#Bitonto, un calcio al razzismo

E’ partita a dicembre la nuova avventura sportiva che vede protagonisti alcuni nostri ospiti. Già perchè da qualche settimana alcuni ragazzi ospiti del Cas di Bitonto stanno partecipando a un campionato di calcio a 6. Non un torneo qualunque, ma una competizione di livello regionale!

MA non è solo sport, anzi. L’iniziativa, in collaborazione con l’associazione Anatroccolo Onlus e Anpis Puglia, mira infatti a creare attraverso l’attività sportiva importanti opportunità di integrazione sociale, divertimento e amicizia.

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Un evento centrato quindi sulla sensibilizzazione e la lotta alla discriminazione, attraverso il coinvolgimento della società civile, per avvicinare alla vita e ai bisogni quotidiani le persone affette da disagi.  Così i nostri ragazzi divertendosi, aiuteranno a combattere tutti insieme lo stigma dell’ isolamento sociale e daranno un calcio a tutte le discriminazioni, delle malattie mentali e degli immigrati e per segnare un goal contro il razzismo.

Illusione e ritorno all’inferno.

Quando le macchine bianche con incisa la mezza luna rossa, dopo aver scortato camion e pullman attraversando il corridoio umanitario, hanno fatto il loro ingresso nella città di Aleppo, gli oltre quattromila civili rimasti intrappolati nel mezzo di una battaglia all’ultimo sangue avranno pensato che fosse finita. Che finalmente in fondo a quel tunnel buio che ha segnato in maniera indelebile la loro vita quotidiana si intravvedesse un barlume, una luce a segnare la strada verso la salvezza.

Questa illusione ha attraversato l’arco temporale di pochi minuti, solo il tempo di intravvedere la speranza di scappare dalle macerie di quello che un tempo era una città. La loro città.

Subito, i colpi dei cecchini ancora asserragliati e pronti al sacrificio estremo hanno rotto quella illusione: in questo momento, i civili valgono più di qualsiasi altra cosa per tutte le fazioni in campo. Scudo umano e merce di scambio per definire i futuri equilibri in un’area geopolitica ricca di antichi conflitti. Tanto è vero che i media ci hanno restituito le immagini dei pullman e dei camion carichi di donne e bambini che erano riusciti a lasciare la città tornare indietro ad Aleppo e sotto i bombardamenti fermati dalle truppe governative supportate dal contingente russo.

Di fronte a questo scenario aberrante assistiamo inermi e increduli ai balletti della diplomazia mondiale. Nella sede dell’ONU, americani e russi giocano a bisticciare: l’Ambasciatrice USA Power accusa russi e siriani “Non siete capaci di provare vergogna?”; di contro la pronta risposta del russo Churkin: “Ha parlato Madre Teresa!”.

Il fatto che la tecnologia e i nuovi mezzi di comunicazione ci consentono di sapere tutto ed in tempo reale ci consegna una responsabilità enorme e l’immagine di un Occidente ed una Europa  incapaci di intervenire per fermare uno sterminio al quale si sta assistendo in diretta in violazione di qualsiasi diritto umano o legge internazionale. Assad e Putin sono rei confessi della strage che si sta consumando ad Aleppo. Il mondo intero sarà ospite del carnefice durante i Mondiali di Calcio che nel 2018 si terranno proprio in Russia. Invece di continuare a comminare sanzioni ad una Russia che ha dimostrato di non aver subito alcun contraccolpo economico nel corso di questi anni durante i quali ha potuto costruire, utilizzando proprio questo elemento, uno schieramento alternativo alle politiche occidentali, i Governi europei potrebbero, per esempio, pensare di ritirare la partecipazione delle proprie rappresentative ai Mondiali di Calcio di Mosca immaginando una iniziativa comune per la difesa dei diritti dell’uomo e, soprattutto, del rispetto del diritto alla vita? Oppure basta continuare a nascondersi dietro il cosiddetto velo della Madonna di politiche sull’accoglienza sulle quali ancora non si trova un accordo?

“Welcome”: formazione in carcere per minori

Si è chiuso con ottimi risultati il progetto denominato «Welcome», un percorso sperimentale di inclusione sociale per minori e giovani adulti dell’Istituto penale minorile di Bari che nei mesi di agosto, settembre e ottobre ha visto impegnati la società Costruiamo Insieme in partenariato con l’ente accreditato a livello regionale «Abap Puglia».
Sono complessivamente 13 i minori destinatari del progetto nel quale Costruiamo Insieme ha contribuito a sviluppare le abilità, le capacità e le competenze promuovendo la rieducazione attraverso una rivisitazione del proprio percorso di vita contribuendo a formare figure professionali spendibili per il mercato del lavoro. Non solo. Il progetto ha puntato anche alla crescita personale dei minori attraverso l’acquisizione e l’utilizzo di conoscenze, competenze e qualifiche. Nonostante le diverse nazionalità di provenienza dei minori, alcuni con scarsa conoscenza della lingua italiana, il lavoro costante e attento alle peculiarità di ciascuno dello staff educativo di Costruiamo Insieme ha permesso di superare la diffidenza iniziale e le diverse culture e tradizioni consentendo il raggiungimento di un buon livello di integrazione e di socializzazione dei ragazzi. L’intervento di Costruiamo Insieme, infatti, è stato finalizzato a restituire alle emozioni positive come speranza, fiducia, gioia e sorriso il giusto spazio nel processo di integrazione e di inserimento sociale. Inoltre gli educatori hanno lavorato per incentivare l’autonomia di ciascuno favorendo l’espressione positiva e pacifica di conflitti superando disagi, contenuti aggressivi, insicurezze, timidezze. Insomma un progetto che anche migliorando la comunicazione, le relazioni interculturali e la socialità ha permesso di stimolare e valorizzare nei giovani ristretti le abilità creative per rinforzarne l’autostima.
«Costruiamo Insieme attraverso il suo staff educativo – ha commentato Nicole Sansonetti, presidente di Costruiamo Insieme – ha valorizzato la positività e sostenuto le difficoltà esistenziali del minore ristretto e attraverso un percorso valoriale ha cercato di stimolare la nascita di una relazione affettiva con l’educatore. Riteniamo che sia imprescindibile il miglioramento della qualità e dell’innovazione nei sistemi formativi all’interno degli istituti penitenziari minorili: attraverso modalità e prassi attente alla persona, al suo vissuto e bisogni, infatti, è possibile realmente favorire quel processo di rieducazione, obiettivo primario nei periodi trascorsi negli istituti».
I risultati del progetto, inoltre, secondo il presidente Sansonetti rilanciano la necessità di «fare rete» e incentivare la «collaborazione tra istituti di pena ed organizzazioni del Terzo Settore, che offrono opportunità di cambiamento e di apprendimento. Anche per questo Costruiamo Insieme agevola lo sviluppo di prassi innovative nella formazione professionale, nell’orientamento e accompagnamento al lavoro e intende stimolare realmente l’apprendimento di competenze e insegnamenti a partire da progetti educativi individuali che rivisitano il proprio vissuto, e ne proiettano cambiamenti e nuove prospettive di vita».

Aggrappati ad una speranza

Ci sono vari modi di interpretare le cose e diverse strade per rincorrere un sogno. Fra ottobre e novembre la polizia tedesca ha intercettato 180 migranti che hanno varcato il confine mettendo ancora una volta a rischio la vita. Dopo l’intensificarsi dei controlli e la chiusura delle frontiere, i migranti varcano il confine in treno non comodamente seduti o nascosti nei vagoni merci, ma aggrappati al tetto dei vagoni con la grande probabilità di cadere rovinosamente o di toccare la linea elettrica rimanendo folgorati. Pochi giorni fa, un ragazzo eritreo di 17 anni è morto nella stazione di Bolzano travolto nel tentativo di aggrapparsi ad un treno merci diretto al Brennero dopo che un’altra migrante era stata risucchiata da un treno sempre sulla stessa linea ferroviaria poche ore prima. Il Direttore della Caritas altoatesina ha commentato così queste morti: “La morte di Abiel sui binari della stazione di Bolzano è un segno da cogliere. L’Europa e il mondo ricco rispondono a questa sfida con l’incapacità di assumersi e di distribuire le responsabilità, intensificando i controlli ed erigendo barriere che dividono il mondo in uomini di serie A e uomini di serie B”.
Intanto, in questi giorni, viene riportata alla memoria la tragedia dell’aprile 2015 quando un barcone con settecento persone a bordo si inabisso nel Mediterraneo portando con se sul fondo del mare quasi tutti: solo 28 furono i superstiti e le loro testimonianze indussero il Governo italiano a finanziare le operazioni di recupero del relitto adagiato a più di trecento metri sul fondo del mare. Il recupero del barcone ha posto il mondo intero di fronte ad una immagine agghiacciante: centinaia di bambini ancora chiusi nella stiva stretti nell’ultimo abbraccio alla mamma.
Quella tragedia è stata raccontata in un cortometraggio dal titolo Come è profondo il mare: un film documentario crudo, privo di commenti per lasciare spazio al sonoro originale e con immagini raccapriccianti di corpi mummificati o ridotti a scheletro. Il film contiene anche immagini di altri naufragi con un identico filo conduttore: bambini morti e corpi restituiti dal mare riversi sulla spiaggia.
Il barcone recuperato è quello che il Governo italiano aveva proposto di esporre nei pressi del Parlamento Europeo per mantenere viva l’attenzione su quello che ogni giorno succede nei nostri mari.
La Ministra della Difesa Pinotti, che ha visto il film in anteprima (è stati il suo Ministero a guidare le difficili operazioni di recupero del relitto) ha commentato: “Solo dopo quel disastro l’Europa cominciò a muoversi. Ma adesso troppi egoismi nazionali, che contestano la suddivisione delle quote, fanno perdere di vista uno dei valori fondanti della dimensione europea. Cioè il rispetto per la vita umana”.