Martina Franca, set cinematografico

“Stolen girl”, riprese nella Capitale della Valle d’Itria

Iervolino & Lady Bacardi Entertainment, oltre a suggerire la Puglia, al regista James Kent hanno segnalato località suggestive del nostro territorio. I ringraziamenti dell’assessore comunale Angelini. Due anni fa, da queste parti, Angelina Jolie (“Without Blood”) e più recentemente Sergio Rubini (“Giacomo Leopardi”). Fra gli attori Scott Eastwood e c’è chi sogna di vedere papà Clint

 

Ne avevamo scritto nelle scorse settimane. La Puglia è ancora una volta al centro di una produzione televisiva e cinematografica. L’ultima, in ordine di tempo – anche questa ampiamente anticipata – riguarda le riprese di “Stolen girl”, prodotto da Iervolino & Lady Bacardi Entertainment, che in questi giorni si sono svolte a Martina Franca, la capitale della Valle d’Itria. Altre riprese, mentre annotiamo quanto registrato nelle scorse ore, si stanno svolgendo in altri angoli utili (e suggestivi) della nostra amatissima Puglia.

Non è la prima produzione internazionale a scegliere Martina Franca come set cinematografico. Nel luglio di circa due anni fa, l’attrice Angelina Jolie aveva scelto la città nel cuore della Valle, per “Without Blood”, film da lei prodotto e diretto, tratto da “Senza sangue”, romanzo di Alessandro Baricco.

 

 

AMINA, STORIA VERA

Ispirato a una storia vera, come già riportato, e girato per buona parte nella nostra regione, “Stolen girl” è un thriller diretto dal regista James Kent. Protagonisti gli attori Kate Beckinsale, James Cromwell e Scott Eastwood, figlio dell’immenso Clint, grande attore e regista più volte premiato con l’Oscar. Alludiamo anche al popolare “Ispettore Callaghan”, perché nei giorni scorsi è sfuggita al controllo del solito fantasioso collezionista di like e follower, la notizia secondo la quale proprio il 93enne, vincitore di cinque Oscar, avrebbe viaggiato fino in Salento per seguire le riprese del film e il proprio figliolo all’opera.

Insomma, crediamo ci voglia altro per far muovere per un volo transoceanico un uomo che ha superato i novanta. Ma il ragionamento lo rimandiamo in coda alla notizia delle riprese a Martina. Intanto, mantenendoci alla stretta cronaca, c’è un intervento istituzionale a proposito delle riprese effettuate nelle ultime ore nella sempre affascinante città al centro della Valle d’Itria.

 

 

TERRITORIO PROMOSSO

«I film contribuiscono non poco alla promozione dei luoghi – ha dichiarato Vincenzo Angelini,assessore al Marketing Territoriale e al Tursimo Vincenzo Angelini – tanto che la Puglia ha molto spesso beneficiato di questo tipo di promozione; pertanto non possiamo che accogliere positivamente la scelta di questa importante società di produzione cinematografica; lo stesso abbiamo fatto proprio nei mesi scorsi ospitando la troupe di Sergio Rubini, uno dei migliori registi e attori italiani, che a Martina ha girato diverse scene di una fiction su Giacomo Leopardi prossimamente in programmazione sulle reti Rai».

«Anche in questa occasione – ha concluso Angelini – come Amministrazione comunale abbiamo svolto un ruolo attivo, accompagnando regista e troupe nelle vie del centro storico nell’individuare i luoghi più idonei all’allestimento del set».

 

 

LIETO FINE…

“Stolen Girl” racconta una storia vera.  Amina, sei anni, viene portata via a Maureen da Karim, suo ex marito. Dopo anni di vani tentativi di ritrovarla, Maureen viene reclutata da Robeson, un uomo che promette alla donna di aiutarla nel recuperare Amina, ma ad una condizione: in cambio, la donna dovrà lavorare per lui.

Ma torniamo a Clint Eastwood e alla notizia “impazzita” circolata nei giorni scorsi e raccolta, ma in modo divertito, da alcuni giornali. «La splendida ambientazione eclettica del Palazzo arabesco Aprile di Maglie – riporta una delle fonti – è uno dei set principali del film “Stolen Girl”, i cui protagonisti sono Kate Beckinsale, Scott Eastwood e James Cromwell. Proprio la presenza, tra i 150 componenti della troupe, del più volte premio Oscar Clint Eastwood ha infiammato gli animi…». Di Clint, al momento, nemmeno l’ombra.

«Robo, vieni qui!»

Robert Fico, premier slovacco, vittima di un attentato

Un settantunenne gli ha sparato contro tre, quattro colpi di arma da fuoco. Avrebbe potuto procurargli nemici la sua posizione contro l’invio di armi all’Ucraina e la sua proposta di apertura al dialogo con la Federazione Russa. Intanto le prime immagini ci riportano indietro di più di quarant’anni. Quando un folle scaricò sette colpi di arma da fuoco contro Ronald Reagan

 

«Robo, vieni qui!», così un folle omicida prima di scatenare la sua furia omicida, si è rivolto a Robert Fico, il premier slovacco vittima di un attentato mercoledì. Le agenzie informano, a caldo, che il politico sarebbe stato condotto d’urgenza in sala operatoria e starebbe lottando fra la vita e la morte. Fico è stato raggiunto da tre spari all’uscita da una riunione del governo. Nonostante le fasi concitate l’aggressore, un settantunenne, sarebbe stato subito bloccato da passanti e da forze di sicurezza per essere poi condotto in carcere. Secondo prime ricostruzioni, Fico sarebbe stato colpito all’addome, al petto e ad un arto da almeno tre, quattro colpi d’arma da fuoco. L’attentatore pare si nascondesse tra la folla radunata davanti all’edificio nel quale il primo ministro stava parlando.

Al momento pare sia ancora difficile stabilire con certezza se ci siano dei mandanti dell’attentato. Sarebbe, invece, fuori discussione che la posizione di Fico contro l’invio di armi all’Ucraina e la sua apertura al dialogo con la Federazione Russa, gli possano aver procurato diversi nemici.

 

 

ERA IL 1981…

Intanto le immagini che sono cominciate a circolare, ci hanno riportato indietro di quarant’anni. Anche più. Era il 30 marzo del 1981, infatti. Quando, mentre il presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan, all’uscita si accingeva a salutare una folla di simpatizzanti, un folle scaricò sette colpi di arma da fuoco al politico americano. Sembrava di essere dentro la sceneggiatura di un film, “Tax driver” ci viene da pensare, anche perché l’attentatore, uno squilibrato, era innamorato di Jodie Foster, protagonista insieme con Robe De Niro del film diretto da Martin Scorsese.

Torniamo alla cronaca. «Fico, vittima di un attentato, è stato trasportato in elicottero a Banská Bystrica, perché il trasporto a Bratislava richiederebbe troppo tempo a causa della necessità di un intervento urgente: a decidere saranno le prossime ore». Riporta un aggiornamento postato sulla pagina Facebook dello stesso premier slovacco e rilanciato dai media di tutto il mondo.

«Robo, vieni qui!», dicevamo. E’ quanto avrebbe urlato a Fico l’aggressore prima di fare fuoco. Contro l’autore dell’insano gesto sarebbe stato avviato un procedimento penale per tentato omicidio con l’aggravante della premeditazione.

«Condanniamo fermamente questo atto di violenza. Confidiamo in una sollecita ripresa del premier e, allo stesso tempo, invitiamo tutti i politici ad astenersi da qualsiasi dichiarazione e azione che possa contribuire ad aumentare le tensioni», ha detto a giornalisti il leader dell’opposizione, Michal Simecka.

 

 

UN BAVAGLIO ALLA TV?

E’ bene ricordare, a proposito di tensioni, che in Slovacchia in questi giorni sta montando la protesta contro la proposta di legge del governo che avrebbe lo scopo di abolire l’emittente pubblica del Paese (Radio e Televisione della Slovacchia) per sostituirla un nuovo ente di informazione (Slovacchia Televisione e Radio), una mossa – secondo l’opposizione – che potrebbe dare al governo un maggiore controllo sui media.

«Ho parlato con Fico – ha dichiarato Peter Pellegrini, presidente slovacco – e spero che nei prossimi giorni possa assumere decisioni». «Quello di ieri è stato un tentato omicidio premeditato, non un incidente; lo scontro politico ha portato fino a un tentato omicidio», ha dichiarato il ministro della Difesa, Robert Kalinak. «Un omicidio politicamente motivato: l’aggressore è un “lupo solitario”, non fa parte di movimenti politici ma era insoddisfatto dell’esito delle elezioni», ha infine aggiunto il ministro dell’Interno slovacco, Matus Sutaj Estok.

«Durante la notte, fra mercoledì e giovedì, i medici dell’ospedale Roosvelt a Banska Bystrica, sono riusciti a stabilizzare lo stato del paziente; a breve intraprenderanno altri passi per il suo recupero», ha riportato Kalinak in dichiarazioni ai cronisti davanti all’ospedale. Fico è stato operato per cinque ore, poi trasferito in un reparto di terapia intensiva.

Acqua azzurra, acqua chiara

Bandiere Blu, in Puglia sono ventiquattro

La nostra regione è solo seconda alla Liguria. Taranto aumenta il suo appeal, la regione ne perde una, ma ne guadagna tre nuove. In provincia vanno bene Manduria, Maruggio, Leporano, Castellaneta e Ginosa.Lecce, new entry, con la spiaggia di San Cataldo

 

Non è ancora tempo da spiaggia, considerando il freddo e la pioggia, non troppo insistente, ma fastidiosa, caduta fra Taranto e provincia. Ne sanno qualcosa i diecimila (e più) tarantini che hanno assistito alla gara Taranto-Vicenza valevole per i play-off.

Insomma, non sarà tempo di spiaggia assolata, ma il mare, dalle nostre parti non solo è cristallino, ma raccoglie quei consensi noti sottoforma di Bandiere Blu. Quest’anno, la Puglia, seconda sola alla Liguria, ma diciamo anche di stretta misura, compie tre passi avanti e appena uno indietro. Ci spieghiamo. Ventiquattro in totale sono i riconoscimenti assegnati alla vigilia di un’estate promettente, alla nostra regione. Puglia, si diceva, seconda soltanto alla Liguria, che è riuscita a far meglio. Perché tre passi avanti e uno indietro? Perché la sempre bella e affascinante Margherita di Savoia inaspettatamente ha perso il titolo (molti non condividono, fra questi, per quanto possa valere il nostro punto di vista, noi…).

 

 

AVANZA MANDURIA

Rispetto allo scorso anno, la marina della cittadina in provincia BAT, perde il titolo, mentre avanzano autorevolmente le spiagge di Patù (Lecce), Manduria (Taranto) e Lecce: per il capoluogo salentino, new entry, che avanza con la spiaggia di San Cataldo, è la sua prima volta. Complimenti. Oltre a Manduria (San Pietro in Bevagna), le Bandiere Blu in provincia di Taranto, sono state assegnate a Maruggio (Commenda, Campomarino, Acqua Dolce), Leporano (Lido Gandoli, Porto Pirrone, Porto Saturo, Baia d’Argento), Castellaneta (Riva dei Tessali/Pineta Giovinazzi/Castellaneta Marina/Bosco della Marina) e Ginosa (Marina di Ginosa).

«Il mare pugliese – si conferma tra i più belli di Italia; l’impegno nel custodire, tutelare, valorizzare e rendere accessibile a tutti l’ambiente marino e le nostre coste, ancora una volta, è premiato con 24 Bandiere Blu assegnate alla Puglia dalla Ong Fee (Foundation for Environmental Education), a dimostrazione della grande attenzione per l’ambiente, la qualità delle nostre acque, per la depurazione, incrociate ai livelli dei servizi offerti a residenti e visitatori: un risultato splendido che incoraggia quanti sono alla ricerca di mete estive per trascorrere le proprie vacanze; sarà nostro compito continuare a salvaguardare questo inestimabile patrimonio naturale che è la nostra ricchezza».

 

 

AVANZA ANCHE L’ITALIA…

Il successo pugliese è, in qualche modo, il trend registrato dall’Italia. Anche quest’anno, infatti, abbiamo avuto un incremento dei comuni che hanno ottenuto il riconoscimento della “Bandiera Blu”: 236 in totale, con 14 new entry.

«Aumenta il numero, ma a crescere è soprattutto la sensibilità e la consapevolezza dei cittadini – ha dichiarato Claudio Mazza, presidente della Fondazione FEE Italia –  ai quali va il merito di questo riconoscimento; ogni Amministrazione “Bandiera Blu” sa bene che una gestione virtuosa del territorio passa anche dalla formazione e dal coinvolgimento dei singoli: delle scuole, delle associazioni, delle attività locali, di tutti gli operatori; quello che il programma Bandiera Blu incarna da quasi quarant’anni è una nuova visone del mare, inteso non solo come  vacanza, ma quale punto di partenza per una strategia più ampia, che coinvolga tutti i settori del territorio interessato».

 

 

…DEPURATORI, FONDAMENTALI

Naturalmente, per rendere più appetibili turisticamente tutte le coste italiane sono necessarie misure anche sul piano strutturale, che incentivino un reale miglioramento in termini di sostenibilità e quindi di competitività dei territori costieri, a partire proprio dal settore della depurazione.

Le Bandiere Blu vengono assegnate, come si diceva, dalla Foundation for Environmental Education (FEE) sulla base di alcuni parametri. I trentadue criteri del programma vengono aggiornati periodicamente. Ciò per invogliare le amministrazioni locali nell’impegnarsi a risolvere eventuali problematiche riguardanti l’ambiente.

Tra gli indicatori per ottenere le Bandiere Blu, esistono parametri importanti. Fra questi: l’esistenza e il grado di funzionalità degli impianti di depurazione; la percentuale di allacci fognari; la gestione dei rifiuti; l’accessibilità; la sicurezza dei bagnanti; la cura dell’arredo urbano e delle spiagge; la mobilità sostenibile; l’educazione ambientale; la valorizzazione delle aree naturalistiche; le iniziative promosse dalle Amministrazioni per una migliore vivibilità nel periodo estivo.

Senza dimenticare dimenticare l’attività di sensibilizzazione svolta dai comuni per avere un’esatta percezione delle attività istituzionali e delle strutture turistiche esistenti sul territorio.

 

QUESTE LE BANDIERE BLU

Provincia di Taranto

Manduria – San Pietro in Bevagna

Maruggio – Commenda, Campomarino, Acqua Dolce

Leporano – Lido Gandoli, Porto Pirrone, Portosaturo, Baia d’Argento

Castellaneta – Riva dei Tessali/Pineta Giovinazzi/Castellaneta Marina/Bosco della Marina

Ginosa – Marina di Ginosa

 

Provincia di Foggia

Isole Tremiti – Cala delle Arene

Rodi Garganico – Riviera di Ponente, Riviera di Levante

Peschici – Sfinale, Gusmay, Baia di Calalunga, Baia di Monaccora, Baia San Nicola, Procinisco, Baia di Peschici

Vieste – San Lorenzo, Scialara

Zapponeta – Lido

 

Provincia di Bat

Bisceglie – La Salata, Salsello, Scogliera Scalette

 

Provincia di Bari

Polignano a Mare – Cala Paura, San Vito, Ripagnola-Coco Village, Cala San Giovanni/Cala Fetente

Monopoli – Castello Santo Stefano, Capitolo, Lido Porto Rosso, Cala Paradiso

 

Provincia di Brindisi

Fasano – Egnazia Case Bianche, Savelletri, Torre Canne

Ostuni – Creta Rossa, Lido Fontanelle, Lido Stella, Litorale Parco Dune Costiere, Litorale Rosa Marina, Litorale Torre Canne Sud

Carovigno – Mezzaluna, Pantanagianni, Punta Penna Grossa

 

Provincia di Lecce

Lecce – San Cataldo

Melendugno – Roca, San Foca Nord/Centro/Torre Specchia, Torre Sant’Andrea, Torre dell’Orso

Castro – La Zinzulusa, La Sorgente

Patù – Felloniche, San Gregorio

Salve – Marina di Pescoluse/Posto Vecchio/ Torre Pali

Ugento – Torre San Giovanni/ Torre Mozza/ Lido Marini

Gallipoli – Litoranea Sud, Litoranea Nord

Nardò – Porto Selvaggio, Sant’Isidoro, Santa Caterina, Santa Maria al Bagno, Torre Squillace

«Cento di questi giorni!»

Auguri a nonna Cristina, cento candeline appena spente

L’ha festeggiata la sindaca insieme con la sua comunità. Vive a Celle San Vito, vicino Foggia. Per lei la testimonianza di affetto di figli e nipoti e un fermacarte con lo stemma della comunità. Già una volta il paesino dauno era balzato agli onori della cronaca, quando una coppia di cittadini canadesi aveva attribuito al loro figliolo il nome di questa minuscola cittadina in ricordo del proprio bisnonno

 

Cento anni, nonna Cristina, festeggia il suo secolo di vita insieme con la usa piccola comunità, Celle San Vito, due passi da Foggia, un minuscolo paese di centoquarantacinque abitanti. La sindaca è andata a trovarla, si è fatta due passi, le ha regalato un bel fermacarte con lo stemma del Comune. Un simbolo, per dimostrare affetto con un gesto nel quale c’è tutto l’amore che un paesino come Celle può dare ad un suo figliolo. Baciato dalla fortuna, dal secolo di vita, un percorso in buona salute. Qualche acciacco, certo, del resto questo fa parte delle “varie ed eventuali” della vita. Guai se gli anziani, quelli che stanno bene, non avessero il pretesto di interessare i propri figlioli, nipoti e pronipoti. “Se la nonna non si è fatta sentire”, dicono di solito i più giovani ai genitori che chiedono notizie di nonna ai propri figlioli, “vuol dire che sta bene…”.

E’ felice nonna Cristina, di colpo al centro delle attenzioni di un “intero paese”. Le parole, quelle, poco per volta, le trova senza problemi. Le raccoglie una cronista di Repubblica, Tatiana Bellizzi, che in un suo articolo documenta la giornata di gioia di nonna Cristina, ma anche dell’intera comunità.

 

 

PAROLA DI SINDACA…

Per la sindaca, Palma Maria Giannini, «è stato un giorno particolare per me: mai avrei immaginato di festeggiare una centenaria nella mia veste istituzionale, quella di sindaca; non nascondo che in cuor mio avevo sempre sperato che cò accadesse, ed ora eccomi qua, a compiere questa cerimonia istituzionale dopo quindici anni di attività amministrativa. «Quello di nonna Cristina è, in assoluto, il primo centenario nella storia di questo piccolo comune». Comune venuto già alla ribalta delle cronache per un altro fatto singolare, quando una famiglia canadese – racconta la cronaca dell’evento – aveva deciso di chiamare il proprio figlio Celle in onore delle sue origini».

Nonna Cristina, tre figli, sei nipoti, tredici pronipoti e tre trisnipoti, incarna le esperienze di quanti al Sud, con gli stenti che conosciamo, ha vissuto la Seconda guerra mondiale, una sciagura per tutti. Per sopravvivere, lei, e non solo, ma tutti quelli che vivevano in una delle tante piccole comunità del circondario, lavorava nei campi. Roba da spezzarsi la schiena, ma all’epoca non solo non si andava tanto per il sottile: semplice, non si poteva scegliere, quello toccava, bere o affogare. Tanti sacrifici che i suoi affezionati parenti le stanno ripagando in termini di affetto e attenzioni. «Nonna Cristina – riprende la “prima cittadina” – rappresenta un prezioso patrimonio di tradizioni, valori culturali e civili che non solo sono alla base della nostra comunità, ma oggi ispirano giovani e adulti, e nonna Cristina, la nostra centenaria di cui andiamo fieri e orgogliosi, è un esempio di forza, saggezza e amore».

 

 

STARE AL VERDE, MEGLIO…

La storia di nonna Cristina, non è una storia isolata. Le donne che vivono in campagna, vivono di più e meglio. Uno studio dimostra che le donne che «vivono circondate dal verde hanno un tasso di mortalità inferiore del 12% rispetto a coloro che vivono in città». Uno studio non affatto isolato, durato qualche anno ed ha coinvolto centomila donne, sottoposte ad attente analisi che tenessero conto di fattori come salute mentale, attività fisica, depressione e malattie.

La storia di nonna Cristina evoca la campagna, il verde, quanto sembra essere l’unico elisir di lunga vita esistente. Vivere in campagna non donerà l’immortalità, ma di sicuro contribuisce ad allungarci la vita e a migliorare la qualità della stessa.

Insomma, pare che prati e alberi non aiutino solo il pianeta nella sua sempre più complicata esistenza, ma anche la nostra salute psicofisica. Non è un caso che, oggi, piantare alberi e creare spazi verdi nelle nostre città, abbia più di un significato: combattere il cambiamento climatico, per esempio, e, perché no, preservare la nostra salute, quanto cioè ci aiuta a vivere più a lungo e meglio. Mettiamoci in fila, nonna Cristina ci insegna come fare.

Riondino, orgoglio tarantino

“Palazzina Laf”, tre David di Donatello

Miglior attore, Miglior attore non protagonista (Elio Germano), canzone originale (Diodato). Contro ogni pronostico, un film di spessore, in barba a chi di nomination ne aveva avute una ventina. Successo per “Io Capitano”. Le parole dei protagonisti, il pensiero rivolto alla città. I complimenti del sindaco anche al regista Giacomo Abruzzese (due nomination)

 

“Palazzina Laf”, il film scritto, diretto e interpretato da Michele Riondino, fa man bassa ai 69esimi David di Donatello. Alla vigilia della manifestazione cinematografica, il film ambientato a Taranto e ispirato a quel “monumento alla sopraffazione umana”, ubicato all’interno dell’ex Ilva, era dato come outsider. Tipo: «ha studiato, sì, ma difficile che porti a casa statuette». Troppo impegnato, secondo qualcuno, non avrebbe fatto grandi incassi. I film-denuncia, specie in Italia, non sbigliettano. Riondino, invece, ha avuto ragione di tutti. Caparbio – “cocciuto”, per usare una sfumatura locale – è riuscito, invece, a registrare incassi significativi, e ad interessare, come gli altri due film vincitori, “Io capitano” (Matteo Garrone) e “C’è ancora un domani” (Paola Cortellesi), pubblico e critica.

“Palazzina Laf”, acronimo di Laminatoio a freddo, uno dei reparti dell’ex Ilva, film dal forte impianto civile, ambientato a Taranto nel 1997, ottiene le statuette per il Miglior attore protagonista (lo stesso Riondino), per l’Attore non protagonista (Elio Germano), per la Canzone originale a Diodato che, non è un caso, dedica il premio alla sua terra “…e a Taranto, una città che soffre”.

 

 

RIONDINO, IMPEGNO CIVILE

Proviamo ad assegnare un quarto David a Michele Riondino, da anni impegnato nel civile. Quello della coerenza. Di cose ne ha fatte, tante, ha perfino accettato di fare il Giovane Montalbano, prodotto apparentemente di cassetta. Qualcuno lo aspettava al varco: troppo forte e imponente l’immagine di Luca Zingaretti, per sostenere il confronto degli ascolti con un “prequel”. Invece, Riondino, rastrella ascolti e simpatia. Dà profondità, ma anche leggerezza al personaggio inventato da Camilleri. Mette da parte risorse che gli serviranno per far fonte ad un’altra sua idea, anche stavolta apparentemente bislacca: un Primo Maggio targato Taranto, per celebrare i lavoratori di una fabbrica che ha seminato morte e veleni, tanto all’interno della stessa industria, quanto in città e dintorni.

Il Primo Maggio tarantino, per la seconda volta bagnato dalla pioggia (meno rispetto ad un’altra edizione), ha funzionato meglio dell’originale programmato in Rai, con mezzi e rimborsi a go-go. Riondino-Convenzioni 2-0. Palla al centro.

Torniamo a “Palazzina Laf”. D’accordo, ha vinto “Io capitano” di Matteo Garrone, sette statuette tra cui miglior film, miglior regia; il film con più candidature, “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi, di statuette ne vince sei, fra queste: attrice protagonista, miglior sceneggiatura originale, miglior esordio alla regia.

 

 

UNA GRANDE EMPATIA

Elio Germano, Miglior attore non protagonista per “Palazzina Laf”, ha rilasciato, fra le altre, la seguente dichiarazione: «Non possiamo fare a meno di lottare, io e Riondino, questo è un film molto attuale che parla di lavoro, tema che sembra dimenticato oggi dal cinema, e di Taranto violentata dal profitto: tante sono le persone che ci hanno raccontato le loro “Palazzine Laf”».

Diodato, vincitore del David di Donatello per la categoria miglior canzone originale (“La mia terra”). «Ringrazio – ha detto il cantautore, già vincitore di un Festival di Sanremo –  la mia famiglia; lo scorso anno ero qui con mia madre ed è a lei e a tutta la mia famiglia che dedico questo premio; lo dedico anche alla mia terra, a Taranto, città che soffre, ma che continua a mostrare bellezza, a tutti i tarantini quelli che hanno lottato e non ci sono più».

Infine il plauso del sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci a nome dell’intera Amministrazione comunale e della città. «Il più sincero plauso all’attore Michele Riondino e al cantautore Antonio Diodato per il prestigioso riconoscimento ricevuto ai David di Donatello per il film “Palazzina Laf”. Identico elogio anche al regista Giacomo Abbruzzese, tarantino anche lui, con il suo “Disco Boy” che ricevuto due nomination».

«Basta stragi sul lavoro!»

Cinque morti, un sesto è grave, a Palermo

Avrebbero dovuto realizzare lavori di manutenzione per conto dell’Azienda municipalizzata di Palermo. Tutto sarebbe accaduto in pochi istanti. Prima tre operai si sarebbero calati nella fogna sottostante. Poi altri due colleghi, infine un sesto rimasto gravemente intossicato. Il cordoglio del presidente Sergio Mattarella, siciliano anche lui

 

Un’altra strage sul lavoro. Anche questa, è la prima sensazione per quanti avevano effettuato il primo sopralluogo sul posto dove lunedì sera cinque operai, penetrati in un sotterraneo a Casteldaccia, provincia di Palermo, hanno perso la vita.  Per loro non c’è stato niente da fare. Un sesto collega, apparso subito grave e trasportato d’urgenza in ospedale, aveva già aspirato quanto era stato fatale istanti prima ai colleghi penetrati all’interno della stazione di sollevamento, durante l’opera di manutenzione di una rete fognaria.

Un dramma che ne insegue un altro e un altro ancora. Non si ferma la strage di morti sul lavoro. A volte di gente sottopagata, altre volte di operai senza indossare quegli elementi indispensabili sul posto di lavoro a tutela della propria incolumità. Della propria salute, come nel caso di quei cinque poveretti che potevano essere anche equipaggiati di tutti gli strumenti per affrontare il pericolo, ma che evidentemente hanno sottovalutato quanto sarebbe potuto accadere. Così raccontiamo un altro dramma. Affranto per quanto accaduto vicino Palermo, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, anche lui siciliano. «E’ l’ennesima, inaccettabile strage sul lavoro – ha dichiarato – ripropone con forza la necessità di un impegno comune che deve riguardare le forze sociali, gli imprenditori e le istituzioni preposte».

 

 

NON DOVEVANO “SCENDERE”

L’appalto dei lavori assegnato alla loro società, la “Quadrifoglio”, prevedeva che l’aspirazione dei liquami avvenisse dalla superficie attraverso un autospurgo e che il personale non scendesse sotto terra. Questo spiegherebbe il fatto che nessuna vittima indossasse una mascherina o un “gas alert”, uno di quei dispositivi-salvavita che misurano la concentrazione del gas che poi li ha ammazzati.   

Secondo quanto riportato dall’Agenzia Ansa, tutto sarebbe accaduto in pochi istanti. Tre operai si sarebbero calati nel locale sottostante la fogna, ad un’altezza di cinque metri. Qui avrebbero dovuto realizzare lavori di manutenzione per conto dell’Amap, Azienda municipalizzata di Palermo.

Tutto è accaduto in pochi attimi. Le prime tre vittime, non appena hanno compiuto qualche scalino nella “discesa della morte”, si sono sentite male. Hanno subito perso i sensi. Entrano in scena le altre due sfortunate vittime. Una volta data voce ai tre compagni di lavoro, gli altri due colleghi sono scesi nel tentativo di raggiungerli. Niente da fare, anche loro restano intrappolati: l’idrogeno solforato, un gas che non perdona – per giunta dieci volte superiore al limite di sopportazione, li ha subito stesi.

 

 

IL SESTO, MIRACOLATO

Il sesto dipendente della “Quadrifoglio”, ancora all’esterno, a sua volta ha provato a prestare – per quanto possibile – di prestare soccorso ai colleghi. E’ così sceso anche lui, ma ha avuto una sufficienza dose di riflessi: dopo aver respirato quel gas fatale, è riuscito appena a risalire in superficie. Svenuto, è stato subito soccorso. Trasportato d’urgenza in ospedale, le sue condizioni sono appare immediatamente gravi.

I vigili del fuoco, intervenuti con tre squadre, insieme con alcuni volontari, hanno recuperato i cinque corpi degli operai insieme con la squadra–sommozzatori che si è immersa nella melma della vasca. «Ci sono indagini in corso – ha dichiarato alla stampa Girolamo Bentivoglio Fiandre, comandante provinciale dei Vigili del fuoco di Palermo – posso solo dire che i cinque operai non avevano le maschere di protezione e quando li abbiamo recuperati, nonostante i tentativi del personale sanitario di rianimarli, questi erano già deceduti».

«La vita comincia a cinquant’anni!»

Oggi uomini e donne si sentono “anziani” a 74 anni

Uno studio ha interessato oltre diecimila persone. Elaborate informazioni in un database. Periodo esaminato: ultimi dodici anni. Nati nel 1946, si sentivano anziani a 71 anni; oggi l’asticella si è alzata di dieci anni: la generazione successiva si sente “vecchia” a 81 anni. Le donne in media si sentono anziane 2,4 anni dopo rispetto agli uomini. Una tendenza sempre esistita. Ma non è civetteria, tutt’altro…

 

Una volta si usavano frasi che pescavano fra i detti popolari. «La vita comincia a quarant’anni», «Gli anni solo quelli che ti senti addosso», «L’età è solo un numero». E via discorrendo. Con il passare degli anni, l’asticella è stata spostata. Verso l’alto, per intenderci. Oggi uomini e donne si sentono a metà strada nel percorso della vita ad almeno cinquant’anni. Insomma, le cure, il benessere, l’alimentazione, la conoscenza, gli studi, negli ultimi decenni hanno compiuto passi da gigante e aiutato, sostenuto nella crescita l’essere umano.

Negli Anni Sessanta quando vedevamo manifesti funerari che annunciavano la scomparsa di una persona a sessant’anni, non ci meravigliavamo. Del resto, in pensione si andava fra i quarantacinque e i cinquant’anni d’età.  Oggi, invece, non è più così. E’ cambiato un mondo, intorno. Un po’ per merito, un po’ per demerito nostro (ma questa è un’altra storia…).

Dunque, l’età che sarebbe solo un numero, con il passare degli anni sta perdendo, si diceva, il suo peso. La definizione di «anziano» è cambiata con il passare del tempo. Un po’ per dichiarare guerra a rughe e acciacchi, dunque per una certa convenienza, insita nell’animo umano (moderno) la linea di confine con la Terza età viene spostata (scongiurata) sempre più avanti. Basta documentarsi. Non è solo passione degli italiani il salto in avanti con ritocchino o aiutino che dir si voglia. Uno studio congiunto scaturito fra le università di Berlino, Lussemburgo e Stanford, e pubblicato recentemente su una rivista di psicologia, conferma perplessità, paure e voglia di “mantenersi giovani”.

 

 

MAMME VESTONO COME LE FIGLIE

Con l’ausilio di qualsiasi aiuto, a cominciare dall’abbigliamento: le mamme che si vestono come le figlie, identiche, con addosso minigonne vertiginose; i papà che rifanno il verso ai propri figlioli, e indossano jeans e scarpette da ginnastica. In pensione comprano borsone, racchette da tennis e t-shirt come quella di Sinner o Djokovic, salvo poi mettere tutto sotto chiave nel ripostiglio.

Dunque, la ricerca. Ha interessato oltre diecimila persone presenti in un database, in un periodo di dodici anni. Una volta raccolti, i dati hanno certificato il cambiamento del concetto di “anziano” in base al contesto storico e social. Da qui, in poi, le diverse risposte fornite a una delle domande principali: «A che età ti consideri “vecchio”?».

Per i boomer, i figli del boom economico per intendersi, i nati tra il 1946 e il 1964, la risposta a questa prima domanda è stata «…intorno ai 74 anni». Se la stessa domanda fosse stata posta a rappresentanti della generazione precedente, il risultato ottenuto sarebbe stato sostanzialmente diverso. Infatti, consultato altre indicazioni presenti nel database, chi è nato nel 1946, interpellato a suo tempo ha dichiarato di sentirsi anziano a 71 anni (partecipanti allo studio, nati tra il 1946 e il 1974, hanno preso parte alla ricerca quando avevano tra i 40 e gli 85 anni).

 

 

I PAPA’ COME FOSSERO…“TENNISTI”

Insomma, il punto di vista sull’argomento è visibilmente cambiato nel tempo, dati confermati da questa tendenza. Risultato: l’inizio di quella che per brevità chiamiamo “vecchiaia”  si sposta di circa un anno una volta superati 4 o 5 anni.

NbcNews, autore dello studio, e lo psicologo Markus Wettstein, come ripreso da riviste e quotidiani, in particolare dal Messaggero che riporta puntuali e importanti approfondimenti, hanno pubblicato percezione e concetti. «Percezione e concetti di “anzianità” cambiano nel tempo: oggi le persone di mezza età o gli adulti più avanti con gli anni credono che la vecchiaia inizi più tardi rispetto ai loro corrispettivi di 10 o 20 anni prima».

Un cambiamento dovuto, si diceva, secondo fattori diversi: l’aumento dell’aspettativa di vita, per esempio. Ripensandoci, se questa oggi si attesta intorno agli 81 anni, nel 1974 era molto più bassa, vale a dire 71 anni. Dieci anni esatti in meno. Non solo si vive più a lungo, ma anche in salute: diversi studi confermano miglioramenti delle condizioni cardiache, abilità cognitive e della qualità della vita.

«Le persone che si sentono più giovani credono anche che la vecchiaia inizi più tardi», spiegano gli studiosi. E, in effetti, i partecipanti allo studio più soli o con malattie croniche tendevano a localizzare la vecchiaia prima degli altri. Per quanto riguarda le differenze di genere, le donne in media si sentono anziane 2.4 anni dopo rispetto agli uomini. Ma anche questa è una tendenza sempre esistita. E non per una forma di civetteria, secondo qualcuno potrebbe pensare, ma perché la donna – è dimostrato su tutte le latitudini – è più forte dell’uomo. Gli uomini se ne facciano una ragione e ne prendano atto.