«Antonio, 110 e lode!»

Ventitré anni, pugliese, un esempio per tutti noi

Affetto dalla sindrome di Asperger, una forma di autismo, ha conseguito una laurea col massimo dei voti. La sua emozione e quella di mamma Lucia. I complimenti di colleghi, docenti e rettore. «Sogno l’insegnamento, per quanto non mi dispiacerebbe fare il bibliotecario», dice il neolaureato.

Foto Corriere del Mezzogiorno

Foto Corriere del Mezzogiorno

«Studiare il passato aiuta a costruire un futuro migliore». E’ il pensiero di Antonio Losavio, ventitré anni, castellanese, appena laureatosi con 110 e lode all’Università “Aldo Moro” di Bari e Taranto. Stretta di mano, applausi e, a seguire, spumante per tutti, è avvenuto a Bari. Mamma visibilmente commossa, emozionati anche il rettore Stefano Bronzini, il questore Giuseppe Bisogno e l’onorevole Gero Grassi.

Antonio, ventitré anni, ha la sindrome di Asperger, una forma di autismo in cui chi ne è colpito fatica a capire i pensieri e le emozioni delle altre persone, con conseguente difficoltà a interagire. «Dovreste pensare a noi Aspie – dice, senza giri di parole, chi ne è stato colpito – come a robot da programmare: più siete precisi con noi e più riuscite ad ottenere ciò che chiedete». E non finisce qui, aggiunge: «Attenzione, non è trattarci da deficienti: è, invece, solo parlare il nostro linguaggio».

Il percorso, insomma, è complicato. Non ha aiutato molto a comprendere di cosa parliamo, “Rain man”, film magistralmente interpretato nell’88 da Dustin Hoffman. La sindrome di Asperger è anche altro. «Il suo obiettivo, alla fine della scuola elementare, era quello di riuscire a scrivere una fase di senso compiuto – spiega mamma Lucia – oggi, dopo la triennale di Storia e Scienze sociali, ha un sogno: diventare un insegnante». Il primo passo, Antonio, lo ha compiuto, con il massimo dei voti, con grande orgoglio, compreso quello di chi lo ama, e sono tanti, compagni di corso, docenti e gli amici di tutti i giorni.

Foto La Repubblica

Foto La Repubblica

DA CASTELLANA GROTTE…

La storia, interessante, l’ha pescata fra le mille notizie che circolano fra le strade e i social, Repubblica, il quotidiano che nell’edizione regionale Antonio lo ha anche intervistato. Autore del servizio, brillantemente riportato e scritto, si dice in gergo, in punta di penna, Gennaro Totorizzo, cui vanno anche i nostri complimenti.

Per la storia, ha scritto Totorizzo, che da cronista ha raccolto appunti e steso l’articolo, spiegandoci che Antonio ha un’inclinazione naturale oltre che una grande passione, considerando che riesce a memorizzare perfettamente date ed eventi, per esempio. Ma nel percorso universitario è andato oltre le nozioni: la conquista più grande per lui è stata aprirsi e tessere relazioni con compagni e docenti, quando all’inizio faticava persino a stabilire un contatto visivo. Alla seduta – nella quale ha discusso una tesi su Aldo Moro e i costituenti – una grande festa.

Antonio e la scelta di questa facoltà. «Quando frequentavo l’Industriale, alle superiori, avevo sviluppato una forte passione per il campo umanistico e la letteratura, cresciuta poi anche per la storia: in particolare sono molto appassionato di rivoluzione industriale, sviluppo delle invenzioni, Risorgimento italiano e prima e seconda guerra mondiale; penso che studiare il passato aiuti a costruire un futuro migliore ed è anche importante attraversare le epoche precedenti attraverso le fonti arrivate a noi nel corso di centinaia e migliaia di anni».

L’approccio agli studi, all’università. “Amo studiare, mi ritengo un ragazzo curioso – dice Antonio – nel corso di questi quattro anni ho vissuto momenti indimenticabili: ho fatto amicizia, per esempio, con due signori che si sono iscritti all’università nonostante la maggiore età, un sessantenne ufficiale della Marina e un settantenne ex Consulente finanziario, entrambi in pensione. Tra i corsi che mi sono piaciuti di più: quelli di Letteratura italiana contemporanea, Storia medievale, moderna e contemporanea, così come quella Greca e romana, ma anche Storia del cinema».

Foto: FanPuglia

Foto: FanPuglia

…A BARI

Ma come più di qualche studente, anche Antonio non ha un buon rapporto con tute le materie. «Ho difficoltà a studiare argomenti più astratti, come quelli di filosofia, sociologia e diplomatica: mi toccava spremere le meningi ogni volta ed elaborare i concetti molto intensamente per riuscire a trovare un senso».

Nel frattempo, a detta dello stesso neolaureato, è migliorato nelle relazioni sociali: grazie a colleghi e tutor è riuscito a cavarsela e a prendere appunti durante le lezioni. Senza loro, confessa, non ce l’avrebbe fatta. E’, infine, consapevole di aver fatto qualcosa di eccezionale. «Tutto questo mi fa sentire come se fossi una campana di Pasqua che suona continuamente – ha spiegato a Repubblica – allo stesso modo, continuo ad essere davvero, davvero felice; anche durante la proclamazione, per tutto il tempo sono stato davvero gioioso – forse come non mai nel corso della mia vita – per questo traguardo raggiunto. Mi sento come se ci fossero fuochi d’artificio a scoppiare nel cielo».

Un pensiero rivolto a qualche studente in difficoltà e un pensiero al personale futuro. «Agli studenti: seguite le vostre passioni, utilizzate le risorse e contare sulle vostre forze; voglio conseguire la Magistrale in Scienze e documentazione storica. Lavoro? Mi piacerebbe, un giorno, insegnare oppure diventare un ricercatore storico o un bibliotecario». Questo il nostro Antonio, al quale vanno i nostri complimenti per aver piegato pregiudizi e una sindrome che non si riesce ancora a debellare. Merito di questo successo, oltre alla determinazione di fare, stupirsi e stupire di Antonio, di amici, colleghi, docenti, rettore e quanti, anche in piccola parte hanno contribuito a fare di lui un grande esempio per tutti noi.

Ciao, Vittorio

Il nostro ricordo di De Scalzi, leader dei New Trolls

«Abbiamo molte similitudini con la vostra città: il mare, il porto mercantile, perfino il siderurgico…», diceva. «Non ricordo altri abbracci così appassionati nei confronti miei e dei miei vecchi compagni. Dobbiamo tanto al grande Luis Bacalov e, oggi, all’Orchestra della Magna Grecia che mi ha invitato a ricordare un compositore immenso». Concerti all’Alfieri e in un teatro-tenda in viale Magna Grecia. Gli ultimi “sold out” all’Orfeo e all’Arena Villa Peripato

Foto Aurelio Castellaneta

Foto Aurelio Castellaneta

di Claudio Frascella

Addio a Vittorio De Scalzi, scomparso domenica scorsa a settantadue anni. La cooperativa “Costruiamo Insieme” non dimentica. Il suo sorriso, il suo abbraccio, l’accoglienza di quattro nostri ragazzi che si videro proiettati in un teatro, l’Orfeo di Taranto, nella celebrazione di due miti insieme: Luis Bacalov, direttore principale dell’orchestra della Magna Grecia per dodici anni, uno dei più grandi compositori ed arrangiatori, Premio Oscar per la colonna sonora del film “Il Postino”.

Entusiasti di assistere a spettacoli teatrali, quando si è trattato di applaudire vere star della musica leggera e del rock, i “nostri” si sono spellati le mani tanto era l’entusiasmo nell’assistere al “Concerto Grosso” dei New Trolls portato in scena dall’Orchestra della Magna Grecia in una delle Stagioni orchestrali di successo. Era andata talmente bene quell’esperienza, che il direttore artistico dell’ICO, il Maestro Piero Romano, invitò daccapo il gruppo musicale di Vittorio De Scalzi, fra i protagonisti del cartellone Magna Grecia Festival promosso dal Comune di Taranto insieme con l’assessorato a Cultura e Sport.

Ci sono artisti che si legano, più di altri, a una città. Per mille motivi. Per affinità, magari perché le sue radici le ha affondate in una città portuale. Poi, come Taranto, negli Anni Sessanta aveva ospitato un siderurgico, l’allora Italsider, che nella Città dei Due mari, era di casa, così Genova, città di De Scalzi, aveva fatto altrettanto con “lo stabilimento”.

Capitano di una squadra di lungo corso, Vittorio De Scalzi, come dire “la storia dei New Trolls”, è stato più volte a Taranto: perché, ci spiegò, quando ami lo fai a tempo pieno. In una rassegna l’occasione era stata la celebrazione di un grande della musica italiana, Luis Enriquez Bacalov, Oscar per la colonna sonora dell’ultimo Massimo Troisi, “Il Postino”. Bacalov su invito del direttore artistico dell’Orchestra della Magna Grecia, Romano, aveva rivestito per dodici anni il ruolo di direttore principale dell’ICO, tanto da volersi perfino trasferire a Taranto.

Gli piaceva la Città vecchia. Quando passeggiava nell’Isola, Bacalov segnava spesso il passo. Si fermava, alzava il capo, fissava porte e portoni, alla ricerca di uno di quei cartelli con su scritto “Vendesi”. Voleva comprare casa in Città vecchia.

Foto Aurelio Castellaneta

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NEW TROLLS, «GRAZIE»

Bacalov, fra i tanti meriti, aveva avuto anche quello di aver rivestito di musica barocca un gruppo musicale che già tanto aveva dato alla musica leggera italiana a partire dalla metà degli Anni Sessanta, fino ai primi Settanta: i New Trolls. Genovesi, come De André, che per loro aveva scritto i testi di “Senza orario senza bandiera”, album-debutto; come Gino Paoli, nato a Gorizia, ma genovese da sempre; come Luigi Tenco, uno dei cantautori più amati di quei tempi e prematuramente scomparso; come Paolo Villaggio, impiegato in una ditta dell’indotto-Italsider di Genova, che aveva costruito “Fantozzi”, il suo personaggio più famoso.

Bacalov e i New Trolls, mai divisi. «Io e i miei compagni di un tempo dobbiamo molto a Bacalov – ci aveva ricordato Vittorio De Scalzi, che cantava e suonava piano e flauto – era stato lui ad avere la geniale intuizione nell’arrangiare “Concerto grosso”, mescolando la musica barocca, quella seria, al rock progressivo: un milione di copie vendute! Con i New Trolls realizzammo un secondo album, ci difendevamo più che bene dagli attacchi della musica pop che incalzava a suon di 45 giri».

Prima il rock, poi il pop. «Prima della svolta collaborammo in studio e in tour con Ornella Vanoni, ai tempi di “Io dentro, Io fuori”: era il 1977, suonammo anche a Taranto». Teatro Alfieri, la Vanoni ebbe un enorme successo. Anche i New Trolls, all’epoca, avevano un loro appeal. «Fra il primo e il secondo spettacolo, durante una passeggiata in centro, cos’era via D’Aquino?, bene, fummo letteralmente assaliti da uno stuolo di fans: con uno slancio di affetto mai visto bloccarono perfino il traffico. Al pop arrivammo immediatamente dopo – proseguì De Scalzi – obbligati dalla bella vita che ci aveva riservato la popolarità di “Concerto grosso”; pensate come eravamo matti: avevamo guadagnato così tanto da montarci la testa, viaggiavamo su “Ferrari” e “Maserati”, difficile rinunciare a certi capricci; avevamo belle voci, ci facemmo due conti, così incidemmo “Aldebaran” e “New Trolls”, l’album della barchetta, e canzoni come “Quella carezza della sera” e “Che idea” che spopolarono».

Foto Aurelio Castellaneta

Foto Aurelio Castellaneta

TARANTINI CHE PASSIONE!

Se ne accorsero anche i tarantini. «Per merito loro finimmo sul New York Times: era il 1979, eravamo da mesi in classifica. Gli organizzatori del nostro concerto a Taranto, affittarono il teatro-tenda di Nando Orfei che per l’occasione sospese gli spettacoli del suo circo: purtroppo gli operai impegnati quel giorno, pochi in realtà, montarono il palco in ritardo, così invece di due spettacoli fummo costretti a farne uno solo, a tarda sera. La gente rimasta fuori, con in mano il biglietto, era infuriata, la polizia faceva quello che poteva, quando Orfei ordinò ai suoi collaboratori di fare uscire gli elefanti: quei bestioni schierati all’ingresso scoraggiarono la gente e tutto rientrò».

Lo spettacolo andò in scena. «Facemmo un solo concerto, gente seduta sui gradini e appesa ovunque, dai pali ai tiranti del teatro-tenda; le agenzie di stampa ripresero la notizia pubblicata su un giornale locale (Corriere del giorno, ndr) e finimmo dritti su quotidiani e riviste musicali di tutto il mondo: “Nemmeno gli elefanti del Circo Orfei fermano i fans dei New Trolls!”, titolò il giornale: bella pubblicità. Ripensandoci, ci andò di lusso che non ci scappò il ferito. Taranto, però, la ricorderemo anche per i concerti al teatro Alfieri a metà Anni Settanta e al Tursport, momenti indimenticabili. Come indimenticabile, per i New Trolls, è stato Luis Bacalov al quale riconosceremo sempre buona parte del nostro successo». Nemmeno a dirlo, dopo un “sold out” invernale al teatro Orfeo, idem in estate nell’Arena Peripato. Ciao, Vittorio.

Ottanta, portati splendidamente

Giancarlo Giannini, il primo di agosto festeggia il suo compleanno

«Devo tutto a Lina Wertmuller, la Melato splendida compagna di viaggio. Ho lavorato con grandi registi, mai vissuto da star, mi accontentavo di un cucinino. Il mio più grande dolore: aver perso un figlio di appena diciannove anni» Una candidatura agli Oscar e la stella sulla Walk of fame di Hollywood

Foto Il Fatto Quotidiano

Foto Il Fatto Quotidiano

Ottant’anni il prossimo 1 agosto. Giancarlo Giannini, grande attore del cinema italiano, dal cinema leggero – i musicarelli, tanto per intenderci – a quello impegnato, passando per la satira, diretto da Lina Wertmuller – come confessa a Valerio Cappelli che lo ha intervistato per il Corriere della sera – cui deve praticamente tutto, ma anche Mario Monicelli, regista di punta della commedia italiana, proseguendo con Francis Ford Coppola. Senza dimenticare Bolognini, Lattuada, Scola, Zurlini, Vicario, Risi, Visconti, Fassbinder, Avati e tanti altri. Ligure di la Spezia, è stato il primo a dare profondità al protagonista meridionale, un po’ “ferito nell’onore” (Mimì metallurgico), un po’ vendicatore di una classe sociale trattata a pesci in faccia (Travolti da un insolito destino…). E’ stato doppiatore anche di artisti di grande spessore, come Jack Nicholson e Al Pacino, dando loro la voce nel tempo diventata roca e profonda.

Insomma, Giannini è stato il primo attore settentrionale a dare voce al Sud. Uno dei pochi ad essere candidato agli Oscar (Pasqualino settebellezze) e ad avere una stella sulla Walk of fame, il marciapiedi dedicato alle star di Hollywood (l’altro attore omaggiato è stato Rodolfo Valentino).

«Non sono tipo da anniversari, non mi importa del passato, penso al futuro, alle cose che posso ancora fare», dice Giannini nell’intervista rilasciata a Cappelli. Non si dà arie da star. «Una delle poche richieste – confessa però l’attore – è di avere una stanza d’albergo con il cucinino: mi piace prepararmi da mangiare a fine giornata sul set. Da mia nonna Luisa ho preso l’abitudine di non buttare mai gli avanzi. Una volta in America volevano intervistarmi per un film, invece ho parlato per un’ora della mia pasta al pesto, da allora mi chiamano The king of pesto.

Foto Pinterest

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«LE MIE RADICI»

Le sue radici. «La mia Liguria, i contadini della mia terra, gente splendida, tenace, tosta. Hanno un motto che è anche il mio: se ho poco, devo vivere con poco. Il mio mondo, come dico nella mia autobiografia (“Sono ancora un bambino (ma nessuno può sgridarmi)”, è fatto di cose semplici e di sogni».

Il suo più grande dolore. «La perdita di Lorenzo, mio figlio primogenito, morto nel 1987, a 19 anni, per aneurisma…Voglio cancellare questa parola. Un giorno, stranamente, mi aveva chiesto cosa c’è dopo la morte. Non sapevo come rispondere, gli raccontai una favola: immagina tanti colori nello spazio, esistono ma poi finiscono, è come una montagna da scalare, raggiungi altri colori. Gli raccontai la morte come una sensazione di conoscenza».

Ha lavorato con i più grandi attori. «Li ho visti morire tutti. A volte, quando vengo fermato per strada e magari qualcuno riconosce il volto ma non gli viene il mio nome, e mi scambia per Gassman, Mastroianni, Tognazzi, Manfredi, faccio l’autografo al posto loro».

I film e attori americani. «Jack Nicholson è quello che più mi ha impressionato – rivela Giannini al Corriere della sera – l’ho doppiato non so quante volte, a volte bloccavo il doppiaggio dall’incanto con cui lo guardavo. E’ uno imprevedibile, folle, l’ho detto altre volte, con lui entri in un mondo parallelo. Un amico è Dustin Hoffman, ogni tanto ci mettiamo a parlare al telefono della decadenza del cinema, ma i talenti anche da noi non mancano: Toni Servillo, Paolo Sorrentino…».

Foto Il Messaggero

Foto Il Messaggero

«LAVORARE E DIVERTIRMI»

«Mi sono divertito con i miei due 007, ho inventato da zero il mio agente segreto, ma leggendo il copione non capivo se ero con James Bond o contro, produttore e regista mi dissero che dovevano ancora decidere. Con l’America è sempre stato un rapporto di amore e distacco. Dopo “Pasqualino settebellezze”, a me e Lina tutti volevano incontrarci».

L’importanza di una “tosta” come Lina Wertmüller. «Mi ha regalato ironia, libertà, leggerezza, la felicità di fare questo mestiere anche se non ho mai avuto il sacro fuoco dell’attore. Aveva una visione grottesca della vita. E con Mariangela Melato, la sua grazia, intelligenza, intensità, ho passato i miei più importanti momenti di cinema».

Rivela, infine, a Cappelli, acuto nel lasciare a Giannini il compito di tracciare il suo racconto, unico, originale, affascinante. «Una volta, mentre attraversava una porta girevole, chiesi a Marlon Brando di rivelarmi il suo segreto, e lui, urlando: “Semplice, non leggere le sceneggiature!”».

Ilaria, dalla tv all’assistenza

Ilaria Galassi, una delle colonne di “Non è la Rai”, fa la badante

«Chiuso un negozio, oggi accudisco Aurelia, novant’anni. E’ come se mi prendessi cura di mia nonna. In realtà è lei a darmi consigli, mi dice come amministrare anche i pochi soldi. Non lo faccio per danaro, ma per tenermi impegnata, nel frattempo ho spedito diversi curriculum»

Foto Youmovies

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Fanpage è sulla notizia. Mai cose banali, non raccoglie dichiarazioni, interviste per compiacere l’interlocutore. Sia detto per inciso, una testata giornalistica, sito che sia, fa bene ad essere un attrattore di ragazzi, gente che vuole avere informazioni, notizie su artisti e comunque di persone che gravitano nel mondo dello spettacolo, ma quando regala perle che si coniugano con il sociale, allora, non possiamo che condividerne il lavoro.

Dunque, gli altri raccontano di social, like e quant’altro; di come ci si possa fare strada su FB piuttosto che Instagram, Youtube, diventando una blogger da un milione di contatti al giorno. Su questo sito, invece, troviamo storie che hanno tutt’altro spessore, con tutto il rispetto per la signora Fedez.

L’ultima storia che ci ha colpito, ringraziamo anche Daniela Seclì per averla scovata, pettinata, proposta, lanciata, riguarda Ilaria Galassi, quarantasei anni il prossimo 10 luglio. Ex enfant-prodige di “Non è la Rai”, programma-cult, inventato da Gianni Boncompagni (Bandiera gialla, Chiamate Roma 31-31, Alto gradimento), non ha sfondato nel mondo dello spettacolo. Perché non dirlo, soprattutto perché non essere di esempio ad altre ragazze, oggi donne che inseguono il “successo”, a prescindere?

Foto Momentodonna

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GRAZIE, ILARIA…

Ilaria, grazie. «Sono passata dai riflettori della tv da milioni di spettatori ad una casa nella quale svolgo mansione di badante; accudisco una donna di novant’anni, ma non mi sento umiliata, tutt’altro: mi sento ricca!». In estrema sintesi la storia, la sintesi che ha catturato la nostra attenzione. Ed è bene che anche quanti seguono le nostre rubriche con le quali tendiamo a raccontare il sociale, comprendano che i valori hanno ancora la loro importanza.

Così Ilaria si racconta ventisette anni dopo Non è la Rai, la trasmissione televisiva che ne fece una delle adolescenti più amate d’Italia. Dopo aver chiuso un’attività (un salone per parrucchieri, proprietà del suo compagno) a causa della crisi da pandemia, da un po’ fa la badante. Accudisce una signora di novant’anni. Con l’anziana donna ha stabilito un rapporto cordiale, che va oltre alla sola assistenza della quale la novantenne necessita.

Intano la chiusura dell’attività e il coraggio di rimboccarsi le maniche. «Costretti a chiudere per via della pandemia. Eravamo in zona Parioli. Un affitto salatissimo che dovevamo corrispondere ai proprietari dell’immobile, nonostante fossimo in pieno covid. Il e il mio compagno abbiamo compiuto una scelta dolorosa, abbiamo chiuso “Parioli” e ci siamo trasferiti nell’altra attività a Fiumicino».

Oggi Ilaria fa la badante. «Una cliente mi disse che aveva bisogno di una donna che stesse con sua madre quattro ore, dalle nove all’una: ho accettato, è quello che facevo sempre con mia nonna, ma non voglio neanche essere retribuita: mi piace farlo. In questo periodo non sto lavorando, ho mandato curriculum ovunque, ma è complicato trovare un impiego. Mi annoio senza far niente, così mi sono detta: “Ma che me frega, lo faccio”, così ho accettato di occuparmi di Ausilia, questo il nome della donna novantenne».

Assistenza-anziani-Helpy-OopsQUATTRO ORE AL GIORNO

Le quattro ore in cui tiene compagnia ad Ausilia. «Le do le pastiglie la mattina, altrimenti si scorda; le lavo le gambe, le si aprono spesso delle ferite, le disinfetto, metto la crema e le bende; poi, la porto in bagno, la lavo, se vuole le faccio la piega e la ceretta al viso, fa colazione, si mette seduta e chiacchieriamo di tutto e di più: mi racconta la sua storia. Faccio queste cosine per lei, la coccolo. È bella da morire. Ha 90 anni, ma non li dimostra affatto».

«Ausilia – riprende Ilaria – mi ha insegnato a risparmiare sul cibo. Non si butta niente. Bisogna sempre reinventare un pasto nuovo, quando ci sono degli avanzi. E poi fare le cose con calma. Mi dice sempre: “Non ti preoccupare, se non lo fai oggi, lo fai domani, stai tranquilla. Goditi la vita giorno per giorno”. Mi trasmette pace. Oggi la vita è frenetica, si pensa spesso ai soldi e lei mi dice: “Guarda che i soldi non c’erano neanche ai miei tempi; c’era solo lo stipendio di mio marito, che non guadagnava tantissimo, ma siamo stati bene lo stesso”. Per me è come se fosse una terapia andare da lei».

Ilaria, Ausilia, il gusto pieno della vita. «Da quando ci sono io – spiega Ilaria a Fanpage – si è ripresa: era abbattuta, ha perso una delle sorelle con cui viveva in simbiosi; ad agosto non ci sarò, perché andrò a trovare mia madre: lei è entrata nel panico, ma con lo stesso tono con cui lei mi insegna cose, l’ho rassicurata: “A settembre torno, non preoccuparti non ti mollo…».

«Ricomincio da me…»

Andrew e Federica, si licenziano per dedicare più tempo a se stessi

Uno il più alto dirigente di un fondo d’investimento, l’altra una giornalista del Tg1. «Volo in Australia, a godermi la famiglia e le spiagge infinite del mio Paese», dice lui. «Una scelta laboriosa, ma ora non ho più alcun tipo di pressione, produco abiti: sono passata dalla “prima serata” e dalle rubriche dei motori al mercatino: felicissima». Storie da Messaggero e Fanpage

Foto Youtube

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Un Ceo, Chief executive officer, in pratica un dirigente con gli stessi poteri dell’Amministratore delegato, e una giornalista del TG1, si licenziano per vivere nella massima serenità il resto della vita.

E’ la scelta di Andrew Formica, cinquantuno anni, e Federica Balestrieri, quarantasette. Ceo il primo, giornalista la seconda. Scelta coraggiosa in un momento in cui non c’è più la certezza e la solidità nei posti di lavoro. Coraggiosa fino a un certo punto dirà qualcuno, considerando che i due soggetti in questione prima di prendere la decisione della loro vita, ci hanno pensato e ripensato, prima di mollare tutto e dedicarsi a se stessi, alla propria famiglia.

Le storie di Andrew e Federica, le hanno raccontate in questi giorni due organi d’informazione. Uno più tradizionale, il Messaggero (Andrew), l’altro meno formale, brillante, con un seguito importante quanto il quotidiano romano, Fanpage.it (Federica).

Andrew, cinquantuno anni, padre di quattro figli si dimetterà dal suo incarico di una società milionaria per volare in Australia. Motivo lampante: «Voglio stare in spiaggia senza fare nulla». Dunque, da massimo dirigente di uno dei più importanti fondi di investimento britannici, Jupiter and Management, a “disoccupato felice” su una spiaggia nella sua nativa Australia.

Foto Sky

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«MI GODO SPIAGGIA E MARE»

«Voglio solo sedermi in spiaggia e non fare niente; non sto pensando a nient’altro», ha spiegato alla stampa inglese. Si dimetterà a ottobre dopo meno di quattro anni di mandato da massimo dirigente di un fondo di investimento che gestisce qualcosa come sessantacinque miliardi di sterline in risparmi. Un ruolo, il suo, per ricoprire il quale ha guadagnato oltre cinque milioni di sterline.

Insomma, Andrew ha deciso che è il momento di cambiare vita, fare le valigie e godersi al massimo la vita familiare e le spiagge del suo paese d’origine, l’Australia. “A spingermi in questa decisione – ha spiegato il Ceo dimissionario – sono stati soprattutto motivi familiari e la volontà di stare accanto ai miei genitori anziani».

Al corrente sulla sua decisione, l’azienda. «Formica – ha commentato l’azienda – è sempre stato molto chiaro con il Consiglio di amministrazione sul fatto che i suoi piani a lungo termine avrebbero comportato il trasferimento nella sua nativa Australia con la sua famiglia: ha sentito che era il momento il momento giusto per cedere la guida dell’azienda e noi abbiamo preso atto della sua decisione».

Di altro tenore, anche se riconducibile alla voglia di godersi la vita non alla Terza età, ma ancora prima. Quando cioè è possibile dedicarsi del tempo al netto dello stress che un lavoro quotidiano e sotto pressione, come quello di giornalista del Tg1, può provocare. Federica aveva quarantasette anni – ha scritto Fanpage.it – quando ha deciso di licenziarsi dalla Rai dopo ventitré anni di servizio. Oggi ha cambiato completamente vita e nell’intervista rilasciata uno dei siti più cliccati in assoluto, confessa di non essersi pentita della sua scelta.

Foto Motorsport

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«DA UN SOGNO ALL’ALTRO»

«Ho avuto l’opportunità di fare il lavoro che sognavo, la giornalista sportiva – spiega Federica – dunque raccontavo la Formula 1, poi per sette anni ho condotto “Pole Position”, programma di punta della Rai sui motori; ho conosciuto tantissime persone e mondi differenti. Ero diventata popolare, mi chiamavano “la donna dei motori”, poi, ho scelto di andare al TG1, ho curato rubriche di moda, mi sono occupata degli speciali».

Cos’è cambiato. «A un certo punto – spiega – ho capito che avevo fatto tutto quello che avrei potuto fare in Rai. Ho pianto notti intere, un travaglio psicologico enorme. Sentivo che se fossi rimasta ancora, avrei perso tempo prezioso: c’era troppo mondo da vedere, troppe cose da fare, mi sentivo legata a un posto fisso, a impegni fissi, a un capo che mi diceva cosa dovevo fare, così ho detto basta e mi sono licenziata».

Era una scelta senza ritorno. «Essere libera, rilassata, non più schiava del lavoro, così mi sono detta: rinuncio a tanti soldi ma acquisto un’autonomia per me fondamentale per essere serena, altrimenti la sensazione è quella degli schiavi, magari di lusso perché guadagni tanto: ma che te ne fai dei soldi, se non hai tempo per spenderli e sei sempre stressato?».

Inizialmente Federica si è dedicata al volontariato, successivamente nel corso di un viaggio in India ha trovato la sua strada. «Avevo una vaga idea di produrre qualcosa – racconta – Ho comprato dei tessuti, li ho portati da un sarto e abbiamo fatto un pantalone, una gonna, una giacca e un vestito: quattro capi, moltiplicati per cinquanta pezzi in tutto. Tornata in Italia, ho invitato delle amiche e li ho venduti in un pomeriggio. Ho capito che piacevano e da lì ho dato il via alla mia attività, navigando a vista giorno per giorno, vendendo capi nei mercatini, poi è arrivato l’e-commerce. Mi capita di essere stanca, ma lo stress, la negatività, l’ansia che un lavoro si porta dietro, non ci sono più».

Addio, direttore

Clemente Salvaggio, aveva guidato il Corriere del giorno

Le vicende del “Corriere”, la scelta di una professione. Calciatori e presidenti, un esercizio di memoria straordinario nell’ultima intervista rilasciata al sottoscritto. Un sorriso impareggiabile, la battuta pronta, il mestiere di coach per fare di un giornale un vera squadra

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Non c’è più Clemente Salvaggio, uno dei più grandi giornalisti tarantini. Colonna del Corriere del giorno, è scomparso lunedì 18 luglio a ottantotto anni. Da eccellente cronista qual era, aveva contribuito a scrivere la storia di una città che ha vissuto momenti alterni in fatto di benessere. Primo squillo il Dopoguerra, a seguire l’industria siderurgica, infine una prima flessione, con una generazione che cominciava ad abbandonare i luoghi d’origine, qualcosa che aveva provocato grande dolore a un tarantino verace come lui (nonostante i natali toscani, a Livorno infatti c’era solo nato…).

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GRAZIE, TI DEVO UN “MESTIERE”

Chi scrive lo aveva conosciuto a metà degli Anni Settanta nella sede del “Corriere” di via Di Palma (ora, al suo posto, l’Archivio di Stato). Nello stesso stanzone-redazione, Vincenzo Petrocelli, altro grande del passato. Nonostante la giovane età, era stato Salvaggio a iniziarmi al giornalismo. Primo compito: i campionati di calcio minori, a seguire il Torneo dell’Amicizia in notturna a Fragagnano. Era da lì che si cominciava. E io, iniziai per non fermarmi più (gli sarò grato in eterno)

Fra le firme di quel tempo, Riccardo Catacchio, Peppino Catapano, Narciso Bino, Nino Botta, Paolo Aquaro, Peppino Tripaldi, Luigi Ferrajolo, Franco Cigliola, Cataldo Acquaviva. Breve chiusura, trasferimento del giornale in piazza Dante, infine piazza Immacolata. Salvaggio era stato direttore di un giornale scritto, più avanti nel tempo, da colleghi come Antonio Biella e Luisa Campatelli, diventati a loro volta direttori, Silvano Trevisani, Mino Ianne, Mario D’Anzi, Vito Traetta, Roberto Raschillà, Pierpaolo D’Auria, Maurizio Masoni, Marcello Di Noi, Ettore Raschillà, Michele Tursi, Angelo Di Leo, Annalisa Latartara, Fulvio Paglialunga, Nicola Savino, Antonio Bargelloni e altri ancora.

“SAL” IN ESTREMA SINTESI

 Infine, un esercizio di memoria, i “suoi” calciatori. «Silvestri, grande attaccante, realizzava trenta, quaranta gol a campionato, con Schillaci e Bellucco formava una linea d’attacco irresistibile; Castellano e Petagna, invece, coppia straordinaria di centrocampo. 956A4383-03DD-4D75-A70A-6C9B1A7822D6C’era anche Tedeschi, tarantino, grande portiere; Tonino De Bellis, tarantino anche lui, terzino con i controfiocchi; gli attaccanti Tortul e Virgili: il primo vestì le maglie di Sampdoria e Triestina, l’altro di Fiorentina e Torino…». Dai Sessanta agli Ottanta. «Napoleoni, Jannarilli, Casini, Biondi, Selvaggi, il compianto Iacovone, De Vitis, Maiellaro». Infine i presidenti del “suo” Taranto. «Di Maggio, Fico, Carelli, Pignatelli, Fasano. Bei momenti. In un paio di campionati di serie B avevamo accarezzato anche il sogno di lottare per la serie A: a uno di questi dissi “Presidente, regalaci la serie A, anche un solo anno!”. E lui, guardandomi di traverso, “Dino, tu i tarantini li conosci meglio di me: non si accontentano del solo profumo del massimo campionato». Chi fu quel presidente, non lo sapremo mai. Ciao, direttore.

Claudio Frascella

Oscar del Turismo al MArTA di Taranto

Premiato tra le migliori attrazioni al mondo

Il “TripAdvisor Travellers’ Choice Award” è il massimo riconoscimento delle destinazioni turistiche internazionali. Un titolo che celebra i luoghi di cultura e registra ottime recensioni da parte dei turisti nell’arco degli ultimi dodici mesi. Un risultato che la direttrice, Eva degl’Innocenti, ha condiviso con tutto lo staff: «Il patrimonio culturale è un’attrazione imperdibile, tanto che numerosi viaggiatori scelgono o scoprono la città anche grazie al Museo Archeologico Nazionale»

Eva degl'Innocenti e Chiara Ferragni

Eva degl’Innocenti e Chiara Ferragni

Il Museo Archeologico Nazionale di Taranto vince per il secondo anno consecutivo il TripAdvisor Traverlers’ Choice Award per la categoria “Attrazioni del mondo”.

Un successo che rende orgogliosa non solo la Direzione di uno dei principali attrattori turistici pugliesi, ma anche gli stessi tarantini ormai travolti da una “insana”, giustificata passione per il MArTA (acronimo del Museo Archeologico Nazionale di Taranto). Merito della direttrice del Museo, Eva degl’Innocenti, che ha condiviso il successo con il personale della struttura al quale va esteso un successo che equivale all’Oscar del Turismo.

orecchini-navicellaA dare l’annuncio del riconoscimento è stata la stessa Eva degl’Innocenti, a cui l’importante portale statunitense, che comprende oltre duecentomila recensioni di hotel, attrazioni turistiche e più di trentamila dedicate alle destinazioni più belle del mondo.

La piattaforma di guida di viaggio più grande del mondo, ogni giorno informa centinaia di milioni di persone interessate a diventare “viaggiatori migliori”. Dal certosino lavoro svolto da TripAdvisor, dalla pianificazione alla prenotazione fino al viaggio, mediante consigli e opinioni di altri viaggiatori, scaturisce una classifica di alto gradimento. Un indice di grande importanza, considerando poco meno il miliardo di recensioni, un numero pazzesco che fa da guida agli orientamenti di viaggio in quarantatré mercati del mondo e in ventidue lingue.

EVA DEGL’INNOCENTI, IL MOTORE…

«Ringrazio tutto lo staff del Museo Archeologico Nazionale di Taranto per questo importante riconoscimento – sottolinea la direttrice, Eva degl’Innocenti – un riconoscimento conseguito grazie al lavoro di qualità e all’impegno quotidiano di tutto il personale. Il Museo accoglie il visitatore immergendolo nella storia e nella cultura del Mediterraneo dalla Preistoria al Medioevo. Questo emoziona e rende il patrimonio culturale un’attrazione imperdibile, infatti sempre più numerosi viaggiatori scelgono o scoprono Taranto anche grazie al Museo archeologico».

Una esperienza maturata negli anni e un impegno costante che, insieme, hanno condotto il Museo Archeologico Nazionale di Taranto a figurare fra il 10% delle migliori attrazioni mondiali sui profili Tripadvisor. Un riconoscimento, il “TripAdvisor Travellers’ Choice Award”, che equivale all’Oscar delle destinazioni turistiche. Un titolo che celebra i luoghi di cultura o gli ambienti naturali che hanno ricevuto ottime recensioni da parte di viaggiatori provenienti da tutto il mondo nell’arco degli ultimi dodici mesi.

Un risultato raggiunto, si legge in una nota del MArTA, che nei difficili anni della pandemia elogia non solo il meglio della proposta turistico–culturale, ma anche gli elevati standard di sicurezza e la disponibilità della meta turistica prescelta, capace di venire incontro al viaggiatore anche attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie e offerte comunicative e culturali integrate.

MArTAASSE DI SVILUPPO PER TARANTO

«L’effetto attrattore e attivatore del MArTA – prosegue nella sua disamina la direttrice Eva degl’Innocenti – contribuisce allo sviluppo del territorio: ora si tratta di dare sempre più forza e sostanza ad una filiera turistica che può certamente costituire un asse di sviluppo per Taranto e per il territorio».

MArTA Tripadvisor Travelers Choice 1Il MArTA è uno scrigno di tesori e di testimonianze del passato che raccontano la storia della città e del suo territorio. Alcuni di questi reperti, particolarmente significativi, sono diventati quindi punto privilegiato di sosta e approfondimento per tutti i visitatori.

Il Museo restò chiuso nei primi Anni Sessanta per lavori di ampliamento e riordino. A completamento dei lavori, il 4 aprile 1963 l’edificio fu inaugurato alla presenza del Presidente della Repubblica, Antonio Segni, che espresse compiacimento per l’ampiezza della raccolta dei reperti archeologici e per la loro suggestiva sistemazione attraverso il Ministro della Pubblica istruzione di allora, Luigi Gui.

Chiuso nuovamente per essere sottoposto a lavori di restauro dal mese di gennaio del 2000, fu mantenuta un’esposizione parziale a Palazzo Pantaleo, nel cuore del Borgo antico, il Museo riapre al pubblico il 20 dicembre 2007, dopo una serie di interventi di rinnovamento, ampliamento e restauro. Grazie al costante impegno della direttrice Eva degl’Innocenti e del personale del MArTA, il piano rialzato del MArTA oggi è utilizzato per esposizioni temporanee e convegni.

Il primo piano ospita la sezione greco–romana inerente alla società tarantina. Il secondo piano, inaugurato nell’estate del 2016, ospita, invece, la sezione preistorica del Paleolitico e dell’Età del Bronzo riguardante l’intero territorio pugliese.

«Matrimoni di lusso e paghe da fame»

Due camerieri, marito e moglie, fuggiti alla prima occasione

«Non era più il caso di restare», dicono Fabio e Annamaria, due ragazzi che se ne infischiano dell’anonimato. «Cosa possono farci, ora: non appena abbiamo ricevuto una raccomandata per un posto fisso a scuola, abbiamo lasciato tutto e venuti “su”, al Nord: altra storia…». Un uomo anziano. «Zero contributi e niente pensione, la più grande sciocchezza che io abbia commesso è stato lavorare a nero e non reclamare i miei diritti»

Foto Investire Oggi

Foto Investire Oggi

In queste settimane, sollecitati dal nostro direttore, prima per il Domenicale, successivamente per rispondere al nostro lavoro, dunque, approfondire su un tema che sta a cuore a molti giovani, ci siamo lanciati alla scoperta di nuove storie. Abbiamo, per esempio, intervistato ragazzi che dietro un nome fittizio ci hanno confessato di un lavoro a cinque euro al giorno, tanto da intitolare il servizio “Generazione cinque euro”. C’è da vergognarsi, ragazzi che lavano le scale; lavorano in un esercizio di gastronomia da asporto, qualche volta al banco, il più delle volte in cucina (durante la pausa: bottiglietta d’acqua e metà porzione di un qualsiasi “piatto” a proprie spese); chi, invece, lavora in un ristorante. Chi ebbe il coraggio di confessarci – perché molti non lo fanno, temono il licenziamento o il timbro di “infame” – è, purtroppo, in ottima compagnia. A decine le storie di gente incontrata per strada, al ristorante. Si capisce dall’espressione che hanno questi ragazzi. «Si vede, dotto’?», anticipa Antonio, quando avverte solidarietà, «è da stamattina che sto in piedi, non ho avuto il tempo di andare a casa: stasera, se tutto va bene, mi faccio una doccia e metto i piedi a bagno: ti coprissero di soldi, almeno, alla fine sei tu che ci rimetti».

Il ragazzo, ventitré anni, è veramente arrabbiato. «Ho tutti contro, perfino mio padre», dice, «secondo lui devo farmi le ossa, fare esperienza, solo così potrò avere mercato un domani, ma non credo più alla befana…». Frasi brevi, fra una portata e l’altra. Abbassa il tono della voce, si guarda intorno, per vedere se il titolare sta guardando o il caposala si sta avvicinando. «Ci sono le telecamere, abbiamo subito una rapina mesi fa, così dopo quanto accaduto hanno installato un servizio di controllo: i rapinatori si portarono via anche le nostre mance, andassero al diavolo anche loro! Capisco la disperazione, ma pescare nel contenitore delle mance, portarci via una manciata di euro, che vergogna…».

Foto Cofcommercio.it

Foto Cofcommercio.it

INTERNET E FANPAGE…

Abbiamo dato un’occhiata su internet. Purtroppo, è sempre questo angolo d’Italia a rimetterci la faccia, nonostante imprenditori accettino la sfida del rilancio del Sud. C’è concorrenza sleale, mancano i controlli, il mercato lo fanno i prezzi. «Non capisco come pratichino certi sconti – ci diceva, settimane fa, il presidente di Confcommercio, Leonardo Giangrande – quando vi assicuro che gestire un’attività ha costi proibitivi ed altri, gente che evidentemente che se ne infischia delle regole, fanno una politica dannosa per se stessi e per gli altri: gente a nero, pagata male, servizio approssimativo, cibi non proprio al top per tenere i prezzi bassi; tanto, questo è il ragionamento che non condividiamo, in estate stanno a pensare al mare, alle spiagge…».

Ma c’è anche la storia di Fabio. Ha scritto a Fanpage.it, sito che ha spesso posto l’accento con molta attenzione, ai tempi del lavoro. Anche noi usiamo nomi fittizi, perché nessuno si sente al sicuro. La parola del cronista che sa tenere il segreto professionale non basta. Così Fabio scrive che «anche io, come molti del Sud ho dovuto emigrare al Nord per lavoro; l’ho fatto a malincuore, ho lavorato diversi anni come cameriere in ristoranti di lusso – e da queste parti ce ne sono tanti… – in cui si tenevano grandi eventi come matrimoni e comunioni: firmavo una busta paga di milleduecento euro ma ne guadagnano appena quattrocento e la cosa peggiore è che tutto mi sembrava maledettamente normale».

Foto Matrimoni.com

Foto Matrimoni.com

STORIE DI TUTTI I GIORNI

Quante storie simili. Ma non c’è fine alla vergogna. Un uomo anziano. «Io e mio marito camerieri per passione, ma ora quel lavoro è una rovina per la nostra famiglia; per lavorare ho ignorato tutti i miei diritti: ho settantuno anni e sono senza contributi senza pensione».

Una Puglia ricca di queste aziende, sale per ricevimenti, complessi eleganti che ostentano uno sfarzo incredibile, ma dietro le loro facciate si consumano drammi umani di lavoratori sfruttati che solo a pensarci fanno venire i brividi.

«Quando andava bene – riprende Fabio, parlando della sua esperienza – lavoravamo per i matrimoni dalle nove del mattino a poco prima di mezzanotte: tutti i giorni tranne uno e mezzo a settimana: milleduecento euro al mese per un totale di più di settanta ore settimanali e per un compenso di meno di quattro euro l’ora. Vi rendete conto? Zero ferie pagate e con tutti i compensi accessori calcolati sulla base di 40 ore e quindi ridotte di circa la metà».

«Passavamo tutto il tempo in piedi, vestiti con giacche e cravatte per molte ore sotto il sole che lì, al Sud, supera i quaranta gradi: mia moglie in questa attività ha riportato vertebre schiacciate da questo lavoro, io anche ho cominciato a rovinarmi la schiena. Poi, per fortuna, ho ricevuto una chiamata dalla scuola, un posto in un istituto comprensivo al Nord, e siamo letteralmente fuggiti, senza pensarci due volte. A noi è andata bene…».

Non solo fanpage.it . Anche noi facciamo informazione, teniamo vivo l’interesse nei confronti dei ragazzi extracomunitari, quelli che lavorano nei campi, ma anche del sociale, dei nostri stessi ragazzi che subiscono la spregiudicatezza di chi si fa passare per imprenditore. Finalmente si parla di queste storie, finalmente qualcuno si interessa.

«Potrei raccontare mille episodi – conclude Annamaria – di una certa sudditanza, ricatti giornalieri, continue vessazioni e corruzione, politica, all’interno di queste attività: le paghe basse e gli orari assurdi sono solo la punta del male, sotto c’è, purtroppo, tanto altro ancora. Sarebbe bello che qualcuno cominciasse a scavare…».

Premio Strega a Mario Desiati

Lo scrittore martinese vince il più prestigioso premio per la letteratura

Quarantacinque anni, è entrato a far parte dell’Albo d’oro con Dacia Maraini, Umberto Eco, Primo Levi, Alberto Bevilacqua, Natalia Ginzburg, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Dino Buzzati, Mario Soldati, Alberto Moravia, Cesare Pavese ed Ennio Flaiano. Quasi da subito il favorito, l’autore ha dedicato la vittoria a due conterranei scomparsi: Mariateresa Di Lascia e Alessandro Leogrande

Foto La Repubblica

Foto La Repubblica

Con 166 voti sui 537 totali lo scrittore martinese Mario Mario Desiati ha vinto il Premio Strega 2022 con il romanzo “Spatriati” (Einaudi). Nella cerimonia di votazione svoltasi nella serata del 7 luglio al “Ninfeo di Villa Giulia” a Roma, trasmessa in diretta su RaiTre, movimentata da un improvviso temporale, Desiati ha conseguito il primo posto della classifica anche grazie ai voti, tra gli altri, dei giudici cosiddetti Amici della domenica. Desiati, che ha dedicato la vittoria a due conterranei scomparsi, Mariateresa Di Lascia e Alessandro Leogrande, era sembrato quasi da subito il favorito. Ma ha dovuto battere la concorrenza di ben altri sei autori e autrici (quest’anno eccezionalmente in finale non la tradizionale cinquina, ma un gruppo di sette scrittori).

Dopo Desiati, secondo posto per Claudio Piersanti con “Quel maledetto Vronskij” (Rizzoli) e terzo per Alessandra Carati con “E poi saremo salvi” (Mondadori). A seguire, Quarta con 62 posti è arrivata Veronica Raimo (“Niente di vero”, Einaudi), vincitrice del premio Strega Giovani e Strega Off. A seguire, Marco Amerighi (“Randagi”, Bollati Boringhieri), Fabio Bacà (“Nova”, Adelphi) e Veronica Galletta (“Nina sull’argine”, Minimum Fax).

“Spatriati”, si diceva, aveva convinto fin dalla sua uscita (aprile dello scorso anno), tanto il pubblico quanto la critica. Protagonisti della storia, due personaggi in qualche modo irregolari, irrequieti, opposti: Francesco e Claudia. Lui insicuro, lei ribelle, si conoscono tra le aule del liceo di Martina Franca e crescono poi legatissimi, bruciando la loro giovinezza tra aneliti incompiuti e slanci inaspettati di vitalità, sperimentando poi fluidità e sessualità in una Berlino liberatrice ma anche accentratrice.

Foto Fanpage

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ORGOGLIOSI DI MARIO

C’è più di un motivo per andare orgogliosi del successo registrato l’altra sera, il 7 luglio scorso, dallo scrittore martinese Mario Desiati, vincitore del Premio Strega con il titolo “Spatriati”. Quarantacinque anni, originario di Martina Franca (Taranto), in precedenza aveva pubblicato, fra gli altri, i seguenti titoli: “Il libro dell’amore proibito” (Mondadori 2013) e “Mare di Zucchero” (Mondadori 2014). Per Einaudi, “Candore” (2016) e, appunto, “Spatriati” (2021). Per rendere l’idea del Premio più ambito nella letteratura italiana, insieme al Premio Bancarella, prima di Desiati avevano vinto, andando a ritroso, Sandro Veronesi, Margaret Mazzantini, Dacia Maraini, Enzo Siciliano, Pietro Citati, Goffredo Parise, Umberto Eco, Primo Levi, Alberto Bevilacqua, Giovanni Arpino, Natalia Ginzburg, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Carlo Cassola, Dino Buzzati, Elsa Morante, Mario Soldati, Alberto Moravia, Cesare Pavese, Corrado Alvaro e Ennio Flaiano. Solo per citarne alcuni. Dopo la vittoria al Premio Strega 2022, Desiati partirà per un tour di incontri che lo porterà a Lonato del Garda, Roma, Vieste, Isola d’Elba, Lecce, Cortina e Benevento, mentre la sua storia attende di avere una nuova vita, dato che i diritti del romanzo sono stati acquistati da Dude per realizzarne un film.

Il premio, conferma una nota del Premio Strega, è stato consegnato da Giuseppe D’Avino, presidente di “Strega Alberti Benevento”, azienda che fin dalla prima edizione sostiene l’organizzazione del riconoscimento letterario.

DIRETTA SU RAITRE

La serata, trasmessa in diretta televisiva da RaiTre, è stata condotta da Geppi Cucciari. Il seggio di voto è stato presieduto da Emanuele Trevi, vincitore del Premio Strega 2021. Sono intervenuti Giovanni Solimine e Stefano Petrocchi, rispettivamente presidente e direttore della Fondazione Bellonci, Lorenzo Tagliavanti e Pietro Abate, rispettivamente presidente e segretario generale della Camera di Commercio di Roma, la cui azione da sempre è finalizzata a creare un contesto territoriale dall’alto livello di vitalità creativa e culturale: un’azione che si concretizza nel sostegno alle più importanti iniziative culturali come il Premio Strega.

Nel corso della cerimonia Flavia Mazzarella, presidente di BPER Banca, ha consegnato agli autori finalisti un riconoscimento speciale. Si tratta della scultura del giovane artista ucraino Taras Halaburda, allievo dell’Accademia di Belle Arti di Sassari, vincitore della quinta edizione del concorso di idee indetto da BPER Banca per la creazione di una scultura ispirata al mestiere di scrivere e all’importanza della promozione della lettura. L’opera realizzata è una macchina da scrivere in bronzo con i tasti che riportano la scritta Premio Strega.

La giuria del Premio è composta da 400 Amici della domenica a cui si aggiungono 220 voti espressi da studiosi, traduttori e intellettuali italiani e stranieri selezionati da oltre 30 Istituti italiani di cultura all’estero, 20 lettori forti e 20 voti collettivi espressi da scuole, università e gruppi di lettura, tra cui i circoli costituiti presso le Biblioteche di Roma.

Foto Il Riformista

Foto Il Riformista

GIURIA E TOUR PROMOZIONALE

Tra i nuovi giurati, entrati quest’anno fra gli Amici della domenica, gli scrittori Andrea Bajani, Donatella Di Pietrantonio, Claudia Durastanti, il giornalista e scrittore Giovanni Grasso, la giornalista e scrittrice Simonetta Sciandivasci, Teresa Cremisi e Roberto Colajanni, rispettivamente presidente e direttore editoriale della casa editrice Adelphi, Francesco Anzelmo, direttore editoriale della Mondadori, e Chiara Sbarigia, presidente di Cinecittà.

Mario Desiati è già stato ospite venerdì 8 luglio a Lonato del Garda (Fondazione Ugo da Como). Il suo breve tour di presentazioni del libro vincitore del Premio Strega, proseguirà in diverse località italiane particolarmente attive sul territorio nella promozione della lettura: martedì 12 luglio a Roma, Letterature Festival (Stadio Palatino); venerdì 22 luglio a Vieste (Festival Il libro possibile); venerdì 29 luglio a Marciana Marina (Isola d’Elba); domenica 7 agosto a Lecce (Chiostro degli Agostiniani); sabato13 agosto a Cortina (Una montagna di libri); da giovedì 25 a mercoledì 31 agosto, prenderà parte a Benevento Città Spettacolo.

La LXXVI edizione del Premio Strega è stata promossa dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e da Liquore Strega con il contributo della Camera di Commercio di Roma e in collaborazione con BPER Banca, Media Partner Rai, sponsor tecnico IBS.it.

Tartaruga, sbuca e “depone”

Miracolo della natura a Torre Ovo, due passi da Taranto

Uscita dall’acqua, ignara dei bagnanti, ha fatto il suo lavoro di mamma. Un fazzoletto di sabbia, una buca nella sabbia e via. Video, foto, selfie, solita “compilation” per i social. L’animale, della specie caretta-caretta, ha poi fatto marcia indietro ed è rientrato in acqua

Foto QuiCosenza.it

Foto QuiCosenza.it

Un medico prestato alla politica “scherzava” i suoi avversari impegnati nei temi ambientali. “Questa notte una decina di perditempo si darà appuntamento su una spiaggia della nostra Litoranea per ammirare la schiusa delle uova di tartaruga”. Risatona, la sua, l’unica, mai accompagnata da una misera spalla, che lo sostenesse in una tesi sulla quale c’era poco da ridere. Ma andava così. Ora il medico-politico non siede più fra i banchi dell’emiciclo comunale, per la gioia degli altri consiglieri e degli “ambientalisti” (non necessariamente “verdi”) e forse dei suoi stessi pazienti, considerando il suo status di pensionato.

Introduzione pigra, lo ammettiamo, ma ogni tanto vale la pena fare una digressione, purché breve. Se non altro per segnalare che non siamo tutti uguali e che esiste una “minoranza dannosa”, a prescindere.

Dunque. Veniamo allo spettacolo straordinario offerto dalla natura in questi giorni, nonostante il genere umano si impegni affinché momenti simili diventino sempre più rari. Torre Ovo, Marina di Torricella, sul litorale ionico, dunque non lontano da Taranto. Sotto gli occhi increduli dei bagnanti sbuca dal mare una tartaruga della specie caretta-caretta, da queste parti diffusa, se non fosse che anche questo genere corre il rischio di estinzione o, comunque, di contenimento nella nascita di nuovi esemplari.

Foto Puglia.com

Foto Puglia.com

DUE SPETTACOLI IN UNO…

Spettacolo nello spettacolo. Vedere quell’animale così robusto, nella sua lenta andatura fare un passo dopo l’altro trascinandosi in spiaggia, per compiere uno dei miracoli della natura: scavare e depositare le uova. Letteralmente indisturbata, la tartaruga, come se intorno a lei, splendida creatura marina non ci fosse nessuno, mentre il numero di bagnanti si moltiplicava per la solita rassegna di selfie. Solita storia dei social: chi può fermarli. Nessuno, come del resto, la natura. Così quella tartaruga ha fatto tutto quello che spetta a una mamma coscienziosa: scavare una fossa profonda e depositare il “frutto” del suo amore.

Dopo aver compiuto il suo dovere materno, la tartaruga, con la stessa, lenta eleganza, si è girata e un passetto dopo l’altro è tornata in acqua. Adesso tocca ai piccoletti fare in modo che nei prossimi giorni schiudano le uova e ripopolino il nostro mare. Facendo ovviamente attenzione ai predatori che non aspettano altro che questi piccoli animaletti indifesi provino a guadagnare di corsa il mare.

Fra i bagnanti, ci segnalano: un ispettore di Polizia del Commissariato di Grottaglie, che prima ha fatto rispettare la distanza dall’animale per evitare che la mania di foto, video e selfie, più che indispettire, lo disturbasse nello svolgimento della sua importante missione.

Foto Salerno Today

Foto Salerno Today

DOTTO’, TROVI UNA “SCHIUSA”

Il poliziotto, libero dal servizio, come gli altri bagnanti ha osservato la scena, rapito dal miracolo, senza però intervenire per non disturbare la “mamma”, intenta a sotterrare in un fazzoletto di sabbia le uova con dentro i suoi futuri piccoli.

Lo stesso ispettore e alcuni bagnanti si sono attivati nel contattare il personale del Wwf di Taranto, da anni impegnato nella protezione della specie, così quel tratto di spiaggia è stato recintato a salvaguardia delle uova e, dunque, dei giovanissimi esemplari della specie caretta-caretta.

La tartaruga comune o tartaruga caretta (caretta caretta) è la tartaruga marina più comune del mar Mediterraneo, ma fortemente minacciata in tutto il bacino del Mediterraneo. Dunque, se qualcuno ha tempo e rispetto degli animali, si organizzasse pure per assistere alla schiusa delle uova di tartaruga, assicurandosi di tenere alla larga qualche politico dalla risata facile e dalla scarsa responsabilità nei confronti della natura.