Dolce, determinata, è Naomi

Duecentomila follower, l’influencer nigeriana sbanca su internet

Ventitré anni, ha partecipato a un reality, ha vissuto a Modena, si è trasferita a Milano. Alla scomparsa del padre ha staccato da internet, per poi tornarci più tardi. «Avrei voluto fare la cantante, l’indossatrice, inseguire uno di quei sogni che bisogna coltivare…»

 

«Voglio fare la cantante, l’indossatrice, diventare famosa, possibilmente ricca, non tanto per il denaro, quanto per poterne disporre a sufficienza per girare tutto il mondo». Naomi Akano, ventitré anni, nigeriana, ma vissuta con i genitori in Italia fin da bambina, mostra le idee chiare, rilascia interviste nelle quali a farla da padrona è la sua disarmante schiettezza. E a noi, questa ragazza, bella, tutta treccioline e umanità, piace molto. Non avremmo condiviso la sua partecipazione al reality che le ha dato una certa popolarità (La caserma), ma rispettiamo le sue scelte. Ci piacerebbe conoscere il suo punto di vista, oggi, a distanza di più di tre anni da quel programma televisivo andato in onda su Raidue. Ma sarà per un’altra volta. Oggi è l’occasione per avvicinarci a un personaggio esploso su internet, diventato una piccola star in tv, poi scomparso da internet e, finalmente, riapparso.

Naomi piace. Una ragazza sveglia, misura le parole, non solo quelle in italiano, perché quando c’è da fare “barba e capelli” agli inglesi e al loro dizionario “british”, avendo conoscenza della lingua e parlando fluentemente l’“americano”, non tira indietro. Ci piace perché conserva l’essere sbarazzina, ma quando si tratta di intavolare ragionamenti, diventa tremendamente matura.

 

 

«NIGERIANA, CRESCIUTA A MODENA…»

Andiamo per gradi. «Sono nata in Nigeria, ho vissuto infanzia e adolescenza in Italia, a Modena. Lì sono andata a scuola, forse ho battuto un piccolo primato: ero l’unica nera dell’intero istituto, qualcosa che non mi dava certamente vantaggi. Infatti, non sono stati anni semplici, per fortuna, però, mi trovavo in una città che ha rispetto per le etnie, gli stranieri», racconta ad un giornale su internet.

A proposito della scuola, un primo grave contrattempo. Lo racconta la stessa Naomi.«Inaspettatamente avverto un certo disagio: smetto di andare a scuola all’insaputa dei miei genitori, mi assento dai banchi e alla fine dell’anno scolastico vengo puntualmente bocciata con grande disappunto di mamma e papà. Insomma, l’avevo fatta grossa: ma l’importante è saper trarre beneficio anche, anzi soprattutto, dagli errori…». Così, più o meno, parlò Noemi. Più o meno, in quanto è un vulcano di parole, idee, iniziative, senza che nessuno le abbia spiegato nulla. Scelte autonome, intuizioni.

Ha duecentomila follower. Su Youtube appare e scompare. Regala pillole di saggezza, nonostante sia giovanissima, suggerisce come truccarsi e lo fa con l’esperienza di una veterana, prendendo i suoi trucchi dandosi pennellate di colore sul viso. E parla, parla. E cattura, cattura l’attenzione. Insomma, sembra nata per questo.

 

PAPA’ E MAMMA A LONDRA…

Non certo per la scuola, ma per divergenze, come spesso accade fra genitori e figli, lei rompe con i genitori. «Papà e mamma si trasferirono a Londra, volevano che li seguissi, io scelsi di restare in Italia: proprio non me la sentivo di lasciare Modena, non mi sentivo pronta». Una cosa che segnò il rapporto con i genitori. Intanto il papà si ammala, muore. Naomi sprofonda in un mare di lacrime. «Nonostante i contrasti, normali, fra genitori e figli, io volevo bene a mio padre e rivolgergli un ultimo saluto mi sembrava la cosa più normale di questo mondo; anche con mia madre i rapporti si erano lacerati, si sarebbero appianati, mi auguravo, speravo…».

Ci sono ancora video su Youtube di Naomi che prova a spiegare il suo rapporto con i suoi genitori. Piange, disperata. Scompare per più di un anno, torna, “I’m back, guys!”, sono tornata, ragazzi. Fa outing sul rapporto con i suoi cari. Non nasconde le lacrime ai suoi follower perché, questi, facciano attenzione, non si lascino andare a decisioni che poi li facciano pentire.

 

 

…«ORA VIVO A MILANO»

Naomi parla anche di un suo legame sentimentale. Giovanissima, aveva vissuto con il suo fidanzato. «Poi ci siamo lasciati, senza un motivo: lui mi dice che, se avessi bisogno, ci sarà sempre, apre la porta e va via. Messaggi, saluti, disponibilità, cominciano a rallentare, fino a scrivere la parola fine».

Infine, la Milano dei sogni. «Mi dicono che una volta era Milano da bere, altri tempi; ma da una parte dovevo pur cominciare: qui ci sono più occasioni per realizzarsi; mi invitano, prendo parte a sfilate, continuo nel mio lavoro di influencer. Ho un gran bel rapporto con i miei follower, la cosa che più mi fa star bene è che mi trovano così come mi avevano immaginato, alla mano…».

E gli inglesi, Naomi? «Conservano il loro dizionario – spiega su internet – nonostante io parli fluentemente l’inglese o, se preferite, l’“americano”, loro restano barricati sui loro principi grammaticali». Contenti loro, Naomi. In bocca al lupo e informaci su cose sempre più belle. «Hello guys!».  

Donald Trump, effetto…dominio

Il tycoon rieletto 47mo presidente degli Stati Uniti

«Abbiamo fatto la storia, lo ha voluto Dio: per l’America ha inizio una nuova “epoca d’oro”», ha detto il vincitore. Sconfitta Kamala Harris, che si è congratulata con il suo avversario, dichiarando a quanti l’hanno sostenuta: «Accetto la sconfitta ma non la fine della lotta per la nostra libertà». Flop dei sondaggi che davano una lotta gomito a gomito: la vittoria dei Repubblicani è stata schiacciante

 

Non c’è sondaggio che tenga. Lo dice la storia, anche l’Italia è passata attraverso clamorosi flop annunciati nelle trasmissioni televisive di prima serata per anticipare i risultatati delle elezioni. Donald Trump è il 47.mo presidente eletto degli Stati Uniti. Lo ha annunciato Fox News, dopo le proiezioni delle vittorie dell’ex presidente in Pennsylvania e nel Wisconsin. Conferma CNN, che commenta la vittoria del neopresidente in Pennsylvania alle 2 di notte. Una vittoria di misura, come dicevano i sondaggi alla vigilia della vigilia? Nemmeno per sogno. La “rimonta” non prevista, comincia dalle grandi città americane: le chiacchiere stanno a zero.

Orgoglioso del successo che va oltre ogni più rosea previsione, lo stesso Trump, ovviamente: «Guardate che cosa è successo: non è incredibile?», è una delle sue prime dichiarazioni rivolta ai suoi sostenitori. Adesso dovrà “solo” mantenere le sue promesse rivolte ai suoi elettori e, ora, al resto degli americani. «Prometto di impegnarmi e combattere, se sarà necessario, con tutte le mie energie e le mie forze per il bene degli americani, sistemare il confine per scrivere insieme una nuova “epoca d’oro” per gli Stati Uniti.

 

 

PROIEZIONI SCONFESSATE

A proposito di sondaggi dell’ultima ora. L’altra candidata, Kamala Harris, aveva intuito che qualcosa non stesse andando per il verso giusto quando la candidata del Partito democratico aveva perso Florida e Texas con margini molto superiori a quanto previsto: 13% e 15% punti percentuali. Mica noccioline. Primi segnali scoraggianti arrivavano, a ruota, dalla Virginia, Georgia e North Carolina, stati sui quali il suo partito aveva investito tanto. Non solo Trump in quegli stati è riuscito a risalire sui sondaggi, ma è riuscito ad inanellare risultati sempre più incoraggianti: meglio nelle aree rurali, saldo nelle aree suburbane e voti, un po’ qua e un po’ là, in particolar modo tra gli ispanici e nei grandi centri urbani.

Gli esperti di politica internazionale indicano nell’errore più grande della Harris e, forse quello determinante, nel non aver preso subito e in modo inequivocabile le distanze da Biden, un modus operandi assunto timidamente nelle ultime settimane di campagna. Sempre per gli esperti, Kamala Harris avrebbe dovuto mostrare un taglio decisivo nei confronti della precedente amministrazione, con particolare riferimento al tema dell’economia e della guerra a Gaza, argomenti sensibili che, alla fine, al suo partito sono costati svariati milioni di voti.

 

 

KAMALA, FATALE MEDIO ORIENTE

Su quanto accade tutt’oggi in Medio Oriente, la candidata del partito democratico si è giocata il sostegno degli arabo-americani, che non le hanno perdonato l’appoggio incondizionato ad Israele, come quello degli stessi ebrei conservatori che avevano indicato al governo Biden di essere fautore di un crescente antisemitismo negli Stati Uniti dopo gli attacchi del 7 ottobre.

Cosa dicono queste elezioni e la presidenza assegnata a Trump. Che gli Stati Uniti si riconoscono nella politica del “tycoon” assegnandogli pieni poteri per tutta una serie di impegni e temi sui quali Mr. Donal ha appoggiato la sua “campagna”: rilanciare l’economia, arginare l’esponenziale espansionismo cinese, debellare il terrorismo islamico, tenere a bada Putin, l’Iran e la Corea del Nord, difendere occupazione e risparmi, riaffermare il primato strategico e tecnologico degli Usa nel mondo.

Impegni non da poco. Vedremo, insomma, su quale di questi primi punti cruciali, il nuovo presidente USA costruirà questa nuova “epoca d’oro”.

Un cervo nelle nostre campagne

Un esemplare, forse due, in questi giorni circolava nella provincia salentina

Avvistato da automobilisti, immortalato in pochi scatti. Postato, come consuetudine, sui social, è diventato oggetto di ragionamenti, tesi, ipotesi. Stuzzicata la fantasia dei residenti: che questi animali stiano tornando nella nostra terra? Secondo qualcuno non sarebbero scappati da parchi o da agriturismo. Vedremo…

 

Un cervo, bellissimo, pieno di fascino, come può essere un animale di classe, evocato in mille racconti e decine di film, è stato avvistato nelle campagne salentine. Pare non sia fuggito da una di quelle pigioni d’oro, tipo agriturismo, dove a volte “deportano” animali per farne bella mostra con la clientela. Perché questo, talvolta, è il voler interessare gli ospiti.

Quando vediamo una foto, uno di quei documenti che circolano sui social, ci vengono in mente altre immagini che sollecitano la nostra fantasia. Così andiamo a pescare un passaggio non molto romantico, visto dalla parte del cervo, del film “Il cacciatore”, quando Robert Deniro insegna al suo compagno di caccia, come colpire un bellissimo esemplare di cervo che è in cima a una montagna. Il cacciatore gioca, in qualche modo, con la sua vittima: in questa lotteria che vale la vita di quella fascinosa creatura, un solo proiettile; se centri il bersaglio, bene, lo porti a casa; se va male, cioè non colpisci il cervo, quel sinuoso animale è di fatto scampato al più grave pericolo, il tiro al bersaglio, al quale una creatura indifesa possa essere sottoposta.

Altra immagine. Risale al periodo del Covid. Parliamo di quattro, anche cinque anni fa. La gente rintanata in casa, dunque resa temporaneamente innocua con spazi grandi, esagerati, a disposizione degli animali che per una volta circolavano nelle strade, quasi interrogandosi su che fine avessero fatto gli uomini.

 

 

IMMAGINI E VIDEO

Di immagine, fra le tante, ce ne sarebbe una terza, ma sorvoliamo. Solo un accenno: l’uccisione di un cerbiatto-mascotte di un villaggio ucciso da due passi da un ragazzetto che aveva deciso di catturare e mostrare al papà il frutto della sua prima battuta di caccia imbracciando il fucile. Vi risparmiamo anche la difesa del genitore del piccolo, sciocco cacciatore: un cerbiatto che circolava fra i tavoli dei bar in cerca di carezze, pare che rappresentasse una minaccia. Mai sentita un cosa del genere.

E, allora, torniamo a quell’immagine “distopica”, come ha scritto fra gli altri, Repubblica nel suo inserto regionale confezionato a Bari – uscita da quello che può sembrare un film in cui gli uomini sono ormai in minoranza e gli animali stanno riconquistando la Terra. Questo sembrano rappresentare alcune fotografie – scrive l’inserto a cura della redazione barese – scattate con un cellulare nella notte: uno splendido esemplare di cervo che indugia nei pressi di un distributore di carburante e a pochi metri dal centro abitato, probabilmente una zona artigianale, di Cutrofiano.

Negli ultimi giorni sui social si moltiplicano foto e video di uno o più cervi. Testimoniano la presenza di questi affascinanti animali che si aggirano nelle campagne salentine, quasi descrivere un panorama inconsueto per chi è abituato ai paesaggi di ulivi e muretti a secco. Più di uno scatto ha documentato uno di questi esemplari a bordo strada, come accaduto l’altra sera vicino a Cutrofiano, rappresentando – non volendo – un pericolo tanto per l’animale quanto per gli automobilisti.

 

 

NON UN SOLO ESEMPLARE…

Altro esemplare di cervo, magari potrebbe essere lo stesso, che intanto circola per ritrovare la strada di casa, è stato avvistato e fotografato nelle campagne di Scorrano (pagina Facebook del Gruppo Speleologico Tricase), che entusiasticamente ha condiviso le immagini suscitando molta curiosità tra i residenti e gli appassionati della natura.

Non si tratterebbe di cervi provenienti da agriturismo o parco, ma di veri e propri esemplari selvatici, la cui presenza resta ancora un mistero. Nelle scorse settimane, un altro cervo era stato visto e fotografato nelle zone tra Ruffano e Taurisano. Il sospetto, naturalmente, è che si tratti dello stesso o degli stessi, considerando le non tanto sconfinate campagne salentine.

Dopo essere stato riconquistato prima dal cinghiale e poi dal lupo, il Salento – anche se noi ci andremmo piano, molto piano – potrebbe addirittura vedere il ritorno del cervo. Esagerato dirà qualcuno, tanto che i motivi della presenza di cervi nel Salento sono tutti da verificare e sottoporre all’attenzione di esperti.

«Ciao, ciao Fiat!»

Dopo più di venti anni, una manager si licenzia per inseguire un sogno

«Stanca di fare tagli al personale, ho rassegnato le dimissioni per dedicarmi alla produzione di saponi». Partenza incerta in estate, poi i primi risultati lusinghieri. «Da bambina ero affascinata dal lavoro artigianale che svolgeva un’amica di mia madre, poi un corso in Confesercenti, infine la realizzazione del mio piccolo grande progetto»

 

Stanca di licenziare, sgombera la sua scrivania di manager alla Fiat, dopo venticinque anni e si dedica al commercio. In particolare la produzione di saponi, dai mille profumi, una sua antica vocazione, fin da bambina. Corona il suo sogno da piccola e si toglie un grosso peso dallo stomaco. C’è un motivo che ha spinto Raffaella, manager impegnata nel settore Risorse umane, uno dei più strategici – specie in questi ultimi anni – all’interno di uno dei colossi automobilistici. Forse ha colto l’occasione per salutare, possibilmente anche per non mandare a se stessa una lettera di licenziamento o di mediazione per interrompere il suo rapporto di lavoro con la Fabbrica Italiana Automobili Torino (acronimo di Fiat, per quei tre che non lo sapessero).

Inutile nasconderlo, da tempo le vicende legate alla Fiat, alla produzione di auto che, in qualche modo fanno capo alla famiglia Agnelli, popolano le pagine dei giornali. Evidentemente non quelli che rientrano nei gioielli di famiglia, perché anche nella stampa la famiglia italiana più nobile nel campo automobilistico, ha fatto numerosi investimenti.

 

 

«LA FIAT TAGLIA…»

Si parla di delocalizzazione, trasferimento, anche già avvenuto, di fabbriche, ovunque capiti: in Europa, ma anche più lontano. Trasferimento significa, detto in breve, «…stiamo riqualificando l’azienda, previsti licenziamenti o trasferimenti». Qualche settimana fa uno dei rampolli della famiglia Agnelli si era fatto sfuggire una frase infelice, pare smentita, che somigliava a qualcosa come «…per chiunque fosse interessato a conservare il suo posto di lavoro, c’è l’occasione di essere collocati in una fabbrica in Polonia». A quali condizioni, non è dato sapere, di sicuro ad uno stipendio più basso.

Ma non tutti attendono il benservito, o se più elegante, il «prendere o lasciare». Raffaella, si diceva, non ha atteso che il rumore delle forbici con cui gli Agnelli “tagliano” si facessero sentire. Ha giocato d’anticipo. Così è stata più veloce di tutti, cogliendo in contropiede, in un colpo solo, colleghi e vertici aziendali. C’è una bella intervista pubblicata in questi giorni dal Corriere di Torino, inserto o “panino” (in gergo) del Corriere della sera. In questo servizio, l’ex manager Fiat rilascia una serie di dichiarazioni. Intanto raccontandosi.

 

 

«RISCRIVO LA MIA VITA»

«Sto riscrivendo la mia vita, dopo venticinque anni in Fiat e Stellantis – ha dichiarato pressappoco al giornalista a Nicolò Fagone – facendo carriera nell’ambito delle risorse umane; in questo percorso lavorativo ero diventata manager del personale: controllavo circa cinquecento dipendenti; detto che ho trascorso parte della mia vita lì dentro, devo tanto a chi mi ha assicurato un lavoro e uno stipendio, non mi sentivo più, come si dice, “la persona giusta al posto giusto”».

«Obiettivo principale di una delle società della galassia Agnelli-Elkann, Stellantis Italia – prosegue l’ex manager – oggi è quello di ridurre il personale, e non volevo passare il resto della vita a licenziare i dipendenti, così dopo una serie di riflessioni ho pensato di anticipare l’uscita dalla Fiat: me ne sono andata via io; ho preso il mio contratto, a tempo indeterminato, e rassegnato le dimissioni, senza avere ancora in mente di cosa fare una volta messo il piede fuori dalla Fabbrica». Raffaella, torinese, ha quarantanove anni. Ha lasciato il “posto fisso” per produrre saponi artigianali, grazie a un laboratorio ricavato nel cortile interno.

 

 

«SAPONI, CHE PASSIONE…»

«Riparto da una passione coltivata fin da piccola – dice la nuova imprenditrice – anche se non avrei mai immaginato che il mio sogno da bambina diventasse il mio lavoro; appreso qualche segreto da un’amica di mia madre, mi sono attivata: ero letteralmente affascinata dalle produzioni di questa signora; come ho iniziato è presto detto: da una bancarella ai mercatini, per testare un po’ prodotti e gradimento del pubblico: i primi sondaggi sono stati incoraggianti, così ho proseguito di intraprendere questa strada».

Raffaella, scrive il Corriere di Torino, ha frequentato dei corsi sull’imprenditoria, gestiti da Confesercenti, e poi ha aperto la Partita Iva ottenendo le certificazioni necessarie per esercitare questa sua nuova attività.

L’avvio, morbido, nel periodo estivo. Il decollo vero e proprio, in queste settimane. «Oltre al commercio al dettaglio ho stretto accordi con delle piccole strutture ricettive per la vendita all’ingrosso; tra queste anche con un noto albergo-ristorante nel cuore di Torino, la mia città alla quale ho voluto fare un omaggio: una serie di Toret, la nostra iconica fontana. Ci sono voluti mesi per creare la giusta forma al silicone».

Infine, Raffaella, entusiasta, libera da quei pesi di coscienza determinati dalle raccomandate da inviare e con cui si annunciano stop temporanei di rapporti di lavoro o, peggio, di licenziamenti, entra nel merito della sua nuova attività. «Per fare un lotto di saponi – spiega – ovvero 5 chili, ci vuole all’incirca mezza giornata, ma quando fai il lavoro che ti piace, la fatica non si sente. Un ringraziamento particolare lo devo a mio marito, mio principale sponsor: voleva solo vedermi felice. E così è stato».

Valencia, dolore infinito

Continua a salire il numero delle vittime causato dalla Dana

Finora sarebbero 211 le persone decedute, ma ci sono gli scomparsi (allestite morgue per accogliere questi ultimi). Accuse contro il governo per il ritardo dei soccorsi, gestiti in modo improprio. I reali di Spagna contestati e presi di mira con lancio di fango. Posizione di grande spessore quella assunta dai piloti del GP Motociclistico, da Bagnaia, campione del mondo in carica, a Martin e Marquez

 

Non si arresta il doloroso bollettino quotidiano che ci aggiorna sui sugli spagnoli deceduti a causa dei danni causati dalla Dana: il numero delle vittime della catastrofe provocata nella provincia di Valencia, fino a ieri, notizie riportate dall’Agenzia giornalistica Ansa, dunque una delle fonti più autorevoli, parlava di 211 persone decedute. L’informazione è del Centro operativo di emergenze del governo regionale della Generalitat, confermato dalle forze di sicurezza.

Il numero delle vittime, però, sale, posto che il Ministero dell’Interno alza a 217, includendo nell’elenco i morti registrati nelle altre regioni della Spagna. Il sospetto, anche se l’auspicio è contrario, è che il numero fin qui riportato dalle agenzie e dall’Unità di crisi è praticamente fermo a sabato scorso, mentre sui social si rincorrono cifre sempre più discordanti. Questa imprecisione sarebbe da addebitare al fatto che le vittime segnalate dai comuni viene inoltrato alle Forze di polizia, ma che non sempre aggiorna in tempo reale le liste.

 

 

E POI I DISPERSI

C’è anche un’altra cifra che dolorosamente prova a farsi largo, ed è quella relativa al numero di dispersi. Un numero ancora indefinito, tanto che la mancanza di informazione non fa altro che dare al Paese la sensazione che la catastrofe abbattutasi su Valencia e dintorni possa essere stata molto più grave. Dall’ufficiale a capo dell’Unità militare dell’esercito al comando dei 7.800 militari, ha confermato che è stata allestita una sala mortuaria per 400 persone, che potrebbe avvicinarsi al numero complessivo dei dispersi.

Accanto a questa attività, si affianca anche quella altrettanto tragica che riguarda l’identificazione delle vittime dove squadre di medici legali hanno finora realizzato 190 autopsie e identificato con certezza 111 dei cadaveri recuperati. Un’attività che ha permesso di espletare le formalità con la consegna dei corpi restituiti ai familiari.

Nei giorni scorsi la notizia di un Pecco Bagnaia, più volte campione del mondo di Moto GP, aveva assunto una posizione intransigente, a proposito del Gran Premio che sarebbe dovuto svolgersi proprio a Valencia: l’ultima gara della stagione sulla pista spagnola, proprio in una località martoriata dalla terribile alluvione, non si svolgerà. I piloti, in testa Bagnaia, che ha dichiarato “A costo di perdere il Mondiale, non corro”, sono stati fra i più attivi contro lo svolgimento della corsa di chiusura nel Mondiale a Valencia. Oltre a Bagnaia, i due centauri spagnoli, evidentemente i più influenti, Jorge Martin e Marc Marquez.

 

 

“NO” DEI PILOTI, FANGO SUI REALI

Più diretto, si diceva, era stato il campione del mondo in carica, Pecco Bagnaia, disposto – parole sue – a rinunciare al titolo iridato pur di tenere fede al suo principio di non voler correre nella città spagnola martoriata da centinaia di vittime. Infine, ma non ultima, a proposito delle notizie che circolano su quanto accade a Valencia e dintorni. Durante la visita del re di Spagna Felipe VI e la regina Letizia a Paiporta, altra città colpita dalle inondazioni, i due reali sono stati aggrediti da numerosi abitanti furiosi che hanno scagliato contro loro fango urlandogli contro, tanto da costringere l’intera delegazione ad interrompere la visita.

La regina Letizia in lacrime e sporca di fango ha voluto lo stesso salutare quella gente meno inferocita, ma ugualmente critica, a causa della risposta tardiva e mal gestita in occasione di quello che viene indicato come il peggior disastro degli ultimi decenni.