Instagram, attenta…al lupo

La piattaforma sta per lanciare il sistema “account teenager”

Garantisce la piattaforma Meta. Introduce per la prima volta un sistema di protezioni automatiche che limitano ai minorenni contatti con numeri sconosciuti. Lo stesso i contenuti di quei ragazzi che si avventurano su internet e piattaforme non sempre esplicite. I profili dei minori verranno configurati automaticamente

 

Finalmente un segnale forte, parte da Instagram che imprime un giro di vite ai profili dei minori. Quante volte abbiamo sentito invocare espressioni simili a “Benedetti cellulari!”. Talvolta anche “Maledetti cellulari!”. La seconda modalità è quella che porta i genitori sull’orlo della disperazione. L’esclamazione arriva, infatti, da papà e mamma che osservano i loro figlioli sempre più distratti, che invece di mettere la testolina fra i libri e cominciare a dare una bella spinta all’anno scolastico appena cominciato, si divertono a visitare i siti nei quali vengono posti in bella vista, con tanto di strillo attrattore, l’ultimo smartphone.

E’ notizia di queste ultime ore, resa nota dalla piattaforma Meta, che introduce per la prima volta il sistema “account per teenager”, vale a dire un attento controllo sui minori. Cos’è questo sistema: intanto garantisce protezioni automatiche che limitano i contatti con numeri sconosciuti e i contenuti che essi di solito inoltrano monitorando quanti si avventurano su internet e piattaforme non sempre esplicite.

 

 

ACCOUNT PER TEENAGER

Cosa accadrà a breve con “account per teenager”. I profili dei minori verranno configurati automaticamente. In particolare, come riporta in queste ore l’agenzia giornalistica Ansa, i minori di sedici anni dovranno essere autorizzati da uno dei genitori modificare le loro impostazioni, nel caso volessero renderle meno restrittive.

Pare che entro sessanta giorni la norma sarà applicata negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Canada e Australia. Nell’Unione Europea, dove le cose vanno un po’ più a rilento, dovrebbe essere attivata più avanti, comunque entro la fine dell’anno. Saranno aggiornamenti importanti che cambieranno l’esperienza su Instagram di qualcosa come decine di milioni di adolescenti, spiegano sulla piattaforma Meta.

 

 

OCCHIO AI FURBETTI…

La risposta di Instagram, giunge a seguito della crescente richiesta alle aziende tecnologiche da parte di governi ed esperti di tutelare gli adolescenti online. E’ notizia di pochi giorni fa, che in Italia è stato lanciato un appello da parte di pedagogisti e personalità dello spettacolo con lo scopo di vietare l’uso degli smartphone agli ai ragazzi al di sotto dei quattordici anni, e l’uso dei social ai minori di sedici anni.

Non è semplice per i furbetti del cellulare aggirare le norme che verranno applicate a breve. Per chi mente sulla data di nascita, per esempio, Meta ricorda che in più occasioni sarà richiesta la verifica dell’età, il tutto grazie a una tecnologia che consentirà l’identificazione gli account appartenenti ai giovanissimi, anche se l’account riporta la data di nascita di un adulto.

 

 

E INTANTO IN ITALIA…

A proposito di smartphone, una cover per cellulari, realizzata interamente in nylon riciclato e dotata di pannello solare integrato che ricarica il telefono sfruttando esclusivamente l’energia prodotta dal sole è stata inventata da studenti e studentesse dell’Istituto tecnico economico aeronautico “Scarpellini” di Foligno. Si tratta di un cosiddetto “progetto ecofriendly” che la classe quinta B, assistita dalla docente Gioia Contini, ha pensato di lanciare sul mercato a prezzo stracciato individuando addirittura il segmento di clientela cui rivolgersi.

Gli studenti, come spiega in un ampio servizio l’agenzia giornalistica Ansa, non solo si sono occupati del packaging, ma hanno anche elaborato un piano di marketing territoriale, individuando nella città di Perugia, con la sua antica vocazione internazionale, data anche dalla presenza di due prestigiosi atenei, il luogo ideale per impiantare la sede della RecoveR, la società produttrice della cover.

Il progetto c’è, è stato depositato, si attende solo il lancio con una promozione ragionata. I ragazzi, e non solo loro, sempre alla ricerca di sistemi di risparmio, attendono entusiasti.

Golfo di Taranto, oasi protetta

Nati nelle nostre acque, i grampi nascono, crescono e tornano a “casa”

Culla dei cetacei, grazie al lavoro e allo studio della Jonian Dolphin Conservation. Nel mondo leggiamo e assistiamo ad autentiche mattanze, qui trovano rifugio delfini e altri mammiferi. Rispettiamo il mare e gli spazi di questi delfinidi che, a modo loro, manifestano affetto e riconoscenza

 

Meno male che c’è il Golfo di Taranto, gli studiosi della Jonian Dolphin Conservation (JDC), il Cielo ce li conservi. Ultima notizia: la presenza di grampi, qualcosa di simile ai delfini, già segnalata qualche mese fa: delfinidi, ma senza quel curioso e divertente muso dei “cugini”.

La mattanza, ennesima, contro i delfini, nelle isole Fær Øer, Nazione costitutiva del Regno di Danimarca (per motivi legati alla tradizione) e la caccia estesa alle balenottere nelle acque del Giappone (per motivi di carattere economico), sono notizie che nel fine-settimana per chi ama la natura, ci gettano nello sconforto. Ma l’uomo è così: si spaventa del cambiamento climatico, degli orsi che muoiono nel loro habitat naturale per via dei ghiacciai che si sciolgono; delle bombe d’acqua che scatenano alluvioni, seminano terrore e morte. “Colpa nostra”, ammette qualcuno. Ma siamo sempre al di sotto nella media e fino a quando non ci sarà chi farà rispettare regole che possano salvare il pianeta, il destino è segnato.

Hai voglia a firmare petizioni, a lanciare appelli: il così educato e civile Giappone, che fa lunghe file a teatro, in metropolitana (dove se una “metro” arriva con un ritardo di mezzo minuto, da un altoparlante c’è chi si scusa…), allo stadio, dove dopo aver assistito a un evento, fatto uno spuntino, raccoglie cartacce, borse e cibo di risulta, pulisce spalti e spogliatoi e lucida anche, proprio non vuol saperne. Le balene vanno cacciate, questione di danaro; anzi, adesso, che hanno avuto l’autorizzazione ad ammazzare anche le balenottere, il Cielo ce ne scampi.

 

 

MATTANZA CONTINUA…

E che dire delle Fær Øer, dove ogni anno pescatori a bordo di imbarcazioni spingono verso morte certa centinaia di delfini, socievoli e giocherelloni per antonomasia? In una insenatura ad attendere queste povere bestie, centinaia di “complici” che armati di tutto punto compiono una carneficina. Non esistono colpi proibiti: i delfini vengono giustiziati, fatti a pezzi. E’ l’usanza: per tradizione quello specchio d’acqua deve tingersi di rosso. Ma si può? In un’epoca nella quale sono diminuite drasticamente le corride, non si ammazza più per fare spettacolo, possibile che Paesi che si sentono così forti, non possano essere fermati?

I nostri appelli saranno regolarmente ignorati, figuriamoci. Non è, né sarà mai ignorato, invece, l’impegno di Carmelo Fanizza e i suoi colleghi della JDC, che in questi giorni ci hanno deliziato con un’altra delle loro notizie: questa estate, ci informano, il Golfo di Taranto si è confermato come la “culla dei cetacei”. Non solo per le colonie stanziali dei delfini più comuni, come la stenella striata e il tursiope, ma anche per i grampi, i simpaticissimi delfinidi caratterizzati dall’assenza del muso.

La conferma arriva dall’attività di monitoraggio svolta dalla Jonian Dolphin Conservation, l’associazione di ricerca scientifica che da quindici anni studia e tutela la presenza dei cetacei nel Golfo di Taranto e nel Mar Ionio Settentrionale.

Negli ultimi mesi nel Golfo di Taranto i ricercatori della JDC hanno avvistato due cuccioli di grampo appena nati che nuotavano vicino alle loro mamme, Cometa e Falco; nei cetacei sono le madri a prendersi cura dei cuccioli, uno per volta generalmente, allattandoli ed insegnando loro a nuotare e cacciare per tre o quattro anni.

 

UNO STUDIO COSTANTE…

Ma come fanno i nostri studiosi a conoscere e approfondire la loro conoscenza su questi ospiti ormai di casa nelle nostre acque? «Grazie a un algoritmo messo a punto dallo Stiima- CNR di Bari – spiega Francesca  Santacesaria, assegnista di ricerca Uniba e responsabile attività di ricerca della JDC – riusciamo a riconoscere i cetacei: sui loro corpi, e più in particolare sulla pinna dorsale o caudale, presentano dei segni caratteristici, dei marker naturali come cicatrici o tacche sui margini, che rappresentano delle vere e proprie impronte digitali: ad ogni animale è assegnato dalla JDC un nome che permette di identificarlo in futuro».

«Questa tecnica – riprende Santacesaria – si chiama foto-identificazione: ci basta una fotografia per capire se si tratta di un individuo “nuovo” o se abbiamo lo già incontrato in passato; in questo caso, confrontando le foto con quelle della nostra banca dati, possiamo anche risalire alla sua storia e studiarne le migrazioni; di ogni sinolo cetaceo riusciamo così anche a seguire la crescita di anno in anno, analizzare la struttura sociale e gli spostamenti del gruppo cui appartiene».

Ogni giorno i due catamarani della JDC escono in mare con a bordo i soci dell’associazione coinvolgendoli nelle attività di citizen science che, tra l’altro, prevedono proprio l’osservazione dei cetacei incontrati, raccogliendo così dati fondamentali per la loro tutela e la loro “identificazione”.

 

 

…DA QUINDICI ANNI

Così questa estate i ricercatori della JDC hanno osservato, oltre ad alcuni cuccioli new born, anche il ritorno nel Golfo di Taranto, dopo cinque anni di assenza, di tre grampi il cui primo avvistamento avvenne nel 2013: sono Erard, Svirgolo e Jonathan, tre maschi che hanno mantenuto un forte legame nel tempo.

Tra gli individui osservati quest’anno ci sono anche Alessandro e Mario, due giovani grampi maschi individuati per la prima volta nel 2018, quando, appena nati, nuotavano al fianco delle loro mamme, Dalmata e Surf.

In questi anni, Alessandro e Mario sono sempre stati molto carismatici e si sono fatti riconoscere per il loro comportamento esuberante. Ancora piccolissimi nuotavano con la mamma, curiosi si avvicinavano alle imbarcazioni degli studiosi. Giocavano con altri cuccioli e, perché no, “disturbavano” i maschi adulti tentando di attirare la loro attenzione. Grazie alla foto-identificazione, gli studiosi seguono la loro crescita e, ogni anno, ritrovarli e trovarli diversi, più grandi, più marcati, ormai indipendenti dalle mamme, fa emozionare. Parola di studiosi.

Said, scippatore: giustiziato!

Una donna insegue a bordo l’uomo della borsetta, lo investe e lo uccide

Omicidio Viareggio, l’imprenditrice agli inquirenti: «Lui mi ha minacciato di morte, che dovevo fare?». Ma il racconto non convince del tutto gli inquirenti. «Non abbiamo rinvenuto il coltello», ribattono. La Lega difende la donna e invoca l’applicazione di «tutte le attenuanti». La Nazione severa, l’Ansa fa cronaca

 

Omicidio Viareggio, Cinzia Dal Pino agli inquirenti: «Lui mi ha minacciato di morte. Che dovevo fare?». Ma il racconto dell’imprenditrice balneare non convince gli inquirenti: «Non abbiamo rinvenuto il coltello». La Lega difende la donna e invoca l’applicazione di «tutte le attenuanti». Lo scrive la Nazione il quotidiano toscano che interviene sull’episodio di cronaca svoltosi a Viareggio domenica sera, dove uno scippatore, un algerino di quarantasette anni, è stato inseguito da una donna, una imprenditrice di sessantacinque anni, che lo ha investito più volte a bordo della sua auto fino ad ammazzarlo per poi impossessarsi della sua borsa.

Fra i primi ad intervenire sull’accaduto, il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini. A caldo sui social scrive: «La morte di una persona è sempre una tragedia e la giustizia dovrà fare il proprio corso». Salvini aggiunge: «Questo dramma, però, è la conseguenza di un crimine: se l’uomo che ha perso la vita non fosse stato un delinquente, non sarebbe finita così. Voi cosa ne pensate?». Come spesso accade sui social, lo scrivente compie un breve sondaggio. Nonostante si parli di un essere umano ucciso barbaramente. Forse sarebbe stato il caso di sorvolare.

 

 

“DELINQUENTE” SI’, MA “OMICIDA” NO?

Viene dato del “delinquente” allo scippatore, Said Malkoun, ucciso brutalmente, investito più volte da un fuoristrada e non trovato in possesso di quel coltello con cui lo stesso, avrebbe – secondo la versione della Dal Pino – minacciato la donna, sessantacinque anni, imprenditrice. Non viene, invece, dato alcun appellativo alla signora, che in un impeto di rabbia, si sarebbe messa al volante e avrebbe prima investito l’uomo, un algerino di quarantasette anni, per poi passargli e ripassargli sul corpo tre, quattro volte (al vaglio degli inquirenti il video recuperato da una telecamera in zona).

Dare del “delinquente” è, forse – sottolineiamo forse – un indirizzo di massima ad investigatori e giudici. Cosa che non condividiamo. Del resto pare che la Lega abbia chiesto le attenuanti del caso. Non condividiamo, sia chiaro, lo scippo, che questo sia perpetrato da un bianco o da un nero ai danni di un uomo, figurarsi ai danni di una donna.

Il problema è un altro. Intanto la proporzione fra scippo e omicidio. Reati, fra loro, lontani anni-luce, anche perché la donna non ha subito violenza. Secondo la stessa, sarebbe stata minacciata con un coltello, ma di quell’arma – secondo gli inquirenti – non vi è traccia. L’uomo, con la refurtiva, aveva compiuto poche centinaia di metri, tant’è che la donna ha avuto il tempo di mettersi alla guida della sua auto, individuare in breve il suo scippatore e investirlo: una, due, tre volte. Scendendo dall’auto per tornare ad impadronirsi della sua borsa, risalire in auto e dileguarsi a bordo del mezzo. Come si diceva, perquisito l’uomo, gli inquirenti addosso non hanno rinvenuto alcun coltello.

 

LA PAROLA ALLA DIFESA

Nelle prime quarantotto ore la vicenda ha subito accelerate e inversioni di marcia, fino a delinearsi secondo il definitivo volere dei giudici che stanno seguendo il caso. «Non voleva uccidere, ma fermare, colpendolo alle gambe, l’uomo che l’aveva derubata: voleva recuperare la borsetta che le era stata portata via da Said Malkoun», dice l’avvocato difensore della donna, che riferisce le parole della sua assistita, di Cinzia Dal Pino, lunedì scorso accompagnata in carcere per omicidio volontario.

Impietose le riprese delle telecamere di sorveglianza di un esercizio commerciale. L’uomo viene schiacciato contro la vetrata di un negozio mentre camminava sul marciapiede. L’uomo, alle spalle reati contro il patrimonio e senza fissa dimora, è poi deceduto all’ospedale Versilia.

Come riportato dall’Agenzia giornalistica Ansa nei giorni scorsi, nel corso dell’udienza svoltasi al carcere Don Bosco di Pisa dove era stata portata dopo il fermo, la donna ha reso dichiarazioni spontanee, ripercorrendo quanto accaduto domenica sera, dalla cena con le amiche all’incontro con l’uomo che le ha portato via la borsa. Pare che recuperare il contenuto della stessa sarebbe stato il suo obiettivo. Non avrebbe chiamato poi la polizia subito perché – ha raccontato la Del Pino – il telefono era rimasto nella borsa. La donna avrebbe anche precisato di «non essere stata minacciata con un coltello ma che il quarantesettenne le avrebbe detto che l’avrebbe usato se non le avesse dato la borsa». Da quanto appreso però, la polizia addosso all’uomo non ha trovato alcuna arma. Sulle modalità del furto, sembra che l’uomo abbia preso la borsetta dopo aver aperto la portiera dell’auto della donna.

 

 

LA DONNA, «LUCIDA E CALMA»

Uscendo dal carcere, il legale della donna ha sottolineato quanto segue: «La rapina è avvenuta a distanza limitata da dove si è verificato l’investimento, circa 150 metri prima, e che nella borsa si trovavano documenti e chiavi di casa della donna, quanto l’ha indotta a preoccuparsi perché il rapinatore potesse utilizzare quegli elementi per commettere altri reati».

Intanto, sempre il quotidiano la Nazione scrive: «Nel video si vede l’uomo che cammina sul marciapiede, lei che sterza travolgendolo e schiacciandolo contro la vetrina di un negozio di elettronica per la nautica. Poi la donna ingrana la retromarcia e lo investe altre tre volte; infine, dopo averlo centrato quando è carponi a terra, scende, recupera la borsa, fa ancora retromarcia e si allontana. Fino a quando nella tarda mattina di lunedì gli agenti della Squadra mobile sono andati a prelevarla. “Mi aveva rubato la borsa”, avrebbe provato a giustificarsi. “Nessun commento, nessun pentimento”, nelle frasi pronunciate racconta uno degli investigatori con molti anni di indagini alle spalle. “Ci è apparsa lucida e calma, come in quel video”. Immagini che non lasciano margini di interpretazione».

 

Caccia al medico!

Aggressioni e pestaggi negli ospedali pugliesi

«Non ce la facciamo più, i medici vogliono andare via, i presidi sanitari di Pronto soccorso rischiano la chiusura». L’ultimo episodio a Foggia, ma anche nelle altre province si sono registrati atti simili. Intervenuti i dirigenti delle Asl e i sindacati. Nel capoluogo dauno lunedì 16 settembre una manifestazione

 

Un altro medico, ancora a Foggia, ma ormai accade ovunque, e non solo in Puglia, è stato picchiato: modalità diverse, ma il finale è sempre lo stesso. Dieci, venti giorni di guarigioni. E’ così che da un po’ va il mondo.

Un tempo, nei giornali, ma presumiamo oggi nelle redazioni dei siti, i direttori cercavano di contenere episodi di violenza e non solo, anche altri fatti di cronaca perché potevano generare emulazione. Un ragazzaccio aveva visto “Easy rider” e, appena uscito dal cinema, faceva impennare la sua moto; un altro “bad boy”, più recentemente, aveva assistito alla serie tv “Gomorra” e girava armato con una pistola. Accadeva che, di colpo, tutti insieme ammattivano e scatenavano episodi di cronaca. Chi investiva l’anziano sulle strisce pedonali e fuggiva a bordo della sua moto; chi, invece, con aspirazioni da piccolo boss di quartiere estraeva il “ferro” e sparava: alle gambe, quando ancora non andava peggio.

 

 

NON SPETTACOLARIZZARE

Ci sono stati, poi, drammi ancora peggiori. Gli anziani, in età avanzata, dimenticati dai figli, dai nipoti che decidevano di farla finita. L’estremo gesto veniva consumato, durante un certo periodo, lanciandosi in un pozzo; poi è stato superato dal tubo di scappamento e le esalazioni indirizzate nell’abitacolo del veicolo, dove il poverino – che aveva deciso di farla finita – attendeva la sua fine; infine, il Monumento ai marinai, a Taranto, sul Lungomare. Uno, due, tre anziani, ma anche un paio di ragazzi, accidenti. Il male oscuro, lo chiamavano. Così i direttori invitavano i redattori a dare poco spazio a fatti simili: per evitare lo spirito di emulazione. Evitare che certi episodi da Terzo mondo vengano letti e replicati senza pensarci su. Nei bar capita di ascoltare commenti a dir poco discutibili: «Ha fatto bene!», «Anche io stavo per perdere la pazienza!», «Se non sei educato, manchi di rispetto parte un pugno, cosa credi?».

Insomma, ci vuole poco perché la storia nel breve volgere di qualche giorno si ripeta. Dovrebbero essere assunti, forse, provvedimenti più restrittivi nei confronti degli aggressori a tutela del personale medico e paramedico. Magari i giornali, le radio, le tv, dovrebbero ospitare dei forum, dei confronti per parlare di un tema che giorno dopo giorno diventa sempre più preoccupante.

 

L’AGENZIA ANSA SUL PEZZO

Così, come riportava l’agenzia giornalistica Ansa, in uno dei giorni scorsi, non si placa, nonostante il clamore suscitato dagli ultimi episodi, l’ondata di aggressioni al personale sanitario in Puglia. Dopo gli episodi al Policlinico Riuniti di Foggia, infatti, l’ultima vittima dell’aggressione è stato un medico del reparto di Urologia dell’ospedale Francesco Ferrari di Casarano. Il medito è stato colpito con inaudita violenza con un calcio al bassoventre da un paziente, poco paziente evidentemente, in attesa di una cistoscopia.

L’aggressore, dopo aver dato segni di insofferenza, all’improvviso si è scagliato contro l’urologo, reo, secondo il paziente di non avergli prestato sufficiente attenzione. Detto, che un calcio assestato “lì” non provoca solo dolore, ma anche danni gravissimi, il medico-vittima ha subito chiamato i carabinieri fornendo le generalità dell’aggressore e formalizzando la denuncia.

Per fortuna, niente di grave per il medico sessantacinquenne, giudicato guaribile in un paio di settimane. «Ormai le aggressioni negli ospedali – ha dichiarato Cisl Medici di Lecce – sono un’emergenza pubblica e richiedono un intervento immediato delle istituzioni e delle autorità»; «Notizie che non vorremmo dare – aggiunto Stefano Rossi, direttore generale dell’Asl di Lecce – segno evidente di un disagio diffuso, legato a frustrazione ed esasperazione e alla difficoltà a costruire relazioni sane, dal volto umano».

 

 

CALCI, PUGNI E FUGA

L’aggressione in Salento arriva dopo i tre casi registrati al policlinico Riuniti di Foggia in cinque giorni. Sere fa un giovane di diciotto anni giunto al Pronto soccorso in un evidente stato d’ansia ha sferrato calci e pugni a tre infermieri. Denunciato ai carabinieri. A seguire, un uomo di trentatré anni, che aveva accompagnato il padre al Pronto soccorso per una visita, forse a causa di una “ingiustificata” attesa, ha cominciato a colpire due infermieri e un vigilante intervenuto per calmarlo.

Come riportava l’Ansa, nel suo dettagliato resoconto, scrive che l’aggressore aveva un braccio ingessato utilizzato per picchiare i malcapitati con maggiore violenza. Ora il trentatreenne è agli arresti domiciliari. E, per finire, la caccia spietata ai medici.  L’episodio è quello dello scorso 4 settembre, quando nel reparto di chirurgia toracica dello stesso Policlinico i familiari della povera Natascha, ventitré anni, morta durante un intervento, hanno aggredito il personale sanitario costretto a rifugiarsi in alcune stanze dell’ospedale.

«Se continuiamo di questo passo – ha dichiarato Giuseppe Pasqualone, direttore generale della struttura sanitaria – finiremo per chiudere il Pronto soccorso perché rimarremo senza medici, infermieri ed operatori sanitari: ci vuole rispetto per il personale in servizio perché è preparato, lo confermano i dati a livello nazionale: abbiamo un organico dimezzato, non riusciamo a recuperare medici e i cittadini, che arrivano in condizioni non gravi, devono avere pazienza». Intanto, una manifestazione unitaria del personale sanitario è stata annunciata da Anaao Assomed e Cimo Fesmed per il 16 settembre a Foggia. 

Americani, matti per la Puglia

Bari, Lecce, Fasano, Ostuni e Polignano a Mare le città più amate

PugliaPromozione snocciola una serie di dati. Tutti incoraggianti, indicano una crescita esponenziale di visitatori d’oltreoceano. Scelgono hotel e masserie, ma investirebbero volentieri anche nel “mattone”. Un’agenzia immobiliare ha invitato i pugliesi a farsi fare una stima su case e ville. Hai visto mai?

 

E’ qui l’America. Non è un’iperbole, nemmeno il tentativo maldestro di rovesciare un concetto che ormai ci accompagna, senza mai abbandonarci, da anni: la Puglia è la regione più amata dagli americani o statunitensi che dir si voglia. Per mille ragioni. Con ogni probabilità perché esistono radici secolari trapiantate negli Stati Uniti (non si contano i pugliesi andati a rifarsi una vita proprio lì), poi perché da qualche anno a questa parte quotidiani e riviste americane non perdono occasione per indicare come la “Regione più bella al mondo” proprio la Puglia.

Che vivessimo in una terra baciata dal Cielo, già lo sapevamo, ma che lo certificassero alcuni fra i giornali più importanti al mondo, questa è una cosa che ci ha fatto crescere in autostima. Come titolava nei giorni scorsi il Nuovo Quotidiano di Puglia, prendendo a prestito uno spunto fornito da PugliaPromozione: “Americani pazzi per la Puglia”. Venegono citati numeri, incontrovertibili se – come si dice – la matematica non è un’opinione. Statunitensi matti per la nostra terra, investono non solo nelle vacanze, ma anche negli immobili. Lo scorso anno sono stati circa centosessantamila gli statunitensi “sbarcati” in Puglia, per un totale di quattrocentomila (quattrocentomila!) notti di permanenza.

 

 

NUMERI DA CAPOGIRO

Numeri da capogiro che registrano un +40% negli arrivi e un +36% nel numero di notti. Per farla breve, gli Stati Uniti sono al quinto posto tra i Paesi per dati sul turismo in questo angolo d’Italia.

Ovviamente il numero di presenze registrato autorizza a una disamina città per città, o meglio, a fare una cernita fra i luoghi nei quali il turista americano si sente “a casa”. Lecce, per esempio. Non è passata inosservata la notizia di settimane fa, secondo la quale un’agenzia immobiliare aveva chiesto ai residenti di far valutare le proprie case per poi vendere – se avessero considerato congrua l’offerta – ai tanti americani interessati a investire nel Salento.

Insomma, tutti, ma proprio tutti gli americani che trascorrono le proprie vacanze in Italia, hanno un occhio particolare per la Puglia. Secondo PugliaPromozione sono cinque le città più gettonate: Bari, Lecce, Fasano, Ostuni e Polignano a Mare. I turisti a stelle e strisce, infatti, preferiscono il capoluogo di regione, Bari, in alternativa al Salento o a quella fascia sull’Adriatico che va da Ostuni a Polignano. Anche perché, pare che 57 su 100, propendono per soggiornare in una masseria o in un hotel.

 

 

DA OSTUNI A POLIGNANO…

Zone privilegiate, considerando le vacanze, le città di mare. Ma, attenzione, non è la sola estate il periodo preferito. Il turismo che si affaccia in Puglia dall’altra parte del mondo, spesso predilige – un po’ come i locali – maggio o settembre. Insomma: poco prima o poco dopo l’estate. Dato interessante fornito da PugliaPromozione: il 48% degli ospiti americani viaggia in famiglia, il 37% in gruppo e nel 15% dei casi sono viaggiatori singoli.

PugliaPromozione ha fornito questi numeri in occasione dell’Italian Festival di Hoboken nel New Jersey (USA). Un evento che fra due anni compirà il secolo, tondo tondo, posto che queste celebrazioni vanno avanti da novantotto anni. Il rito religioso si svolge sulle rive del fiume Hudson, con lo skyline di Manhattan ed è una festa per la comunità italo-americana. Si contano centomila – qualcuno più, qualcuno meno – visitatori tra eventi musicali e stand gastronomici, con l’Agenzia regionale del Turismo PugliaPromozione che per la prima volta ha rivolto una intensa attività per far crescere il desiderio di vacanze nella nostra regione.

 

 

AFFARE O PIACERE?

L’iniziativa rientra nel progetto “Puglia: Business or Pleasure”, “affare o piacere”. Un progetto interessante che unisce sinergicamente il lavoro dell’Assessorato allo Sviluppo Economico e quello dell’Assessorato al Turismo della Regione Puglia.

In occasione dell’evento di Hoboken, in New Jersey sono giunti il regista Alessandro Piva, cui spetterà la realizzazione dei video, e due funzionari di PugliaPromozione. Sempre per l’occasione, è stato realizzato uno stand della Regione Puglia, insieme al quale viaggiano le luminarie e la cultura pugliese dell’accoglienza. E alcune immagini della Puglia mostrate anche a Times Square.