Eva Degl’Innocenti saluta il MArTa
La direttrice del Museo archeologico nazionale da gennaio dirigerà i Musei Civici di Bologna. Si congeda con la programmazione del 2023. Intanto, fra gli ultimi atti formali, l’intesa fra istituzioni: Polo museale, Comune di Taranto e ICO Magna Grecia. Ma la collaborazione potrebbe proseguire: allo studio un protocollo fra i due musei. Quadri sonori di Marianelli, Achille Lauro e Cristicchi
La rete di collaborazione tra le istituzioni del territorio, dal MArTa al Comune di Taranto, passando per l’Orchestra della Magna Grecia, unite da un protocollo d’intesa, continua anche per il 2023, con nuovi progetti di ricerca, valorizzazione e sviluppo.
Ma la presentazione della nuova rassegna di “MArTa in Musica”, è stata anche l’occasione per anticipare l’addio della dottoressa Eva Degl’Innocenti per anni alla guida del Museo Archeologico Nazionale di Taranto. Dal gennaio 2023 sarà la nuova direttrice dei Musei Civici di Bologna.
L’ultimo passaggio, nel primo pomeriggio di mercoledì 28 dicembre, è stato impiegato per presentare intanto la rassegna musicale “MArTa in musica” che partirà il prossimo 22 gennaio con il concerto “Vivaldi suona Vivaldi” con Paolo Vivaldi direttore, Paolo Carlini fagotto, Ensemble della Magna Grecia.
Per il 2023 saranno dodici gli appuntamenti di “MArTa in Musica”, concerti in programma di domenica mattina, all’interno del Museo, con inizio alle ore 11.45. Una programmazione a cura dell’Orchestra ICO Magna Grecia e dell’Associazione Matera in Musica.
UNA NUOVA STAGIONE
L’intera stagione sarà espressamente curata dal Maestro Maurizio Lomartire dell’orchestra ICO Magna Grecia, dal Maestro Pierfranco Semeraro del L.A. Chorus, e dalla dott.ssa Eva Degl’Innocenti, direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Taranto – MArTa.
Ogni concerto, come per la prima edizione, che ha riscosso il favore del pubblico, sarà anticipato dalla presentazione di un reperto del museo e da una breve introduzione all’esecuzione musicale, intesa come guida all’ascolto che illustrerà i contenuti dell’evento e ne contestualizzerà l’essenza storica e culturale.
Ma per il 2023 si rinnova non solo l’appuntamento con “MArTa in Musica”. Proseguirà, infatti, anche la “sonorizzazione” del Museo, che quest’anno ha aderito al progetto Quadri Sonori dell’Orchestra della Magna Grecia. Per il Museo sono già stati realizzati due Quadri Sonori: “Il Sogno di Marsia” del compositore e premio Oscar Dario Marianelli, per il primo piano del MArTa, e “La Grande Madre”, dell’autore Achille Lauro per il terzo piano del Museo.
Ora toccherà a Simone Cristicchi, musicista, attore, autore teatrale oltre che scrittore a realizzare il terzo ed ultimo Quadro Sonoro del Museo Archeologico Nazionale di Taranto, ispirato dalla Collezione Ricciardi.
«Sono particolarmente onorata di aver curato insieme ai Maestri Maurizio Lomartire e Pierfranco Semeraro – ha dichiarato la direttrice Eva Degl’Innocenti – la nuova stagione concertistica “MArTa in Musica” dell’anno 2023 che fa parte della programmazione scientifico-culturale dell’anno 2023 del MArTa. Era per me particolarmente importante garantire una programmazione completa del Museo del prossimo anno poiché da gennaio 2023 non sarò più direttrice del MArTa e prenderò la direzione generale del settore dei Musei Civici di Bologna. Inoltre sono lieta di poter completare con il terzo Quadro Sonoro ispirato alla Collezione Ricciardi, affidato al compositore Simone Cristicchi, il percorso musicale del MArTa».
MUSEO E TERRITORIO
«I progetti congiunti – ha proseguito – danno lustro al nostro Museo e all’intero territorio. I musei che sono servizio pubblico essenziale hanno il compito di allargare la partecipazione culturale e i progetti come quelli condivisi con l’Orchestra in questi anni si muovono certamente in questa direzione».
«Non possiamo ignorare che la musica sia un linguaggio universale – l’intervento del Maestro Romano – il contenuto emotivo di un brano musicale raggiunge gli ascoltatori a prescindere dalla cultura di appartenenza; è una forma di comunicazione unica, favorisce la coesione sociale, crea connessione, funge da legame corale, la gente si riunisce con la musica. Nei progetti condivisi con il Museo MArTa con la sua direttrice Eva Degl’Innocenti, la musica dell’Orchestra della Magna Grecia ha potuto assolvere al compito più importante che è affidato alla musica, quello di essere uno strumento di rivoluzione culturale. Ringrazio la dottoressa Degl’Innocenti, per averci dato la possibilità di fare insieme a lei al suo staff al museo da lei diretto in questi anni una parte di rivoluzione culturale nel nostro territorio».
Nel corso dell’incontro di mercoledì pomeriggio è stato mostrato il video di Simone Cristicchi, il cantautore al quale è stato commissionato il terzo Quadro sonoro che sarà installato nel MArTa.
«Da ragazzo sognavo di diventare archeologo – ha dichiarato l’artista – scoprire tombe inviolate, recuperare oggetti sepolti nell’oblio del tempo e riportarli alla luce. A ripensarci, il lavoro che svolgo oggi sopratutto in teatro e nei miei libri, è lo stesso: recuperare vecchie storie dimenticate, e dare nuova luce ai dimenticati dell’epopea umana. Lavorerò con grande entusiasmo ed emozione ad una partitura inedita per la Collezione Ricciardi, una collezione dal fascino senza tempo, che ancora ci interroga sui misteri della fede, conservata in un museo ricco di memoria».
«Sono quindi orgoglioso e onorato di comporre il quadro sonoro per il Museo Archeologico Nazionale di Taranto – ha concluso Cristicchi – città a cui sono particolarmente legato. Grazie alla fiducia di Piero Romano direttore artistico dell’Orchestra Magna Grecia e ideatore di questo progetto Quadri Sonori e alla disponibilità della dottoressa Eva Degl’Innocenti direttrice del museo MArTa».

«Adolescente, suonavo benissimo la fisarmonica che mi avevano regalato all’età di quattro anni, entrai in un negozio di strumenti musicali nel centro di Bologna e sentii il brano che mi cambiò la vita». Il pezzo che folgorò Dodi Battaglia: “Atlantis” degli Shadows. «E’ quello che voglio fare nella mia vita: suonare la chitarra, mi dissi; potrei dire che abbandonai a malincuore la fisarmonica, ma non è così, la scelta fu convinta, un amore al primo ascolto». E quel brano, Battaglia, settant’anni superati, più che una storia un’enciclopedia alle spalle, lo ripropone nel suo nuovo spettacolo, un successo: “Nelle mie corde – Canzoni e sorrisi”. Uno spettacolo non solo teatrale che nasce dall’incontro con il popolare regista Fausto Brizzi, fan di Battaglia e dei Pooh. «Abbiamo cominciato a pensare a qualcosa che non fosse il solito spettacolo, preso appunti, poi stesa e allargata un’idea dietro l’altra: e poi, perché non ci mettiamo un elemento di disturbo? Qualcuno che faccia incursioni, provi anche a spiazzarti, in fondo sei un musicista che ha scritto e fatto delle robe che la gente canta e suona da più di cinquant’anni: aggiudicato; ma non un attore, non un uomo, ecco: una ragazza, sveglia, irriverente se vuoi, che talvolta – quando ci vuole – arrivi anche a prenderti per i fondelli, dandoti del “lei”, chiamandoti “Signor Battaglia…”: tutti gli indizi portavano ad Eleonora Lombardo, la mia compagna di viaggio teatrale, aggregatasi a tutte le mie chitarre sulle quali metto mano durante lo spettacolo».
Cosa succede sul palcoscenico?
Quali sono gli assoli della sua vita?
Torniamo allo spettacolo. Senza svelare troppe sorprese.
Non solo risate, ma anche riflessioni con Maurizio Battista, che dopo una lunga assenza dalle librerie, ha pubblicato un libro “mica da ridere”. «“A cena col prete – Storia di un uomo solo”: lo daremo negli spettacoli e nei centri “Artemisia”, laboratori medici di Roma, dove la gente fa le analisi; non dobbiamo dimenticarci di chi soffre e questo libro, per chi avesse voglia di leggerlo, aiuterà a riflettere di più e soffrire di meno».
E’ IL BAR IL VERO SOCIAL
C’è una speranza nell’abisso della leucemia. E’ una nuova terapia genica che ha guarito una tredicenne e che ha fatto sbilanciare un team di medici convinti che questi risultati possano dare speranza ai numerosi bambini malati.
FORZA ALYSSA!
Pare non sia un primato. Ma tre uomini che viaggiano aggrappati per undici giorni al timone di una petroliera, non l’avevamo ancora sentita, né letta o commentata. E, invece, al peggio non c’è fine. Proprio così. Perché se è vero che la fuga dei tre nigeriani in fuga dalla miseria, rappresenta un’impresa, è anche vero che – al momento di scrivere – le autorità spagnole che hanno tratto in salvo questi tre uomini, pare stiano per rispedirli a casa, bollandoli non come “richiedenti asilo”, ma come “clandestini”. Insomma, quando stai per stupirti, ecco che arrivano – non richiesti – altri elementi per stupirti ancora di più.
ANCHE IN PASSATO…
«Hey, te, Marocc’!». Brutta espressione. Al Nord, purtroppo, la frase viene usata in senso dispregiativo, tanto da essere stata tirata fuori in questi giorni di gioia per apostrofare marocchini che hanno festeggiato il passaggio del turno ai Mondiali di calcio.
STRUMENTALITA’ UNIDIREZIONALE
Quel paio di baffoni alla Salvador D’Alì (lui sì era un artista!), l’aria un po’ strafottente di uno che non solo non ha più nulla da imparare, ma che può insegnare, addirittura di tutto e di più. E noi dissentiamo. Come tutte le volte in cui leggiamo o sentiamo di discriminazioni, violenze non solo verbali.
EX RUGBISTA, PAURA…
Potrà mai perdonarci, Pino, per i suoi trent’anni, chiuso in manicomio senza che avesse disturbi mentali? In quei manicomi, poi, dove il personale non aveva problemi a picchiare i pazienti e, quando questi manifestavano insofferenza, a legarli al letto. Roba da manicomio. Il tribunale gli ha riconosciuto cinquantamila euro quale risarcimento e lui, stanco anche di dover farsi riconoscere più che un indennizzo, le scuse legittime, alla fine ha accettato quella cifra. Ha trovato un avvocato, Serenella Galeno, che rispetto ai colleghi non solo ci ha messo professionalità, ma anche l’anima. Ce li immaginiamo quegli avvocati che si sono smarcati da un simile incarico: «Causa lunga, troppe carte da compilare, scale di tribunale e chissà se, alla fine, riusciremo mai a venirne a capo!». Ecco perché un “grazie”, a Pino per aver accettato le scuse di questa società, e al suo avvocato, dobbiamo proprio tributarlo. Ci alleggeriamo la coscienza, ma le nostre scuse non cancelleranno mai quei trent’anni in cui Pino è stato trattato da pazzo, in manicomio, quando pazzo non lo era mai stato.
UNICO AL MONDO
«Figlio di…». Il più delle volte è una esclamazione dialettale, come a mettere subito in chiaro le cose, intimorire il presunto avversario, che a fare l’avversario, francamente, non ci sta.
MEGLIO SOPRASSEDERE