Un tuffo dove l’acqua è più blu…

Taranto e le spiagge più belle della provincia

Le marine di Ginosa e Castellaneta, Pulsano e Lizzano, Campomarino e Torre Colimena. Tanto per fare dei nomi. le dune si confondono in un litorale formato da sabbia candida. Chidro e il Borraco, fiumi che rappresentano habitat eccellenti sia per la fauna che per la flora

 

«Quella foto è di un nostro lido, giù le mani: altro che Miami!». Qualche anno fa, una levata di scudi da parte di operatori del settore turistico. Non solo tarantini, ma anche colleghi dell’arco ionico-salentino, quasi a sostenersi a vicenda, per quel furto con destrezza. Una foto utilizzata allo scopo di convincere con lido, spiaggia e mare così belli, puliti e cristallini, turisti italiani a volare all’estero perché – veniva più o meno spiegato – queste emozioni le trovi solo all’estero. E, invece, gli italiani quelle “emozioni” le trovano più o meno sotto casa o comunque non molto lontano. Insomma, Taranto, Puglia, Italia.

Ginosa e Castellaneta, Pulsano e Lizzano, Campomarino e Torre Colimena. Tanto per fare dei nomi. Sono queste alcune delle spiagge più belle del litorale tarantino. Spiagge, a decine. Spiagge spettacolari, come sottolinea Lifestyle, il canale dello stile. Spiagge che impreziosiscono il litorale pugliese con particolare interesse nella provincia di Taranto. E’ bene sottolineare che l’intera provincia si può considerare un gioiello non del tutto scoperto dal turismo di massa, nonostante possieda scenari mediterranei davvero unici. Un esempio fra gli altri: la Salina dei Monaci a Torre Colimena, tratto di costa a pochi passi da Manduria. Qui il panorama, suggestivo, è contrassegnato dalla presenza di una torre di vedetta. Un litorale con morbide dune di sabbia e una fauna composta da aironi, cigni e fenicotteri. Una bellezza da lasciare senza fiato.

 

 

SPIAGGE BELLE E INCANTEVOLI

A proposito di questo stesso versante, c’è Maruggio, o meglio, Marina di Maruggio. Una perla, fra le altre: San Pietro in Bevagna, dove le dune si confondono in un litorale formato da sabbia candida. Qui sono disponibili tutti i servizi di cui si potrebbe aver bisogno: ombrelloni, lettini e sdraio, bar, ristoranti. Chi cerca di tratti di spiaggia libera, in ogni caso, ha comunque modo di trovare spazi disponibili. Da segnalare la Foce del Chidro, corso d’acqua che percorre un’ansa molto particolare, quasi un invito a tuffarsi in acqua dolce, ma anche nelle acque del mare.

Provinciale 122. Costeggia il meraviglioso litorale di Campomarino, dove la macchia mediterranea si alterna a dune di sabbia candida, mentre le acque trasparenti del mare propongono un meraviglioso blu profondo che di tanto in tanto lascia spazio a un turchese più chiaro. Qui sfociano il Chidro e il Borraco, fiumi che rappresentano habitat eccellenti sia per la fauna che per la flora. Gli appassionati di snorkeling prendessero nota: Campomarino, dove a una profondità di sei metri circa ci si può imbattere in sarcofagi in marmo risalenti all’epoca romana. In zona, altro gioiello: Lido Piri Piri.

Torre dell’Ovo (Maruggio), regala paesaggi di grande suggestione, paesaggi a giusta ragione considerati “artistici” per la loro indiscussa bellezza. La spiaggia di sabbia dorata ha alle spalle una scogliera così da rendere il paesaggio ancora più affascinante. Numerosi tratti di spiaggia libera, fondali digradanti e sabbiosi, e un mare trasparente molto apprezzato dalle famiglie con bambini. Da non dimenticare, la spiaggia di Bagnara: bagnata da acque trasparenti e con alle spalle una macchia mediterranea dai colori e dai profumi speciali, mirto, capperi, timo e rosmarino.

 

 

GOLFO DI TARANTO, BENVENUTI…

Costa orientale del Golfo di Taranto. benvenuti nella spiaggia attrezzata di Lido Silvana(Marina di Pulsano). Spiaggia splendida formata da sabbia candida e morbida, un litorale incantevole a semicerchio con dune e macchia mediterranea. Anche nelle vicinanze, presenti diverse strutture balneari e molteplici possibilità di alloggio. Fondali bassi e sabbiosi, un invito a tuffarsi, fare il bagno e concedersi piacevoli “bracciate”.

Anche a Marina di Ginosa il fondale è basso. La spiaggia di sabbia si estende per chilometri e chilometri digradando dolcemente. Le famiglie in vacanza con i bambini al seguito non possono che prendere in considerazione questa destinazione. Marina di Ginosa vanta un tratto di costa in cui, grazie ad acque pulite e limpide, è giunto anche il riconoscimento della Bandiera Blu assegnato da Legambiente. Bandiera Blu anche per il mare di Castellaneta Marina, con gli aromi della macchia mediterranea e una pineta che regala ombra, verde e serenità.

Dall’estremità orientale a quella più occidentale, nel territorio di Castellaneta si trovano circa venti arenili che ospitano sia tratti di spiaggia libera che aree attrezzate. I lidi attrezzati permettono non solo di noleggiare lettini e ombrelloni ma offrono anche servizi come noleggio pedalò, bagni, docce e numerosi ristoranti.

A Marina di Lizzano è possibile trovare alcune delle spiagge più belle della Puglia. Il mare ai lidi di Marina di Lizzano è limpido e cristallino, caratteristica comune alle altre spiagge della zona del versante bagnato dal Mar Ionio. Marina di Lizzano si popola in estate ed è un’ambita meta turistica estiva. Qui sono presenti numerosi stabilimenti balneari e strutture ricettive tra queste hotels, Bed & Breakfast e agriturismi. Ma, in buona sostanza, tutta la costa di Taranto è bellissima: qui, solo mare cristallino e pulito.

Ilenia, venti anni: licenziata

Palermitana, aveva solo chiesto i suoi diritti

«Ho fatto pulizie domestiche in nero, ho studiato, mi sono diplomata, sono stata assunta: quando ho chiesto rispetto mi hanno mandata a casa; nonostante avessi detto che avevo bisogno di quei soldi…». Una lettera “inviata” a Giorgia Meloni: «Noi giovani vogliamo lavorare, senza essere trattati come schiavi!»

 

C’è un giornale on-line che in brevissimo tempo ha polverizzato i numeri di testate importanti, sostenute da brand storici, dunque con la strada spianata, anche in termini di contribuzioni. Sede a Napoli, gruppo editoriale Ciaopeople Media Group, direttore Francesco Cancellato, il giornale è fanpage.it.

In poco più di dieci anni, non solo si è guadagnato un importante numero di lettori, ma nel tempo ha conquistato qualità e, soprattutto, fiducia. Non sapremmo, infatti, come chiamare la grande disponibilità, specie da parte dei ragazzi, a raccontare le proprie storie di disagio giovanile proprio a fanpage.it.

La scorsa settimana abbiamo scritto di Domenico Dolce, della provocazione dello stilista ai giovani che, a suo dire, «non hanno voglia di lavorare e pensano che io, nella mia Sicilia, venga con valigie piene di soldi da distribuire ai ragazzi in cerca di reddito».

Questo tema ha fatto arrabbiare un po’ di ragazzi che hanno risposto per le rime a Dolce che con Stefano Gabbana è il titolare di una delle Maison più importanti al mondo. Non solo giovani delusi, piccati, come se stendessero un braccio per chiedere anche un modesto contributo pur di sopravvivere. Sul tema è intervenuto anche il Corriere della sera che, attraverso una sua popolare collaboratrice, ha risposto punto su punto alla provocazione dello stilista.

 

 

CONFESSIONE ON-LINE

Fanpage.it, come spesso accade, ha fatto in qualche modo da attrattore, registrando il disappunto e pubblicando alcune delle lettere, delle considerazioni di questi ragazzi il più delle volte abbandonati ai social e alle proprie illusioni.

Una di queste “confessioni” è stata pubblicata in questi giorni. Protagonista Ilaria, appena venti anni, più di qualche esperienza “in nero” alle spalle – “da queste parti il più delle volte funziona così…”, spiega – assunta di recente, ma subito dopo licenziata. A causa di una delle frasi che di solito fanno imbestialire i datori di lavoro: “Vorrei che rispettasse i miei diritti”. Ilaria, licenziata in tronco.

«Sono una ragazza di 20 anni – racconta al giornale on-line la ventenne palermitana – vivo nella mia città; diplomata in amministrazione, finanza e marketing già da un anno, ho sempre amato studiare, ma ho dovuto rinunciare all’università per problemi economici». Ecco già il primo intoppo, gli studi universitari. Dopo la rivoluzione sociale a cavallo fra i Sessanta e i Settanta, quando lo studio era in qualche modo accessibile a tutti, oggi siamo tornati ai tempi in cui studia o, comunque, si laurea chi può permettersi tasse universitarie, l’affitto di una stanza lontano da casa, una spesa seppure modesta, comunque insostenibile per molte tasche.

 

 

FORZA E CORAGGIO

Ilenia, forte. «Ho deciso di lavorare per essere indipendente: come risaputo, qui a Palermo se vuoi lavorare devi lavorare in nero; lavoro in nero da quando ho 16 anni, faccio la donna delle pulizie facendomi pagare 8 euro all’ora, che ormai non sono neanche troppi: in questo arco di tempo ho conosciuto maniaci, famiglie benestanti, universitari…».

Prima un titolo di studio. «Da quando mi sono diplomata ho cercato in tutti i modi possibili di trovare un altro lavoro che mi valorizzasse, quello per cui valeva la mia dignità, ho sempre voluto il meglio per non fare la fine dei miei genitori che mi hanno cresciuta in strada non facendomi mancare mai nulla. Ho fatto centinaia di colloqui in questi mi sono sentita dire: “La cerchiamo con esperienza”, “Non hai la patente”, “Sembri una bambina, non va bene per il negozio”. Per non parlare di tutte le altre candidature che non sono mai state prese in considerazione».

 

 

DIRITTI NEGATI E BENSERVITO

Diritti negati e benservito. «Quest’oggi sono stata licenziata perché ho chiesto e non preteso dei diritti sul lavoro, mi hanno umiliata per il lavoro che svolgo, al punto che ho pensato di pregarli per non licenziarmi per bisogno. Questa sera ho deciso di scrivervi per sfogarmi, chiedere alla Meloni cosa stia facendo per noi giovani. Noi giovani che continuiamo a illuderci per uno stipendio che possa garantire le nostre future famiglie, noi giovani che continuiamo a illuderci di poter realizzare i nostri sogni, ma i sogni con un contratto da stage per 6 mesi per poi mandarti a casa perché non servi più, come li realizziamo?».

Questo, Ilenia, proprio no. «Ho pensato persino a suicidarmi perché comincia a pesarmi troppo la questione del “lavoro” mi sono stancata di soffrire, di illudermi di arrivare dove è proprio impossibile arrivare. Ho preso in considerazione l’idea di andare al nord ma ho un cane di taglia piccola che in casa non accetta nessuno. Cara Meloni, sono divisa a metà tra la voglia di vivere e la voglia di non voler più soffrire, ho rinunciato agli studi per essere indipendente, per non dipendere mai da un uomo. Spero che questo messaggio possa arrivare a lei, non parlo solo per conto mio perché sono sicura che la maggior parte dei giovani si trova nella mia stessa situazione. Noi giovani vogliamo lavorare ma non vogliamo essere schiavi di nessuno!».

«…ma la carne è carne!»

Stupro a Palermo, le frasi che sconvolgono anche gli inquirenti

Sette maggiorenni (un solo minorenne) contro una diciannovenne. Prima la fanno ubriacare, poi si appartano. La violentano e, spavaldi, riprendono le scene disgustose. Non finisce qui: la minacciano, deve tacere sull’intera vicenda. La ragazza reagisce e li denuncia: tutti arrestati

 

«Eravamo troppi, mi sono schifato ma la carne è carne…». Questo sì che è parlare da maschio. Fortuna che in Sicilia non la pensano nemmeno lontanamente con questi quattro gaglioffi che hanno appena sfiorata la maggiore età, uno è minorenne. Ma questa è una delle frasi intercettate dopo lo stupro di gruppo, sette ragazzacci contro una ragazzetta, cui hanno fatto bere alcol per farla ubriacare e, più tardi, avere ragione di lei. Non una ma sette volte.

«Ma la carne è carne!». Va’ a spiegarlo al bellimbusto, quando un giorno, dovesse arrivare quel giorno, diventerà padre e, malauguratamente, un branco violentasse la propria figliola. Anche qui scatterebbe la violenza, quella che lava il disonore. Stavolta questo “machetto” – diminuitivo di “macho” – era dalla parte di quelli che avevano il coltello dalla parte del manico: bello fare i prepotenti in sette, meglio se dall’altra parte non c’è un altro brano a metterla sullo stesso piano, ma una ragazza indifesa che ha compiuto un solo, grave errore: fidarsi di un amico.

Ecco cosa scrive il Corriere della Sera in una cronaca di Lara Sirignano. “L’hanno fatta ubriacare e fumare marijuana, poi l’hanno portata in un luogo appartato vicino al Lungomare del Foro Italico di Palermo e l’hanno stuprata a turno; le scene della violenza sono state riprese col cellulare da uno dei ragazzi del branco che conosceva da anni la vittima e che proprio grazie al loro rapporto, è riuscito a convincerla ad appartarsi con lui e il gruppo di amici”. E anche i genitori della vittima, evidentemente, ringraziano.

 

 

LE “CIMICI” RACCONTANO

Le cimici piazzate in caserma nei giorni della convocazione di due dei sette giovani sottoposti a provvedimenti raccontano il resto. «Le ho fatto male, lei non voleva, faceva “no, basta”… I pugni che le davano e pure gli schiaffi, non respirava»; «Lei non voleva, diceva no basta»; «e se finissimo nella stessa cella e nel telegiornale?»; «Meglio scappare in Messico o in Thailandia», dicono con atteggiamento spavaldo. Non finisce solo nella paura, prosegue anche con l’arroganza, qualcuno si rivolge a uno più “esperto” – buono anche questo… – che dopo i primi arresti minaccia la ragazza. «Devi stare zitta!». Invece la ragazza ha parlato. Fossimo nel “Padrino”, secondo Donvito Corleone questo sarebbe «un compito da assegnare a Luca Brasi…».

La ragazza denuncia, le indagini scattano dopo la denuncia della vittima, una diciannovenne. Tutti i responsabili dello stupro sono stati arrestati: tre subito dopo gli abusi, gli altri quattro la scorsa notte. Le scene della violenza sono state riprese col cellulare da uno dei ragazzi del branco che conosceva la ragazza. Lei gridava: «Basta, smettetela», loro, in barba a ogni supplica, infierivano. Se la logica è «la carne è carne», povera figliola.

Tutto era cominciato con sette Sambuca, «uno dopo l’altro e fumando uno spinello». Questa una delle frasi intercettate e finite nella documentazione che ha portato all’arresto, a Palermo, dei sette giovani che hanno stuprato la povera vittima incontrata qualche ora prima in un locale, scrive Il Messaggero. Lei prova a raccogliere quelle poche forze delle quali è ancora in possesso e domanda: «Dove stiamo andando?». «Lo sappiamo noi», risponde uno degli arrestati, mentre l’accompagna, sorreggendola, verso il luogo dello stupro di gruppo. Durante il tragitto, racconta la ragazza, «ho capito che Angelo (uno degli arrestati) aveva cattive intenzioni e gli ho detto: “Ma mi vuoi far stare sola con questi, ma sei pazzo?”».

 

 

IL RACCONTO PROSEGUE…

«Ero stonata, in piedi ma barcollavo, poi ho sentito dei forti dolori alla parte bassa del ventre: io mi lamentavo e loro mi deridevano. Ho chiesto ad Angelo di chiamare un’ambulanza, ma lui ha risposto che non lo avrebbe fatto perché non voleva fossero coinvolte le forze dell’ordine». Una finezza.

Esistono immagini riprese da alcuni dei presenti: un pugno nello stomaco. Frasi inequivocabili, tipiche del branco, dove l’unione fa la forza, classico della vigliaccheria allo stato puro: «Andiamo, forza che ti piace!». Le sciocchezze in quei momenti si moltiplicano. Gli stessi riprendono la ragazza e poi, fra loro, suggeriscono di cancellare le immagini. Se le cose stessero così: anche esibizionisti, poveracci.

«Adesso li elimino tutti – assicura a un amico – li sto mandando solo a chi dovevo mandare, li elimino perché non ne voglio sapere più niente di questa storia».

Non finisce qui. Il giorno dopo, in un messaggio scoperto dai carabinieri, Angelo continua il racconto: «Se ci penso mi viene lo schifo perché eravamo cento cani sopra una gatta, una cosa così l’avevo vista solo nei porno, eravamo troppi e sinceramente mi sono schifato un poco…». E il racconto continua. Il voltastomaco, pure.

“Frisella, amore mio!”

Bruno Barbieri, preso per la gola in Puglia

Anche lo chef italiano più celebrato matto per il Tacco. Grande ospitalità, gastronomia che non si batte. Diversi i piatti tipici sottoposti al suo giudizio, benevolo. Per due motivi: perché la nostra cucina non si batte e poi perché era qui per stare in assoluto relax, lontano da programmi di successo come “Masterchef Italia” e “4 Hotel”

 

Forse mancava solo lui all’appello. Il piccolo grande chef, Bruno Barbieri. L’artista della tavola che più di ogni altro (colleghi compresi) riesce a bucare lo schermo, a risultare perfino simpatico anche quando pronuncia il suo “No!” ad uno dei tanti allievi-concorrenti dei suoi coocking-show.

Bene, era l’ultimo che ancora non rispondeva all’appello, al richiamo di una Puglia di per sé già affascinante per le sue bellezze mozzafiato disseminate lungo tutta la sua penisola, il Tacco d’Italia. Così Barbieri è arrivato, fra comitati d’onore, applausi e ristoratori che hanno fatto a gara per ospitarlo chedendogli, magari, di essere indulgente, di manica larga nel giudicare il mix fra ospitalità e qualità dei piatti con i quali nelle nostre province si accolgono i turisti.

Dunque, in questi giorni Bruno Barbieri è stato, letteralmente, in vacanza in Puglia. Ne hanno scritto giornali e siti, fra questi Nuovo Quotidiano di Puglia e Corriere del Mezzogiorno. Dopo una prima ricognizione, i cronisti presenti, hanno subito annotato le prime sue parole da ospite e non da chef stellato che intende assegnare voti, promozioni o bocciature. Diciamo subito che è andata benissimo. Barbieri si è dichiarato matto per le cozze ripiene e per la frisella con il calamaro.

 

 

PUGLIA, TU MI TENTI…

Il popolare conduttore di programmi televisivi (“Masterchef Italia”, “4 Hotel”, fra questi), ha trascorso qualche giorno a Giovinazzo, dove è stato ospite del “Romanazzi’s Restaurant” e all’“Hostaria San Domenico”, locali molto accorsati. Circondato da uno stuolo di amici, Barbieri si è lasciato andare nell’assaggio: ai voti “insindacabili”, numerosi piatti tipici della cucina pugliese, che ha mostrato di apprezzare non poco: pettole, alici fritte, “tiella” alla barese, fave e cicorie, cozze ripiene, pisticchia, bombette e sporcamuss. A ricognizione finita, Barbieri non ha potuto fare a meno di chiedere allo chef del ristorante del quale era ospite, la ricetta di cozze ripiene, che sembra lo abbiano letteralmente “fulminato”.

Foto e selfie con clienti e staff del ristorante, con la registrazione – già che c’era – di un video per il ristorante “Romanazzi”, nel quale ha elogiato ospitalità e collega del posto. Insomma, proprio Bruno Barbieri era uno dei pochi protagonisti del mondo dello spettacolo (e della politica) che ancora non era “sceso” in Puglia per trascorrere quest’estate alcuni giorni in Puglia.

Barbieri in questo suo soggiorno pugliese è rimasto stregato dalla cucina pugliese, rispolverano anche una propria ricetta che ben si coniuga con la tradizione pugliese: la frisella con il calamaro in umido. Il video della realizzazione risale a circa un anno fa, ma è stato ripostato su Instagram, dove ha raccolto centinaia di commenti e apprezzamenti.

 

 

…TRE VOLTE TANTO

Ricordiamo che in un recente passato proprio Barbieri era finito nell’occhio del ciclone di alcuni puristi della cucina pugliese: oggetto della contestazione, l’aver proposto una ricetta nella quale la frisella veniva cotta. Secondo i tradizionalisti, errore da matita blu. Ma, come ha dimostrato sportivamente lo stesso grande chef, c’è tempo per ricredersi, ricampionare le proprie idee su un tipo di cucina: detto-fatto. Così ecco i calamari in umido che hanno riscontro da parte di centinaia e centinaia di follower della cucina pugliese.

Altra tappa pugliese per Barbieri, Lido Sabbiadoro di Monopoli, dove non è mancato il pranzo a base di prodotti tipici a km 0, nel ristorante dello stabilimento balneare del Capitolo. Tra i piatti assaggiati da uno dei cuochi più noti del mondo, anche la famosa frisella gourmet, nota in tutta Italia e oggetto del dibattito ferragostano per via del suo prezzo in menù: venti euro.

Queste giornate pugliesi di autentico relax, con quel pizzico di contributo professionale (e promozionale) alla fine saranno serviti allo chef stellato anche per ricaricare le batterie, riappropriandosi dei sapori di una cucina sempre apprezzata. E, perché no, imparare nuove ricette da riproporre in uno dei suoi tanti programmi che riprenderanno in autunno.

«“Sfaticati” a chi?»

Domenico Dolce provoca una marea di polemiche

Ospite nella sua Sicilia, ha dichiarato, fra l’altro «I giovani non vogliono lavorare, passano giornate sui social». E i ragazzi gli rispondono sui social. «Perché non viene ad investire qui?»

 

«Ma cosa fanno tutti questi ragazzi tutto il giorno sui social, non potrebbero andare a trovarsi un lavoro?». Non è un genitore esasperato a fare la morale a uno, mille, centomila ragazzi che parlano “social”, strumento a buon mercato con il quale si può dire tutto, il suo contrario, farne – perché no – anche uno strumento di lavoro, come diversi ragazzi che usano Facebook, Youtube e Tik Tok e sono diventati ricchi e famosi. Pochi, in verità.

Dunque, chi si rivolge così ai giovani, non è un papà deluso o desideroso di fare la morale, bensì lo stilista Domenico Dolce. Uno dei più grandi al mondo, parte della società messa in piedi insieme con Stefano Gabbana, l’altra metà dell’italian-style più performante degli ultimi anni. La sua forte accusa è stata ripresa nei giorni scorsi dal quotidiano La Repubblica e ripresa da altri quotidiani che hanno creato un vero e proprio dibattito sul tema. Fra le testate più attive, puntuale, La Stampa.

Tornato nella sua Sicilia per festeggiare il suo sessantacinquesimo compleanno, durante una mostra fotografica invitato a rilasciare una dichiarazione, ha scosso la platea. Ha preso un microfono e ha cominciato a parlare dei giovani e di quale piega questi, oggi, abbiano preso.

 

 

ACCUSA PESANTE

E’ il punto di vista dello stilista, sia chiaro. E, allora, giù duro. «I nostri genitori – ha detto fra le altre cose, sullo stesso tenore – si alzavano alle cinque del mattino, oggi le campagne sono abbandonate: non possiamo dare la colpa allo Stato, alle istituzioni, al sindaco; le istituzione siamo noi, le generazioni di oggi non hanno una dignità».

Risposta alle prime accuse, Domenico Dolce. «Mi dicono che non faccio niente per loro, bene, io a diciotto anni ho preso una valigia di cartone e sono andato a Milano. Fate noccioline, il fagiolo badda, ricamate, come si può pretendere il progresso se nessuno fa un cazzo!». Infine, di quella Polizzi Generosa, sua città di origine, nella sua visita siciliana, ha chiosato: «Sapete cosa si aspettano da me i giovani? Che venga qua con una valigia piena di soldi da distribuire!».

A proposito de La Stampa, una replica alle bordate di Domenico Dolce non si è fatta attendere. Autrice l’eccellente Assia Neumann Dayan, che sul quotidiano torinese, fra le altre cose ha risposto: «I giovani non vogliono più lavorare? E perché poi solo i giovani? Linda Evangelista disse che lei per meno di 10000 dollari al giorno nemmeno si alzava dal letto, e per questo fece scandalo negli anni Novanta, ma oggi tutti le darebbero ragione e diventerebbe icona e musa del proletariato».

«Nessuno – ha proseguito – è più disposto a fare cose che non vorrebbe fare a un costo per cui non vale nemmeno la pena togliersi il pigiama. Rimanendo dalle parti di Linda Evangelista, il celebrato stilista Domenico Dolce, tornato nella sua Sicilia per festeggiare il compleanno, ha partecipato all’inaugurazione di una mostra fotografica nella sua fondazione. Qui si è esibito in un monologo nel quale ha detto diverse cose, tra cui che i giovani oggi stanno su Facebook invece che andare a lavorare. Alla fine del discorso, tutti i presenti hanno applaudito».

 

 

BASTA PATERNALI

«Il paternalismo non è mai del tutto autentico, perché presuppone una verità condivisa che non c’è. Questi giovani che stanno tutto il giorno sui social esistono, ma onestamente mi spaventano di più i quarantenni che pubblicano le storie di Instagram mentre lavorano e magari fanno i cardiochirurghi».

«Abbiamo appena passato un anno – scrive fra le altre cose Assia Neumann Dayan – dove ogni giorno c’era la notizia di tale imprenditore che non trovava camerieri, pizzaioli, impiegati, receptionist, era tutto un piagnisteo del bravo datore di lavoro che non trova nessuno a cui dare dei soldi. Questo non credo sia del tutto vero, né del tutto falso. I tempi cambiano e nessuno è più disposto a lavorare dodici ore al giorno per due spiccioli quando quei due spiccioli può darteli il welfare, con qualche bonus e un paio di agevolazioni. Per motivi che possono essere validi o meno, pare sia difficile trovare qualcuno che, ad esempio, lavori nei festivi».

Infine, una ragazza e un video postato: «“Peccato però che non tutti siano diventati o possano diventare ultramiliardari”». Vero, perché c’entrano talento, merito e opportunità. Ci sono dei ragazzi che chiedono solo di poter lavorare nella propria terra mantenendo le proprie radici, e se io fossi in loro credo che mi sarebbe molto dispiaciuto sentirmi dare della scioperata. E poi chissà quanto chiederebbe oggi Linda Evangelista per sfilare in Haute Couture Dolce e Gabbana».