Chi di dazio ferisce…

Trump alza le tasse, la Cina risponde

Prima che sia troppo tardi, l’economia mondiale invita le due potenze a venire a miti consigli. Potrebbe esserci una telefonata fra Trump e Xi’, come primo rimedio. Quella delle tasse più elevate sulle merci importate, potrebbe provocare un effetto a cascata anche sulla Puglia

 

La reazione della Cina non si è fatta attendere. Pechino compie una immediata reazione contro l’aumento dei dazi voluto da Donald Trump. Tutto questo accade nelle ultime ore, in attesa di una telefonata chiarificatrice tra i leader dei due Paesi, USA e Cina, che momentaneamente potrebbe calmare le acque e fare ragionare le due potenze economiche mondiali.

Insomma, Donald Trump e una decisione che sembrava più uno slogan politico, che un programma per porre al centro dell’universo gli Stati Uniti. Una decisione che rischia di compiere un effetto-domino. Stando alle ultime ore, un risultato che non sarebbe assoluto appannaggio di quell’America forte e risoluta voluta dal tycoon. Fra il dire e il fare, per farla breve, ci sarebbe il mare. Quello della Cina. Enorme e minaccioso.

Infatti riguardo i dazi, nota dolente di tutto il programma per rendere più solida l’economia USA, ecco arrivare le prime reazioni che metterebbero il neopresidente con le spalle al muro. Aumentare le tasse sui prodotti importati fra il 10% e il 25%? Bene, ora c’è la Cina, che risponde e rilancia ponendo più o meno le stesse condizioni “svantaggiose” in senso opposto. E, allora, vedremo quando dagli Stati Uniti le esportazioni dovranno prendere la strada della Cina, per esempio. O saranno indirizzate in Europa.

 

 

PUGLIA, OCCHIO…

Finiamo di compiere un primo giro “intercontinentale”, per poi provare a capire anche cosa potrebbe, di sponda, capitare alla nostra Puglia.

Ma andiamo per gradi: Pechino risponde ai dazi del 10% a tutte le importazioni “made in China” volute da Trump, approva una serie di misure che prendono di mira il carbone e il gas naturale liquefatto (Gnl) con aliquote del 15%, più un’ulteriore tariffa del 10% su petrolio, attrezzature agricole e alcune automobili. Come riporta l’agenzia giornalistica italiana Ansa, questo pacchetto di iniziative confermate dal Ministero delle Finanze cinese, sono state evidentemente imposte per contrastare i piani annunciati nei giorni scorsi dal presidente USA. Ed entreranno in vigore, non fra un mese, due mesi: nient’affatto, il tutto partirà, senza se e senza ma, da lunedì 10 febbraio.

Naturalmente, secondo un plausibile effetto-domino, la decisione assunta da Trump, cioè di imporre dazi del 25%, fra gli altri, a Canada e Messico, e – si diceva – del 10% contro la Cina, con l’annuncio che a breve toccherà anche all’Europa, non può che mettere in allerta gli imprenditori pugliesi. I dazi porrebbero un freno agli scambi commerciali con gli Stati Uniti, con effetto a cascata sulla nostra economia che non se la passa bene. È quanto emerge dal nuovo studio condotto dal data analyst Davide Stasi, responsabile dell’Osservatorio economico Aforisma e cultore della materia in Economia politica all’Unisalento, e riportato dal quotidiano pugliese l’Edicola nelle sue due edizioni, quella pugliese e quella nazionale.

 

 

E STASI, L’ANALISTA, SPIEGA

«I dazi – spiega l’analista – di norma sono pagati da chi importa le merci; spesso costituiscono un freno al commercio, perché alzano i prezzi e rendono alcuni prodotti meno convenienti: vengono introdotti oppure incrementati anche per tutelare il mercato interno di un Paese, ricorrendo alla giustificazione di voler contrastare frodi o traffici illeciti o per ridurre la libera concorrenza».

Un esempio. «L’Unione europea – spiega Stasi – aveva stabilito di alzare i dazi sulle importazioni di auto elettriche cinesi, con l’accusa di aver causato un danno economico ai produttori europei». Si tratta di imposte indirette sui consumi, che colpiscono così la libera circolazione dei beni da uno Stato all’altro. Vengono pagati normalmente alla dogana dall’importatore o dall’esportatore, tramite una dichiarazione doganale. Solo una volta compiuto il pagamento, la merce può circolare in un determinato mercato. Il principale effetto è quello di elevare i prezzi al fine di ridurre l’acquisto di una determinata merce all’interno del proprio Paese. È un intervento, dunque, di politica protezionistica, che punta a proteggere la produzione nazionale da fattori esterni.

«Verso gli Stati Uniti d’America – prosegue l’esperto – esportiamo prodotti più di quanti ne importiamo». Negli ultimi anni, per via dell’inflazione, sono aumentati i prezzi determinando un importante e crescente surplus commerciale per il Meridione. Questo si verifica quando un Paese esporta beni per un valore maggiore di quello che importa; viceversa, gli Stati Uniti d’America hanno un deficit commerciale o una bilancia negativa.

 

 

BILANCIA COMMERCIALE POSITIVA

Nel 2021, scrive ancora l’Edicola, riportando un’analisi dettagliata, sono stati esportati beni, dalla Puglia verso gli Stati Uniti, per un valore complessivo di 734,9 milioni di euro, a fronte di importazioni che si sono fermate a un miliardo 457,7 milioni di euro, per un saldo attivo di 277,2 milioni di euro. L’anno dopo sono stati esportati beni per un valore complessivo di 892,2 milioni di euro, a fronte di importazioni che si sono fermate a un miliardo 643,1 milioni di euro, per un saldo attivo di 249 milioni di euro. L’anno scorso sono stati esportati beni per un valore complessivo di 992,1 milioni di euro, a fronte di importazioni che si sono fermate a un miliardo 710,2 milioni di euro, per un saldo attivo di 281,9 milioni di euro. Da gennaio a settembre 2024, sono stati esportati beni per un valore complessivo di 726,4 milioni di euro, a fronte di importazioni che si sono fermate a un miliardo 553,5 milioni di euro, per un saldo attivo di 172,9 milioni di euro. Ad oggi, la bilancia commerciale per il Mezzogiorno è positiva.

Pioggia di miliardi

Finalmente Cipess conferma uno stanziamento importantissimo

Riguardano Taranto e la sua provincia: dalla litoranea interna Talsano-Avetrana a Spazioporto di Grottaglie, proseguendo con il potenziamento dell’impianto di depurazione di Taranto-Gennarini. Ma anche la realizzazione dell’impianto di dissalazione delle acque salmastre delle sorgenti del Tara, proseguendo con la realizzazione di nuovi corpi di fabbrica nell’area dell’ospedale San Cataldo. «Con l’approvazione del Cipess si chiude un impegnativo e lungo percorso di confronto con il Governo nazionale, che consente l’avvio di importanti investimenti in aiuti alle imprese», ha dichiarato Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia

 

Il Cipess (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile), in questi giorni ha confermato lo stanziamento di circa sei miliardi di euro per il finanziamento della litoranea interna Talsano-Avetrana, facendo seguito alla richiesta avanzata dalla Regione Puglia.

Con tale intesa, altrimenti noto come Accordo per la Coesione, la Regione ottiene dal Governo centrale un finanziamento importante (5,8 miliardi, per l’esattezza). Queste risorse economiche daranno nuovo impulso alla nostra provincia rafforzando in questo modo infrastrutture, imprese e sviluppo territoriale. La notizia giunge da una fonte autorevole, e cioè dal sottosegretario Alessandro Morelli, dopo la delibera, appunto, del Cipess che riconosce alla Puglia 4,4 miliardi (Fondo Sviluppo e Coesione 2021-2027), ai quali vanno aggiunti 1,4 miliardi (Fondi nazionali complementari).

 

 

LA NOSTRA PROVINCIA

In particolare, fra i finanziamenti resi operativi dal Cipess e riguardanti Taranto e la sua provincia, si evidenziano lo Spazioporto di Grottaglie (70 milioni di euro), il potenziamento dell’impianto di depurazione di Taranto-Gennarini (37 milioni), la realizzazione dell’impianto di dissalazione delle acque salmastre delle sorgenti del Tara (70 milioni 805mila 991 euro), la realizzazione di nuovi corpi di fabbrica nell’area dell’ospedale San Cataldo da adibire a polo ospedaliero universitario (28 milioni), il completamento del Centro nautico, struttura che sarà realizzata in occasione dei Giochi del Mediterraneo, riguardante l’accesso veicolare e i parcheggi (11 milioni 735mila 140 euro e 95 centesimi), i lavori di riqualificazione dell’area adiacente al centro servizi da adibire a spazio polifunzionale a  Martina Franca (7 milioni).

Il piano perseguito per anni e sostenuto dalle varie forze politiche in campo, prevede investimenti importanti, a cominciare dal potenziamento della rete stradale e ferroviaria, con particolare interessamento della litoranea interna Talsano-Avetrana, il Corridoio Plurimodale Adriatico, la strada Camionale di Bari (che collegherà l’autostrada A14 al Porto di Bari) e lo Spazioporto di Taranto-Grottaglie. Investimenti importanti saranno fatti anche per la gestione delle risorse idriche, fra questi, progetti come l’impianto di dissalazione delle sorgenti del Tara e l’Acquedotto del Fortore.

 

 

TASSELLO FONDAMENTALE

Il sottosegretario Morelli nel suo intervento ha posto l’accento su un’assegnazione che, oggi, rappresenta un tassello fondamentale del nuovo modello di governance delle politiche di coesione, a garanzia di interventi mirati per la crescita economica e sociale del territorio.

Ma andiamo per ordine. Il cosiddetto “via libera” è arrivato nel corso della riunione svoltasi giovedì scorso, 30 gennaio, a Palazzo Chigi del Cipess alla quale ha presieduto Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia. Il “via libera” sull’accordo per la coesione era stato sottoscritto il 29 novembre a Bari, tra il presidente del Governo, Giorgia Meloni, e il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Il ciclo di investimenti (2021/2027) assegna alla Regione risorse per oltre 5 miliardi di euro (4 miliardi 588 milioni 810mila 310 euro a valere sul Fondo sviluppo e coesione, per essere precisi) ai quali si aggiunge 1 miliardo 770 milioni di euro a favore del Programma operativo complementare a valere sul Fondo di rotazione (ex legge 183/1987) e sul cofinanziamento della Regione Puglia.

Diversi i commenti riguardo una decisione attesa da tempo. «Con l’approvazione del Cipess – dice il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano – si chiude un impegnativo e lungo percorso di confronto con il Governo nazionale, che consente l’avvio di importanti investimenti in aiuti alle imprese, nei trasporti, nelle risorse idriche, nell’ambiente, nel welfare, nello sviluppo delle attività culturali e della promozione turistica, nello sviluppo urbano e nelle politiche del lavoro. Ci aspettano ancora mesi di duro lavoro, ma la Puglia spenderà presto e bene tutto quello che è a disposizione, come ha sempre fatto negli ultimi vent’anni di governo. Per il risultato, ringrazio la struttura tecnica guidata da Pasquale Orlando e tutti i direttori di dipartimento».

 

 

GRANDE SODDISFAZIONE

«Dopo un lavoro tecnico durato due mesi per chiudere il quadro generale degli investimenti – dichiara l’assessore Delli Noci – l’Fsc è stato approvato dal Cipess; adesso saranno necessari ancora circa due mesi per la bollinatura del decreto da parte della Corte dei Conti e subito dopo le risorse saranno a disposizione delle comunità; ribadiamo la necessità di istituire una apposita cabina di regia regionale per supportare le amministrazioni sia da un punto di vista tecnico, affinché utilizzino le risorse nei tempi dovuti e le rendicontino adeguatamente, ma anche da un punto di vista qualitativo affinché le risorse vengano utilizzate nel miglior modo possibile, con un impatto che generi coesione e crescita territoriale».

Sempre nella riunione dello scorso 30 gennaio si è anche riunita la cabina di regia Fsc che, tra i diversi provvedimenti, ha definitivamente approvato la proposta di riprogrammazione del Piano sviluppo e coesione della Regione Puglia per complessivi 50,3 milioni di euro. Investimento finalizzato ad assicurare copertura finanziaria a progetti di investimento in ricerca e sviluppo presentati da grandi, medie e piccole imprese a valere sugli avvisi Por Puglia 2014-2020 e relativi ai Programmi Integrati di Agevolazioni (PIA) Piccole e Medie Imprese e ai Contratti di Programma (CdP).

«La destinazione di queste risorse – commenta l’assessore Delli Noci – verso progetti di ricerca e sviluppo destinati allo svolgimento di attività ad elevato valore aggiunto, particolarmente rilevanti nel sostenere le strategie competitive delle imprese operanti sul territorio regionale, avrà conseguenze significative anche per l’ampliamento della base occupazionale, con specifico riferimento a profili di elevata competenza».