«Vaccinarsi è utile»

Stefano Rossi, direttore generale Asl

«Chi ne discute la validità non merita risposta. Sconfessarne l’importanza della scoperta ci porta in pieno Oscurantismo. Personale ospedaliero, messa in campo la migliore risposta possibile. Con il “San Cataldo”, un ospedale degno del territorio».

Festività sul filo di lana. Rosso, arancio, giallo, nemmeno fossimo ad un incrocio, davanti a un semaforo. C’è di mezzo la pandemia e qualsiasi esempio sulle “zone” cui siamo sottoposti può sembrare fuori luogo, pertanto entriamo subito in argomento con Stefano Rossi, direttore generale dell’Asl di Taranto.

Come sta gestendo in queste settimane i flussi di vaccino in arrivo nella nostra provincia?

«Abbiamo appena ultimato la somministrazione di tremilacinquecento dosi, nonostante un primo indirizzo ministeriale suggerisse di tenerne accantonato un 30% in vista della seconda dose da somministrare; rispetto all’invito del Ministero abbiamo invece insistito sull’utilizzo di tutte quelle pervenuteci, riservandoci di accantonare la percentuale richiesta alla fornitura successiva, giunta in serata e in via di scongelamento».

A meno di un anno dal diffondersi del Covid, che voto sente di assegnare all’organizzazione sanitaria locale da lei presieduta?

«Sono sincero, si poteva fare sicuramente meglio. Aggiungo, però, che tutti i tarantini che necessitavano di cure sono stati assistiti; per dirla tutta, abbiamo ospitato nelle nostre strutture ospedaliere anche cittadini provenienti dalle province di Bari e Foggia, segno che l’organizzazione sanitaria ha retto bene all’urto. Poi, come detto, si poteva fare meglio, ma rispetto a quanto registrato altrove, non credo ci si possa lamentare».

Anziani ospiti di istituti di ricovero, personale sanitario, forze dell’ordine, insegnanti e farmacisti, fra le prime categorie ad essere sottoposte a vaccinazione. Direttore, possiamo dire, senza tema di smentita, che la vaccinazione del personale sanitario è un obbligo deontologico ed etico, prima che un obbligo di legge?

«Sicuramente. La vaccinazione, in generale, è il primo passo al quale è necessario sottoporsi, costa poco ed ha un importante ritorno in tema di salute; lo abbiamo sostenuto ogni anno nel promuovere la campagna vaccinale influenzale e, oggi, lo sosteniamo con maggiore decisione davanti a questo terribile virus: chi nega validità e utilità del vaccino, dunque negazionista a prescindere, non merita risposta».STEFANO ROSSI 02 - 1 OCCASIONE IMPORTANTE

Possiamo dire quanto sia importante che i cittadini si sottopongano a vaccinazione?

«Per il ruolo di responsabilità che rivesto frequento gli ospedali: ho toccato con mano la gravità di quanto provocato dalla pandemia; ancora oggi, a distanza di circa un anno, non conosciamo del tutto questo virus: fior di specialisti non comprendono come mai questa malattia, quando prende un certo abbrivio purtroppo conduce a un esito che noi tutti vorremmo scongiurare. Sono piccole considerazioni che dovrebbero indurci a cogliere le opportunità che la Medicina oggi ci offre; l’invito ai cittadini: distanziamento sociale, mascherine, lavaggio delle mani dovrebbero essere il nostro pane quotidiano, anche se, come abbiamo visto, queste attenzioni non sono sufficienti; ecco, pertanto, l’invito al vaccino, strumento importante che la scienza ha messo a nostra disposizione per debellare il virus; ciò detto, ci auguriamo che un vaccino di più facile somministrazione venga messo in commercio per accelerare le operazioni di ripresa: sconfessare l’utilità della vaccinazione credo ci porti in pieno Oscurantismo».

Cosa non abbiamo ancora fatto per imboccare con maggiore decisione l’uscita da questo tunnel?

«Non siamo riusciti ad organizzare una struttura residenziale per chi, non essendo malato, non aveva la possibilità di rispettare il distanziamento nelle mura domestiche, soprattutto in questa seconda fase in cui il virus si è diffuso in ambiente familiare: una pecca organizzativa di cui mi assumo la responsabilità; per contro, non dovrei dirlo io, col poco che avevamo in termini di risorse umane abbiamo messo in campo la migliore risposta possibile. Per onestà intellettuale aggiungo che, nella prima fase della seconda ondata, abbiamo registrato il sovraffollamento del “Moscati” prima che attivassimo “posti-letto Covid” a Manduria, Castellaneta, Grottaglie, Martina e così via: siamo stati disorientati dalla prima fase in cui oggettivamente Taranto aveva risposto benissimo».

Provi a spiazzarci. Ha spesso ringraziato la squadra, personale medico e paramedico per intenderci. Dovesse spendere un ringraziamento particolare?

«Premierei la figura dell’operatore socio-sanitario, l’ausiliario, chi si è occupato della sanificazione dei reparti, delle strutture sanitarie; non saranno forse considerati “top player”, ma anche i fuoriclasse necessitano di quanti “fanno legna”; in piena pandemia è un ruolo fondamentale: sanificare le ambulanze, i semplici passaggi della barella, sarà pure un lavoro oscuro, ma è sicuramente strategico».STEFANO ROSSI 06 - 1 PANDEMIA, UNA SCIAGURA

Sciagura senza precedenti. Quanto provocato dal Covid lo sappiamo, ma cosa ci ha insegnato il dolore?

«Ci ha riportato con i piedi per terra, l’uomo rispetto alla natura è poca roba: spesso riteniamo di essere imbattibili, quando in realtà rappresentiamo qualcosa di infinitamente piccolo rispetto all’universo; l’uomo è un animale sociale, ma il confinamento ci ha ricondotto all’essenziale, ai valori umani, a riscoprire il calore familiare».

Prima pietra per l’Ospedale San Cataldo, svolta epocale per il territorio. Cosa significherà avere una struttura ricettiva così importante per un territorio come il nostro?

«Il “SS. Annunziata”, per concezione, avvitato in un centro urbano, pochi posti-letto, discipline che compongono il presidio centrale ma dislocate dal “Moscati” al “San Marco” Grottaglie, non ha una funzionalità ospedaliera degna di questo nome. Oggi guardiamo al prossimo futuro con il “San Cataldo”, un ospedale degno del territorio, che riempiremo di contenuti, dall’impegno alla professionalità, quanto oggi fa la differenza».

L’ultimo tema sul quale si è confrontato con Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia,?

«Le vaccinazioni, questo il tema del giorno. Ci confrontiamo in chat con presidente e direttore generale con i quali veicoliamo attività importanti da svolgere perché insieme possano favorire una ripresa economica. Nonostante, però, abbia assegnato la delega assessorile a Pierluigi Lopalco, Emiliano è sempre presente in tema di Sanità».

«Salviamo Totò!»

Appello di Renzo Arbore al Comune di Napoli

In un’intervista il popolare anchorman riprende un’idea a lui cara. Acquistare casa del Principe, artista che ha dato lustro alla città. E poi, un pensiero al grande Roberto Murolo, cantante, autore, chitarrista. «Il sindaco Luigi de Magistris aveva detto che se ne sarebbe interessato..»

Totò e Roberto Murolo, due icone dello spettacolo ricorrono spesso insieme in questi giorni. Prima sulle pagine del Mattino, a seguire sul web, i due artisti napoletani vengono segnalati da Renzo Arbore, in una bella intervista di Maria Chiara Ausilio, al Comune di Napoli. Perché “faccia qualcosa”. Totò è “cosa” di tutti gli italiani, se non altro perché ha fatto ridere intere generazioni, tanto da metterle di buonumore anche oggi, con rassegne, titoli sempre attuali e battute mai volgari (avete provato a vedere “Natale su Marte”, quante parolacce dice Christian De Sica durante tutto il film…).

Non solo bisogna salvare la casa di Totò, indica Il Mattino. E senza dimenticare la realizzazione di un museo di cui si parla invano da più di vent’anni (ma anche quella dove visse Roberto Murolo, nel cuore del Vomero). La proposta è di Renzo Arbore, il “bravo presentatore” impegnato in un nuovo programma sulla sua channel tv. Dalle pagine del quotidiano napoletano rilancia con forza l’idea di trasformare i due piccoli appartamenti, quello del Principe e del cantante, in luoghi da aprire al pubblico e alle visite come fossero monumenti.

 

OMAGGIO ALLA MEMORIA

Un omaggio alla memoria, dunque. «Un omaggio doveroso alla memoria – spiega Arbore – e di grande interesse; l’altra sera in tv ho visto un servizio che mi ha appassionato sulle case di Lucio Dalla: un tuffo nella vita del cantante, un modo per ricordarlo attraverso i luoghi, gli oggetti, il suo mondo, insomma; l’ho trovato straordinario. E allora perché non farlo anche con Totò e Murolo? Il sindaco De Magistris, non ricordo in quale occasione, mi promise di occuparsene ma poi non se n’è fatto più niente».

Secondo Arbore il Comune dovrebbe acquisire le due case, tra l’altro, umilissime. Al netto del profondo valore storico, artistico e affettivo, dal punto di vista economico dovrebbero essere piuttosto accessibili. Poi bisognerebbe procedere a una ristrutturazione per trasformarle in scrigni preziosi da mettere a disposizione di cittadini, turisti e visitatori. L’abitazione dove visse Totò, alla Sanità, è in totale abbandono. Un vero peccato.

 

VACCINO, MI FIDO

«Quella di Roberto Murolo invece l’abbiamo presa in affitto noi della Fondazione a lui dedicata: non facciamo alcuna attività, abbiamo affisso due targhe ricordo all’esterno del fabbricato, tutto qui e ogni tanto una donna va a tenerla un po’ in ordine. È piuttosto malandata ma almeno la salvaguardiamo dal peggio; Murolo è stato un grande cantautore, chitarrista, attore, tra i maggiori protagonisti, insieme con Sergio Bruni e Renato Carosone, della scena musicale napoletana del secondo dopoguerra: insuperabile».

Infine, una domanda sul vaccino, tema che sta a cuore a tutti. «Sono pronto – conclude Arbore – non aspetto altro: sono un grande sostenitore del vaccino e invito tutti ad avere fiducia. Mi fido soprattutto della Food and Drug Administration, l’ente governativo americano che si occupa della regolamentazione dei prodotti farmaceutici. Se anche loro hanno dato l’ok, non c’è da avere paura. Ora voglio tornare a vivere, l’isolamento è durato anche troppo; il mio Capodanno: una grande festa, in collegamento video su “Zoom”: amici, parenti, colleghi…». Ma ora, fra Totò, Murolo e vaccino, torniamo a vivere come un anno fa. Davvero, come dice Arbore, non se ne può più.

L’anno col botto!

Addio al 2020, una vera sciagura

Dimenticare in fretta. Ci accontentiamo di un 2021 normale. Intanto, la sciocca usanza del lancio di petardi, provoca effetti devastanti. Un nomade di tredici anni ammazzato da un’esplosione. I parenti della piccola vittima devastano ospedale. E c’è già chi strumentalizza l’episodio contro gli stranieri. Centinaia i feriti, qualcuno resterà mutilato. In Puglia ventiquattro gli interventi dei Vigili del Fuoco.

 

Non c’è Covid che tenga. Così anche ieri, allo scoccare della mezzanotte a cavallo fra il 31 dicembre 2020 e l’uno gennaio 2021, in tutta Italia si è nuovamente celebrata la follia di fine anno. I soliti “botti” per scacciare un anno da dimenticare, devastato dal dolore provocato dal coronavirus. Non è una giustificazione seria, se poi registriamo episodi gravi, sanguinosi, come quello accaduto ad Asti.

In Puglia sono stati ventiquattro gli interventi dei Vigili del Fuoco. Duecentoventinove quelli riconducibili ai cosiddetti “festeggiamenti” di Capodanno. Nella sfortuna, dolorosa, per chi ha subito un rituale non condivisibile, un dato incoraggiante: sono diminuiti gli sciocchi. Sono, infatti, in netta diminuzione le richieste di interventi dei Vigili del Fuoco rispetto allo scorso anno quando se ne registrarono addirittura seicentottantasei. Una variazione, evidentemente, legata alle misure restrittive adottate per fronteggiare la pandemia Covid-19. Il numero maggiore anche quest’anno nel Lazio 45 (171 lo scorso anno), Campania 40, Veneto 19, Lombardia 18, Sicilia 17 e Liguria 16.

 

UN MORTO…

Ma torniamo all’episodio più grave, sul quale, mentre scriviamo, dagli inquirenti potrebbe essere avanzata la richiesta di autopsia: la morte del nomade tredicenne trasportato in un ospedale di Asti già in arresto cardiaco. Numerosi danni ad alcune strutture all’interno del pronto soccorso del capoluogo piemontese e nel parcheggio sono stati provocati dai familiari del tredicenne che durante i festeggiamenti di Capodanno in un campo nomadi, è rimasto gravemente ferito e in seguito ha perso la vita.

I parenti avrebbero voluto vedere il ragazzino, sul cui corpo però, si diceva, verrà disposta un’autopsia. Al momento l’ipotesi è che le lesioni che hanno provocato il decesso del ragazzo siano state causate dallo scoppio di un petardo (sulle prime non si escludeva del tutto che a  provocarne la morte fosse stato un colpo di pistola).

 

…E SETTANTANOVE FERITI

Un morto, si diceva. I feriti, invece, sono e di settantanove. Fra questi ultimi, ventitré sono stati i ricoverati. Questo, nel suo complesso, il bilancio del Capodanno 2021 secondo i dati diffusi dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza. Numeri che registrano una diminuzione, definita «lieve» rispetto al 2020. L’anno scorso il bilancio era stato di un morto e duecentoquattro feriti, dei quali trentotto ricoverati.

È di cinque feriti, di cui tre gravi, il bilancio della notte di fuochi d’artificio nel Casertano. Otto, invece, le persone rimaste ferite tra Napoli e provincia dalle esplosioni avvenute nella notte per celebrare l’arrivo del nuovo anno: è il dato più basso mai registrato.

Nelle ore a cavallo della mezzanotte, invece, l’unico medicato è un giovane che intorno alle due, a Milano, ha subito un trauma alla mano destra per un petardo, ma che non ha avuto bisogno di essere portato in ospedale. Denunce delle forze dell’ordine per “procurato allarme” nei confronti di soggetti sorpresi a sparare con delle scacciacani e sanzioni per la violazione del Dpcm.

Nonostante divieti e coprifuoco, la fine del 2020 a Cagliari è stata salutata con non pochi fuochi d’artificio e botti. Il bilancio è di due feriti, un 12enne e un giovane di 29 anni che ha perso la mano destra.

 

L’AUSPICIO

Questo è quanto, quando il numero delle vittime potrebbe sensibilmente salire. Azzardati “fai da te” di alcune vittime, più avanti per motivi di prudenza potrebbero consigliare una corsa ad un presidio sanitario. Resta il fatto che il 2020, sia stato un anno devastante sotto tutti i punti di vista, ma che non ha cambiato di molto la testa degli italiani. L’auspicio, come i messaggi di fine-inizio anno inviati nella chat di “Costruiamo”, è quello che il 2021 sia migliore del suo predecessore. Non ci vuole grande impegno: quello appena “scacciato” è stata una vera sciagura. Tanto che arriviamo ad augurarci anche un 2021 normale, senza “botti”.