Sea Watch, cibo e vestiti a bordo

Una motovedetta della Guardia costiera con a bordo indumenti e viveri è partita dal porto di Siracusa verso la Sea Watch, su ordine della Prefettura. A bordo si trova anche la dottoressa dell’Ufficio sanità marittima che si dovrà occupare del controllo sanitario dei parlamentari che sono sulla nave della Ong

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Lezioni del prof sulla Shoa

Il prof entra in aula: “Chi non è di Ravenna si metta da questa parte”. Gli studenti lo guardano con sospetto, chi non è nato nella città romagnola, e sono poco meno della metà, si sposta ciondolando senza capirne il motivo. “Bene, volevo dirvi che d’ora in poi non potrete più fare lezione in questa classe, non potrete più venire a scuola”. Facce allibite, “prof, ma è serio?”, “dai, è uno scherzo”. Per la Giornata della memoria Diego Baroncini, insegnante di Lettere, laureato in Filologia classica e in Scienze filosofiche, è salito in cattedra così, l’altro giorno, nella sua classe di seconda media all’istituto paritario San Vincenzo de’ Paoli di Ravenna. Una lezione particolare che ha portato i ragazzi a vivere “ciò che è stato”. Il docente li ha incalzati: “Sono serissimo, ora toglietevi orologi, braccialetti, collanine e appoggiateli su quel banco. Voi che avete gli occhiali, via anche quelli”. “Ma non ci vediamo!”. “È così. Le cinture anche, ragazzi. E le scarpe, non vi servono più. Ragazze, tiratevi indietro i capelli, legateli, nascondeteli come se non li aveste più”. Una ragazza tornando verso il gruppo dei “non nati a Ravenna” senza scarpe dice: “Non mi sento più io”. Chi ammette di essere in imbarazzo, chi sogghigna. Poi cala il silenzio. Gli studenti ravennati, a bassa voce, uno con l’altro commentano: “Ma dai, ma perché?”. Quelli che non sono nati a Ravenna vengono spostati verso le finestre, fa freddo dagli spifferi, gli altri possono stare al caldo accanto ai termosifoni. Il professore si ferma: “Chi di voi ha capito?”. Tutti hanno capito: “Ci ha fatto vivere cosa hanno provato gli ebrei quando sono stati separati dai loro compagni, quando sono stati deportati”. E voi come vi siete sentiti? “A disagio, gli altri mi vedevano come io non voglio essere vista”. E ancora: “Ma senza occhiali non vedevo nulla”. Tutti concordano: non è giusto, ovvio. Eppure è stato

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Baglioni, “Italia incattivita”

«L’Italia è un Paese incattivito, dove consideriamo pericoloso il diverso da noi e guardiamo con sospetto anche la nostra stessa ombra – dice Baglioni -. Le misure prese dall’attuale governo, come i precedenti, non sono all’altezza della situazione. Se la questione fosse stata presa in considerazione anni fa, non si sarebbe arrivati a questo punto», sottolinea il cantautore, per dieci anni anima di ÒScià, la manifestazione che si teneva a Lampedusa per sensibilizzare sui temi della migrazione.

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Saviano, “apri i porti”

Il giornalista Roberto Saviano si inserisce nello scontro tra i sindaci italiani e il ministro degli Interni Matteo Salvini: la polemica è scoppiata per la chiusura dei porti italiani, disposta ancora una volta dal governo italiano, che non ha dato disponibilità ad accogliere i 49 migranti. I profughi sono da giorni in mare. I primi 32 sono stati salvati lo scorso 22 dicembre dalla nave dell’ong Sea Watch, mentre gli altri 17 sono stati recuperati dalla nave dell’organizzazione tedesca Sea Eye il 29 dicembre. “Salvini basta, sii istituzionale, sii serio”, intima Saviano al vicepremier leghista, in un video postato sui social network.

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Nessun bambino in mare

Sui migranti della Sea Watch e Sea eye, si approfondisce lo scontro tra Lega e 5Stelle. Mentre interviene la Conferenza episcopale con monsignor Guerino Di Tora, presidente della commissione per le migrazioni, che dice: “Chi si tira indietro non ha la coscienza a posto”. Ma è il Movimento Cinquestelle, oggi, a sposare di nuovo la linea dell’accoglienza (sia pure con molti paletti). Prima con Luigi Di Maio, poi soprattutto con Roberto Fico. Di Maio: “Nessun bambino resti in mare” Luigi Di Maio già ieri aveva parlato della possibilità di accogliere donne e bambini in Italia (posizione condivisa con il premier Giuseppe Conte) Oggi, durante una visita alla fabbrica della Pernigotti in crisi, ha detto: “Ci sono donne e bambini da 14 giorni a un miglio dalla costa maltese. La Ue mette la testa sotto la sabbia, Malta non fa il suo dovere: è una cosa ignobile. Nessun bimbo deve essere lasciato 14 giorni in mezzo al mare. Rispetto a questo disimpegno ignobile, noi diciamo come Italia che siamo disponibili ad accogliere le donne e i bambini”. Poi aggiunge: “Se un’ong mi dice che non è disponibile a fare scendere donne e bambini, io dico che le ong non dispongono della vita delle persone e chiederemo accertamenti per sapere dove abbiano prelevato queste persone, se gliele ha portate qualche scafista o se hanno fatto un vero salvataggio”. Fico: “Non si lascia solo chi fugge da dolore e morte”Insomma, Di Maio ripete le accuse di indifferenza a Malta e all’Unione europea, ma conferma la linea dell’umanità su donne e bambini che devono essere accolti in Italia. E su questo ottiene il pieno consenso del presidente della Camera, Roberto Fico, che rappresenta l’anima del Movimento più sensibile sul tema della solidarietà: “Sono convinto che l’iniziativa presa ieri da Luigi Di Maio sia un segnale importante e ne sono contento”, dice Fico. “Allo stesso modo credo fortemente che l’Italia non debba essere lasciata sola, così come nessun altro Paese debba essere lasciato solo a gestire questioni complesse”. Mentre il vicepremier leghista, che già ieri aveva accolto con irritazione l’iniziativa dei 5Stelle, ribadisce la linea dura.

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Lettera dal Vaticano

Matteo Salvini sale sul palco accompagnato dalle note dell’aria della Turandot di Puccini ‘Vincerò’, mentre dalla piazza si accendono fumogeni tricolori. Il discorso del vicepremier e leader della Lega alla sua piazza del Popolo, riempita di fedeli al Carroccio, comincia con il ricordo dei sei ragazzi morti ad Ancona e subito una promessa: “In questo Paese chi sbaglia paga. E chi ha sbagliato paga e paga fino in fondo da nord a sud. Ovunque, da Genova ad Ancona”. L’ufficio stampa della Lega sostiene che ad ascoltare Salvini ci siano 80mila persone.  Diecimila in più rispetto a quelli dichiarati dagli organizzatori della manifestazione del Pd del 30 settembre scorso. Ma la capienza massima di piazza del Popolo, senza palchi né altro, è stimabile tra le 56mila e le 62mila persone.L’intervento di Salvini è un cambio di registro rispetto ai toni del passato: “La vita è troppo breve per perdere tempo in odio e polemiche – dice dal palco – questa è una piazza di amore e di speranza, la lasciamo ad altri la violenza”. Il vicepremier cita perfino il leader del movimento per i diritti civili degli afroamericani, Martin Luther King: “Per farsi nemici basta dire quello che si pensa. C’è bisogno di unità e di concordia”.

ilfattoquotidiano.it


Salvini riempie la piazza

Matteo Salvini sale sul palco accompagnato dalle note dell’aria della Turandot di Puccini ‘Vincerò’, mentre dalla piazza si accendono fumogeni tricolori. Il discorso del vicepremier e leader della Lega alla sua piazza del Popolo, riempita di fedeli al Carroccio, comincia con il ricordo dei sei ragazzi morti ad Ancona e subito una promessa: “In questo Paese chi sbaglia paga. E chi ha sbagliato paga e paga fino in fondo da nord a sud. Ovunque, da Genova ad Ancona”. L’ufficio stampa della Lega sostiene che ad ascoltare Salvini ci siano 80mila persone.  Diecimila in più rispetto a quelli dichiarati dagli organizzatori della manifestazione del Pd del 30 settembre scorso. Ma la capienza massima di piazza del Popolo, senza palchi né altro, è stimabile tra le 56mila e le 62mila persone.L’intervento di Salvini è un cambio di registro rispetto ai toni del passato: “La vita è troppo breve per perdere tempo in odio e polemiche – dice dal palco – questa è una piazza di amore e di speranza, la lasciamo ad altri la violenza”. Il vicepremier cita perfino il leader del movimento per i diritti civili degli afroamericani, Martin Luther King: “Per farsi nemici basta dire quello che si pensa. C’è bisogno di unità e di concordia”.

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Festival dei migranti

Dopo l’incontro organizzato da Cecile Kyenge, Modena si trova al centro di un’altra iniziativa pro-migranti. Questa volta però a organizzarla è la Fondazione Migrantes insieme a l’Associazione Porta aperta e Integriamo e Crid. Forti del sostegno della Regione Emilia-Romagna (governata dal centrosinistra) del Comune di Modena, raccoglie il plauso anche di Conad, Coop Alleanza 3,0 e Fondazione Unipolis. Ma la vera sorpresa è nel comitato scientifico, il cui presidente onorario è l’ex premier Romano Prodi. L’obiettivo dell’iniziativa, in programma in questi tre giorni di novembre, è quello di “restituire al migrante la dignità di essere umano, senza la quale nessuna delle sfide che ci attendono potrà trovare una giusta soluzione”. Si tratta del Festival della migrazione di Modena, arrivato ormai alla sua terza edizione. Tra i soggetti aderenti ci sono poi Arci, Cgil, Cisl, Uil, Cna, Legacoop e tante altre associazioni cattoliche. I protagonisti? SI va dal card. Francesco Montenegro a mons. Erio Castellucci, passando per il vescovo di Bologna Zuppi. Non poteva mancare ovviamente mons. Giancarlo Perego e poi ci saranno Paolo Ruffini, Romano Prodi, Ilvo Diamanti, Antonio Decaro, Carlotta Sami, Marco Damilano, Claudia Lodesani, Elisabetta Soglio, Matteo Marani. “Il Festival cresce e vuole diventare grande con un’idea molto definita – ha spiegato il presidente di Porta Aperta, Luca Barbari – quella di superare la fase emergenziale e puntare sull’inclusione delle persone che hanno trovato accoglienza e prospettive nel nostro Paese”.

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