Quanti vip da spiaggia!

Conte, Del Piero e Morandi i primi piombati in vacanza

Da Monopoli a Savelletri, circolano le stelle del calcio e della canzone. Antonio per riabbracciare un vecchio amico, Alex per partecipare a un torneo di golf, Gianni per godersi il mix, unico in Italia, fra spiaggia e mare. Con buona pace dei fans, tantissimi, a caccia di selfie e autografi

 

Che la Puglia sia la culla degli juventini lo dice la storia. Qui esistono numerosi club che organizzano trasferte da mille chilometri per portare sostegno alla squadra bianconera nell’Allianz Stadium. Ma lo dicono anche le stelle salentine passate dalla maglia giallorossa a quella a strisce verticali della squadra con sede a Torino: Causio, Brio, Conte.  Calciatori dei quali la Madama del calcio italiano si è sempre fidata ciecamente. Antonio Conte, poi, nella duplice veste di calciatore e allenatore (oggi è il tecnico del Napoli appena laureatosi campione d’Italia), ha vinto tutto, dalla Coppa Campioni agli scudetti di fila. Dunque, di Antonio Conte, l’altro juventino è Alex Del Piero.

Il primo, allenatore del Napoli campione d’Italia è stato avvistato a Monopoli, a lide Le Macchie, dove ha passato una giornata al mare, ospite Francesco Schiavone, imprenditore balneare fasanese e suo vecchio amico. L’allenatore leccese lo scorso anno e quest’anno è risultato il più corteggiato dai club italiani e internazionali (lo ha inseguito la “sua” Juventus, ma anche il Milan), da giorni è in Puglia. Prima di recarsi a lido Le macchie, pare sia stato notato al Tabù di Porto Cesareo. Insieme con lui, i fratelli Gianluca e Daniele.

 

 

DA CONTE A DEL PIERO…

Una scelta in qualche modo obbligatoria, invece, per Alex Del Piero, opinionista di Sky, che non ha proseguito la sua carriera nel calcio attivo, come il suo amico Antonio Conte, ma che nel tempo è diventato un grande appassionato di golf. Praticato, ovviamente. Obbligatoria perché da queste parti ci sono campi da golf e poi era stato organizzato e promosso un torneo al quale Del Piero si è iscritto. Alex ha soggiornato a Savelletri di Fasano per prendere parte al “San Domenico Golf alla Summer Pro-Am”, un torneo di grande richiamo per gli amanti del golf che si sfidano in una gara a squadre mista, nella quale si misurano, insieme, professionisti e dilettanti.

Trovandosi in Puglia, Alex ha realizzato in qualche modo ha coronato anche il desiderio di don Biagio Convertini, cinquantuno anni, cappellano dell’ospedale “S. Giacomo” di Monopoli, e grande tifoso bianconero. Prima una foto-ricordo, poi una dedica  sulla maglia storica indossata dalla Juventus nella storica finale di Champions del 1996 giocata a Roma e vinta contro l’Aiax. La maglia autografata da Del Piero è celebrativa, e gli amici del cappellano gliene avevano fatto omaggio lo scorso anno, in occasione del copleanno del parroco monopolitano.

 

 

PASSANDO PER MORANDI

Un habitué delle spiagge pugliesi è, invece, Gianni Morandi, icona della canzone italiana e internazionale, ha avuto anche un incarico di grande prestigio, quello di presidente onorario della squadra per cui ha sempre tifato: il Bologna. Un ruolo ricoperto dal 2010 al 2014 con grande impegno. Fra le mete preferite di Morandi, le spiagge salentine. L’artista emiliano, felicissimo di avere assistito alla finale di Coppa Italia vinta dal suo Bologna in una appassionata sfida contro il Milan, da trent’anni trascorre un periodo di vacanza sulle spiagge salentine dove non si sottrae all’abbraccio dei fan. Appassionato dei social in genere, ha pubblicato le sue prime foto fatte con i fans sul suo profilo Facebook, con un suo commento e via via quelli dei suoi fans.

Fra le mete di lusso, preferite dai vip, Polignano a Mare, con Borgobianco Resort & Spa e il Covo dei Saraceni; Ostuni, con La Sommità Relais & Chateaux e Masseria Torre Maizza; Gallipoli con l’hotel Palazzo del Corso e la masseria L’Antico Frantoio; Lecce, Risorgimento Resort e Patria Palace; Santa Maria di Leuca, con villa La Meridiana e il Messapia Hotel & Resort.

«Sono nera, sono Pamela!»

Campionessa dentro e fuori dal ring

Pamela Malvina Noutcho Sawa, racconta. Dal fallimento del referendum, al lavoro in corsia, ai titoli italiano ed europeo. «Lavoro nel pubblico, ma in banca mi negarono il mutuo per la casa; ho fatto campagna referendaria con tutti i miei amici, molti non sapevano nemmeno che si votasse…», spiega. Cittadina italiana dal 2022, si batte per i titoli sportivi e per chiunque voglia sentirsi italiano

 

«Lavoro nel pubblico, ma in banca mi negarono il mutuo per la casa; ho fatto campagna referendaria con tutti i miei amici, molti non sapevano nemmeno che si votasse: cittadina, dopo venti anni, sognavo il “Sì” alle urne, per non essere esclusa». Pamela Malvina Noutcho Sawa, pugile, un titolo europeo dei leggeri donne, dopo aver battuto lo scorso anno la serba Nina Pavlovic, conseguì il terzo titolo nel pugilato femminile dopo quelli di Veronica Tosi e Silvia Bignami. «La mia vittoria è tutta per la città di Bologna», aggiunse dopo il match europeo per fare una dedica alla città in cui vive e dove lavora come infermiera all’Ospedale Maggiore.

Sognava un esito diverso per i referendum, ma in Italia, se non cambiassero le regole, con l’aria che tira e la sola metà degli italiani che si recano alle urne, sarà sempre più difficile abrogare una legge nonostante la maggioranza dei “Sì” sia schiacciante. Il referendum a cui Pamela si riferiva riguardava, ovviamente, il diritto di cittadinanza. Fosse stata abrogata la legge, sarebbero stati sufficienti cinque anni di lavoro consecutivi, e non dieci, per ottenere la cittadinanza italiana.

 

 

«SONO ITALIANA NERA!»

«Sono una donna, sono nera, sono Pamela!», aveva dichiarato, fiera, al Resto del Carlino, il quotidiano con sede proprio nella Città dotta. L’orgoglio non era di circostanza. Lei, Pam, lo aveva ripetuto e continuerà a ripeterlo fino alla nausea. «Mi sento italiana e spero che un giorno ci sarà anche un pezzo di carta che me lo dirà!». Camerunese, Pamela vive in Italia dall’età di otto anni, lavora come infermiera dell’ospedale Maggiore ma, si diceva, non ha ancora ottenuto la cittadinanza italiana.

Il video nel quale parla di questi e altri temi, è stato pubblicato sulla pagina della palestra “Bolognina Boxe”, che riporta testuale: «La cittadinanza non è un privilegio e neanche un’arma di propaganda politica da sbandierare ai quattro venti quando elettoralmente conviene». La riflessione la solidarietà della palestra, non solo a parole, ma con i fatti. «Come Asd Bolognina Boxe supportiamo la battaglia di Pamela e di tutte e tutti coloro i quali subiscono sulla propria pelle un razzismo istituzionalizzato che li rende di fatto cittadini di serie B, utili quando devono produrre manovalanza a basso costo ma non quando devono ricevere diritti».

 

 

CAMERUN, ITALIA, PERUGIA

Giunta a Perugia per riabbracciare il padre, ha vissuto l’adolescenza nella provincia umbra per poi trasferirsi a Bologna, dove ha iniziato l’università nella quale avrebbe conseguito una laurea in Scienze Infermieristiche. Ed è proprio nel capoluogo emiliano, durante un tirocinio in un centro di accoglienza per senza fissa dimora, che fa il suo primo incontro con il pugilato. Un amore a prima vista, Pamela impara in fretta e mostra subito grandi potenzialità con due allenatori come Alessandro Dané e Franco Palmieri.

«Sul ring della Bolognina Boxe, una palestra popolare che offre il pugilato nudo e crudo – riporta Il Resto del Carlino – quello intriso di valori sociali, che accoglie chi non può pagarsi gli allenamenti e che si radica nel quartiere di cui porta il nome per stare vicino alla gente».

 

 

E, FINALMENTE, BOLOGNA

Pamela comincia a lavorare all’Ospedale Maggiore e tra le corsie non mancano i contrattempi, anche molto sgradevoli. Esistono ancora pregiudizi, nonostante Bologna sia una città accogliente, aperta sotto questo punto di vista: più di qualcuno non la considera l’infermiera di turno, e questo alla futura campionessa europea di pugilato, fa male, molto più male dei colpi incassati sul ring.

Nel 2021 fa suo il titolo italiano, poi passa al professionismo. Dopo oltre venti anni in Italia attende una cittadinanza che sembra un miraggio. Una cittadinanza che, finalmente, arriva nel 2022 mentre a fine 2023 diventa campionessa italiana dei pesi leggeri.

Pamela Malvina continua a vincere, con il successo più bello che arriva proprio il 5 aprile nella sua Bologna, davanti agli oltre 2.500 del Paladozza che urlano il suo nome. Titolo europeo EBU Silver, sette incontri, zero sconfitte. «Sono grata a questa città, è un sogno», dice tra le lacrime sul ring di Piazza Azzarita. Dai quartieri popolari all’ombra delle Due Torri, tutti esultano per un successo che sa di riscatto. 

Taranto, Bitetti nuovo sindaco

Amministrative, vince il centrosinistra

Ricompattata, la coalizione di centrodestra resta distante del 10%. Il nuovo “primo cittadino” ha incassato l’appoggio esterno dei Cinquestelle, che restano all’opposizione, la scorsa settimana. E’ dal ’93 che la Città dei Due mari ha ragione sulla parte avversa.«Ora lavoriamo per il bene comune, la prossima Amministrazione cittadina partirà da una nuova grammatica, privilegiando il “noi”, anziché l’“io”», ha dichiarato ieri il nuovo inquilino di Palazzo di Città

 

Taranto ha un nuovo sindaco: è Piero Bitetti, espressione della coalizione di centrosinistra. Ha battuto con circa il 10% di distacco, Francesco Tacente, candidato del centrodestra, che dopo il ballottaggio aveva incassato pieno sostegno da parte dell’altro candidato del centrodestra, Luca Lazzàro, terzo nella prima convocazione alle urne per eleggere l’Amministrazione cittadina. Meno convinto, tanto che resterà all’opposizione, l’appoggio del Movimento Cinquestelle che per voce di Anna Grazia Angolano, candidata-sindaca, solo metà settimana scorsa si è avvicinato al neosindaco della Città dei Due mari.

Da voci che circolavano, sembrava che il ballottaggio potesse essere più combattuto, invece Bitetti, in termini di percentuale, ha mantenuto la stessa distanza da Tacente, il suo antagonista. Non che la matematica, in politica, faccia giurisprudenza, ma patto con lo schieramento di Lazzàro al quale va riconosciuto un importante lavoro alla vigilia della prima consultazione, con una risalita non indifferente rispetto ai primi sondaggi.

 

 

INSIEME PER IL BENE COMUNE

«Ora lavoriamo per il bene comune, la prossima Amministrazione cittadina partirà da una nuova grammatica, privilegiando il “noi”, anziché l’“io”», così martedì, tardo pomeriggio, Piero Bitetti neosindaco di Taranto, rilasciando le prime dichiarazioni dal suo comitato elettorale di via Di Palma, angolo con via Duca degli Abruzzi. Lì, un’ora prima, in ordine sparso, erano arrivati per complimentarsi con lui, il presidente della Regione, Michele Emiliano; l’europarlamentare, ex sindaco di Bari, Antonio Decaro; il neopresidente della Provincia, Gianfranco Palmisano.

E’ stata una campagna elettorale senza esclusione di colpi, ma sempre giocata nella massima lealtà, tanto che il nuovo sindaco si è detto convinto che con l’opposizione si possa dialogare per il bene della città.  

 

 

DAL ’93, SEMPRE CENTROSINISTRA

Taranto, in buona sostanza, ha privilegiato la continuità, confermando per la nona volta, dal 1993 a oggi, un’Amministrazione di centrosinistra. Bitetti, esponente di “Con”, ex assessore, ex presidente del Consiglio comunale, ha ottenuto oltre il 54% delle preferenze (37,39% al primo turno) ed è riuscito a costruire attorno alla sua candidatura un’area di consenso ampia, sostenuta da otto liste (Pd, Azione, Avs, Demos, Unire Taranto e civiche).

Importante, privo di formalizzazione, si diceva, è stato l’appoggio esterno del Movimento 5 Stelle, che nella prima sessione di voto, domenica 25 e lunedì 26 maggio, aveva raccolto circa l’11% con la candidata Annagrazia Angolano («Bitetti, per fermare l’avanzata della destra»).

 

 

OPPOSIZIONE COSTRUTTIVA

«Il nostro impegno sarà per tutti: governare Taranto non sarà facile, ma sarà il nostro onore e la nostra missione, un appello, questo, che rivolgo ai competitor», ha ribadito Bitetti, salendo sulla stessa sedia dalla quale aveva dato il via alla sua campagna elettorale. «I cittadini ci hanno dato un ruolo – ha dichiarato alle agenzie, ai cronisti di stampa, radio e tv – la campagna elettorale ce la lasciamo alle spalle: adesso dobbiamo lavorare tutti insieme nell’interesse e per il bene comune». Questo, invece, il commento di Tacente dal suo comitato elettorale di via Giovinazzi: «Non abbiamo raggiunto il risultato sperato, ma oggi non è solo la fine di una campagna elettorale, ma l’inizio di un progetto che porteremo avanti con determinazione e con responsabilità: la nostra sarà un’opposizione responsabile e costruttiva».

Puglia, bellezze fra cielo e mare…

Monopoli, Ceglie Messapica, Alberobello, Trani e Castel del Monte

Da visitare, di corsa, prima che arrivi il caldo canicolare. Ogni comune, il suo attrattore. Non c’è che l’imbarazzo della scelta. Le cattedrali, i castelli, le barche, gli angoli da scoprire. La star è Castel del Monte, nel cuore della Murgia. Non sottovaluteremmo, però, Monopoli, considerato crocevia di civiltà; Ceglie Messapica per la sua storia; Alberobello, fiaba in pietra nel cuore della Valle d’Itria; Trani, pietra bianca, mare e memoria nel cuore dell’Adriatico

 

Il calore delle Puglia, nel senso di accoglienza, ma anche come temperatura, è proverbiale. Allora, se non adesso, quando? Quando visitare questa regione incantevole in quei posti che hai sentito nominare, ma non avevi avuto il tempo di visitare, almeno con il pensiero. Con l’occhio, guardando tutto quello che internet, fra siti e Youtube, ma anche Facebook piuttosto che Instagram, ti propone non appena clicchi la parola magica: “Puglia”.

Dunque, la Puglia, il caldo, il calore. Prima che il caldo prenda il sopravvento e, allora, impedisca di visitare un luogo, una cittadina come si conviene, come un turista che fa turismo ragionato compie. E, allora, ecco svelata questa breve, ma doverosa introduzione. Il sito paesionline.it, in un ampio servizio a firma di Sonia Surico, ha compiuto una sua ricerca e ai suoi numerosissimi lettori e follower, stavolta ha suggerito una meta, anzi cinque, sulle quali fiondarsi da…ieri. Dunque, prima dell’estate, alle porte, è il caso, come suggerisce il sito dalla parte dei turisti prendere carta e penna, o affidarsi alla stampante, e scrivere: Monopoli, Ceglie Messapica, Alberobello, Trani e Castel del Monte.  

 

 

LE STELLE DA SCOPRIRE…

Monopoli, considerato crocevia di civiltà e meraviglia sul mare; Ceglie Messapica per la sua storia, come da origina del nome, da storia messapica, medioevo e barocco nel cuore della Valle d’Itria; Alberobello, ritenuta, a ragione, la fiaba in pietra nel cuore della Valle d’Itria; Trani, pietra bianca, mare e memoria nel cuore dell’Adriatico; infine, Castel del Monte, l’enigma di pietra nel cuore della Murgia.

«La Puglia – leggiamo su paesionline – è un mosaico di paesaggi sorprendenti, sapori autentici e borghi che sembrano sospesi nel tempo». Basta allontanarsi di pochi chilometri dalle città più conosciute per ritrovarsi immersi in uliveti secolari, coste selvagge o piccoli centri che custodiscono storie millenarie. «Che tu stia cercando una giornata di relax tra mare e natura, un viaggio tra le pietre bianche della tradizione o un assaggio della vera cucina pugliese, qui troverai l’ispirazione giusta». Ecco che si parte, alla scoperta di cinque gite fuori porta perfette per respirare l’anima autentica del “Tacco dello stivale”.

Monopoli, uno dei principali attrattori della Puglia. Pezzo di punta di questa cittadina che poi cittadina non è, in quanto il suo status è da città, non fosse che è troppo vicina a Bari.  Bello il porto antico, che scivola tra le mura del centro storico. I moli, le barche di pescatori. Poi il Castello di Carlo V, baluardo in pietra a difesa della città. Poi la Cattedrale, sorta in epoca medievale. Mare ed entroterra delle meraviglie, come a dire che ce n’è per tutti i gusti: calette tra le rocce, spiagge sabbiose, masserie storiche, uliveti, mandorli in fiore, frutteti e orti.

 

 

QUELLE DA RILANCIARE

Ceglie Messapica, Murgia meridionale, borgo antico della Puglia. Il centro storico si snoda fra vicoli in pietra chiara, archi e cortili che conducono fino al Castello Ducale, che nei secoli ha ospitato Normanni, Svevi e Aragonesi. A brevissima distanza, la Chiesa Collegiata del XVI, stile rinascimentale, poi la Chiesa di San Domenico, barocca, realizzata seguendo i canoni della scuola del Bernini.

Fra Bari, Brindisi e Taranto, un posto di grande suggestione, conosciuto in tutto il mondo per le sue costruzioni in pietra, calce e con un tetto a forma di cono: Alberobello.  Millecinquecento trulli, dal ’96 del secolo scorso, indiscusso Patrimonio dell’Umanità: un riconoscimento che ne celebra il valore storico e culturale. Costruiti a secco, potevano essere facilmente smontati: un escamotage studiato dalla popolazione che in questo modo riusciva ad evitare tasse previste sui nuovi insediamenti imposte dal Regno di Napoli.

 

 

CATTEDRALI, MUSEI, UN ENIGMA

Trani, una città mozzafiato. La bellezza della Cattedrale di San Nicola Pellegrino, una delle più alte espressioni del romanico pugliese. Di fronte alla cattedrale, ecco il Castello Svevo, costruito da Federico II di Svevia. Barche, pescherecci e locali affacciati sull’acqua, si possono ammirare la facciata severa di Palazzo Caccetta. Piazza Duomo, il “salotto” che accoglie la cattedrale, ospita due musei: quello della Macchina per scrivere (Palazzo Lodispoto) dedicato ad Adriano Olivetti, e il Museo Diocesano che conserva opere d’arte sacra.

A pochi chilometri da Andria, si erge uno dei monumenti più misteriosi e affascinanti d’Europa: Castel del Monte. «Con la sua forma perfetta e geometrica, questo castello del XIII secolo è molto più di un’opera architettonica medievale: è un enigma in pietra, carico di simbolismi e interrogativi ancora irrisolti», scrive Sonia Surico (paesionline). Una struttura ottagonale, rigorosa e armoniosa, otto torri, anche queste di forma ottagonale. Anche questo straordinario manufatto è legato a Federico II di Svevia, imperatore-filosofo del Sacro Romano Impero. «Castel del Monte – conclude il reportage – è un’opera unica nel panorama dell’architettura medievale europea; la sua pietra calcarea, che cambia colore con la luce del giorno, e la posizione dominante sulla valle sottostante ne fanno un luogo dal forte impatto visivo ed emotivo». 

«Genitori, frenate i social!»

Addio a Martina, quattordici anni, una vita negata

Assassinata con tre colpi di pietra sul capo. L’ex fidanzato reo confesso. Non si fa in tempo a seppellire una ragazza, che si registra un altro femminicidio. Lo psichiatra Paolo Crepet invita a porre un freno all’uso di internet, specie ai giovanissimi. «Decine di migliaia di ragazzine a tredici anni escono a mezzanotte; mai che un padre si metta davanti alla porta, anzi, le danno pure cento euro», dice lo studioso

 

Altro femminicidio. Il trentaduenne romeno fermato mercoledì con l’accusa di aver ucciso Maria Denisa Adas, ha confessato. L’uomo, guardia giurata, sposato e con due figli, dopo il fermo ha confessato. «Denisa mi ricattava, per questo l’ho uccisa». La donna, trent’anni, scomparsa il 15 maggio scorso a Prato, è stata ritrovata senza vita nei pressi di un casolare abbandonato. Era stata strangolata la stessa sera della sua scomparsa.

Apriamo con questo nuovo fatto di cronaca registrato appena due giorni fa (in realtà l’articolo lo scriviamo solo un giorno prima, cioè ieri), perché la storia sulla quale volevamo soffermarci in questa rubrica è un altro femminicidio, l’ennesimo, drammatico come può esserlo un omicidio, peggio se consumato ai danni di una donna, di una ragazza acerba nel caso di Afragola.

 

 

MARTINA, COLPITA TRE VOLTE

«Martina ha rifiutato un abbraccio: era di spalle e l’ho colpita», ha confessato Alessio Tucci, diciotto anni, femminicida reo confesso, davanti al giudice per le indagini preliminari. L’ha colpita con una pietra e con inaudita ferocia, come accade in uno di quei “crime tv” che tanto piacciono a papà, mamme e figlioli, che eleggono ad eroi chi senza farsi scrupoli risolve il problema, anche con violenza. Una violenza che si è abbattuta sul capo di quella ragazzina, di spalle, come se avesse dato al suo assassino l’ultima risposta con la quale lo invitava a tenersi lontano da lei.

Colpita tre volte violentemente così da toglierle il respiro, cancellarla per sempre alla vista di quel ragazzo così violento che fra i suoi princìpi non considerava nemmeno lontanamente un rifiuto. «E’ stato un attimo…», abbiamo sentito dire da qualcuno in circostanze simili, come se fosse plausibile che per attenuare il giudizio del giudice valga tutto, qualsiasi cosa: anche giustificare un gesto così efferato come se fosse un attimo di distrazione. Così, Alessio, l’assassino, ha nascosto il corpo di Martina in un armadio in un casolare di Afragola, dove poi è stato rinvenuto il corpo della poveretta. Durante l’interrogatorio, svoltosi nel carcere di Poggioreale, il ragazzo, accusato di omicidio pluriaggravato ed occultamento di cadavere, ha risposto alle domande del giudice, alla presenza del suo avvocato: «Non sappiamo se fosse viva – ha detto il legale dell’omicida – ma Alessio ha detto che la povera Martina non respirava più».

 

 

«NESSUN ACCANIMENTO», DICE LA DIFESA

«Comunque – la tesi difensiva dell’avvocato – non c’è stato accanimento; tre colpi, la ragazza ha perso i sensi quasi subito, ma nessun accanimento». Basiti è dir poco, ma non vogliamo fare il processo nel processo. Della posizione di certi programmi televisivi, al limite dell’osceno, ne abbiamo già scritto: siamo per la libertà d’informazione, ma non per lo sciacallaggio a favore di audience o di plastico, specie quello esercitato sul dolore che hanno, puntualmente, i parenti e gli amici più stretti delle vittime.

Ma veniamo a quanto ha attirato la nostra attenzione. L’ennesimo intervento, uno dei pochi avveduti e fatti senza cercare consensi, se non quello di accendere una spia su uno dei temi dei quali si discute spesso, a casa come a scuola: quello dello psichiatra Paolo Crepet: «Il raptus è un’insolenza per l’umanità», ha detto rilasciato all’agenzia giornalistica Adnkronos. Il risentimento che traspare dalle sue parole è una risposta ferma, secca, a quanti nel raccontare la cronaca descrivono questi assassini come persone normali trasformate improvvisamente in mostri. «Chi dice che ci sono esseri umani che fino al sabato pomeriggio sono dei santi – spiega Crepet – e poi lunedì sono dei feroci assassini, lo raccontino nelle più brutte favole della storia!».

La sua provocazione che sentiamo di condividere: «C’è qualcuno contro i social? Qualcuno che ha detto che a tredici anni non si possono usare i social? Decine di migliaia di ragazzine a tredici anni usciranno, non alle nove, a mezzanotte; non ho mai conosciuto un padre che si mette davanti alla porta. Anzi, non solo aprono la porta e gli dicono “divertiti”, ma le danno pure cento euro».

 

 

SOCIAL, PONIAMO UN FRENO!

L’uso indiscriminato dei social. «Se uno ha un profilo social a soli undici anni c’è un problema», sottolinea i rischi che questi strumenti comportano nelle relazioni sentimentali giovanili. Il revenge porn (vendetta porno, la condivisione pubblica di immagini o video intimi tramite Internet, senza il consenso dei protagonisti degli stessi, ndc) rappresenta l’evoluzione digitale della violenza di genere che Crepet denuncia da trent’anni. «La dipendenza da social e i disturbi comportamentali che ne derivano – considera il sito, sempre molto attento ai temi che maturano nell’ambito dello studio, orizzontescuola.it, creano terreno fertile per relazioni tossiche». Crepet sottolinea come la società abbia scelto di «non sentire il peso» di questa responsabilità, preferendo l’ipocrisia delle fiaccolate alla fatica di un’educazione digitale consapevole. «Il sexting e l’adescamento online – conclude la considerazione orizzontescuola.it – completano un quadro in cui i minori sono esposti a dinamiche adulte senza gli strumenti per comprenderle, creando quella “insolenza per l’umanità” che lo psichiatra denuncia con forza».

Referendum, “Sì” e “No”

Domenica 8 e lunedì 9 giugno alle urne

Fra i quesiti, cinque complessivi, quello sulla cittadinanza italiana (scheda gialla). L’obiettivo sarebbe il perfezionare una legge che risale a  al 1992. Interviene su uno dei requisiti necessari per presentare la domanda di cittadinanza, dimezzando, da dieci a cinque, gli anni di residenza continuativa in Italia necessari

 

Domenica 8 e lunedì 9 giugno, in concomitanza con il turno di ballottaggio delle Amministrative (il primo turno si è svolto il 25 e 26 maggio), i cittadini sono chiamati a votare per i cinque referendum popolari abrogativi: quattro in tema di lavoro e uno relativo alla cittadinanza italiana (scheda gialla).

Detto che per avere validità un referendum deve superare il quorum del 50% più un voto, si parla dei quattro referendum per il lavoro, importanti, un po’ meno di quello sulla cittadinanza, così ci piace intanto iniziare dalla fine, perché questo riguarda due milioni di “italiani” non ancora regolarizzati. Dunque, il “Sì” al quinto referendum, va ricordato, sarebbe un primo significativo passo avanti per rendere migliore una legge che risale a più di trent’anni fa, e cioè al 1992, e che nel nostro Paese attualmente regola l’acquisizione della cittadinanza italiana. Nello specifico, il referendum, la quinta scheda, interviene su uno dei requisiti necessari per presentare la domanda di cittadinanza, dimezzando, da dieci a cinque, gli anni di residenza continuativa in Italia necessari. Tutti gli altri requisiti (reddito stabile, conoscenza della lingua, non aver commesso reati, aver pagato le tasse) restano invariati. Se un italiano condividesse la legge esistente, può mettere una croce sul “No”.

 

 

DUE MILIONI “ITALIANI” IN ATTESA

«Un quesito tanto semplice quanto impattante – si legge – sulla vita di oltre due milioni di persone che potrebbero accedere allo status di cittadini e cittadine dopo tanti anni di lavoro, studio e residenza ininterrotta in Italia». «Poter chiedere di essere cittadini italiani – spiega Renato Benedetto sulle colonne del Corriere della sera – dopo cinque anni di residenza nel Paese anziché dopo dieci: di questo tratta, andando a stringere, il quinto quesito, quello che si troverà sulla scheda gialla ai referendum dell’8 e 9 giugno, l’unico che non riguarda il lavoro; meglio sgomberare il campo subito, allora, dicendo di cosa non si tratta: non si parla di ius soli, né di ius scholae, di  minori che diventano cittadini italiani per nascita o per aver frequentato cicli scolastici: il quesito riguarda la cittadinanza italiana richiesta per residenza e si propone di accorciarne i tempi».

In breve: se vincesse il “Sì” e il referendum raggiungesse il quorum: la richiesta potrà essere avanzata dopo cinque anni; al contrario, se a vincere dovesse essere il “No”, la richiesta, come è oggi, continuerà a poter essere avanzata solo dopo dieci anni. Cosa cambia per i minori. «Con il referendum – spiega Benedetto – non si modificano i termini per i minori stranieri (che oggi possono acquisire la cittadinanza italiana se lo richiedono al compimento dei 18 anni, purché abbia risieduto in Italia legalmente e ininterrottamente dalla nascita).  Ma il dimezzamento dei tempi, in generale, per la richiesta di residenza indirettamente può riguardarli: i figli minori di chi acquista la cittadinanza italiana, se convivono con lui, la acquisiscono a loro volta». Il termine dei dieci anni è tra i più lunghi in Europa. Cinque sono gli anni che servono, ad esempio, in Francia, Germania, Portogallo, Paesi Bassi e Svezia. Dieci in Spagna.

 

 

I NODI DEL LAVORO

E veniamo agli altri referendum. Quesito numero 1 (scheda verde chiaro): legittimità sui licenziamenti. Il “SÌ” al referendum renderebbe più forte il diritto a non essere licenziati senza un valido motivo, nelle imprese con più di quindici dipendenti, ampliando i casi in cui si ha diritto a essere reintegrati sul posto di lavoro. “No” se si è di avviso contrario

Quesito numero 2 (scheda arancione). Il “SÌ” al referendum rende più forte il diritto a non essere licenziati senza un valido motivo, nelle imprese fino a quindici dipendenti, rendendo possibile un indennizzo più alto. “No” se non si è d’accordo.

Quesito numero 3 (scheda grigia): lavoro precario. Il “SÌ” al referendum mette uno stop all’abuso dei contratti a termine che, nel marzo del 2025, occupavano 2 milioni e 700 mila persone. “No” se si è di opinione contraria.

Quesito numero 4 (scheda rosso rubino): sicurezza sul lavoro. Il “SÌ” al referendum amplia la responsabilità in solido (ovvero di dovere corrispondere all’infortunato il risarcimento deciso dal giudice) dell’impresa appaltante nel caso di incidenti sul lavoro negli appalti e subappalti. “No”, nel caso non foste convinti sul quesito anzidetto.

«Siete in Puglia, dimenticate la dieta!»

Il video di uno steward Ryanair diventa virale

Diverte i passeggeri, promuove la cucina locale. Mette in guardia che non è il caso di fare vacanza e mantenere la linea. Quando si arriva in questa regione, non si contano le tentazioni della tavola

 

«Non pensate alla dieta, lasciatevi tentare dalla cucina regionale, non ve ne pentirete benvenuti in Puglia!». Non è una guida a pronunciarsi in questo modo, ma lo steward di un volo Ryanair che sta per atterrare nell’aeroporto di Bari. Non è proprio questo il messaggio, di questo ne scrive brillantemente Leonardo Pasquali nel suo report sul sito everyeye.it, ma è quanto in sintesi ha praticamente dichiarato lo steward, che con una mano reggeva il microfono e con l’altra già si vedeva a reggere una forchetta, comodamente seduto in uno dei tanti ristoranti del capoluogo barese. Di sicuro, dalla brillantezza e dall’ironia dello steward che la mette sul piano della “dieta pugliese”, un invito non una prescrizione, ne beneficia la compagnia aerea Ryanair. Questo è fare marketing. Questo dovremmo imparare per fare sempre più squadra: vanno bene i manifesti 3×4 e le locandine che raccontano e promuovono la Puglia nelle stazioni e negli aeroporti di Milano e Roma, ma Michele Emiliano dovrebbe tenere d’occhio anche queste forme promozionali per quanti arrivano in Puglia in aereo o in treno.

 

 

TU CHIAMALE, SE VUOI, STRATEGIE

Tu chiamale, se vuoi, strategie. Non sappiamo quanto ci sia della strategia di Ryanair e quanto dell’improvvisazione dello steward, sta di fatto che il fiuto di Pasquali ha posto per un giorno la compagnia aerea low cost irlandese al centro della cronaca. Finalmente una notizia bianca, finalmente un pensiero positivo, con tutta quella politica e quella cronaca nera che in questi giorni lottizza le prime pagine dei giornali. Piatto ricco, mi ci ficco: sulla notizia, e hanno fatto bene, si sono fiondati fiori di siti e organi di informazione che rivendicheranno la paternità del servizio. Una cosa è certa, everyeye.it, il sito che posto la notizia al centro della sua pagina il 30 maggio scorso, ha avuto l’intuizione che questa rappresentasse “la notizia”, quelle che noi tutti cerchiamo. “Penso positivo”, appunto, l’invito stavolta allude a Lorenzo Jovanotti.

Passetto indietro, la narrazione. L’aereo atterra con qualche minuto di anticipo. Lo steward alza la cornetta e parte compie il suo annuncio all’indirizzo dei passeggeri. Il tono è, però, ironico. Di questi tempi una modalità che andrebbe incoraggiata. Ai viaggiatori strappa sorrisi, mentre il video di questa breve, ma divertente performance diventa virale.

 

 

BENVENUTI IN PARADISO

«Benvenuti a Bari, siamo in anticipo di qualche minuto», si legge su everyeye. Il tutto mentre l’aereo sta per scivolare sulla lunga pista dell’aeroporto pugliese. Lo steward si rivolge ai presenti a bordo: dà il “bentornato” ai baresi, che il territorio, cucina compresa, lo conoscono bene, mentre ai turisti augura, in senso ironico, “buona fortuna”. Dove sta l’augurio: i turisti, con tutto il rispetto per le mitiche dodici fatiche di Ercole, dovranno superare le infinite tentazioni gastronomiche che questa magnifica terra ha da offrire.

«Adesso finalmente – argomenta lo steward, che meriterebbe l’attestato honoris causa come guida – potrete respirare l’aria pugliese; per i visitatori sconsiglio di seguire un regime alimentare rigido, la dieta: se ci riuscite mi complimento con voi». Più di così. Applauso e standing ovation. Anche perché adesso c’è da tirare fuori i bagagli e poi, ma non c’è bisogno che questo lo ricordi lo steward, si è fatta “una certa” ed è l’ora di pranzo. Il languore era parcheggiato in un angolo dello stomaco, dopo l’annuncio ecco il desiderio: «Dov’è il più vicino ristorante? Grazie…».

«Quarant’anni fa il dolore più grande…»

La comunità italiana e la tragedia dell’Heysel, la notte più lunga del calcio

Durante la finale di Coppa dei Campioni Juventus-Liverpool, gli hooligans sfondarono una barriera di recinzione invadendo il settore occupato dai tifosi juventini. La folla in fuga provocò il crollo di un muro, morirono 39 persone. Quella storia, iniziata con una festa e finita nel sangue, nel racconto di Tonio Attino, che a Lussemburgo andò a realizzare servizi e interviste per il suo libro “Il pallone e la miniera”, presentato anche in video per Costruiamo insieme (https://youtu.be/ThnBFywOgLQ?si=FnH7Qi9yp2A_ccNL)

 

Il 29 maggio 1985, un mercoledì di quarant’anni fa, la tragedia nello stadio Heysel di Bruxelles. Durante la finale di Coppa dei Campioni fra Juventus e Liverpool gli hooligans sfondarono una barriera di recinzione invadendo il settore occupato dai tifosi juventini. La folla in fuga provocò il crollo di un muro, morirono 39 persone. «A quella storia – racconta il giornalista Tonio Attino, intervistato anche da “Costruiamo insieme”, a seguire il link – ho dedicato, nel libro “Il pallone e la miniera”, un capitolo dal titolo “Bruxelles”. È la tragedia vissuta dalla comunità italiana della vicina Esch-sur-Alzette, la città operaia lussemburghese che aveva garantito un lavoro e una casa agli immigrati italiani».

«Avete notizie? Diteci qualcosa per favore, voi siete lì…». Attacca così, Attino, il ricordo di quella tragedia immensa che investì una comunità, quella bianconera, ma anche il resto del mondo sportivo, non solo del calcio. Del mondo intero, visto che il primo ministro inglese, prima che si pronunciassero le sfere più alte della Uefa, punì i tifosi e le squadre inglesi con una squalifica lunga cinque anni. Dolore e indignazione, per una volta, andarono pari passo. Attacca così, Attino, in modo agghiacciante, il capitolo del suo libro “Il pallone e la miniera” dedicando nel suo blog tonioattino.it (tante storie, tutte affascinanti, non solo di calcio) il ricordo della comunità lussemburghese che alla Coppa Campioni con la sua Jeunesse aveva partecipato più volte. Con un nome simile a quello della squadra torinese e una maglia a strisce verticali bianche e nere, ispirandosi non a caso ai colori sociali della stessa Juventus.

 

 

QUEL 29 MAGGIO DI 40 ANNI FA…

La sera del 29 maggio 1985 il telefono del Caffè Conti continuava a squillare e Jean-Pierre Barboni, il capitano della Jeunesse, seguitava a rispondere non sapendo che dire. «Chiamavano dall’Italia, da Gubbio, da Palazzo Mancinelli, il mio paese, e tutti chiedevano piangendo cosa fosse successo. Volevano notizie sui parenti, in tanti erano arrivati in pullman per la partita, ma io non potevo dire niente perché non sapevo niente».

Avremmo potuto riscrivere, riportare le dichiarazioni di tarantini, all’epoca, che avevano preso parte alla tragedia che si consumò in quel maledetto settore Z.  La disorganizzazione, nessun rispetto per quei morti messi in fila, a terra, alla vista dei tifosi; la telecronaca di Bruno Pizzul, che non fece cenno a quanto stesse accadendo, mentre le telescriventi, con largo anticipo sul fischio d’inizio della gara, informavano che si erano già registrate decine di vittime; le dichiarazioni di Gaetano Conte, commerciante tarantino, tifoso bianconero, che rese allo scrivente cronista per il “Corriere del giorno”. Quanto negli anni, non solo fisicamente, ma anche psicologicamente, abbia influito quella tragedia. Conte si affidò anche ai legali. Voleva che quelle immagini fossero cancellate per sempre. «Ogni volta che trasmettono le immagini della Champion’s, della Coppa vinta dalla Juventus, non si scappa: puntualmente ci sono le immagini in cui vengo ripreso, seppellito da calcinacci e calpestato dal fuggi-fuggi generale, uno choc che non finirà mai…»; le interviste raccolte dallo stesso Pizzul e il calciatore juventino Antonio Cabrini, passati da Taranto per motivi professionali il primo, e un impegno sociale il secondo. Ma il racconto, per come lo scandisce lo stesso Tonio, è straordinario.

 

 

…ALLE 19.20, L’INFERNO

«Erano le 19.20 – scrive Attino registrando personalmente, a Esch in Lussemburgo, le dichiarazioni di Jean Pierre Barboni, bandiera della Jeunesse – quando l’onda rossa diventò una marea, sfondò la rete di protezione del settore “Z” e travolse famiglie, persone anziane, ragazzini. Chi arretrò e riuscì a non farsi schiacciare, finì contro il muro all’altro capo della curva, e il muro fu schiantato dal peso. Con altre quattrocentomila persone incollate alla tv, Jean-Pierre osservava, rispondeva al telefono senza sosta, ascoltava le parole di Pizzul. Non sapeva che dire».

«Quando il muro crollò – riprende Barboni – a decine furono travolti; altre decine precipitarono da una quindicina di metri di altezza; altri furono calpestati nel flusso tumultuoso di chi cercava una fuga disperata dietro la spinta degli hooligans; altri ancora invasero il campo di gioco per trovare una via di fuga sotto gli occhi dei poliziotti a cavallo».

In una sorprendente e inutile scenografia sventolavano i manganelli, ricacciando all’indietro chi invadeva il campo per salvare la pelle. La telecronaca di Bruno Pizzul su Rai Uno risultava un po’ vaga per l’impossibilità di avere notizie aggiornate e chi stava davanti alla tv – in Italia, a Esch o nel Caffè Conti della famiglia Barboni – intuì la gravità del momento, senza comprenderla fino in fondo. Benché la dirigenza juventina non volesse giocare in quelle condizioni, le autorità belghe, incapaci di tenere l’ordine e terrorizzate dall’idea di quanto sarebbe potuto accadere in caso di rinvio della partita, chiesero e ottennero, praticamente imposero il rispetto del programma sportivo. Ma di sportivo ci fu poco, nulla.

 

 

ANCHE GIOVANI VITE SPEZZATE

Juventus e Liverpool s’erano già incontrati cinque mesi prima e i torinesi avevano vinto la Supercoppa. A Bruxelles, il vecchio Heysel doveva essere l’occasione di rivincita per i Reds allenati da Joe Fagan e un’opportunità per la Juventus del Trap di dimostrarsi più forte. Fu un’altra cosa.

Conclude Tonio Attino. Quando l’arbitro fischiò la fine e i giocatori della Juve presero la coppa portandola in processione intorno al campo, ai piedi della tribuna c’erano in fila trentanove corpi. Trentanove morti, trentadue italiani, quattro belgi, due francesi, un irlandese. Anche un ragazzino di undici anni, Andrea Casula, accanto al corpo del papà Giovanni. Anche una studentessa, Giuseppina Conti, diciassette anni. I feriti furono seicento. «Di notte, il telefono smise di squillare».

 

Costruiamo insieme, l’intervista a Tonio Attino

https://youtu.be/ThnBFywOgLQ?si=FnH7Qi9yp2A_ccNL

Amministrative Taranto, ballottaggio

Spareggio alle urne, domenica 8 e lunedì 9 giugno

Piero Bitetti, centrosinistra (37,39%), dovrà vedersela con Francesco Tacente, centrodestra (26,14%), che potrebbe allearsi con lo schieramento di Lazzàro (19,4%). Il vincitore della prima tornata elettorale potrebbe invece trovare punti di contatto con il Movimento 5 Stelle (10,91%). Percentuali basse per Di Bello e Cito (675 voti di lista, 264 preferenze)  

 

Fine-inizio settimana fari puntati sulle Elezioni amministrative in diversi comuni pugliesi. Massima attenzione, in particolare, quella rivolta a Taranto, dove si è registrato un risultato tutto sommato atteso, anche nel punteggio. Prima del voto, soprattutto nelle due coalizioni di centrodestra, sembrava che qualcosa stesse cambiando. Gli stessi risultati all’inizio dello spoglio indicavano Piero Bitetti, candidato del centrosinistra come vincitore della prima tornata elettorale (e così è stato), ma alle sue spalle prendeva corpo un “testa a testa” fra Tacente e Lazzàro. Dopo qualche ora, con l’allargarsi del numero di sezioni scrutinate, si allargava anche la forbice fra i due candidati del centrodestra: come da previsioni, a sfidare Bitetti nel ballottaggio in uno sprint all’ultimo voto sarà Francesco Tacente. Le proiezioni avevano già suggerito un primo responso: Piero Bitetti, candidato del centrosinistra, in vantaggio e verso il secondo turno, il ballottaggio fra due settimane.

 

 

MAGGIORANZA RELATIVA

Nessun candidato, dunque, ha ottenuto la maggioranza assoluta, pertanto si procederà a un ballottaggio domenica 8 e lunedì 9 giugno tra i primi due candidati: Piero Bitetti (centrosinistra) e Francesco Tacente (centrodestra). Bitetti, sostenuto da Partito Democratico, Con Bitetti, Unire Taranto, Per Bitetti Sindaco, Demos Democrazia Solidale, Alleanza Verdi E Sinistra, Dc Democrazia Cristiana, Partito Liberal Democratico-Azione, ha totalizzato il 37,39% dei voti. Tacente, con il quale andrà al ballottaggio, con il supporto di Prima Taranto, Patto Popolare, Unione Di Centro-Evviva Taranto, Riformisti Per Taranto – Socialisti, Fortemente Liberi, Taranto Popolare, Noi Taranto, ha invece registrato il 26,14% dei voti. Terzo posto per Luca Lazzàro, sostenuto da Fratelli d’Italia, Forza Italia – Ppe, Noi Moderati, Partito Liberale Italiano, avendo totalizzato il 19,4% dei voti. Annagrazia Angolano, con il Movimento 5 Stelle e la lista Angolano Sindaca, ha ottenuto il 10,91% dei voti.

Fiasco per il resto dei candidati-sindaco e liste in appoggio alle loro candidature: Mirko Di Bello con la coalizione “Adesso” e Mario Cito, figlio dell’ex sindaco-telepredicatore Giancarlo, sostenuto da At6 – Lega d’Azione Meridionale.

Ventotto sono state le liste con un numero di poco inferiore al migliaio per quanto aspiravano a una poltrona da consigliere comunale per trentadue seggi complessivi, fra vincitori e opposizione, tema rimandato a domenica 8 e lunedì 9 giugno (stessi giorni si voterà per il referendum). Il ritorno al voto, è bene ricordarlo, si è verificato a causa della fine anticipata dell’Amministrazione Melucci (dimissioni di diciassette consiglieri lo scorso febbraio). In questa tornata elettorale sono andati alle urne 91.055 elettori (161.855 gli aventi diritto), pari al 56,60% (52,21 nel 2022 quando si votò solo la domenica).

 

 

ALLE URNE!

Ora, al ballottaggio. Il campo largo centrosinistra-M5s, sfumato al primo turno, potrebbe concretizzarsi nelle prossime ore.  La coalizione rappresentata da Tacente potrebbe trovare sponda nel centrodestra tradizionale, dove potrebbero orientarsi anche i voti espressi dalla coalizione della “civica” Di Bello (Adesso), nipote dell’ex sindaca di Forza Italia Rossana Di Bello.

«Ottimi i risultati di Taranto – ha dichiarato a caldo Elly Schlein, segretaria del PD – dove andremo al ballottaggio nettamente in vantaggio; ormai è chiaro, il centrodestra esulta per i sondaggi, noi vinciamo le elezioni».

Nel Tarantino si è votato anche a Massafra dove l’affluenza è stata sensibilmente superiore rispetto alla scorsa tornata elettorale: il 70,18% contro il 70,02%. A Triggiano, nel Barese, affluenza in calo: ha votato il 57,18% contro il 60,91%. In Puglia si è votato anche a San Ferdinando di Puglia (Bat), Orta Nova, Carapelle, Castelluccio Dei Sauri e Lesina (Foggia), Corsano e Taviano (Lecce).

Puglia, venti milioni di turisti

Cifra record prevista nel 2025, numeri da record

Da dieci anni, e più, la Puglia è diventato un brand nazionale. Un attrattore per quanti vengono in Italia. Da restarci secchi, per come si vive da queste parti: mare, collina, gastronomia, senso di accoglienza e tradizione. Dalla Taranto Magno-greca alla Lecce barocca. Castel del Monte, Trani, Polignano a mare, Alberobello. Il mare, le spiagge: Pescoluse, Torre dell’Orso, Marina di Pulsano, Marina di Lizzano. E la tavola: orecchiette, cime di rapa, olio extravergine, vino Primitivo di Manduria

 

Quest’anno, il trend, dirà qualcuno a cui piace parlare e scrivere “bene”, è sempre lo stesso: la Puglia. La Puglia nel cuore. E non solo dell’Italia, ma di tutti. Dei turisti di tutto il mondo, anche celebri, tanto che molti di loro hanno preso casuccia da queste parti.

Puglia, come fosse una passione, una di quelle che si seguono d’istinto, perché non ti fanno ragionare. Irragionabile, ecco cos’è la Puglia. Una passione per quanti amano il bello, la bellezza oggettiva e mozzafiato del mare, ma anche la campagna, le masserie, la collina, la cucina. La gastronomia è irresistibile, è il piatto forte, verrebbe da dire se non arrossissimo a una battuta ingenua, ma che comunque rende perfettamente l’idea di come sia messa la nostra regione.

E, allora, c’è, per esempio, chi si domanda cosa renda questa terra così irresistibilmente affascinante; s’interroga in che modo la Puglia si differenzi dalle altre regioni italiane. Una indagine interessante sulla nostra regione, l’ha condotta, per esempio, visitaly, uno dei siti più autorevoli in fatto di turismo e di affidabilità in termini di documentazione. Nei giorni scorsi della Puglia se n’è occupata Giacinta Navarra, una collega, che come poche ha analizzato il perché “tutte le strade portino in Puglia”.

 

 

NON E’ SOLO UNA VACANZA…

Nel suo ricco reportage, infatti, si interroga su quali siano i motivi alla base dell’enorme boom turistico che interessa questa regione e perché, sempre la Puglia, risulti essere la regione preferita tra le mete vacanziere italiane.

Fra le risposte plausibili a domande che solo in apparenza possono sembrare scontate, bene, emerge subito che in questa area la vacanza non viene vissuta solo come tale, ma rappresenta una immersione totale, se si può dire, nell’emozione. Accade che l’emozione, come segnala visitaly.it, ti prenda quando attraversi i nostri paesini bianchi dipinti con la calce; quando osservi la pasta fatta a mano dalle nonne, quella pasta messa ad asciugare fuori la porta di casa, quando conosci le persone del luogo che ti accolgono come se fossi uno di famiglia. Anche questa, e perché no, soprattutto, è la Puglia.

Appena lo scorso anno la Puglia è diventata una delle mete turistiche più amate d’Italia, superando numeri da capogiro, tanto che il 2024 ha autorizzato a stimare la presenza di ben venti milioni di turisti, con un forte incremento di quelli stranieri.

 

 

LA PUGLIA E’ UN’EMOZIONE

Quali sono, allora, i punti di forza della Puglia. Cominciamo da Castel del Monte, “simbolo dell’architettura medievale europea” e Trani con la sua cattedrale romanica vicino al mare, “bellissima quando la luce accarezza il calcare bianco rosato di cui è fatta”. Proseguendo nel viaggio pugliese ideale, Navarra ci suggerisce una Polignano a Mare, “arroccata su scogliere e più a sud”, nella Valle d’Itria, dove la fanno da padrone “i famosi trulli di Alberobello, case in pietra dalla forma conica uniche al mondo”.

E il cuore del Salento? Lecce, “città del barocco, con le facciate delle chiese e dei palazzi che raccontano secoli di ricchezza decorativa”. E il mare, le spiagge: Pescoluse, Torre dell’Orso, Marina di Pulsano, Marina di Lizzano. Taranto, con la sua civiltà Magno-greca, il Museo archeologico nazionale, il Castello aragonese, la Città vecchia, il Duomo, le Colonne doriche.

 

 

TUTTI A TAVOLA, PROSIT!

La Puglia a tavola. “Altra esperienza imperdibile, semplice ma ricca di sapori, fatta di prodotti freschissimi, legati all’agricoltura e al mare pescoso”, scrive visitaly. Pasta fresca con le  orecchiette fatte a mano, simbolo della regione, spesso condite con cime di rapa; l’olio extravergine d’oliva pugliese, considerato tra i migliori d’Italia, utilizzato dalla bruschetta  al pesce alla griglia; non mancano i formaggi tipici, come il caciocavallo podolico o la burrata di Andria, e i vini locali come Primitivo di Manduria o il Nero di Troia.

Dunque, un brindisi per una regione che nel giro di pochi anni ha saputo imporsi a livello nazionale e internazionale. Prosit!