Ong giunte in questi giorni. Da Berlino a Lussemburgo: «Sta facendo, e bene, la sua parte: continueremo ad attenerci al meccanismo di solidarietà nei confronti di quei Paesi che permettono l’approdo di migranti salvati in mare», la risposta

hand-663726_960_720«Componiamo un quadro che permetta di trarre le conseguenze – erano state le parole di ieri del ministro dell’Interno francese Gérald Darmanin – dell’atteggiamento italiano». Tradotto dal politichese internazionale: «Germania, Olanda, Paesi dell’UE, lasciamo che la questione-migranti se la sbrighi l’Italia, da sola!».

In questi giorni, è storia di lunedì scorso a volere essere precisi, non si è parlato che di “migranti da isolare”. Come fossero un pacco da porre momentaneamente in un angolo in attesa di “nuove”, e non esseri umani, bambini, affamati, in condizioni igieniche gravi, qualcuno anche senza vestiti addosso, per non parlare di quanti avevano (e hanno) problemi di salute. La Francia, intesa come governo, alla fine sconfessata anche da se stessa, dal suo Paese, dall’autorevole Le Figaro e dalle più autorevoli testate giornalistiche transalpine, ha fatto marcia indietro. Si è chiarita, ha provato a rimescolare le carte, a confondere le idee, ma alla fine davanti all’evidenza dei fatti e alla magra figura, ha dovuto fare marcia indietro. Sconfessata. Sbugiardata. Spubblicata.

APPELLI FRANCESI RESPINTI

Dunque, come hanno scritto quotidiani e periodici italiani, da Corsera al Secolo, Da Repubblica al Giornale, dall’Espresso a Panorama, sono caduti nel vuoto gli appelli della Francia per isolare l’Italia dalla questione-migranti. Ma è accaduto quanto il governo francese non si aspettava: alla su richiesta di sospendere l’atteggiamento solidale circa l’accoglienza dei migranti, sono arrivate immediate le risposte negative da Berlino e Lussemburgo, che hanno manifestato a chiare lettere di non prendere lontanamente in considerazione l’opzione di respingimento o lasciare nelle sole mani dell’Italia l’accoglienza.

In particolare, di grande importanza si è rivelata la risposta della Germania. Berlino ha chiarito alla Francia che continuerà a rispettare il patto di solidarietà sui migranti, ma ha anche riconosciuto al nostro Paese che «l’Italia sta facendo la sua parte: ha accolto tre delle quattro navi tre delle quattro navi Ong al centro delle discussioni di questi giorni».

bundestag-2463231_960_720RISPOSTE DALLA GERMANIA

L’agenzia di stampa italiana più autorevole, l’Ansa, nei giorni scorsi ha subito interpellato il Ministero dell’Interno tedesco a proposito della richiesta francese. «Continueremo ad attenerci al Meccanismo di Solidarietà nei confronti dei Paesi che permettono l’approdo di migranti salvati in mare. Questo vale espressamente anche per l’Italia, che ha permesso lo sbarco di tre navi», ha sottolineato un portavoce del ministero. Stessa, ferma risposta dal ministero degli Esteri lussemburghese, competente per l’immigrazione: «Non intendiamo sospendere la nostra partecipazione: continueremo a mostrare solidarietà. Inoltre, auspichiamo che Francia e Italia riescano a risolvere molto presto la controversia (in realtà l’Italia sarebbe danneggiata dall’atteggiamento del governo francese, ndr), in modo tale che, come europei, alla fine si possa avere un’unica posizione, un’unica risposta europea».

Infine, anche l’Olanda ha fatto sapere che non intende sospendere la sua partecipazione al meccanismo di solidarietà per la redistribuzione dei migranti, al quale partecipa, però, non con i ricollocamenti, ma con l’erogazione di finanziamenti.

Ecco il bonus-bollette

Contro il caro-energia, quasi mezzo milione di euro per le famiglie in difficoltà

«Alleggeriremo l’impatto del caro-energia sulle tasche dei tarantini e punteremo ai nuclei familiari con bisogni maggiori», dicono dal Palazzo. Quando un provvedimento è condiviso, giusto segnalarle la bontà. E a proposito delle difficoltà al Sud, un nostro ragazzo l’altro giorno, pensando ad alta voce: «Sogno di guadagnare soldi lavorando…»

electricity-meter-96863_960_720Ecco la politica che si schiera dalla parte delle fasce più deboli. Si fa tanto parlare dell’aumento del costo dell’energia tanto che gli italiani pare non abbiano ancora minimamente pensato di accendere i termosifoni e dare energia ai radiatori. Si è parlato dell’aumento del costo della vita, addirittura del costo del denaro (pensate quanto possa fregargliene a chi di soldi, veri, non ne vede da anni), ma sempre meno del costo dell’energia.

Si sa che in Italia, incredibile, ma vero (detto in senso ironico, sia chiaro…), gas ed elettricità costano più che altrove, ma di chi a fine mese deve fare fronte alle bollette, magari ha anche una piccola attività che mantenere, oggi, è diventato un vero lusso; non si parla, invece, chi quelle bollette non può pagarle: chiedere un prestito a una banca, nemmeno a parlarne; a una finanziaria, nonostante pubblicità ruffiane, stessa, identica cosa (un giorno, si dice, i soldi te li tiravano appresso, anche se avevi “protesti”, diceva una pubblicità).

NON ESISTONO PICCOLI PROBLEMI

E, dunque, la vita si complica. Non esistono piccoli o grandi problemi, ma problemi e basta. Non scriviamo di grandi sistemi, di occupazione, ma di problemi che una famiglia media, un piccolo commerciante, affronta quotidianamente. E nelle sue priorità, la bolletta è diventata importante quasi quanto altri pensieri che stanno in cima ai pensieri di ognuno di noi.

E, allora, la politica e, finalmente, un provvedimento tangibile: sta per arrivare il bonus-bollette, garantisce l’Amministrazione comunale. Con un investimento di 450mila euro, l’esecutivo guidato dal sindaco Rinaldo Melucci si è impegnato a sostenere la spesa per le utenze di luce e gas dei tarantini, attraverso un avviso che in questi giorni sarà reso pubblico, insieme ai criteri di concessione dei contributi una tantum.

Sentiamo il sindaco. «Abbiamo intercettato queste risorse – dice il primo cittadino – ottimizzando alcuni capitoli di spesa destinati ad altre attività; ci sembrava prioritario dare un segnale in questa direzione, alleggerendo l’impatto del caro-energia sulle tasche di tanti nostri concittadini. Obiettivo, questo, che ci siamo posti anche dando seguito alle determinazioni assunte nel recente tavolo tenuto in Prefettura, dedicato proprio alle azioni da mettere tempestivamente in campo».

taranto-1530914_960_720DA 300 A 500 EURO

Ed ecco il provvedimento nello specifico. I bonus saranno di due tagli: 300euro per i nuclei familiari fino a 3 persone; 500 euro per tutti gli altri. «L’avviso fornirà i dettagli necessari – ha spiegato Luana Riso, assessore ai Servizi Sociali che ha proposto la delibera di indirizzo – punteremo ai nuclei familiari con bisogni maggiori, con un Isee non superiore a 11mila euro». Una iniziativa lodevole che nasce anche dalle sollecitazioni di due consiglieri comunali molto attivi, Elena Pittaccio e Stefania Fornaro.

E adesso attendiamo altri provvedimenti per le fasce sociali più deboli. L’importante era muovere i primi passi. Non che le Amministrazioni non si muovano, beninteso, ma come indica un’affluenza sempre più bassa alle urne, la gente vuole segnali precisi, risposte alle istanze quotidiane che sono in continuo aumento. Diceva uno dei nostri ragazzi, a ragione, riferendosi all’assistenzialismo: «Non voglio soldi in regalo, voglio lavorare e guadagnarmeli con il sudore della fronte, come ho sempre fatto: non conosco altra strada».

«Istigazione al suicidio»

Denunciato un programma televisivo

“Le Iene” ha svolto un servizio sul gesto estremo di un ventiquattrenne, vittima di un raggiro sentimentale online. La trasmissione a sua volta avrebbe, invece, messo alle strette l’autore della “relazione”, che poi ha pensato di farla finita a causa delle pressioni subite. Al momento accusa a carico di ignoti. La Procura di Forlì ha aperto un’indagine. Pier Silvio Berlusconi per Mediaset: «In qualità di editore dico che quel servizio non mi è piaciuto, è necessario alzare il livello di guardia»

netflix-3733812_960_720Due suicidi, entrambi legati dallo stesso episodio. Si scatena un can-can mediatico, un uomo prova a far passare come “uno scherzo”, un presunto “fidanzamento” via social durato un anno. Intanto, lo scorso anno, la fa finita Daniele, un ragazzo di ventiquattro anni; poi, dopo un recente servizio televisivo nel quale viene raccontato quanto accaduto, anche l’autore del tragico scherzo, Roberto, sessantaquattro anni.

A questo punto, la procura di Forlì apre un’inchiesta, il reato sarebbe quello di “istigazione al suicidio”. La procura interviene dopo il servizio in onda nel programma “Le Iene” in onda lo scorso 2 novembre su Italia 1. L’inchiesta racconta, appunto, la storia di Daniele, che il 23 settembre dello scorso anno si è tolto la vita dopo aver scoperto che la fidanzata Irene conosciuta in chat era in realtà un certo Roberto.

A rimetterci la vita, si diceva, prima Daniele; poi Roberto, cui era venuta l’idea di interpretare una ragazza dai modi gentili, graziosa, perfino seducente, se non fosse stato per un particolare: questa Irene era solo frutto della fantasia del sessantaquattrenne.

QUEL DANNO “SOCIAL”

Daniele, che crede nella storia, nell’affettuosa amicizia allacciata e sostenuta da questa “ragazza”, una volta venuto a conoscenza che è una relazione priva di fondamento, deluso, prima prova a capire come possa essere accaduto, poi decide di togliersi la vita. Così una giovane vita si spegne in un lampo. Pensate alla famiglia, alla disperazione e alla reazione che hanno i suoi congiunti per aver perduto un ragazzo che non ha saputo reggere un finale così drammatico.

A questo punto, gli organi di informazione prima rispettano il dolore per i familiari, poi provano a capire cosa abbia spinto il giovane a compiere quello che definiscono “insano gesto”. Se ne occupano molti strumenti di informazione, ne scrive la stampa, il fatto di cronaca getta nello sgomento chi agisce sui social, ha dei figli che trascorrono molto del loro tempo davanti a un pc o uno smartphone. Una tv, Italia 1, attraverso uno dei suoi programmi d’inchiesta, “Le Iene”, indaga giornalisticamente. Non volendo, tocca evidentemente fili rimasti scoperti, una certa fragilità. La fa finita anche Roberto. Se c’è stata istigazione lo stabilirà la procura di Forlì.

Ora, l’accusa, secondo quanto scrive Corriere della Sera, sarebbe a carico di ignoti e riguarda il suicidio di Roberto, l’uomo indicato come il responsabile del gesto estremo compiuto da Daniele nel settembre dello scorso anno. E’ la famiglia del pensionato, intanto, ad aver fatto sapere attraverso i suoi legali che vuole costituirsi parte civile in caso di procedimento in tribunale. La trasmissione televisiva delle reti Mediaset, invece, ha già risposto alle accuse nella diretta di martedì scorso.

depression-5127111_960_720PIER SILVIO BERLUSCONI

Sul caso è intervenuto anche Pier Silvio Berlusconi: «Siamo andati oltre ciò che è giusto: non deve più accadere». Risponde alla domanda rivoltagli dai giornalisti presenti giovedì in conferenza stampa, a Cologno Monzese durante la presentazione dei risultati dell’ultima stagione Mediaset.

«Non voglio entrare nello specifico – spiega il patron di Mediaset – e penso che dire basta a un certo tipo di giornalismo sarebbe come tornare indietro invece che compiere passi avanti: servono massima attenzione e sensibilità e non è semplice: “Le Iene” è un programma fatto da seri professionisti. Da editore, però, dico che quel servizio non mi è piaciuto. Purtroppo è capitato, ma è necessario in casi simili alzare il livello di guardia».

Daniele è vittima di una truffa sentimentale online, il legale della famiglia di Roberto, invece, denuncia una gogna mediatica e prepara un esposto in Procura, che ora indaga.

«No allo sfruttamento dell’Africa»

Papa Francesco al “Corriere della sera”

«Paesi africani non sono padroni del proprio sottosuolo: dipendono ancora dalle potenze colonialiste, così è un’ipocrisia risolvere il problema dei migranti in Europa», dice il Pontefice. «Se vogliamo porre fine a questo grave tema, aiutiamo la gente nel suo stesso Paese», aggiunge. «Il Governo italiano non può fare tanto senza l’accordo con l’Europa, che scarica le responsabilità sulle sole Italia, Cipro, Grecia e Spagna»

pope-5519251_960_720Il nuovo governo, la guerra e le armi vendute che alimentano il conflitto, i migranti e la posizione dell’Europa che lascerebbe «a Cipro, Grecia, Italia e Spagna la responsabilità di tutti coloro che arrivano sulle spiagge». Papa Francesco incontra la stampa, fa gli auguri al nuovo premier, Giorgia Meloni, prima donna a ricoprire il ruolo di presidente del Consiglia, la condanna dell’Iran ancora ostile al sesso femminile.

Il Pontefice interviene su più punti, tutti condivisibili. Alla Meloni, il ringraziamento per l’incoraggiamento: nelle sue parole saggezza e carità; la Russia e il conflitto in Ucraina: è terza guerra mondiale, quando gli imperi si indeboliscono hanno bisogno di fare guerra per sentirsi forti; sull’Iran: una società che cancella le donne dalla vita pubblica si impoverisce.

E poi, altro argomento che ci sta a cuore: i migranti. Sul Corriere della sera, come su altri quotidiani, pubblicano una bella conversazione con Papa Francesco. Gian Guido Vecchi, autore dell’intervista, introduce l’argomento: quattro navi al largo della Sicilia. A bordo centinaia di donne, bambini, uomini, in difficoltà. Non tutti possono sbarcare.

«MIGRANTI, VANNO ACCOLTI»

«Il principio è che i migranti vadano accolti, accompagnati, promossi e integrati – dice il Pontefice – e non si possono fare questi quattro passi, il lavoro con i migranti non riesce ad essere buono; ogni governo dell’Unione europea deve accordarsi sul numero di migranti può ricevere, diversamente sono solo quattro i Paesi che ricevono i migranti: Cipro, Grecia, Italia e Spagna, i più vicini per i migranti del mare, e la vita va salvata. Oggi il Mediterraneo è un cimitero, forse il più grande del mondo. “Hermanito”, un libro spagnolo, narra di un ragazzo africano che, seguendo le tracce del fratello, arriva in Spagna. Ha subito cinque schiavitù prima di imbarcarsi. Molta gente, racconta, viene portata di notte alle barche: se non vogliono salire, però, sparano loro e li lasciano sulla spiaggia. La schiavitù di quella gente, il rischio di morire in mare. La politica dei migranti va concordata fra tutti i Paesi. Non si può fare una politica senza consenso. E l’Unione europea su questo deve prendere in mano una politica di collaborazione e di aiuto, non può lasciare a Cipro, Grecia, Italia e Spagna la responsabilità di tutti i migranti che arrivano sulle spiagge. La politica dei governi fino a questo momento è stata di salvare le vite, questo è vero».

pope-1248270_960_720«PIANI DI SVILUPPO»

«Credo che questo governo abbia la stessa politica – conclude Sua Santità – e abbia fatto già sbarcare i bambini, le mamme, i malati, da quello che ho sentito, almeno l’intenzione c’era. Ma l’Italia, questo governo, non può fare nulla senza l’accordo con l’Europa. La responsabilità è europea. E poi io vorrei citare un’altra responsabilità europea rispetto all’Africa. Una delle grandi donne statiste, Angela Merkel, ha detto che il problema dei migranti va risolto in Africa. Ma se pensiamo l’Africa con il motto “l’Africa va sfruttata”, è logico che la gente scappi da quello sfruttamento».

L’Europa deve cercare di fare dei piani di sviluppo in Africa. «Pensate che in Africa alcuni Paesi non sono padroni del proprio sottosuolo che ancora dipende dalle potenze colonialiste. È un’ipocrisia, risolvere il problema dei migranti in Europa: no, andiamo a risolverlo anche a casa loro. Lo sfruttamento della gente in Africa è terribile, per questa concezione. Il primo novembre ho avuto un incontro con studenti universitari dell’Africa, ma questi studenti hanno una capacità, una intelligenza, uno spirito critico, una voglia di andare avanti ma a volte non possono per la forza colonialista che ha l’Europa nei loro governi. Se noi vogliamo risolvere il problema dei migranti definitivamente, risolviamo i problemi dell’Africa, aiutiamo l’Africa».

«Torniamocene a casa!»

Telefonate dal fronte, parlano i soldati russi

Il governo ucraino ha intercettato conversazioni fra militari russi al fronte e parenti in patria. «Siamo allo stremo, c’è chi scompare, chi torna nel proprio Paese…», dicono. E una mamma suggerisce una soluzione, seppure dolorosa: «Figlio mio, ferisciti a una gamba o lanciati da un carro armato, così ti rispediscono da noi!»

war-7065079_960_720«Se non c’è altro sistema, figliolo mio, lasciati ferire così puoi tornartene a casa e non proseguire questa guerra!». Che, con ogni probabilità, come ogni guerra, non porterà niente di buono se non morti, feriti, distruzioni, pianto, dolore incalcolabile.

E’ il succo di una nuova intercettazione resa nota dalle autorità ucraine: un soldato russo, ridotto allo stremo da freddo, fame e sete, parla con la mamma che lo aspetterebbe a casa. Nella chiacchierata intercettata registrata dal Governo di Kiev, la donna consiglierebbe al giovane figliolo mandato al fronte da Putin di farsi ferire per poter lasciare il fronte e tornare finalmente a casa.

La telefonata, scrive il quotidiano “Il Giornale”, sarebbe stata intercettata dalla direzione principale dell’Intelligence del Ministero della Difesa ucraino. Stessero così le cose, l’idea porta alla grave demotivazione dalla quale sarebbero state investite parte delle truppe russe inviate sul fronte ucraino.

A tre mesi dall’inasprimento del conflitto fra Russia e Ucraina, si registrano ulteriori fatti che portano a momenti di grave stanchezza e conforto. Nella telefonata fra soldato e mamma, ripresa e diffusa dalle autorità ucraine, il giovane spiega alla mamma i motivi dello scoramento che lo stanno conducendo ad abbandonare il campo.

«PERCHÉ DOVREBBERO ARRENDERSI?»

«Perché mai gli ucraini dovrebbero arrendersi? Siamo o non siamo nella loro terra? Questo conflitto non finirà presto: a cosa ci serve questa guerra, a ragazzi come me di soli venti anni: a me, francamente, dell’Ucraina non interessa niente, non vedo altra soluzione che tornare e dimettermi!», è la dichiarazione del giovane soldato resa alla madre e riportata da “Il Messaggero”. Sempre il soldato racconta di aver avuto un comandante che, pur di lasciare l’Ucraina e fare ritorno in patria – scrive il quotidiano romano – ha preferito spararsi a una gamba. E la madre del giovane soldato, assalita dalla paura che attanaglia il figlio, ascolta le parole del figlio. La donna è stupita dal fatto che molti dei soldati andati al fronte non condividano la politica del presidente che ha dichiarato guerra all’Ucraina.

La telefonata fra madre e figlio prosegue. Il ragazzo spiega alla mamma gli aspetti tragici che osserva un giorno dopo l’altro. «I nostri soldati scompaiono da soli, senza che nessuno li intercetti; qualcuno è stato fatto prigioniero, altri si nascondono, infine altri stanno tornando in patria». E la mamma, più o meno prudente, suggerisce una via di mezzo per evitare guai seri: «Non spararti alla gamba, correresti seri rischi una volta tornato in Russia: l’unico rimedio è che sia qualcuno a ferirti».

ukraine-7083772_960_720«NON SPARIAMO SUI BAMBINI!»

La registrazione resa nota dall’Intelligence di Kiev prosegue. Il militare russo che sarebbe stato intercettato – secondo qualcuno potrebbe essere propaganda ucraina, anche se trattasi di tesi debole – racconta di un’operazione effettuata in un villaggio alcuni giorni prima. «Un ufficiale – aveva detto un soldato – ci aveva ordinato di usare delle granate, ma per fortuna non lo abbiamo fatto: dentro quelle case c’erano quattro bambini!».

Stando a quando reso noto dalle autorità di Kiev, non si tratterebbe del primo documento audio dal quale un militare russo starebbe pensando di abbandonare il fronte, tornare a casa o darsi alla macchia. Una cosa è certa, sono sempre meno quanti approvano la guerra fra i due Paesi. L’Europa dovrebbe rompere gli ultimi indugi e prendere posizioni ponendosi al centro di un negoziato che riporti la pace fra Russia e Ucraina. Più semplice dirlo che farlo, ma episodi simili, sempre più frequenti sottolineano – se ce ne fosse stato ancora bisogno – di quanto fare ricorso alle armi sia la cosa più sciagurata a cui l’uomo potesse fare ricorso.