Ricordando Stefano D’Orazio

Martedì 21 novembre teatro Orfeo, terza edizione di “Palasport & Friends”

Una intervista rilasciata a Costruiamo insieme. Numerosi ospiti. Fra i presenti, Tiziana Giardoni, moglie dello storico batterista dei Pooh. Spettacolo pieno di canzoni e sorprese. La coverband tarantina di ritorno da tre “sold out” a Torino. Nel foyer, esposti gli strumenti originali. Parte dell’incasso devoluto in beneficenza all’Associazione che ricorda il popolare artista

 

Stefano D’Orazio, una intervista che ha sfiorato i ventimila contatti, lo storico batterista dei Pooh la concesse al nostro sito. Trovate infatti un divertente ed esclusivo scambio di battute cliccando “Con Parole mie – Le interviste di Costruiamo insieme: Stefano D’Orazio (questo il link: https://youtu.be/h-CDJ-Eypj4?si=VHC_OCyS89G2yOED). L’occasione è uno spettacolo commemorativo che si terrà a breve a Taranto per ricordare un artista straordinario.

“Palasport & Friends”, questo il titolo del programma musicale giunto alla terza edizione. E’ così che anche quest’anno la più popolare coverband dei Pooh, riconosciuta dagli stessi musicisti nell’unico talent nazionale, uno dei componenti della formazione musicale italiana più amata, scomparso quattro anni fa.

Martedì 21 novembre al teatro Orfeo di Taranto, infatti, i Palasport ospiteranno Tiziana Giardoni D’Orazio, moglie di Stefano, e una serie di special guest: Paolo D’Andria, Antonello Cuomo, Francesca Sibilio, Libera Nos a Malo, David Seta, Instabili Nek TB, Cristiana Voccoli, Antonio Santoro e Aldo Losito. Interverrà il giornalista Claudio Frascella.

 

 

L’ULTIMA INTERVISTA

Come per le due precedenti edizioni, quello in programma sarà uno spettacolo musicale che ripercorrerà le tappe più importanti di D’Orazio in veste di musicista, autore, manager, scrittore. Le canzoni scritte dallo stesso artista, ma anche quelle interpretate insieme ai suoi “amici per sempre” in decine di anni di attività, fra studi di registrazione e tournée in giro per il mondo.

Lo scorso anno Tiziana Giardoni, impegnata nel periodo cruciale della seconda edizione di “Palasport & Friends – In ricordo di Stefano D’Orazio”, fece pervenire agli organizzatori un video emozionante nel quale tracciava un profilo del grande artista e ringraziava i fratelli Pier e Claudio Giuffrida, fondatori dei Palasport, per aver manifestato grande sensibilità e affetto nel realizzare uno spettacolo celebrativo lontano da qualsiasi retorica.

Quest’anno, Tiziana, nonostante sia impegnata per motivi di lavoro all’estero, “staccherà” per tornare in Italia e, stavolta, prendere parte personalmente al “tributo”. Parlerà, fra le altre cose, dell’Associazione Stefano D’Orazio, da lei fortemente voluta per aiutare giovani di talento nella crescita artistica.

 

 

UNA BANDA NEL VENTO

I Palasport, formazione della quale oltre ai fratelli Pier e Claudio Giuffrida fanno parte anche Lorenzo Ancona (tastiere) e Cosimo Ciniero (batteria), Francesco Boccuni e Marco Petraroli (che in tour si alternano alle tastiere), nella serata in programma al teatro Orfeo saranno affiancati da numerosi amici e colleghi, e in alcuni momenti, accompagnati da una sezione-fiati.

A proposito dei Palasport, i ragazzi aggiornano il loro già ricco curriculum di impegni. Intanto nei giorni scorsi, Claudio e Pier Giuffrida hanno posto daccapo sotto chiave nel loro capannone, alcuni degli elementi originali appartenuti a Stefano e prestati al giovane batterista Phil Mer in occasione del tour italiano di Roby Facchinetti, Dodi Battaglia e Red Canzian, insieme con Riccardo Fogli. Fra questi elementi, gong, campane tubolari e altro ancora. Altra curiosità, notizia appena consegnata ai social. I ragazzi tarantini sono appena tornati da Torino, dove hanno tenuto tre serate, scandite da altrettanti “sold out” al teatro Concordia. «Una grande soddisfazione – dichiarano Pier e Claudio – per una coverband che da quasi trent’anni lavora per riprodurre l’emozione delle canzoni appartenute ai Pooh, replicando i loro spettacoli cercando di renderli il più fedele agli originali, dalle scalette alle scenografie, proseguendo con gli abiti di scena: abbiamo avuto una grande accoglienza, sicuramente al “tutto esaurito” per tre sere, ha giovato il passaparola, così da quello che doveva essere un impegno si è moltiplicato per tre, meglio di così…».

 

 

UNA CITTA’ PER CANTARE (INSIEME)

E, adesso, testa allo spettacolo in memoria di Stefano in programma martedì 21. «Meno di trent’anni fa i Pooh – concludono i Palasport – ci autorizzarono a mettere in piedi la loro prima coverband; a proposito del tributo a Stefano: prima di pensare a qualcosa di importante per celebrare la sua grandezza, tanto dal punto di vista artistico, quanto da quello umano, ne abbiamo parlato con Tiziana, sua moglie: qualsiasi cosa è stata rappresentata nelle due precedenti edizioni o faremo a giorni sul palcoscenico dell’Orfeo, è stata sempre condivisa con lei». Per la gioia dei fan che vorranno farsi dei selfie, gong e timpani sinfonici portati dai Pooh nel loro recente tour, e appartenuti a Stefano D’Orazio, saranno esposti nel foyer del teatro la sera dello spettacolo. Parte dell’incasso sarà devoluto all’Associazione Stefano D’Orazio. Info: Biglietti, botteghino teatro Orfeo (099.4533590): Platea 18,00 euro; G allerie 14.00euro (www.teatrorfeo.it). Phone: 388.9323327

«Siete il nostro orgoglio!»

Il presidente Sergio Mattarella a Taranto per il Festival della Cultura Paralimpica 

«Le medaglie che conquistate rendono fiero l’intero Paese». Il Capo dello Stato ha incontrato diversi atleti tra cui Mahdia Sharifi, della Squadra olimpica dei rifugiati, e Alessandra Campedelli, ex CT della Nazionale di pallavolo femminile sorde

 

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Taranto. Il Capo dello Stato è intervenuto nella Città dei Due mari per prendere parte al Festival della Cultura Paralimpica di Taranto, in programma da, ieri, martedì 14 a venerdì 17 novembre. Ad accogliere il Capo dello Stato, il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, e il ministro per lo Sport, Andrea Abodi. Presenti, tra gli altri, il presidente del Comitato Italiano Paralimpico, Luca Pancalli. Tra gli invitati: Alessandra Campedelli, ex CT della Nazionale di pallavolo femminile sorde dell’Italia; Mahdia Sharifi, atleta afghana della Squadra olimpica dei rifugiati; Zakia Khudadadi, prima donna afghana a praticare parataekwondo. Spazio riservato anche al basket in carrozzina, con la presenza di Joel Boganelli, atleta della Nazionale, e allo judo, con Dong Dong Camanni, anche lui atleta paralimpico.

In mattinata, il presidente ha raggiunto l’Arsenale militare marittimo di Taranto dove si è svolta la cerimonia di inaugurazione della quarta edizione del Festival. Prima di raggiungere la sala nella quale si è svolto l’evento, Mattarella ha visitato la mostra fotografica “Corpi a regola d’arte” dedicata agli atleti paralimpici e allestita sempre negli spazi dell’Arsenale.

 

 

Grande spiegamento di forze da parte della Rai che ha schierato la formazione al completo di numerosi giornalisti di RaiSport, il canale monotematico che svolge un prezioso e costante lavoro di informazione su tutte le discipline sportive, fra queste lo sport paralimpico, considerato dallo stesso Capo dello Stato «Un modello che deve spronare tutta la società, a partire dal mondo del lavoro, ad abbattere le barriere culturali che impediscono a tanti talenti di esprimersi».

«Lo sport – ha proseguito Mattarella – è importante perché le medaglie e i successi raggiunti sono un traguardo, ma soprattutto una sollecitazione: le medaglie conquistate danno orgoglio all’intero Paese, così da consentire di seguire con ammirazione lo sport paralimpico, mostrando come gli atleti si misurino con i limiti cercando di superarli».

«Siete la sollecitazione a tanti giovani a impegnarsi nello sport paralimpico – ha proseguito il presidente – a mostrare che ci si può realizzare manifestando talenti di cui il Paese ha bisogno: sono numerosi i talenti inespressi, che non trovano modo di esprimersi perché non viene loro dato modo di farlo: questa è una sfida importante che riguarda l’intera società a partire dal mondo del lavoro nel quale lo sport ha un ruolo fondamentale».  

«La presenza del Presidente Mattarella nobilita il Festival della cultura paralimpica – ha dichiarato Pancalli intervenendo al Festival – le nostre storie sono quelle dell’Italia che amiamo raccontare e con cui speriamo di costruire un’Italia migliore; dobbiamo lavorare sempre di più sui giovani, che devono comprendere quanto sia bella la ricchezza della diversità di un Paese che dia a tutti una possibilità».

Taranto, capitale della cozza

Conosciuta in tutto il mondo, un sapore unico

Come viene coltivata e cucinata. Quale attenzione viene posta dai ristoratori tarantini. Turisti da ogni parte per assaggiare uno dei piatti più prelibati. Molluschi descritti da Rocco Papaleo (Che bella giornata) e perfino da Totò (Tototarzan). I locali tarantini dove gustare in mille modi i mitili più desiderati

 

“Voi siete abituati alla cozza orientale, che è sciapìta; questa è cozza tarantina, ma attenzione non con il limone: la cozza deve essere integralista!”. Rocco Papaleo, padrone di casa invita gli amici a tavola ad assaggiare la bontà della cozza tarantina. Quel breve segmento video, nel frattempo, è diventato il promo più promo che esista. Sui social è stato visto milioni di volte. E gradito. Per carità, il successo di “Che bella giornata” di Checco Zalone, diretto da Gennaro Nunziante, è stata la ciliegina sulla torta, ma la nostra cozza da anni sta rivivendo di grande splendore.

Se ne sono accorti in molti, anche aziende del Nord, che studiano quotidianamente i mille modi con cui “conservare” i mitili e portarli in breve tempo sulle loro tavole e a costo ragionevole. E tutto questo, nonostante i mezzi di informazione negli anni passati abbiano scritto e detto di tutto su una città accerchiata da settant’anni dall’industria. Erano contaminate, il siderurgico ne comprometteva la bontà, e invece erano tutte balle. Non solo Papaleo, anche l’immenso Totò parlò della bontà dei nostri molluschi: “Queste ostriche vengono da Taranto, sicuro?”, s’informa nel film “Totò Tarzan”.

Insomma, Taranto è la capitale delle cozze, non solo d’Italia o d’Europa: la Città dei Due mari è la capitale del mondo. Ma questo fenomeno tipicamente tarantino, ha le sue ragioni. Intanto è un prodotto unico, il suo segreto è il Mar Piccolo.  

 

 

CHI LA VUOLE CRUDA…

In questo bacino l’acqua da “ondeggiante” diventa “liscia” in corrispondenza dei citri, che poi sono le sorgenti di acqua dolce che scivolano in basso dall’Alta Murgia per confluire sulla costa ionica. E’ in questo aspetto naturale che risiede la vera magia e che conferisce alla cozza tarantina un sapore unico, perché nasce dai fiumi sotterranei Nel Mar Piccolo (34 sorgenti di acqua dolce). Dall’innesto del seme fino alla messa in commercio del prodotto, trascorrono circa 18 mesi di lavoro. Questo è il lasso di tempo richiesto per far diventare la cozza “adulta”.

Con il passare del tempo, i pescatori locali, hanno attivato la produzione mediante reti in bioplastica compostabile che si degrada nel giro di qualche anno. Una soluzione, questa, che ha permesso ha di non gettare tonnellate di plastica nel mare.

La tradizione a tavola: cozze crude o cotte? Dopo averle sciacquate e pulite con la massima attenzione. Le cozze “alla tarantina” si preparano scaldando olio, prezzemolo e aglio in tegame. Quando il preparato soffriggerà, ecco che si aggiungono le cozze, lasciate immerse per cinque minuti fino a quando non si apriranno. Il tutto dovrà essere insaporito con un goccio di vino bianco. Ci sono diversi modi per gustare e servire la cozza e per questo è bene consultare pubblicazioni, ma anche internet dove troverete decine di ricette per servire al meglio la vostra cozza tarantina. Alternativa. E per chi ama il crudo di mare? “Spacca e mangia”, è così che si dice a Taranto, no?  Aprire e gustare il sapore della cozza tarantina appena pescata, che – attenzione, come suggeriva il film di Zalone – non richiede l’aggiunta di limone. 

 

 

CESARINO, OROLOGIO, PARANZA, MURIANNI…

Ma dove trovarle le cozze tarantine? Con l’aiuto di un sito, puntuale, che vi suggeriamo di consultare (Cibo Today), Cosimo Guarini indica una serie di suggerimenti. A pochi metri dal Mar Piccolo (via Cesare Battisti), c’è una delle tre sedi della pescheria “da Cesarino”, una delle più affermate a Taranto, che realizza in prima persona l’allevamento. Poi, ci sono i professionisti del Centro ittico di Taranto (via Costantinopoli): particolarmente attenti all’eliminazione della plastica durante la pesca.

Chi preferisce gustare le cozze già cucinate e servite, può contare sulle trattorie di mare. Tra queste “L’Orologio” (via Duca D’Aosta), locanda storica aperta nel 1938. Merita una segnalazione anche “La Paranza” (via Cariati): massima attenzione ai piatti e ai sapori tipici della cucina tarantina e pugliese.

Il ristorante “Al Canale” è collocato in uno dei punti più affascinanti della città di Taranto, sul canale navigabile e sotto il ponte girevole: un panorama unico e cucina di mare legata al pesce crudo. E, ancora, la “Trattoria del Pescatore da Murianni” (piazza Fontana): nel cuore del centro storico: i piatti più gustosi e ricercati della cucina di pesce tipica locale. 

Un calcio disumano

Non ci sono più i valori di un tempo, le figurine, i campioni

Se ne parla a Bari, Libreria Laterza. Intervengono il giornalista Lino Patruno e l’ex calciatore Pasquale Loseto. Tutto parte dal romanzo “L’album dei sogni” di Luigi Garlando che racconta la famiglia Panini. “Sarebbe bello tornare ad accorciare le distanze: missione impossibile”. Cercare di capire come mai ragazzi giovani e belli come Fagioli e Tonali buttino via un sogno», dice l’autore

 

«Una figurina era qualcosa di paragonabile ad un santino, averla in tasca era come impossessarsi della forza di quel campione; completare un album era qualcosa di irripetibile: oggi, le “figu” hanno perso quel valore esclusivo che avevano agli occhi di un bambino».

Luigi Garlando, giornalista di punta della Gazzetta dello sport, presenta così “L’album dei sogni”, il suo romanzo sulla famiglia Panini, inventrice delle figurine dei calciatori. Nella libreria “Laterza” di Bari, in occasione della “Biennale dei Racconti d’impresa”, ne parleranno venerdì 10 novembre il giornalista Lino Patruno e Pasquale Loseto, storica bandiera del Bari.

Garlando, quando pensa alla Puglia e al calcio. «Una terra di grandi passioni e gente innamorata del calcio. Sono venuto tante volte in Puglia, ci torno volentieri, conservo ricordi bellissimi e amicizie importanti. Non sarebbe male, se quest’anno venisse “su” anche il Bari». Giocatori e tecnici “pugliesi” dei quali conserva un ricordo. «Penso al Foggia di Zeman, a quello di De Zerbi, due grandi tecnici: ho sempre preferito un calcio gochista a quello risultatista. Profondamente sacchiano, penso che un tecnico non debba badare al solo risultato. Ho grande stima di un operatore come Pantaleo Corvino, che anche quest’anno ha messo in piedi un’ottima squadra che gioca al calcio».

 

 

ALTRI RICORDI…

Altri ricordi. «Senza tanto pensarci: Igor Protti, ai tempi del Bari, in serie A, quando cominciò a far gol mi mandarono ad intervistarlo: persona deliziosa; Delio Rossi, ai tempi del Lecce, allenava e leggeva libri, guardava oltre il calcio».

“L’album dei sogni”, cosa evocano le figurine, cosa è cambiato. «Come tanti bambini, anche io ero un appassionato. I giocatori li vivevi solo così, la figurina aveva una sacralità: in radio esisteva “Tutto il calcio minuto per minuto” e in tv un tempo di una partita. Oggi è un “Paese dei balocchi”: tante tv che provocano una indigestione di immagini».

Da cosa è partito per scrivere questo libro. «Mi sono fatto aiutare dalla famiglia Panini, il libro lo abbiamo scritto insieme: mi hanno messo a disposizione documenti, lettere, filmati d’epoca. Di questa famiglia mi sono piaciuti i valori: il pudore della ricchezza, loro che hanno fatto i miliardi veri; non hanno mai ostentato questo enorme benessere, al contrario di tante altre famiglie italiane che hanno sfondato, comprato yacht, barche e altri simboli della ricchezza; fossi stato ricco come loro, confesso, avrei assecondato almeno un capriccio, mi sarei detto: sono a Modena, mi compro una “Ferrari”…».

 

 

ROMANZO D’ALTRI TEMPI

Romanzo d’altri tempi. «La famiglia Panini: una piazza aperta, mai un castello nel quale nascondere i soldi. Quattro fratelli, quattro mattoni sui quali hanno costruito un miracolo, facendo sempre squadra, conservando un’unità familiare. Questi sono i valori che mi hanno fatto innamorare della famiglia Panini».

Mai perso il contatto con il territorio. «La loro è stata una missione: restituire alla loro città, Modena, quello che da questa avevano ricevuto; le prime figurine le imbustavano gli stessi Panini, i familiari, gli amici; quando il fenomeno è cresciuto hanno aperto alla città assegnando lavori a domicilio a centinaia di modenesi: tutta la città imbustava figurine vendute in tutta Italia, un miracolo collettivo».

Dagli autografi ai selfie. All’album dei nostri sogni oggi manca un calcio più umano e meno social. «Impossibile tornare indietro. Ho cominciato trent’anni fa. Ogni giorno ero a Milanello, potevo scegliere liberamente: “Scusa Marco, ti fermi un attimo?” e intervistavo Van Basten. E dopo pranzo giocavo a bigliardo con Sebastiano Rossi e Donadoni: oggi i giocatori sono lontani dalla stampa, dalla gente, il calcio è stato disumanizzato. Sarebbe bello tornare ad accorciare le distanze, raccontare storie, cercare di capire come mai ragazzi giovani e belli come Fagioli e Tonali buttino via un sogno».

«Quel gran genio di Jannacci…»

Giorgio Verdelli, a Taranto, ha presentato “Vengo anch’io”, il suo ultimo docufilm

Enzo aveva origini pugliesi. Scherzava con Abatantuono, che gli rispondeva: “Ridi, ridi: tu sei più “terrone” di me”. Di Diego la definizione più bella dell’artista: “El portava i scarp del tennis” e “Vincenzina e la fabbrica”, capisaldi del neorealismo. “Quelli che” e “Se me lo dicevi prima”, ispirarono Vasco

 

 

Quando passa da Taranto, Giorgio Verdelli, regista e produttore televisivo e cinematografico, viene a trovarci. Per un caffè, due chiacchiere. Non viene mai a mani vuote. Fra i più dinamici autori, non solo radiofonici e televisivi, nel tempo ci ha regalato special televisivi di grande spessore programmati in Rai (“Unici”) e autentiche perle programmate nelle sale cinematografiche. Basterebbe menzionare gli ultimi della serie: “Pino Daniele – Il tempo resterà” (premiato con il Nastro d’argento), “Paolo Conte – Via con me” ed “Ezio Bosso – Le cose che restano”.

Dunque, perché Taranto. Verdelli, autore, regista e produttore di documentari, programmi musicali e ritratti cinematografici di celebri artisti, è stato ospite di Spazioporto in occasione del “Cinzella d’inverno” per presentare il suo ultimo docufilm, un vero gioiello: “Enzo Jannacci – Vengo anch’io”.

Il documentario, introdotto dallo stesso autore e dal critico cinematografico Massimo Causo, ripercorre la figura e le opere di Enzo Jannacci, scomparso a settantotto, anni anche attraverso le parole del figlio Paolo, Vasco Rossi, Claudio Bisio, Diego Abatantuono, Paolo Conte, Roberto Vecchioni, Paolo Tomelleri e altri ancora.

 

 

«Non lo dico solo io – attacca Verdelli – ma Jannacci è stato un genio multiforme della canzone, ma soprattutto una persona a cui ero molto affezionato, avendo stabilito con lui negli anni un bel rapporto, tanto che il docufilm “Vengo anch’io” nasce da una mia intervista inedita, che nel tempo ho conservato gelosamente».

Solo a dieci anni dalla scomparsa. «Avrei voluto farne uno speciale televisivo, ma non appena stavo per lavorarci sopra, arrivava qualcuno che faceva qualcosa che aveva in qualche modo attinenza con Jannacci; così ho deciso di farne un docufilm con l’aiuto prezioso del figlio Paolo, la sua storica Casa editrice Ala Bianca e Nicola Giuliano della Indigo film (Oscar con “La grande bellezza”) che hanno creduto nel progetto; lo abbiamo presentato a Venezia, dove è stato programmato nella categoria “Evento speciale fuori concorso”, insieme con un altro film dedicato a Sakamoto, e, addirittura, con Woody Allen e Roman Polanski».

Cosa ha emozionato a Venezia Giorgio Verdelli. «La grande standing ovation, un tributo al mio lavoro, ma soprattutto alla stella del progetto: il grande Jannacci. E, a seguire, una grande accoglienza in tutte le sale, non solo al Nord, considerando la “milanesità” dell’artista, anche se non molti conoscono le origini pugliesi di Enzo, visto che il papà era di Bisceglie; tante volte, in privato, con Diego Abatantuono scherzava sulle loro origini e su chi dei due fosse più “terrone”».

 

 

A proposito di Sud. «Lui era profondamente milanese, ma aveva dentro questa grande creatività tipicamente del Sud; mi ha commosso il ricordo del suo passato da medico chirurgo: avrebbe voluto esercitare quella professione, ma era troppo sensibile; gli americani con cui si confrontò in un corso di specializzazione negli Stati Uniti, gli dissero, che lui prendeva troppo a cuore il destino dei pazienti, mentre loro cercavano qualcuno che “tagliasse” senza crearsi tanti problemi».

Risposta alla Jannacci. «Ogni vita ha grande valore – conclude Verdelli – non è un caso che lui abbia dedicato “El purtava ‘e scarpe de tennis”, canzone eterna, dedicata a un barbone; oppure “Vincenzina e la fabbrica” dal film “Romanzo popolare” del quale lo stesso Jannacci ha scritto la sceneggiatura, con Beppe Viola e Maurizio Costanzo; canzoni, queste, pubblicate quando Gianni Morandi cantava “Fatti mandare dalla mamma…”: insomma, Enzo era un artista dai mille talenti, capace di fare molte cose, avendo una straordinaria sensibilità nello scrivere canzoni “non solo umoristiche”, bensì caposaldi del neorealismo,  per usare un concetto espresso da Abatantuono nel docufilm. Per concludere, lo stesso Vasco, fra quanti intervengono nel docufilm, confessa che canzoni come “Quelli che” e “Se me lo dicevi prima”, lo ispirarono: sembravano fatte su misura per lui, del resto, Enzo da quella persona sensibile che era, aveva riconosciuto la genialità di Vasco in quel manifesto straordinario che è stato e resterà “Vita spericolata”».