«Ti aiutiamo noi…»

Pietro Barteselli nominato Ufficiale al merito della Repubblica italiana

Giuseppe Cannavale, malato di tumore aveva segnalato la sua storia al quotidiano La Stampa. Il suo datore di lavoro si è mosso per fare in modo che il giovane apprendista potesse curarsi nonostante i giorni di malattia previsti dal suo contratto fossero superati. «Abbiamo fatto solo il nostro dovere, non credevamo che l’intera vicenda avesse una simile cassa di risonanza», ha dichiarato. Poi Pordenone Today racconta la storia del dipendente che ha «trovato una famiglia»

 

Quando è possibile, dunque il più delle volte, quando possiamo, evitiamo di riportare il cognome di uno dei protagonisti delle nostre storie raccolte ormai a centinaia, ogni settimana. Stavolta facciamo un’eccezione, perché l’imprenditore del quale raccontiamo la storia, la segnalazione per il suo gesto di enorme bontà se la merita tutta: Pietro Barteselli, da giorni Ufficiale al merito della Repubblica italiana.

Pietro, imprenditore dal cuore d’oro, una volta appreso il grave problema di salute di un dipendente della società da lui amministrata, non si è posto nemmeno la domanda: «Dobbiamo tutelarlo», si è detto. Va bene, ma come fare, se la legge italiana nella migliore delle ipotesi prevede una copertura sanitaria il più delle volte insufficiente? Semplice, direbbe qualcuno: «Si copre la differenza e si garantisce allo sfortunato dipendente lo stesso tenore di vita». «Semplice», mica tanto. Quando in ballo ci sono quelli che nei suoi racconti Camilleri chiamava “piccioli”, cioè i soldi, l’affare si complica. Bravi gli italiani a fare i conti con i soldi degli altri.

 

 

PIETRO NON CI PENSA DUE VOLTE…

E, invece, Barteselli non ci ha pensato su due volte. Il dipendente, Giuseppe, che ha anche un cognome, Cannavale, «E’ uno di noi», si sarà detto, così «facciamo il possibile per assisterlo e, soprattutto, non facciamolo sentire solo…». In casi come questi, inutile girarci intorno, il più delle volte oltre al danno di una malattia, c’è anche quello della beffa, cioè che tutti intorno si dileguino. Secondo un principio vecchio come il cucco: quando c’è da divertirsi, c’è confusione; quando, invece, c’è da rimboccarsi le maniche e mostrare con i fatti rispetto e affetto per un familiare, un amico, un conoscente, tutto intorno si crea un vuoto che nemmeno il deserto del Sahara.

Dunque, la storia parte dalle colonne de La Stampa, il quotidiano al quale per primo Giuseppe si rivolge, scrivendo una lettera per segnalare il suo caso. Una storia che a larghi tratti riprende e racconta successivamente Pordenone Today, quotidiano edito in cinquanta edizioni locali, dal Gruppo Citynews. Giuseppe, web designer pordenonese, lo scorso ottobre aveva deciso di raccontare la sua storia. Un momento doloroso, riporta il quotidiano online. Giuseppe scopre di avere il linfoma di Hodgkin e lo racconta. Una storia che colpisce il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che viene a conoscenza anche del gesto spontaneo dell’imprenditore, Pietro Barteselli. Infatti, Barteselli, venuto a conoscenza del dramma che sta attraversando Giuseppe, decide di coprire lo stipendio del dipendente. Ciò per consentire al giovane di curarsi. Mattarella che già in altre circostanze ha dimostrato grande sensibilità, nomina Barteselli Ufficiale al merito della Repubblica Italiana.

 

 

GIUSEPPE, LA CHEMIO, LA RIVELAZIONE

Giuseppe che si era ammalato di cancro durante l’apprendistato, avrebbe dovuto affrontare sei cicli di chemioterapia. Nonostante avesse esaurito tutti i giorni di malattia a disposizione, ha trovato un imprenditore comprensivo e che ha «guardato oltre al mero profitto imprenditoriale», si legge nella motivazione. Così il Capo dello Stato in una cerimonia ufficiale consegna al Quirinale le «onorificenze a quanti si sono distinti per attività volte a favorire il dialogo tra i popoli, contrastare la violenza di genere, per un’imprenditoria etica, per un impegno attivo anche in presenza di disabilità, per l’aiuto alle persone detenute in carcere, per la solidarietà, per la scelta di una vita nel volontariato, per attività in favore dell’inclusione sociale, del diritto alla salute e per atti di eroismo».

«Storie di solidarietà – ha detto il presidente Mattarella – di senso di umanità, di coinvolgimento nel farsi carico delle difficoltà di altre persone; ed è giusto farle conoscere: le persone che sono qui vivono nella normale quotidianità; e questo è il pregio del loro comportamento: vivono questa quotidianità avvertendo i valori del rapporto tra le persone, del senso di comunità, del bisogno di non isolarsi, ma di occuparsi dei problemi generali e delle persone che hanno difficoltà o sono più deboli».

 

 

«TUTTO E’ BENE…»

«Sono estremamente onorato che il presidente della Repubblica – dice Barteselli nella sua intervista concessa i primi di febbraio a Lorenzo Padovan de La Stampa – abbia deciso di portare all’attenzione dei cittadini il nostro approccio come esempio di gestione imprenditoriale che guarda oltre il mero profitto; l’impresa è fatta prima di tutto di persone; oggi credo sia importante testimoniare che fare impresa significa impegnarsi perché l’azienda sia di successo in Italia e nel mondo nel lungo periodo, costruendo quotidianamente solide fondamenta: raggiungere risultati positivi garantisce alle famiglie di chi opera – direttamente e indirettamente – la serenità di un lavoro che viene svolto in un ambiente sicuro e di benessere: la vera forza di un’azienda penso sia la capacità di proteggere la propria comunità».

Trentadue naufraghi, salviamoli

Sea Watch lancia l’appello e invia una nave per soccorrere uomini, donne e bambini

Un uomo sarebbe già deceduto. Partiti su un gommone dalla Libia, si sono ribaltati in mare. Vivi per miracolo, senza acqua e cibo da quattro giorni, si sono messe in salvo su una piattaforma petrolifera che, però, non è attrezzata per prendersene cura. L’intervento tempestivo della Ong, dei politici, l’invito al Ministro

 

Sabato scorso un gommone sul quale viaggiavano migranti in fuga dalla Libia, si è ribaltato: uno di loro è morto, mentre gli altri sono riusciti ad arrampicarsi sulla piattaforma. La denuncia parte dalla Ong Mediterranea. Trentadue migranti vivi per miracolo. Come spiega Sea Watch, i naufraghi si sono arrampicati su una piattaforma petrolifera, in pieno Mediterraneo. Fra questi ci sarebbe anche una vittima, un uomo che nella traversata su una imbarcazione di fortuna non ce l’avrebbe fatta.

Intanto, la stessa Sea Watch ha inviato una nave in soccorso dei naufraghi, da quattro giorni in balia di un tempo inclemente e i morsi della fame. Sul finire della scorsa settimana, nonostante il tempo, uomini, donne e bambini, si sono avventurati su un gommone partito dalla Libia.

L’ennesimo naufragio ha poca ospitalità sui notiziari istituzionali. Il braccio di ferro alla Casa Bianca fra Trump e Zelensky, ha praticamente oscurato qualsiasi altra notizia. Perfino le condizioni critiche di Sua Santità, Papa Francesco, ricoverato al “Gemelli” e che ha trascorso la notte scorsa con l’ossigeno per favorirne la respirazione. A rimediare ad una informazione a singhiozzo, agenzie e siti, sempre puntuali e con aggiornamenti sulle condizioni dei trentadue migranti aggrappati alla speranza e alla piattaforma Miskar: Ansa, Open, Repubblica e altri organi di stampa.

 

 

POCHE ORE FA…

Poche ore fa l’ultimo appello, mentre la nave inviata da Sea Watch, sta solcando il mare per agganciarsi alla piattaforma e soccorrere gente assetata e a digiuno. Hanno bisogno di aiuto. Fino a poche ore fa nessuno si stava occupando di loro, anche perché la piattaforma sulla quale si sono in qualche modo “salvati” non sarebbe attrezzata per prendersene cura.

«Questa mattina, “Aurora”, l’assetto veloce di SeaWatch – ha tempestivamente comunicato la Ong Sea Watch – è partita da Lampedusa alla volta della piattaforma Miskar dove sono bloccate da quattro giorni trentadue persone in fuga dalla Libia: hanno bisogno di aiuto, nessuno – al momento – li sta soccorrendo e la piattaforma non è attrezzata per prendersene cura: a breve arriveremo in zona», il primo appello raccolto dalle agenzie di stampa, fra queste l’Ansa.

Mentre scriviamo, sono trentadue le persone a trovarsi sulla piattaforma. Viaggiavano, si diceva, a bordo di un gommone partito dalla Libia, tra loro vi sono anche donne e bambini. Una persona, purtroppo, sarebbe già deceduta. «Le autorità italiane devono prestare soccorso immediato alle trentadue persone – fa sapere Ong Mediterranea Saving Humans – che, da oltre quattro giorni ormai, in fuga dalla Libia, sono naufragate sulla piattaforma petrolifera Miskar, di proprietà della multinazionale inglese British Gas, che si trova al largo delle coste tunisine, nel Mediterraneo centrale; le persone sono in contatto fin dall’inizio con Alarm Phone che, da giorni, ha informato costantemente le Autorità italiane e maltesi della situazione: le piattaforme sono state anche monitorate domenica e ieri (lunedì, per chi legge) dall’aereo civile Seabird di Sea-Watch».

 

 

E INVITO ALLE AUTORITA’

Mediterranea prosegue nel suo appello alle autorità italiane. Segnala, infatti, che una persona sarebbe già deceduta, mentre altre, in particolare donne e bambini, starebbero molto male. Non hanno acqua, cibo e sono esposte, spiega la Ong, alle intemperie di un mare in burrasca: non si può perdere altro tempo. «Chiediamo – riprende Mediterranea – un intervento immediato di soccorso da parte delle Autorità Europee: la piattaforma si trova a poche decine di miglia da Malta e dall’isola di Lampedusa, mentre i militari tunisini non avrebbero fornito assistenza ai naufraghi». Insomma, vanno soccorse senza perdere altro tempo.

«Richiamo l’attenzione del ministro Piantedosi – ha riportato alla Camera Marco Grimaldi, vicepresidente AVS – non possiamo lasciare sole e senza soccorso persone che da oltre quattro giorni sono naufragate sulla piattaforma petrolifera Miskar, di proprietà della multinazionale inglese British Gas, che si trova al largo delle coste tunisine, nel Mediterraneo centrale: chiediamo che il ministro intervenga al più presto».

Intanto, l’eurodeputato Sandro Ruotolo ha presentato un’interrogazione alla Commissione UE chiedendo quali misure intenda adottare per garantire il salvataggio delle trentadue vittime ed evitare il respingimento in Tunisia.

San Giovanni Rotondo, primo!

Classifica degli Ospedali migliori al mondo

L’ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza” si conferma primo al Sud. Lo attesta l’annuale classifica italiana dei World’s Best Hospitals. In Puglia, seguono il Policlinico di Bari, il Perrino di Brindisi, il San Paolo di Bari, il Vito Fazzi di Lecce, il Riuniti di Foggia, il Santissima Annunziata di Taranto (penultimo sul territorio nazionale). «Soddisfatti di aver ottenuto nuovamente un riconoscimento che ci conferma come il primo ospedale», commenta Gino Gumirato, direttore generale dell’IRCCS

 

L’ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo, anche quest’anno si conferma come primo tra gli ospedali dell’intero Sud nell’annuale classifica italiana dei World’s Best Hospitals (“I migliori ospedali del mondo”) realizzata dalla rivista americana “Newsweek”, una chart molto rigorosa. Tra gli altri parametri, sono stati presi in considerazione: il Rapporto pazienti/medici–infermieri, Qualità dell’assistenza per trattamenti specifici e Misure di igiene e sicurezza, Tempi di attesa. Per il sesto anno consecutivo, dunque, l’ospedale fondato da San Pio da Pietrelcina si è classificato al primo posto tra tutti gli ospedali del Sud Italia confermando la trentacinquesima posizione nazionale, la medesima dell’anno precedente (133 gli ospedali italiani censiti per la classifica valida per il 2025).

«Siamo molto soddisfatti di aver ottenuto nuovamente il riconoscimento di “World’s Best Hospitals” dalla rivista Newsweek anche per il 2025, che ci conferma come il primo ospedale del Sud Italia per il sesto anno di fila», commenta Gino Gumirato, direttore generale dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo.

 

 

WORLD’S PRESS HOSPITAL, COS’E’…

Cos’è il “World’s Best Hospitals”, se non una classifica, una delle tante, ma in questo caso attenta, molto accorta, ripresa dalle riviste di tutto il mondo e, per prima, dal settimanale Newsweek. La chart, come la chiamano gli americani, scaturisce dall’idea di far sentire il fiato sul collo agli addetti ai lavori di tutto il mondo. Di classifiche se ne stilano tante, tanto al chilo, tutti i giorni: su tutto, ma proprio tutto. Quella sulla Sanità, in generale, però, è materia delicata. Si parla, scrive, redige di salute: c’è un voto, competente, al massimo fra addetti ai lavori e pazienti. Ne parliamo a breve, intanto entriamo nel vivo del ragionamento.

Intanto, su quale sia il migliore ospedale al mondo, non avevamo dubbi: primi, gli Stati Uniti d’America. «E in Italia?», si domanderà qualcuno, beh, non ci sarebbe nemmeno da chiederselo: ha la meglio il Nord (avevate dubbi?). Ma, attenzione, lo scrivevamo prima, introducendo il tema con la dichiarazione del portavoce dell’ospedale pugliese più importante del Sud, che anche stavolta mantiene il primato: l’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo.

«Questo risultato – conferma Gumirato – è frutto dell’impegno costante di tutti gli operatori sanitari dell’Ospedale ai quali vanno i più sentiti ringraziamenti di tutto il Consiglio di Amministrazione. Nel perseguire l’eccellenza, i professionisti di Casa Sollievo mettono l’ammalato sempre al centro dell’attenzione sia nell’assistenza clinica e chirurgica, sia nel campo della ricerca scientifica, affinché l’obiettivo resti invariato: rispondere ai bisogni di salute dei cittadini offrendo prestazioni sanitarie fortemente integrate, ad alta specialità, e caratterizzate da un alto contenuto tecnologico, professionale e umano».

 

 

OSPEDALI PUGLIESI, GLI ALTRI…

Sempre in Puglia, il Policlinico di Bari si piazza al trentanovesimo posto in Italia. Tra gli altri ospedali pugliesi: il Perrino di Brindisi (cinquantaseiesimo), il San Paolo di Bari (sessantanovesimo), il Vito Fazzi di Lecce (settantaseiesimo), il Riuniti di Foggia (ottantatreesimo) 83simo, il Santissima Annunziata di Taranto (centotrentaduesimo, penultimo).

Come si diceva, secondo quanto riportato da Neewsweek, dalle riviste nazionali e dalle agenzie di stampa, la metodologia utilizzata per il ranking del 2025 ha considerato: Sondaggi tra decine di migliaia di colleghi, medici e professionisti in ambito sanitario, principalmente nazionali (peso attribuito 40%); metriche di Qualità ospedaliera sul rapporto pazienti/medici-infermieri, Qualità dell’assistenza per trattamenti specifici e misure di igiene e sicurezza, Tempi di attesa (37,5%); esperienze dei pazienti (17,5%); misure di esito riportate dal paziente (5%).