E CHI TI DICE CHE SIA UNA FORTUNA?

Vince tre milioni, ma la sua famiglia si spacca

Alex denuncia i suoi due figli. Loro rispondono che il papà li ha provocati offrendogli duecento sigarette. In breve, l’uomo ha visto prendere a martellate la sua nuova auto. I ragazzi si autodenunciano, il genitore chiede protezione alla polizia. Peggio di così…

Foto Fondazione Eduardo De Filippo

Foto Fondazione Eduardo De Filippo

Diceva Eduardo De Filippo, uno che ci azzeccava spesso, “…chi ti dice che sia una fortuna!”. Lo stesso drammaturgo napoletano, dall’alto della sua saggezza e singolare capacità d’analisi, quella del tipo “Gli esami non finiscono mai”, spiegava perché a guardarci bene non sempre fortuna porta fortuna.

E’ successo qualcosa di simile a una famiglia scozzese, un Paese che passa per essere popolato da “risparmiatori” da guinness dei primati. Pare che la tirchieria, piuttosto che l’avvedutezza – questione di punti di vista – nasca proprio lì, in quella nazione più a Nord della Gran Bretagna.

Ma cosa è successo. Bene, o male, punti vista. Alex Robertson, professione autista, riporta Il Messaggero, vince tre milioni di sterline all’EuroMillions, ma si rifiuta di dividere la fortunata vincita con i due figli. Risposta dei figlioli, ai quali non fa difetto il temperamento: distruggono l’auto nuova del papà a martellate e all’urlo di un “Così impara!”. Più o meno. E’ successo, si diceva, in Scozia, precisamente a Glasgow, dove Alex, professione autista, vince un premio di tre milioni di sterline. L’uomo faceva parte di un sindacato di dodici autisti che avevano giocato insieme un biglietto della lotteria vincendo un premio di trentotto milioni di sterline. Il possessore del tesoro, la “cassaforte”, non è scappato via, come spesso accade nella vita vera, piuttosto che nei film. Così il premio viene regolarmente diviso tra i partecipanti: tre milioni di sterline (tre milioni e mezzo di euro) a testa.

quanto-inquina-una-sigaretta«HA DISTRUTTO UNA FAMIGLIA!»

Secondo i figli di Alex, i martellatori d’auto, la fortunata vincita è stata la cosa peggiore che potesse capitare. «Questo premio ha distrutto la nostra famiglia», dice William. Il padre, infatti, di è rifiutato di condividere la vincita con i figli, a cui – stando ai loro racconti dei due figlioli – avrebbe dato solamente “duecento sigarette”. Un gesto che i ragazzi, come riporta il quotidiano romano, evidentemente non hanno gradito tanto da “vendicarsi” distruggendo a martellate la nuova auto del padre.

I due figli di Alex, William e Alex jr, si sono autodenunciati alla polizia per il loro gesto. «Abbiamo imboccato il vialetto di casa e, a notte fonda, abbiamo preso a martellate l’auto» hanno raccontato.

Sempre stando al racconto dei due ragazzi, il loro papà inizialmente aveva promesso che avrebbe usato la somma di denaro per la famiglia. «Aveva detto – riporta Il Messaggero – che avrebbe portato sua madre di settantotto anni, a vedere il suo gemello in Australia». Ma non è andata così, i soldi hanno causato una lite tra padre e figli, e Alex, l’uomo da tre milioni di sterline, ha anche denunciato i figli per “molestie”, affermando di aver ricevuto da loro messaggi minatori e insistenti. Quando si dice che i panni sporchi si lavano in famiglia.

SI CONSIGLIA L’ABITO SCURO

Alla scoperta dei fenicotteri rosa sul Mar Piccolo (Taranto)

Riserva Naturale “Palude La Vela”. L’abbigliamento non provoca spavento alle quantità di uccelli presenti nei sette ettari sulla Circummarpiccolo. Fra le altre specie, aironi, garzette, spatole, tuffetti, piro-piro, cavalieri d’Italia, chiurli, volpoche, avocette e il falco pescatore

Foto Studio100

Foto Studio100

C’è una riserva naturale, a Taranto, che accoglie i fenicotteri rosa. E’ una grande emozione avere visto i primi, anni fa, distendere le proprie ali e planare sulla “Palude La Vela”. Non ce lo aspettavamo. Non se lo aspettavano gli ambientalisti, nemmeno cittadini e politici che, forse, avrebbero visto di buon occhio da quelle parti una bonifica. Invece, hanno resistito alla tentazione. Del resto, come si fa a pensare di creare condizioni avverse dopo che una razza migrante rara ha scelto Taranto per farne una tappa del loro lungo viaggio da un continente all’altro. Non c’è stato il tempo, e meno male. Così, ancora oggi (e speriamo nei secoli dei secoli) possiamo osservare quello che la natura sa offrirti, se solo riesci a rispettarla. Uno spettacolo senza eguali.

Strada provinciale “Circummarpiccolo”, sul tratto Taranto-San Giorgio. La strada costeggia le sponde di un bacino interno del mare. E’ qui che si va incontro alla piccola oasi “Palude La Vela” affidata alla locale sezione del WWF. Nella palude arricchita da un canneto circondato, intorno scopriamo una macchia mediterranea e una grande pineta. Superata la pineta, in prossimità del Mar Piccolo, ecco un ambiente particolare di vegetazione alofila – come spiega puntualmente Tripadvisor, sito americano pieno zeppo di recensioni, utili per chi viaggia – che ospita diverse specie di avifauna sia stanziale che migratoria.

Foto Repubblica

Foto Repubblica

UCCELLI E PIANTE…

Qui, le piante più diffuse sono la salicornia e la salsola, mentre la pineta è composta da pini d’Aleppo. Per chi fosse interessato a quello che gli esperti chiamano bird whatching (osservare gli uccelli), c’è un capanno per vedere gli uccelli nel loro habitat naturale e, con un pizzico di fortuna, i magnifici esemplari di fenicotteri rosa che spesso, specie in inverno e in primavera, si fermano proprio qui, nell’oasi, durante le loro migrazioni.

Altre specie di uccelli presenti: aironi, garzette, spatole, tuffetti, piro-piro, cavalieri d’Italia, chiurli, volpoche, avocette e il falco pescatore. In una estate molto calda, come quella che stiamo attraversando quest’anno, oltre al bird whatching è possibile prenotare un’uscita in canoa sul Mar Piccolo con un istruttore qualificato, contattando il responsabile dell’oasi.

Periodi fra i più indicati per la visita dell’oasi, sono quello primaverile (marzo/metà maggio), autunno inoltrato e le miti giornate invernali. Ovviamente, come riporta la guida statunitense, si consiglia di programmare la visita nelle ore antimeridiane quando il sole sarebbe alle spalle di chi osserva questo spettacolo della natura. Si richiede l’abito scuro (e scarpe comode). Fa forse sorridere l’invito che rivolge ai visitatori il personale del WWF, ma c’è una ragione. Non essere troppo appariscenti impedisce di spaventare gli uccelli. Si consiglia di portare colazione a sacco e acqua potabile, soprattutto se fa caldo.

ADDIO ALL’ULTIMO GENTLEMAN

Enzo Garinei, scomparso a novantasei anni, una vita dedicata al “tavolaccio”

«Amo questa terra, gli occhi delle donne del Sud», ci aveva confessato anni fa in una lunga intervista rilasciata a “Costruiamo” dal grande attore romano, una statura umana straordinaria. «Palcoscenico, cinema e tv: Pietro, mio fratello, e Sandro Giovannini, star del “Sistina” e delle commedie musicali. Gino Bramieri, un grande. Totò e le due anime, attore e principe». Non aveva paura dell’età. «Vivo alla giornata, penso a Peppino, Fabrizi, Taranto, Modugno e Manfredi che “lassù” stanno allestendo lo spettacolo più bello del mondo».

Claudio Frascella

E’ scomparso Enzo Garinei, uno dei volti più noti dello spettacolo. Aveva novantasei anni, mi piace immaginare che non ne avvertisse il peso. L’ultima volta che lo avevo sentito, due anni fa, mi aveva dato questa impressione. Benedico la tecnologia moderna. Quando mi permettevo di indirizzargli un augurio, come nel caso della sua ultima grande interpretazione, la voce di Dio fuori campo in “Aggiungi un posto a tavola”, spesso inconsapevolmente mi richiamava. Questione di tastini, che non finirò mai di ringraziare. Sentire la sua voce, soprattutto il suo tono era musica per chiunque amasse lo spettacolo. «Mi scusi, mi è scappata la telefonata: giacché ci sono, glielo dico a voce: grazie, grazie, grazie, tre volte grazie per i suoi messaggi di stima, mi riempiono il cuore di gioia». Quell’inatteso colloquio aveva avuto il potere di illuminarmi la giornata, e si scusava anche, pensavo. Un inimitabile gentleman sul palco e nella vita. L’ultimo incontro risale a un po’ di anni fa. Lo avevo conosciuto nel foyer dell’Orfeo, durante una conferenza stampa. Nell’occasione lo avevo invitato a raggiungermi a Publiradio, l’emittente che dirigevo, per parlare in diretta di qualsiasi cosa avesse fatto. Raggiunse il piazzale Bestat in taxi. Diciannovesimo piano, fu accolto dai sorrisi di Paolo D’Andria e Gisberto Nicoletti, radiofonici di lungo corso. Questo, per dire, che la sua infinita attività aveva avuto il potere di affascinare generazioni.

SIGNORI SI NASCE…

Novantasei anni e non sentirli, mi piace ancora immaginare. Settanta e più spesi sulle tavole dei palcoscenici italiani. Tra un impegno e l’altro: il cinema, i film con Totò, poi Sordi, Celentano, Pozzetto, Tomas Milian, Bud Spencer e Terence Hill; la rivista e le commedie brillanti; la tv con Bramieri e Vianello. Spalla ideale, generoso comprimario, fratello di Pietro, della Premiata ditta “Garinei e Giovannini”, come dire la commedia musicale italiana (Rinaldo in campo, Rugantino, Aggiungi un posto a tavola). Enzo Garinei era uno che amava il teatro e questo angolo d’Italia.

«Il teatro è galantuomo», attaccò l’ultima volta che ci sentimmo per sbaglio, parlando del lavoro che tanto gli aveva dato in fatto di soddisfazioni professionali. Affascinato dalla Puglia, confessava che il lavoro, complicato dal covid da oltre un anno, «è stato sempre ripagato dall’affetto del pubblico». Anche doppiatore, tono riconoscibile e familiare, è stato la voce fuori campo (“Dio”) nell’ultima edizione di “Aggiungi un posto a tavola”. Così, approfittai e gli chiesi un’intervista per “Costruiamo Insieme”, la cooperativa che sul suo sito dà spazio a storie straordinarie, da qualsiasi punto queste si leggano. E se la storia di Enzo Garinei non è straordinaria…

Di episodi, anche legati al nostro territorio me ne aveva raccontato più di uno. «Brindisi, aeroporto. Quella sera in scena a Casarano, non sapevamo come risolvere il problema di spostamento: telefono in albergo, al “Silver”, per chiedere informazioni. Risponde un signore gentile, che mi rassicura in un attimo. In aeroporto, poco dopo, arriva un’auto. A bordo del mezzo, proprio l’uomo della reception, che aveva appena staccato dal lavoro. Dunque, nessun taxi da chiamare, accompagna personalmente in albergo me e i miei colleghi. Non c’è alcun verso di fermarsi in una stazione di servizio perché io possa ricambiare un gesto così gentile, non so con un “pieno”».

Un bel gesto. «Non finisce qui, all’indomani lo stesso signore ci riaccompagna in aeroporto. Cosa volete che vi dica: benedico questo lavoro, la gente che va a teatro, che quasi come un debito di riconoscenza compie gesti così affettuosi. “Il nostro è solo un modo per ricambiare quanto ha fatto e farà per noi”, mi dicono spesso, e io vado fiero di tutto questo».

A SPASSO PER TARANTO

Garinei, ama passeggiare per le strade delle nostre città. «In provincia ci sto da dio; se il teatro non è molto distante dall’albergo in cui alloggio, esco e faccio lunghe passeggiate: amo guardare le vetrine, entrare in un bar, fare colazione e scambiare due chiacchiere con la gente; poi gli occhi delle donne di qui non li trovi tanto facilmente in giro: esprimono bellezza e solarità».

Attaccare con un argomento è un’impresa. Da dove cominciare? Proviamo con Totò. «Il mio debutto nel cinema risale a “Totò le Moko”, poi tanti altri film. Ho interpretato anche una gag che molti ricorderanno in “Totò cerca moglie”: io con la mia fidanzata e i suoi genitori, praticamente miopi, tutti con occhiali e lenti spesse. Quando Totò partiva con le sue proverbiali improvvisazioni le risate scappavano anche durante le riprese, già un primo segnale di quello che sarebbe diventato un film di successo. Una grande scuola la sua. Con Totò dovevi stare sempre in campana, ti rovesciava un copione come un guanto e dovevi seguirlo con mestiere».

Totò e il Principe de Curtis, dicono che fossero diversi. «Grande attore sulla scena, uomo riservato nel privato, lontano da pettegolezzi quando appendeva al chiodo bombetta e marsina. Un esempio su tutti: non si è mai saputo per chi avesse scritto “Malafemmena”, se per sedurre Silvana Pampanini o per perdonare la moglie Franca Faldini per la sofferenza che gli aveva provocato prima di cedere alla sua corte spietata. A Cinecittà, accompagnato dal suo autista, non appena metteva piede sul set e indossava gli abiti di scena, Totò diventava un altro: si trasformava nel grande attore comico che tutti conosciamo. Parlo al presente, perché Totò vive nelle cose che ha fatto».

Direttore artistico del “Sistina”, a Roma, nella capitale aveva aperto una scuola di recitazione (“Ribalte”). «Un tempo arrivavano folate di ragazzi e ragazze. Mi auguro tornino a credere nel teatro, perché è da lì che parte tutto. I miei ragazzi me li trovo ovunque, sono cresciuti professionalmente, diventati star del teatro e della tv. Quando li incontro faccio loro sempre la stessa raccomandazione: se fate la tv ma amate il teatro, dovete decidervi, il contatto con il pubblico è fondamentale: tornate a misurarvi con “il tavolaccio”».

VECCHIA GUARDIA

Quando i giornalisti pongono più o meno le stesse domande. «Penso di essere uno dei superstiti di una vecchia guardia. Capisco il lavoro dei cronisti. Ripeto spesso, e lo dico sinceramente, non ho paura della morte: tanti colleghi mi hanno solo preceduto. Gli stessi Pietro Garinei, mio fratello, e Sandro Giovannini, il mio grande amico Gino Bramieri. Penso a Totò e Peppino, Fabrizi e Taranto, Modugno e Manfredi. Penso che “lassù” stanno allestendo lo spettacolo più bello del mondo. Per quanto mi riguarda, faccio programmi a scadenza solo per il giorno dopo, per il domani; il dopodomani lo vedo già un po’ più distante».

Gino Bramieri. «Gino, un fratello. Grandissimo attore, uomo di enorme statura. L’ho assistito nel suo ultimo tratto di vita, nel ’96, con la morte nel cuore: il Premio alla carriera a lui intitolato, consegnatomi a Taranto dal direttore artistico Renato Forte, è uno dei riconoscimenti che conservo con maggiore affetto. Di premi ne ho vinti, molto importanti anche, ma Gino… Gino è una cosa difficile da spiegare».

A lui lo univa e lo divideva la passione per il calcio. «Lui tifoso dell’Inter, io della Lazio. Ricordo nel ’64 lo spareggio Bologna-Inter per lo scudetto. Andammo all’Olimpico insieme: io, lui e Pietro, mio fratello. Purtroppo per lui, vinse il Bologna 2-0. Io, non la davo a vedere, ma tifavo più che per il Bologna, per Fulvio Bernardini, allenatore dei rossoblù, ma romano come me. Bernardini era stato calciatore della Roma, ma nel passato anche della “mia” Lazio. Alla sconfitta Gino reagì lanciandomi un’occhiataccia, come a dire: “anche tu…”».

Una delle ultime commedie portate in scena a teatro, “Facciamo l’amore” di Arthur Miller. Compagni di viaggio, fra gli altri, Gianluca Guidi e Lorenza Mario. «Non lo dico per piaggeria: sono stati splendidi. Fra le proposte che mi sono piovute addosso generosamente, con un pizzico di sano egoismo ho sempre scelto la più indicata per me: il lavoro, lo spessore del personaggio, ma soprattutto loro, i miei compagni di viaggio. Guidi è un attore brillante, un regista sapiente e generoso, la Mario una showgirl completa. Quella commedia si apriva con un mio lungo monologo, che mi aveva dato grandi soddisfazioni. Ma, attenzione, non sono un monologhista, amo il botta e risposta, il dialogo serrato, incalzare e attendere. Spalla si nasce e io, modestamente, lo nacqui…».

La solitudine dei numeri uno

Un piccolo tifoso invade il campo e abbraccia il portiere disperato

E’ corso ad abbracciare il portiere della squadra del cuore, piegatosi sulle ginocchia, sconsolato dopo il gol subito. Il gesto commuove l’intero stadio e ora il club ha lanciato un appello per cercarlo

Foto detailzero.com

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La solitudine dei numeri uno. Nel calcio sono i portieri, gli estremi difensori, li chiamano. Nessun portiere vorrebbe prender gol, nessun tifoso vorrebbe che la sua squadra incassasse una rete. Per un goleador è diverso, c’è la gioia, l’esplosione dello stadio, la condivisione di un momento di felicità.

Non sappiamo se nella testa di questo ragazzino argentino, nella sua testa sia passato un simile ragionamento. Fatto sta, che non appena la sua squadra prende gol e il portiere esprime il suo dispiacere inginocchiandosi, il piccolo tifoso corre ad abbracciare il suo numero uno. Un abbraccio emozionante, che fa il giro del mondo.

Di questo ne ha scritto Fabrizio Rinelli, giornalista di Fanpage.it, sito fra i più aggiornati e più letti. Dunque, ecco il racconto di un’invasione di campo diversa rispetto a quelle a cui siamo abituati. I gesti di alcuni tifosi, spesso hanno fatto il giro del mondo diventando anche virali.

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Non tutte le invasioni, però, hanno accenti violenti. È il caso dell’episodio del campionato argentino, teatro di un gesto davvero emozionante. Nella gara che la squadra del Defensa y Justicia ha giocato in casa contro il Boca Juniors, è stato il finale di partita a regalare questa emozione indescrivibile.

E’ la reazione di un piccolo tifoso entrato in campo improvvisamente correndo verso il portiere del Defensa, Ezequiel Unsain, crollato in ginocchio nella sua area di rigore dopo il gol subito. Portiere esente da colpe, diciamolo subito. Ma è la sua reazione che ha scatenato la reazione inaspettata di un bambino che all’improvviso ha cominciato a correre verso il suo portiere, per inginocchiarsi e abbracciarlo. Un momento emozionante, di grande tenerezza, per un video che diventa immediatamente virale. Il club del Defensa y Justicia, proprio per l’alto tasso emotivo scatenato dall’episodio, ora lancia un appello subito.

Foto detailzero.com

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LA SOCIETA’ E IL TWEET

“Amici di Twitter – dicono i dirigenti del Defensa – aiutateci a trovare questo ragazzo che ci ha commosso tutti con L’abbraccio che ha dato a Ezequiel Unsain”. A fine gara al portiere viene chiesto se conoscesse quel bambino che improvvisamente ha deciso di correre in campo solo per consolarlo. Non sa chi sia e nemmeno i compagni di squadra che successivamente rientrano negli spogliatoi accompagnati dallo stesso piccolo invasore che ha voluto a tutti i costi risollevare i suoi idoli dopo quella sconfitta.

Sembra un motivo valido perché il club argentino ora si sia lanciato alla ricerca di questo piccolo eroe di sentimenti. Vuole conoscerne l’identità, omaggiarlo, forse indicarlo come esempio per dimostrare a tutti che a volte basta poco per rendere ancora più speciale questo sport. “Finalmente, questa sì che è una bella immagine”, scrive qualcuno sui social a commento del tweet pubblicato dal club argentino. Tifosi che si sono attivati per permettere al Defensa di mettersi in contatto con il piccolo tifoso.

«Basta cafonate!»

Christian De Sica si scaglia contro chi ostenta una ricchezza vera o presunta

«Foto uguali, selfie di discoteche, sempre le stesse, i tuffi dai motoscafi che hanno preso facendo debiti». Pessimo esempio, condividono le critiche dell’attore romano, Massimo Boldi e Iva Zanicchi

Foto Repubblica

Foto Repubblica

L’altra sera, in tv, hanno ridato “Sapore di mare”, film di Carlo Vanzina. Un successo dell’83. In quel film che segnò un lungo periodo di citazioni dei “Favolosi anni 60”, Christian De Sica interpretava il figlio di un uomo ricco, genitore che risolveva con un colpo di spugna tutti i debiti del suo ragazzo. Una figura come tante, si vedono ancora a Forte dei Marmi.

Qui, De Sica, in una dei suoi ruoli più misurati, è un bel cafone. Mostra la sua compagna, bella, affascinante, per stuzzicare l’invidia dei suoi amici; poi, una volta in un locale alla moda, schiocca le dita, e offre champagne per tutti, “tanto paga papà”.

Bene, stavolta Christian, proprio per cognizione di causa, avendo tratteggiato uno sbruffone di quegli anni, parla dei nuovi sbruffoni. Quelli dei social, gli o le influencer, che si rincorrono per postare prima della concorrenza immagini sempre più uguali a se stesse.

«Ma certe persone – ha detto De Sica al Corsera – non si sono rotte le palle di pubblicare quello che mangiano, mentre ballano abbracciati e poi si odiano, le panoramiche delle discoteche tutte uguali, i tuffi dai motoscafi di lusso comprati facendo debiti?».

TORNANO GLI ANNI DI PLASTICA

Gli Anni 80, quelli di plastica in cui si ostentava ricchezza a go-go, tanto che anche quella fasulla andava bene, sono tornati. Colpa dei social che hanno omologato qualsiasi cosa sia trendy, tanto in Versilia, quanto in un qualsiasi altro litorale.

Per sbottare, fare pelo e contropelo al popolo del web, l’attore lo fa proprio attraverso un social, Instagram, una delle vetrine più ricercate dagli zero ai novantanove anni. «Possibile siate diventati così cafoni?».

E’ questa la domanda posta dal re dei cinepanettoni, protagonista di “Vacanze di Natale”, “Natale sul Nilo”, “Vacanze di Natale a Cortina”, per fare dei titoli. Pellicole interpretate con Massimo Boldi. Molto spesso amate, talvolta criticate, per quel tipo di comicità con la quale gli italiani venivano rappresentati tra vizi e virtù.

Le osservazioni forti non sono mai mancate. Per alcuni, come giustamente scrive il Corriere della sera, il filone dei cinepanettoni ha esaltato gli eccessi, ha alimentato una superficialità tutta italiana alla quale mancano i valori. Una realtà che De Sica ha sempre riconosciuto sul set come nel quotidiano.

Sulla sua pagina personale, Christian De Sica si è, insomma, chiesto se certi individui non siano stanchi di pubblicare ciò che mangiano, ballano, stretti sulle mattonelle delle discoteche, sempre più uguali le une alle altre. Stretti, guancia a guancia, sottolinea l’attore, quando in realtà si odiano. E che palle i tuffi dai motoscafi di lusso.

Foto YouMovies

Foto YouMovies

BOLDI E ZANICCHI, D’ACCORDO

Nel corso della propria attività, Christian ha interpretato ruoli nei quali esaltava l’italiano medio, gli uomini dell’alta società e dall’aspetto raffinato, salvo poi sfoderare l’altra parte della loro personalità da sciupafemmine o di gente caciarona e indisciplinata, tanto da sgranare una lunga teoria di parolacce in romanesco.

Tante scene che funzionavano e strappavano risate. Lontano dal set, però, l’attore manifesta disapprovazione l’ostentazione esagerata, fino a rivelarsi intollerabile.

Dopo lo sfogo su Instagram di Christian De Sica contro gli influencer che, secondo l’attore, non fanno altro che ostentare le proprie vacanze tra barche e lusso sfrenato in modo “cafone”, è arrivata la solidarietà di Iva Zanicchi e Massimo Boldi. «Christian ha ragione: a basta con tutti questi selfie – hanno detto l’attore milanese e la cantante emiliana – vuoti come una camera d’aria: capisco chi ne fa sfoggio, spesso per ottenere consensi sul web, ma a noi fanno più paura quelli che “linkano”, mettono i “mi piace”, perché prendono questi influencer come un esempio da seguire». Vogliamo dare torto a Christian e soci?

«Investo su Taranto!»

Vacchi, top influencer sbarca in città con la sua catena di kebab.

Mentre Damiano dei Maneskin cena a Savelletri e Dodi Battaglia, anima dei Pooh, si gode l’ospitalità di Locorotondo e Ostuni, Gianluca “il comunicatore” arriva in una Puglia sempre più al centro delle vacanze dei vip. Ora anche occasione per ospitare risorse di imprenditori all’avanguardia

Damiano (Maneskin)

Damiano (Maneskin)

Anche Gianluca Vacchi, imprenditore e influencer, è stato stregato dalla Puglia. Stavolta da Taranto. Facciamocene subito una ragione: ci piaccia o no il sistema di internet, i social spesso utilizzati per buttarla in caciara, ma gli influencer, quelli seri, quelli che fanno opinione – in qualsiasi modo la facciano… – teniamoceli buoni. Specie se chi, come Gianluca, investono nelle mattonelle di uno dei centri commerciali tarantini, sicuramente fra gli attrattori più autorevoli del territorio, non può che farci piacere.

Perché, dovete sapere, quando uno di questi si muove, si agita, shakera un intero territorio, dia per un’ora o un giorno.

Così Vacchi che fa? Intanto, essendo frai primi a sostenere che il tempo è denaro, non atterra a Brindisi, né a Bari, bensì a Grottaglie, Aeroporto Magna Grecia di Taranto. In una botta sola, pertanto, fa pubblicità alla Città delle ceramiche, sempre affascinante, rende giustizia alla proverbiale ospitalità, e “parla” di un aeroporto. Uno scalo che sarebbe efficiente, ma che lavora a singhiozzo, nonostante il Comune di Taranto, con in testa il sindaco Rinaldo Melucci, facendosi interprete delle imprese (siderurgico compreso, ma questo lo aggiungiamo noi) impegnate nel Porto, Confindustria e il presidente Salvatore Toma, Confcommercio e il presidente Gianluca VacchiLeonardo Giangrande, quotidianamente si spendano per sensibilizzare la politica con sede a Bari e, perché no, a Roma. «Non vogliamo togliere voli agli aeroporti di Bari, Brindisi e Foggia – diceva l’altro giorno in una intervista in Rai, Giangrande – ma almeno dateci modo di soddisfare la domanda di investitori che non sanno con quali mezzi di collegamento avranno a che fare nel cado decidessero di realizzare progetti sul nostro territorio».

CHE SPINTA MEDIATICA!

Vacchi, cui non fa difetto la pragmaticità, Grottaglie l’ha già impegnata. E’ piombato in Puglia, Aeroporto Magna Grecia. Senza perder tempo, promuove la città e la sua ospitale cornice postando subito foto e video mentre al momento dello sbarco, sorride e sale sul carrello percorrendo poche decine di metri. Prova a dire: «Sa, Vacchi, salire su un carrello è pericoloso, potrebbe gentilmente scendere?». La vediamo complicata. Come si fa ad impedire a un documento che registrerà di lì a breve milioni di follower, di circolare? Fossimo matti, si saranno detti gli operatori allo scalo tarantino.

Non solo. Le immagini sono state immediatamente pubblicate dalla pagina “Aeroporto Magna Grecia di Taranto”. Una delle associazioni più attive del territorio che ha a cuore il futuro dello scalo tarantino, rilanciando il progetto dell’apertura dello scalo ai voli di linea, scrive: «Oggi è arrivato un grande sul nostro aeroporto: Gianluca Vacchi, con l’augurio che la sua verve, ci porti fortuna e tante compagnie aeree civili».

Vacchi, celebre influencer ed imprenditore milionario – riprende Repubblica nell’edizione pugliese – ha investito in una catena di kebab, “Kebhouze”, che dopo Milano, Torino e altre sedi, ha recentemente inaugurato un ristorante-kebabberia anche a Taranto, nella galleria del centro commerciale “Le Porte dello Jonio” (ex Mongolfiera, Auchan). Con la nuova apertura a Taranto, Vacchi potrebbe essere in Puglia, dunque, per seguire personalmente la sua impresa, ma non è escluso che il viaggio diventi anche occasione per qualche giorno di vacanza in Puglia.

Dodi Battaglia

Dodi Battaglia

MANESKIN, BATTAGLIA E…

E bene fa a ricordare il quotidiano che il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, sulla base del monitoraggio delle agenzie Arpa, certifica che la Puglia è la regione con il mare migliore e più pulito d’Italia. E non è un caso, forse, che altri vip, in questi giorni, per vacanze di lavoro o semplicemente per rilassarsi, la scelgano come meta estiva. Fra i più recenti visitatori, Damiano dei Maneskin, che ha eletto per un po’ di giorni la Puglia come suo quartier generale. O Dodi Battaglia, ex cantante e chitarrista dei Pooh, ormai un habitué. Damiano dopo essere stato notato nei giorni scorsi a Castellana Grotte insieme alla fidanzata Giorgia Soleri, è stato a Savelletri, provincia di Brindisi, località nella quale il cantante di uno dei gruppi musicali più amati è stato immortalato in alcune foto nel ristorante sul mare “Osteria del Porto”. Locale noto, scrive Repubblica, per le bontà della cucina di mare ed in particolare per i ricci, e scelto frequentemente da personaggi famosi, anche internazionali. Intanto, anche Victoria del gruppo Maneskin, dopo l’esibizione del maggio scorso per Gucci, sarebbe tornata in questi giorni in Puglia.

E Battaglia, con le decine di migliaia di iscritti nelle sue pagine social. Non solo un concerto, ma anche visite a Ostuni e Locorotondo. Insomma, una Puglia che diventa sempre più l’ombelico delle vacanze degli italiani e delle star internazionali.

«Abbiamo consumato due birre…»

Entrano in un bar, bevono e lasciano il denaro

La titolare di un bar ha dimenticato di chiudere la porta del locale. Assetati, tre ragazzi, alle 4.30 del mattino, sono entrati nell’esercizio, hanno stappato due “bionde” e lasciato i soldi sul bancone. Ora la proprietaria lancia un appello: «Fatevi vivi, sarò lieta di ricambiare la vostra onestà con un aperitivo». E se l’azienda chiamata in causa facesse un campagna pubblicitaria?

IMG_20220813_201628_300Questa sì che è una storia da raccontare. Con questi chiari di luna, poi. La titolare di un bar dimentica di chiudere la porta del suo esercizio, alle 4.30 del mattino dei ragazzi penetrano nell’attività, assetati o comunque desiderosi di dissetarsi, prendono due birre e lasciano i soldi sul bancone. Le telecamere documentano quanto accaduto, perfino quando i tre ragazzi (due birre in tre…) mettendosi le mani in tasca e non trovando spiccioli sono usciti dal locale per aprire la portiera della loro auto e prendere gli spiccioli. Cose d’altri tempi. Tempi di cavalleria, quando l’onore e il rispetto erano princìpi che avevano (hanno tutt’ora, in alcuni casi…) enorme valore. E fanno bene Il Corriere Adriatico e Leggo, fra i tanti quotidiani che hanno ripreso l’episodio puntualmente riportato anche dalle agenzie non solo locali. Specie il Corriere Adriatico che nei giorni scorsi, con il dolore nel cuore, aveva dovuto raccontare ai suoi lettori l’omicidio di Alika, ucciso a colpi di stampella, avvenuto a Civitanova Marche. E’ giusto riportare la dolorosa cronaca nera, ma anche episodi simili per dimostrare una volta di più come una comunità possa essere rispettosa e rispettabile.

Nicoleta, la giovane romena titolare del “Bar Belvedere” di piazza Angeletti di Sant’Angelo a Pontano (provincia di Macerata), pur non cercando i riflettori, bene ha fatto a segnalare quanto accadutole. Come ogni sera, dopo aver messo i conti a posto e aver rassettato, aveva chiuso il suo locale. Tutto regolare, se non avesse dimenticato di chiudere la porta. A una certa ora si fanno le cose automaticamente, non ti sorviene nemmeno che tu, dopo una giornata di lavoro, possa aver dimenticato la porta d’ingresso aperta. Insomma, Nicoleta, è andata a dormire senza alcun tipo di preoccupazione.

IMG_20220813_201620_661E AL MATTINO, LA SCOPERTA

E al suo rientro, il mattino seguente, ad aver fatto una curiosa scoperta. Trovata la porta aperta e tutto verosimilmente a posto, ha tirato un sospiro di sollievo. A prima vista, nonostante avesse dimenticato la porta del locale aperta, non era successo niente. Il Cielo sia lodato.

Invece, dopo una prima veloce ricognizione a quanto le stava intorno, il suo sguardo si ferma su un biglietto lasciato sul bancone: «Abbiamo preso due Peroni, ecco qui i soldi». All’interno del suo bar erano entrati, non dei ladri, ma giovani clienti che avevano preso al balzo quell’occasione senza dimenticarsi la cosa più importante: pagare.

Non c’è effrazione. Certo, se un locale è chiuso significa che non si può entrare, figurarsi consumare. Non avere uno scontrino che certifichi l’avvenuto pagamento e la conseguente tassazione. Ma con un episodio simile, da incorniciare, volete che qualcuno si metta a fare anche il pignolo? Così Nicoleta, dopo aver ripreso fiato ed essersi fatta una bella risata, ha invitato i tre ragazzi a prendere un aperitivo al suo bar. Offre il “Bar Belvedere”.

Quei pochi minuti che hanno visto protagonisti i tre ragazzi, è stato ripreso anche dalle telecamere di videosorveglianza, tanto che Corriere e Leggo hanno, a ragione, definito quanto accaduto “Un gesto di estrema onestà di quelli che fanno bene al cuore”.

L’altra faccia della medaglia di una generazione che spesso finisce sotto i riflettori per drammatici fatti di cronaca. Tanto che la titolare del bar ha voluto raccontare la sua storia, perché un piccolo gesto possa far sperare in un futuro migliore.

«Dire di essere sorpresa per quanto accaduto è poco – ha dichiarato Nicoleta al Corriere Adriatico – in quanto credo che una cosa del genere sia unica; nei giorni in cui i tragici fatti accaduti in sequenza a Civitanova hanno gettato la nostra provincia nel dramma, quanto accaduto nella mia attività va in netta controtendenza e regala speranza per un mondo migliore per tutti noi».

IMG_20220813_201617_021PUBBLICITA’ E…MARKETING

La titolare del Bar Belvedere racconta. «Venerdì notte – spiega l’accaduto – mi ero dimenticata di chiudere la porta del bar e sabato mattina la mia collega ha ritrovato il biglietto con accanto i soldi della consumazione. Presa dalla curiosità di capire chi fosse stato, ho visto le immagini delle telecamere di sicurezza del locale. Intorno alle 4.30, tre ragazzi entrano nel bar, si dirigono verso il frigo, prendono le birre e lasciano accanto alla cassa i tre euro della consumazione con tanto di biglietto: “Abbiamo preso due Peroni, ecco qui i soldi”».

Non è finita. «Da quello che si nota nel video – prosegue Nicoleta – sono addirittura usciti dal locale per prendere i soldi in macchina e poi sono rientrati. Questo gesto di onestà dimostra che ci sono anche ragazzi bravissimi. Non era affatto scontato: potevano andarsene senza pagare o danneggiare il locale. È stato soprattutto un segno di rispetto per il mio lavoro».

Infine, Nicoleta, già che c’è, lancia un appello ai tre clienti «Fatevi vivi, vi offrirò un aperitivo!». Tutto è bene quel che finisce bene. Se ne è parlato sulla stampa, in tv. Il bar magari avrà ancora il suo momento di celebrità, ma avanziamo più di un’ipotesi che i creativi della birra in questione, la “Peroni”, stia lavorando per mettere a frutto uno spot o un battage partendo dall’onestà di questi tre bravi ragazzi che, grazie al gesto cavalleresco, potrebbero diventare protagonisti di una singolare, gioiosa campagna pubblicitaria. Hai visto mai? Una birra che non solo disseta, ma educa. «Offre Peroni!».

«In difesa della donna»

Soraya Malek d’Afghanistan in Puglia racconta il suo Paese

«Anello debole della società, è quella che soffre di più», ha dichiarato. «Qui, ad ottobre, un evento a favore della cultura e la storia del mio Paese. In questa regione per amicizia e riconoscenza, felice che l’Università di Bari stia offrendo borse di studio anche alle nostre quote rosa». Un popolo devastato psicologicamente, la violenza in famiglia è all’ordine del giorno

la-principessa-soraya-malek-d-afghanistan-802238-2-2«A ottobre realizzeremo un evento per divulgare la cultura e la storia dell’Afghanistan: sono in visita in Puglia, per amicizia, riconoscenza e perché ho appreso che l’Università degli studi di Bari, “Aldo Moro”, sta offrendo borse di studio anche alle donne afghane».

Sono le prime parole pronunciate non appena messo piede nella nostra regione dalla principessa Soraya Malek d’Afghanistan, nipote dei sovrani modernizzatori del Paese, re Amanullah e la regina Soraya, promotori di importanti della prima Costituzione e l’introduzione della scuola dell’obbligo per maschi e femmine.

A proposito delle borse di studio, la principessa frena il pur lodevole tentativo dell’ateneo barese e di quanti si stanno attivando per dare sostegno e segnali di solidarietà al popolo afghano e, in particolare, alle donne di un Paese vessato anche quando l’occupazione passava sottoforma di aiuto.

Intanto, le borse di studio. «A livello burocratico – interviene la principessa che ha ricevuto la cittadinanza onoraria dal comune di Corigliano d’Otranto – questo è complicato: è, infatti, un problema ottenere i visti da parte dei consolati italiani in Afghanistan. Una cosa potrebbe aiutarci nel concretizzare iniziative incoraggianti come queste: snellire le procedure».

DA “REPUBBLICA” A LA7

«Ci hanno fatto credere che gli ultimi venti anni di occupazione occidentale in Afghanistan siano stati un momento di fervore», ha scritto Natale Cassano nell’edizione pugliese di Repubblica. «Dicevano che le donne erano state liberate – prosegue il quotidiano in un servizio postato sul sito con anche con riprese video – ma è così solo nelle grandi città, come Kabul, Herat e Mazar-i Sharif».

La situazione, purtroppo, è drammatica. La principessa, nel suo giro pugliese, documenta Casano, in questi giorni è stata anche a Polignano, ospite di Rossella Ressa, vicepresidente del Fai Puglia. Fra gli scopi dell’incontro, la programmazione di azioni sul territorio, per informare al meglio gli afghani residenti all’estero.

Un servizio de La7 dello scorso anno documenta cosa sia in realtà cambiato da quando l’esercito americano, considerando conclusa la propria missione, ha lasciato il Paese. Pare sia arrivata la carestia. Il popolo afghano vive ancora il dramma di diritti calpestati dai talebani. Un secolo fa proprio i nonni della principessa Soraya Malek d’Afghanistan cominciarono rivoluzione culturale e sociale del Paese: la parità dei sessi, l’abolizione dell’obbligo di indossare il velo, la prima Costituzione, l’introduzione della scuola dell’obbligo per maschi e femmine fino alla quinta elementare a carico dello Stato. Oggi, purtroppo, tutto sembra essere tornato indietro nel tempo. Un dolore per la principessa Soraya, la cui omonima nonna regina, considerata tra le prime femministe, tanto che il Time Magazine, negli Anni Venti, le dedicò la copertina. Una ferita aperta e che sanguina, visto che i talebani al loro ritorno hanno dato alle fiamme le lauree delle donne dell’Università americana di Kabul, per cancellare in modo così violento qualsiasi tipo di rapporto con gli occidentali.

sorayaCRISI UMANITARIA, AUMENTO DI CRIMINI

«In un paese da oltre quarant’anni in guerra – aveva dichiarato la principessa a La7 – la donna in quanto anello debole della società è quella che soffre di più: gli afghani sono minati psichicamente, la violenza in famiglia è all’ordine del giorno».

Crisi umanitaria, l’aumento dei crimini, la crescita della minaccia terroristica e le divisioni interne dei talebani rendono ancora più complicato qualsiasi tipo di gestione dell’Afghanistan. Detto che con l’arrivo dei talebani la situazione del Paese è peggiorata, con un aumento dei divieti, anche i venti anni di occupazione occidentale qualche danno lo hanno provocato.

«Gli organi d’informazione – aveva avuto modo di chiarire la principessa Soraya Malek d’Afghanistan – hanno nascosto il disastro che gli occidentali in venti anni hanno compiuto ai danni del mio Paese: hanno bombardato l’Afghanistan per venti anni. Gran parte degli “aiuti” sono stati destinati alla guerra, alla formazione dell’esercito afghano e alla sicurezza; degli otto miliardi e mezzo di euro spesi dallo stato italiano, solo quattrocentosessanta milioni sono stati spesi per la società civile: non una sola borsa di studio, ma solo risorse economiche destinate all’Accademia Militare di Modena».

Gli aiuti destinati all’Afghanistan tornavano in mano occidentale. Intanto, non nei grandi centri, ma nelle periferie, i talebani tendono sempre a soggiogare le donne e la gente sappia che il popolo afghano non ha più la forza di reagire.

Addio edicola…

Ne scompare più di una al giorno

In Puglia un edicolante ogni 5.172 abitanti. La Lombardia è la regione con più edicole (2.370), seguono Lazio (1.664) ed Emilia Romagna (1.329). In Toscana, perse 377 in 10 anni, in Veneto 321 in meno. In Sicilia ne mancano all’appello 200. Milano ne ha perse 284. Non si vendono più tanti giornali. La digitalizzazione dell’editoria ha fatto il resto

wired_placeholder_dummyNon ci sono più le edicole di una volta. Numericamente parlando. In Italia chiudono al ritmo di una edicola al giorno. Un dato di Unioncamere parla chiaro: in meno di dieci anni sono scomparse 3733 edicole. Oggi possiamo contarne qualcosa come 14.626, le regioni che ne hanno meno sono, agli antipodi: una al Nord, il Trentino, una al Sud, la Sicilia. In Puglia, ma c’è poco da vantarsi, abbiamo un edicolante ogni 5.172 abitanti.

Le edicole, fra le altre cose – secondo un decreto del governo – come ci ricorda il sito truenumbers.it, sono state fra le poche attività rimaste aperte anche ai tempi del lockdown (pensate la mazzata che avrebbe subito l’intero settore della comunicazione…).

Ma decreto o non decreto, nel nostro paese le edicole stanno scomparendo vertiginosamente. Unioncamere parla di 14.626 edicole in Italia, 3.733 in meno rispetto a qualcosa come dieci anni fa. Sicuramente internet, siti, le copie in digitale (che hanno un costo inferiore a quelle in edicola) hanno contribuito al calo delle vendite dei giornali e alla chiusura delle edicole.

LOMBARDIA PRIMA, SICILIA ULTIMA

Non è un caso che da anni la categoria prova ad allargarsi ad altre tipologie di merce per restare sul mercato. Non è molto semplice: i giocattoli, per esempio, hanno prezzi un tantino più alto rispetto a quelli venduti dai negozi per bambini o in una delle tante “cineserie”. Così le edicole, nelle grandi come nelle piccole città, continuano a chiudere.

La regione con più edicole è la Lombardia (2.370), seguita da Lazio (1.664) ed Emilia Romagna (1.329). In Toscana, nel frattempo, se ne sono perse 377 in 10 anni, mentre in Veneto sono 321 in meno e in Sicilia ne mancano all’appello 200. La sola Milano ne ha perse 284.

In base a questi dati, proviamo a fare un conto approssimativo per comprendere quante edicole esistono per abitante in ciascuna regione italiana. Trentino Alto-Adige: una ogni 12.184 abitanti, praticamente la regione con meno edicole (88 in tutta la regione!). Balza all’occhio, però, anche il dato della Sicilia: un’edicola ogni 6.476 abitanti. Al Sud, in generale, sono rimasti meno edicolanti: uno ogni 5.726 abitanti in Calabria e uno ogni 5.172 abitanti in Puglia. La regione dove, invece, resistono le edicole, anche se anche qui si perdono per strada, è la Liguria: una ogni 2.283 abitanti.

edicolaGIOCATTOLI, CD, DVD, PROFUMI, BIGLIETTI

Per stare al passo con i tempi, l’edicolante oggi non si limita solo a vendere giornali e riviste. Ha ampliato l’offerta di prodotti non propriamente editoriali. In un’edicola italiana, infatti, si trovano giocattoli, cd, videocassette, profumi, gadget, biglietti per il bus (o la metropolitana) e articoli da regalo, articoli di cartoleria e cancelleria, biglietti tramviari o ferroviari. E’ possibile anche effettuare ricariche telefoniche o ricaricare la tessera dell’abbonamento dei mezzi pubblici. Ovviamente, questo genere di prodotti comporta di dover presentare ulteriori richieste di licenze – con tanto di tasse e aggiornamento degli strumenti per servire l’utenza – considerando che l’edicolante non vende più solo giornali ma anche tanti altri articoli. In alcuni casi, per fare un esempio: quando l’edicola sorge in un posto turistico, l’edicolante può vendere anche souvenir, guide turistiche, cartoline. Un tempo cartoline e francobolli.

La digitalizzazione dell’editoria, si diceva, nel medio periodo, ha contribuito a provocare un grave danno all’attività dell’edicolante. Una volta si aveva a disposizione solo il giornale cartaceo per essere sempre informati e le vendite delle copie quindi erano assicurate. Oggi, si diceva, è sufficiente navigare in rete per leggere tutte le notizie del giorno. Ma attenzione, come segnala lo stesso sito truenumbers.it, ottimo strumento di confronto (vi consigliamo l’iscrizione su Telegram), l’esagerato numero di notizie online rischia di soffocare quelle più importanti.

Italiani, primi!

Anche l’albergo più bello del mondo è nostro

E’ il “Rosewood Castiglion del Bosco” di Montalcino (Siena). La rivista americana “Travel+Leisure” (Viaggio e tempo libero) ci incorona vincitori. Lo hanno scelto i lettori. Ripreso dall’autorevole “Esquire”, dopo essere primi come “Regione più bella del pianeta” (Puglia), è in Toscana l’hotel migliore. Sfiora la perfezione e il…110 e lode.

Foto Vanity Fair

Foto Vanity Fair

E’ italiano il più bell’albergo al mondo, parola di “Travel+Leisure” (Viaggio e tempo libero), rivista statunitense, attraverso un sondaggio ripreso e rilanciato da Esquire. Gli americani, si sa, hanno l’abitudine di monitorare qualsiasi cosa gli passi sotto il naso. Pragmatici, classificano tuto. Per loro non esiste un gruppo, una quantità, una comunità. Esiste il primo, il resto non conta. Il secondo, diceva l’ingegnere Enzo Ferrari, è il primo degli sconfitti.

Insomma, gli americani cui dobbiamo, ad onor del vero, una certa benevolenza, anche stavolta ci incoronano campioni. Per giunta in una categoria cui ci teniamo davvero tanto, in quanto simbolo di organizzazione e turismo: quella degli hotel. Negli ultimi tre anni, non è un mistero, hanno eletto la Puglia la regione più bella del mondo. E come dargli torto. A casa nostra si vive bene, i servizi (perfettibili) sono di livello, soprattutto si mangia bene. E ci si sposa bene. Dunque, l’albergo più bello del mondo comune con appena cinquemila abitanti, in provincia di Siena.

Come si è giunti a questa conclusione. La rivista “Travel+Leisure” attraverso l’insindacabile opinione dei suoi lettori ha selezionato ben cento hotel, da cui successivamente è stato estratto un ristretto numero di “concorrenti”. Cinque, per la precisione, che stando ai lettori della rivista sarebbero, appunto, i migliori del mondo. Prima di dire quali sono però va tenuta in debita considerazione che il nostro Paese anche questa volta si è distinto per l’eccellenza del suo comparto turistico: il migliore hotel al mondo è proprio italiano.

Foto Tripadvisor

Foto Tripadvisor

ESPERIENZA MULTISENSORIALE

Il “Rosewood Castiglion del Bosco” di Montalcino. Una cittadina fiorente ed economicamente solida, diventata famosa non solo per l’ormai proverbiale ricettività, ma anche per uno dei vini più noti al mondo. L’albergo toscano ha ricevuto un punteggio complessivo di 99,25 su 100. Fosse una laurea sarebbe il massimo. Insomma, il “Rosewood Castiglion del Bosco” di Montalcino è praticamente il posto perfetto. Dalla pulizia alla vista sulla natura circostante, fino al servizio, la bellezza delle stanze, il rapporto qualità-prezzo e la meraviglia del luogo che lo circonda.

Qui, in questa fiorente e vinicola cittadina, c’è la cantina del Brunello di Montalcino, quei colli iconici e quella che la rivista statunitense ha definito “esperienza multisensoriale”. Oltre a gusto e vista, c’è l’olfatto, che vuole la sua parte. E con il profumo della campagna, anche l’udito, visto che a Montalcino e dintorni si gode anche di un silenzio tipico della provincia italiana, che infonde serenità ai visitatori.

Bene, dell’albergo migliore al mondo vi abbiamo dato più di un cenno. Lo stesso per le motivazioni. Ma non si era parlato di cento alberghi e di un ristretto numero di finalisti? Almeno conoscere i due alberghi finiti sul podio. Quali (e dove) sono? Secondo posto, ancora Europa: il “Grace Hotel” a Santorini (Grecia). Terzo posto terzo per il “Waldorf Astoria” (un brand, per così dire, faraonico) delle Maldive. Tutti, in ogni caso, di una bellezza che lascia senza fiato. E, stando alle considerazioni qualità-prezzo, non lascerebbero senza portafogli. Il soggiorno costa, ma non dissangua.