«Come Arancia meccanica…»

L’omicidio di Thomas, un diciassettenne a Pescara, autori due quindicenni

«In concorso tra loro», svela il quotidiano Il Centro, «annientavano la vittima infliggendogli venticinque coltellate, arrecando sevizie e operando con crudeltà, mediante calci e sputi mentre era riverso sul terreno esanime». Nonna Olga: «La verità, prima o poi viene a galla». Il fratello di uno dei presunti assassini: «Se ha sbagliato dovrà pagare: chiediamo scusa alla famiglia della vittima, non si meritava questo»

 

Venticinque coltellate. Quindici dal primo, il più spietato, degno del ruolo di cattivo di un film di Sergio Leone, e che giustifica quel gesto come una esecuzione eseguita per motivi di rispetto; dieci dall’altro, l’amico, che vuole macchiarsi dello stesso delitto in una sorta macabra solidarietà. Venticinque coltellate in tutto.

Due assassini, appena quindicenni; una vittima, Christopher Thomas Luciani, un diciassettenne, ucciso domenica pomeriggio in un modo così violento, sullo stile di Arancia meccanica, il capolavoro di Stanley Kubrik per intenderci.  Lo scenario, un parco del centro di Pescara, in Abruzzo, una regione martoriata dal terremoto del 2009, ma sostanzialmente mite, mai scossa da una cronaca nera così cruenta.

Non accade sempre in estate, ma la stagione calda, evidentemente, indica un indirizzo ai fatti di cronaca, molti dei quali rimasti impressi nella memoria collettiva. Simonetta Cesaroni, ammazzata a Roma, una storia di inaudita violenza, era il ’90; Pietro Maso che, a Montecchia di Crosara (Verona), con l’aiuto di tre amici infierisce sui suoi due genitori per entrare in possesso dell’eredità per spassarsela subito; Olindo e Rosa, che ad Erba (Como) uccisero a colpi di coltello e spranga quattro vicini, risparmiandone un quinto, pensando fosse morto; Sabrina e Cosima Misseri che soffocarono la povera Sarah Scazzi ad Avetrana (Taranto). Per non parlare del delitto di Cogne, con tanto di plastico esibito da Bruno Vespa nel suo Porta a porta: mamma Annamaria che in impeto di rabbia si scaglia contro il piccolo Samuele.

 

 

MINORENNE, UCCISO DA COETANEI

Un omicidio su un minorenne commesso da due suoi coetanei. A causa di un debito di duecentocinquanta euro accumulato per droga. Ma non è finita. Emergono, infatti, nuovi dettagli sul delitto. Come gli sputi sulla vittima agonizzante. Addirittura una sigaretta spenta sul suo volto. Per poi dileguarsi dal luogo dell’omicidio e andare al mare, ricordando la bravata con battute macabre su come avevano annientato il loro coetaneo.

I primi dettagli li riporta il quotidiano abruzzese “Il Centro”. Il cronista riporta stralci del decreto di fermo: i due quindicenni «in concorso tra loro, uccidevano Christopher Thomas Luciani con 25 coltellate, arrecando sevizie e operando con crudeltà, mediante calci e sputi mentre era riverso sul terreno esanime». Le deduzioni alle quali la stampa e l’agenzia Ansa, puntuale, fanno riferimento, scaturisce dallo stesso decreto nel quale si legge: «Quanto emerge è l’assenza di empatia emotiva con un fatto di tale inaudita efferatezza, tale da inveire sul cadavere, recandosi presso lo stabilimento balneare per fare il bagno al mare, senza chiamare soccorsi o denunciare il fatto alle autorità, anzi chiacchierare con macabra ironia sul fatto appena avvenuto».

 

UN TESTIMONE LI INCHIODA

C’è un testimone che vuota subito il sacco. «“Stai zitto!”, dicevano a Thomas: ero allibito, volevo fermarli ma non sapevo come fare; sembrava che non ci stessero più con la testa; ma, nonostante quanto accaduto, siamo andati al mare a fare il bagno».

Secondo la ricostruzione questo gruppo di amici si era dato appuntamento in stazione, a Pescara, prima di trasferirsi al Parco Baden Powell. Uno dei due ragazzi indagati era già in possesso del coltello. Storia fra piccoli spacciatori, ingigantita da esempi presi a casaccio, un po’ dalla cronaca, un po’ dalla tv e, infine, dalle storie che circolano sui social, dove tutti diventano più forti e invincibili. Perché il pc, che di danni ne compie decine al giorno, è capace di rendere un qualsiasi miserabile, un eroe, applaudito – in senso virtuale – da altri fenomeni da tastiera. Quelli che il grande Umberto Eco definiva «…gli scemi del villaggio globale, gente che nemmeno al bar dello sport verrebbe considerata».

 

 

NONNA OLGA, LA DISPERAZIONE

Infine, Olga, la nonna di Thomas, che quel ragazzo un po’ sopra le righe, ma sostanzialmente in media con molti dei suoi amici. «Dove scappate, tanto la verità, prima o poi viene a galla». Lo dice, senza giri di parole al TG regionale dell’Abruzzo. «Non si può uccidere uno così: mingherlino, piccolo, un ragazzo d’oro; nella testa i grilli che hanno tanti ragazzi della sua età: non era un drogato; aveva tre anni e mezzo quando l’ho preso; l’ho cresciuto io, sono stata la mamma».

Cosa dicono le famiglie dei presunti assassini. Una dichiarazione, fra le altre, del fratello di uno dei due. «Se ha sbagliato dovrà pagare: chiediamo scusa alla famiglia di Thomas e promettiamo che, se vorrà, gli staremo vicini: non si meritavano assolutamente questo; ho pianto un sacco per Thomas: mi spiace non ci sia più; quanto a mio fratello, paghi il giusto per quello che ha fatto: ha bisogno di fare gli anni negli istituti dove può essere aiutato, non chiediamo sconti, crediamo nella giustizia».

Dopo l’estate, come tutti i gialli da audience, aspettiamoci non uno, ma più “speciali” di Porta a porta. Bruno Vespa, un “piatto” così ricco non se lo lascia sfuggire. 

«Cessate il fuoco», storia infinita

Israele avanza l’ipotesi, Hamas non si fida, gli Stati Uniti nella trattativa

«Dopo aver avuto indietro i centoventi ostaggi, lo Stato di Israele tornerebbe a sparare per mietere altre decine di migliaia di vittime», dice l’organizzazione politica palestinese islamista. Complicato che possa essere posta fine al conflitto. «Abbandonati da Netanyahu, i nostri cari rischiano la vita, quando invece il leader israeliano dovrebbe essere più risoluto», dicono i parenti degli ostaggi

 

Dopo che Benjamin Netanyahu ha detto all’emittente Channel 14 che accetterà di sospendere temporaneamente i combattimenti nella Striscia di Gaza per il rilascio di alcuni ostaggi ma che non porrà fine alla guerra finché Hamas non sarà distrutto, l’Ufficio del primo ministro israeliano ha affermato che è il movimento islamista a rifiutare l’accordo di tregua e non Israele. Questa, in sostanza, la notizia diffusa dall’autorevole agenzia giornalistica Ansa.

Praticamente, Netanyahu ha fatto sapere che difficilmente mollerà la Palestina. Intanto non senza avere riportato in Israele tutti i centoventi ostaggi, vivi o morti. Secondo fonti israeliane sarebbe Hamas e non Israele ad opporsi all’accordo.

Intanto, a margine di queste dolorose scaramucce, l’intervento di un ufficiale americano che mette in guardia non solo quella fascia di territorio, ma il mondo intero: un attacco israeliano in Libano, spiega il generale americano, rischia di ampliare il conflitto. Dunque, attenzione. Monitoriamo al massimo quanto si dice in queste ore e, soprattutto, non abbassiamo la guardia. Il pericolo esiste, è concreto ed è già costato decine di migliaia di morti.

 

 

TV ISRAELIANA CRITICA…

Gli Organi di informazione israeliani non si schierano tutti dalla parte di Netanyahu, anzi. Basti considerare una delle tv più rappresentative, Channel 14, per accorgersi che i termini dell’ultima proposta israeliana di «cessate il fuoco con un accordo sugli ostaggi», presentati il mese scorso dal presidente americano Joe Biden, non chiariscono del tutto la posizione dell’attuale governo israeliano. Una tregua temporanea nella prima fase dell’accordo, sarebbe estesa a «una calma sostenibile», con eventuale «cessazione permanente delle operazioni militari e delle ostilità» in una seconda fase.

Torniamo sul tema iniziale per meglio comprendere la posizione, intransigente, di Netanyahu: la proposta israeliana pare non preveda la fine della guerra. Lo Stato ebraico, infatti, avrebbe due obiettivi: distruggere Hamas e riportare a casa tutti gli ostaggi.

A proposito degli ostaggi israeliani nelle mani di Hamas. Le loro famiglie, intransigenti, criticherebbero l’operato di Netanyahu. Le dichiarazioni del leader dello Stato di Israele su un accordo di «cessate il fuoco» con gli Stati Uniti, porrebbero in serio pericolo la vita degli ostaggi.

«Condanniamo fermamente la dichiarazione del primo ministro in cui si è ritirato dalla proposta israeliana – dichiara alle agenzie di stampa un portavoce dei familiari degli ostaggi israeliani nelle mani di Hamas – che significherebbe abbandonare i 120 ostaggi al loro destino, “danneggiando” – questo è riportato nella stessa dichiarazione – il dovere morale dello Stato di Israele nei confronti dei suoi cittadini».

 

 

E POI C’E’ HAMAS…

Fra le varie posizioni, c’è anche quella di Hamas, organizzazione politica palestinese islamista, che pone l’accento sulle più recenti osservazioni di Netanyahu. Queste, secondo Hamas, sarebbero la dimostrazione che il primo ministro israeliano vuole solo un accordo parziale dopo il quale la guerra riprenderebbe e non la proposta che l’amministrazione Biden ha cercato di far comprendere.

«La nostra insistenza – sottolinea Hamas in un comunicato riportato dai media arabi – perché qualsiasi accordo includesse un cessate il fuoco permanente e un ritiro completo delle forze israeliane, necessario per bloccare il percorso di Netanyahu».

Ci verrebbe da dire che si sta facendo di tutto per compiere un passo avanti, in realtà questo è un passo di lato. Nel senso, che al netto delle parole e delle dichiarazioni, fra Israele e Hamas, in mezzo gli Stati Uniti, non si sta facendo il possibile perché il «cessate il fuoco» diventi definitivo. Gli Stati Uniti provano a svolgere il ruolo di garante, ma con due soggetti in forte contrasto non è semplice. Il colosso americano rischia di restare schiacciato sotto i colpi delle artiglierie e dei vecchi rancori esistenti da tempo immemore fra i due stati. O meglio, fra uno stato (Israele) e una regione (Palestina), che da decenni attende che le sia riconosciuta una sua autonomia. 

Nel cuore del cuore della Puglia

Banfi, la Puglia e il G7, Il commissario Lo Gatto, Masseria Don Cataldo

«Ron Moss affascinato da questa regione e dalla masseria al centro della Valle d’Itria», scrive “Italy for Movies”. Tanto che il Ridge Forrester di “Beautiful” decide di girare proprio qui il film “Viaggio con sorpresa”. Il Lino nazionale ripercorre alcuni passaggi del film “Il Commissario Lo Gatto”, ma su casa sua non transige: «Il vertice mondiale avrebbe potuto avere un altro sapore: questa è molto più che una regione», dice l’attore pugliese sulle pagine del Corriere del Mezzogiorno

 

«“Il Commissario Lo Gatto” anticipò il G7 di trentotto anni; “Borgo Egnazia”? Direi che non è proprio la vera Puglia». Lino Banfi, in un passaggio dell’ottimo servizio di Davide Grittani per il Corriere del Mezzogiorno, inserto del Corriere della sera, evoca uno dei suoi titoli di maggior successo e una delle sue grandi passioni, la sua Puglia. Alla luce del vertice dei Paesi più industrializzati del mondo svoltosi in questi giorni nel resort di Savelletri di Fasano, in provincia di Brindisi.

Puntualizza per non cadere nell’equivoco di una Puglia posta all’attenzione dei media internazionali come la regione più bella del mondo. Primato confermato da National Geographic e Lonely Planet. Ci sarà un motivo perché Banfi faccia un po’ da notaio dando a Cesare quel che è di Cesare. Il resort nel quale si è svolto il G7 è bello, accogliente, è un manufatto ispiratosi alle bellezze che lo circondano. La Puglia, infatti, è piena di posti originali, masserie secolari, restituite a nuova bellezza, nei quali, a detta dello stesso attore, si sente di «chesa». Di casa, insomma, per tradurre dal banfiano. Fra queste, Masseria Don Cataldo, un manufatto tanto imponente quanto affascinate, così bello da innamorarsene e girare un film proprio nell’accogliente cornice della masseria di Martina Franca, nel cuore della Valle d’Itria. Come a dire: nel cuore del cuore della Puglia.

 

 

LINO, “DON CATALDO” CASA SUA

E il grande Lino Banfi, non a caso, è stato ospite proprio della Masseria Don Cataldo per girare il film “Viaggio a sorpresa”, produzione internazionale con l’attore americano Ronn Moss, noto al grande pubblico televisivo per il ruolo di Ridge Forrester nella soap opera “Beautiful” (della quale è stato protagonista per quindici anni). Dopo un sopralluogo nella Masseria Don Cataldo, il colpo di fulmine mette al centro del racconto cinematografico proprio questo splendido manufatto.  

«La location principale del film – riporta il sito “Italy for movies” – è, dunque, la masseria Don Cataldo a Martina Franca, una costruzione in pietra immersa tra gli ulivi della valle d’Itria. Michael (Moss) deve scontrarsi con una famiglia del posto, capitanata da don Antonio Pezzolla (Banfi) con i suoi tre figli».

Banfi in quei giorni si è goduta la sua Puglia come non gli capitava da anni. Chi lo ha ospitato e accompagnato per fargli conoscere ogni angolo della Masseria Don Cataldo, confessa che due giorni dopo le prime riprese l’attore si muoveva da solo con una tale disinvoltura come se si trovasse – si diceva – a «chesa».

 

 

BORGO EGNAZIA, SOLO G7

Masseria Don Cataldo, bellissima e accogliente, “Borgo Egnazia” – dove si è svolto il G7 – è un’altra cosa.  «“Borgo Egnazia” – spiega Banfi al giornalista – non è la Puglia, ma la Puglia dei ricchi: sia chiaro, le mie sono solo ipotesi, ma ritengo non troppo distanti dalla realtà: la scelta originaria credo sia stata di Raffaele Fitto, che è pugliese e conosce quel posto e quelle località molto bene. Scelta strategica: vicina a porti e aeroporti, a tutto quello che serviva per garantire la sicurezza degli ospiti in un momento storico delicato come questo».

Il film “Il Commissario Lo Gatto” nel quale Dino Risi, regista del film, anticipa di una quarantina il G7, fu girato a Favignana, ma molti sono i richiami alla Puglia. A cominciare dal cronista locale Vito Ragusa (Maurizio Micheli, nemmeno a farlo a posta, accento pugliese).

Il film e ancora un riferimento di Banfi alla sua Puglia e alle sue tante bellezze, solo per essere chiari. «La Puglia è molto più che una regione – dichiara Banfi al Corriere del Mezzogiorno – capisco il dolore di tutti gli emigrati in un’altra regione, come me che vivo da sempre a Roma; la Puglia ha un richiamo ancestrale, qualcosa molto vicino alla culla della civiltà e della Magna Grecia. Capisco la scelta del G7, ma proprio per questa ragione tutto avrebbe potuto avere un altro sapore: un sapore da cui, ad esempio, è scomparsa la terra».

Benvenuti nel cuore del cuore della Puglia.

«Giustizia per il povero Satnam!»

Incidente e morte sul lavoro, abbandonato con il suo braccio amputato

Trentuno anni, indiano è stato travolto, mutilato e ridotto in fin di vita nei campi vicino Latina. Raccoglieva ortaggi per cinque euro l’ora. Dopo l’incidente è stato abbandonato sanguinante davanti a casa. La corsa inutile in elicottero al San Camillo di Roma. Per il giovane lavoratore, in attesa dei documenti da due anni, non c’è stato niente da fare. L’intervento di Governo, sindacato, sindaco e presidente della Regione Lazio

 

Abbandonato davanti alla sua abitazione, assieme al suo braccio tranciato, come fosse un borsello, lo zaino nel quale il povero Satnam raccoglieva le sue poche cose prima di andare a raccogliere ortaggi per quattro soldi e in condizioni di sfruttamento a dir poco vergognose. Quel braccio tranciato, si diceva, appoggiato su una cassetta utilizzata per il raccolto. Vergogna.

Purtroppo, Satnam Singh, trentunenne di origine indiana, non ce l’ha fatta, vittima di un grave incidente sul lavoro. Risale allo scorso lunedì pomeriggio l’incidente nel quale il trentunenne era rimasto coinvolto. Un incidente accaduto sul posto di lavoro, in un’azienda agricola di Borgo Santa Maria, praticamente Latina. E’ lì che aveva perso un braccio in un macchinario avvolgiplastica a rullo, trainato da un trattore. Era stato proprio questo pericoloso macchinario a schiacciarlo, arti inferiori compresi.

Invece di essere soccorso, era stato abbandonato davanti alla sua abitazione, si diceva: braccio tranciato, appoggiato su una cassetta usata per la raccolta degli ortaggi. Una volta avvisato, il personale sanitario lo aveva soccorso e trasportato con urgenza in elicottero all’ospedale San Camillo di Roma. Qui, ricoverato in gravi condizioni, Satnam è morto giovedì mattina.

 

 

INTERVIENE LA PROCURA

Facendo seguito alla denuncia della Flai Cgil Latina-Frosinone, la Procura di Latina ha aperto un’inchiesta per lesioni personali colpose, omissione di soccorso e disposizioni in materia di lavoro irregolare.  Attualmente sono in corso le indagini dei Carabinieri per definire, fra le altre cose, la posizione lavorativa e la regolarità sul territorio italiano dell’operaio. Alla Camera è stata avanzata richiesta di una informativa al Ministro del Lavoro, Marina Elvira Calderone, sulla lotta al caporalato e venire a conoscenza di quella che sarà la strategia del Governo per conoscere al più presto i fatti.

Queste le prime indicazioni scaturite dalle prime notizie raccolte, con la solita puntualità dall’agenzia Ansa, nella mattinata di ieri.

Non si fatta attendere una prima nota da parte del Governo, a firma del viceministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Maria Teresa Bellucci. «Apprendo con sgomento – dichiara – della tragica morte del bracciante indiano, Satnam Singh, mutilato da una macchina agricola e abbandonato al suo destino da caporali senza scrupoli; voglio esprimere tutto il mio cordoglio e la vicinanza ai familiari della vittima, per il quale ci eravamo attivati come Ministero, per il tramite di Inail, al fine di garantire ogni cura e supporto necessario. La storia di Singh è la fotografia più cupa di quel pezzo di economia criminale fondata sull’abuso e sullo sfruttamento dei lavoratori più deboli e ricattabili, che dobbiamo sradicare con decisione e senza compromessi. Confido che si faccia al più presto luce sulle responsabilità per questa morte assurda ed evitabile, rinnovando l’impegno del Governo a collaborare con le autorità per fare chiarezza, ma anche attraverso nuove e più incisive azioni predisposte dal Tavolo sul caporalato, insediato al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali».

 

 

GOVERNO: «VIOLATI I DIRITTI UMANI»

Al viceministro, fa eco il sindaco di Latina, Matilde Celentano. «Questo episodio rappresenta una violazione dei diritti umani fondamentali, della dignità umana e delle norme inerenti la sicurezza dei lavoratori». «Quanto accaduto – commenta il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca – è sconcertante, crudele e vile: la sicurezza sul lavoro e la lotta al caporalato sono la nostra priorità».

Solo martedì sera, Nino Femiani, giornalista che aveva firmato un servizio per il Resto del Carlino/Quotidiano Nazionale, aveva sentito Laura Hardeep Kaur, segretaria generale Flai Cgil Frosinone Latina. Trentasette anni, indiana di seconda generazione, aveva annunciato per giovedì mattina una iniziativa alla a Terracina, alla presenza di Silvia Guaraldi, segretaria nazionale dei lavoratori dell’agro industria. «All’orrore dell’incidente – dice la sindacalista – si aggiunge il fatto che, invece di essere soccorso, l’agricoltore indiano è stato “smaltito” in prossimità della sua abitazione: il braccio amputato era in una scatola».

 

INDIANA ANCHE LA SINDACALISTA

Come è venuta a conoscenza di quanto accaduto, le chiede il cronista. «Mi ha chiamato un suo compagno, un altro lavoratore indiano che era con lui nel pulmino da nove posti che li portava dai campi di fragole a casa; da queste parti la comunità indiana è numerosissima, ventimila unità, spesso trattate come bestie».

Le chiedono se il lavoratore mutilato, abbandonato e morto ieri per le gravi ferite riportate, fosse in regola. «Figuriamoci – la secca risposta della sindacalista indiana, Laura Hardeep Kaur – lavorava in nero: senza uno straccio di contratto, guadagnava cinque euro all’ora. Da due anni era in attesa dei documenti per mettersi a posto…».

«Cittadini, innanzitutto!»

Mbappé, Thuram, Dembelé e la Nazionale francese invita i connazionali al voto

«Andiamo a votare tutti», dice il tecnico Didier Deschamps. «Non siamo solo calciatori, siamo persone e dobbiamo esprimere la nostra opinione», ha detto il capitano dei Blues. «Votate contro l’estrema destra e contro il razzismo», aveva tuonato in conferenza stampa l’attaccante dell’Inter. «Votiamo dal ritiro», hanno aggiunto allenatore e compagni

 

Marcus Thuram, calciatore della nazionale francese, prima di entrare in campo per la prima gara dela squadra transalpina agli Europei in corso in Germania, si lascia andare ad una considerazione politica. Evidentemente l’avanzata politica dell’estrema destra (la sola destra è un’altra cosa) fa paura agli strati sociali meno abbienti. In Francia c’è, ormai, una larga rappresentanza di cittadini di colore, di nazionalità francese da almeno due generazioni. E’ la grande dimostrazione di rispetto, di inclusione e di civiltà, che la Francia prima di tutti ha dato a tutta l’Europa, Italia compresa. Il calcio, però, quello francese compreso, appare un’altra cosa. Essendo business miliardario, la sostanza del ragionamento, meglio tenersi lontano dalle beghe politiche. Come se i calciatori al fischio finale del direttore di gara, restassero calciatori e non tornassero ad essere normali cittadini, ignorando i problemi sempre più gravi che investono i propri simili.

Così, Marcus Thuram, attaccante della nazionale francese e dell’Inter, alla vigilia del debutto agli Europei ha lanciato un appello: «Andate a  votare tutti!». Vigilia delle elezioni legislative anticipate. «La situazione – riprende il calciatore – è molto seria: occorre battersi perché il “Rassemblement National” – lo schieramento di estrema destra, per intenderci – non passi». Una esternazione forte, dopo aver appreso del risultato delle Europee che ha portato Macron a indire le nuove elezioni. «Dopo la partita contro il Canada, eravamo tutti un po’ scioccati nello spogliatoio; ora dobbiamo dire a tutti di andare a votare, dobbiamo lottare ogni giorno, dobbiamo fare in modo che RN non passi!».

 

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MARCUS, NON A CASO…

Liliam Thuram, ex campione del mondo con la Francia e giocatore che in Italia ha indossato le maglie di Juventus e Parma, ha condiviso le idee del figlio manifestate alla stampa. Marcus, non a caso. Liliam ha dato questo nome al figlio per ricordare l’attivista politico giamaicano Marcus Garvey impegnato con la sua Fondazione contro il razzismo.

Tutto qui? Nemmeno per sogno. Quando si parla di razzismo è come se si toccasse un filo scoperto, salvo poi che proprio la Francia nell’ultima amichevole ad un certo punto schierasse nove neri su undici. Dopo l’appello di Marcus Thuram, con l’invito al voto per fermare l’avanzata del “Rassemblement National” alle prossime legislative di fine mese in Francia, la FFF, la Federcalcio Francese, ha deciso di muoversi direttamente: oltre al comunicato pubblicato la stessa sera sull’esternazione del calciatore, il presidente federale Philippe Diallo ha convocato Kylian Mbappé e Antoine Griezmann, capitano e vice-capitano dei Bleus (un nero e un bianco, per essere chiari), per chiarire la posizione dell’Organismo federale su questa delicata questione spiegando loro l’approccio della Federazione ed evitare qualsiasi malinteso con i giocatori. Insomma, non un passo avanti, né uno indietro. Un passo di lato, come accadeva in Italia al tempo dello Scudo crociato: meglio tenersi al centro e lontano dalle beghe, come se il tema del razzismo non interessasse il governo e l stesso calcio.

 

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O CAPITANO, MIO CAPITANO!

Mbappé, capitano della Francia era già intervenuto a sostegno del proprio compagno di squadra. «Siamo prima di tutto cittadini, gente che espone opinioni, dunque non arrendiamoci all’estrema destra».

Nel frattempo, la Nazionale francese aveva chiesto di votare per procura in Germania. Portavoce della richiesta, Dembelé. «Votiamo dal ritiro in Germania». Una richiesta sostenuta dal tecnico Didier Deschamps, stupito nel venire a conoscenza che alle Europee aveva votato solo un francese su due. «Dobbiamo farlo tutti!», ha detto il tecnico. Le elezioni si terranno il prossimo 30 giugno e i calciatori hanno chiesto di poter votare dal loro ritiro di Paderborn. Il voto ricade tra l’ultima partita contro la Polonia il 25 giugno e il possibile ottavo di finale del 2 luglio.

 

«VOGLIAMOCI BENE!»

Ma in Italia cosa sarebbe accaduto? «Noi non parliamo di politica, ma solo di calcio»: la Figc, grossomodo – come spiritosamente ipotizza Il Napolista – avrebbe imposto conferenza riparatrice, per par condicio. «Noi siamo amici di tutti, siamo fratelli d’Italia», avrebbe detto – secondo il sito azzurro – il presidente Gravina. «Con Mbappé capitano dell’Italia – prosegue provocatoriamente il Napolista – il presidente della Figc sarebbe morto in conferenza stampa». «Fosse capitato a Gravina, appunto – prosegue il sito – che un capitano della Nazionale in conferenza stampa fa campagna elettorale, ora staremmo pubblicando il coccodrillo del presidente della nostra Federcalcio venuto a mancare per un coccolone improvviso».

Insomma, come tutte le cose serie, meglio farsi una risata. Una volta, in Italia, nonostante i governi monocolore (a vocazione democristiana) c’era rispetto per giocatori come Vendrame (Vicenza), Sollier (Perugia) e Luccarelli (Livorno), che esultavano come gli pareva, esternavano, pubblicavano libri con titoli forti come “Tenetevi il miliardo”! Altri tempi. Sembra che invece di avanzare, si sia fatto un ciclopico passo indietro. Diteci che è solo un’impressione.